Il ventre nero di Gladio

PREGLADIO

di

PIETRO SPIRITO

(“IL PICCOLO”- TRIESTE)

TRIESTE. Nel 1947 gli Stati Uniti erano pronti a finanziare in Italia un esercito clandestino in grado di opporsi a una eventuale insurrezione comunista o a un’invasione delle truppe sovietico-jugoslave attraverso il confine orientale. Un esercito-ombra che avrebbe dovuto unire sotto un unico comando le formazioni paramilitari anticomuniste già attive sul territorio, dall’Associazione partigiani Osoppo al Terzo Corpo Volontari della Libertà, alle bande armate neofasciste sparse da Milano a Roma. Una specie di pre-Gladio che aveva nell’organizzazione paramilitare clandestina dell’Msi uno dei punti forza, con il coinvolgimento diretto del Sim, il Servizio informazioni militari, e di alcuni quadri in servizio dell’Esercito stesso. Formazioni clandestine come il Terzo Corpo Volontari della Libertà dipendevano direttamente dai Ministeri della Difesa e dell’Interno, che finanziavano e rifornivano di armi i volontari, mentre le organizzazioni neofasciste traevano finanziamenti da un traffico di cocaina gestito da gruppi della resistenza neonazista che operavano tra la Baviera e l’Austria. Depositi di armi, finanziamenti occulti ottenuti anche tramite la Banca nazionale dell’Agricoltura, arruolamenti e addestramenti segreti costituivano nell’Italia del 1947 un variegato e complesso fronte anticomunista che gli Stati Uniti erano pronti a sostenere, a patto che il fronte agisse sotto un comando unificato sotto l’ombrello di Washington.

Nuotatori paracadutisti a Taranto, 1944

Nuotatori paracadutisti a Taranto, 1944

È un quadro inquietante, al limite della fantastoria, quello che emerge da alcuni documenti del Foreign Office britannico e dell’Intelligence service, oggi conservati nei National Archives di Londra, desecretati tra il 2005 e il 2006 e in gran parte ancora inediti. Carte ritrovate dallo storico siciliano Giuseppe Casarrubea e dal ricercatore Mario J. Cereghino e che presto saranno pubblicate da Bompiani in un volume antologico sull’Italia degli anni Quaranta. Che prima di Gladio ci fossero formazioni clandestine armate pronte a fronteggiare il «pericolo comunista» era cosa nota, ma che la rete di relazioni fra queste fosse così complessa, per certi versi trasversale, e che coinvolgesse direttamente il governo italiano, è vicenda dai risvolti ancora da mettere a fuoco. Personaggio chiave per la ricostruzione di cosa si stava preparando in Italia nell’immediato dopoguerra è un neofascista arrestato a Trieste dagli inglesi nel 1946, Mario Cocchiara, le cui dichiarazioni forniscono elementi essenziali all’intelligence britannica che monitorava con attenzione l’evolversi del delicato teatro italiano e la sua situazione politica.

Il primo capitolo di questa storia porta la data del giugno 1947, ed è intitolato «Il movimento della destra italiana: assistenza americana». Quell’estate arriva a Roma, su incarico del governo americano, Charles Poletti. Già governatore dello stato di New York tra il 1942 e il 1943, durante la guerra Poletti era stato a capo dell’amministrazione militare alleata in Italia (Amgot), dallo sbarco in Sicilia alla liberazione di Milano. Personaggio controverso, nel ’44 Poletti fu anche sospettato di collusioni con elementi di primo piano della mafia siculo-americana di New York, come don Vito Genovese, in arte «don Vitone». Nel giugno ’47, a Roma, Poletti incontra in segreto Stefano Jacini, esponente della Dc, già ministro della Difesa del Governo Parri, eletto nell’Assemblea costituente e senatore nella prima legislatura. Assieme a Jacini, Poletti fa «un attento esame dell’organizzazione dei movimenti italiani di destra», e promette supporto finanziario a queste attività in tutta Italia e fino a Udine. Tuttavia, chiarisce, gli Stati Uniti non daranno «alcun appoggio alle attività del Territorio Libero di Trieste», zona troppo delicata per arrischiare azioni di questo genere e tra l’altro amministrata direttamente dagli angloamericani.

