Cenni di storia della Camera del Lavoro di Partinico

CENNI DI STORIA

DELLA CAMERA DEL LAVORO DI PARTINICO: 1893-1968

occupazione delle terre

Renato Guttuso: occupazione delle terre

Le prime origini risalgono al 1 gennaio 1893, quando, nella temperie dei fasci siciliani, un giovane studente di San Paolo Solerino, in provincia di Siracusa, Salvatore Gallo, al seguito del padre, si trasferì a Partinico. Qui, assieme al muratore Stefano Noto e più tardi agli studenti Gioacchino Cannizzo e Pietro Conti, fondò la locale sezione del fascio dei lavoratori, di stampo socialista.

 Tra i suoi scopi statutari, la nuova organizzazione, subito schedata dalla polizia come ‘sovversiva’, prevedeva: l’occupazione dei lavoratori, la loro istruzione e la costituzione delle cooperative di produzione e consumo. Il fascio di Partinico ebbe uno sviluppo poderoso nella seconda metà del ’93, raggiungendo ben 1.000 tesserati. Ma la sua vita durò poco perchè, come tutti gli altri fasci dei lavoratori della Sicilia, fu represso dall’esercito inviato da Francesco Crispi. I suoi capi  furono processati e condannati.

Gli effetti della manovra repressiva durarono per molto tempo, a tal punto che nei due decenni successivi, tranne alcune cooperative di murifabbri o agricole, egemonizzate personalmente da Vittorio Emanuele Orlando, non si ebbero segnali di ripresa del movimento operaio e contadino.

Durante il fascismo anche l’opposizione liberale cessò di esistere. Una delle poche voci di dissenso fu quella dell’avvocato Giuseppe Di Maggio. A partire dalla prima metà degli anni ’20 questi cominciò a dedicarsi alle fasce emarginate della popolazione, incorrendo nelle persecuzioni continue dei gerarchi locali e poi del regime. La sua popolarità fu tale che, dopo lo sbarco degli Alleati, il 10 luglio ’43, i partinicesi lo acclamarono sindaco. Ma il Di Maggio non era un politico e la proposta cadde subito nel vuoto. Nel 1945 si costituì una sezione dell’ANPI (Associazione Nazionale dei Partigiani d’Italia) della quale fecero parte alcuni giovani partinicesi che avevano partecipato nel Nord alla guerra di Liberazione. Erano Giuseppe Palazzolo, Roberto Baudo, poi giornalista del quotidiano L’Ora, A. Monreale. Essi si mantennero in contatto con il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia) tramite Pompeo Colajanni, il ‘Barbato’ della lotta partigiana. Non tutti i partigiani, però, ebbero uno spirito democratico. Alcuni erano orientati in senso anticomunista e ritenevano che bisognava allearsi col nazifascismo per sconfiggere una temuta sovietizzazione dell’Italia. A questo gruppo di partigiani “bianchi” fecero riferimento tre strani personaggi che nel ’47 giunsero nella cittadina per prendere contatti con la banda neofascista di Giuliano. Si chiamavano Forniz, Celestini e Trucco. Sono soltanto alcune delle innumerevoli figure anomale che gravitarono, in quel periodo, nel nostro territorio.

A Colajanni e a Girolamo Li Causi si deve la ricostituzione nel ‘44 del Pci (Partito comunista italiano) che ebbe una sua sede a Partinico. Essa fu anche sede della Camera del Lavoro. Cgil e Pci non furono fino a buona parte del  1948 come organismi separati, ma strettamente dipendenti.

Nel 1947 il sindacato era pienamente attivo. Era diretto da alcuni lavoratori che negli anni precedenti avevano condotto le esperienze più diverse: Francesco Collica, un operaio che il fascismo aveva perseguitato con angherie e carcerazioni col pretesto di piccoli reati mai commessi, Vincenzo Lo Iacono, Leonardo Addamo, Salvatore Mancuso, insegnante elementare, Giuseppe Salvia, Andrea Mazzurco, Salvatore Patti, Giuseppe Casarrubea.

G. Casarrubea ucciso nell'aggguato a Partinico 22 6 47

G. Casarrubea ucciso nell'agguato del 22 giugno 1947

Quest’ultimo (1 ottobre 1899-22 giugno 1947) era stato durante la prima guerra mondiale a Gorizia e sul fronte carsico, come volontario, e aveva partecipato nel ’36 alla spedizione in Etiopia. Fu più volte decorato al valore militare con diplomi, croci di guerra, riconoscimenti vari. Ma  le  conquiste nazionalistiche e colonialistiche lo avevano convinto che le guerre non avevano prodotto alcun vantaggio per i lavoratori, e anzi li avevano resi ancora più poveri e privi di prospettive. Con quei compagni aveva perciò fondato la locale sezione del Pci, diretta allora da uno studente universitario, Raffaele La Franca, poi Provveditore Agli Studi di Palermo. Il gruppo svolgeva lavoro sindacale e politico.

La domenica 22 giugno 1947 in una decina  stavano a chiaccherare davanti alla sede della loro sezione. Erano passati un mese e ventidue giorni dalla strage di Portella della Ginestra e appena un mese e mezzo dall’uccisione, in aperta campagna, del sindacalista, loro compagno, Michelangelo Salvia. Davanti alla sede del loro partito/sindacato se ne stavano perciò a discutere della situazione che si era venuta a determinare in Sicilia con gli assalti terroristici di cui ormai parlava tutta la stampa nazionale.  Improvvisamente un gruppo di quattro sconosciuti, rimasti sempre ignoti, passando con un “camioncino rosso” davanti alla sezione, aprì il fuoco per uccidere. Poi i criminali lasciarono cadere sul posto dei volantini contro ‘la canea dei rossi’ e l’Urss.

tessera Pci Casarrubea senior lato A

tessera Pci Casarrubea senior lato A

Dal confronto delle varie testimonianze rese nella fase istruttoria agli inquirenti, si possono constatare le innumerevoli contradizioni commesse dalle stesse forze dell’ordine  nelle indagini giudiziarie che dovettero avviarsi sotto la guida di un anticomunista viscerale come Ettore Messana, ispettore generale di Ps in Sicilia: un criminale di guerra ricercato nel 1945 dalla Commissione delle Nazioni Unite per crimini commessi contro la popolazione civile nella Slovenia occupata dai nazisti.

