Articolo su Parlato

Articolo di CASARRUBEA, 30 novembre 2006, La Repubblica.

Ho letto con interesse “Fascisti senza Mussolini” di Giuseppe Parlato (Il Mulino). O meglio, con soddisfazione personale. Non è da poco che si ammetta che certi caporioni nazifascisti frequentavano un siciliano che avrebbe raggiunto una notevole fama nell’immediato dopoguerra. “Nell’ambito dei rapporti con la Sicilia – scrive l’autore – i fascisti clandestini ebbero un contatto particolare, quello con uomini appartenenti alla banda di Salvatore Giuliano”. Mi preme però ricordare che le frequentazioni tra i commandos di Salò e Giuliano non avvengono in modo casuale solo a Napoli nell’autunno ‘44.

I faldoni del controspionaggio di James Angleton conservati a Washington (’44-’47) ci raccontano una storia diversa. Ad esempio, nel marzo ’45 nei pressi di Pistoia alcuni soldati americani acciuffano due sabotatori della Decima Mas, Giovanni Tarroni e Pasquale Sidari. E’ un giorno fortunato per la pattuglia Usa, perché i due agenti che cercano di passare la Linea Gotica finiscono per cantare alla grande. Tanto che nella rete dei servizi alleati cadono decine di salotini inviati nell’Italia liberata a compiere sabotaggi. Fanno parte dei gruppi addestrati dalla Decima alla “guerra segreta oltre le linee”. I due confessano di essere stati in missione al Sud dal settembre ‘44 e che il 15 dicembre, a Palermo, hanno incontrato due loro commilitoni, i marò Giovanni e Giuseppe Console.

A Partinico, dall’estate ’44, i due fratelli ospitano un altro membro dei commandos, il milanese Dante Magistrelli. I tre hanno una missione speciale: fomentare l’eversione nazifascista nell’isola. Turiddu Giuliano casca a pennello e il suo nome ricorre nei rapporti Sis (Servizio informazioni e sicurezza) anche negli anni successivi. “Il Macri (Movimento anticomunista repubblicano italiano) – scrive un funzionario il 31 dicembre 1946 – è organizzato militarmente, forte di undicimila uomini tratti dai quadri dei vari partiti di centrodestra purché decisamente anticomunisti. […] Sono in corso trattative […] con i capi dell’Evis e con Giuliano”. In un dispaccio del 1° novembre 1946, leggiamo che “ferve l’opera di riorganizzazione [del clandestinismo fascista, nda] soprattutto in Sicilia, dove non si disdegnano i contatti diretti neppure con la banda Giuliano”. E il 26 novembre 1946, “in tutta la provincia di Potenza […] esiste una forte organizzazione monarchica clandestina a carattere anche militare. Il presidente provinciale è tal Cossidente Michele, medaglia d’oro. […] Ha rapporti con la banda Giuliano”.

Ma di Magistrelli, Sidari, Tarroni e dei fratelli Console non c’è traccia nel volume di Parlato. Come di altre carte che al bandito e ai vari terroristi della sua stessa risma fanno riferimento. Giuseppe Sapienza da Montelepre, uomo della Decima, addestrato dalle SS di Verona, è spedito dritto dritto in Sicilia per unirsi a Giuliano “head of a fascist band in the Palermo province”. Oppure Salvatore Ferreri, detto Fra’ Diavolo, membro di spicco della banda. Alla fine del ’44 opera tra Roma e Napoli alla testa di fascisti armati agli ordini di Tommaso David, capo del gruppo di spionaggio “Volpi Argentate” (Milano). Nemmeno Sapienza, Ferreri e David compaiono nel libro. Svaniti nelle nebbie di una guerra che certi storici si ostinano ancora a definire “civile”.

Potrei citare altre centinaia di documenti Sis, ritrovati da Aldo Giannuli nel 1996 in un deposito di via Appia, a Roma. Sono carte del ‘44-’47 che Parlato farebbe bene a leggere, soprattutto per le connessioni inquietanti tra Angleton e l’arcipelago neofascista. Oppure, se proprio non ha tempo, potrebbe dare un’occhiata a un rapporto del 25 giugno ’47. “La banda Giuliano – scrive una spia – è da ritenersi, fin dall’epoca delle nostre prime segnalazioni, a completa disposizione delle formazioni nere. […] Al bandito Giuliano doveva essere demandato il compito di provvedere all’evasione di Borghese, relegato a Procida, perché soltanto l’ex capo della Decima Mas era ritenuto in grado di assumere militarmente il rango, per l’influenza esercitata, di capo militare delle formazioni clandestine dell’isola. […] Negli ambienti dei Far [Fasci di azione rivoluzionaria, guidati da Pino Romualdi, nda], Nuovo Comando Generale, si ammette che l’azione della banda Giuliano è in relazione con l’ordine testé impartito di ‘accelerare i tempi’ “. Il documento riguarda due eventi drammatici che peseranno a lungo nella storia della Repubblica: la strage di Portella della Ginestra (1° maggio 1947) e gli assalti contro le Camere del Lavoro della provincia di Palermo del 22 giugno.

E’ stupefacente perciò che Parlato affermi: “Se il quadro della presenza fascista al Sud e […] i rapporti con l’Oss sono abbastanza chiari, ciò che non è chiaro è l’estensione di tali rapporti fino al ’47 e cioè fino alla strage di Portella della Ginestra”. All’autore non dovrebbe sfuggire che in un dispaccio dell’ottobre ’46 si afferma che il colonnelli Laderchi e Callegarini, l’ammiraglio Maugeri e il colonnello Carlo Resio “sono in contatto con i fascisti monarchici” e che “il movimento […] prepara una rivolta armata nel Paese”. Si dà il caso che sia proprio Resio (alias ‘Salty’) a salvare la pelle a Borghese a Milano il 10 maggio 1945 e che da allora il colonnello sia a totale servizio di Angleton nella sede romana del controspionaggio Usa. Se poi lo storico consulta i documenti dell’estate ’47, scopre che “ [Giovanni] Messe controlla l’Upa [Unione patriottica anticomunista, nda] per mezzo di un centro politico di informazioni, la cui direzione è demandata ai CC del Sim, notoriamente fedeli al maresciallo” e che “i Far continuano a controllare tutte le formazioni clandestine, anche l’Upa e il gruppo carabinieri, in seno a quali elementi fidati lavorano sotto controllo agli effetti della realizzazione del colpo di Stato”.

In conclusione, al professore mi permetto rivolgere almeno due consigli: fare maggiore attenzione agli eventi e alla loro cronologia e frequentare più gli archivi e meno i convegni con gli attempati nostalgici di Salò. Come quello da lui organizzato nel maggio 2005 nella ridente cittadina che si affaccia sul lago di Garda.

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
Questa voce è stata pubblicata in Attualità e contrassegnata con , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...