Pietro Koch: memorandum per Mussolini

DESTINATARIO: Capo del governo- Quartier generale

MITTENTE Piero Koch

TITOLO: Memorandum per Mussolini sui fatti del 25 settembre 1944

17 novembre 1944

Nara, rg. 226, s.174, b.22, f. 152

*

Duce!

Esecuzione di Pietro Koch

Vi prego voler scusare le tante pagine che seguiranno e la libertà che mi prendo di corredare con dei nomi, fatti che certamente vi stupiranno.

Ma la successione dei tradimenti, delle truffe, degli imbrogli e dei raggiri perpetrati anche alla Vostra Persona è tale che dopo 53 giorni mi permetto di prendermi questa libertà.

Senza ampollose frasi e senza feroci aggettivi, Vi esporrò, quindi, il più scheletricamente possibile, i tanti e tanti fatti ed antefatti connessi alla distruzione del Reparto Speciale di Polizia, operata il 25 settembre.

Sorvolo tutta la storia del Reparto fino al 23 settembre essendo essa esposta, seppure in pochissime righe, nella lettera diretta al ministro guardasigilli ed inviataVi per conoscenza alcuni giorni or sono.

Il 23 settembre pomeriggio, si svolse, presieduta dal Ministro dell’Interno, una riunione alla quale parteciparono oltre che il sottosegretario ed il capo della Polizia, il Capo della Provincia di Milano, il questore Bettini, il questore Finizio, il signor Bernasconi ed il sottoscritto.

La riunione aveva avuto luogo in quanto l’avv. Bassi, saltando la consueta via gerarchica, si era recato da Voi con un rapporto dettatogli dal questore Bettini e diretto contro le varie autorità di Polizia di Milano.

Secondo il Vostro volere vennero impartiti vari ordini ed il Reparto Speciale di Polizia da me diretto, assumeva, in virtù di quegli ordini, un carattere nazionale.

Ringraziai della prova di fiducia, ma resi presenti le difficoltà tecniche e soprattutto amministrative. Chiesi che il Reparto fosse messo invece a disposizione del questore Bettini per diventare, così come lo era a Roma con il camerata Caruso, il vero e proprio braccio politico della provincia di Milano. Ciò in considerazione soprattutto della capacità tecnica degli appartenenti al Reparto stesso.

La decisione venne pertanto rinviata alla settimana seguente, cioè dopo la Vostra approvazione.

Dopo 48 ore dalla riunione, esattamente alle ore 18 del 25 settembre il questore Bettini, senza che nessun fatto nuovo fosse sopraggiunto, operava la distruzione di quello che doveva diventare il suo Reparto.

Prima di narrarVi i particolari dell’operazione ed il saccheggio è bene fare alcune premesse.

Il Reparto era indubbiamente malvisto a Milano soprattutto da tre persone: il prefetto, il comandante Colombo, il questore Bettini.

Per il capo della Provincia mi sfugge il motivo; egli era però perfettamente a conoscenza dell’operazione. Infatti, alle ore 19 circa del 25 settembre, l’avv. Bassi ricevette una telefonata dal questore Bettini. Quest’ultimo gli annunciava in pochissime parole, che l’operazione “era ben riuscita”. La telefonata partiva dalla sede del Reparto. Nell’Ufficio del Capo della Provincia era presente il noto industriale Alberto Pirelli al quale il Bassi, fregandosi le mani, dopo avere riagganciato il ricevitore, disse testualmente queste parole: “E’ il primo che abbiamo fregato, ora tocca agli altri”.

Alberto Pirelli si recava quindi all’Ufficio delle Ferrovie Mediterranee (delle quali è Amministratore) e riferiva il fatto, erano circa le 19,30, al Rag. Dedo Romoli.

Eppure il Capo della Provincia era presente alla riunione svoltasi appena 48 ore prima a Maderno!

Per il comandante Colombo, è invece ben chiaro il perché. La “Muti” era il solo organo veramente forte che esisteva a Milano. Ciò prima della fine di agosto. Alla fine di Agosto l’astro “Muti” correva serio pericolo di tramontare.

