Brasile: il golpe del 1964

Pubblichiamo di seguito alcuni documenti in traduzione italiana sulla crisi in Brasile nel 1963-’64. Provengono dai National Archives di Kew Gardens  (Gran Bretagna), fondo Foreign Office.

Dalle carte emerge il profondo dissidio che si verifica nelle alte sfere del potere statunitense in merito alle politiche Usa da applicare nei confronti del “gigante” latino-americano. Dopo l’assassinio di J. F. Kennedy (novembre 1963), a Washington prevalgono i falchi e la musica cambia anche nel resto del mondo. Nel luglio 1964, infatti, anche in Italia si sentirà un lugubre “tintinnar di sciabole”.

GC e MJC

Il presidente del Brasile Joao Goulart, deposto il 1° aprile 1964

KG L/1

DA I. J. M. SUTHERLAND (AMBASCIATA BRITANNICA, WASHINGTON) A D. PARSONS (FOREIGN OFFICE, LONDRA), 24 SETTEMBRE 1963, SEGRETO, FO 371/167904.

Sutherland invia a Parsons un rapporto confidenziale della Dia (Defence intelligence agency) del Pentagono, datato 20 settembre 1963 e contenente un breve allegato sulla situazione in Brasile.

[…] Prende sempre più corpo la possibilità che si verifichi un colpo di Stato militare contro il presidente Goulart, in conseguenza della rivolta dei Sergenti avvenuta a Brasilia il 12 settembre scorso.

In data 18 settembre, i ministri militari avrebbero sollecitato Goulart a mettere fine agli scioperi dei sindacati di sinistra e ad instaurare lo Stato d’assedio. Goulart avrebbe respinto il consiglio, chiedendo le dimissioni di Jair, il ministro della Guerra. Jair – che sembra essere il capo dei dissidenti – si sarebbe rifiutato di obbedire.

Se tali informazioni corrispondono al vero, la fine della presidenza Goulart potrebbe essere vicina. E’ questo il commento dell’addetto militare [americano in Brasile].

Corre voce che i movimenti di truppe a San Paolo – che sarebbero dovuti agli scioperi e, al contempo, ai timori di una mossa dei Sergenti in città – puntino in realtà a rafforzare la posizione di Jair in caso di golpe militare.

Il vice comandante dell’esercito a San Paolo è anticomunista, mentre la città è il centro del complotto contro Goulart. Ecco perché un golpe potrebbe aver inizio a San Paolo.

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KG L/5

DA SIR LESLIE FRY (AMBASCIATORE BRITANNICO, RIO DE JANEIRO) AL FOREIGN OFFICE (LONDRA), RAPPORTO N. 95, 18 OTTOBRE 1963, CONFIDENZIALE, FO 371/167904.

Nelle prime cinque pagine del lungo rapporto inviato a Londra, l’ambasciatore Fry illustra la crisi politica e sociale in cui si dibatte il Brasile del presidente Goulart. Quelle che seguono sono le sue conclusioni.

[…] 10. Voglio sottolineare che la mia unica preoccupazione consiste nel richiamare l’attenzione sulle potenzialità esplosive dell’attuale situazione in Brasile. Non desidero essere pessimista, tantomeno allarmista. Il ricorso alla violenza, infatti, non fa parte della natura  brasiliana. Al contrario, i brasiliani posseggono la rara virtù di riuscire sempre a trovare un compromesso all’ultimo minuto, una virtù che potrebbero esercitare ancora a lungo.

Tuttavia, non è da escludere che le continue difficoltà sofferte da tutti i ceti sociali possano anche non essere superate. E’ già accaduto in passato. Di conseguenza, potrebbe anche scoppiare una guerra civile. La Sinistra sarebbe ovviamente nelle migliori condizioni di vincerla, anche mettendo in conto una notevole percentuale di incertezza.

11. Nelle scorse settimane, per ben due volte, il presidente Kennedy ha affermato pubblicamente di considerare l’America Latina “l’area chiave del mondo”. In un’altra occasione, egli ha descritto il Brasile come il Paese chiave per l’America Latina.

