Ladri di futuro

1963, sciopero per l'acqua a Roccamena (Archivio Casarrubea

1963, sciopero per l’acqua a Roccamena (Archivio Casarrubea)

Non so come definirli. Sono una specie umana abituata a ritenere che se le cose non funzionano è colpa di una volontà celeste, e se si fa un danno contro terzi, non si è mai responsabili, per una antica prerogativa che rende l’irresponsabile meritevole di obbligatorie considerazioni. E anche di assoluzioni.

Non credo che il cattolicesimo, che ci ha abituato a peccare per essere poi assolti, c’entri molto con questa condizione antropologica di natura primitiva, ma il dato di fatto è che finora per i danni apportati alla rete di distribuzione dell’acqua dell’invaso Poma sul fiume Jato, non ha mai pagato nessuno. -continua->

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Vedo se c’è

Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea

Ecco il tempo in cui viviamo ed ecco i segni che lo contraddistinguono: giornali e padroni di testate, siano esse di carta stampata o semplici sistemi di trasmissione, si sono costruiti un potere il cui valore ( o disvalore sociale) ha una ricaduta inimmaginabile. Con effetti a valanga sul piano politico, percettivo ed etico impensabili fino a qualche decennio fa. Quando vigeva ancora la classica divisione marxiana delle classi sociali e l’umanità stava tutta o tra gli sfruttati o tra gli sfruttatori. -continua->

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Puttanissimi mascalzoni

Rosario Crocetta

Rosario Crocetta

Bompiani, che è poi anche la mia Casa Editrice con la quale ho pubblicato diversi libri, manderà alle stampe nei prossimi giorni un libro di Pierangelo Buttafuoco dal titolo provocatorio:
“Buttanissima Sicilia. Dall’autonomia a Crocetta, tutta una rovina”. Non conosco questo nuovo lavoro di Buttafuoco, ma penso, per quello che ho potuto leggere per le vie più traverse, che l’opera di un bravo scrittore, qual è certamente il nostro corregionale, contenga molti punti in comune con quello che in molti pensiamo. -continua->

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Le stragi del luglio 1960

Erminia Borzì

Ferdinando Tambroni

Ferdinando Tambroni

I fatti. Vergogne italiane

Ferdinando Tambroni
Il 1960 fu un anno importante per l’Italia imprenditoriale (boom economico), ma anche l’inizio della crisi politica e sociale del nostro paese. Agli operai, infatti, non era consentito rivendicare i propri diritti attraverso uno Statuto dei Lavoratori. Dal 1955 al 1960 si susseguirono cinque governi, che destabilizzano l’Italia anziché darle equilibrio e forza. Alla disfatta del secondo governo Segni, il Presidente della Repubblica Gronchi nominò Ferdinando Tambroni, come Presidente del Consiglio. Tambroni, classe 1901, avvocato sulla sessantina, democristiano, fu un uomo di secondo piano della DC e fermo sostenitore dell’ordine pubblico. La nomina di Tambroni rallentò le trattative centriste tra i comunisti di Enrico Berlinguer, i socialisti di Pietro Nenni e i democristiani di sinistra di Aldo Moro. Fu, infatti, Moro, alla fine degli anni ‘50, a creare un dialogo tra sinistra e democristiani, per dare all’Italia un’immagine “popolare” e antifascista della Dc. Tambroni, grazie all’appoggio del MSI di Arturo Michelini (insieme ad Almirante fondatore del partito neofascista), ottenne una risicata fiducia alle Camere. Gronchi intervenne, invitando Tambroni, quale Presidente del Consiglio, a defenestrare i ministri che l’avevano sfiduciato. L’appoggio del Msi (Movimento sociale italiano) si rivelò letale per il governo Tambroni, tanto che, a marzo (due mesi dopo la nomina del nuovo governo), il partito neofascista di Michelini annunciò il suo Congresso Nazionale a Genova, città notoriamente partigiana e medaglia d’oro al valore civile nell’ultima guerra. A presiedere il congresso missino fu l’ex prefetto repubblichino, Emanuele Basile. -continua->

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Incriminato Melchiorre Gerbino

costanzo-show-1987

costanzo-show-1987

Oltre alla giornalista Claudia Gernigoi, oggetto di gravi diffamazioni e minacce sul sito web di Melchiorre Gerbino (leggi la vicenda raccontata da Ossigeno  http://www.ossigenoinformazione.it/2014/06/trieste-minacce-a-claudia-cernigoi-solidarieta-dallassostampa-46319/) anche lo storico siciliano Giuseppe Casarrubea ha denunciato per minaccia, diffamazione e calunnia Melchiorre Gerbino, nato a Calatafimi (Trapani) il 30 agosto 1939, che si definisce “leader della rivolta giovanile in Italia”, perché nei giorni scorsi, con un articolo pubblicato sul suo sito, ha consigliato a Casarrubea di “tenere la bocca chiusa, perché non finisca con una pietra in bocca”, e, inoltre si è inventato di sana pianta la storiella che alla Camera del Lavoro di Partinico, nel 1947, i caduti per attacco terroristico-mafioso, ” si erano sparati tra di loro”. Come dire: – ti spiego come con il falso si possono uccidere i morti due volte. Cosa che è successa a quasi tutti i caduti per mano della mafia: da Dalla Chiesa a Falcone e Borsellino. -continua->

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Sognare a Borgo di Dio

Borgo di Dio. Auditorium

Borgo di Dio. Auditorium

Questo articolo è stato riletto, corretto e integrato alle ore 8,50 di domenica 29 giugno 2014.

Oggi sono 90 anni esatti dalla nascita di Danilo Dolci. Il Borgo di Dio, la comunità fondata da lui e alcuni pescatori nel 1952, è in grande agitazione. Amico, figlio del costruttore di questa comunità, è in grande movimento. Fa di tutto per rispettare i tempi di lavoro che si è dati, ma sono tante e tali le cose che deve fare che è costretto a incastrare gli orari come in un puzzle.
Non voglio mancare la ricorrenza. Puntuale come un soldato giapponese che ha ricevuto un ordine, alle 9 del mattino sono già sul posto. Posteggio la macchina sotto un enorme carrubo e a piedi mi incammino lungo la stradella, rimasta com’era al tempo in cui quattro muratori e lo stesso Danilo la percorrevano per costruire la prima casa sopra questa piccola collina. Vista stupenda. Da qui si vedono Trappeto, il mare e il Golfo di Castellammare. -continua->

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Danilo Dolci: uscire dal tempo primitivo

1963, piazza di Roccamena (Archivio Casarrubea)

1963, piazza di Roccamena (Archivio Casarrubea)

La vita e l’opera di Danilo Dolci sono un esempio di come è possibile cambiare “costringendo” alla saggezza gli increduli, i sottomessi ridotti al silenzio, le autorità irresponsabili.
Probabilmente fu l’impressione dell’estrema miseria che ne ebbe da bambino, seguendo gli spostamenti del padre capostazione, a farlo tornare a Trappeto, vicino Partinico, un piccolo borgo marinaro tra le province di Palermo e Trapani. -continua->

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