L’Italia in nero (III)


La riproduzione di qualsiasi parte contenuta nel presente blog è rigorosamente vietata. Essa è consentita invece a soli fini non commerciali, citando la fonte e l’autore, inserendo un link cliccabile ben visibile ed inviando una mail di notifica. Ogni trasgressione alla presente nota sarà deferita alle autorità competenti.

GIUSEPPE CASARRUBEA E MARIO J. CEREGHINO

(parte terza)

°°°°°

J.Valerio Borghese a sinistra

J.Valerio Borghese a sinistra

Neofascisti, monarchici, antibolscevichi e banda Giuliano

Da un documento redatto a Firenze dall’agente dell’Oss (l’Office of strategic services, il servizio segreto americano) Charles Siragusa, (data: 15 marzo 1945, titolo: Interrogatorio supplementare di Vito Laginestra), apprendiamo che “[…] Il 18 gennaio 1945, giorno in cui Laginestra fu convocato da Tommaso David del gruppo sabotatori – attentatori, quest’ultimo affidò all’agente il compito di trovare Ronzoni [un ex agente della Rsi caduto nelle mani degli Alleati] e di ucciderlo. Inoltre, David istruì Laginestra ad entrare in contatto con Fra’ Diavolo, il leader della banda fascista, per commissionargli l’uccisione di Ronzoni. […]”. A questo proposito, è da notare che su Il Giornale di Sicilia del 28 agosto 1951 (titolo dell’articolo: Provenzano nega di essere stato il segretario privato di Giuliano), il giornalista Lelio Antonioni riporta la testimonianza a Viterbo del capitano dei carabinieri Roberto Giallombardo a proposito della misteriosa morte di Salvatore Ferreri/Fra’ Diavolo, avvenuta ad Alcamo alla fine di giugno del 1947. Giallombardo conferma ai giudici che il Ferreri era noto anche come “Il vendicatore”.

In un rapporto del 30 marzo 1945 (titolo: Fiore Oscar), l’anonimo funzionario romano del Sim scrive: “[…] Fiore Oscar (classe 1894) proviene da Cassino. […] Attualmente, alloggia in misere condizioni in via Marsala 9 (interno 1). La moglie del Fiore è figlia di una sorella del colonnello David. […] Il Fiore nega nel modo più assoluto di avere un figlio o qualsiasi altro parente con il nome di Alfonso. […] Il Fiore ha anche conosciuto le due figlie del David, ambedue sposate, e che hanno imperversato per vari anni a Frosinone ed in altre città della Ciociaria e dell’agro romano come gerarchesse. […] Il Fiore ha mostrato di ignorare persino l’esistenza di un albergo ‘Boston’ a Roma. […]”.

Non siamo in grado di verificare se Oscar Fiore affermi il vero, ma dal documento Sim apprendiamo che il nome corretto della spia nazifascista in rapporti con Fra Diavolo nella zona di Monte Esperia, in Ciociaria, è Alfonso Fiore (e non Fiori). È molto probabile, quindi, che la spia nazifascista a contatto con Fra’ Diavolo, all’inizio del 1945, sia proprio quell’Alfredo Fiore (originario di Cassino) che, a Napoli, in via Kerbaker 138, ospita il sabotatore Gino Locatelli della Decima Mas, operando attivamente con il clandestinismo neofascista campano (Bartolo Gallitto, Ludovico Moroni, Guido Bolognesi, Rosario Ioele, alias “Enotrio” e altri). I carabinieri del Sim e gli agenti dell’Oss storpiano facilmente i cognomi degli indagati, soprattutto i nomi di battesimo. Possiamo quindi ipotizzare che Alfredo Fiore (originario di Cassino) operi tra Napoli, Cassino, Formia, Gaeta ed Esperia e che si rechi di frequente a Roma (all’albergo “Boston”) per ricevere istruzioni e finanziamenti dai servizi segreti nazifascisti. Da Milano, infatti, Tommaso David (nato proprio ad Esperia nel 1875, dove è molto influente durante il ventennio fascista) ordina alla spia Vito Laginestra di rintracciare il Fiore al “Boston” e di chiedergli di contattare Fra’ Diavolo, “capo di una banda di fascisti nella zona di Monte Esperia a 40 chilometri a sud di Roma”.

In un documento Oss del 6 agosto 1945 (titolo: Il colonnello David e il suo gruppo), leggiamo: “[…] Sospettoso di tutto, megalomane, visionario, il colonnello Tommaso David si vantava di aver organizzato la corrispondenza, attraverso la linea di fuoco, dello “scugnizzo” e di farne propaganda al fine di tenere desta fra i giovani l’animosità contro gli angloamericani. […]”.

Un documento del Sim (febbraio 1945) così recita: “[…] Preparazione di una sobillazione in Campania: è stato recentemente a Milano, da dove deve essere ripartito il 12 gennaio per l’Italia meridionale, il capobanda fascista noto sotto il nome di ‘scugnizzo’. È stato ospite di Colombo della “Ettore Muti” [tenente colonnello Franco Colombo] ed ha dichiarato di aver preparato un movimento insurrezionale in Campania, sul tipo di quello svoltosi in Sicilia [la mobilitazione del “Non si parte” del dicembre 1944], e che questo dovrebbe scoppiare al suo arrivo laggiù [in Campania]. […]”.

