Rapporto del controspionaggio italiano (1946)

Rapporto sulla situazione del mese di Marzo 1946 [1]

Parte Prima: Sintesi delle operazioni del controspionaggio

Parte Seconda: La situazione – ai fini della sicurezza – derivante:

A. dagli avvenimenti internazionali

B. dagli avvenimenti nazionali

Parte Terza: Stati d’animo della popolazione

Parte Quarta: Voci

Allegata situazione nominativa e numerica 808° Battaglione C. S.

Parte Prima

Sintesi delle operazioni del controspionaggio

Nel mese di Marzo l’attività di C. S. ha continuato con il suo normale e metodico ritmo del noto rastrellamento contro informativo post-bellico.

Le quarantadue operazioni di arresto effettuate a carico di accertati o sospetti agenti del servizio Informazioni germanico mantengono l’indice medio mensile rilevato nelle precedenti relazioni.

Dei quarantadue, trentadue arresti sono stati effettuati dai centri C.S. del Settentrione il che può confermare il mancato esodo verso il Meridione.

La segnalata scoperta di attività neo-naziste in alcune regioni della Germania non si ritiene – in linea di massima – possa avere ripercussioni nella penisola ed esigere di conseguenza un incremento dell’attività specifica del C.S. Poche segnalazioni circa una ripresa o meglio un nuovo impianto di attività nazifascista a carattere perturbatore vengono seguite in tutti i loro aspetti, ma si esclude fin d’ora una seria pericolosità per l’ordine e la sicurezza.

Alcuni elementi germanici, residenti in Italia, di un certo rilievo per le loro passate cariche nell’organizzazione statale nazista sono sottoposti al controllo e agli accertamenti conseguenti; pertanto si può escludere in questo campo ogni loro probabile organizzata vitalità.

Circa l’attività del C. S. rivolta a seguire, identificare e reprimere, quanto può recare danno, nelle attuali contingenze, alla sicurezza del Paese nelle sue particolari differenziazioni e nei suoi aspetti internazionali, si registrano otto operazioni di arresto a carico di elementi facenti capo ad una nota Sezione del   Servizio Informazioni di potenza straniera confinante.

A questo riguardo l’attività del C.S. va man mano riprendendo la sua passata legittima competenza compatibilmente e in obbedienza alle restrizioni armistiziali tuttora vigenti.

Questa attività – l’unica che si possa dire abbia un organizzato, attivo e potenziale nocivo interesse- è agevolata dal non controllabile numero di sudditi stranieri in genere balcanici che risiedono, si spostano e trafficano nella penisola. Anche nei riguardi di costoro il C.S. cerca per il possibile di localizzare il grado di pericolosità con un’indagine ed un controllo passivo che costituisca soprattutto la necessaria controassicurazione e permetta di concludere una serena valutazione complessiva.

Il graduale rientro di prigionieri di guerra dai campi di concentramento rispettivi non ha dato conferma di un ipotetico consistente veicolo di attività spionistica ispirato da un Servizio straniero per quanto non manchino elementi che ne diano preventiva segnalazione.

Anche sotto questo aspetto il C.S. non trascura nell’ambito della competenza territoriale di ciascun Centro, di accertare sintomi, sia pure minimi, e che sembra non sia troppo facile diagnosticare mancando soprattutto l’ausilio e la possibilità a priori di effettuare quella deduzione controinformativa che come noto è uno dei sistemi valutativi e probatori più efficaci.

Parte  Seconda

La situazione – ai fini della sicurezza – derivante dagli avvenimenti internazionali

Le incognite della attuale fase dei rapporti tra le Potenze hanno continuato a ripercuotersi sfavorevolmente sulla situazione internazionale dell’Italia.

Contrasti fra le grandi potenze

L’orizzonte internazionale è sempre oscurato dalla evidente tensione tra la Russia e le Potenze anglosassoni al cui centro si è collocata la questione iraniana.

Da questo stato di cose l’opinione pubblica italiana reagisce negativamente, per gli ostacoli che ne derivano alla normalizzazione della situazione del Paese. La vertenza iraniana viene interpretata come il sintomo più eloquente di un contrasto di interessi che contemporaneamente si manifesta, sebbene in forma per ora meno acuta, nei Balcani, in Manciuria e in Italia.

Il fatto che il problema sia attualmente all’esame del Consiglio di Sicurezza dell’O.N.U. è oggetto di grandi apprensioni per il futuro dell’organizzazione stessa e di ragionate previsioni che vengono espresse nel seguente modo: una soluzione della vertenza russo-iraniana favorevole alla Russia toglierebbe qualsiasi prestigio all’O.N.U.; una soluzione favorevole alla Persia potrebbe creare una situazione di estrema delicatezza per le Potenze occidentali e provocare un “boicottaggio” dell’O.N.U. da parte sovietica; una soluzione di compromesso, intermedia fra le due precedenti, unirebbe gli inconvenienti dell’una e dell’altra.

Prospettato il problema in questi termini, non può sorprendere che le reazioni dell’opinione pubblica italiana siano improntate al pessimismo. Si può dire che per la maggioranza degli italiani un urto tra Russia e anglosassoni appare oramai inevitabile. I dissensi sorgono invece circa il collocamento nel tempo di tale scontro, gli uni ritenendolo imminente, gli altri spostandolo di alcuni anni. I primi sostengono la loro tesi affermando che gli Stati Maggiori Alleati giudicano più conveniente affrontare la Russia nelle attuali condizioni. I secondi ritengono che l’opposizione delle opinioni pubbliche dei due Paesi anglosassoni ad una nuova guerra influirà decisamente sul superamento dell’attuale crisi che tuttavia si riproporrà in un futuro non troppo lontano.

