Indagini sull’eversione in Italia: dal dopoguerra a Piazza Fontana e oltre

strage-di-Piazza-Fontana1(968)

Milano. Banca dell'Agricoltura, 12 dicembre 1969

RIPRODUCIAMO IL TESTO INTEGRALE DEL DOCUMENTO DEI ROS

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Nell’ambito delle indagini relative al procedimento penale indicato in oggetto, sono emerse una serie di risultanze che inducono a ipotizzare un coinvolgimento di organismi di intelligence straniere in un’ opera di infiltrazione dei gruppi di estrema destra italiani in funzione apparentemente non esclusivamente informativa. Tali strutture erano chiaramente organizzate in maniera molto compartimentata, in modo da garantire un alto grado di sicurezza. Ció ha prodotto elevate difficoltá per la loro individuazione, accentuate altresì dal lungo tempo trascorso. Le indagini sono quindi procedute con lentezza, ma hanno consentito di individuare alcune delle linee dinamiche di funzionamento delle strutture, tali da poter delineare con sufficente precisione una sorta di organigramma delle reti d’intelligence info-operative. In merito alle modalita’ di reclutamento si e’ potuto fare ben poco, ma alcuni elementi portano a ritenere non escludibile che le azioni di controspionaggio condotte dagli anglo-americani (soprattutto anche dal Chief of Station dell’ O.S.S. di Roma, James Jesus ANGLETON (artefice anche del noto “Piano CHAOS“) per smantellare la “STAY BEHIND” costituita dalla R.S.I., abbiano offerto il destro per convertire delle strutture informative già’ esistenti, funzionanti ideologicamente orientate, alla lotta contro il comunismo[1].

A riguardo, anche il noto BONAZZI Edgardo[2], in uno dei suoi verbali[3], conferma tali circostanze: “…FUMAGALLI spiegò che intendeva occupare militarmente la Valtellina con i suoi uomini in anticipo rispetto ai piani concordati con gli Americani per la realizzazione delle operazioni militari che avrebbero portato ad una Repubblica Presidenziale. FUMAGALLI ci spiegava che gli Americani ritenevano il nord molto sensibile e ritenevano che il Patto di Varsavia potesse avere nel Settentrione possibilità di successo… …sia VINCIGUERRA che SINATTI mi dissero che il controllo CIA sulle formazioni di destra nasceva da una rete di spionaggio nazista operante nella Repubblica Sociale Italiana, in particolar modo nel Veneto, e che gli americani, in quella regione, riuscirono a convertire quasi completamente. Mi fu esplicitamente accennato che i gruppi stragisti veneti erano sotto il controllo di questa rete CIA operante in Veneto…”.

Di notevole importanza è anche l’atto nr.501754/5/I del 17.3.1954, esibito dal S.I.S.Mi.[4], con il quale il S.I.O.S. – Esercito informava il S.I.F.Ar. di un implemento dell’apparato informativo statunitense in funzione atlantica anticomunista. Il S.I.O.S. riferiva della costituzione di Centri, già attivi, in Milano, Bolzano e Napoli e, in via di realizzazione, in Venezia, Trieste e Roma. Il Servizio Informazioni dell’Esercito accennava anche a civili e militari, nella “riserva”, che avrebbero svolto, più o meno, attività informativa al soldo degli Americani. Tra questi, sulla piazza milanese, compaiono alcuni ignoti civili in servizio presso Enti Americani su Verona, selezionati in base ad informazioni fornite dalle Questure.

É intuibile come condurre una “guerra non ortodossa” nei confronti dei promotori e sostenitori dell’ideologia marxista – leninista potesse trovare un fertile terreno nell’ambiente degli appartenenti alla R.S.I. il cui credo politico era evidentemente anticomunista. Appare logico ritenere, infatti, che nella pianificazione alleata dell’occupazione italiana, si sia tenuto conto della necessità di reclutare immediatamente soggetti da inserire in reti di intelligence da lasciare al momento del ritiro dal territorio delle armate liberatrici.

Nella presente annotazione si fa riferimento a due reti, una operativa e l’altra informativa; e’ anche probabile che le interconnessioni fossero tali da realizzare, in pratica, una sorta di sovrapposizione info-operativa, tuttavia ci si e’ voluti attenere alla distinzione operata dal DIGILIO Carlo nel verbale del 6.4.1994 e nei successivi. Nulla toglie che esistessero, come e’ più’ probabile, due distinte reti spionistiche, l’una con maggiori proiezioni operative dell’altra, oppure che il DIGILIO abbia voluto dipingere la propria come meno operativa per allontanare da sé più pesanti responsabilità penali.

Il DIGILIO, peraltro, prima della grave malattia che lo ha colpito, desiderava ritornare nella Repubblica Dominicana, geostrategicamente nell’orbita degli U.S.A., ed é quindi verosimile che abbia trovato un giusto equilibrio tra quanto rivelare, per usufruire dei benefici di legge, e quanto conosciuto realmente, al fine di garantirsi la sopravvivenza.

Come si vedrá piú avanti, si é scelto di parlare di reti C.I.A. / N.A.T.O. perché, se è vero che DIGILIO ha sempre parlato di C.I.A., tranne nella microfonazione dell’incontro avvenuto in data 2.2.1996 con il MAGGI Carlo Maria ove dice di aver lavorato per la N.A.T.O., i riscontri operati e , comunque, le stesse persone alle quali si rapportava il DIGILIO, hanno portato le investigazioni in direzione Atlantica. Anche sotto l’aspetto prettamente logistico, bisogna considerare che il miglior posto ove in ipotesi collocare un agente C.I.A. clandestino era certamente da ricercare all’interno delle varie basi N.A.T.O., sia per l’ottima copertura che offrivano ad un cittadino statunitense in territorio italiano e sia per la loro concentrazione (come basi e siti) nel Triveneto, luogo chiave per la creazione di reti informative.

La presente annotazione é stata quindi articolata in capitoli dedicati agli appartenenti alle due citate reti, chiamati o meno in causa dal collaboratore DIGILIO Carlo, ove sono illustrati gli elementi raccolti nell’inchiesta. Non sempre è stato possibile, ove non si è avuta testimonianza specifica, inquadrare un soggetto in un contesto informativo o operativo.

Per una piu’ agevole comprensione dei collegamenti fra i vari elementi costitutivi delle reti di intelligence sono state realizzate due rappresentazioni grafiche, una per la rete operativa e l’altra per la rete informativa (Vds. Allegati organigrammi nr.1 e 2). Ove non si aveva indicazione di appartenenza di rete, i soggetti sono comunque stati inseriti in quella informativa.

Questa annotazione verrá costantemente aggiornata con gli elementi che via via emergeranno, sempre mantenendo l’articolazione utilizzata nella presente.

Per quanto riguarda i verbali di sommarie informazioni resi dal DIGILIO Carlo al personale del R.O.S., citati nella presente annotazione, è doveroso precisare che sono stati confermati al Giudice Istruttore, Dott.Guido SALVINI, nel verbale di interrogatorio del 21.7.1995″. (dalla ‘Premessa’ dei Ros alle Indagini).

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Per leggere il documento per intero clicca qui sotto:

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indagini-sull’eversione-in-italia (CONT.)


[1] Cfr. f.nr.576/13 del 23.5.95 di questo Reparto.

[2] BONAZZI Edgardo, nato a Parma il 26.9.50, ivi residente, attualmente detenuto.

[3] Cfr. verbale s.i rese da BONAZZI al Cap.GIRAUDO in data 26.2.96.

[4] Cfr.f.nr.509/34-1-6-2-3-P del 4.3.96 di questo Reparto.

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Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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