Forconi: l’equivoco del ribellismo

Indignados a Wall Street 2011

Quello che è successo e continua a succedere in Italia sta sovvertendo le coordinate alle quali eravamo stati abituati nella nostra formazione politica e culturale. A prescindere dall’appartenenza, molti di noi ricordano ancora quando nelle sedi di partito o di sindacato, a destra, come a sinistra, i riferimenti ad alcuni capisaldi dell’andamento delle cose nel mondo e nel nostro Paese, fossero dettati in modo chiaro già dall’inizio degli incontri. Erano schematici quei relatori, spesso facevano valutazioni errate. Ma orientavano gli intervenuti e poi, alla fine, qualcuno o in molti, uscivano da quelle “scuole di formazione” più motivati, più ricchi o più incazzati. L’umore era segnato dalla sensibilità personale e il comportamento restava dentro i limiti di certe regole interne.  

Nella mia esperienza di ragazzo, ad esempio, ci sono i ricordi degli incontri tenuti nella sezione del Pci di Partinico o presso la federazione di Palermo, con Achille Occhetto, Pio La Torre, Giorgio Napolitano, Pietro Folena o quegli altri che la Cgil o la Confederazione italiana degli agricoltori promuovevano nelle loro sedi, per dare acqua alle campagne, avviare battaglie per lo sviluppo, non ultime quelle che Danilo Dolci metteva ogni giorno in cantiere per cambiare le sorti della nostra terra. Erano lotte di contadini e di edili, di insegnanti e di disoccupati, di braccianti e piccoli o medi proprietari terrieri. Tutti interessati a rivendicare migliori condizioni di vita nelle campagne e nelle città, a non chiudersi nelle difese corporative, a non restringere, indossando paraocchi, il campo della prospettiva, della osservazione delle cose.

Poi, da una ventina d’anni a questa parte, i partiti sono entrati in crisi; i sindacati hanno cominciato ad essere meno rappresentativi degli interessi dei lavoratori e progressivamente allo sfilacciamento della tenuta dei gruppi dirigenti, si è unito uno svuotamento collettivo dei valori tradizionali. Si è andata maturando l’idea dell’equivalenza di uomini e cose ed è subentrata, subdola e imperdonabile, una nuova morale. Quella dell’egoismo come unico metro di valutazione. Così, al senso del collettivo è subentrato quello del privato, all’idea del bene comune quella della corporazione.

Ci sono state crisi altrettanto gravi nella storia dell’Italia unita. Non mi dilungo neanche ad accennarle. Basti pensare alla recessione degli anni ’70, quando disoccupazione e inflazione salirono vertiginosamente, e con la nascita del cartello dell’Opec il prezzo del petrolio quadruplicò. Ma gli italiani sono usciti sempre a testa alta dai momenti difficili, stringendo la cinghia dei pantaloni. Come diceva Enrico Berlinguer, oggi mandato in soffitta assieme ad altri grandi come Giuseppe Di Vittorio. E tutto questo non è privo di effetti.

I movimenti a cui assistiamo, generati dalle viscere più oscure della crisi globale che attanaglia anche l’Italia e in modo particolare la Sicilia e il Mezzogiorno, sono un magma incandescente che scorre a valle, bruciando, più di quanto non sia ancora accaduto, ciò che la stessa virulenza della recessione ha lasciato in piedi. La speranza, il galantomismo, il volontariato, la motivazione e la fiducia in un mondo migliore, l’unità di tutti per salvare il salvabile. In questo clima regna sovrana la confusione. Qui si incrociano falsi interpreti del marxismo con ideologi gruppettari del neofascismo, sostenitori di Adam Smith e keynesiani. C’è chi vede risorgere i fantasmi del ventennio e chi si richiama a Gramsci come anticipatore di ciò che sta accadendo.