Il discorso di Churchill

Il discorso pronunciato da Churchill a Fulton, il 5 marzo, è stato realisticamente raffigurato dall’opinione pubblica italiana come la denunzia di una situazione di fatto sulla quale  è assurdo volere chiudere gli occhi. E’ interessante rilevare come le reazioni al discorso si sono svolte intorno ai seguenti punti:

1) Churchill ha detto senza reticenze quello che pensa la maggioranza degli inglesi e degli americani. La lealtà all’O.N.U. e la luna di miele tra i Grandi riempiono le dichiarazioni ufficiali o ufficiose ma sono in contrasto troppo evidente con gli ultimi sviluppi della situazione internazionale delle Potenze.

2) Tuttavia la situazione denunciata da Churchill è in gran parte imputabile a lui stesso. La divisione in due dell’Europa o il dinamismo sovietico sono indubbiamente effetti della politica e della strategia churchilliana.

3) La soluzione proposta dall’ex premier britannico: la formazione di un blocco anglosassone in funzione antisovietica è considerata fallace. Un accordo anglo-americano esiste già allo stato presente e si pensa generalmente che una sua accentuazione non farebbe che precipitare un urto già latente.

Più idoneo sembra a larghi strati dell’opinione pubblica il ristabilimento dell’equilibrio europeo infranto dalla guerra, la rinascita cioè di una Europa libera di svolgere una politica indipendente dalle imposizioni dell’una e dell’altra parte.

Nel quadro di questa soluzione va raccogliendo sempre maggiori consensi la costituzione di un blocco latino con funzioni mediatrici ed equilibratrici tra il mondo anglosassone e quello slavo.

Il trattato di pace ed il problema dei confini

Le ripercussioni di questa situazione di tensione internazionale si sono fatte sentire sui lavori per la conclusione del trattato di pace con l’Italia.

Prescindendo dal fatto che la stesura del documento è sospesa in attesa delle conclusioni della Commissione d’inchiesta per la Venezia Giulia, si pensa comunemente che la conferenza che avrebbe dovuto riunirsi il primo maggio a Parigi, subirà un rinvio. Torna pertanto a profilarsi la possibilità della concessione di uno statuto provvisorio all’Italia, dato che molti mesi dovranno ancora passare prima della conclusione della pace. Un pericolo paventato dall’opinione pubblica è che la concessione dello statuto provvisorio si traduca in un “contentino psicologico” o risolva solo in piccola parte i pressanti problemi politici ed economici italiani.

Nel quadro del futuro trattato di pace si inserisce la questione dei confini nazionali che sta attraversando una fase particolarmente delicata.

Per quanto riguarda la Venezia Giulia, si può dire che l’opinione pubblica ha profondamente seguito le spontanee manifestazioni di italianità verificatesi a Trieste e a Gorizia, in occasione della visita della Commissione di inchiesta alleata. In precedenza aveva suscitato molti e favorevoli commenti la dichiarazione delle  autorità alleate di Trieste che la Commissione di Inchiesta non si sarebbe lasciata influenzare da manifestazioni propagandistiche che notoriamente si sapevano organizzate da lungo tempo dagli agitatori iugoslavi.

All’orizzonte – prescindendo si intende dal tracciato che verrà dato alla nuova frontiera- si profilano due interrogativi angosciosi:

Sia avrà un colpo di mano iugoslavo contro Trieste?

acconsentirà Tito a ritirare le sue truppe dai territori che verranno assegnati all’Italia?

Se per quanto riguarda la situazione alla frontiera orientale si nota una leggera attenuazione del pessimismo finora nutrito, la situazione della frontiera occidentale e di quella settentrionale suscita non poche preoccupazioni.

Ad occidente si è manifestato in questi tempi una intensificata attività dei francesi. Si sono verificati incidenti separatisti ad Aosta e a Ventimiglia e tanto il Governo quanto la stampa francese hanno confermato il loro desiderio di ottenere, seppure lievi, rettifiche di frontiera.

Anche la situazione in Alto Adige non presenta alcuna schiarita.

La propaganda separatista allontana sempre più l’elemento allogeno da quello italiano. L’opinione pubblica italiana accusa le autorità francesi d’occupazione in Austria di appoggiare l’azione del Governo di Vienna che si va allargando al Trentino e ad alcune zone confinanti del Cadore e del Friuli, organizzando e potenziando il “Movimento Separatista Trentino” e quello autonomista dell’A.S.A.R.

I CONCISTORI

I Concistori della seconda metà di febbraio hanno continuato nel mese di marzo ad accentrare l’attenzione dell’opinione pubblica italiana che li considerano tra gli avvenimenti più significativi della situazione internazionale del dopoguerra.

Le considerazioni che vengono fatte in proposito sono essenzialmente le seguenti:

Pio XII ha compreso la necessità di difendere la Chiesa impegnata in una dura e lunga lotta contro il bolscevismo, distruttore dei valori cristiani dell’umanità, e contro lo scetticismo spirituale e il materialismo, retaggi della guerra.

