La villa “Margherita” e le perle ai porci

C’era una volta. E’ l’inizio di molti racconti, di molte favole. Solo che la favola é vera, il sogno sta per finire e il racconto non riguarda solo un fatto ma tutto quello che faceva parte del patrimonio urbanistico e storico di Partinico. Ad esempio la villa comunale dedicata a Margherita di Savoia, divenuta regina con l’ascesa al trono di Umberto I (1878). Non che io abbia mai avuto particolari simpatie per i monarchi, specialmente per quelli italiani, complici del fascismo. Ma la storia e il patrimonio culturale sono un’altra cosa e le simpatie o antipatie dei singoli non c’entrano. Tanto più quando ci hanno interessato da vicino. Ad esempio presso la Scuola media “Grassi Privitera” di Partinico si conserva ancora una foto in grande formato della regina Margherita.

E’ un originale del fotografo ufficiale di casa Savoia, il francese Le Licure. Si vede la regina vestita a nero perchè da poco gli anarchici le avevano ucciso il marito. Ma l’importanza del documento non sta in questo ma nel fatto che la regina di suo pugno scrisse – anno 1904 – una dedica per le scuole del nostro paese. Ciò dimostra che non solo aveva in mente la formazione delle giovani generazioni quando il 99% della popolazione era analfabeta, ma teneva a Partinico che non a caso le aveva dedicato qualche decennio prima una bella villa. Uno dei patrimoni più interessanti che ancora resistono in questo paese macinacaffè, o tritatutto. Questo tesoro é fatto di un mondo che vive, di oggetti che rimandano a storie reali, a miti ed eroi.

Lettura pubblica del giornale (1920)

Lettura pubblica del giornale (1920)

Belli o brutti che siano. Un tempo ritrovo del popolo di Partinico che voleva prendersi uno svago. I galantuomini ascoltavano i concerti della banda musicale diretta dal maestro Intorrella, i contadini e gli ortolani prendevano un po’ di fresco, specialmente nelle calde giornate estive, i bambini giocavano, sicuri di trovarsi in un luogo protetto, gli innamorati si infilavano nei meandri verdi e nascosti e si davano un bacio, di quelli che i preti nei confessionali chiamavano ‘peccato mortale’.

Adesso i tempi sono mutati. Il comune non stanzia il becco di un quattrino per la banda musicale; non si dànno più concerti; ciascuno ha dove andare a prendere il fresco, e i ragazzini si vedono qualche minuto in piazza per stabilire dove andare a mangiare una pizza o a ballare. Magari con i soldi della pensione dei nonni.

Così, abbandonata da tutti, per primi dagli amministratori degli ultimi cinquant’anni, questo gioiello che la borghesia rurale aveva voluto regalare, con affettuosità e premura ai partinicesi, è andato sempre più deteriorandosi fino ad essere buttato in un angolo o gettato come perla ai porci.

Avrebbero dovuto essere ammoniti dalla saggezza popolare i vecchi amministratori di un tempo se avessero pensato ai loro successori. Perciò se coltiviamo ancora un minimo di senso civico abbiamo un solo dovere: fare tutto quello che è necessario perché la villa “Margherita” continui a vivere e, anzi, torni al suo antico splendore, prima che sia troppo tardi.

Oggi tutto dà, a guardarla attraverso l’inferriata di ferro battuto, ricostruita dopo l’offerta del “ferro alla Patria” per le guerre del duce, un senso di disfacimento. La villa è come un animale in prigione tenuto senza acqua e senza alimentazione alcuna. Non vi entra più nessuno e piano piano gli alberi stanno morendo. Le voci sono tante.

arredo liberty della vasca centrale

arredo liberty (oggi inestistente) della vasca centrale

Qualcuno dice che si è rotto un tubo per l’adduzione dell’acqua, qualche altro che c’è un albero che è attaccato da parassiti.Allora i saggi amministratori cosa hanno fatto? Hanno chiuso il luogo con le catene e così hanno risolto il problema. Immaginate un malato che per farlo stare bene lo si chiude in gattabuia, sperando che la fame e la sete o la mancanza di cure lo salvino miracolosamente. Neanche i barbari, gli Ostrogoti, avevano un senso così sottile del dare la morte a qualcuno o a qualcosa. E ciò che ferisce di più è l’indifferenza generale e il mortificante silenzio.

