Giuliano, i nazifascisti e le bande sioniste

Salvatore Giuliano (foto Chiaramonte, agosto '47)

Quest’anno si celebra in tutta Italia il 65° anniversario della Liberazione dal nazifascismo. Una ricorrenza laicamente sacra,  di straordinaria importanza per le lotte democratiche di ieri e di oggi.

Ma gli eventi di quegli anni e dell’immediato dopoguerra sono finiti ben presto in una sorta di terra di nessuno, dove chiunque può dire e commentare tutto e il contrario di tutto. Un marasma dentro il quale continuano a generarsi  le deformazioni politiche e pseudostoriografiche che negano persino la validità della lotta partigiana, come tessuto fondamentale della Costituzione del ’48.

Perchè allora quest post? Ciò che accade in Sicilia, tra il ’43 e il ’48 è un esempio di queste deformazioni a tutto campo.  Come nel caso di uno stragista neofascista che gode ancora la nomea di un generoso galantuomo mediterraneo.

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L’hanno sempre dipinto come un bandito “di passo”. Un simpatico furfante che si divertiva a rubare ai ricchi per dare ai poveri. Un Robin Hood nostrano, impastato di sentimenti romantici e quasi filantropici, circondato da belle donne che avevano perso la testa per lui,  giovanotto  siciliano di montagna deciso a tutto. Bello, impomatato e con la fama di un rustico Casanova.

Complici di questa criminale distorsione della realtà storica sono alcuni pezzi da Novanta del giornalismo internazionale degli anni ’40, a cominciare da quel Mike Stern, sedicente “reporter” americano, il cui nome comparirà addirittura, trent’anni dopo, nelle indagini sulla strage di Bologna.

Ma chi è veramente Salvatore Giuliano ce lo raccontano le carte inglesi, americane, italiane che poco alla volta vengono alla luce a svelarci una verità all’epoca inconfessabile. Come la sua appartenenza organica alle formazioni nazifasciste della Rsi e il ruolo da lui svolto per conto dell’Intelligence Usa dopo il ‘45. Quando gli Stati Uniti d’America scatenano una martellante offensiva mediatica che porterà in breve alla nascita della Guerra fredda tra i blocchi.

Luoghi strategici di questo scontro geopolitico tra superpotenze, che si svolge tra Mediterraneo e Medio Oriente, sono soprattutto la Sicilia e lo Stato di Israele, che nasce nel ‘48. E’ in questo periodo che l’Italia diventa base operativa di primo livello dei flussi migratori ebraici che dall’Europa si riversano verso le coste della Palestina britannica. Operano nella nostra penisola gruppi di “terroristi ebraici” – come scrive l’Intelligence di Londra – che fanno capo a organizzazioni paramilitari come l’Irgum, la banda Stern e l’Haganah. Il tutto sotto l’ombrello protettivo dei servizi Segreti americani, guidati a Roma da James Jesus Angleton e da Philip J. Corso, e la complicità del capo del governo Alcide De Gasperi.

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12 gennaio 1946

Giuliano non si limita a terrorizzare la Sicilia con sparatorie e attentati a bomba, rivolti soprattutto contro il Pci di Togliatti e le Camere del Lavoro. Su ordini diretti dello spionaggio Usa e con la collaborazione degli apparati dello Stato, accoglie e addestra nella sua formazione paramilitare  centinaia di “elementi ebraici” a Gela, Trapani, Montelepre e nelle campagne della Sicilia centrale. Ne parlano vari documenti desecretati nel 2005 in Gran Bretagna, a Kew Gardens, e ora disponibili presso il nostro Archivio di Partinico (Palermo).

Eccone alcuni, datati rispettivamente 12 gennaio, 18 gennaio, 6 febbraio 1946:

“Le seguenti informazioni provengono dal Battaglione 808° per il Controspionaggio (Sicilia, rapporto del 12 gennaio 1946), tramite il G-2 del Comando Alleato dell’Area di Roma (RAAC). La battaglia [a Montelepre] si è conclusa nella notte tra il 9 e il 10 gennaio. Si riscontrano due morti tra i Carabinieri Reali (CC RR), mentre i feriti sono 13. Nella stessa zona, i banditi hanno attaccato un autoveicolo dei CC RR con a bordo tre carabinieri (uno è morto mentre gli altri due sono rimasti feriti). Si ritiene che anche alcuni banditi siano rimasti feriti. I CC. RR ne hanno arrestato 30. Si conferma che i banditi appartenevano all’Esercito volontario per l’indipendenza della Sicilia (Evis). Si reputa che erano assistiti da elementi jugoslavi antititini e da alcuni elementi ebraici”.

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18 gennaio 1946

“La battaglia con i separatisti dell’Evis a Montelepre, che era iniziata tra il 9 e il 10 gennaio, si è conclusa il 16 gennaio. Il bilancio definitivo è di 9 morti tra i CC RR e i soldati dell’Esercito. I feriti sono 35. […] Al momento, la guarnigione di Montelepre consta di quattro compagnie del 139° Reggimento di Fanteria. Si conferma che elementi ebraici hanno preso parte alle azioni. Alcuni ebrei sono stati catturati: stiamo cercando di identificare i prigionieri. Segue rapporto definitivo.  Al momento, non si comprende il riferimento agli ebrei. […] In seguito alla suddetta battaglia, un autoveicolo (probabilmente un’autoambulanza) è stato attaccato dall’Evis sulla strada litoranea nei pressi di San Cataldo (a nord di Partinico, in provincia di Palermo), 10 chilometri a ovest di Montelepre. I militi deceduti sono 3. Si riscontrano numerosi feriti”.