Legione autonoma Ettore Muti

L’operazione effettuata dal Reparto Speciale di Polizia contro il Comitato Centrale di Liberazione Nazionale, aveva provocato tanto di quello scalpore – come era logico lo provocasse essendo questa la prima operazione del genere in Italia – che il comandante Colombo temette seriamente per il prestigio della sua organizzazione. Tanto più che nella prima decade di settembre pregai il questore Bettini di diramare un ordine a tutte le polizie milanesi di sospendere, per alcuni giorni, qualsiasi arresto politico, onde non compromettere il buon proseguimento della nostra operazione.

La “Muti” invece trasgredendo all’ordine operò circa 70 arresti nel campo del Psiup per prendere un capozona! Nello stesso numero dei nostri arrestati vi sono invece 9 capo-zona e 13 detenuti di importanza superiore ai capozona.

Il comandante Colombo era d’altra parte informato che nel mio ufficio si trovavano gli originali di una schiacciante serie di capi d’accusa contro la “Muti”.

Naturalmente questi originali sono scomparsi. Di essi, però, ne esiste copia.

Anche il Bettini era presente alla nostra riunione, avvenuta 48 ore prima. La cronistoria dell’operazione dimostra però come essa doveva essere preparata già da qualche tempo.

Occorre considerare un altro fattore antecedente alla operazione per studiarne i motivi.

Il 26  settembre alle ore 17 dovevo trovarmi, con l’ex ministro Riccardi, nell’Ufficio del cardinale Schuster. Con me sarebbero venuti i quattro membre politici del Cln che si trovavano nelle Camere di sicurezza del Reparto. Alla presenza della  Eminenza il cardinale Schuster dovevamo incontrare alcuni residui membri del Cln ancora in circolazione, per gettare le basi ( o meglio per definire) di un accordo politico-militare per la città di Milano prima e per la Lombardia poi.

L’accordo si riduceva in effetti, malgrado la presenza di così importanti personaggi, ad una semplice tregua; tregua che però, in considerazione degli ostaggi in nostro possesso, già esisteva fino dai primi del mese.

Infatti a Milano non si uccideva, non si sabotava, non si faceva più alcuna propaganda. Vi era stato un piccolo sciopero alla Breda che noi componemmo nel giro di soli 30 minuti e con una semplice telefonata fatta fare a tale ingegnere Scherillo dirigente delle “Squadre di Fabbrica” di Milano e di Sesto S. Giovanni, nonché rappresentante del Psiup presso il Comitato provinciale e di Liberazione Nazionale.

La riunione aveva per me un altro scopo. Quello di nuovamente incontrarmi con il rappresentante della Federazione Centrale del Pci presso il Cln.

Dico nuovamente, perché – immagino che ciò sta a Vostra perfetta conoscenza –  il 25 giugno alle ore 19 circa, ebbi il piacere, primo fra tutti, di assistere di persona ad una riunione del Comitato centrale di Liberazione Nazionale a Mirafiori presso Torino. A quella riunione, fu proprio il rappresentante ufficiale del Pci a mandare in aria le note trattative –suppongo sia anche questo a Vostra perfetta conoscenza – che dovevano portare ad uno statu-quo nel gruppo bande nord-ovest e precisamente in quelle della IV zona partigiana.

Per l’irrigidimento del Pci quella volta, malgrado i successivi incontri di Santhià e Viverne, non riuscii a portare su un piano conclusivo le trattative per le quali il Cln stesso  aveva delegato persino un suo rappresentante.

Esso era – suppongo che anche questo sia a Vostra perfetta conoscenza – il dr. Aldo Giuseppe Borel.

A coronamento di tutto, il 26 settembre mattina, doveva venire nella sede un rappresentante della Eminenza Schuster, per visitare i detenuti e le camere di sicurezza. Ciò in considerazione della lettera scritta dal Cardinale sulle famose “doccie”.

Avevo infatti messo come condizione essenziale le scuse del cardinale Schuster per la lettera stessa e lo avevo invitato pertanto ad inviarmi un suo rappresentante per controllare l’inesattezza delle sue asserzioni.

Di tutto questo era stato perfettamente informato il questore Bettini, esattamente alle ore 11 circa del 23 settembre.

Maògrado ciò, 24 ore prima del grande incontro, egli entrava in sede per distruggere il Reparto.

Perché?

Perché era già in atto una truffa ai danni dell’Amministrazione dello Stato, truffa che si rivolse quindi alla Vostra persona.