Per organizzare ed attrezzare adeguatamente questa sua azione di difesa, la Chiesa ha dovuto allargare le sue basi, sino ad ora praticamente ristrette alla sola Europa. La Santa Sede si è resa ben conto che l’Europa è in uno stato di decadenza politica, sociale e morale, onde se l’azione della Chiesa cattolica avesse continuato a svolgersi quasi interamente nell’ambito europeo, la Chiesa stessa avrebbe finito per divenire fatalmente una specie di setta religiosa circoscritta al più piccolo dei continenti, spogliata dal suo fondamentale carattere di universalità.

Le maggiori preoccupazioni della Santa Sede, in questo momento, sono determinate dall’atteggiamento ostile della Russia.

Si dice con insistenza che la Russia avrebbe qualche tempo fa tentato di trovare un modus vivendi con la Santa Sede e che questa avrebbe decisamente rifiutato. Da questo rifiuto avrebbe avuto inizio la violenta reazione di Mosca contro il Vaticano,  reazione cui il Papa, come si è visto, cerca di far fronte mercè il rafforzamento del carattere internazionale della Chiesa Cattolica appoggiandosi specialmente a quei Paesi la cui politica generale è parimenti alle prese con l’espansionismo russo.

La situazione – ai fini della sicurezza – derivante dagli avvenimenti nazionali

Il mese di marzo ha chiuso una fase e ne ha aperta un’altra – decisiva – nella situazione interna.

Con l’emanazione dei due decreti – legge il primo sulle elezioni politiche e il secondo sul referendum istituzionale e sui poteri della Costituente, si è resa possibile la convocazione dei comizi elettorali politici per il due giugno, superando la crisi che minacciava di travolgere il Ministero De Gasperi.

Contemporaneamente, si sono svolte le prime elezioni amministrative, che hanno costituito un preludio, denso di insegnamenti, alle successive elezioni politiche.

I compromessi della politica interna

L’attività legislativa in vista della Costituente ha segnato per il Governo il distacco dal campo sterile delle polemiche e delle astrazioni dottrinarie e l’ingresso nel campo fertile delle realizzazioni pratiche.

Gli scogli da superare per varare i suddetti provvedimenti, e per arrivare alla Costituente non erano pochi.

Alcuni si riferivano alla legge elettorale, altri riguardavano il problema fondamentale della forma istituzionale e la natura dei poteri della Costituente.

La legge elettorale politica

Il contrasto tra i partiti al Governo in materia di leggi politiche verteva essenzialmente su due punti: il voto obbligatorio e la propaganda elettorale del clero. Ma se il contrasto era fondamentale, d’altra parte le possibilità di compromesso erano notevoli. Le sinistre acconsentirono a rendere più accettabile ai democristiani il tenore dell’art. 66 ( sanzioni contro l’attività del clero ) e i democristiani si adattarono a svuotare gran parte dell’efficacia pratica del principio della obbligatorietà del voto già approvato dalla Consulta. Già da questa prima transazione era possibile trarre una conclusione su l’equilibrio delle forze politiche italiane: democristiani da una parte, socialcomunisti dall’altra emergevano quali veri protagonisti della lotta elettorale e gli altri partiti al Governo si rassegnavano ad una parte secondaria.

Sono noti i termini del compromesso: il voto obbligatorio è rimasto quale principio platonico, in pratica svuotato di sanzioni e l’obbligo del clero di astenersi da ogni propaganda elettorale è stato fatto rientrare nel quadro generale del medesimo obbligo sancito per i pubblici ufficiali.

Quello che è invece interessante notare sono le reazione dell’opinione pubblica italiana di fronte all’accordo così raggiunto. Traendo le somme, appare assai netto un successo delle sinistre, poiché se da un lato il principio del voto obbligatorio ( da esse avversato perché avrebbe costretto al voto larghe zone delle classi medie che per scetticismo politico o per indolenza se ne sarebbero astenute ) è stato praticamente respinto, dall’altro il divieto di propaganda elettorale per il clero rimane in vigore, benché sia stato attenuato quel palese carattere antireligioso che ne caratterizzava la originaria versione.

Tale situazione ha creato uno stato di disagio nei circoli cattolici, soprattutto in seguito alla netta presa di posizione assunta da Papa Pio XII° contro la norma in questione, nel corso di un suo discorso ai quaresimalisti. Le correnti più vicine al Vaticano e in particolare l’Azione Cattolica hanno deprecato la quiescenza di De Gasperi alle imposizioni delle sinistre.

In alcuni ambienti vicini ai gesuiti non sarebbero mancati inviti ai gruppi cattolici dissenzienti dall’attuale orientamento democristiano ad assumere nei confronti del partito stesso un deciso atteggiamento di opposizione. Viene discussa la stessa personalità di De Gasperi, accusato di essere troppo schiavo delle formule di compromesso che in definitiva no fanno che favorire le correnti politiche anticattoliche.

Viene messo in discussione l’intero atteggiamento della democrazia cristiana nel quadro della politica governativa: oltre alla questione dell’articolo 66 alcune evidenti faziosità della legge elettorale e la gravità giuridica di alcune norme di legge sulla avocazione dei profitti di regime. Si fa osservare che la democrazia cristiana ha consentito a predisporre tutto il materiale legislativo che può consentire ad un governo di sinistra di compiere in qualsiasi momento una sua “rivoluzione incruenta” almeno per quanto riguarda il totale cambiamento della classe dirigente ( e si fa anche osservare che tutta questa legislazione è ormai passata in giudicato e può essere sfruttata ad ogni momento, come è dimostrato dall’andamento della epurazione che ciclicamente si riapre quando tutto pareva finito).

La legge sul referendum e sulla Costituente

Anche in materia di referendum istituzionale si è avuto un compromesso, perché il problema è stato trattato congiuntamente a quello dei poteri della Costituente.