Il capobanda fascista Salvatore Giuliano

Il capobanda fascista Salvatore Giuliano

La mappa delle formazioni clandestine armate esaminata da Poletti e Jacini emerge chiaramente dai documenti del Foreign Office. Nel Nord Italia, la zona di operazioni dell’Associazione partigiani Osoppo (Apo) e del Terzo Corpo Volontari della Libertà (3Cvl in sigla) «si estende da Treviso al confine Ovest delle Venezia Giulia». Il quartier generale si trova a Udine, mentre «Milano è la città meglio organizzata e armata dell’Italia settentrionale. Si riscontrano grandi depositi di armi e munizioni mentre i finanziamenti non mancano: il movimento sta già ricevendo aiuti sostanziali da parte statunitense». Torino e Genova, aggiunge il Foreign Office, «dispongono di ottimi rifornimenti di armi e denaro. A Venezia e Padova il movimento è in fase di costituzione». Mentre il 3Cvl è un corpo militare, l’Apo si occupa delle propaganda politica e delle iscrizioni. «La maggioranza dei membri di entrambe le organizzazioni – si legge nei documenti – è monarchica». Il controllo diretto del 3Cvl dipende dal ministero della Difesa italiano per quanto riguarda le questioni militari, e dal ministero dell’Interno (Ufficio della Venezia Giulia) per le questioni amministrative e i rifornimenti. «Il Sim (Servizio informazioni militari) – specifica il rapporto – si limita a mantenere i contatti con il 3Cvl e non osa fornirgli un supporto più attivo: i partiti della sinistra, infatti, tengono d’occhio il Sim e cercano un pretesto per chiederne le soppressione». Secondo il rapporto del Foreign Office al momento dell’assunzione di queste informazioni, 8 luglio 1947, si stanno facendo pressioni «per una collaborazione più stretta tra il 3Cvl (che, va ricordato, è formazione clandestina) e i carabinieri».

Ma Apo e 3Cvl non sono le sole forze segrete anticomuniste in campo. Un altro documento del 13 settembre 1951 analizza «l’organizzazione paramilitare clandestina dell’Msi», che nasce alla fine del 1947 per iniziativa del generale Muratori, ex generale della Milizia volontaria della sicurezza nazionale (Msvn) di Salò, ed è costituita per lo più da ex ufficiali delle Brigate nere della Rsi, ex componenti della Decima Flottiglia Mas, e da elementi arruolati tra «i ranghi inferiori della polizia». Il suo compito è di fronteggiare «un’insurrezione comunista, in conseguenza dello scoppio di ostilità con la Russia». L’organizzazione dell’ Msi può contare su «depositi segreti di armi degli eserciti della Rsi e della Germania» e sui «rifornimenti clandestini di armi effettuati dalla polizia (servono in caso di ostilità e del conseguente collasso della pubblica sicurezza dello Stato)».

Un ulteriore tassello utile a definire il «puzzle» delle organizzazioni clandestine armate e del coinvolgimento diretto di parti dello Stato italiano, arriva da un dispaccio precedente, firmato dal Field security service (Fss), i servizi segreti dell’esercito britannico, e dallo Special counter intelligence (Sci), il controspionaggio anglo-americano. Il documento riferisce che il 13 settembre 1946 è stato arrestato a Trieste dagli inglesi un certo Mario Cocchiara. «Dal suo interrogatorio – rivela il rapporto – risulta che (Cocchiara) sta organizzando un gruppo paramilitare di destra sotto gli auspici del Sim». «Si reputa – si legge – che (sempre Cocchiara) abbia già radunato 500 elementi e che sia in relazioni dirette con i membri del governo italiano e alti ufficiali del Sim, ai quali invia i suoi rapporti». Secondo il Field security service, Cocchiara «sembra che abbia avuto grosse somme di denaro tramite il colonnello D’Amore e il tenente colonnello Pescatore. (…) Si ritiene che disponga di molte armi».

(1 – segue)

TRIESTE. Formazioni clandestine mobilitate in vista di un possibile colpo di Stato qualora i comunisti avessero preso il potere in Italia, o nel caso il Paese fosse stato invaso dalle truppe sovietiche. Tutto ciò sotto l’ombrello degli Stati Uniti d’America e con il coinvolgimento diretto del governo italiano. È il quadro inquietante che emerge dai documenti del Foreign Office britannico, desecretati dopo quasi sessant’anni e che riguardano la situazione italiana nel 1947, all’indomani della nascita del quarto governo De Gasperi, il primo senza la partecipazione del Pci e del Psi. La carte sono state scoperte nei National Archives di Londra dallo storico siciliano Giuseppe Casarrubea e dal ricercatore Mario J. Cereghino, e analizzano i complessi rapporti segreti tra i movimenti armati anticomunisti clandestini, l’intelligence Usa e il governo italiano. Depositi segreti di armi, coinvolgimento diretto dei servizi italiani, finanziamenti occulti che coinvolgono anche la Banca Nazionale dell’Agricoltura, lo stesso istituto oggetto del sanguinoso attentato di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969. Nel 1947 gli agenti di Londra scoprono una sorta di pre-Gladio grazie anche alla confessione di un neofascista arrestato a Trieste il 13 settembre 1946, Mario Cocchiara. Interrogato dagli agenti del Field security service, l’uomo rivela di essere il referente di vari gruppi paramilitari di destra, di lavorare agli ordini del Sim, il Servizio informazioni militari, e di essere «in contatto con elementi neofascisti e di destra a Milano, Roma e altrove», ovvero con le Squadre armate Mussolini (Sam) in tutta la Lombardia. Cocchiara fa nomi e cognomi: uomini dei servizi, funzionari di prefettura, ufficiali dell’esercito. Elementi di primo piano che organizzano in Friuli «corsi speciali sulla guerriglia e sulle tecniche di sabotaggio». Ma Cocchiara va oltre, e sostiene che «i carabinieri partecipano al movimento: il loro compito sarà quello di catturare i capi della sinistra. La mansione di polizia ausiliaria sarà affidata alle squadre d’azione della destra».