Parlo dell’ingegnere – per essere precisi è un semplice geometra – quanto mai presuntuosissimo capo comunista, a Voi presentato dal Prefetto Nicoletti.

La precisa storia di questa truffa è la seguente: questo ventiquattrenne geometra si presentò ai primi di settembre alla segreteria del Pfr. Si rivolse all’Ufficio Assistenza parlando di un mirabolante accordo tra il Pci e il Pfr.

Concluse chiedendo quattrini.

Venne cacciato via in malo modo e diffidato di non tornare a Maderno. Ne è testimone il vicecapo dell’Ufficio Assistenza Gandolfi.

Giunto a Milano venne fermato dalla brigata Nera “Aldo Resega”. Là fece un’offerta migliore. Si trattava di un accordo addirittura tra il Cln e il Governo della Rsi!

Tale proposta venne fatta quando ben cinque membri – cioè quasi la metà – del Comitato Centrale di Liberazione Nazionale si trovavano nelle nostre camere di sicurezza e gli altri 7 membri erano ben lontani, ma molto lontani, da Milano.

La Brigata Nera lo inviò in questura per l’inoltro in Germania. A questo punto accadde un fatto strano. Il Capo della provincia telefonò al capo gabinetto del questore Zoli, raccomandando caldamente il geometra e dicendo che era persona molto intelligente e di sua fiducia; fiducia che il geometra mal ripagò come dimostrerò in seguito.

Il questore Bettini interrogò personalmente il geometra e lo rimise in libertà. Fece quindi una relazione che portò al dr. Cerreti. Nella relazione si parlava della adesione di altissime personalità italiane al Cln onde avere da questo una assicurazione morale e materiale in caso di occupazione totale dell’Italia.

I nomi erano numerosi e altisonanti. Fra gli altri c’erano (vedi elenco a parte).

Questa relazione venne poi portata a Voi dal Capo della Polizia stesso.

Per questa relazione il Bettini ebbe 100.000 lire che a suo detto dovevano essere versate al geometra.

Fu solo però quando il Bettini venne destituito da questore di Milano che il geometra, sotto la più raffinata veste di ingegnere venne portato a Voi quale “capo-comunista”.

Vorrei a questo punto fare una disquisizione tecnica sul termine “capo-comunista”: Con una esposizione tecnica Vi dimostrerei che, anche non essendo a conoscenza dei precedenti della truffa, questo geometra è un truffatore.

Il punto nero sta nel vedere, se era il geometra che ha truffato tutti, oppure se sono gli altri che hanno truffato Voi.

Il 25 settembre, alle ore 18, 200 uomini circa della “Muti” e della questura, al comando del questore Bettini e del tenente colonnello Folli, si presentarono alla sede intimando la resa.

Lo schieramento era imponente: autoblinde, mitragliatrici, mitragliere da 20 mm., armi automatiche leggere, eccetera.

I presenti, che erano circa 50, considerata la presenza della massima autorità di Polizia della città, aprirono i cancelli.

Quanti si trovavano nella sede vennero arrestati, fatti salire su un carrozzone tranviario e portati con una pubblicità indescrivibile, al carcere di San Vittore. Ivi funzionari, agenti, personale femminile d’ufficio e di pulizia, e persino un ragazzo di 14 anni e 6 mogli di alcuni agenti, vennero messi alla rinfusa con detenuti politici.

Alcuni vennero poi impiegati come facchini all’Albergo Regina, dopo avergli fatto traversare più volte il centro della città a piedi.

Nel giro di sei giorni la sede subì un saccheggio che non ha precedenti nella storia della Polizia Italiana.

Venne asportato per intero il corredo di circa 60 persone per un valore complessivo di oltre 2 milioni e 800 mila lire. L’autoreparto subì, su appena 11 mezzi, un danno di circa 1 milione.

I valori asportati superano di gran lunga i 3 milioni.

E tutto questo in appena sei giorni.

Vennero massacrati mobili, schiantati sportelli, forzati cassetti, sfondate porte, cose insomma veramente indecenti.

Tutto ciò è stato constatato, prima che il reparto rientrasse in sede, dal questore Larice e dal vicequestore Mancini.

Il Reparto rientrava in sede il 2 ottobre.

Anche una gran parte, anzi, la quasi totalità dei documenti, era scomparsa.