I due suddetti accenni allo “scugnizzo” sono di notevole interesse. All’inizio del 1945, questi visita Milano (dove incontra la “Muti” di Colombo, gli “S. A.” di Tommaso David e, molto probabilmente, anche i capi dei servizi segreti della Rsi Aniceto Del Massa e Puccio Pucci) e riparte per l’Italia liberata il 12 gennaio per mettersi a capo di un movimento guerrigliero nazifascista in Campania. Lo “scugnizzo” è definito dal documento “capobanda fascista”, come il Fra’ Diavolo operante nella zona di Monte Esperia (provincia di Frosinone, in Ciociaria), all’inizio del 1945. Vi è anche una curiosa coincidenza di date: lo “scugnizzo” parte da Milano il 12 gennaio 1945, mentre Tommaso David convoca l’agente Vito Laginestra (il 18 gennaio) e gli ordina di contattare un certo Alfonso Fiori (in realtà, il neofascista napoletano Alfredo Fiore), leader della quinta colonna presso l’albergo ‘Boston’ di Roma, per chiedergli di entrare in contatto con un certo Fra’ Diavolo, leader di una banda fascista operante nella zona di Monte Esperia [tra Formia e Cassino].

Possiamo quindi ipotizzare che, fallita l’operazione insurrezionale in Campania (come vedremo più avanti, i membri del clandestinismo fascista napoletano e gli agenti della Decima Mas a Napoli e in provincia di Palermo sono tutti arrestati dal controspionaggio alleato nel marzo del 1945), lo “scugnizzo”, alias Fra’ Diavolo, riceva l’ordine di spostarsi in Sicilia nella primavera/estate per continuare le attività eversive di guerriglia e di sabotaggio nell’Italia liberata. Salvatore Giuliano, infatti, è nominato “colonnello” dell’Evis (Esercito volontario per l’indipendenza della Sicilia) nel settembre del 1945. All’epoca, il luogotenente di Giuliano è proprio Salvatore Ferreri (Palermo, 1923), inteso Fra’ Diavolo. Lo “scugnizzo” e Salvatore Ferreri/Fra’ Diavolo sono la stessa persona? Infine, secondo il già citato saggio di Giannuli in Libertaria, a Milano lo “scugnizzo” sarebbe stato agli ordini di Del Massa (da cui riceve “Lire 500.000 per i servizi resi al sud”), mentre nel 1946 è indicato da un documento Sis come “l’aiutante di Giuliano” in rapporto alle Sam (Squadre armate Mussolini) di Milano, Venezia e della Calabria.

Di Salvatore Ferreri ci parla anche il colonnello dei carabinieri Giacinto Paolantonio nel corso di un’udienza del processo di Viterbo. Il quotidiano L’Ora di Palermo, con un articolo di Enzo Perrone dal titolo Fra’ Diavolo ha fatto arrestare molti degli attuali imputati di Viterbo (1° agosto 1951), riporta un brano della testimonianza di Paolantonio: “[…] Svolsi subito indagini [a Palermo, nella primavera del 1947] sull’attività svolta dal Ferreri in precedenza, ed appurai che era stato al servizio degli Alleati a Venezia, conoscendo perfettamente la lingua inglese, e che poi aveva partecipato ai moti dell’Evis. […]”.

Dall’estate del 1944, Venezia ospita infatti un importante centro nazifascista di addestramento al sabotaggio e allo spionaggio, in collegamento con i centri di Montorfano (Como) e di Villa Grezzana di Campalto (Verona). E nella città lagunare, nell’aprile del 1945, finiscono nella rete degli Alleati Nino Buttazzoni e Rodolfo Ceccacci (Np). Qui, presso l’isola di Sant’Andrea, funziona una base della Decima Mas. Nel luglio del 1945, ai militi della ex Decima dell’isola è clamorosamente concessa dagli Alleati la totale immunità per i misfatti commessi nei venti mesi di Salò. Da quel momento, a Venezia, le centinaia di ex sabotatori di Junio Valerio Borghese si mettono segretamente al servizio dell’Oss [cfr. Nicola Tranfaglia, Come nasce la repubblica, Milano, Bompiani, 2004, pp. 60 – 62]. Le affermazioni di Paolantonio ci confermano che Salvatore Ferreri/Fra’ Diavolo entra nell’Evis di Giuliano nell’estate del 1945, dopo aver trascorso un periodo “al servizio degli Alleati a Venezia” all’indomani della Liberazione.