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“ Elementi stranieri. Corre voce che un certo  numero di elementi stranieri assista il Movimento separatista. Le ragioni di tale ingerenza rimangono oscure. Vi sono, ad esempio, alcuni francesi e ungheresi che, dall’isola di Lipari, sono soliti arrivare in Sicilia armati e poi tornarsene alla base di partenza. Questo movimento sarebbe promosso dal sindaco di Lipari, Armanzo Luigi, e da suo fratello Vincenzo. Si dice inoltre che alcune centinaia di ebrei giungano armati dalla Palestina, che sbarchino nei pressi di Gela e Trapani e che poi facciano ritorno in Palestina. Per questi elementi, sarebbero stati anche allestiti dei campi [di addestramento]. Corre voce, infine, che un certo numero di elementi jugoslavi antititini combatta assieme ai separatisti”.

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24 gennaio 1946 (a)

Il 24 gennaio 1946, il console britannico a Palermo, A. Watkins, scrive una lettera al Consolato di Napoli che, a sua volta, la spedisce al Foreign Office, a Londra:

“La seguente questione, sulla quale sto indagando e sulla quale spero in breve di poter fornire delle conferme, può essere di interesse. Mi si dice che nei pressi di Gela (Sicilia) vi sono dai sei ai dodici campi di Ebrei di varie nazionalità; che questi campi hanno la funzione di stazioni di accoglienza e di smistamento; che – mentre si registra un flusso costante di nuovi arrivi – un grande numero di elementi parte per destinazioni sconosciute. Si dice che costoro arrivino da Bari, o da altre zone della Puglia, e che si dirigano verso le spiagge della Calabria. Da qui, a bordo di piccole imbarcazioni, attraversano il mare e sbarcano nottetempo in alcuni punti della costa siciliana. La cosa misteriosa è che mi si dice che detti individui sono armati di tutto punto. Vi è un’altra notizia non confermata, secondo la quale armi e munizioni vengono sbarcate in Sicilia. Secondo queste voci, i carichi d’armi arrivano da Crotone (Calabria).”

Il Foreign Office si preoccupa, indaga e, nell’aprile ‘46, in un lungo rapporto classificato segreto, scrive che all’Evis aderiscono “ebrei ed elementi monarchici jugoslavi provenienti dal campo di Eboli (Salerno)”.

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Ada Sereni

Una conferma della collaborazione paramilitare tra gruppi sionisti, Decima Mas e intelligence Usa nel dopoguerra, ci arriva dal volume “Solo per la bandiera” dell’ex colonnello agli ordini del principe Borghese nella Rsi, Nino Buttazzoni (Mursia, 2002): “Vengo invitato a prendere contatto con il centro di coordinamento dei servizi israeliani [sic] a Roma – rivela Buttazzoni – . E’ diretto dalla signora [Ada] Sereni, con la quale ho un lungo colloquio. E’ alla ricerca di una persona esperta che assuma l’incarico di organizzare e addestrare alle armi e alla guerriglia i numerosi ebrei provenienti dalle regioni orientali dell’Europa e decisi a raggiungere i territori del Medio Oriente per creare una loro nazione. L’incarico mi attira, anche perché significa misurarsi ancora con gli inglesi, decisi ad opporsi allo sbarco degli ebrei in Palestina. […] Rinuncio ma suggerisco di avvicinare vari ufficiali dei Nuotatori-Paracadutisti, sia del Nord sia del Sud. Alcuni vengono ingaggiati per condurre imbarcazioni, come il capitano Geo Calderoni, che riuscirà più volte a beffare con abilità  e coraggio la stretta sorveglianza degli inglesi.”

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24 gennaio 1946 (b)

Ma partirà anche Fiorenzo Capriotti, classe 1911, ex ufficiale della Decima Mas. All’inizio del ’48, a Roma, è avvicinato dal capo del Servizio informazioni e sicurezza (Sis), Agostino Calosi. “Si trattava – ricorda Capriotti – di inviare in Israele due operatori di mezzi d’assalto, di cui uno per i subacquei. Era il sottotenente di vascello Nicola Conte, che aveva lavorato con gli inglesi. L’altro sarei stato io.”

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Alcide De Gasperi

Accordi segreti, questi, di cui è perfettamente al corrente anche il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. Nell’aprile ’48, un mese prima della nascita ufficiale di Israele, De Gasperi incontra a Trento la signora Ada Sereni, rappresentante in Italia del Mossad, il neonato servizio segreto ebraico. La Sereni chiede al capo del governo di chiudere un occhio sul traffico d’armi dall’Italia verso la Palestina. De Gasperi acconsente.

Sa troppe cose scottanti. Dalla fine della guerra – come scrive Stefania Limiti nel volume “L’Anello della Repubblica” (Chiarelettere, 2009) – è a capo del  “Noto Servizio”, o “Anello”, una struttura occulta che svolgerà un ruolo decisivo nella storia del nostro Paese. I suoi obiettivi sono ben definiti: ostacolare le sinistre e condizionare il sistema politico con mezzi illegali, ma senza sovvertirlo. Non è una meteora: opera fino agli inizi degli anni Ottanta alle “informali” dipendenze del Presidente del Consiglio. E De Gasperi è a capo del governo italiano – e lo sarà per lunghi anni – dal dicembre ‘45.

Le formazioni sioniste dell’Haganah – il nucleo del futuro Esercito israeliano – e, soprattutto, dell’“Irgum Zwai Leumi”, agiscono in Europa e in Medio Oriente e scatenano una guerriglia senza quartiere contro il “Protettorato britannico” in Palestina. Il 31 ottobre ‘46, l’“Irgum” fa esplodere una bomba nell’edificio che ospita l’ambasciata di Sua Maestà a Roma, a due passi da Porta Pia. E’ un periodo in cui si fanno sempre più marcati i dissensi tra Stati Uniti e Gran Bretagna sulle nuove strategie da adottare in Europa e nel Mediterraneo. Londra si oppone con forza alla creazione dello Stato di Israele, che è invece appoggiata da Washington e dalle potenti organizzazioni ebraiche americane.