Sotto riportiamo una delle dichiarazioni ‘a caldo’ di Gaspare Ofria sorpreso dalla parte di quanti si erano messi a sparare contro il gruppo dei comunisti, appostati sulla via Pozzo del Grillo (dirimpetto alla sede del Pci).

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la lotta continua

1° maggio 1948. Portella della Ginestra: la lotta continua

Il 22 giugno di quell’anno le Camere del Lavoro e le sedi della sinistra di Partinico, Monreale, San Giuseppe Jato, Borgetto, Terrasini, Carini, Cinisi furono prese d’assalto, con mitra e bombe a mano, dai commandos anticomunisti legati a Salvatore Giuliano e direttamente ad alcune formazioni paramilitari: le Sam (Squadre di azione Mussolini) e i Far (Fasci di azione rivoluzionaria).

L’operazione terroristica ebbe il supporto della mafia locale. A Partinico si ebbero due morti (Giuseppe Casarrubea e Vincenzo Lo Iacono) e dieci feriti, alcuni dei quali (Salvia, Patti, Addamo) rimasero invalidi per tutta la vita.

Secondo le dichiarazioni rese ai giudici da alcuni ‘picciotti’ la responsabilità organizzativa di queste stragi era stata di Pasquale Sciortino, inteso ‘Pino’, cognato del capobanda. I giudici unificarono il processo sulla strage di Portella della Ginestra con quello sugli attentati terroristici del 22 giugno e negando l’esistenza di mandanti, condannarono a pene più o meno severe solo gli uomini più vicini al ‘re di Montelepre’.

tessera Pci Casarrubea senior lato B

tessera Pci Casarrubea senior lato B

Nonostante il tempo decorso, ancora oggi, nessuna verità ufficiale esiste su queste stragi e, nel caso di Partinico, si sconoscono anche i nomi degli esecutori, tranne quello di Salvatore Passatempo, ammazzato dopo la sentenza di Viterbo del ’52.

Vincenzo Lo Iacono, dirigente sindacale, caduto con Casarrubea a seguito dell'attentato del 22 giugno '47

Vincenzo Lo Iacono, dirigente sindacale, caduto con Casarrubea a seguito dell'attentato del 22 giugno '47

Gli effetti delle stragi del 22 giugno ’47 furono devastanti per la democrazia nel territorio partinicese. A Partinico trascorsero parecchi mesi prima che la Camera del lavoro potesse riavviare le sue attività; a Borgetto il Pci avrà una sua sezione dopo 30 anni, e analoga situazione si avrà a Cinisi e a Terrasini. A Partinico, per la riapertura della sede sindacale e del Pci dovettero intervenire i dirigenti più caraggiosi appoggiati da Pompeo Colajanni.

Presto si aggiunsero al vecchio gruppo dirigente militanti sindacali di notevole tempra e spirito di abnegazione. Tra tutti si distinse Turiddu Termine al quale si unì presto il lavoro politico di base di Cola Geraci e di dirigenti operai come Antonino Cinquemani, più tardi responsabile della locale Fillea.

Nei primi anni ’50 il lavoro di questi volontari si arricchì con la presenza e l’azione sociale del sociologo triestino Danilo Dolci. Grazie a questa collaborazione si avviarono sul territorio alcuni progetti di sviluppo, mentre altri, ad esempio quello sulla ‘città-territorio’, rimasero allo stato primordiale. Il sindacato cominciò allora a sperimentare nuove forme di lotta, come ad esempio gli ‘scioperi alla rovescia’ (famoso quello del ’56 alla ‘trazzera vecchia’) e quelli che seguirono a cavallo degli anni ’60 per la costruzione della diga sullo Jato, o per la realizzazione del ‘Piano per lo sviluppo delle valli del Belice, Carboi e Jato’ conseguenti al terremoto catastrofico che nel 1968 aveva distrutto molti paesi della Sicilia Occidentale. Le battaglie per la ricostruzione e per la gestione democratica dell’acqua diventarono allora l’elemento centrale dell’azione di lotta del sindacato e delle popolazioni del territorio. A guidarle c’erano Salvatore Termine e Nino Cinquemani che con Dolci avevano stretto, già dalla fine degli anni ’50, una stretta collaborazione. Per lo sviluppo nell’autunno del ’68 furono indetti ‘cinquanta giorni di pressione’.

1° maggio alla diga sullo Jato (1974)

1° maggio alla diga sullo Jato (1974)

Nacquero allora dei Comitati cittadini con l’obiettivo di ‘mettere a disposizione dei responsabili politici’ ‘strumenti’ di crescita e di esercitare le necessarie pressioni per la loro utilizzazione. La manifestazione conclusiva si tenne a Partinico il 3 novembre di quell’anno, con la presenza di delegazioni e rappresentanti dei paesi delle tre valli.

Alla data di oggi la Cgil locale svolge una importante azione di assistenza e di servizio per migliaia di lavoratori e pensionati. (G.C.)

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N.B.: La ricostruzione completa degli attentati del 22 giugno 1947 sta in G. Casarrubea, Portella della Ginestra. Microstoria di una strage di Stato, Milano, FrancoAngeli, 1997

 

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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