In un rapporto Oss del 4 marzo 1945 (titolo: Sidari Pasquale, alias Secchi, agente dell’Abwherkommando 150), leggiamo: “[…] A Palermo, verso il 15 dicembre 1944, il soggetto incontrò per caso di fronte al teatro Finocchiaro altri due colleghi, paracadutisti del battaglione S. Marco. Si trattava dei fratelli Consoli, Giuseppe (25 anni circa) e Giovanni (30 anni circa), siciliani. I fratelli risiedevano all’epoca in via dei Mille, a Partinico, in provincia di Palermo. Un altro paracadutista del battaglione S. Marco, un certo Magistrello o Pagistrello, era in compagnia dei due fratelli. Assieme a Giovanni Consoli, Magistrello meditava di tornare nella Rsi dopo il Natale del 1944. Sia i fratelli Consoli che Magistrello sono dei sabotatori che hanno attraversato le linee nei pressi di Nettuno. […] Nel corso dell’incontro suddetto, i fratelli Consoli accennarono al fatto che vi era una banda fascista di diverse centinaia di elementi che operava nei pressi di Partinico al comando di un certo Giuliani. Della banda, che disponeva di armi, facevano parte molti tedeschi. Uno degli obiettivi della missione di Giovanni Consoli e di Magistrello nella Rsi era di assicurare equipaggiamenti e armi per la suddetta banda […]. Nell’agosto del 1944, il Sidari incontrò il tenente di vascello Rodolfo Ceccacci a Montorfano (Como), ufficiale del battaglione S. Marco che aveva appena concluso una missione a Taranto. […] Il Ceccacci, che aveva a sua disposizione un gruppo del battaglione S. Marco, lavorava in stretta collaborazione con il comando tedesco e addestrava i suoi uomini per missioni oltre le linee. Era di stanza a Cesenatico, in provincia di Forlì […] Dalla lista dei sospetti preparata dal controspionaggio del Sim [il Servizio informazioni militari dell’Italia liberata], Quinta armata, in data 4 ottobre 1944, apprendiamo che Giovanni Tarroni [l’agente catturato assieme al Sidari] sembra aver frequentato un corso organizzato dall’Abwehr nel maggio del 1944, a Firenze. […] Da un rapporto datato 1° luglio 1944, intitolato: ‘Formazioni speciali italiane’, apprendiamo che il sergente Sidari compare nelle liste del battaglione S. Marco della Decima Flottiglia Mas. Visto per l’ultima volta a Jesolo. […] Da un rapporto datato 30 maggio 1944, intitolato ‘Agenti nemici’, apprendiamo che il sergente Sidari indossava una uniforme del battaglione S. Marco (Nuotatori paracadutisti). Visto per l’ultima volta a Jesolo nel gennaio 1944. Nato a Reggio Calabria, di circa 28 anni, fanatico fascista. […] All’inizio dell’agosto 1944, Tarroni Giovanni, che il Sidari conosceva fin dai tempi dell’addestramento del battaglione S. Marco a Tarquinia, giunse a Montorfano (Como), dove il Sidari si trovava di stanza con il suo reggimento. Il Tarroni raccontò al Sidari che lavorava per il servizio segreto germanico e lo invitò ad unirsi a lui per una missione da svolgersi in territorio nemico. […] Il Sidari è convinto di essere stato scelto per la missione anche perché di origini meridionali. Ciò lo avrebbe reso meno sospetto nell’Italia del sud, rendendo così difficile la sua cattura da parte degli Alleati. […]”. Dei fratelli Consoli parla Aldo Bertucci nel suo volume Guerra segreta oltre le linee, Milano, Mursia, 1998, pp. 100 – 103, dedicato alle operazioni di sabotaggio e spionaggio condotte dai gruppi speciali agli ordini del tenente della Decima Mas Rodolfo Ceccacci, classe 1918, nel territorio dell’Italia liberata. I fratelli Consoli appartengono alla squadra di Anassagora Serri e, nella primavera del 1944, penetrano la zona controllata dagli Alleati nei pressi di Cassino. Gli Np della Decima Mas, appartenenti alla Rsi e specializzati in azioni di sabotaggio e controguerriglia nel periodo 1943 – 1945, sono comandati da Nino Buttazzoni (classe 1912).

In un rapporto dell’808° battaglione di controspionaggio inviato alla Quinta armata americana (titolo: Ufficio e Scuola di Spionaggio Navale di Milano, Abwehrkommando 150, 1 Marina, datato 19 aprile 1945), il maggiore dei carabinieri Cesare Faccio scrive: “[…] Reclutatori: capitano Buttazzoni Nino, ufficiale comandante del reparto Nuotatori e paracadutisti del battaglione S. Marco, Decima Flottiglia Mas. È di stanza a Iesolo (Venezia); tenente di vascello Rossi Mario [classe 1910], appartenente al reggimento S. Marco. È di stanza a Montorfano, Como [sede del battaglione Vega dall’ottobre 1944]; […] Altro personale: tenente di vascello Ceccacci Rodolfo, età 28 anni circa, ufficiale del battaglione S. Marco. Addestra gli agenti sul modo di attraversare le linee. Egli stesso ha compiuto una missione nel porto di Taranto. Precedentemente era di stanza a Cesenatico (Forlì). Trovasi attualmente a Montorfano (Como). […] Enti di provenienza dei reclutati: reparto Nuotatori e paracadutisti del battaglione S. Marco, Decima Flottiglia Mas. […] L’ufficio di spionaggio navale di Milano, nelle notti tra il 5 e il 6 e tra il 6 e il 7 settembre 1944, fece rispettivamente aviolanciare nei pressi di Taranto gli agenti nemici di spionaggio Sidari Pasquale, alias ‘Secchi’ (raccoglitore di notizie) e Tarroni Giovanni, alias ‘Trudu’ (radiotelegrafista), arrestati poi dal Cic (Quinta armata), in data 2 marzo 1945. […] Mezzi per comunicare con i servizi segreti germanici: apparecchio radio ricetrasmittente, consegnato ai due agenti dall’ufficio di Milano. […]”.

Nazisti in Italia

Nazisti in Italia

Da un rapporto redatto dall’agente del Cic (Quinta armata) Stephen J. Spingarn (titolo: Tarroni Giovanni, alias Trudu, data: 4 marzo 1945), apprendiamo che: “[…] Il 28 febbraio 1944 il capitano Buttazzoni Nino, comandante dell’unità di Nuotatori paracadutisti del battaglione S. Marco (Decima Flottiglia Mas, Iesolo), convocò nel suo ufficio il Tarroni, milite degli Np, per chiedergli di partire per una missione di 22 giorni in Sardegna, agli ordini dei tedeschi. Il Tarroni, che era già stato in Sardegna con il battaglione S. Marco tra l’aprile e il luglio del 1943, accettò e fu immediatamente inviato a La Spezia, dove giunse il 1° marzo. […]”.