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Militi della V Brigata Osoppo

Il fronte anticomunista clandestino voluto da Angleton dall’estate ‘46 (subito dopo il Referendum istituzionale del 2 giugno) è molto vasto. Comprende gli ex uomini della Decima Mas, la Brigata Osoppo (ex partigiani “bianchi”), il generale Raffaele Cadorna e il suo vice Enrico Mattei (ex capi del Cln), l’Unione patriottica anticomunista (Upa, costituita da carabinieri del Sim, il Servizio informazioni militare), l’ex “Gruppo Franchi” del capo partigiano Edgardo Sogno, gli ex Ustascia (fascisti croati) e i monarchici jugoslavi che hanno trovato rifugio in Italia alla fine della guerra.

Le formazioni paramilitari nere più agguerrite sono le Squadre armate Mussolini (Sam), l’Esercito clandestino anticomunista (Eca) e i Fasci di azione rivoluzionaria (Far). A guidarle troviamo Fortunato Polvani (Brigate Nere), ex federale di Firenze e all’epoca capo a Palermo del Fronte antibolscevico su scala nazionale; Nino Buttazzoni (Np/Decima Mas); Pino Romualdi (ex vice segretario del Partito Fascista Repubblicano della Rsi).

I legami sotterranei tra gruppi sionisti e neofascisti italiani, in Sicilia, passano anche dalla cosiddetta banda Giuliano. Come leggiamo in vari documenti dei servizi segreti italiani, “la banda è da ritenersi a completa disposizione delle Formazioni Nere”.

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6 febbraio 1946 (a)

In un lungo rapporto del 25 giugno ’47, ritrovato dallo storico Aldo Sabino Giannuli, leggiamo che “al bandito Giuliano doveva essere demandato il compito di provvedere all’evasione di [Junio Valerio] Borghese, relegato a Procida, perchè soltanto l’ex capo della Decima Mas era ritenuto in grado di assumere militarmente il rango di capo militare delle formazioni clandestine dell’isola. Negli ambienti dei Far, si ammette che l’azione della banda Giuliano è in relazione con l’ordine testè impartito di ‘accelerare i tempi’ [per il previsto colpo di Stato della primavera 1947]”.

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Pino Romualdi

Quella di Giuliano non è, dunque, una banda di pastori ribelli che rubano e ammazzano spinti dalla fame. La catena di comando terroristica è chiara. Ai vertici troviamo il quartiere generale delle Forze armate americane nel Mediterraneo, guidate dal generale John H. Lee, assieme ai Servizi di Intelligence di Angleton. Alle loro dirette dipendenze, in via Sicilia 59 a Roma, vi sono i carabinieri dell’Upa, che a loro volta coordinano le azioni di Far, Eca e Sam. Di queste ultime, è elemento organico la banda monteleprina, attiva in Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia, cioè l’area controllata dal principe nero Valerio Pignatelli, calabrese di origine.

E’ qui che il principe organizza, dall’agosto ‘43, su mandato dei Servizi segreti nazisti di Roma guidati da Herbert Kappler ed da Karl Hass, una rete paramilitare che ha il compito di opporsi all’avanzata degli Alleati, ma soprattutto alla diffusione del “bolscevismo”. A Cosenza, non a caso, opera Luigi Filosa, uno dei luogotenenti più in vista del principe calabrese, incaricato di organizzare vere e proprie operazioni di guerriglia nazifascista in tutto il Meridione. E il centro operativo della banda Giuliano si trova proprio a Cosenza come ci svela il rapporto Sis del 25 giugno ‘47. E’ qui che il “re di Montelepre”, tra l’altro, sarà processato per l’uccisione del carabiniere Antonio Mancino avvenuta il 3 settembre ‘43.

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6 febbraio 1946 (b)

Calabria e Sicilia sono luoghi strategici per il terrorismo nero.  Da qui passano le armi che arrivano clandestinamente dalla Jugoslavia e dall’Albania, destinate alla banda Giuliano, ai gruppi armati anticomunisti jugoslavi e, fatto clamoroso, alle formazioni sioniste che operano nell’isola.

In un documento dei Servizi americani del 18 aprile ‘46 leggiamo: “Calabria: abbiamo ricevuto numerosi rapporti sul contrabbando di armi in questa regione (provengono dalla Jugoslavia attraverso l’Adriatico). Corre voce che arrivino soprattutto a Molfetta e a Crotone. Si ritiene che una parte di queste armi sia inviata alla banda Giuliano (Sicilia) per fomentare la causa del separatismo. Altri carichi finiscono nelle mani di una squadra armata in Calabria, composta soprattutto da elementi slavi.”

Il porto di Molfetta compare più volte anche nella storia dell’emigrazione ebraica in Palestina. Da qui passano migliaia di profughi che, a bordo di navi italiane e straniere, arrivano al porto di Haifa. Piroscafi che trasportano anche carichi d’armi. Il 10 aprile ‘48, nel mare Adriatico, è affondata la nave “Lino”, salpata da Fiume (Jugoslavia) e diretta proprio a Molfetta.

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Maria Cyliacus

La “giornalista” svedese Maria Cyliakus, che nel gennaio ’49 pubblica sul settimanale “Oggi” un’intervista in quattro puntate a Salvatore Giuliano, realizzata nelle montagne di Montelepre, è in realtà una spia internazionale al servizio della neonata Cia. Viene infatti incaricata, nel ’48, di organizzare un traffico d’armi clandestino destinato ai gruppi sionisti in Palestina. Ma la donna è arrestata a Roma dal controspionaggio britannico mentre sta fotografando alcuni aerei della Royal Air Force (Raf) all’interno di una base militare.

Ecco perchè il capobanda monteleprino, su ordini superiori, permette alle formazioni sioniste di farsi le ossa in Sicilia, per rafforzare la guerra di guerriglia  ormai in atto contro le truppe inglesi in Palestina e in Transgiordania. Un intrigo internazionale dai risvolti inquietanti.