uno scorcio di piazza Duomo

uno scorcio di piazza Duomo

C’è per caso in questa agonia il senso della nemesi storica di cui gli attuali amministratori si fanno inconsapevoli interpreti? Perché, stando al marchese di Villabianca, il luogo dove sorge la villa era destinato fino al XVIII secolo alle esecuzioni capitali da parte del tribunale della Santa Inquisizione. Si dava la morte “per forca” contro poligami, eretici, e, diremmo oggi, colpevoli di reati politici. La piazza si chiamava Gambacorta e ancora oggi una via omonima ne ricorda l’esistenza. Ne erano proprietari i Cappuccini che agli inizi del 1600 vi avevano edificato sul versante nord, verso mare, il loro convento dotandolo di una delle biblioteche più ricche della Sicilia. Per incrementare la ricchezza dei confratelli, un delinquente di razza come Fabrizio Di Trapani, proprietario di coltivazioni di canna da zucchero e di altre colture che si estendevano fino a Balestrate, vi aveva fatto costruire una chiesetta con un orologio solare esterno, ancora visibile. Voleva così espiare, prima di morire, i suoi peccati. All’interno della chiesetta furono poi realizzate opere dello “Zoppo di Ganci”.

Forse per cancellare questa immagine di morte i primi sindaci cominciarono a sognare Partinico come un luogo produttivo e piacevole e riuscirono a trasformare il sogno in realtà nel 1871 seguendo il gusto dell’epoca. Costruirono la villa pubblica.

Ha una forma rettangolare e, all’interno, gli spazi sono distribuiti come se l’architetto che la pensò avesse in mente un disegno circolare con al centro una bellissima fontana in stile liberty e altri due semicerchi guardanti uno verso nord e l’altro verso Sud. Ai due estremi vi sono collocati i busti marmorei di due massimi esponenti del Risorgimento italiano: Garibaldi e Vittorio Emanuele II. Entrambi realizzati dallo scultore Benedetto Civiletti negli anni ‘80 del XIX secolo. I partinicesi infatti furono repubblicani e monarchici, popolari e aspiranti aristocratici, passionali e calcolatori. Pacifici e violenti.

La regina Margherita di Savoia

La regina Margherita di Savoia

Il liberty di cui si arricchì la villa tra la fine dell’Ottocento e i primi del ‘900 traspare ancora oggi dalla “casina del custode”, un piccolo gioiello, oggi semicadente. Il palchetto musicale si apriva sulla vasca del cerchio verde centrale arricchito da lampioni in perfetto stile dell’epoca, come si può notare da una fotografia che abbiamo recuperato. Tutto si collocava in un contesto urbano armonico pur nella sua povertà: il “cassaro” in basolato, le fontane marmoree, a cominciare da quella della piazza Duomo per finire all’altra grande fontana della vecchia piazza municipio, da dove pare sia stata smontata per essererimontata chissà dove.

Allora, cari amministratori del rinnovamento, vogliamo darla questa svolta o no? La vogliamo salvare la nostra bella e antica villa o la facciamo morire? Dipende da voi non dai borgettani. Cominciamo con una opera pia: date dell’acqua alle piante. E in abbondanza perché hanno sete arretrata. Spendete qualche lira per il concime, pagate un perito agrario, mobilitate il mondo dell’Università. Altrimenti, tra qualche mese o al massino un anno, non essendoci più nulla da fare, si dovrà riconvertire l’uso pubblico di questo dono che ci è stato dato in consegna. Magari per farci un campo di bocce che certamente qualcuno non vorrebbe lanciare su un povero e innocuo pallino.

Giuseppe Casarrubea

N.B.:La riproduzione di qualsiasi parte contenuta nel presente blog  è consentita a soli fini non commerciali, facendo esplicita richiesta preventiva, mediante email all’indirizzo giuseppe.casarrubea@alice.it citando, nella parte riprodotta, la fonte e l’autore, inserendo il link cliccabile ben visibile www.casarrubea.wordpress.com.

Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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7 risposte a La villa “Margherita” e le perle ai porci

  1. gabriella ha detto:

    Caro professore.
    Sono stata felice di segnalare questo blog sul mio.
    Sono dell’ opinione che lo scossone vada dato non solo alle amministrazioni ma anche ai cittadini. Quello suo è, lo so, un grande impegno.
    E raccontare la storia, e ricercarne quanto più possibile i dettagli, quelli, specialmente, che non si scrivono mai nei libri di storia, forse è l’ unica chiave per combattere il torpore che maledice e distrugge la nostra terra.
    L’ ignoranza è persino giustificata dai cosiddetti problemi importanti.
    Non c’ è tempo per sapere com’ è fatta la nostra terra e come mai siamo arrivati ai nostri giorni in simili condizioni.
    Ma per andare in discoteca, magari coi soldi dei nonni, quello si.
    Non c’ è tempo per rendersi conto che la nostra storia è ciò che regge la nostra libertà.
    Ma per lamentarsi che il governo ci deruba, il tempo lo troviamo sempre.
    L’ ignoranza è una condizione obbligata, spesso, anche dai nostri insegnanti.
    Io, intanto, continuo a farle tanti auguri per la sua vita, e ad essere orgogliosa di essere compaesana di gente come lei.
    Un saluto.
    Gabriella

