I limoni lunari

limone lunare di due anni

limone lunare di due anni

Si chiamano lunari

Perché ogni luna butta le sue zagare

Senza risparmio, ma non tutte infruttano,

casca la vecchia foglia dalle nuove,

forti le scure

gialle le deperite, come noi.

Quando si coglie l’ultimo limone

Giallo maturo, è verde il piccolo

E affaccia il nuovo fiore, in ogni tempo

Senza darci la secca.

Si raccolgono quando non c’è altri

E hanno altro valore.

Arrivano a cent’anni come noi, forti,

se si è sinceri non vi viene il male

si resiste meglio: a guardare una pianta di lunari

non pare mai inverno.

(Danilo Dolci, Il limone lunare, Bari, Laterza, 1969, dal testo manoscritto corretto dall’autore)

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Diga Jato: chi prepara la guerra sociale?

diga-jato-

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Non pagati da maggio a oggi, compresa la 14a mensilità che percepivano a giugno, gli operai del Consorzio di Bonifica Palermo 2, si chiedono dove siano andati a finire i soldi dei salari e degli stipendi, e se è mai possibile che un consorzio che concede ai dirigenti 95 mila euro di straordinari, non abbia più soldi per rendere produttiva la sua impresa. Fatta di operai e gente che, grazie alla propria fatica e alla propria competenza, rende possibile che le campagne del palermitano siano irrigate e che la città di Palermo possa avere l’acqua a sufficienza per i bisogni delle varie famiglie e persino dell’aeroporto di Palermo. Eppure la copertura finanziaria di tutti i dipendenti dell’ex consorzio irriguo Jato è prevista dalla legge 45/95 e persino i cinquantunisti avrebbero il diritto di lavorare per 51 giornate lavorative, piuttosto che essere licenziati. Per il bene della struttura, per lo sviluppo, tanto decantato dell’agricoltura.

Invece si stava meglio forse quando si stava peggio. Allora i produttori agricoli erano una realtà. Una famiglia poteva campare con un ettaro di limoneto o di vigneto, gli orti non irrigui, davano le loro specialità locali, come i pomodori seccagni, a “’nsiriddu” o “ciaschiteddu” che prendevano i nomi siciliani degli oggetti d’uso quotidiano contadino. Gli “stazzoni” producevano infatti recipienti d’acqua di terracotta gialla, i “ciaschi” e gli “’nzira” che i contadini attaccavano ai fianchi dei muli, scaricandoli all’ombra degli ulivi e lasciandoli trasudare di acqua sempre fresca. L’acqua dissetava, e il mare era ancora mare con i pesci che vi guizzavano dentro mentre ci si faceva il bagno nella calura estiva.

Poi venne Danilo Dolci, la Cassa per il Mezzogiorno e l’Esa e cessarono lentamente le fatiche, l’acqua si accumulò in grandi quantità sulla linea di sbarramento dello Jato e le campagne furono finalmente dissetate. Subentrarono nuovi tipi di vitigni, gli orti si arricchirono di nuove specialità come gli asparagi e le zucchine, subentrarono le serre al posto dei terreni aridi e improduttivi e le campagne subirono una rivoluzione mai vista prima.

Non avvenne tutto in modo pacifico. Ci furono bombe contro le case dei dirigenti contadini, tagli di alberi fruttiferi, lettere minatorie, e colpi di arma da fuoco indirizzati contro qualcuno che non sapeva neanche cosa fosse la polvere da sparo.

Una fase nuova della nostra storia territoriale si accompagnò con lo sviluppo della democrazia e con la nascita delle forme organizzative nelle campagne, con l’elezione della cooperativa Consorzio irriguo Jato, del suo presidente, dei suoi organi amministrativi. Ma ci fu qualcuno che, considerando gli essere umani oggetti da amministrare, senza storia e senza anima, prese spugna e acqua e cancellò in un minuto cinquant’anni di storia territoriale. Cinquant’anni di memoria della nostra terra. Siamo sicuri che oggi Danilo si rivolta nella tomba e che, se potesse ritornare tra di noi, farebbe come Cristo nella Chiesa di Gerusalemme, quando si recò direttamente al tempio e rovesciò le tavole dei cambia-monete e le sedie dei venditori di colombi. Quella che fu una cooperativa con cinquant’anni di vita e di storia ora è un carrozzone burocratico nelle mani di persone che non hanno competenza alcuna. Né cuore, né memoria.

Il Consorzio di bonifica Palermo 2, che fornisce acqua anche all’aeroporto di Palermo, naviga in un mare in tempesta. I dipendenti a tempo indeterminato vantano arretrati per cinque mensilità. Il personale, con le garanzie della legge regionale n.° 14 del 2010 è stato sospeso con grave disservizio per gli agricoltori che devono irrigare i loro terreni. Approvato il bilancio regionale la Regione, come avevamo predetto, non sa che pesci pigliare e il rischio che si registrino gesti incontrollati, scontri sociali e problemi di ordine pubblico è gravissimo. Per caso si chiedono a Roma e a Palermo cosa può fare una famiglia che si vede seccare il frutto del proprio lavoro di un intero anno? Il prefetto di Palermo e Renzi o Crocetta, si rendono conto dello stato in cui versano le campagne di Partinico? Conoscono la realtà criminale di questo territorio.