I documenti preziosissimi del Cln. E dei suoi uffici annessi, venivano in massima parte presi dalla “Muti”. Infatti, il 9 novembre, il comandante Colombo portava a Voi vari documenti appartenenti a vari partiti antinazionali o ad organizzazioni militari.

Ebbene, quei documenti, o parte di essi, sono gli stessi che il 25 settembre erano stati rubati dalla “Muti” nella sede del Reparto Speciale di Polizia.

I documenti “riservati” vennero distribuiti ai singoli interessati. Il questore Bettini e il comandante Colombo si trattennero le lloro cartelle. Al questore Finizio venne consegnata la sua cartella. Persino l’ex capo della Polizia, dr. Cerreti, prese visione, ringraziando, di vari appunti che riguardavano la sua persona o suoi diretti collaboratori. L’episodio del dottore Cerreti avvenne esattamente quando Voi lo incaricaste di recarsi a Milano per eseguire l’inchiesta. Essa non venne mai fatta appunto perché il Bettini consegnò la cartella personale al dr. Cerruti!!!

Roberto Farinacci

Anche il Ministro Roberto Farinacci ebbe la sua cartella. Non mi dilungo su questo argomento. Per essere più esatto mi permetto allegarVi copia di una lettera inviata al Ministro Farinacci stesso. A chiarimento: il capitano Milanesi mensionato nella lettera, è il capo dell’U.P.I. di Cremona.

E’ chiara, quindi, la procedura seguita nella cosiddetta “inchiesta sevizie”.

La massima parte delle cartelle recava la seguente dicitura: al Capo del Governo- Quartiere Generale, oppure Al Ministro dell’Interno – Maderno – Riservata alla Persona.

I particolari sui sei giorni di occupazione da parte della “Muti” e della questura sono tanti e poi tanti che ci vorrebbero centinaia di pagine per dirli tutti. Mi permetto dirvene solo qualcuno.

Tale pseudo “conte di Toledo”, capitano della “Muti”, dormì la prima notte nella stanza di due funzionari del Reparto: il conte Guido Stampa e Sergio Giacomantonio. Egli portò con sé, come quasi tutti gli uomini, la propria amante. La mattina l’amante del conte uscì dalla sede con ben cinque valigie stracariche di oggetti personali dei due funzionari del Reparto.

Essa lasciò la via Paolo Uccello a bordo di una 1100 nera tagata PV 1359. Aiutò a chiudere le valigie al conte, tale Ramoni Pietro.

Ciò accadde il 26 settembre alle ore 10. circa.

Quando il conte Stampa e il Giacomoantonio chiesero che fosse effettuata una perquisizione nella stanza dell’albergo Milano dove abitava il capitano Toledo, si fecero accompagnare i due funzionari dal vicequestore Mancini che entrava solo nella Camera. Dopo circa trenta minuti ne riuscivano il Mancini e l’amante del Toledo. Essa ne ne andava portando via tranquillamente con sé una grande valigia ed un ancora più grande pacco!!! Naturalmente il Giacomoantonio si rifiutò di fare qualsiasi perquisizione. Presente anche un sottufficiale della Felgendarmerie sotto la cameratesca protezione della quale si trovava il Reparto. Infatti tutte le numerose armi, ivi comprese quelle di esclusiva proprietà individuale, erano state rubate con tutto il resto. Naturalmente anche di ciò nulla è stato restituito.

Un altro episodio: durante i sei giorni tutti gli uomini della “Muti” e gli agenti di Ps mangiarono tranquillamente alla mensa del Reparto sistemata presso il ristorante “Giovannino” di proprietà del signor Pirovano. Essi mangiavano con buoni falsificati con una dei timbri tondi del Reparto. Naturalmente nessuno ha pagato.

L’agente Blasi Guglielmo venne seviziato da sei legionari della “Muti”, con tentativo di asportazione della lingua e colpi di corpo contundente alla regione appendicolare. Il Blasi ha versato per oltre un mese in gravi condizioni. Dei sei legionari due sono stati riconosciuti alla presenza del questore Larice.

Alla presenza del questore Bettini, il grande invalido di Guerra Dini Ulisse venne picchiato fino a rimanere esanime al suolo, da due legionari della “Muti”, il giorno 25 settembre alle ore 12,30.

L’agente Antonio Casali venne invece picchiato personalmente dal tenente colonnello Folli.