In seguito alle confessioni di Sidari e Tarroni sui gruppi di sabotaggio e di spionaggio della Rsi nell’Italia liberata, il controspionaggio alleato e il Sim (Servizio informazioni militari) arrestano decine di agenti nazifascisti a Napoli e nella provincia di Palermo. Le informazioni di Sidari e Tarroni si rivelano esatte. A Partinico, in provincia di Palermo, dall’estate del 1944 opera clandestinamente un “commando” della Decima Mas composto da Dante Magistrelli, Giuseppe e Giovanni Console, con il compito di armare, addestrare e finanziare la banda di Salvatore Giuliano. Nel gennaio e nel febbraio del 1945, Magistrelli si reca effettivamente a Roma per prendere contatti con elementi dei servizi segreti nazifascisti. I tre sono arrestati nella notte tra il 17 e il 18 marzo 1945, a Partinico. A Napoli, i sabotatori Bartolo Gallitto e Gino Locatelli (Decima Mas) operano assieme ai neofascisti napoletani del principe calabrese Valerio Pignatelli, capeggiati da Rosario Ioele (alias “Enotrio”). Riportiamo di seguito (punti : a, b, c, d, e, f, g) i brani più importanti dei rapporti redatti tra il marzo e il maggio del 1945 dai carabinieri del Sim (in specie dal maggiore dei carabinieri Camillo Pecorella):

a) Titolo: Magistrelli Dante, agente nemico, 12 maggio 1945.

“[…] Magistrelli Dante, di Vittorio e Galli Dina, nato l’8 agosto 1919 a Legnano (Milano), italiano, abitante in via Volturno 13, Legnano. […] All’inizio del febbraio 1944, il soggetto è assegnato alla prima compagnia Np [al comando di Nino Buttazzoni]. La sua squadra, al comando del tenente Anassagora Serri, è composta da sei elementi: il soggetto, sergente De Bortoli, un altro sergente di cui non ricorda il nome, Console Pino, Console Giovanni, Cannamela. […] Il 21 marzo 1944, il capitano Buttazzoni ordina ai 50 uomini delle squadre speciali di recarsi da Iesolo a Roma divisi in cinque gruppi, al comando dei seguenti ufficiali: prima squadra: tenente Serri, Anassagora (il soggetto, De Bortoli, Console Pino, Console Giovanni, Cannamela); seconda squadra: tenente Gallitto (Moio, Locatelli, Bechelli, Re, Marchio, Morra, Bella e altri due. Sono tutti ex paracadutisti del battaglione San Marco). […]. L’8 maggio 1944, al soggetto e agli altri elementi è comunicato di prepararsi a festeggiare un evento. Sono infatti tornati il tenente Ceccacci Rodolfo, l’ufficiale Bertucci Aldo e il tenente germanico Hubert Tommaso. Dopo uno scambio di cordiali saluti, Ceccacci annuncia di essere tornato dall’Italia liberata [dove si era recato in febbraio dopo aver attraversato le linee nemiche, cfr. il volume Guerra segreta oltre le linee di A. Bertucci]. […] Ceccacci conclude il suo racconto raccomandando agli uomini segretezza e cautela per le future missioni. […] Il 1° giugno 1944, il tenente Hubert ordina di tenersi pronti a partire. Il soggetto è assegnato alla squadra di Di Benedetti, assieme a Console Pino, Carau, Sprecapane e altri due elementi. […] A mezzanotte, il soggetto, Console Pino, il sergente Cumali, il sergente Sprecapane, Arviotti, Lacagnina, Ceccacci Rodolfo e il tenente Di Benedetti salgono su un camion tedesco per raggiungere Verano (provincia di Teramo). […] Il 16 giugno 1944, i comandi italiani e tedeschi arrivano a Porto d’Ascoli, dover rimangono per tutto il giorno. Qui, assieme a Console Pino, il soggetto decide di disertare per raggiungere Partinico (provincia di Palermo). I due ricevono l’aiuto di un certo Francesco Martina (nativo anche lui di Palermo, elemento che i due incontrano per caso presso la famiglia Caratella, originaria di Francavilla Mare ma sfollata a Porto d’Ascoli). Il soggetto nega di aver ricevuto istruzioni dal nemico per una missione da svolgere nel territorio controllato dagli Alleati. […] Viaggiando con ogni mezzo, i due arrivano a Partinico a fine giugno 1944, mentre il Martina decide di fermarsi a Palermo. Il soggetto si sistema presso la famiglia Console. Durante l’estate li aiuta a vendere frutta e, d’inverno, lavora presso la friggitoria della famiglia. […] All’inizio di settembre, anche Giovanni Console ritorna a Partinico dopo essere fuggito da Venezia. […] Il soggetto afferma di non avere mai avuto contatti con la banda Giuliani in Sicilia. Nega inoltre con fermezza di aver mai avuto intenzione di recarsi al nord per ottenere armi e munizioni per tale banda. Il soggetto nega di aver mai visto Giuliano e di aver avuto contatti con i membri della banda. Ma ammette di aver incontrato per l’ultima volta Pasquale Sidari a Iesolo, nel febbraio 1944. […] Durante il suo soggiorno a Partinico, il soggetto non ha mai incontrato Pasquale Sidari. Altri agenti arrestati: Console Pino e Giovanni, corso dei Mille 128, Partinico. […] Il soggetto è intelligente e sicuro di se. […] Riteniamo che abbia ricevuto istruzioni per una missione da svolgere nell’Italia liberata, sebbene sia stato abile nel mostrare come spontanea la decisione di disertare assieme a Pino Console. […] Il soggetto è da considerare un agente sabotatore al servizio del nemico. […] Al momento si trova recluso in isolamento presso il carcere di Poggioreale. […] Non vi è il minimo dubbio che il soggetto appartenga all’organizzazione di spionaggio e sabotaggio al comando del tenente Hubert e che sia stato reclutato tra i militi della Decima Mas. […]”.

