Il sultano e gli emigrati del governatore



Il sultano e gli emigrati del governatore

di Giuseppe Casarrubea

L’arrivo a Palermo in questi primi giorni di agosto di Qaboos Bin Said, sultano dell’Oman, ci riporta inaspettatamente al carattere dei tempi che viviamo e a come siamo ridotti, in Sicilia e in Italia. In Italia perché il modello più vicino al sultanato dell’Oman è Berlusconi, per quanto il suo potere non sia fondato sul petrolio o sulla cultura degli sceicchi. In Sicilia perché siamo alle solite. La gente è costretta a chiedere un pezzo di pane al primo straricco che passa, convinta com’è, che il lavoro non lo glielo può dare nessuno, tranne un santo, o, per meglio dire, un sultano.

Noi non entriamo nel merito delle ragioni della misteriosa visita, anche se salta all’occhio che il sultano si è spostato con navi, Mercedes, aerei ed elicotteri e un seguito di diverse centinaia di persone, per una vacanza personale, che assomiglia di più a una discreta parata militare e di spie in borghese che a una familiare gita fuoriporta. Nulla si sa del suo programma ma leggiamo che sono stati “requisiti” tre grandi alberghi della capitale per ospitare il popolo dei mortali del suo seguito, orchestra compresa.

Il sultano dell'Oman Qabus Bin Said

Il sultano dell'Oman Qaboos Bin Said

I palermitani si sono preparati a chiedere tutto al simpatico iperpaperone e il nostro governatore se ne dovrebbe preoccupare. Invece rischia (e questa prospettiva riguarda tutti i siciliani e il loro futuro) di giocare con gli arnesi sottili, antichi quanto i Vespri siciliani, dello Stato colonizzatore che tratta la Sicilia come l’ultimo servo. Comunque facciamo finta di cambiare le cose. Poi gattopardescamente lasciamo tutto come prima in attesa che un sultano ci faccia sognare di nuovo. Il federalismo in Sicilia si scontra con la cultura modernizzatrice di tipo berlusconiano e il velleitarismo della Sicilia opulenta ed autosufficiente dei tempi aurei, ma irripetibili dei seguaci delle nuove illusioni. In questa contrapposizione, assurdo a dirsi, la punta più avanzata è il vetero cattolicesimo dell’Udc che però ha un limite. Razzola male e la sua predica non convince.

Il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo

Il governatore della Sicilia, Raffaele Lombardo

Totò cadde sui cannoli metaforici che voleva, con gesto amichevole, offrire agli amici.

Non memori di questo, e cioè del fatto che questi dolci portano sfortuna, anche gli abitanti di Piana degli Albanesi hanno messo mano ai vassoi di cannoli per regalarli al sultano. Se lo vogliono ingraziare? Non si capisce.

Altra categoria di folgorati sulla via del sultanato dell’Oman è quella dei grillini che in Sicilia agiscono tramite Sonia Alfano. Che chiedono al sultano? Giustizia. Comprendiamo la provocazione. Ma l’iniziativa non ha né testa né piedi perché al sultano i morti di mafia possono interessare quanto i cavoli a merenda e non mi pare bella cosa metterli in mostra in modo opportunistico. Ne avranno una lezione i nostri governanti? Neanche per sogno.

Di sinistra neanche a parlarne.

A proposito di sinistra sulla Repubblica del 5 luglio 2008 al governatore dànno però un qualche supporto due luminari della scienza storica accademica: Francesco Renda e Giuseppe Barone. Il primo da tempo in pensione, ritiene che il separatismo (sia quello di Antonio Canepa, sia anche quello del “guerrigliero” [sic!] Giuliano) sia stato la base indispensabile dell’autonomia siciliana, da cui a suo giudizio sarebbero nate la Costituzione italiana e le autonomie di tutte le altre regioni a statuto normale o speciale. Il secondo ancora attivo, soprattutto in politica, pensa che tutto sommato Lombardo fa bene ad attaccare i santuari del Risorgimento e della storia nazionale, perché i siciliani devono finalmente potere vivere di luce propria, in un mondo globalizzato che marcia velocemente verso una sempre più accentuata modernizzazione. Ma proprio in questa direzione sembra essere abbastanza critico Mario Centorrino, sulla Repubblica del 6 agosto, quando ci riconduce alla complessità del federalismo, ‘cosa’ tutt’altro che chiara e semplice. E se lo dice lui che è un esperto di rapporti tra mafia ed economia c’è da crederci. Perplesso è anche Salvatore Lupo che parla di confusione nell’attuale maggioranza governativa regionale.

Detto questo, devo esprimere le mie idee.

Dunque, secondo il movimento di pensiero che si vorrebbe neonato ma che è vecchio di quasi due secoli (basti pensare a Carlo Cattaneo), occorre mettersi sul serio a smantellare le vestigia del vecchio Stato e farne un altro di tipo federale capace di affidare alla Sicilia, al Nord e a qualsiasi altra regione le loro autonomie finanziarie, amministrative e politico-organizzative di cui avrebbero bisogno per il loro decollo. Quest’opera avrebbe un valore riformatore e la demolizione dovrebbe avere la sua spinta nelle risorse interne. Ma petrolio, mezzi di informazione, settore primario dipendente direttamente dall’Europa, secondario e terziario in preda alla mafia o al clientelismo, non sono dei siciliani. Tant’è che lo Statuto speciale è servito a ben poco, e la Sicilia è in coda persino alle regioni a statuto normale. Subisce la dilapidazione e ha sempre contato zero sullo scacchiere nazionale e internazionale. Tranne che per gli equilibri politici e il governo dello Stato. Forse siamo allo stadio primordiale dell’elaborazione, ma i neofederati sono i primi forse a chiedersi come procedere. L’esempio degli emigrati come orientamento verso le vecchie radici vale per tutte le altre questioni. Perciò ci fermiamo solo a questo aspetto del problema.

