Biografia di Gaetano Costa

(Fondo Costa)

Gaetano Costa

Procuratore capo della Repubblica di Palermo.

ucciso dalla mafia il 6.8.80

Gaetano Costa

Gaetano Costa

Gaetano Costa nacque in Caltanissetta, dove studiò fino al conseguimento della licenza liceale, laureandosi, poi, nella Facoltà di Giurisprudenza di Palermo.

Sin da ragazzo aderì al Partito Comunista allora clandestino.

Dopo aver vinto il concorso in Magistratura fu arruolato come Ufficiale nell’aviazione ottenendo due croci di guerra.

L’otto settembre raggiunse la Val di Susa unendosi ai partigiani che ivi operavano.

Finita la guerra fu immesso in servizio in Magistratura, prima presso il Tribunale di Roma; successivamente, su sua richiesta, fu trasferito alla Procura della Repubblica di Caltanissetta.

In quella Procura espletò la maggior parte della Sua attività di Magistrato, da sostituto procuratore prima e da Procuratore Capo poi, dando sempre chiare manifestazioni di alta preparazione professionale, indipendenza, ed equilibrio.

Nonostante il carattere apparentemente freddo e distaccato e la poca inclinazione ai rapporti sociali, gli fu sempre unanimamente riconosciuta una grande umanità ed attenzione soprattutto nei confronti dei soggetti più deboli.

Sin dagli anni sessanta, come risulta dalla sua deposizione alla prima Commissione antimafia, intuì che la mafia aveva subito una radicale mutazione e che si era annidata nei gangli vitali della pubblica amministrazione controllandone gli appalti, le assunzioni e la gestione in genere.

Inutilmente, all’epoca, richiamò l’attenzione delle massime autorità sul fatto che un’efficace lotta alla mafia imponeva la predisposizione di strumenti legislativi che consentissero di indagare sui patrimoni dei presunti mafiosi e di colpirli.

Nel gennaio del 1978 fu nominato Procuratore capo di Palermo ma la reazione del “Palazzo” fu, in larga misura, negativa, tanto da far sì che si ritardasse la sua immissione in possesso sino al luglio di quell’anno.

Insediandosi, consapevole delle resistenze che avrebbe dovuto affrontare, fece la seguente dichiarazione:

“Vengo, disse in un ambiente dove non conosco nessuno, sono distratto e poco fisionomista. Sono circostanze che provocheranno equivoci. In questa situazione è inevitabile che il mio inserimento provocherà anche dei fenomeni di rigetto. Se la discussione però si sviluppa senza riserve mentali, per quanto vivace, polemica e stimolante, non ci priverà di una sostanziale serenità. Ma ove la discussione fosse inquinata da rapporti d’inimicizia, d’interlocutori ostili e pieni di riserve, si giungerà fatalmente alla lite”.

Nel breve periodo di sua gestione della Procura di Palermo avviò una serie di delicatissime indagini nell’ambito delle quali, sia pure con i limitati mezzi all’epoca a sua disposizione, tentò di penetrare i santuari patrimoniali della mafia.

Di lui scrisse un suo sostituto che era un uomo “di cui si poteva comperare solo la morte”.

Per queste Sue indagini ed anche perché i suoi sostituti si erano apertamente dissociati dalla sua azione in relazione al primo duro colpo inferto alla cosca di mafia allora egemone ed alla inchiesta che porterà al primo processo contro i trafficanti di stupefacenti, il 06 agosto 1980, mentre passeggiava da solo ed a piedi, rimase vittima di un agguato tesogli nel centro di Palermo.

Non va dimenticato che, pur essendo l’unico magistrato a Palermo al quale, in quel momento, erano state assegnate un’auto blindata ed una scorta, non ne usufruiva ritenendo che la sua protezione avrebbe messo in pericolo altri e che lui era uno di quelli che “aveva il dovere di avere coraggio”.

Nessuno è stato condannato per la sua morte ancorché la Corte di assise di Catania ne abbia accertato il contesto individuandolo nella zona grigia tra affari, politica e crimine organizzato.