E’ nota quale fosse la decisa opposizione delle sinistre al referendum in materia istituzionale, perché mentre si ritenevano sicure di avere una assemblea Costituente in maggioranza repubblicana temevano che il popolo italiano direttamente interpellato avesse potuto dare la maggioranza dei suoi voti alla monarchia per timore di un “ salto nel buio”. Pertanto la loro non difficile acquiescenza al referendum è stata accolta con sorpresa dall’opinione pubblica italiana. Le ragioni di questo voltafaccia dei socialcomunisti sono state pubblicamente esposte in un discorso di Nenni che lo ha attribuito a pressioni interne (leggi: partiti moderati) e a pressioni esterne (leggi: Alleati).

Il fatto stà che pur cedendo su questo punto, le sinistre sono riuscite a neutralizzare in gran parte le eventuali conseguenze del loro insuccesso. Infatti non solo la definizione della forma monarchica – nel caso di referendum favorevole alla Monarchia – ma anche la designazione del Re spetta alla Costituente e non al popolo. Donde la possibilità che rimane aperta alle correnti repubblicane di “ neutralizzare” un successo monarchico ricorrendo ad una reggenza civile.

Ad analoghi scopi mira il tentativo recentemente fatto in sede di scelta dei simboli per la Monarchia e la Repubblica, di favorire il simbolo repubblicano a detrimento di quello monarchico ( rispettivamente: Italia turrita e Corona). L’opposizione dei liberali ha portato ad un compromesso. Entrambi i simboli hanno per sfondo il profilo della penisola italiana e alla Corona è stato aggiunto lo scudo dei Savoia. Tuttavia, la Repubblica continua ad essere rappresentata da una figura di donna turrita, con la quale l’immaginazione popolare tradizionalmente raffigura l’Italia.

Le elezioni amministrative

Colle elezioni amministrative, lo schieramento politico italiano è stato sottoposto, per la prioma volta, alla prova dei fatti.

I risultati finora noti, consentono alcune considerazioni di carattere generale:

– la lotta politica in Italia tende a polarizzarsi intorno a due blocchi: il democristiano e il socialcomunista che assommano la grande maggioranza dei voti, ai quali seguono con notevole distacco i raggruppamenti di centro e di destra, i quali tuttavia potrebbero funzionare da “ago della bilancia”.

– l’equilibrio dei voti tra democristiani e sinistre si traduce in definitiva in un successo democristiano. Infatti, come s’è detto, i voti residui sono andati alle correntio di centro e di destra, naturalmente più vicine per orientamento e finalità alla democrazia cristiana che alle sinistre.

– Le forze di centro e di destra potranno avere un peso maggiore in sede di elezioni politiche se riusciranno a raggiungere una forma più compiuta di organizzazione e di concentrazione. Presentemente esse lottano per raccogliere intorno alle loro compagini le disperse file dei ceti medi che non accettano né il classismo socialcomunista né il confessionalismo democristiano.

Il successo dell’una e dell’altra corrente è legato alle forze d’attrazione che riusciranno ad esercitare sui ceti medi la concentrazione democratica di  Orlando, Croce, Nitti, e Bonomi e il fronte dell’Uomo Qualunque che nelle recenti elezioni non ha dato prova della sua forza reale forse perché tuttora in fase di organizzazione.

– Il bilancio delle prime elezioni non offre possibilità di chiarificazione dell’attuale situazione politica italiana, in quanto lascia impregiudicati i problemi che travagliano i singoli partiti (fusionismo e autonomismo per i socialisti; indirizzo “progressista” o “conservatore” per i democristiani; indirizzo monarchico o agnostico per i liberali).

Solo nel mese di aprile, con le convocazioni dei congressi socialista, democristiano e liberale, si potrà giungere ad una chiarificazione decisiva della situazione interna italiana e ad uno schieramento definitivo dei partiti in vista delle elezioni politiche.

Per quanto riguarda le condizioni di ordine pubblico in cui si sono svolte le elezioni amministrative si può dire che in complesso sono state normali. Gli incidenti provocati in alcune sedi ( intimidazioni, distruzione delle urne, falsificazione dei risultati) sono dovuti ad iniziative isolate di esponenti locali che i giornali indicano come comunisti. E’ evidente che, alla vigilia delle elezioni politiche, gli organi direttivi del P.C.I. tendono ad evitare aperte manifestazioni di violenza che potrebbero avere effetti negativi sull’atteggiamento degli elettori.

Il ricorso del P.C.I. a soluzioni di forza, sempre potenzialmente esistenti, rimane intimamente legato alla evoluzione della politica interna italiana in senso contrario alle sinistre e alle complicazioni che potrebbero verificarsi nei rapporti internazionali.

Parte Terza

Stati d’animo della popolazione

Sullo stato d’animo della popolazione continuano ad esercitare il loro influsso negativo gli avvenimenti riferiti nel rapporto sulla situazione del mese scorso, alcuni aggravati dal trascorrere del tempo che ne ha acuito il carattere d’urgenza.

La situazione economica e alimentare

La situazione economica e alimentare negli strati sociali meno abbienti si prospetta a tinte più fosche in quanto la popolazione avverte oramai che i sacrifici richiesti per superare il periodo della saldatura col nuovo raccolto non saranno gli ultimi perché la situazione generale europea si presenta meno rosea del previsto e sperato. Una soluzione in un quadro di ripresa produttiva e di ricostruzione della marina mercantile richiederà, stando alle più recenti dichiarazioni ufficiali, un minimo di cinque anni e i suoi effetti, pertanto, non si potranno fare sentire con l’urgenza richiesta dalla situazione.

