007: una spia in Sicilia

 

 

spie-al-femminileSul ruolo delle donne nella seconda guerra mondiale si sa poco. Meno ancora sappiamo di quello che facevano in Sicilia nella funzione pericolosa di 007 al servizio degli Alleati.  Certo la loro attività è stata determinante soprattutto come donne impegnate nella guerriglia contro i fascisti. Ne avevo incontrata una in Piemonte, quando insegnavo a Verbania Intra. Non era una agente ma una staffetta partigiana. La invitai in classe e tenne una bella relazione ai miei alunni. Si chiamava Elsa Oliva ed era stata nell’area dell’Ossola.

*

Alcuni decenni più tardi, quando non me lo sarei più aspettato, per caso, mi sono imbattuto in un’altra donna. Lei, al contrario della prima, non era stata partigiana. Aveva fatto un lavoro piuttosto sedentario. Lavorava presso la “Mazzini Society”, l’organizzazione di esuli italiani fondata nel ’39 da Gaetano Salvemini a New York. Dalla sua sede statunitense passarono uomini come Giuseppe Antonio Borghese, Carlo Sforza, Carlo Tresca, un anarchico che aveva aderito ai comitati della vittoria nel 1943, l’anno in cui, questo coraggioso antifascista che operava in America, fu ucciso mentre usciva dalla sede del suo giornale in lingua italiana: Il Martello. Mente direttiva  della “Mazzini Society” era Alberto Tarchiani, presso la cui segreteria era entrato a lavorare il nostro personaggio. Si chiamava Carol Lunetta ed era compagna di Alberto Cianca.

Un contadino siciliano indica la strada a un soldato amerciano (1943)

Un contadino siciliano indica la strada a un soldato americano. Foto di Robert Capa (Troina, primi di agosto 1943)

I due si erano incontrati, uniti dalla stessa passione contro il fascismo, in questa associazione di italiani negli Usa, luogo di passaggio obbligato per quanti col fascismo non avevano nulla a che spartire.

*

Nel ’43, quando gli americani sbarcarono in Sicilia, molti esuli in America andarono prima a Londra e poi parteciparono alla lotta partigiana, o si occuparono d’altro negli uffici di intelligence. Avevo sentito parlare di questa storia, perché da diversi anni alcuni amici di Carol avevano preso l’abitudine di festeggiare il compleanno di questa siciliana di Polizzi Generosa partita per l’America in tenera età, e qui formatasi raggiungendo i più alti vertici nel campo dello spionaggio. Poi era ritornata in Sicilia, a Polizzi prima e a Termini Imerese, dopo, a trentacinque anni di distanza dalla sua partenza per l’America, avvenuta quando lei era appena bambina. Era il 1904.

*

Me la presentarono un giorno di circa otto anni fa. Mi aspettavo una centenaria piuttosto malandata e non autosufficiente. Rimasi sorpreso. Parlava un perfetto inglese, ricordava episodi della sua vita accaduti in quasi cento anni, e gestiva la sua casa e la sua vita quotidiana con grande disinvoltura. Notai pure che aveva uno spiccato senso dell’humor. Ne nacque una corrispondenza telefonica, e poi, come succede in casi del genere, una certa frequentazione. Mi telefonava spesso e mi parlava di sé e di come era riuscita a mantenersi longeva. S’era messa in testa pure di impartirmi lezioni di inglese. Era vegetariana convinta e praticava un po’ di ginnastica ogni mattina. Considerata la sua lucidità una volta che andai a trovarla, la invitai a scrivere le sue memorie. Non se lo fece dire due volte. Le scrisse e nel giro di un anno il suo diario fu pronto. Con l’aiuto di qualcuno lo digitai al computer. Volle intitolarlo “Viaggio di un Anima” e l’editore (Lancillotto), con un po’ di coraggio lo stampò. Naturalmente andai a presentarlo, e lei fu contenta del successo dell’incontro. Una volta che ricambiò la visita, avendola io invitata a Terrasini con una sua amica, le suggerii di mettere mano a una nuova opera. I segreti della sua longevità. Mi disse che li avrebbe scritti. Purtroppo non fece in tempo. Aveva già centotre anni ed era stata colpita da un ictus cerebrale. Ciò nonostante non si arrese e continuò a scrivere. Ma le sue frasi non erano più comprensibili e tutto si deteriorò irrimediabilmente in modo vertiginoso. Venni a sapere della sua scomparsa dopo diversi mesi, e il fatto che questo pezzo di storia vivente non ci fosse più mi rattristò molto. Avevo la recondita speranza che mi dicesse tutto su quello che non aveva voluto approfondire nei suoi diari.