L’Evis, quindi, di separatista ha ben poco. E’ una formazione terroristica attiva dal ‘44, definita “neofascista” dai dispacci dell’Intelligence Usa in Sicilia. Nel settembre ‘45 ne assume il comando il “colonnello” Turiddu Giuliano, con una solenne investitura sulle montagne di Sàgana, nei pressi di Montelepre, alla presenza dei massimi dirigenti del sedicente Movimento per l’indipendenza della Sicilia (Mis). Ma, come dimostrano decine di rapporti alleati resi pubblici negli ultimi anni, l’Evis ha le sue origini nei servizi Segreti della Rsi e nei commandos della Decima Mas. E’ un fronte della guerra che i neofascisti hanno dichiarato ai governi di Badoglio e  di Bonomi dopo l’8 settembre ‘43.

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18 aprile 1946 (a)

Nell’aprile ‘45, poche settimane prima della disfatta nazifascista nell’Italia settentrionale, 120 militi della Brigata Nera “Raffaele Manganiello”, di stanza a Montorfano (Como), raggiungono la Sicilia per continuare la “resistenza fascista” al Sud. Fanno parte del battaglione “Vega”, un corpo di èlite di 350 uomini voluto dal principe Borghese nell’estate ‘44 e addestrato dal tenente di vascello Mario Rossi. Gli uomini del “Vega” provengono in gran parte dalle fila degli Nuotatori paracadutisti (Np) del colonnello Buttazzoni. Negli elenchi stilati dal colonnello Hill-Dillon del controspionaggio statunitense nell’aprile  ‘45, compaiono, non a caso, i nomi del “tenente Giuliano” e di altri futuri componenti della cosiddetta “banda” del monteleprino, come il parà Giuseppe Sapienza.

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James Jesus Angleton

A Como, gli uomini della “Manganiello” sono guidati da Polvani. Nell’autunno del ‘45, da Palermo (dove rimarrà fino alla primavera ‘47), l’ex federale di Firenze entra in contatto con il capitano Angleton e assume il coordinamento delle squadre armate  neofasciste per tutta l’Italia, a cominciare dalle Sam. A coprire questo magma eversivo in Sicilia, troviamo l’ispettore generale di Pubblica sicurezza Ettore Messana, ricercato nel 1945 dalle Nazioni Unite per i crimini di guerra da lui commessi in Slovenia tra il 1941 e il 1943. Confidente numero uno di Messana in Sicilia nel dopoguerra è Salvatore Ferreri, luogotenente di Giuliano nella banda. Dal ’44 è stato agli ordini di uno dei capi del controspionaggio della Rsi, Tommaso David, responsabile dei Sabotatori-Attentatori nella guerra segreta oltre le linee.

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18 aprile 1946 (b)

Giuliano coordina il terrorismo delle Sam a livello nazionale. Ce lo conferma un rapporto Sis del giugno ‘46, ritrovato da Giannuli: “A Venezia, Milano e nella Calabria ferve il lavoro delle Sam, le quali sono sovvenzionate da Giuliano e il suo aiutante è lo Scugnizzo”. Dove per “Scugnizzo” deve leggersi Salvatore Ferreri, alias Fra’ Diavolo, la cui storia è ampiamente trattata nel nostro libro “Lupara nera” (Bompiani, 2009).

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Mossad

Non stupisce, quindi, che sia proprio Romualdi, capo dei Far, a consegnare all’Irgum l’esplosivo necessario a far saltare per aria l’ambasciata britannica a Roma, nell’ ottobre ‘46. Come scrive il giornalista Eric Salerno nel suo recente volume “Mossad base Italia” (Il Saggiatore, 2010).

Angleton – che all’inizio degli anni ’50 diventerà il responsabile a livello mondiale del controspionaggio della Cia – sfrutta bene l’avversione che gli uomini di Borghese nutrono nei confronti degli inglesi. Tra il ’40 e il ’43, le azioni della Decima si concentrano infatti contro obiettivi inglesi nel Mediterraneo, in Egitto, Malta e Gibilterra. In Italia, i Servizi inglesi stanno creando non poche grane a Angleton e soci. Nell’estate ’46, gli 007 di Sua Maestà raccolgono le prove che gli Usa hanno fatto i patti con i neofascisti di Salò per scatenare il terrorismo contro il Pci, con l’obiettivo di realizzare un colpo di Stato. La conferma arriva da Londra (Foreign Office) e da altre fonti dell’Intelligence. Tra queste, un neofascista siciliano delle Sam catturato a Trieste, Mario Cocchiara, che decide di “cantare”.

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17 aprile 1946 (a)

A sorpresa, viene fuori anche un traffico di cocaina tra l’Austria e il Nord Italia. Serve a finanziare le operazioni delle Sam. Il referente di Cocchiara nel Friuli Venezia Giulia è il capitano Huppert, un ufficiale italo-americano del Counter Intelligence Corps (Cic) che lavora per Angleton e Corso. Huppert, da Trieste, mantiene i contatti anche con Buttazzoni, clandestino a Roma.

A fine ottobre ’46, un’altra azione clamorosa – l’uccisione del generale inglese Robert De Winton, comandante del Governo militare alleato a Pola, in Istria – salta all’ultimo minuto per un’improvvisa fuga di notizie all’interno della sede dell’Intelligence Usa, a Milano. A fermare l’azione è un ufficiale dei Servizi italiani, Toni Usmiani. Un ex membro dei Servizi segreti della Decima Mas, Maria Pasquinelli, aveva organizzato l’attentato per il 28 ottobre ‘46, anniversario della Marcia su Roma, assieme ad altri neofascisti delle Sam (l’attentato mortale avverrà poi il 10 febbraio ‘47. Sul tema, vedi il nostro saggio “Le iene del neofascismo” in questo blog). A Trieste, il referente della Pasquinelli è, guarda caso, il capitano Huppert (Cic).