Il riferimento a Francesco Martina è interessante. Con ogni probabilità, si tratta del “noto Martina, capo della banda Giuliani” di cui parla lo storico Aldo Sabino Giannuli a p. 56 del saggio pubblicato su Libertaria (cit.). Del Martina, scrive anche un documento Oss del 18 luglio 1944: “[…] Personale dell’Ovra nel Lazio: […] Commissario aggiunto Martina Francesco. Squadrista, marcia su Roma, molto pericoloso, ha sempre agito come agente provocatore, sleale e feroce nel suo lavoro. Ha cooperato fino alla liberazione di Roma [4 giugno 1944] con le autorità repubblicane fasciste. Quando il ministro dell’Interno della Rsi Buffarini Guidi si spostò a Roma [nel novembre del 1943], il Martina divenne il suo braccio destro. Era incaricato di svolgere le missioni più delicate, assegnategli direttamente dal vice capo della polizia. È latitante. […]”. Un documento del Sis (16 novembre 1944) così lo definisce: “[…] Il Martina è noto come fascista fanatico, tanto che ostentava nel periodo dall’8 settembre 1943 al 5 giugno u. s., il distintivo di iscrizione al fascio repubblicano. […] È indiscussa la sua attivissima collaborazione con gli organi della sedicente Rsi e dei nazisti, la cui causa aveva apertamente sposata. […]. Iscritto al Pnf dal 1° gennaio del 1921. […]”. Se le carte Oss e Sis non mentono, il Francesco Martina che accompagna Magistrelli e Giuseppe Console a Palermo (fine giugno 1944, poche settimane dopo la liberazione di Roma) e l’agente dell’Ovra di cui sopra, sono la stessa persona. In tal caso, il Martina sarebbe l’elemento neofascista di continuità nella banda Giuliano, tra il 1944 e il 1947.

b) Titolo: Console Giovanni, agente nemico, 13 aprile 1945.

“[…] Console Giovanni (nessun nome di copertura), di Giuseppe e di Cangemi Maria Antonia, nato il 25 febbraio 1918 a Partinico (Palermo), italiano, residente a Partinico in corso dei Mille 128, membro della marina militare italiana, in possesso del diploma di terza elementare. Fratelli: Vito, 30 anni, muratore, sposato; Giuseppe, 25 anni, sarto, celibe; Salvatore, 20 anni, sarto, celibe. Sorelle: Rosalia, 35 anni, casalinga, sposata; Fina, 20 anni, casalinga, nubile. Il soggetto è arrestato la sera del 17 marzo 1945 da agenti britannici e italiani nella sua casa di corso dei Mille 128, Partinico (Palermo), assieme a Magistrelli Dante e a Console Salvatore (fratello del soggetto). Recluso nel carcere di Palermo il 18 marzo, il 19 il soggetto è tradotto al Centro per il controspionaggio di Napoli, con l’accusa di appartenere alla rete spionistica del nemico. […] Il soggetto entra nella Marina militare italiana il 15 marzo 1938 […] Il 10 febbraio 1944, il soggetto entra nella squadra del tenente Anassagora Serri. (‘Gruppo Ceccacci). Anche il fratello del soggetto, Giuseppe, fa parte di detta squadra [la squadra si addestra prima a Iesolo e poi a Capena]. Nel marzo del 1944 il tenente germanico Tommaso Hubert richiede la presenza della squadra a Penne [nelle Marche]. La squadra è composta da Serri, De Bortoli, Magistrelli, Cannamela e dai due fratelli Console. […] Il 20 giugno 1944, dopo aver saputo che suo fratello Giuseppe e Magistrelli Dante hanno disertato, il soggetto decide di non tornare a Penne. Assieme al fratello, infatti, aveva già meditato di disertare e di tornare in Sicilia alla prima occasione favorevole. […] Il soggetto arriva a Partinico il 25 agosto 1944. Il soggetto nega di aver ricevuto istruzioni per missioni da compiere nel territorio dell’Italia liberata. […] Verso il Natale del 1944, il soggetto incontra il sergente Sidari Pasquale all’ingresso del teatro Finocchiaro, a Palermo (via Roma). Sidari gli racconta di essere a Palermo con una compagnia di varietà. […] Il soggetto afferma di aver incontrato Sidari una prima volta nel 1938, a La Spezia, a bordo del sottomarino ‘Morosini’ e di averlo nuovamente visto nell’ottobre del 1943 nei ranghi della Decima Mas. Inoltre, il soggetto afferma di conoscere i seguenti elementi: […] Locatelli Gino, Decima Mas, incontrato a Iesolo e a Capena. […] Il soggetto, che è apparso tranquillo durante l’interrogatorio, è da considerarsi un agente sabotatore nemico. […] Il soggetto nega di aver mai avuto contatti con la banda Giuliani e di aver saputo che Sidari era un agente nemico. […] Il soggetto ammette la possibilità di aver parlato della banda Giuliani al Sidari, ma nega di aver affermato che tale banda sia ben armata, composta anche da disertori tedeschi e amata dalla popolazione locale. Il soggetto afferma di non conoscere l’organizzazione della banda e i suoi obiettivi e di aver sentito dire che la banda vive di furti e di saccheggi. Di conseguenza, il soggetto non ritiene che la banda abbia connotati politici. Il soggetto nega di aver detto al Sidari che, assieme al Magistrelli, si sarebbe recato al nord dopo il Natale 1944 per riferire al comando della Decima Mas sulle attività della banda Giuliani. […] Il soggetto ha solo sentito dire che il capo della banda è un uomo di circa 22 – 23 anni, originario di Montelepre. […]”.

c) Titolo: Console Giuseppe, agente nemico, 11 aprile 1945.