Il neofascista arrestato a Trieste rivela anche un dettaglio inedito: afferma che il movimento armato anticomunista è in contatto con «i gruppi della resistenza nazista che operano nelle Alpi bavaresi. Per ottenere fondi hanno allestito un ampio traffico di cocaina verso l’Italia, di tipo ”Merck” (genuina) a prezzi bassi, ossia a 800.000 mila lire al chilo». «In Italia – prosegue – le organizzazioni neofasciste traggono profitto dall’acquisto di cocaina, garantendo così i finanziamenti alle loro attività». Cocchiara va nel dettaglio, e racconta che il 20 agosto del 1946 nel suo appartamento di Trieste ha ricevuto la visita di un certo Comelli, che «garantisce i collegamenti tra Milano e Merano», per offrirgli della droga da smerciare. Gli inglesi apprendono anche altre notizie: a coordinare i clandestini neofascisti è il capitano Huppert, dei servizi segreti americani in Italia. Secondo queste informazioni, Cocchiara ha già radunato 500 elementi paramilitari di destra «in contatto con membri del governo italiano e alti ufficiali del Sim». Inoltre, il neofascista dice di essere «a conoscenza di un gruppo di agenti tedeschi, ex funzionari della Zona di Operazioni del Litorale Adriatico, al comando di un austriaco, Kassel, alias Kappel, membro dell’organizzazione dei Lupi Mannari», un gruppo neonazista.

Il 24 luglio 1947 il Foreign Office redige un nuovo rapporto sulla situazione nella Venzia Giulia, intitolato «Organizzazioni paramilitari della destra in Italia», in cui afferma che «il 3Cvl (Terzo Corpo volontari della libertà, formazione clandestina armata ben nota agli storici, ndr) dispone di 10.000 elementi ma che tra questi soltanto 5.000 sono effettivamente armati. Il 3Cvl comprende la divisione Osoppo, la divisione Julia e il gruppo Aspro (sic). Ogni membro è in possesso di una tessera di riconoscimento». Gli inglesi scoprono che a tenere i collegamenti tra il governo italiano e i gruppi armati anticomunisti è l’onorevole Paolo Cappa, già direttore del quotidiano «L’Avvenire d’Italia» e all’epoca sottosegretario di Stato alla Presidenza del consiglio dei ministri. Cappa, riferisce il Foreign Office, si è incontrato a Udine con il colonnello Olivieri, comandante del 3Cvl, assicurando «che il governo italiano farà tutto il possibile per sostenere il 3Cvl». Ancora, gli inglesi riferiscono che «il comandante in capo delle formazioni nell’Italia settentrionale è il generale Cadorna. A Milano il movimento è agli ordini del generale Mattei. I centri organizzativi si trovano anche a Torino e Genova». «Nel complesso – conclude il documento – Cadorna controlla all’incirca 35.000 uomini armati».

Il 13 agosto 1947 il Foreign Office invia ai servizi segreti inglesi un rapporto intitolato «Movimenti di destra in Italia» e stilato in base a informazioni raccolte alla metà di luglio. Nel dispaccio si rivela che Stefano Jacini, esponente della Dc, Del Din e Spina (presidente dell’«Associazione perseguitati politici ed esiliati giuliani a Trieste» e vicecomandante del 3Cvl il primo, e comandante del 3Cvl nella Venezia Giulia il secondo, ndr) «affronteranno con De Gasperi e Cingolani (ministro della Difesa) la questione dei vari gruppi settentrionali nel corso di un nuovo incontro che dovrebbe tenersi a Roma alla fine di luglio». Il documento aggiunge: «Jacini mantiene le autorità americane costantemente informate su tutti gli sviluppi riguardanti i movimenti anticomunisti».

In quanto ai finanziamenti, in un’altra relazione sempre del Foreign Office del 2 giugno 1947 dal titolo «Attività delle forze di destra e monarchiche», gli inglesi spiegano che «l’avvocato Carlo Jurgens, presidente della Banca Nazionale dell’Agricoltura, ha affermato recentemente, in forma privata, che la banca ha acconsentito a consegnare a Patrissi (ex deputato dell’Uomo qualunque, ndr) due milioni di lire per «finanziare un movimento di squadre armate da contrapporre a quelle comuniste». Altri documenti inglesi dello stesso periodo attestano il finanziamento da parte della Bna ai movimenti «in grado di assumere iniziative di piazza» per «contrapporsi alle violenze comuniste». Tra i gruppi armati anticomunisti troviamo anche l’ala militare del Partito nazionale monarchico che «dispone in Roma di tre depositi d’armi comprendenti 600 mitra e 5.000 bombe a mano».

(2 – Fine)

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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