I conti sono presto fatti. La nuova legge finanziaria copre la situazione fino a dicembre. Ma questa politica dei pannicelli caldi tipica della Sicilia e dei governi nazionali, a che cosa porterà? Non certo a costruire il futuro di cui la Sicilia ha bisogno, e, prima di tutto i “cinquantunisti”, licenziati in tronco per mancanza di fondi in bilancio.

Insomma l’ammalato va di male in peggio, e se prima mancava il bilancio del consorzio di bonifica, o il patto di stabilità, ora manca la pubblicazione della finanziaria ter che non è stata ancora finanziata, mentre i burocrati vanno in ferie e tutto è demandato a settembre.

E se i venti operai su cui gravano i servizi da erogare sui 12.000 ettari di terreni decidessero di scioperare che succederebbe nella piana di Partinico e altrove?

Ma parliamoci chiaro: non sarebbe meglio che il Consorzio di Bonifica Palermo 2, con il beneplacito della Regione siciliana e di Crocetta, decidessero che fosse restituita all’antica amministrazione democratica ed autonoma quella che fu un tempo la vecchia e buona gestione democratica della Cooperativa irrigua Jato? Che questa avesse una sua struttura autonoma, liberata dai troppi lacci e lacciuoli, e ritornasse ad essere una struttura elettiva, fatta da produttori e da gente legata al proprio territorio?

Giuseppe Casarrubea

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Gaza. Ma c’è speranza per il popolo palestinese?

Domenico Stimolo

Roma per la Palestina

Roma per la Palestina

L’unica cosa certa è che nella Striscia di Gaza stanno attuando un assassinio di massa. Non è una guerra, come tradizionalmente e sventuratamente conosciuta. E’, questa, del tutto unilaterale; negli effetti materiali ed umani. Il resto è solo propaganda, costruita a tavolino da sapienti mani che inondano le strutture informative internazionali. -continua->

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Melchiorre Gerbino condannato per diffamazione

Un signore che su youtube parla a nome di un certo Casababbea

Un signore che su youtube parla a nome di un certo Casababea (sospettiamo che sia l’attuale faccia di M. Gerbino)

E’ da mesi che un certo sign. Melchiorre Gerbino, ragioniere settantacinquenne di Calatafimi, in provincia di Trapani, ma espatriato in Malesia, parecchio tempo fa, mi perseguita, attraverso il web, con calunnie, minacce e diffamazioni, inventandosi, persino contro mio padre, ucciso dal terrorismo politico-mafioso, storie assolutamente campate in aria. Come quelle che, negli assalti alle Camere del Lavoro del 22 giugno 1947, “i comunisti si spararono tra di loro”. -continua->

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Diga sullo Jato e altro. Il patto leonino Renzi-Crocetta

Nino-Dina-Cuffaro-2006

Nino-Dina-Cuffaro-2006

Non è necessario avere la scienza infusa per capire cosa si nasconde dietro i giochi di palazzo da cui dipende la vita di molte persone e famiglie. Una scelta non vale l’altra e, se ci si viene a trovare in una palude, la colpa non è della palude ma di chi ha messo un cartello stradale indirizzando le persone ad impantanarsi.

Nel nostro caso il pantano è la grande crisi in cui è entrato da tempo il valore del lavoro e, collegato ad esso, il concetto di sviluppo. La Sicilia si muove sul binario dell’emergenza, al rimorchio delle concessioni dello Stato, che alla fine cede per sanare la cattiva politica e lenire la sicumera parlamentare dei nostri “onorevoli” regionali. Non è che a Roma sono tutti galantuomini, ma noi siamo buoni per le chiacchiere e per sollevare pennacchi di fumo, esperti nel non dare certezze e speranze al futuro. Attenzione, è una storia che dura dal tempo dei viceré, quando il Parlamento era fatto da baroni che, se li gradivano, li lasciavano al loro posto, altrimenti li cacciavano via a pedate nel sedere come successe al viceré Fogliani. -continua->

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Ladri di futuro

1963, sciopero per l'acqua a Roccamena (Archivio Casarrubea

1963, sciopero per l’acqua a Roccamena (Archivio Casarrubea)

Non so come definirli. Sono una specie umana abituata a ritenere che se le cose non funzionano è colpa di una volontà celeste, e se si fa un danno contro terzi, non si è mai responsabili, per una antica prerogativa che rende l’irresponsabile meritevole di obbligatorie considerazioni. E anche di assoluzioni.

Non credo che il cattolicesimo, che ci ha abituato a peccare per essere poi assolti, c’entri molto con questa condizione antropologica di natura primitiva, ma il dato di fatto è che finora per i danni apportati alla rete di distribuzione dell’acqua dell’invaso Poma sul fiume Jato, non ha mai pagato nessuno. -continua->

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Vedo se c’è

Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea

Ecco il tempo in cui viviamo ed ecco i segni che lo contraddistinguono: giornali e padroni di testate, siano esse di carta stampata o semplici sistemi di trasmissione, si sono costruiti un potere il cui valore ( o disvalore sociale) ha una ricaduta inimmaginabile. Con effetti a valanga sul piano politico, percettivo ed etico impensabili fino a qualche decennio fa. Quando vigeva ancora la classica divisione marxiana delle classi sociali e l’umanità stava tutta o tra gli sfruttati o tra gli sfruttatori. -continua->

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