Di quali emigrati parliamo? Li dividiamo per periodi storici o per ambiti tematici? Il focus del problema ancora non si intravede. Perché le ondate di emigrazione che si sono avute in Sicilia risalgono alla fine dell’Ottocento. Ci fu poi la peronospera che spopolò la nostra terra e a questa sciagura si aggiunse l’emigrazione verso il continente latinoamericano ai primi del ‘900. Volendo intitolare una piazza ad un emigrato lo scegliamo dagli elenchi anagrafici a sorteggio o andiamo per parentele illustri?

Il fascismo fece un tipo di intervento. Setacciò o direttamente o per induzione i siciliani che potevano restare da quelli che se ne dovevano andare e tra costoro capitarono anche persone di tutto rispetto come don Luigi Sturzo, che è vero che fondò un partito nazionale, (peccato grave, per i federalisti, o no?) ma si potrebbe salvare in quanto siciliano. Di Caltagirone per giunta.

Poi vi è un altro tipo di emigrati: quelli che essendo originari della Sicilia diedero una mano per predisporre meglio l’accoglienza degli Alleati, prima ancora dello sbarco. Sono i big della mafia di Kansas City, Frank e Joe De Luca, originari di Palermo; Joe Profaci che si poteva considerare un re della mafia di New York assieme a Vincent Mangano, originario di Villabate; Jim Balestrere di Partinico e per citare solo alcuni altri nomi noti, emigrati pure loro, Nick Gentile di Canicattì, Vito Genovese che aveva amici e parenti a Monreale e a Castelvetrano; Thomas Buffa, capomafia di Saint Louis; Joe Bonanno, alias Bananas, che a Castellammare aveva trovato i natali, e non per ultimo Lucky Luciano che pur in galera fece molto dal mondo nuovo per gli amici americani. E via di seguito.

Lucky Luciano

Lucky Luciano

Dove sta il problema? Sta proprio nella rimozione della memoria e nel tentativo di riformare tutto, storia compresa. Così non è detto che all’ultimo minuto spunta fuori il solito paesano che scopre le opere di bene di qualche emigrato pubblicamente riconosciuto come benefattore. Ed eccoti un monumeto, l’intitolazione di una via, o addirittura di una scuola. Non si sa mai, è sempre meglio chiarire prima le cose. Ad esempio che il sultano dell’Oman non è un benefattore e la prima cosa che i nostri governanti dovrebbero fare dovrebbe essere quella di interrogarsi perché i siciliani (grazie a Dio non tutti) lo ritengono tale.

Una categoria di emigrati che potrebbe aspirare invece all’ambito traguardo è quella di coloro che emigrarono per ragioni politiche, o che di queste ragioni furono vittime, come Giorgio La Pira, che divenne poi sindaco di Firenze, lo stesso Luigi Sturzo che fu punto di riferimento del mondo cattolico italiano, Pompeo Colajanni che lasciò la nostra terra per andare a combattere contro i nazifascisti al Nord. Che ne facciamo di questi grandi siciliani che hanno fatto anche la storia d’Italia? Gli togliamo qualche punto? Formiamo una commissione che valuti i candidati sulla base di una graduatoria e intanto riempiamo alcune piazze con statue marmoree del ministro dell’Interno Maroni in bicicletta, di Calderoli in atteggiamento di moralizzatore, di Borghezio nell’atto di cacciare via proprio gli immigrati dalle città, magari su un bronzeo cavallo sul quale, con gesto imperativo, indica la via di uscita a tutti gli stranieri. Meglio allora il sindaco di Capo d’Orlando che ha intitolato una via a Ligabue. Pare non il pittore, ma l’attuale cantante di musica leggera.

Questa è, signor governatore, la mia preoccupazione; che separando la storia dei siciliani dalla storia d’Italia, restiamo tutti più soli e senza nulla più da dire. A me pare, finchè siamo in tempo che ci vogliano meno piccozze e più cervello.

N.B.:La riproduzione di qualsiasi parte del presente blog è consentita a soli fini non commerciali, facendo esplicita richiesta mediante e mail all’indirizzo giuseppe.casarrubea@alice.it citando nella parte riprodotta la fonte e l’autore, inserendo il link cliccabile ben visibile www.casarrubea.wordpress.com

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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Una risposta a Il sultano e gli emigrati del governatore

  1. Balqis ha detto:

    S.M. e’ una persona molto buona e se potesse risolverebbe anche i problemi Siciliani cosi’ come fa con quelli Omaniti da 38 anni ormai .
    Non credo che la gente fosse li’ per chiedergli soldi, ogni tanto pero’ e’ bene distrarsi per dimenticare i problemi .
    Gran bell’articolo .
    Saluti da un’Italiana a Muscat :-)

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