Intanto si è verificato un rialzo del costo dei generi alimentari, le cui conseguenze non tarderanno a farsi sentire negli altri settori della economia nazionale, e in particolare nel settore dell’abbigliamento.

Nella sua relazione all’assemblea della Banca d’Italia, il Governatore Einaudi ha rilevato in merito al futuro andamento dei prezzi che fra le varie ipotesi che possono farsi al riguardo, la più vicina alle tendenze oggi in atto è quella che i prezzi si assesteranno ad un livello compreso tra il 20 e  25 volte quelli dell’antiguerra.

All’aumento dei prezzi nelle proporzioni su indicate si contrappone un aumento dei salari e stipendi di circa dieci volte rispetto all’anteguerra.

Nel settore alimentare, inoltre, la differenza tra prezzi prebellici e prezzi postbellici è in alcuni casi nelle proporzioni di uno a sessanta o di uno a ottanta.

Tale stato di cose sfugge all’osservatore che consideri superficialmente la situazione italiana e si limiti a guardare alle vetrine ben guarnite o alle invidiabili condizioni di vita di pochi privilegiati.

Chi guadagnava mille o mille e cinquecento lire prima della guerra, ne guadagna oggi dieci mila o quindici mila ma quello stesso pane che gli costava due lire al chilo, gli costa ora centoquaranta (egli deve acquistarlo a quel prezzo per integrare la sua razione insufficiente ), la pasta che pagava due lire al chilo gli costa centoottanta, la carne che si aggirava su un prezzo di dieci – dodici lire al chilo gli costa cinquecento. In generale tutti i prezzi dei generi alimentari hanno subito un aumento enormemente maggiore dell’aumento degli introiti individuali. L’olio è passato da cinque lire a quattrocentosessanta lire; il burro da diciotto lire a ottocento; lo zucchero da sei lire a novecento; il riso da due lire a centocinquanta; i legumi da due lire a centonovanta; la frutta da due lire a sessanta; il vino da due lire a sessanta.

Solo meditando su tali cifre si può avere una esatta visione delle attuali difficoltà di vita degli italiani, di quella parte, si intende, che ha una occupazione retribuita. In quanto ai disoccupati che superano i due milioni, le loro condizioni di vita sono ancora più critiche e sono alla base dei disordini da essi provocati in alcune città ed in alcuni centri rurali.

In definitiva viene sempre più sottolineata la stretta dipendenza della evoluzione dell’attuale situazione economica italiana dalla conclusione del trattato di pace e in sua attesa di un “modus vivendi” economico. Il prolungamento dell’attuale “status” armistiziale viene creando zone estese di malcontento e di risentimento verso le potenze vincitrici tra la popolazione civile.

Non diverse ripercussioni psicologiche ha il mancato rientro dei prigionieri di guerra e le giustificazioni che vengono date in proposito trovano scarsa rispondenza e comprensione nell’animo dei congiunti dei prigionieri stessi.

Ordine pubblico

In merito alla situazione dell’ordine pubblico sono da farsi le due seguenti costatazioni d’ordine generale:

nel complesso la prova del fuoco delle elezioni è stata superata in modo favorevole;

esaminato invece il problema in senso regionale e non generale si trova in alcune zone una recrudescenza di disordini e di violenza.

Particolarmente significativo da questo punto di vista risulta l’episodio verificatosi ad Andria, il giorno 5 marzo.

Una dimostrazione di protesta di reduci e braccianti per mancati ingaggi al lavoro degenerò in aperta ribellione alle forze dell’ordine pubblico e in atti di violenza contro la popolazione cittadina. Hanno caratterizzato la ribellione sanguinosa, da un lato l’abbondanza delle armi e delle munizioni e dall’altro la bestialità delle violenze commesse a danno di persone appartenenti al ceto borghese. E da rilevarsi infine che mentre continuano gli accertamenti per l’identificazione dei responsabili della rivolta, il rastrellamento delle armi ha dovuto essere sospeso per espressa volontà del Prefetto, sembra in base a direttive pervenute da Roma.

Un sintomo altrettanto eloquente della delicata situazione dell’ordine pubblico è offerto dalla crisi che caratterizza gli organi di P.S., per i quali il ritorno ad una normalità di organizzazione e di funzionamento si urta ad interessi politici e personali.

Altamente significativa a questo riguardo è la situazione della questura di Milano, dove l’azione depuratrice e normalizzatrice del questore di carriera, Papa, ha incontrato la tenace resistenza degli ambienti politici che, dall’epoca della liberazione controllavano strettamente l’attività della questura stessa. Il nuovo questore fu oggetto di una violenta campagna diffamatrice a base di affissi murali e di volantini condotta da elementi estremisti in accordo con elementi agenti all’interno della questura. L’arresto del vice questore Beltramo che capeggiava una banda di malfattori responsabile di rapine per un ammontare di circa cinquanta milioni di lire ha dimostrato, d’altra parte, quale fosse la reale situazione della Questura di Milano.

Le ripercussioni dell’avvenimento sono state considerevoli tra l’opinione pubblica, decisamente orientata verso l’abolizione di qualsiasi carattere di politicità e di faziosità in seno agli organi della pubblica sicurezza e si ritiene che altri episodi ancora non noti saranno messi in luce solo che si voglia approfondire le indagini presso la Questura di Milano e di altre città.