L’agente Corso Giovanni venne invece giudicato guaribile in venti giorni, salvo complicazioni, per percorse ricevute da cinque legionari della “Muti”.

E questi sono pochissimi episodi.

Il trattamento dei prigionieri fu invece ben differente. Il questore Bettini andò personalmente ad aprire le camere di sucurezza del Reparto e, dopo avere rivolto un cordiale saluto ai detenuti, inviava a dormire gli stessi nei letti degli agenti. Vennero rinvenute delle fotografie dell’avvocato Trinca, capo dell’ufficio legale del Reparto  e si provvedette a distribuirne alcune copie ai prigionieri definendo l’avvocato stesso “Il seviziatore che li aveva fatti tanto soffrire”.

Si cita l’episodio del detenuto dr. Mario Curti, ispettore della città di Milano del Psiup il quale, stracciata la fotografia, rivolse parole di aspre rampogne a chi la porgeva definendo l’azione come “bassa e volgare”. Questo è il parere di un prigioniero, cioè di uno dei seviziati.

Alle pagine 9 e 10 della lettera diretta al Ministro Roberto Farinacci, si parla di fughe e di liberazioni di ben 15 detenuti veramente importanti. Merita una particolare attenzione l’evasione del rappresentante militare in seno al Cln, per essere precisi del col. Aloni. Esso aveva fatto offrire, tramite un gioielliere di Milano, al conte Guido Stampa, la somma di un milione di lire, il passaporto per la Svizzera e l’impunità perpetua garantita dal Cln e dalla Croce Rossa Internazionale, se lo si fosse lasciato fuggire. Egli si trovava ricoverato in clinica per polmonite e principio di pleurite.

Il 29 settembre venne cambiata la guardia per ordine del questore Bettini. Dopo neanche 24 ore il col. Aloni era misteriosamente scomparso. Venne poi sparsa il giro la voce che era stato preso da ben 30 partigiani. Però nessun testimone oculare assistette al fatto.

Il Gap evaso, reo confesso di tre aggressioni, tale Razzaboni, oggi è arruolato nella “Muti”.

La liberazione delle tre spie poi, tali avv. Sabaini, Crespi Pietro e Giorgio Simonotti, si ebbe dopo un quanto mai tragico confronto tra questi e il loro ex inquisitore avv. Trinca.

A questo confronto, sul quale c’è da parlare per delle ore, tanta è la gravità di esso, assistette compiaciuto il questore Bettini.

Buffarini Guidi, 1940 (da: albertogiombini.interfree.it)

L’operato del 25 settembre venne giustificato con un lungo verbale del dr. Vito Videtta in data del 24 settembre nel quale si diceva che il Reparto era formato da antifascisti e che il suo dirigente, cioè io, complottava col ministro Buffarini mediante segreti incontri in un’osteria situata a 50 chilometri da Vobarno. Il dr. Videtta era stato da noi precedentemente arrestato perché colpevole di ben sei reati due dei quali (truffa ai danni del patrimonio dello Stato e falso in atto pubblico con falso della firma di un membro del governo) sono particolarmente gravi. Ma egli era stato liberato per ordine del dottor Cerreti che visibilmente lo proteggeva. Infatti, il dr. Videtta percepì nel solo periodo dal 20 al 31 agosto la somma di lire 190.000 quale stipendio.

Ma egli era ben noto soprattutto per altri due fatti: quello di essere stato espulso dal Pfr a Roma dal vicesegretario del Partito Pizzirani, e quello di avere partecipato a una serie di complotti orditi dal conte Edwin von Thun con elementi dissidenti della X.a Flottiglia Mas. Il Thun è attualmente in Germania arrestato per alto tradimento. Il Videtta è tuttora tranquillamente in circolazione. Negli archivi della Direzione Generale di Ps esiste un suo verbale in data 20 settembre 1944 nel quale, prove alla mano, giurò su 14 domande, ben 13 volte il falso!!!

Caduta l’accusa dell’antifascismo (su 46 arrestati, 40 erano iscritti al Pfr e di questi ben 24 erano squadristi) si provò a condurre una dura inchiesta amministrativa. Essa naufragò all’inizio essendo il Reparto in deficit.

Si portarono poi delle fotografie del colonnello Mario Pagano. Queste strane fotografie risultarono però fatte al carcere di Brescia dal quale egli era precedentemente evaso!