In questo continente, in fin dei conti, gli interessi britannici marciano di pari passo con quelli americani. Tuttavia, non so fino a che punto le nostre rispettive valutazioni coincidono sul ruolo che il Brasile gioca in rapporto alle priorità del Mondo Libero. Di conseguenza, suggerisco che potrebbe essere utile consultarci con il Dipartimento di Stato [americano], con l’obiettivo di arrivare ad una stima comune della situazione in Brasile e, se possibile, di formulare una possibile azione concertata per affrontare i pericoli in essa inerenti.

Da Londra, il 23 ottobre, Parsons (Foreign Office) commenta: “Le conclusioni di Sir Fry sono molto cupe. C’è da chiedersi per quanto tempo ancora l’elastico brasiliano continuerà ad allungarsi senza spezzarsi. […] Il Brasile è balzato alla ribalta durante il vertice Nato, la scorsa settimana. Gli esperti con cui ho parlato a Parigi erano tutti concordi sui pericoli della situazione in atto. Ma nessuno ha messo sul tavolo un’idea veramente costruttiva. Nemmeno gli americani.”

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KG L/8

DAL FOREIGN OFFICE (LONDRA) ALL’AMBASCIATA BRITANNICA (WASHINGTON), TELEGRAMMA N. 10.493, 24 OTTOBRE 1963, CONFIDENZIALE, FO 371/167904.

[…] Chiedete, per piacere, al Dipartimento di Stato Usa se è favorevole ad iniziare le consultazioni secondo le linee suggerite [nel rapporto n. 95 di Sir Leslie Fry, vedi documento precedente]. […] Sarebbe utile se voi poteste riferirci le reazioni del Dipartimento di Stato, in tempo per la riunione fissata qui [al Foreign Office, Londra] per il pomeriggio del 28 ottobre. In ogni modo, saremmo interessati a conoscere una valutazione di massima [del Dipartimento di Stato] sulla situazione brasiliana.

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KG L/9

DA SIR LESLIE FRY (AMBASCIATORE BRITANNICO, RIO DE JANEIRO) AL FOREIGN OFFICE (LONDRA), TELEGRAMMA N. 189, 25 OTTOBRE 1963, CONFIDENZIALE, FO 371/167904.

Sulle questioni fondamentali, le valutazioni del mio collega statunitense [l’ambasciatore Lincoln Gordon] coincidono con quelle britanniche. Egli è d’accordo a iniziare le consultazioni suggerite. […].

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KG L/10

DA SIR D. ORMSBY GORE (AMBASCIATORE BRITANNICO, WASHINGTON) AL FOREIGN OFFICE (LONDRA), TELEGRAMMA N. 3316, 26 OTTOBRE 1963, CONFIDENZIALE, FO 371/167904.

Il governo degli Stati Uniti è profondamente preoccupato per la situazione politica ed economica del Brasile, un Paese che è considerato – a parte Cuba – il problema numero uno in America Latina. Il direttore dell’ufficio per gli Affari Brasiliani [del Dipartimento di Stato], Burton (con il quale ho discusso i contenuti del rapporto n. 95 di Sir Leslie Fry) ha affermato che il Dipartimento condivide i timori espressi dal rapporto. […] Egli ha enfatizzato l’inettitudine di Goulart, la sua recente, disastrosa politica economica e la sua tolleranza nei confronti dell’estrema sinistra. Si tratta di fattori importanti nell’attuale situazione.  […] Burton continua a riporre fiducia nella pazienza dei brasiliani e nella coesione delle Forze armate. Di conseguenza, egli dubita che la possibilità di una guerra civile sia reale. […].

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KG L/11

DA SIR D. ORMSBY GORE (AMBASCIATORE BRITANNICO, WASHINGTON) AL FOREIGN OFFICE (LONDRA), TELEGRAMMA N. 3317, 26 OTTOBRE 1963, SEGRETO, FO 371/167904.

[…] Sutherland [un diplomatico dell’ambasciata britannica di Washington] ha affermato che Sir Leslie Fry aveva suggerito una valutazione comune [anglo-americana] sul Brasile. Burton ha replicato che ciò sarebbe utile. Egli concorda sullo scambio di opinioni [tra Londra e Washington], ma ha aggiunto che doveva  consultarsi con i suoi colleghi per capire se era previsto uno scambio di documenti.