“[…] Console Giuseppe è stato arrestato da agenti britannici e italiani la sera del 16 marzo 1945, a Palermo, e trovasi attualmente recluso nel carcere di Poggioreale (Napoli). […] Console Giuseppe, di Giuseppe e di Cangemi Maria, nato il 20 maggio 1920 a Partinico (Palermo), abitante in corso dei Mille 128, Partinico, di professione sarto. […] Entra in Marina il 15 luglio 1940, imbarcandosi nella corazzata ‘Cavour’. […] Il 26 ottobre 1943, il soggetto viene a sapere dal comandante Buttazzoni che gli ex parà del battaglione San Marco si stanno radunando presso la base della Decima Mas, a La Spezia. […] Assieme a Maroni, il soggetto è destinato al primo plotone della prima compagnia al comando del tenente Ceccacci. Nella stessa unità si trovano: Sidari, Ciancio, Rani, Becchelli, Mora, Moio e Re. […] Il 27 marzo 1944, il tenente Ragazzi presenta alla squadra di Anassagora Serri il tenente germanico Tommaso Hubert. La squadra Serri è composta da De Bortoli, Magistrelli, Console Giovanni, Cannamela Silvestro e dal soggetto. […] Il 10 giugno 1944, durante una sosta a Porto d’Ascoli (le truppe alleate stanno per occupare la cittadina), il soggetto fa la conoscenza di un certo Martina Francesco, originario di Palermo, e gli chiede di aiutarlo a trovare del cibo. Quella sera, assieme al Magistrelli, il soggetto cena con il Martina presso la famiglia Pantalone (originaria di Francavilla al Mare ma sfollata a Porto d’Ascoli). Ospite di detta famiglia, il Martina è un civile rifugiatosi a Porto d’Ascoli a causa degli eventi bellici. È allora che il Magistrelli suggerisce al soggetto di approfittare dell’occasione per disertare. Insieme, decidono di raggiungere il prima possibile Partinico, in provincia di Palermo. […] Il 22 giugno, il soggetto, il Martina e il Magistrelli abbandonano a piedi Porto d’Ascoli e, con un camion, raggiungono Bari e poi Taranto. […] A Palermo, il Martina raggiunge la sua famiglia, mentre gli altri due proseguono per Partinico, dove arrivano il 27 o il 28 giugno 1944. Il Magistrelli prende alloggio presso i Console e, assieme a Giuseppe, inizia a lavorare nella friggitoria di famiglia. Alla fine del 1944, il soggetto si reca giornalmente a Palermo per il gioco delle “Tre carte”, mentre Magistrelli continua a lavorare nella friggitoria. Alla fine di agosto del 1944, anche Giovanni Console raggiunge Partinico. […] Nel dicembre 1944, il soggetto incontra per caso a Palermo il sergente Sidari Pasquale, conosciuto a Tarquinia un anno prima. Il Sidari racconta al soggetto di essere il direttore di una compagnia di avanspettacolo presso il teatro Finocchiaro (via Roma) e di essere in procinto di partire per la Calabria. […] Il soggetto non sa niente dell’esistenza di Giuliano, perché Giuliano è di Montelepre, un paesino distante 8 chilometri da Partinico. Il soggetto è solo al corrente del fatto che, poco prima del Natale 1944, alcuni membri della banda hanno ucciso un tenente dei carabinieri che transitava in motocicletta sulla strada per Montelepre. Il carabiniere è stato assassinato in maniera premeditata. […] Durante l’interrogatorio, il soggetto ha cercato di apparire tranquillo. Sebbene di scarsa educazione, il soggetto possiede una viva intelligenza ed è ‘sveglio’. […] I veri motivi del viaggio del soggetto a Roma non sono ancora chiari. […] Occorre tenere in prigione il soggetto finchè non sarà conclusa l’indagine sul gruppo Locatelli – Gallitto – Ioele (agenti nemici, Napoli). […] Il soggetto nega di essere stato incaricato dallo spionaggio germanico di intraprendere una missione nell’Italia liberata. […] Il soggetto tace sulle istruzioni da lui ricevute per intraprendere azioni di sabotaggio e, messo alle strette, ha fornito dichiarazioni confuse e incomplete. Il soggetto ha cercato di minimizzare i suoi rapporti con il Sidari (a noi noto tramite gli interrogatori di Locatelli Gino, Napoli) e nega di conoscere Giuliano e la sua banda. La banda Giuliano potrebbe essere composta solo da criminali comuni senza alcun ideale politico, ma occorre considerare che detta banda costituisce un fattore di grave disturbo dell’ordine pubblico e che potrebbe servire gli interessi dei servizi segreti germanici. Tramite il centro per il controspionaggio di Catania, sono in corso indagini per verificare se il soggetto abbia mai avuto rapporti con i vari membri della banda Giuliano. […] È chiaro che il soggetto faceva parte di un gruppo di sabotaggio agli ordini dei germanici. In Sicilia, il soggetto si è spacciato per disertore, così celando il suo reale status militare. […] Suggerisco che il soggetto sia processato da una corte militare italiana con l’accusa di aver favorito il nemico. […]”.