Da molti settori, compresa la Magistratura, si è cercato di farlo dimenticare anche, forse, per nascondere le colpe di coloro che lo lasciarono solo e, come disse Sciascia, lo additarono alla vendetta mafiosa.

Il suo impegno fu continuato da Rocco Chinnici, allora tra i pochi che lo capirono e ne condivisero gli intenti e l’azione, e, per questo ne seguirà la sorte.

Gaetano Costa un caduto condannato all’oblio perché molti non gli hanno perdonato di avere intuito con largo anticipo la natura profonda della mafia, elaborato un’efficace strategia di contrasto ed avere tentato di attuarla in solitudine e con tanta determinazione da imporne la soppressione.

Presso l’ ‘Archivio Casarrubea’ viene istituito un fondo dedicato al Procuratore Costa i cui materiali sono stati messi a disposizione da parte del figlio, avv. Michele Costa che ringraziamo per la Sua donazione. Si potrà consultare cliccando alla voce ‘Documenti storici’.

La riproduzione di qualsiasi parte del presente blog è consentita a soli fini non commerciali, citando la fonte e l’autore, inserendo un link cliccabile ben visibile ed inviando una mail di notifica.

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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2 risposte a Biografia di Gaetano Costa

  1. umberto castellino ha detto:

    GAETANO COSTA : IL VALORE DELL’ESEMPIO

    “E i giusti risplenderanno come il sole nel Regno dei cieli”

    Nel giorno dell’anniversario della tragica scomparsa del Nostro eroe e martire della Giustizia, la penna, tra le mie tremolanti mani, scorre come per sè stessa mossa.

    Il panorama della mafia, negli anni ottanta, appare assai variegato e complesso.

    Il fenomeno mafioso appare come “terribilmente serio”, anche per i suoi intrecci politico-mafiosi, che avrebbe, nel tempo, seriamente compromesso la credibilità dello Stato.

    Tutto questo viene appieno compreso e intuito da valorosi magistrati e abilissimi investigatori.
    Gaetano Costa, Procuratore Capo della Repubblica di Palermo, raccoglie la pesante eredità di fedelissimi servitori dello Stato : Boris Giuliano, Capo della Squadra Mobile di Palermo, e del Capitano dei Carabinieri Emanuele Basile.
    “Agenda agendo discantur” (Comenio, le cose da farsi facendole insegnano)

    Uomo coraggioso, pienamente consapevole e cosciente del grave rischio che correva, sollevando da ogni responsabilità i suoi collaboratori, firmò sessanta, dico sessanta, ordini di cattura, rompendo il silenzio di Palazzo di Giustizia e così segnando una svolta epocale nella lotta al potere mafioso.
    Gaetano Costa, Procuratore Capo della Repubblica di Palermo, andò incontro alla morte, colpito in modo vile alle spalle, il 6 agosto del lontano 1980, a Palermo, in Via Cavour, vicino alla sua abitazione.

    Lo stesso giorno di cinque anni dopo, la mafia spezza la vita di un giovane eroe : Ninni Cassarà, Capo della Squadra Mobile di Palermo, che ho voluto ricordare a parte.

    Eroe e martire della Giustizia, lascia a tutti noi un esempio luminoso !

  2. mauro ha detto:

    conoscevo personalmente il dott gaetano era un uomo eccezionale che dava sicurezza per le sue argomentazioni fece una promessa alla mia famiglia , ma non potè mantenerla perchè fù ucciso, così restarano impuniti………..io spero di non essere e di non diventare come tutti i siciliani abbandonati al nostro destino prendendo forza da lui e capire che si deve cambiare e non scappare come ho fatto io….. per questi morti innoccenti si deve fare qualcosa…..credo che tornerò per parlare il silenzio uccide la nostra anima ………… cmq devi avere fortuna anche lì chi ti ascolta è sicuro ? sono ovunque credetemi…………….
    f.to un amico imprenditore siciliano stanco e distrutto

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