  2. giuseppe ruffino ha detto:

    MOLTO BELLA LA LETTERA DI GABRIELLA. cOS’ALTRO AGGIUNGERE?
    Giuseppe Ruffino (Terrasini)

  3. Toti Costanzo ha detto:

    Hai ragione tu, caro Giuseppe. Mai come oggi le condizioni generali della nostra città sono in uno stato di grave degrado ed abbandono ed in maniera particolare tutti quegli spazi verdi, tra cui Villa Margherita per non citare il Parco del Castellaccio e la Villa del Pino zona . Proprio stamattina ( non avevo ancora letto quanto da te scritto) facevo le tue stesse considerazioni trovandomi a passare dalle parti di Villa Margherita .Pensavo: ma perché la chiudono al pubblico e, cosa ancora più grave, perché fanno morire le piante in maniera cosi’ sconsiderta pur DIPONENDO DI CISTERNE ED IMPIANTI FUNZIONANTI PER L’IRRIGAZIONE ? Rispondevo a me stesso ricordando quel detto siciliano:” Luntanu di’ l’occhi,luntanu du’ cori”. Si ,proprio cosi’: non vogliono che che la gente veda e sappia temendo la giusta protesta e la reazione almeno di quanti ancora coltivano il “senso” della storia e hanno rispetto per quel che altre generazioni hanno prodotto .E la Villa Margherita oltre ad un pezzo di storia partinicese é un bene culturale oltre che ambientale assolutamente inestimabile. Non sono d’accordo, però, sul quel che scrivi a proposito del disineteresse degli amministratori degli ultimi 50 anni. Mi permetto di ricordarti come il PCI prediligeva , ad esempio, la Villa per tante manifestazioni culturali( concerti, mostre, rappresentazioni, convegni ) che trovavano ospitalità in un ambiente unico nell’ambito delle città del circondario e che le amministrazioni del tempo ,alle quali come tu sai tanto si poteva rimproverare ,tuttavia curavano con scrupolo . E come non ricordare, durante la sindacatura di Gigia Cannizzo ,le cure ,l’attenzione e la quantità di personale disponibile perché quel bene restasse alla fruizione di tanti ragazzi e sopratutto di tanti anziani? . Avevamo , addirittura, organizzato con due giovani lavoratori ex LSU un vivaio producendo le piante necessarie ad arredare spazi cittadini con grande risparmio economico e sopratutto costruito delle cisterne ANCORA OGGI FUNZIONANTI con le quali irrigare e dare vita alle piante e, con esperti botanici ,procedere alla classificazione scientifica del patrimonio arboreo educando le scolaresche alla conoscenza e al rispetto. E come dimenticare le miserevoli polemiche suscitate da una miope opposizione perché Gigia, per curare le piante secolari della villa, aveva chiesto l’ausilio ad un esperto romano che aveva esperienza nella cura dei giardini vaticani? No, gli amministratori non sono stati e non sono tutti gli stessi. Dunque adiriamoci, manifestiamo il nostro dissenso nei confronti di chi, amministratore di turno , ricorre alle cure quando per il malato, probabilmente, potrebbe più non esserci speranza . E non bastano , di certo, le compiacenti interviste per assolvere chi pensa che amministrare la città sia soltanto “un gioco” e nulla più