Negli ultimi mesi, avevamo più volte comunicato con discrezione – sia al Dipartimento di Stato, sia alla Cia – che avremmo gradito poter visionare tutti i rapporti americani sulla situazione in Brasile. Ma nulla è accaduto. Ad esempio, sappiamo che il “National Intelligence Estimate” ha prodotto un rapporto, ma noi ne abbiamo ricevuto copia. La scorsa settimana, Sutherland è tornato nuovamente alla carica con il “Bureau of Intelligence and Research” del Dipartimento di Stato. Ma John Plank gli ha comunicato che, purtroppo, non era possibile trasmettere [all’ambasciata britannica] alcun documento riguardante il Brasile.

Di recente, gli americani hanno iniziato a rivedere le loro politiche verso il Brasile. A loro modo di vedere, la Gran Bretagna non ha interessi speciali in quest’area. Ecco perché l’intelligence di Washington è riluttante a farci partecipare alle sue riunioni.

Potrebbe anche trattarsi di una fase momentanea. Il Dipartimento di Stato e la Cia affermano di essere ansiosi di fornirci informazioni. Ma potremmo incontrare difficoltà nell’ottenere rapporti scritti.

Il 24 ottobre scorso, Burton mi ha confermato che il nuovo ambasciatore [presso l’Organizzazione degli Stati Americani], Bunker, è stato incaricato dal presidente Kennedy di redigere uno studio speciale sulle prospettive di lungo periodo in rapporto al Brasile.

Questo incarico non è stato reso pubblico e, quindi, non dovrebbe essere menzionato all’ambasciata statunitense di Rio de Janeiro (a meno che non siano gli americani a parlarcene per primi).

Il presidente americano Lyndon Johnson (1963-1969)

KG L/13

NOTA INTERNA DI LORD DUNDEE (FOREIGN OFFICE, LONDRA), 30 OTTOBRE 1963, SEGRETO, FO 371/167904.

E’ possibile che Burton abbia ragione. Egli dubita che la possibilità di una guerra civile sia reale. Questa, naturalmente, è anche la nostra speranza.

Tuttavia, negli ultimi tre mesi, la situazione si è deteriorata molto più rapidamente che nei due anni precedenti. Qualche settimana fa, Goulart ha ordinato l’arresto di Lacerda. Ma le truppe non sono riuscite a catturarlo in tempo e l’incidente si è trasformato in farsa. Se questi ordini fossero stati eseguiti, una crisi politica era da mettere nel conto, crisi che poteva anche sfociare in una guerra civile.

Vi è il pericolo che una qualche esplosione possa avvenire entro il 1965, quando il mandato presidenziale di Goulart avrà termine.

Sarebbe, quindi, di vitale importanza che gli amici del Brasile – tra questi, vi è anche la Gran Bretagna – mettessero in campo i loro buoni uffici per dissuadere le parti in causa a non spingere la situazione verso un conflitto armato.

Non avremmo forse maggiori possibilità di successo se ci consultassimo [con gli americani] per tempo, in modo da prepararci ad agire insieme e con rapidità e trovando un accordo sugli obiettivi da raggiungere?

Se non riuscissimo a prevenire la guerra civile – e se ciò conducesse all’instaurazione di una dittatura di sinistra – , il Brasile potrebbe diventare un alleato di Castro. Di conseguenza, gli Stati Uniti potrebbero essere obbligati ad attuare un’azione militare in funzione della loro sicurezza. E tale mossa finirebbe per entrare in conflitto con l’opinione pubblica latinoamericana, mandando così in frantumi i propositi dell’Alleanza per il Progresso.

Con ogni probabilità, il periodo critico è quello che ci separa dal 1965, durante il quale Goulart non potrà essere rimosso con metodi costituzionali. Nei prossimi due anni, tutto indica che non si farà niente per arrestare l’attuale inflazione galoppante, che sta diventando simile a quella tedesca del 1924. Sia la Banca Mondiale, sia gli Stati Uniti sono comprensibilmente riluttanti a fornire ulteriori prestiti. A meno che il Brasile non metta ordine alle sue finanze. Allo stato delle cose, tuttavia, l’attuale governo è troppo indeciso e incompetente per raggiungere tale obiettivo.