la Decima Mas

Militante dello schieramento opposto: la Decima Mas

Le farei un torto se dicessi che era la compagna di Alberto Cianca, uno dei padri fondatori della Repubblica. Non viveva di luce riflessa. Era lei, con il suo piglio allegro, la sua esperienza di ultracentenaria, i suoi misteri, le sue battute argute. Parlava e scriveva correttamente l’inglese. Quando la conobbi a Polizzi Generosa, sulle Madonie siciliane, aveva già novantanove anni. Le dissi che era uno spreco che non scrivesse un diario sulla sua vita. Così si cimentò con la sua memoria dandoci un’opera prima, usualmente prerogativa dei giovani. La sua narrazione era semplice, asciutta ed elementare, con un periodare essenziale, privo di fronzoli e di retorica. Incrociava diversi aspetti della storia siciliana e internazionale dagli inizi del secolo fino quasi ai giorni nostri.

150-mila-volantini-antifascisti-lanciati-su-milano-occupata-dai-nazisti

150-mila-volantini-antifascisti-lanciati-su-milano-

C’è di tutto in queste pagine: la vita inusuale di una donna polizzana e la storia dei siciliani; l’emigrazione e le vicende delle due guerre mondiali come poteva viverle chi per necessità di cose era stato costretto a un destino quasi segnato.

Carol Lunetta lo percorre richiamandosi di tanto in tanto a un ‘Disegno’ superiore. Fu religiosa e laica, trasgressiva e conservatrice col suo bisogno di antichi valori familiari, come approdo sicuro, ritorno all’infanzia. E’ la famiglia la vera protagonista del racconto: una numerosa famiglia patriarcale di Polizzi Generosa dei primissimi anni del ‘900, seguita nella sua evoluzione e nella sua crisi a quasi cent’anni di distanza. Tuttavia era all’opposto di questa tradizione. Era stata una bella donna, molto corteggiata, ma solo in età matura aveva deciso di sposarsi. Una volta mi disse che gli uomini non nascono per mettere su famiglia e che lei nella sua vita non aveva mai avuto una casa.

Il filtro della memoria ci consegna gli archetipi di uno stile di vita formatosi sulla matrice dell’infanzia segnata da un evento traumatico: la morte di Giovanna Carini, sua madre, avvenuta quando lei aveva appena tre anni. E’ il suo primo ricordo, l’avvio del lungo racconto. L’autrice guarda con occhi di bambina, lei così carica di anni, la sua casa ormai vuota senza la madre, anche se piena di familiari: il padre Giuseppe, figlio di una coppia di piccoli borghesi di paese, lo ‘zio Grande’ (è il fratello del nonno paterno Filippo), quasi sempre rinchiuso nella sua camera in compagnia del suo gatto; gli zii, i fratelli Filippo e Vincenzo, le sorelle Tavia e Nenè. Ricorda la precocità di Fifì che a quattordici anni non volle stare più in quella casa senza la madre e decise di andare a trovare dei parenti in America. Decisione, questa, che obbligherà la famiglia a trasferirsi.

In America la vita è tutta un’altra cosa: non manca il lavoro; la scuola è disponibile e aperta; vi è la possibilità di una decisa ascesa sociale che certamente in Sicilia sarebbe stata bloccata. Carol percorre uno dopo l’altro i gradini di questa mobilità fino al suo incontro con Alberto Cianca, uno dei fautori e artefici con Ferruccio Parri della lotta di liberazione e della nascita del Partito d’Azione. Cianca era stato in epoca precedente collaboratore di ‘Giustizia e Libertà’ dei fratelli Rosselli e aveva diretto a Roma ‘Il Mondo’ di Giovanni Amendola. E’ un personaggio chiave della ‘Mazzini Society’, diretta a New York da Alberto Tarchiani, il principale consigliere di Alcide De Gasperi per gli Affari Esteri, negli anni che videro l’occupazione Alleata e segnarono l’avvio della prima Repubblica con la tragica svolta del 1947. Troviamo Carol impegnata alle sue dirette dipendenze fino allo sbarco a Londra nel 1942.