  4. Dino Inghilleri ha detto:

    Caro Preside Casarrubea, non ho nulla da aggiungere a quanto da lei scritto, per denunciare lo stato di degrado e di abbandono della nostra “Villa Comunale Regina Margherita”. Lei ricorderà come la SMS “G.B. Grassi Privitera” di Partinico è stata sempre in prima linea nell’educare i ragazzi alla conoscenza del nostro territorio e al rispetto dell’ambiente, soprattutto durante gli anni della sua dirigenza, in cui numerose sono state le iniziative intraprese. Quest’anno, in particolare, tra i progetti PON attivati, uno riguardava proprio l’ambiente e il territorio del partinicese. Il progetto ha visto coinvolti nei mesi di aprile e maggio 22 ragazzi della scuola, l’esperto agronomo dott. Marinaro e lo scrivente come tutor. Durante la prima fase del progetto i ragazzi sono stati impegnati nelle visite guidate proprio nelle aree verdi della nostra cittadina: Villa Comunale Regina Margherita, Villa Falcone, Parco suburbano di Monte Cesarò. Le visite effettuate sono state molto interessanti sotto il profilo didattico, in particolare i ragazzi hanno osservato Villa Margherita (in quel periodo era ancora aperta al pubblico) sotto l’aspetto storico-naturalistico (storia locale, riconoscimento e determinazione di molte piante ornamentali) e per loro è stata una vera scoperta, sono rimasti entusiasti. Essi, però, hanno notato sia lo stato di degrado dei monumenti: la vasca centrale, il palchetto musicale, i busti marmorei di Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II, che la scarsa cura riservata alle piante. Le stesse considerazioni valgono anche per la visita al parco suburbano di Monte Cesarò. In definitiva, faccio anch’io, come docente di scienze e appassionato delle risorse naturalistiche del nostro territorio, un appello alla nuova amministrazione affinché possa al più presto rendere fruibile e con un certo decoro, tutte le aree verdi della nostra cittadina, perché un altro anno scolastico sta per iniziare e altri ragazzi vorrebbero scoprire le bellezze naturalistiche che hanno attorno. Lei sa benissimo che è molto importante che i ragazzi imparino a rispettare l’ambiente e noi operatori scolastici siamo da sempre impegnati in tal senso, ma è altrettanto importante che chi amministra faccia la propria parte.

  5. walter molino ha detto:

    Ripetere l’iniziativa dello scorso anno sarebbe un ottimo pungolo per l’amministrazione comunale: riaprire la villa e renderla fruibile per le attività didattiche. Per il resto, non si può che condividere il disappunto di Giuseppe: è in atto a mio parere una strategia della rimozione della memoria che trascina i suoi effetti fino dalle parti nostre. Dove trova straordinari interpreti del menefreghismo civico. Penso, con le dovute differenze, all’insipienza mostrata da questa amministrazione nell’ignorare la grande opportunità del recupero della casa di Danilo Dolci in via Iannello. Con un piccolo investimento o con un ampio progetto (vedi quello del Parco letterario coordinato proprio da Giuseppe Casarrubea quasi 10 anni fa) si potrebbe valorizzare e far fruttare (anche in termini puramente economici, diamine!) un patrimonio storico e culturale tutto nostro, simbolo e racconto dell’evoluzione di una comunità. E invece, Notte bianca.

  6. Giuseppe Suriano ha detto:

    Ho 48 anni, sono nato e vivo a Partinico, ho sentito moltissime volta lamentele e commenti negativi sul degrado a cui siamo arrivati nella nostra cittadina.
    Sono sposato dal 1988, mia moglie è di Roma e vi assicuro che dopo 21 anni di matrimonio accanto ad una persona non Partinicese, mi sono reso conto che il degrado attuale ce lo meritiamo. Avete mai visto la civiltà, quella vera?
    Noi di Partinico abbiamo quel che ci meritiamo.
    Non siamo un gran chè, abbiamo una mentalità che è simile a quella delle popolazioni del centro Africa, non sappiamo reagire, non abbiamo idee, ma sopratutto, quando non dovremmo assolutamente farlo, CI FACCIAMO I FATTI NOSTRI!!!
    Villa Margherita…solo quella? E le strade che fanno schifo?
    E il servizio di nettezza urbana? E il decoro della Città?
    La sporcizia che inonda le strade?
    Credo che basterebbe poco per risolvere un bel pò di cose, ma questo pò, ossia la volontà di fare, non c’è.
    Tanto la Villa a che serve, il sabato vado da mia madre e la domenica da mia suocera.
    Domenica sera a Terrasini.
    Coloro che ci governano lo hanno capito bene questo andazzo e non hanno motivo per intervenire.
    Non c’è nessuno che fà davvero casino per il verde pubblico.
    Ditemi perchè l’amministrazione dovrebbe muoversi?
    Chi lo fà fare all’amministrazione di lavorare per la gente, tanto non ci stanno i soldi.
    Sarò pessimista, ma per me le cose andranno sempre peggio.
    Un saluto a tutti.
    Giuseppe Suriano – Fotografo

  7. graziella ha detto:

    partinico e il mio paese dove sono nata , vivo ha pisa da molti anni , pero mi manha molto . partinico mi manka , e direi e la più bella del mondo,

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