Se l’economia brasiliana crollasse – e se la gente si trovasse nell’impossibilità di venire incontro alle necessità della vita quotidiana – , la rabbia popolare potrebbe sopraffare la tradizionale pazienza brasiliana, alla quale fa riferimento Burton. E l’attesa di due anni potrebbe rivelarsi troppo lunga.

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KG L/14

DAL FOREIGN OFFICE (LONDRA) A SIR D. ORMSBY GORE (AMBASCIATORE BRITANNICO, WASHINGTON), TELEGRAMMA N. 5671, 5 NOVEMBRE 1963, CONFIDENZIALE, FO 371/167904

[…] Come membri della Nato, ci sentiamo in dovere di chiederci se vi è qualcosa che possiamo fare per prevenire la deriva del Brasile verso un tipo di anarchia che – in una seconda fase – potrebbe anche condurre all’instaurazione di un regime comunista, alterando in tal modo gli equilibri internazionali.

Dovresti sottolineare [agli americani] che tale ragionamento si basa sullo spirito della conferenza di Ditchley Park, nel corso della quale gli americani ci avevano invitato ad assisterli il più possibile in rapporto all’America Latina. […].

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KG L/18

DAL MINISTRO DEGLI ESTERI BRITANNICO (FOREIGN OFFICE, LONDRA) ALL’AMBASCIATA BRITANNICA (WASHINGTON), TELEGRAMMA N. 12.465, 19 DICEMBRE 1963, CONFIDENZIALE, FO 371/167905.

La situazione interna brasiliana è stata discussa brevemente questa mattina, durante il mio incontro con Dean Rusk [il segretario di Stato americano]. In seguito, Tyler [Dipartimento di Stato] ha aggiornato Cheetham [Foreign Office] sull’ultimo documento redatto dal Dipartimento di Stato. Il quadro che ne risulta è cupo, alleviato soltanto da un aumento delle entrate finanziarie, che però è dovuto alle esportazioni. Tyler ha aggiunto che, al momento, l’ambasciatore Bunker stava visitando il Brasile in missione conoscitiva. […].

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KG L/19

NOTA INTERNA DI JOHN A. CHEETHAM (FOREIGN OFFICE, LONDRA), TITOLO: “BRASILE”, 19 DICEMBRE 1963, CONFIDENZIALE, FO 371/167905.

Questa mattina, durante l’incontro tra il nostro ministro degli Esteri e il segretario di Stato americano, vi è stata una breve discussione sulla situazione interna in Brasile. In seguito, su istruzioni di Rusk, Tyler mi ha letto un telegramma del Dipartimento di Stato, datato 16 dicembre 1963.

Le valutazioni del Dipartimento di Stato sono molto vicine alle nostre. Il telegramma descrive la totale inettitudine del presidente Goulart e la sua incapacità a controllare sia il declino dell’economia sia lo sfaldamento del sistema politico.  Il documento cita l’inflazione galoppante, il declino degli investimenti e del tasso di crescita, l’aumento degli scioperi e il disinteresse finanziario dei mercati esteri. Washington è molto preoccupata per le conseguenze provocate dalla legge [brasiliana] sulla Rimessa dei Profitti, che ha già bruciato il miliardo di dollari investito dagli americani in Brasile. Il costo della vita è aumentato del 61% nel corso dei primi dieci mesi del 1963. […]. Il telegramma non fa previsioni sul futuro. […].

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KG L/23

DA JOHN R. COTTON (CONSOLE GENERALE BRITANNICO, SAN PAOLO) A SIR LESLIE FRY (AMBASCIATORE BRITANNICO, RIO DE JANEIRO), LETTERA N. 1012/64, 20 GENNAIO 1964, CONFIDENZIALE, FO 371/173760.