Noi, senza bisogno di scomodare a sproposito nessuno né, tanto meno, Marx, facciamo una riflessione più terra terra. Sotto i nostri occhi c’è l’insufficienza della politica e del consenso sindacale. C’è la disperazione di chi non ne può più. Ma attenzione agli improvvisati Masaniello, già falliti in politica, e a quel pugno di potenti che fino a dicembre, e cioè fino alla caduta del governo Berlusconi, se ne stavano tranquilli ad aspettare o a preparare la tempesta. Tra costoro e i pacifici indignados c’è una bella differenza. Se capissero solo questo penserebbero di più e si agiterebbero di meno.

Giuseppe Casarrubea

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La repubblica sicula dei forconi

protesta dei forconi in Sicilia

Come avevano promesso la protesta dei forconi si è estesa, anche se in Sicilia hanno finito di rompere. Rompere è il termine esatto perché non credo che ci siamo trovati di fronte a uno sciopero con tutti i requisiti della legalità. L’art. 40 della nostra Carta costituzionale recita, infatti, che lo sciopero non è sconfinato nei suoi vincoli, ma che “si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano”. Non è stato così e quello che è accaduto, sta ripetendosi ora dalla Calabria alla Lombardia. Come volevasi dimostrare. continua

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Alida Valli come Mata Hari?

ALIDA VALLI 1946 

QUATTRO DOCUMENTI

DEI SERVIZI SEGRETI STATUNITENSI

STRATEGIC SERVICES UNIT (SSU)  

COUNTER INTELLIGENCE CORPS

(CIC)

*** 

NARA 

NATIONAL ARCHIVES AND

RECORDS ADMINISTRATION 

COLLEGE PARK

MARYLAND 

STATI UNITI D’AMERICA

 

***

Alida Valli

DALLO STRATEGIC SERVICES UNIT (SSU, ITALIA) ALL’SSU DI WASHINGTON, “ALIDA VALLI”, 1 AGOSTO 1946, SEGRETO, NARA (COLLEGE PARK, MARYLAND), RG 226, ENTRY 108A, BOX 233, FOLDER JRX-4040.

Alleghiamo i rapporti n. 1 e n. 2, che contengono informazioni supplementari sul Soggetto (già inoltrate nei memorandum Jzx-6857 e Jzx-6858). Gli allegati comprendono tutte le notizie reperibili e provengono da ogni fonte possibile presente in questo Teatro di Operazioni. continua

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Lo stivale dei forconi

forconi

Stanotte dovrebbero averla finita dandosi finalmente una calmata. Ma non è così, le asce non sono state sotterrate, si sentono da vicino ancora i tamburi degli accampamenti e si può osservare il corredo dei pennacchi di fumo nel cielo plumbeo di quest’inverno nero.

Stamattina tutto è peggio di prima. L’acqua, la pasta e altri generi di prima necessità scarseggiano nei supermercati; alle pompe di carburante si vedono lunghe code di persone con bidoni in mano. Gli spazzini continuano a non passare perché i loro furgoncini sono a secco, e i ragazzi non vanno a scuola perché c’è un freddo cane. continua

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Forconi

Forconi ci sta bene. Li usano in campagna quelli che agganciano le balle di fieno o la paglia per servirla al bestiame. Vecchi tridenti. Prima di ferro, poi di legno. Ma l’oggetto non è il simbolo, neanche lontanamente, del mondo del lavoro. O meglio. Ci saranno certamente anche gli onesti lavoratori e magari quelli che vendono frutta e verdura agli angoli delle strade. Ma scopri che le simpatie che suscitano i manovratori di questi attrezzi hanno nel retroscena qualcosa di oscuro, un non so che di funerario. continua

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Peppino Impastato: farsa carnevalesca

 