Scoperto anche questo falso, si attaccò con l’argomento “sevizie”. Venne tirata fuori la questione delle “doccie spellanti”, e delle celle senza aria.

Il Capo della Polizia Generale Montagna constatò di persona che le due igieniche doccie di pulizia esistenti nel Reparto Camere di Sicurezza – erano comunissime doccie, che potevano tutt’al più fornire 2 o 300 litri di acqua calda in 24 ore. La temperatura dell’acqua era quella che normalmente poteva dare un piccolo scaldabagno elettrico.

Il generale Montagna stesso ha potuto poi di persona constatare l’altezza e la perfezione igienica delle celle che sono completamente maiolicate.

La ragione alimentare dei detenuti era esattamente il doppio di quella che fornisce il carcere di San Vittore. Per questo ultimo particolare ne sono testimoni il proprietario e tutti gli inservienti della nostra ex mensa, nonché i prigionieri stessi.

I referti medici vennero fatti non da un medico legale ma dal medico della “Muti”. Sorvolo completamente questo argomento essendo esso ampiamente e dettagliatamente illustrato nella lettera diretta al Ministro Guardasigilli.

Questi sono i fatti, alcuni dei tanti e tanti fatti. Per esporli tutti ho scritto 200 pagine circa. E’ stata finalmente ordinata l’inchiesta che è attualmente in corso. Il Reparto è però totalmente distrutto e versa in una miseria che è delle più spaventose. Di tutto quello che è stato rubato, cose elencate e controllate da estranei, nulla è stato ancora restituito.

Duce,

non aggiungo alcun commento sui documentati fatti sopra esposti.

Per qualsiasi documentazione, prove, confronti tecnici con il geometra, sopralluogo dei documenti portativi il 9 novembre, eccetera, sono a Vostra compelta disposizione. Se vi sono delle colpe, chiedo di pagare di persona. Ma se queste non vi fossero, chiedo che sia fatta “giustizia”. Sono più di 50 giorni che dico a tutti questa parola.

La dico ora a Voi, Duce, ben certo della Vostra obbiettività e del Vostro giusto senso di misura. Mi rivolgo quindi al Capo dell’Idea e dello Stato per chiedere solo “Giustizia”.

Sono certo, quindi,  che presto questa parola sarà realtà e la mia aspirazione a conclusione di questa triste vicenda, sarà allora una sola: quella di ringraziarVi di persona e di persona esprimerVi il giuramento sulla mia fedeltà incondizionata all’Idea ed a Voi.

Il questore ausiliario

(dott. Koch Piero)


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Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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2 risposte a Pietro Koch: memorandum per Mussolini

  1. Bruno De Martino ha detto:

    Vorrei poter dire alcune cose in merito alla lettera che solo oggi leggo per la prima volta, con la quale di nuovo si tenta di ingarbugliare i fatti. Vedo però che il Pietro Koch fa un racconto al Duce solo di quello che è avvenuto a settembre, ma non parla mai del perchè di quello stop alla sua Banda di manigoldi! non dice che quello che gli accade deriva dall’assassinio del Commissario Ausiliario avv. Domenico De Martino della Questura di Milano, il quale fu ucciso il 30/08/1944 da Giovanni Pesce (partigiano 3° GAP) su una segnalazione(polpetta avvelenata) del reparto di Koch che lo segnalava agente dell’OVRA sulle tracce dei gappisti .
    Quell’omicidio in concorso occulto è stata la causa del poi azzeramento della polizia speciale politica NaziFascista con a capo Pietro Koch poi fucilato a Roma dopo il processo che lo condannava sia per le stragi milanesi che per l’eccidio delle “Fosse Ardeatine” .
    Avevo due anni quando fu ucciso mio zio e per 64 anni ho ignorato le vere cause di quella morte e solo grazie ad Internet Ho potuto mantenere la promessa morale fatta a mio Padre e a l’altro mio Zio i quali hanno sempre taciuto , se ne sapevano le cause, poichè ancora oggi si vuole tener nascosto il basso animo di molti di quelli che furono protagonisti della storia .
    Bruno De Martino

  2. Cursus Honorum ha detto:

    E’ inseribile questo documento in antologie sull’argomento ?
    Di quale archivio stiamo parlando ?

    grazie per la cortese risposta.

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