[…] Ho parlato a lungo con Niles Bond, il nuovo console generale statunitense a San Paolo, un diplomatico che i membri del tuo staff  [a Rio de Janeiro] conoscono bene. Secondo Bond, è probabile che  l’atteggiamento del presidente Johnson nei confronti dell’America Latina si sviluppi con maggiore durezza rispetto a quello messo in campo dal presidente Kennedy. Il nuovo vicesegretario di Stato, Thomas Mann, non si illude che il Brasile possa – o desideri – uscire dalla crisi in atto. […].

Il 22 gennaio 1964, il Foreign Office si lamenta con l’ambasciata britannica di Washington per il fatto che non sono ancora iniziate le discussioni anglo-americane sul “problema Brasile”, discussioni già sollecitate dagli inglesi nei telegrammi del 5 novembre e del 19 dicembre 1963. In proposito, Il 25 gennaio 1964, Denis Greenhill (ambasciata britannica, Washington) scrive a Cheetham (Foreign Office).

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KG L/24

DA DENIS A. GREENHILL (AMBASCIATA BRITANNICA, WASHINGTON) A JOHN A. CHEETHAM (FOREIGN OFFICE, LONDRA), 25 GENNAIO 1964, SEGRETO E PERSONALE, FO 371/173760.

[…] Risulta ormai chiaro che, negli ultimi tempi, sono emerse differenze di opinione tra gli americani sul come affrontare la situazione brasiliana.

Ti allego copia del verbale di conversazione con John Plank, responsabile del settore “America Latina” del “Bureau of Intelligence and Research” (Dipartimento di Stato). Ieri a pranzo, Plank è stato molto franco nell’espormi questi problemi.

TESTO DELL’ALLEGATO DI DENIS A. GREENHILL (SEGRETO): […] Alla fine del 1963 – tra l’ambasciata statunitense di Rio de Janeiro e il Dipartimento di Stato, a Washington – sono emerse aspre differenze di opinione sulla situazione in Brasile. Le valutazioni di Lincoln Gordon, ambasciatore statunitense in Brasile, risultavano decisamente più pessimistiche di quelle del Dipartimento di Stato. Di conseguenza, il Dipartimento non ha ritenuto opportuno rivelarci l’esistenza di questi contrasti, preferendo attendere fino a quando le parti non si fossero chiarite le idee tra di loro.

Vi era il timore che la rivelazione delle cupe stime dell’ambasciata statunitense di Rio e del governo di Washington, potesse aggravare la situazione. Gli americani inoltre – in specie i settori che si occupavano di questioni economiche – non desideravano che i governi europei fossero messi al corrente delle loro fosche previsioni. Soprattutto perché, al Dipartimento, non erano poi così convinti che questa fosse la linea giusta da seguire. [...]. Nelle ultime settimane, il dissidio tra l’ambasciatore Gordon e il Dipartimento di Stato si è  progressivamente ridotto. La situazione economica è leggermente migliorata, mentre quella politica non è peggiorata. Le autorità statunitensi sono ora più tranquille.  […].

All’inizio di questa settimana, qui a Washington, l’ex console generale statunitense a San Paolo, Braddock, mi ha confidato che l’ambasciatore Bunker non aveva ancora consegnato il rapporto speciale sulle prospettive del Brasile, rapporto che gli era stato commissionato dal presidente Kennedy. […].

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KG L/28

DA SIR L. FRY (AMBASCIATORE BRITANNICO, RIO DE JANEIRO) A K. SLATER (FOREIGN OFFICE, LONDRA), 17 FEBBRAIO 1964, CONFIDENZIALE, FO 371/173760.

L’ambasciatore americano è tornato a Rio de Janeiro, dopo aver trascorso circa tre settimane negli Stati Uniti. Il suo atteggiamento è ora più espansivo, forse perché le politiche del suo governo verso il Brasile risultano finalmente più chiare. […] A suo dire – durante l’attuale amministrazione [Goulart] e fino alle elezioni del 1965 – , il Brasile salterà da una crisi all’altra, sia da un punto di vista politico che economico. Questa è anche la mia opinione. Ma non vi sarà alcun colpo di Stato, anche se da ogni parte – e dallo stesso Goulart – continueranno a rimbalzare voci di golpes imminenti. […].

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Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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