I contadini di Vincenzo Consolo

Vincenzo Consolo

Vincenzo Consolo

Vincenzo Consolo

Il prossimo 20 aprile ricorre il 67° anniversario della vittoria del Blocco del Popolo alle elezioni regionali siciliane del 20 aprile 1947, quando comunisti e socialisti, assieme ad altre forze laiche e cattoliche raggiunsero la maggioranza relativa nelle prime elezioni regionali svoltesi in Sicilia. Fu la prima e l’unica volta che la sinistra nel suo insieme si candidò a dirigere la politica regionale, ottenendo il successo desiderato. Ma allora il pane si chiamava pane e le parole non avevano perduto il loro significato. I fatti sono ormai noti. La strage di Portella della Ginestra e quelle che seguirono ci hanno consegnato un’Italia che è sotto gli occhi di tutti. Ci piace ricordare con Vincenzo Consolo una delle pagine più gloriose di quell’epoca: quella dell’occupazione delle terre. -continua->

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Movimenti rosso-bruni in Italia

imagesNell’ambito delle nostre ricerche sui movimenti rossobruni ci siamo imbattuti nell’editoriale Asefi-Terziaria (il cui sito http://www.asefi.it non è però ora più disponibile) che, pur non essendo molto nota al grande pubblico, svolgeva un’attività intensa ed interessante. Oltre alla stampa di testi di politica e filosofia, si occupava dell’organizzazione di mostre d’arte e pubblicava in rete un bollettino di informazioni librarie, culturali e politiche, introdotto ogni volta da un intervento del suo direttore Gianfranco Monti, con dibattiti sugli argomenti trattati. Il simbolo della casa editrice Terziaria è una sorta di ammonite, la conchiglia fossile che ricorda un po’, nella grafica, quelle strane conchiglie che apparivano su alcune delle bandiere nere dei Black bloc che sventolavano a Genova nel luglio 2001. -continua->

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Il limbo dei Marò

I due marò italiani in India

I due marò italiani in India

Per capire pienamente la vicenda dei due Marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, bisogna partire dalla legge 02/11 n. 130, detta anche “legge La Russa”, che prende il nome dal suo promotore, l’ex ministro della Difesa, senatore Ignazio La Russa.
Ignazio La Russa, classe 1947, quello dello scandalo delle 19 Maserati al Ministero della Difesa; quello che, nel febbraio scorso, ha dichiarato a La Stampa: “Ero l’unico contro i militari sulle navi”; lo stesso che, con un atto di altruismo e di coraggio senza eguali, ha fatto irruzione a Palazzo Clerici a Milano, durante l’annuale festa indiana, gridando: “Vergogna per i Marò”. Il senatore La Russa, accompagnato dall’europarlamentare, Carlo Fidanza, lasciando una festa dove non era stato invitato, ha avuto anche il coraggio di dichiarare ai giornalisti presenti: “Alcuni imprenditori italiani ed elettori del centro destra presenti hanno accettato l’invito del console indiano solo per business. Gli affari non possono valere più della vita di due italiani!”

-Continua->

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I cormorani di Nicola Cipolla

Copertina del libro di Nicola Cipolla

Copertina del libro di Nicola Cipolla

Nicola Cipolla, Diario di un socialcomunista siciliano (tra memoria e futuro), Editori Riuniti university press, 2014

Come definirlo? La parola giusta è combattente. Uno di quelli che non si tirano indietro alle prime scaramucce, ma che si sono abituati ad avere la schiena dritta e a seguire una bussola, anche di notte, e con un mare in tempesta. Longevo nelle sue lotte. Molti hanno ceduto prima, nel fuoco vivo e bruciante dello scontro. Lui no. Ha resistito fino ad oggi, quando mantenere la barra dritta è diventato un problema e anche i capi dei partiti si sono trasformati in canne al vento. Facendo di questa degenerazione un merito, una qualità nuova, quasi una capacità pregevole del sapersi adattare ai tempi nuovi.

Nato ad Agrigento il 14 gennaio 1922, Nicola Cipolla è una vecchia quercia esposta a tutte le intemperie. Un nonno che continua a sognare perché non ha mai perso la passione del militante, e un certo sguardo da bambino. -continua->

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Storia di un italiano

Mussolini a spasso col suo autista e la piccola leonessa

Mussolini a spasso col suo autista e la piccola leonessa

Il cucciolo di leonessa ha l’aria annoiata. Si chiama “Italia” e sta in grembo al suo padrone. In giacca di cuoio nero e bombetta, il giovane Mussolini siede accanto al guidatore e guarda verso l’obiettivo con aria rilassata.

La foto è del 1924 e fa rapidamente il giro del mondo.

Al volante della decappottabile, in secondo piano, scorgiamo un uomo sulla trentina. Porta i baffi alla Clark Gable e indossa un berretto con visiera. Guarda lontano, di tre quarti, con un vago sorriso sulle labbra. Il suo nome è Ercole Boratto, autista personale del “Duce del Fascismo” per un periodo lunghissimo, dal 1922 al 1943. -continua->

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“E se domani…”

E’ l’inutile titolo d’apertura del blog di Beppe Grillo di questi giorni. Il futuro che immagina questo saltimbanco non riesce a sognarlo e per questo ce lo prospetta ad occhi spalancati, nella sua lucida follia. E’un futuro fatto di “se”, in cui l’autore, scontento (a dir poco) dello Stato che abbiamo, ne immagina un altro. Anzi, ne auspica uno, ahimè, che non ha né testa né piedi. Quale? E’ presto detto. La miserabile storia si condensa in poche battute, in cui non c’è neanche l’osso. Vittorio Emanuele II, quello che disse che i Savoia conoscevano la via dell’esilio ma non quella del disonore, poteva evitarsi la fatica di fondare l’unità dello Stato nel 1861, e gli italiani, potevano pensare ad altro piuttosto che fare due guerre mondiali, e qualche altra impresa bellica di tipo coloniale, dando sfogo alla loro brutalità e ai loro muscoli.  -continua->

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L’8 marzo che non c’è più

mondine durante una pausa di lavoro

mondine durante una pausa di lavoro

Mi fanno ridere le donne, specie quelle che si agitano negli ambulacri dei palazzi del potere, tra stucchi dorati e lampadari di vetro di Murano, quando rivendicano le cosiddette pari opportunità. Se poi simili richieste sono effettuate dalle cosiddette autorità o dalle rappresentanti dei partiti politici che aspirano al governo o che hanno in mente il chiodo fisso dell’accesso alla stanza dei bottoni, la misura si colma. E non perché io non condivida il principio delle parità a tutti i livelli nella gestione della cosa pubblica e dei diritti fondamentali di ciascuno (di genere, di religione o di razza che siano) ma perché l’8 marzo per me ha un significato unico. E mi pare stucchevole e pretestuoso che in troppi ne parlino per affermare diritti e storie di cui farebbero bene ricordarsi sempre, e non solo nei giorni in cui l’elemento floreale diventa il simbolo di una condizione di genere, e la rivendicazione un pretesto per parlare di percentuali, di spartizioni, di una sorta di affare politico. Non si conta di più perché si è più presenti, e non è meno tragico essere rappresentati in coppie, come nelle feste da ballo. -continua->

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