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All’attentato di Pola avrebbe partecipato anche un non meglio identificato “Giuliano”. La scrittrice triestina Rosanna Giuricin, nel suo libro “La giustizia secondo Maria” (Del Bianco Editore, 2008) rivela: “Non era Maria che avrebbe dovuto sparare. Il compito era stato assegnato a Giuliano. Chi poi fosse Giuliano non si sa. La trattazione si ferma all’ipotesi secondo la quale all’ultimo momento, ‘Giuliano’, preso dagli scrupoli, avesse passato la pistola alla Pasquinelli.”

Non è azzardata l’ipotesi che il Giuliano di cui si parla, sia proprio il “re di Montelepre”. Nel giugno ‘46, infatti, il controspionaggio italiano segnala la presenza a Trieste di “due militanti Evis provenienti da Catania: Tullio Di Mauro, nato a Trieste nel 1923, ed Enzo Finocchiaro, nato a Catania nel 1925”.  Il cosiddetto Evis, dunque, è una copertura delle bande neofasciste armate delle Sam. A capirlo è anzitutto il Comando alleato di Roma che nel gennaio ‘45, durante i moti del “Non si parte” in Sicilia, scrive: “La responsabilità dei separatisti è pari allo zero. Con ogni probabilità, gli incidenti sono stati fomentati da elementi fascisti e da agenti della Rsi che hanno recentemente attraversato la linea del fronte [la linea Gotica].”

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17 aprile 1946 (b)

Non è casuale che il Sim, nel dicembre ‘45, segnali la presenza del principe Borghese a Udine, in “uniforme americana”. L’ex capo della Decima Mas è in Friuli per contattare una banda di fascisti della Rsi guidati da Spollero, attiva sulle montagne di Remanzacco (Tarcento).   E’ un’area, questa, vitale per le sorti del neofascismo italiano. A confermarlo ai Servizi inglesi è Cocchiara.

Nel settembre ’46, a Trieste, il neofascista delle Sam vuota il sacco: “Risulta che Cocchiara sta organizzando un gruppo paramilitare di destra sotto gli auspici del Sim [composto da carabinieri]. Sostiene inoltre di essere in rapporti diretti con i gruppi delle Sam in Lombardia e nei dintorni di Milano. I Carabinieri Reali partecipano al movimento. Cocchiara si è messo in contatto il 19 agosto ‘46 con i gruppi della resistenza nazista che operano nelle Alpi bavaresi. Per ottenere fondi, i gruppi nazisti hanno allestito un ampio traffico di cocaina verso l’Italia. Qui, i loro emissari vendono cocaina di tipo ‘Merck’, genuina. In Italia, le organizzazioni neofasciste traggono profitto dall’acquisto di cocaina, garantendo così i finanziamenti alle loro attività.  A Merano, il contatto di Cocchiara è Cosulich (hotel Bristol). Le comunicazioni tra Milano e Merano sono garantite da Comelli.”

Un traffico, questo, confermato anche da un bravo e coraggioso giornalista dell’epoca, Riccardo Longone. Su “l’Unità” del 14 febbraio ’47, in un articolo intitolato “I camerati delle Sam”, svela il narcotraffico che i nazifascisti hanno messo in piedi tra Milano, l’Alto Adige e l’Austria (l’inchiesta di Longone è consultabile nel nostro sito).

Che ci siano delle connessioni inconfessabili tra la Sicilia di Giuliano, Roma e il Nord, con il suo arcipelago di terroristi neri, è confermato dal fatto che all’indomani della strage di Portella della Ginestra e degli assalti contro le Camere del Lavoro (maggio-giugno ’47), sono scoperti sulle montagne monteleprine alcuni “continentali”. Fermati e identificati dai carabinieri, vengono rispediti a casa in fretta e furia: “Un gruppo di settentrionali composto da Giancarlo Celestini, 20 anni da Milano, Enzo Forniz, 18 anni da Pordenone e Bruno Trucco, un ragazzo di Genova”.   A quale appello hanno risposto? Tra il 10 luglio e il 14 agosto ‘47, sono poi intercettati sulle montagne di Montelepre undici misteriosi individui nativi di Cava dei Tirreni (Francesco Lambiase e Vincenzo di Donato); Sicaminò, in provincia di Messina (Francesco Minuti); Taranto (Cosimo Vozza, Pietro Capozza, Cataldo Sorrentino, Santo Balestra); Cagliari (Carlo De Santis); Vicenza (Gaetano Dalconte e Edoardo Affollati); Ragusa (Giuseppe Ferma).

Ecco chi è il “romantico” bandito Giuliano: un criminale, uno stragista pronto a tutto, anche a trafficare in armi e altro in nome del dio denaro. Agli ordini delle alte gerarchie dello Stato, dei neofascisti e delle spie americane, si sente padrone del mondo e pensa alla Sicilia come al suo regno assoluto: una realtà in mano a Cosa Nostra e al terrorismo anticomunista.

Ma sessant’anni fa, la notte fra il 4 e il 5 luglio ’50, è “eliminato” in un conflitto a fuoco mai esistito. Siamo alla vigilia del processo per la strage di Portella della Ginestra. Nei palazzi molti temono che, messo all’angolo, possa rivelare quelle verità scottanti che i documenti americani e inglesi ci vanno restituendo in questi ultimi anni.

Alla faccia di chi continua a negare una realtà storica sotterrata per troppi decenni. Nel nome degli equilibri geopolitici nati sessant’anni fa con la Guerra fredda.

Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino

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Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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27 risposte a Giuliano, i nazifascisti e le bande sioniste

  1. alberto ha detto:

    Salve
    vorrei contattarvi, ho recentemente comperato due fotografie che vorrei mostrarvi. Sono state scattate in sicilia e ci sono dei personaggi che mi sembrano conosciuti !
    Grazie
    alberto

  2. benedetto zenone ha detto:

    La strada della libertà come quella della verità è sempre impervia, ma non per questo, ci possiamo permettere di fermarci o smettere di lottare.