d) Titolo: Locatelli Gino, agente nemico, 2 aprile 1945

“[…] Nel novembre 1943, il soggetto presta giuramento alla Decima Mas ed è assegnato alla prima compagnia degli Np, al comando del tenente Rodolfo Ceccacci. […] Il 2 marzo 1944, il soggetto è assegnato alla squadra del tenente Gallitto Bartolo, a Iesolo. […] A Roma, il 5 giugno 1944 [il giorno dopo la liberazione di Roma], il soggetto e Gallitto decidono di partire in missione per Napoli. […] A Napoli, in luglio, il soggetto affitta una stanza presso la famiglia di un impiegato, Fiore Alfredo, in via Kerbaker 138 [il dato è importante: si tratta probabilmente di quell’Alfonso Fiori, incaricato da Tommaso David, tramite Vito Laginestra, di entrare in contatto nelle stesse settimane con Fra’ Diavolo nella zona di Monte Esperia, nei pressi di Formia. Il Fiore è originario di Cassino, città non lontana da Formia e da Gaeta]. […] In agosto, in compagnia di un professore universitario di Napoli, Gallitto raggiunge in automobile la Sicilia per rendere visita alla sua famiglia a Floridia (Siracusa). Torna a Napoli il 10 settembre 1944, in compagnia di Misiano Antonio, ex paracadutista del battaglione San Marco, incontrato in Calabria. […] Verso la fine di ottobre, Gallitto comunica al soggetto di aver finalmente contattato un rappresentante del movimento fascista napoletano. […] Verso il 10 novembre, i due incontrano il leader del fascismo clandestino napoletano: ‘Enotrio’ [nome di copertura di Rosario Ioele]. […] Il 20 novembre, Gallitto decide di inviare il soggetto nella Rsi. […] Il 19 novembre, Gallitto e Locatelli incontrano “Enotrio”, il quale chiede a Locatelli di riferire ad Alessandro Pavolini le seguenti informazioni: il movimento clandestino fascista sta risorgendo in tutta l’Italia meridionale; i finanziamenti scarseggiano; in Campania il movimento procede bene; in Calabria, il movimento è più forte; in Puglia, il movimento si sta diffondendo; il movimento è composto da giovani e da studenti; il principe Valerio Pignatelli è stato arrestato. […] Varcate le linee il 30 novembre [sull’Appennino pistoiese], il soggetto chiede al comando tedesco di essere messo a contatto con il capitano Nino Buttazzoni, della Decima Mas [nei giorni seguenti, Locatelli scrive un ampio rapporto per lo spionaggio nazifascista sulla situazione militare a Roma e a Napoli]. […] A Verona, il soggetto chiede al maresciallo De Luca un operatore radio da portare nell’Italia liberata. De Luca risponde che gliene avrebbe fornito uno che sta completando un corso a Verona. […] Dopo aver ottenuto una licenza, il soggetto si reca a trovare la famiglia a Milano e poi a Montorfano (Como) dove incontra il comandante Mario Rossi [capo del battaglione Vega]. […] Il Rossi informa il soggetto che il Vega collabora ora con l’Sd [il controspionaggio nazista] e che desidera presentarlo al maggiore Cypresse [il noto maggiore Otto Ragen, alias Begus, capo dell’organizzazione Unternehmen Cypresse], capo dell’ Sd a Verona. […] A Montorfano, il soggetto incontra anche gli ufficiali della Decima Mas Lo Cascio, Sessa e Mambelli e, nei giorni seguenti, anche Puccio Pucci. […] Il 5 gennaio 1945, il soggetto raggiunge Verona in compagnia di Lo Cascio. Non trovando nessuno nella sede dello Sd (in corso Vittorio Emanuele 11, ex Palazzo delle Assicurazioni), i due si recano a San Martino Buonalbergo, dove, in una villa occupata da tedeschi e da italiani [villa Grezzana di Campalto], incontrano un tenente dello Sd. Nel pomeriggio, Lo Cascio e il soggetto tornano a Verona, dove hanno un primo colloquio con il maggiore Begus e il capitano Von Thunn. […] Begus comunica al soggetto che, d’ora in poi, avrebbe lavorato per l’Sd e che il capitano Von Thunn avrebbe organizzato il suo [di Locatelli] ritorno nell’Italia liberata. […] La Decima Mas avrebbe finanziato la missione, mentre l’Sd avrebbe fornito gli esplosivi necessari. I membri del commando sono i seguenti: Lo Cascio (capo della missione), Sessa, Locatelli, Mazzuccato [radio operatore, che nelle stesse settimane frequenta un corso a Villa Grezzana assieme a Gianlombardo] e Gallitto, che si trova già a Napoli. La missione ha i seguenti obiettivi: raccogliere informazioni sull’Italia liberata; organizzare sabotaggi; entrare in contatto con ‘Enotrio’ e utilizzare la sua organizzazione fascista. […] A Montorfano, il 15 gennaio, ha luogo una seconda riunione alla presenza di Mario Rossi. […] Tra il 17 e il 20 gennaio, Sessa e Lo Cascio frequentano un corso di sabotaggio a villa Grezzana. […] Il 30 gennaio, di notte, il soggetto è paracadutato nei pressi di Salerno. A Napoli, il soggetto raggiunge Gallitto in via Francesco Saverio 70. […] In data 8 febbraio 1945, ‘Enotrio’ raggiunge il soggetto in via Kerbaker 138 [abitazione di Alfredo Fiore]. Il soggetto riferisce a Rosario Ioele (‘Enotrio’) di non essere stato in grado di contattare Pavolini, assente da Milano, ma che altri agenti sarebbero arrivati a Napoli in breve. […] Tra il 10 e il 15 febbraio 1945, il soggetto incontra in via Kerbaker un certo Sidari Pasquale, parà, sergente del battaglione Vega della Decima Mas. Il soggetto aveva conosciuto il Sidari a Tarquinia nel 1941 e lo aveva poi rivisto nel marzo del 1944, a Milano. Il soggetto era al corrente del fatto che il Sidari era stato paracadutato in Puglia cinque mesi prima, ma da tre mesi il comando della Decima Mas non riceveva più notizie del Sidari. Con l’obiettivo di attraversare le linee e raggiungere la Rsi, il Sidari si è fermato a Napoli: è infatti al corrente che in città si trova in missione il Gallitto e intende incontrarlo. […] Sidari racconta al soggetto di aver incontrato in Sicilia Console Giuseppe, con il quale ha poi mantenuto rapporti. Il Console era in compagnia del sottocapo Magistrelli Dante. Tali notizie sorprendono il soggetto: non comprende infatti come mai Console Giuseppe e il Magistrelli si trovino in Sicilia. Il comando della Decima Mas aveva infatti perso le tracce di Serri, De Bortoli, Console Giovanni e degli altri componenti della squadra. Sidari replica che il Magistrelli si era allontanato nell’estate del 1944 con l’obiettivo di attraversare le linee e raggiungere così l’Italia liberata. […] Il Sidari suggerisce quindi che il soggetto entri in contatto con Giuseppe Console, nel caso il soggetto decida di recarsi in missione in Sicilia: il Console, infatti, potrebbe metterlo in contatto con la banda Giuliani. La banda risulta essere ben armata […] Il soggetto incontra successivamente ‘Enotrio’ e gli comunica che un agente, Sidari, in viaggio verso il nord, si trova attualmente a Napoli. Il soggetto intende quindi utilizzarlo per inviare in Sicilia esplosivi e altri agenti. […] Interrogato dal soggetto su Giuliani, ‘Enotrio’ risponde che la banda opera in Sicilia, è armata molto bene e dispone di armi automatiche e di automezzi in quantità. Ma ‘Enotrio’ non è in grado di sapere se Giuliani sia in possesso di una radio ricetrasmittente. Il soggetto comunica quindi a ‘Enotrio’ che intende chiedere a Lo Cascio l’autorizzazione a recarsi in Sicilia per entrare in contatto con la banda Giuliani. […] Aggiunge poi che, dopo aver messo a punto le azioni di sabotaggio nella zona di Napoli, è sua intenzione entrare in contatto con il movimento fascista della Calabria, raggiungere la Sicilia in loro compagnia e contattare Giuliani. Console Giuseppe li avrebbe aiutati. La missione consiste nel verificare l’organizzazione del movimento fascista in Calabria e nell’avvicinare la banda Giuliani, per comprendere quali siano i suoi reali obiettivi e lo stato del suo armamento. […] Commento del centro per il controspionaggio: […] è interessante che il Sidari comunichi al soggetto che agenti nemici sono in contatto con la banda Giuliani in Sicilia. Il centro per il controspionaggio di Catania (Sim) dovrà indagare sul tema. […]”.