Un gruppo della Mazzini Society (1940)

Un gruppo della Mazzini Society (1940)

 

Aveva incontrato per caso al Barbizon, il famoso albergo per sole donne di New York, la figlia di Giuseppe Antonio Borgese, genero di Thomas Mann, polizzano anche lui ed esule in America: aveva perduto la cattedra per avere rifiutato di prestare fedeltà al fascismo. E’ lei ad indirizzarla a Tarchiani. L’incontro di questo personaggio, futuro ambasciatore italiano, segna nella vita di Carol un momento decisivo. Il passaggio dalla cultura del ‘circolo polizzano’ di Brooklin, legato ancora al campanile della madreterra, a quella che la legherà saldamente al processo storico della seconda guerra mondiale: il suo inserimento nell’OWI (Office of War Information); l’incontro a New York con antifascisti di spicco, come Garosci e Zevi; lo sbarco a Londra e poi ad Algeri; l’arrivo a Roma e a Napoli dove entra nell’Ufficio della PWB (Psycological Warfare Board, la direzione della guerra psicologica), nel pieno della guerra contro i Tedeschi. A Roma incontra le forze più vive dell’antifascismo militante: “fuoriusciti, esiliati, ex detenuti nelle carceri fasciste, socialisti, repubblicani, azionisti: Mario Berlinguer con due figli adolescenti: Enrico e Giovanni, il conte Morra, l’avvocato Schiano e molti altri”. Non è lo storico che descrive ma una centenaria che con la sua memoria lucida ci porta per mano negli antefatti della Repubblica e ce li fa vivere con la serenità e la tenerezza di una donna già matura nel ’43 e tanto sensibile da ricordare, dopo oltre cinquant’anni da questa data, il futuro dirigente del PCI, ancora con i pantaloni corti, al seguito del padre. Ma a tanta tenerezza non sembra corrispondere il giudizio drastico sull’antifascismo nostrano. Carol, dall’alto della sua attività sul fronte militare Alleato, si chiede, non senza qualche ingenuità: “Che fanno tutti costoro?” E si dà una risposta che meriterebbe ulteriori approfondimenti: “Si direbbe che cospirano! No, roba d’altri tempi. Programmano. Aspirano. Alla Repubblica? Alla Democrazia”. Veramente c’era dell’altro. Ma in quella lettura reticente c’era anche l’occhio attento dell’addetto al PWB con le sue funzioni: “Nel nostro reparto il lavoro consiste principalmente nel fraternizzare; sentire il polso del popolo, anche per le strade, nei negozi, negli uffici; intervistare; ricevere ed ascoltare coloro che vengono in ufficio a chiedere e offrire consigli, aiuti ed informazioni. Ognuno racconta la propria storia; nessuno è stato mai fascista. E noi scriviamo rapporti”. Delicatissimo il compito, dunque. Anche in merito a certi separatisti siciliani che si erano messi in testa di fare della loro isola all’altro capo del mondo la quarantanovesima stella degli USA: ” Viene a trovarmi spesso uno che chiamiamo professore; ha l’idea fissa di fare annettere la Sicilia agli Stati Uniti. L’Unione avrebbe un altro Stato e aggiungerebbe una stella alla bandiera!” La sintesi del giudizio dell’autrice su questa pirandelliana figura è bene espressa dal punto esclamativo. Sono note marginali, come del resto quelle che si riferiscono ai rapporti del PWB con i gruppi e i partiti antifascisti del Sud e del CLN. Di fatto sembra che la politica interessi l’autrice solo “fino ad un certo punto”.