  3. Gian Maria Turi ha detto:

    Caro Giuseppe, qualcosa (molte cose, immagino…) al di là dei documenti mi sfugge: gruppi ebraici in combriccola con gruppi neofascisti dopo la guerra, dopo le leggi razziali, ecc.? Cos’è, solo spregiudicato opportunismo del momento?

    • casarrubea ha detto:

      Caro Turi, la storia ha più capacità progettuale del cervello umano: più inventiva, più spregiudicatezza. Quando i potenti della Terra si mettono assieme noi siamo solo piccola cosa. E’ vero che dobbiamo fare la nostra parte, ma solo la verità dei fatti e la consapevolezza ci aiutano nelle linee guida che dobbiamo seguire. Hai ragione. Che i gruppi sionisti lavorassero assieme a una banda nazifascista come quella di Giuliano lo dicono i documenti. Che ci spiegano anche che la Sicilia, con il consenso di De Gasperi, fu considerata luogo di addestramento perla guerriglia in Israele. Le montagne di Montelepre e i traffici d’armi che qui giungevano dagli ambienti antititini si prestavano bene ad azioni coperte. E tu pensi che l’ispettore generale di PS nell’isola che in Slovenia aveva fatto la lotta contro i partigiani di Tito che lottavano contro i fascisti italiani che avevano invaso le loro terre, tra il 1941 e il 1943, non sapesse nulla? Non è un caso che il bandito di Montelepre, legato a doppio filo ai neofascisti di tutta Italia, sia rimasto libero di scorazzare dovunque fino alla fatidica notte tra il 4 e il 5 luglio 1950 (inizio del processo di Viterbo per la strage di Portella della Ginestra). La “ragion di Stato” fa fare questo ed altro. I terroristi neri e rossi sono sempre stati usati dall’Intelligence internazionale, quando gli Stati di cui erano e sono espressione lo decidevano. Come puoi vedere i documentiche alleghiamo parlano da soli e mettono in discussione l’interpretazione vulgata che si è dato dell’Evis (Esercito volontario di liberazione della Sicilia).

  4. LUIGI FICARRA ha detto:

    Caro Giuseppe,
    concordo con Te quando, rispsondendo a Turi, dici : <>.

    La verità, come diceva un nostro grande maestro di pensiero e di azione, Gramsci, è sempre rivoluzionaria, perchè, togliendo il velo che copre i “fenomeni”, ciò che “appare”, consente di conoscere la realtà e quindi di poter agire efficacemente per la sua trasformazione rivoluzionaria. La conoscenza del passato, che le tue ricerche storiche hanno disvelato, ci fa capire meglio la scelta di alleanza e collaborazione poitica, militare e tecnico-scientifica, con la partecipazione dei nostri centri di ricerca universitari, fra Italia ed Israele, decisa dal governo Prodi, con apposita legge, e mantenuta e sviluppata ulterirmente dall’attuale governo di destra.

    Un abbraccio
    luigi ficarra

  5. Gian Maria Turi ha detto:

    Hmmm… quest’ ultimo commento mi sa di antisemitismo latente… intanto perché si fa un salto di 60 anni come se niente fosse (da De Gasperi a Prodi), e poi la presenza eventuale di elementi ebraici (non meglio identificati, con ruoli e attività tutti da valutare e dimostrare) in Sicilia nel ’48 non ci fa capire proprio niente delle scelte di collaborazione tra Italia e Israele degli ultimi anni, a meno di non leggere la storia con occhi un pochino paranoici.

    • casarrubea ha detto:

      Caro Turi,
      i fatti accadono in gran parte all’inizio del ’46, anno in cui – come dimostriamo attraverso l’esibizione dei documenti – sotto il governo De Gasperi, si riuniscono il capo della polizia, il capo del neofascismo italiano, alcuni gerarchi del regime, e membri del governo. Il loro obiettivo è una comune collaborazione. Il progetto, a monte, è opera dell’X-2 di Roma che faceva capo a Angleton. Non trovo irragionevole, tanto più che i documenti che pubblichiamo parlano da soli, che si sia consentito a gruppi ebraici di esercitarsi militarmente sulle montagne della Sicilia in vista della costituzione dello Stato di Israele. Questo non c’entra nulla con l’antisemitismo. La verità non è mai contro nessuno perchè la storia è molto più complessa di come la pensiamo o di come ce l’hanno raccontata.

      • Gian Maria Turi ha detto:

        Senz’altro. Infatti non mi riferivo al tuo post ma al commento.

        Ciononostante voglio lasciarti una replica che è stata mandata a me da una persona cui avevo inoltrato il tuo articolo:

        I documenti non parlano chiaro, non lo fanno mai. Bisogna leggerli nel contesto e il contesto non è dato oggettivamente, per cui è facilissimo costruire universi di fantasia partendo “verità documentate”.
        Ora, è documentato il rapporto decima mas – formazioni sioniste. E’ cosa nota e tutt’altro che segreta anche in Israele (basta visitare il museo della marina di Haifa per averne conferma tangibile). E’ anche risaputo e accettato da tutti che i governi italiani, già prima della fine della guerra, abbiano chiuso tutti gli occhi possibili sul traffico di armi che passava dall’italia diretto in Palestina. Addirittura, dal ’46 al ’48 l’aeronautica italiana ha addestrato a Ciampino, sui suoi aerei, gran parte dei futuri piloti dell’aviazione israeliana. Anche qs è noto. In breve: le formazioni sioniste hanno usato tutti i mezzi possibili e a loro portata per prepararsi a creare il nuovo Stato Israeliano, anche con la forza. Opportunismo? Direi realismo e pragmatismo politico. E’ quindi possibile che abbiano avuto rapporti strumentali con Giuliano. E’ anche possibile che Giuliano e i suoi fossero dei fascistoni, forse… Chi lo sa… I documenti pubblicati mi sembrano tutt’altro che risolutivi. In ogni caso da qui a vedere un mega complotto della CIA contro quello stesso alleato (gli inglesi) con qui aveva appena vinto una delle più tragiche guerre che l’umanità abbia mai conosciuto, un complotto che sarebbe iniziato ancora NEL PIENO DELLA GUERRA (1943) e che avrebbe coinvolto in prima persona anche De Gasperi, beh…. Lasciamelo dire: QUESTA E’ PURA FOLLIA!!!!! Senza contare che in questo bel quadretto il termine terrorista viene usato un pochino troppo spesso: terrorista Giuliano, terrorista la Cia, terroristi gli ebrei (ma guarda…), terrorista lo Stato Italiano ante litteram, prima ancora che venisse eletta la Costituente… In realtà sono discorsi vecchi, di una cera sinistra anni Settanta, malata di conspiracy theory…