L’ambiente milanese, pur risentendo l’influenza di una particolare situazione che ha dato alle masse operaie la convinzione di aver acquisito larghe benemerenze nella lotta antitedesca, tende a riprovare quel senso dell’ordine che ha sempre coltivato con intimo orgoglio. Eppertanto l’azione dei RR. Carabinieri tanto più proficua quanto meno reclamizzata trova sempre maggiori consensi specie nei confronti dei vari tipi di polizia a carattere politico che non hanno saputo fronteggiare i gravi casi di delinquenza verificatisi in serie.

Come in altre città anche qui parecchi rapinatori, ladri, truffatori, etc.. Anche se ex partigiani o appartenenti a organizzazioni di estrema sinistra sono stati assicurati alla giustizia per l’opera inflessibile dei carabinieri.

La situazione in Sicilia

I recenti sviluppi politici del problema siciliano, successivi alla liberazione dei dirigenti separatisti sembra dovere preludere ad una distensione della situazione. E’ opinione comune che, sul piano politico, è in atto un orientamento del M.I.S verso una soluzione autonomista ( sul tipo di quella concessa alla Val D’Aosta). Ne deriva la conseguenza che l’aspetto militare del problema si va riducendo ad un problema di ordine pubblico di limitate proporzioni, la cui soluzione risiede nella eliminazione dei gruppi di delinquenti comuni che coprono i loro atti delittuosi con la bandiera di un ideale politico.

SITUAZIONE DELLE FORZE ARMATE ITALIANE E RAPPORTI CON GLI ALLEATI

Le operazioni relative alla chiamata alle armi dei giovani della leva 1924 si sono iniziate e proseguono abbastanza regolarmente malgrado una sottile azione antimilitarista condotta nelle provincie settentrionali in opposizione alla chiamata.

Il morale e lo spirito delle truppe continua a mantenersi depresso.

Ufficiali, sottufficiali e truppa non fanno mistero alcuno del loro malumore che nasce dalla grave situazione economica, e dal discredito conseguente alla campagna diffamatoria della stampa.

Altro fattore principale di questo stato d’animo dipendente anche dalle tragiche vicende della guerra, sono: le condizioni delle caserme poco accoglienti per la mancanza delle necessarie attrezzature e le gravi deficienze quantitative e qualitative del vestiario, dell’armamento e dell’equipaggiamento.

La disciplina in queste condizioni trova difficoltà ad essere perseguita.

I rapporti con le truppe Alleate permangono in complesso buoni, sia per quanto riguarda la popolazione civile sia per quanto riguarda le FF/AA.

Gli incidenti di scarso rilievo, registrati dalla stampa, sono in genere commessi da disertori.

Continua nelle forme già accennate nei precedenti rapporti l’azione di propaganda antialleata alimentata da determinati ambienti politici.

Gli argomenti che non mancano di una certa suggestione e ricorrono più frequentemente sono:il ritardo della conclusione del trattato di pace, il mancato ritorno dei prigionieri, le influenze nella politica interna e la creazione di ostacoli alla ripresa industriale e commerciale per mantenere il Paese in condizioni di soggezione.

Particolare risalto è stato dato dalla propaganda antialleata alla notizia che gli anglo-americani avrebbero già deciso di assegnare Trieste alla Jugoslavia.

Viene invece accolta con soddisfazione dall’opinione pubblica la notizia di alcune derequisizioni di edifici e locali pubblici specie nelle città che avendo subito distruzioni di guerra hanno una limitata disponibilità di alloggi.

Parte Quarta

Voci

= Si dice che dietro lo schieramento delle truppe jugoslave nella zona B della Venezia Giulia, sono schierate in territorio jugoslavo truppe regolari sovietiche di cui fanno parte reparti di Mongoli.

= Si dice che, contrariamente a quanto ha dichiarato Bevin alla Camera dei Comuni, il Governo britannico non intende sciogliere le truppe polacche bensì tenerle in serbo per ogni eventualità.

=Si dice che verranno prossimamente inviati in Italia reparti dell’aviazione americana, per accogliere i quali saranno fatti nuovamente evacuare gli aeroporti già restituiti alla giurisdizione italiana.

= Si dice che il maggiore jugoslavo Cunder che è stato ucciso a Trieste e che dai giornali, è stato dichiarato appartenente all’Esercito del Maresciallo Tito, faceva invece parte di una corrente di opposizione all’attuale governo jugoslavo. Egli era entrato nelle formazioni di Tito con dei compiti informativi. E’ stato ucciso da uomini di Tito che hanno poi addossato la sua uccisione a elementi monarchici sfruttandola a scopo propagandistico.

= Si dice che le autorità alleate stanno facendo riparare tutti i carri armati residuati di guerra, compresi quelli tedeschi.

All’ A.F.H.Q. – Lidison Officer – I.A.I.

S e d e

Allegato alla relazione mensile del mese di marzo 1946

808° BATTAGLIONE C.S.

C E N T R A L E

Magg. S.S.M.  BONIVENTO Renzo – Comandante

CC. RR. CAPUTO Luigi  – Segretario

S.S.M.   RIPOLI Guido  – Capo Gruppo C.S.

MAFFEI Enrico – Uff. add. Gruppo C.S.

CC.RR. POMPEI Umberto – Capo Gruppo P.M.