Peppino Impastato davanti a Radio Aut

Nel 1994, quand’ero dirigente scolastico della Scuola Media Statale ‘Giovanni Meli’ di Cinisi, mi occupai di recuperare dei materiali prodotti da Peppino Impastato durante la sua lunga attività culturale e sociale nel suo paese. Tra queste carte ricordo le annotazioni ai telegiornali letti da Peppino durante le sue trasmissioni da Radio Aut, alcuni fogli ciclostilati, parecchie registrazioni, un quaderno scritto dalle sue compagne del gruppo femminile del Circolo di cultura, alcune locandine preparate dallo stesso Impastato per il cineforum e che utilizzai per arredare l’Aula Magna della Scuola media di Cinisi che il Consiglio d’Istituto volle in quell’anno intitolargli. E via di seguito. Quando, nel 1995, lasciai la scuola essendomi trasferito a Palermo, consegnai tutto a Giovanni, il fratello di Peppino, perché  quanto avevo pazientemente raccolto potesse servire per l’istituzione di un eventuale archivio. continua

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Mafia e Unità d’Italia

Giuseppe Casarrubea

intervento al convegno di Marsala organizzato dallo SPI il 9 novembre 2011

Salvatore Lucania brinda

I nostri  150 anni di storia nazionale sono piuttosto difficili da definire. Una ragione sta nel fatto che, solitamente, nelle scuole, ma anche nell’opinione pubblica, abbiamo a che fare con una visione piuttosto nazionalistica delle vicende italiane passate.

La storia che i nostri professori insegnano nelle scuole, se si eccettua la crisi che stiamo attraversando, tende ad esaltare la condizione dello Stato nazionale come la migliore rispetto a qualsiasi altro tipo di visione su scala quanto meno europea. continua

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Viktor Orban e quelli del 32° Battaglione

Victor Orban, premier ungherese

Si chiamava Gabor Baross ed era stato, al tempo dell’impero austro-ungarico, un grande economista, un uomo particolarmente attento allo sviluppo economico e commerciale e a favorire l’espansione della rete ferroviaria ungherese. Aveva gettato le basi dell’Ungheria moderna. E, dati i tempi (la fine della prima metà dell’Ottocento e la seconda metà dello stesso secolo), non era poco. Gli ungheresi perciò gli avevano dedicato una strada, a Budapest,  e non so cos’altro in giro. continua

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E il procuratore disse: sono tutti anticomunisti

scena dal film di Francesco Rosi

Il settimanale Famiglia Cristiana ha pubblicato un servizio esclusivo sulla Strage di Portella della Ginestra, dove sono descritte le conclusioni del Pm Pietro Scaglione, ucciso dalla mafia il 5 maggio del 1971. Nel documento, risalente al 1953, il procuratore Scaglione parla apertamente di finalità anticomuniste della strage e di rapporti tra le forze dell’ordine e il banditismo.

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da Famiglia Cristiana

n. 51, 18 dicembre 2011

pagine 48,49, 50

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Pietro Scaglione

In una giornata autunnale addolcita da un timido sole, dopo l’improvvisa telefonata di un cronista giudiziario di lungo corso (avido di notizie sul bandito Salvatore Giuliano, sul suo luogotenente Gaspare Pisciotta e sulla strage di Portella della Ginestra), inizia una mia speciale  “caccia al tesoro”  nell’archivio di mio nonno, il procuratore capo della Repubblica di Palermo, Pietro Scaglione, assassinato il 5 maggio del 1971, insieme all’agente Antonino Lo Russo. continua

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CasaPound & friends

Claudia Cernigoi 

Roma - Scontri con studenti di CasaPound

Gianluca Casseri, non molto noto come neofascista, ha conquistato i primi titoli dei giornali dopo essere diventato un assassino, andando al mercato a Firenze a fare il tiro al senegalese (ne ha ammazzati due, ma avrebbe potuto fare di peggio, visto l’armamentario che s’era portato dietro), una cosa che ci ha ricordato un po’ certe sparate (metaforiche, ovviamente) di un sindaco di Treviso che proponeva di “vestire gli immigrati da lepri” il giorno dell’apertura della caccia “per far divertire i cacciatori”. (Sissignori, l’Italia è anche questo, caso mai ce lo fossimo dimenticato). continua

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