  6. Odradek edizioni ha detto:

    Caro Casarrubea, ottima informazione, asciutta, essenziale: prima i documenti, poi le ipotesi. Ti auguro di proseguire.
    Buon lavoro.

  7. Gentilissimo Professore,

    in questo Paese sono state annoverate 15 stragi , ne manca una all’appello ed è quella di Portella delle Ginestre.
    Il non ricoscimento di quelle vittime di Portella fra le vittime delle stragi , nelle leggi che regolamentano economicamente le vittime del terrorismo eversivo, è stato determinante per una vera lettura di ciò che avvenne quel 1 Maggio.
    Io sono da sempre convinta che necessiti una riapertura del processo per dare giustizia a quei morti.
    Se sbaglio me lo dica tranquillamente .
    Un caro saluto
    Giovanna Chelli

    • casarrubea ha detto:

      Ne sono convinto. Ha ragione signora. E’ come se la non considerazione dei morti, dei sindacalisti assassinati in quell’anno di piombo, continuassero ad essere uccisi dalla criminale complicità dello Stato. Abbiamo presentato una denuncia circostanziata al Tribunale di Palermo e dopo qualche anno, il procuratore Francesco Messineo e il pm Morvillo l’hanno respinta. Le motivazioni e la mia risposta le può leggere nel mio sito web http://www.casarrubea.wordpress.com se dogita questi nomi alla voce cerca dell’home page.
      La ringrazio di cuore per la Sua sensibilità e attenzione.

  8. Maria D'Asaro ha detto:

    Grazie per il tuo lavoro di indagine storica. Come vorrei che noi, insegnanti di storia, riuscissimo a far nascere e a far crescere negli alunni una sensibilità attenta e critica verso ciò che accade o ciò che è accaduto…

  9. carmela ha detto:

    Ho avuto un sobbalzo nel leggere il nome Sereni (per me associato alla letteratura del ’900 e alla storia del PCI) associato a questi complotti! Ma mi son dovuta ricredere:probabilmente Ada Sereni non ha nulla a che fare con Clara, Emilio, Vittorio, i nomi a me noti, ma rileggo oggi ne “Il Gioco dei Regni” di Clara Sereni:
    “Sionismo, comunismo. ..Lotte feroci dilaniavano i due gruppi, e non soltanto sul piano verbale.. In ogni scelta, entrarono per ciascuno inclinazioni e sentimenti, esperienze patite e nodi psicologici irrisolti, passioni e timori: ma di questo ben poco è dato sapere, perché chi allora scelse di agire usò le parole per cambiare il mondo, e non per raccontare di sé. ”
    Non giudichiamo le scelte personali, ma constatiamo che un patto col diavolo c’è stato: illuminante a questo proposito il link che allego, sul Mossad in Italia:
    http://www.tlaxcala.es/pp.asp?reference=10258&lg=it.
    Grazie sempre al professor Casarrubea per il suo impegno e le sue ricerche.

  10. Mario Arpaia ha detto:

    ti ringrazio e ti saluto caramente mario

  11. federico tesei ha detto:

    Le consiglio il mio libro sulla strage dell’Italicus (L’Italicus, 4 agosto 1974, note di lettura per una strage dimenticata, cicorivolta edizioni.)qualora non l’avesse letto poichè ivi compaiono (30 anni dopo) gli stessi personaggi sullo sfondo e non solo (Romualdi, Angleton, Borghese ecc.) Interessante il collegamento tra Sicilia e NOrd Italia poichè è evidente come prima di tali carte del 2005, i collegamenti non erano del tutto provati (mentre lo erano su breve scala tra fascisti al Mezzogiorno e gli Alleati, così come tra i Repubblichini al nord e gli stessi).

  12. Maria Antonietta Garofalo ha detto:

    Grazie delle sue lucide analisi,Professore.Questi episodi tralasciati dalla macrostoria,hanno segnato il passo stanco dei siciliani verso una coscienza critica,rallentandone l’autopropulsione e la spinta alla ricerca delle verità nella loro interezza oggettiva.

  13. rinaldi antonio ha detto:

    Gentilissimo professore

    queste mie righe sono per esprimerle il mio

    apprezzamento per la ricerca continua della verita’

    di cui lei e’ protagonista .

    Dettaglio non da poco e’ il continuismo che mi sembra

    di riscontrare nei principali tristi personaggi di

    vicende cronologicamente lontane ma evidentemente

    vicine per obbiettivi come Mike Stern (Portella della

    Ginestra – Giuliano ) e la strage alla stazione di

    Bologna , davvero inquietante .