S.S.M. NANI Antonio  – Capo Gruppo Situazione

Ftr. CHIRIVINO Pio – Uff. add. Gruppo Situazione

Amm/ne   MUSSOLIN  Luigi – Capo Gruppo Amm/ne

Capit. CC.RR. PALAZZOLO    Francesco – Capo Gruppo Personale

Ftr.  FERRARI Attilio – Com/te Dist. 2^ Sez.

CC.RR. ARDIA Guglielmo  – Uff. add. Gruppo P.M.

CERICA Guglielmo – Uff. add. Gruppo C.S.

RECAGNI  Aurelio      –     “                “          “

FOSELLI  Romeo      –      “                “          “

S.Ten.  SARCHIONI  Umberto   –      “                “         “

REFRIGERI Natale  –      “                “         “

Capit. Ftr. RENZI Mario –   Uff. add. Gruppo  Sit.

RASPANTI Vittorio     –      “                “         “

Art. PISANI Carlo         –      “                “         “

A. A. ARBIZZANI Luigi  –   Nucleo Mob. Gr.   Sit

Ten. Ftr. LEVI Mario    –      “                “         “

Capit. Art. DI LUZIO Sabatino   –   Capo Uff. traduzioni

Ten. Art. CAPPON Giorgio    –   Uff. Add. Uff. traduz.

S.Ten. mil. GOLDSMITH Enrico     –      “                “

Ftr.BORGHI Sergio      –      „                 „

mil. LA ROCCA Umberto   –      “                 “

Capit. Art. CAPONE Manfredi   –  Com/te Autodrapp.

Ten. Genio BERTINI Riccardo   –  Capo Uff. Cifra-Radio

Capit.    Art. TSCHON Franco  –  Uff. add. approvvig.

R.G.F. RAJOLA Emanuele  –  Uff. coll. Com. Gen.

R.G. Finanza

– sottufficiali    ( cc.rr. )    :  37

–          “            ( R.E. )     :  20

–          “            ( R G.F.)   :   1

– militari truppa(cc.rr. )      : 45

–           “            ( R.E. )      : 22

CENTRO C.S. di ANCONA

Capit. CC.RR. CATALDO Riccardo – Capo Centro

S. Ten. CC.RR. TALO’ Paolo – Uff. addetto

Sottufficiali  ( cc.rr. )     :  13

“           (R.E.)        :   1

“           ( R.G.F.)   :    2

militari truppa( cc.rr. )   :    5

“           ( R.E.)       :    1

CENTRO  C.S.  di  BARI

Capit. CC.RR.  LOSACCO  Nunzio – Capo Centro

Magg. Ftr. MAICHNER Silvio  – Uff. addetto

Tenente Ftr. ADDIMANDO Vittorio –  “

sottocentro TARANTO : S. Ten. CC.RR. ANCAROLA Vincenzo

sottufficiali     (cc.rr.)     :   20

“              (R.E.)        :   2

“              ( R.G.F.)     :  4

militari truppa (cc.rr.)       :   6

“              (R.E.)        :   2

CENTRO  C.S.  di  BOLOGNA

Magg.  CC. RR. DI PIAZZA Franc. Paolo  – Capo Centro

Capit.  CC. RR. FEDI Dario – Uff. addetto

ALIANO Antonio         –    “        “

sottufficiali    (cc. rr.)   : 28

militari truppa(cc.rr.)   :    9

“             (R.E.)    :    5

CENTRO  C.S.  di BOLZANO

Magg. CC. RR. TUCCI Vittorio – Capo Centro

Magg. Ftr. PISTOTTI   Ezio – Uff. addetto

Capit. Ftr. DE HARTUNCEN  Cristoforo  – Uff. addetto

Ten.  CC. RR. TOSI Silvio – Uff. addetto

S. Ten. Ftr. ANESI Dino – Uff. addetto

BONISTALLI Mario – Uff. addetto

sottocentro  TRENTO  : Capit.  Cc. rr. MANIGRASSO Arcangelo

sottocentro   MERANO:     “           “     BASSI Amedeo

sottufficiali    ( cc.rr. ) : 36

“             ( R.E.)   :   2

militari truppa( cc.rr.)  : 11

“            ( R.E. )  :    2

CENTRO  C.S.  di  CAGLIARI

Capit.  CC. RR.   PISANO    Giuseppe  – Capo Centro

sottufficiali   ( cc. rr. )  : 14

“          ( R.E.)      :   2

militari truppa  (cc.rr.) : 4

“             (R.E. ) : 1

CENTRO  C.S.  di  FIRENZE

Capit.  CC. RR.  SCAFA Felice   – Capo Centro

Ten.  SANI Mario – Uff. addetto

sottocentro  LIVORNO :  Capit. CC. RR. FANELLI  Giuseppe

sottufficiali   (cc. rr. )   :  24

“            ( R.E.)     :    1

“            (R.G.F.)   :   2

militari truppa(cc.rr.)    :    6

“             (R.E.)     :    1

“             (R.G.F.)  :   1

CENTRO  C. S. di GENOVA

Capit. CC.RR. TOMASELLI  Dario  – Capo Centro

TENORE  Alberto  – uff. addetto

Art.  MERLI Armando –   “        “

Ten. Art. ESPOSITO Rocco      –   „        „

sottocentro S. REMO : Capit. CC.RR. CAPELLO Marcello

Ten. R.G.F. UGHI    Renato

sottocentro LA SPEZIA: S.Ten. CC.RR.BISTAGNINO Gino

sottufficiali  (cc.rr.)   : 25

“         (R.E.)    :    3

“         (R.G.F.) :    3

militari truppa (cc.rr.)   :    8

“         (R.E.)    :     2

“         (R.G.F.) :    3

CENTRO  C.S. di MILANO

Magg. CC.RR.  VALENTINI Arnaldo – Capo Centro

Capit. PALUMBO Giuseppe – uff. addetto

Ftr.  AUDOLY Augusto     –   “        “

Art.  BUDETTI Carlo          –    “       “

Ftr.   BRUNO Guido          –    “       “

Ten. CC.RR. ANCORA Vittorio   –    „       „

LAURI Armando      –    “       “

sottocentro   COMO : Capit. CC.RR. GIUSTACHINI Giovanni

( segue Centro Milano )