E dobbiamo crederle anche se gli “Hurrah americani” da lei sentiti a piazza Barberini, richiamano alla mente gli “hurrah” altrettanto americani sentiti da alcuni testimoni a Portella della Ginestra il giorno della strage del 1° maggio 1947, il segnale della svolta filoamericana nella politica di De Gasperi. Occorre crederle soprattutto perché, per quanto possa sembrare difficile ammetterlo, gli interessi centrali di Carol Lunetta Cianca, sono sempre stati sul versante dei suoi affetti familiari, delle sue radici siciliane e polizzane. Quelle più autentiche, ricche di simboli e valori affettivi: il gelsomino della pergola della sua infanzia, le meraviglie della natura e del paesaggio madonita, la famiglia vissuta intimisticamente attraverso la figura fantasmatica della madre, i suoi amori sottaciuti, i suoi amori confessati, il suo bisogno di trasgredire, la sua solitudine.

Ero andato a trovarla un caldo giorno di agosto alla ‘Sorgente d’Iside’, un centro agrituristico i cui proprietari hanno voluto richiamarsi alle origini esoteriche di Polizzi, città madonita di antica storia. La trovai sovrappensiero sulla sdraio. Appena mi scorse mi venne incontro con la gaiezza di una ragazzina. Teneva in mano un grosso libro di cui non riuscii a decifrare titolo e autore. Amava leggere nonostante la vista non la favorisse. Dovevamo verificare, la corrispondenza del suo manoscritto con la versione ‘stampata’. Ci eravamo messi all’opera per tutto un giorno. Dimostrava una vitalità rara alla sua età. Mentre lavoravamo mi chiedevo da che cosa derivasse la sua forza. Non mi fu facile rispondere. Pensai al suo semplice tenore di vita e soprattutto alla sua storia, movimentata, tormentata, ricca di vicende che collegano la sua biografia agli eventi del nostro paese: la grande guerra, la spagnola, la seconda guerra mondiale, il dopoguerra, lo Stato. Uno Stato dove, nonostante i principi costituzionali, sembrano del tutto scomparsi i richiami ai grandi valori: l’antifascismo, il senso della tradizione e dell’identità, la continuità del passato col. presente, la democrazia, il contributo delle donne all’emancipazione. Certo anche il femminismo. Perché Carol è stata una femminista ante litteram, una donna che ha sempre affermato il primato della libertà personale persino sulla famiglia e sulle istituzioni. Nella sua vita aveva cambiato casa una ventina di volte: in media una volta ogni cinque anni. A cent’anni, dopo avere ristrutturato la sua casa natale di Polizzi, preferì trasferirsi a Termini Imerese, dove era vissuta per qualche tempo col fratello Vincenzo. Affermava, nel suo diario, che avere una sua casa non era mai stato un suo desiderio. La sua casa vera fu un luogo dell’anima: Polizzi Generosa, paese dei suoi miti e dei suoi sogni infantili, terra di sua madre e della nonna Ottavia. In questo legame c’era anche il bisogno di guardare a quei sogni col disincanto dell’età più matura, quasi un rifiuto a ritornare alle forze sotterranee della natura, all’inconsapevole legame con Thalia, madre dei Palici. Sapeva che poteva morire da un momento all’altro. Quando fu colpita da un ictus cerebrale, non si diede per vinta, s’impose quasi di vincere la malattia, continuò a scrivere il suo nuovo libro I segreti della longevità, che solo lei ormai riusciva a scrivere e decifrare.

 

Giuseppe Casarrubea



 

 

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
Questa voce è stata pubblicata in Cultura e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a 007: una spia in Sicilia

  1. angelaallegria ha detto:

    Complimenti Professore, un argomento molto interessante, purtroppo trascurato da tutti.
    Posso permettermi di inserire il suo blog fra i link del mio blog (www.angelaallegria.wordpress.com)? Ne sarei felice.

  2. Terry ha detto:

    Ciao mi chiamo teresa vengo da napoli centro oggi o visto un film di spia 007 e mi e molto piaciuto anke da piccola mi piacevano film di azzione ,film delle spie..vorrei diventare una spia 007 ma pultròppò o solo 14 anni e kredo ke non posso diventare una spia.,.pero vorrei sapere come e posso incontrarmi a una agenzia di 007 spie ..per favore fatemi sapere al piu presto grazie..!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...