    Cari saluti ,

    Rinaldi Antonio

  14. Pingback: Portella della Ginestra: a sárga virágos átjáró « Minchia! in Sicilia fui

  15. Piera Maltese ha detto:

    Da sempre il 1 maggio è stato considerato nella mia famiglia festa del lavoro, ma anche commemorazione della strage di Portella della Ginestra.. e fin da piccola ne ho sentita narrare la storia dai miei genitori….Poi il 30 aprile dell’82 mentre mi trovavo a Milano appresi la notizia dell’uccisione di Pio La Torre e ne fui sconvolta…Ma ne presi consapevolezza piena la mattina del 1 Maggio quando con mio marito e mio figlio di un anno e mezzo ci recammo in piazza Duomo per la manifestazione del 1 maggio….Fummo travolti dalla commozione nel vedere sfilare migliaia di gruppi e di bandiere a lutto e con le foto di Pio La Torre ….scandire slogan contro la mafia e non solo ….. Da allora il 30 aprile e il 1 maggio per me sono ancor più giorni di riflessione su eventi che tentarono di vanificare la resistenza e il sacrificio di migliaia di giovani e di uomini come Pio La Torre che 40 dopo si batterono per costruire un’Italia libera…E noi non dobbiamo stancarci di parlarne ai nostri figli e a tutti quelli che non hanno avuto l’opportunità di sentirne parlare perchè i media e hanno altro da pensare e nessuno compra i giornali che ne parlano…

  16. baldassare carollo ha detto:

    Caro prof. Ho letto con molto interesse il tuo pezzo. Seguo da tempo l’evoluzione dei tuoi studi attraverso le pubblicazioni dei tuoi libri.
    Apprezzo grandemente il tenace lavoro di ricerca e di ricostruzione dei contesti storici. Sono convinto che la storia ufficiale sia in realzione con la storia “segreta” spesso inconfessabile. Parallela, deviata, fatta dai servizi, da doppiogiochisti, da potentati, massonerie, criminali, armi, armati e armate imbastite nelle terre più calde e con le teste più calde.
    Un vecchio adagio dice che la diplomazia è solo la continuazione della guerra con altre armi e la guerra per converso è la continuazione della diplomazia senza soluzuione di continuità. Anzi direi che la storia che tu disseppellisci ci dimostra che la guerra non finisce mai. Tutt’alpiù procede come quei fiumi carsici che si inabissano, ma che vviamente contionuano a scorrere nel sottosuolo.
    Machiavelli ci aveva insegnato – fondando la Scienza politica moderna – che il “principe” se necessitato deve sapere intrare dentro il male. Se non lo sa fare porta lo Stato alla rovina. Se necessitato. La storia però ci insegna che la necessità dettata dalla legittima difesa dei cittadini spesso sconfina nella mera lotta di tutti contro tutti. una lotta hobbesiana per la difesa e l’espansione di interessi costituiti e non certo per la difesa della vita e della legalità.
    Di sotto ci vanno sempre i popoli, i poveri, i lavoratori, le masse anonime dei sofferenti, dei poveri cristi, stritolati dai cingoli cinici dei potenti.
    Però una cosa vorrei dire: è giusto vedere e giudicare la storia non solo con gli occhi dell’etica pura. Le anime belle non fanno la storia. Il male è dentro l’uomo e dentro la realtà e con esso bisogna confrontarsi per saperlo estirpare.
    Nella storia agiscono i Gandhi, Madre teresa di calcutta, Cristo, danilo Dolci etc con le loro azioni pure e non violente. Ma agiscono anche gli Stati, i governi, i partiti combattenti e rivoluzionari nelle fasi di snodo storico, contro le dittature, per grandi ideali.
    Il problema è vedere la storia nel suo complesso reticolare. Mai a senso unico. E il problema è capire come il popolo, i lavoratori, la gente sfruttata di tutto il mondo può combattere ed organizzarsi per un mondo più giusto.
    Contro lo strapotere delle multinazionali, del denaro. Ma salti in avanti nel buio rimangono tali. anzi generano mostri. Perchè l’utopia è spesso il sonno della ragione. Confrontiamoci in modo liberale, con il senso del limite e del “male” nello studio della storia e dell’azione politica, per un futuro più umano. Dove i poveri, e i più possano vivere in un mondo senza schiavitù. Non è facile.
    La rivoluzione vera comincia sempre dentro il nostro piccolo grande cuore, lontano dagli schematismi delle ideologie, alla ricerca umile dell’illuminazione del nostro vivere quotidiano, facendo il bene al nostro vicino di casa più sfortunato, senza doppiezza, ovunque nel nostrto posto di lavoro e ovunque capiti.
    Perdona la mia retorica e i miei limiti, giuseppe. un grande abbraccio.

    P.S. : a proposito di Ebrei: sottolineo il mio grande amore per il popolo ebraico. Un popolo che dobbiamo amare con tutto il cuore per il contributo di cultura e di grandezza che ha sempre dato alla storia umana e che ha pagato un tributo di sofferenza senza fine per la sua semplice esistenza.
    Sogno il ritorno alla pace in medio oriente senza alcuno schieramento etnico o ideologico.

    • casarrubea ha detto:

      Non ti devi scusare di niente, Baldassare. Il tuo contributo va capito fino in fondo. Non vorrei averti dato, però, l’impressione che io sia schierato solo da una parte. Il male che c’è nella storia, nei fatti umani, deve tradursi in bene attraverso le ragioni di tutti i soggetti chiamati in causa. Ebrei e palestinesi devono convivere. Gli uni e gli altri in Stati autonomi e liberi. Non si potrebbe altrimenti giustificare, neanche davanti al buon senso, la eterna violenza della parte più forte contro quella più debole, e l’esasperazione di quest’ultima fino alla follia. Il diritto universale ad avere una patria è tanto dei Palestinesi, quanto degli Ebrei. Il fatto è che il mondo occidentale è schiarato e contribuisce, consapevolmente, al perpetuarsi di un tragedia infinita.

  17. baldassare carollo ha detto:

    Giuseppe, scusa per tutti i miei errori nella scrittura, per la fretta e l’estemporaneità. Scusa anche i miei errori di sostanza, sicuramente numerosi. Mi puoi annoverare tra i tuoi “seguaci” da sempre. Un abbraccio.

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