Rigetto istanza riapertura indagini su Portella della Ginestra

MOTIVAZIONI DEL RIGETTO

DELL’ISTANZA PRESENTATA DA GIUSEPPE CASARRUBEA DI RIAPERTURA DELLE INDAGINI

SULLE STRAGI DI PORTELLA DELLA GINESTRA E DI PARTINICO

(1° MAGGIO E 22 GIUGNO 1947)

PROCURA DELLA REPUBBLICA

DI PALERMO

Il Pubblico Ministero

Letti gli atti n. 3516/04 Mod. 45

Osserva

In data 20 maggio 2004 il prof. Giuseppe Casarrubea depositava un’istanza di riapertura delle indagini sulla strage di Portella della Ginestra (1 maggio 1947) e sugli assalti alle Camere del Lavoro della Provincia di Palermo (22 giugno 1947).

In particolare il prof. Casarrubea, dopo aver fatto presente che il di lui padre era stato assassinato a Partinico il 22 giugno 1947, proprio in occasione dell’assalto alla Camera del Lavoro, evidenziava che dagli studi più recenti, condotti – oltre che da lui stesso – dagli storici Nicola Tranfaglia e Aldo Sabino Giannuli, che avevano potuto avere accesso per la prima volta ad importanti archivi italiani e statunitensi, erano emersi documenti che potrebbero consentire ulteriori progressi nell’individuazione dei mandanti e degli esecutori materiali di quelle stragi

A sostegno della sua istanza, il prof. Casarrubea depositava un data 07.12.04 e poi in data 21.6.2005 cospicua documentazione.

Il prof. Casarrubea veniva inoltre sentito, in data 6.9.2004, su delega di questo Ufficio, dal Nucleo Operativo dei Carabinieri di Monreale e in tale occasione specificava di “ritenere superate” le sentenze della Corte di Assise di Viterbo (1952) e della Corte d’Appello (1956) che avevano ritenuto che “quei fatti efferati dovevano essere attribuiti al banditismo locale” e aveva aggiunto che dalle ricerche successive emergeva invece “l’interesse estremo che i gruppi neofascisti presenti allora in Italia avevano nel riconquistare lo Stato perduto ed occupato dagli Angloamericani” e che dagli studi del prof. Giannuli “si evince che la banda (di Salvatore Giuliano) era sottoposta ai nuclei neofascisti romani e che lo stesso Giuliano aveva in capo e ai cui ordini rispondeva”.

Ciò premesso, si deve però rilevare che la gran parte degli atti indicati dal prof. Casarrubea nelle sue memorie è costituita da documenti dei servizi segreti italiani e americani, peraltro risalenti al periodo bellico o agli anni immediatamente successivi e basati per lo più su fonti anonime, e da altri atti di cui non è identificato o identificabile l’autore nonché da notizie di stampa e da ricostruzioni di storici e studiosi.

E’ chiaro che questi elementi possono ovviamente costituire la base preziosa per un approfondimento in sede storica e scientifica ( e per altro anche qui vi è un vivace dibattito con opinioni divergenti, come risulta da un articolo del prof. Renda in data 3.6.2004, allegato agli atti), ma non possono costituire per la loro stessa natura e le loro intrinseche caratteristiche il punto di partenza per l’inizio di un’attività di indagine volta ad accertare la responsabilità penale in ordine a reati gravissimi commessi 60 anni fa.

Né a diverso convincimento può indurre la critica operata dall’esponente ad alcuni punti delle sentenze della Corte di Viterbo e di Roma e l’indicazione di possibili errori o lacune di provvedimenti divenuti ormai irrevocabili.

Né la riapertura delle indagini, che deve avere lo scopo innanzi evidenziato, è giustificata dalla asserita opportunità di escutere a sommarie informazioni, su fatti avvenuti in epoca così remota, le persone indicate dall’esponente (se ancora esistenti in vita) o dalla asserita opportunità di procedere a nuovi e più accurati accertamenti balistici sui reperti a suo tempo rinvenuti e sequestrati.

PQM

Rigetta l’istanza di riapertura delle indagini presentata da Casarrubea Giuseppe.

Manda la Segreteria per gli adempimenti e per la comunicazione del presente provvedimento al Casarrubea

Palermo, 8 maggio 2007.

