Berlusconi e Mike Stern

Non volevo crederci. Poi ho letto giornali e riviste e ne ho avuto piena conferma. Non era uno scherzo di carnevale. Era proprio vero. Berlusconi si è recato sulla nave da guerra Intrepid, ormai adibita a museo, formalmente invitato da Bush, per incontrare Mike Stern, ed esserne ospite.

Mike Stern al centro, Giuliano a sinistra e suo padre a destra

Mike Stern al centro, Giuliano a destra e suo padre asinistra

Ora, siccome il mondo è grande e anche gli Stati Uniti lo sono, che il nostro capo di governo non abbia trovato nulla di meglio che visitare quel luogo simbolo dell’America in armi, è veramente triste. Per noi italiani e per i siciliani in particolare. Perché Mike Stern, che su quella nave dove vive, pare abbia trovato la ricetta della sua immortalità (il vecchio ha 95 anni suonati), per chi non ha la memoria corta, fu un agente dell’Office of Strategic Services (Oss) degli anni dello sbarco e del dopoguerra. I siciliani sanno inoltre che, in quegli anni, di governi – diremmo oggi – di centro-sinistra, con i comunisti che occupavano alcuni ministeri chiave, se ne fecero non pochi e che forse per questo motivo alcuni personaggi, e tra costoro Stern, studiarono il sistema per sbarcarli, o meglio, per buttarli a mare, per farli scomparire definitivamente. Forse anche per questo Stern s’era messo a fare certi viaggi e aveva preso contatti con un giovanotto un po’ esaltato, che di armi se ne intendeva, e che rispondeva al nome di Salvatore Giuliano. Gli americani, che già pensavano all’Italia senza il duce, avevano scoperto “il re di Montelepre” pochi mesi dopo lo sbarco, nei giorni a cavallo dell’8 settembre, quando nacque la repubblica di Salò e sulle montagne di quel paesino, un bandito. I fascisti ne fecero la loro mascotte, perché aveva sparato, quasi in coincidenza dell’armistizio, a un povero carabiniere, simbolo del governo di Badoglio; gli Alleati, un parafulmine che affidarono alla manutenzione dei loro servizi di intelligence. Ma anche Stern svolse il suo ruolo. Quando mise piede in Italia, dopo essere stato accreditato come giornalista della stampa estera, in via della Mercede, 51 a Roma, nel gennaio del ’47, non ebbe altro da pensare che incontrare il bandito e presentarglisi come la persona che gli poteva procurare armi da guerra. Perchè – scriveva Giuliano a Truman usando come postino il capitano Stern – come avrebbe fatto lui poverino, da solo, a combattere contro i carri armati di quei comunisti che se ne stavano al governo con De Gasperi? Stern, di fatto, era a livelli bassi negli apparati dei Servizi e perciò la figura più idonea ad avvicinare un delinquente al quale avevano fatto credere di essere un colonnello, capo di un esercito, prima separatista e poi anticomunista. Il capitano fu braccio operativo di cui si servì l’entourage di Truman per scatenare in Europa la campagna anticomunista, in tempi in cui il pericolo rappresentato dall’egemonia sovietica, poteva avere non poche ragioni d’essere, anche se dopo la conferenza di Yalta (1945) gli assetti geopolitici delineati dalla sconfitta del nazifascismo erano quasi definitivamente conclusi. Stern naturalmente non agiva di testa sua, ma per conto dell’ X-2, il controspionaggio di James Jesus Angleton, la mente diabolica che aveva ordito il salvataggio del principe nero Junio Valerio Borghese dalle patrie galere e dalla fucilazione e che aveva escogitato l’alleanza con la Decima Flottiglia Mas e gli Np (Nuotatori paracadutisti) del famigerato Nino Buttazzoni, di cui qualche anno fa pare si sia occupata un’indagine del Parlamento. Sia gli uni che gli altri, americani e fascisti intransigenti, avevano un pallino: la lotta contro il comunismo dopo il crollo del regime.

Attenzione a questi benedetti comunisti. Perché lo erano tutti, anche i liberali di Benedetto Croce, se nutrivano qualche dubbio sul modello di americanizzazione dell’Europa.

Stern stabilì con Giuliano lo stesso rapporto che il medico stabilisce con l’ammalato quando se ne prende cura, gli misura la temperatura, ne verifica la pressione e lo stato clinico. Ma da vivo quest’ammalato ebbe molti altri medici, di grande livello. La loro specializzazione era quella di mostrare l’ammalato e di nascondersi dietro le quinte. Qui c’erano tutti. In piena repubblica. I vecchi burocrati dell’ex Ovra salotina, mai estinta, e i tanti convitati di pietra che volevano sedersi anche loro al tavolo dell’affare stragista che si stava sperimentando con Portella della Ginestra e gli assalti contro le Camere del Lavoro della provincia di Palermo (1 maggio e 22 giugno 1947). Non seppe definirlo meglio Gaspare Pisciotta questo tavolo dove stavano giocando in tre. Per non sapere né leggere né scrivere disse che tutti erano come la “santissima trinità”. Così nella sua semplicità, prima di morire di stricnina all’Ucciardone di Palermo, ha lasciato ai posteri la più esatta definizione di mafia che si sia mai potuto dare.

(Giuseppe Casarrubea)

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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