sottufficiali    (cc.rr.)  : 49

“             (R.E.)   :   2

militari truppa (cc.rr.)   : 17

“                 (R.E.)   :   5

“                (R.G.F.) :  1

CENTRO C. S. di NAPOLI

Magg. CC.RR. PECORELLA  Camillo   – Capo Centro

Capit. FIORE   Vittorio   – uff. addetto

Cavall.  CASTAGNA  Antonio  –   “       “

Ten.  CC.RR. ARIOLA   Raimondo –   „        „

sottufficiali   (cc.rr.)  : 20

“          (R.E.)   :   1

“          (R.G.F.) :  4

militari truppa(cc.rr.)  :   8

CENTRO C.S. di PALERMO

Capit. CC.RR. FAZIO Pietro   – Capo Centro

sottocentro CATANIA : Capit. CC.RR.  PANATO  Lazzaro

sottufficiali   (cc.rr.)  : 19

“           (R.E.)   :   2

“           (R.G.F.) :  4

militari truppa(cc.rr.) : 10

CENTRO  C.S.  di ROMA

Magg. CC.RR. VALENTI Riccardo  – Capo Centro  (uscente)

PICCARDO  Eugenio     – Capo Centro  (subentra)

Capit.  CARDILLO  Anacleto    – uff. addetto

MARINO Antonio      –  “        “

TARANTINI Giustino     –   “       “

S.Ten. PASTA Riccardo    –   “       “

sottufficiali   (cc.rr.)  :  57

militari truppa(   “ )   :  24

“          (R.E. ) :    1

CENTRO C.S. di TORINO

Capit. CC.RR. BONAZZI  Alessandro – Capo Centro

COLAFRANCESCHI Pietro – uff. addetto

Art.   BARBASETTI Carlo   –  “        “

Ftr. ROSSI  Aurelio –  “        “

S. Ten.  Ftr. TAVERNER Giuseppe  – „        „

BERTONE              Antonio    –  “        “

( segue  Centro Torino )

sottocentro CUNEO :  Ten. CC.RR.  BODO    Eraldo

sottocentro AOSTA   : “          “       BURATTI Aldo

sottufficiali   (cc.rr. )  : 41

“            (R.E.)    :   2

militari truppa ( cc.rr.): 10

“                  ( R.E) :    4

CENTRO C.S.  di UDINE

Magg.  CC.RR.  BRUNERO   Raoul   – Capo Centro

Capit. DI MOLFETTA Ernesto – uff. addetto

FABI Giulio   –   “       “

DI PAOLA Raffaele –   “       “

Ten. DI MARTINO   Lorenzo –   “        “

S. Ten. R.G. F. OSANA Giuseppe –  „       „

S. Ten. Mil.  NANI Renato     –  „       „

sottufficiali   (cc.rr.)  :     39

“            ( R.E.)  :       2

“            (R.G.F.):      4

militari truppa(cc.rr.) :  16

“             (R.E.)     :   3

“             (R.G.F.)  :   1

CENTRO C.S. di VENEZIA

Capit.  CC.RR. MANES  Giorgio  – Capo Centro

Ftr.  ZAPPULLI Fernando- uff. addetto

Ten.  CC.RR. DE CIUTIIS Vincenzo – uff. Addett

VITERBO     Italo       –   “        “

sottocentro  VERONA  : Capit. CC.RR.  PUCA  Aldo

S.Ten.Art. FARINA Salvatore

sottocentro   PADOVA : Capit. CC.RR.BONETTI  Aurelio

sottufficiali    (cc.rr.)    :  38

“            (R.E.)     :    2

“           (R.G.F.)   :   3

militari truppa(cc.rr.)    :  10

“            (R.E.)     :    5

“           (R.G.F.)   :   3

CENTRO  C.S.  SVIZZERA

Magg.  CC.RR.  DERMIDOFF   Umberto  : Capo Centro

sottufficiali      (cc.rr.)   :  2

militari truppa (cc.rr.)    : 1

PERSONALE DELLA R.G.F.   imbarcato su motoveliero per

Servizio a disposizione dell’808°  Bn. C.S.

sottufficiali     :  2

militari truppa :  6

TOTALI

Ufficiali            CC.RR.      :        59

“                   R.G.F.      :           3

“                   R.E.          :         39

—————————-

101

sottufficiali       CC.RR.      :       462

“                 R.G.F.        :         29

“                  R.E.           :         42

—————————

533

Militari truppa   CC.RR.      :        190

“         “        R.G.F.        :          16

“          “        R.E.           :          52

——————————

258

——————————-

TOTALE  GENERALE   892


[1] Cfr. NARA, Rg. 226, E. 108 A, b. 272, f. jzx – 7740, Ministero della Guerra, Stato Maggiore Regio Esercito, 808° Battaglione Controspionaggio. La citazione del documento o di parte di esso è vincolata alla citazione del presente sito.

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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