Firmato:

Il Pubblico Ministero

G. Pignatone A. Morvillo

Osservazioni di Giuseppe Casarrubea sull’atto di rigetto della richiesta di riapertura delle indagini sulla strage di Portella della Ginestra (1° maggio 1947) e sugli assalti alle Camere del Lavoro della Provincia di Palermo (22-23 giugno 1947).

Il rigetto dell’esposto è, a giudizio di chi scrive, un atto sbrigativo e sommario che non trova riferimento nella notevole mole di documentazione riferibile ai responsabili degli Uffici del Servizio di Informazioni e sicurezza (Sis) del governo italiano degli anni 1944-1947 e a quelli degli Uffici dell’Office of Strategic Services di Washington, rispettivamente diretti da Federico Umberto D’Amato e da James Jesus Angleton. Per lo più le carte sono firmate dagli ufficiali dipendenti ed hanno un mittente e un destinatario oltre che la carta intestata. Raramente si tratta di documenti anonimi. Ma anche in tal caso un documento può, per ragioni di opportunità dello spionaggio o del controspionaggio che opera, essere anonimo, ma non per questo falso. E’ dimostrabile che tutti i documenti riferiti dallo scrivente alla Procura e riguardanti persone e fatti circostanziati, sono originali e autentici. Per altro, recentemente le ipotesi emergenti sono suffragate dall’incrocio degli atti provenienti da ben quattro archivi internazionali. Quelli degli Usa (Maryland), della Gran Bretagna (Kew Gardens, Londra), dell’Italia (Sis, Roma), della Repubblica slovena (Lubiana).

A giudizio dello scrivente compito della magistratura è quello di indagare sui fatti esposti, specialmente quando detti fatti si configurano come barbarie contro l’umanità, quali sono le stragi in parola.

Le sentenze di Viterbo e di Roma richiamate nell’atto del PM appaiono, alla luce degli studi compiuti, come depistaggi. La polizia giudiziaria controllata negli anni delle stragi dall’ispettore di Ps. Ettore Messana, non produsse una seria indagine sui fatti accaduti, e si affidò alla prime direttive impartite dallo stesso Messana: un criminale di guerra che, mentre era ricercato dalla Commissione delle Nazioni Unite per crimini di guerra commessi contro la popolazione slovena negli anni 1941-’42, veniva promosso a ispettore generale in Sicilia ai primi del 1945 dal secondo governo di Ivanoe Bonomi.

Le motivazioni del rigetto non possono risiedere nel tempo decorso dai fatti denunciati o nelle controversie sul dibattito storiografico in corso. Il tema non è mai stato affrontato nei termini dell’acquisizione di nuove fonti di documentazione dagli storici menzionati dal PM a sostegno del rigetto medesimo. Pare, questa, una procedura non ortodossa, tanto più che le controversie storiografiche vengono assunte come sostegno alla motivazione stessa del rigetto. Nella fattispecie occorre precisare che si tratta di storici che piuttosto che avere studiato i processi e le dinamiche delle stragi del ’47, hanno scritto sulle figure mitiche costruire ad arte sui responsabili delle stesse e di cui Salvatore Giuliano è l’esempio più classico.

A fronte di tale nuova realtà che mette i familiari delle vittime, ancora una volta, di fronte alla negazione del diritto alla verità e alla giustizia, lo scrivente annuncia che presenterà un nuovo esposto le cui linee principali sono le seguenti:

a) le motivazioni delle stragi e dei delitti del periodo 1944-1948 (provocazione sistematica da parte dei gruppi paramilitari neofascisti ai fini dello scatenamento della repressione reazionaria e della attuazione di un golpe antidemocratico in Italia);

b) l’obiettivo finale (instaurare una dittatura militare transitoria, per uno o due anni, per eliminare i comunisti e le forze del CLN dallo scenario politico nazionale);

c) l’intervento degli Usa per il raggiungimento di tale scopo.

Si tratta di un ulteriore contributo riassunto in una quarantina di cartelle suffragate da abbondantissima documentazione.

PS: Le responsabilità della mafia in tale contesto risulteranno esplicite nell’intreccio organico tra livelli istituzionali e livelli criminali (mafia e bande terroristiche), secondo lo schema sintetizzato, a suo tempo, da Gaspare Pisciotta, della “santissima trinità”.

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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