e) Titolo: Gallitto Bartolo, agente nemico, 17 aprile 1945.

“[…] Gallitto Bartolo, di Enrico e di Marano Carmela, nato il 1° agosto 1921 a Floridia (Siracusa), dottore in Legge, ex Np, residente in via Saverio Correra n. 70, Napoli e in via Garibaldi 112, Floridia. […] Nell’ottobre del 1943 [Roma è già stata occupata dai tedeschi], in piazza Colonna, il soggetto è in compagnia del tenente Ceccacci Rodolfo. Qui i due incontrano il comandante Junio Valerio Borghese che, riconosciutili, li invita ad entrare negli Np che si stanno ricostituendo [in piazza Colonna, nella Roma occupata dai nazisti, opera anche il gruppo “Sabotatori – Attentatori” di Tommaso David, in collaborazione con August Ludwig, alias “Brentano” dell’Sd]. I due accettano e il giorno dopo si presentano al ministero della Marina, dove incontrano il capitano Buttazzoni e il tenente Anassagora Serri. Assieme a Ceccacci, il soggetto si reca allora a La Spezia. […] Nei primi giorni del 1944, il soggetto incontra il maggiore tedesco Von Thunn, ufficiale di collegamento tra i tedeschi e le squadre speciali italiane. […] Gli uomini delle squadre speciali sono addestrati all’uso degli esplosivi con l’obiettivo di distruggere strade, ferrovie e fortificazioni nell’Italia liberata. […] Dopo la liberazione di Roma, il soggetto e Locatelli Gino raggiungono Napoli con mezzi di fortuna e si sistemano a casa del soggetto. […] Nell’agosto 1944, il soggetto si mette in viaggio per la Sicilia e arriva a Floridia (Siracusa) circa dieci giorni dopo. […] Nello stesso periodo, in città, il soggetto incontra il siracusano Fontana, ex membro degli Np, che il soggetto aveva conosciuto a Tarquinia. A detta del soggetto, il Fontana aveva disertato e si era nascosto a Floridia. […] All’inizio di settembre 1944, il soggetto torna a Napoli. […] Sulla via del ritorno, il soggetto incontra l’ex milite del battaglione San Marco Antonio Misiani, un calabrese che pochi giorni dopo arriverà a Napoli. […] Un giorno, in piazza Amedeo, Antonio Picenna [un neofascista amico di Gallitto] presenta al soggetto Ioele Rosario (‘Enotrio’), che inizia ad illustrare il movimento politico neofascista che egli intende organizzare al sud. […] Il soggetto replica che, dopo essere giunto a Napoli, la sua radio ricetrasmittente è andata in panne, così impedendogli di mantenere i contatti radio con il nord. Inoltre, i suoi compagni di squadra sono stati quasi tutti arrestati. Il soggetto aggiunge inoltre di contare sull’aiuto dell’organizzazione di Ioele. In cambio, il soggetto avrebbe aiutato Ioele a spedire informazioni politiche al nord. Ioele accetta [nei giorni seguenti, Gallitto presenta Locatelli a Ioele. I tre discutono del viaggio clandestino di Locatelli al nord e del suo successivo ritorno a Napoli. Cfr. anche l’interrogatorio di Locatelli]. […] Il 15 dicembre 1944, il soggetto è arrestato dai carabinieri e dall’Fss (Field security service) britannico e condotto al Centro per il controspionaggio di Napoli [ma confessa di appartenere ai commandos della Decima Mas solo nel marzo 1945, dopo la cattura di Locatelli e di Ioele]. […] Commento del maggiore dei carabinieri Camillo Pecorella, capo del Centro per il controspionaggio (battaglione 808°/Sim) di Napoli: […] il soggetto è un giovane colto e intelligente e, constatando che vi sono numerose prove sulla sua appartenenza ai servizi di intelligenza germanici, ha deciso di confessare. […] Il soggetto dovrà essere processato da una corte militare. […]”.

f) Titolo: Ioele Rosario (alias Enotrio), agente nemico, 27 aprile 1945.

“[…] Ioele Rosario (alias ‘Enotrio’), di Domenico e di Minardi Francesca, nato il 31 maggio 1911 a Cotronei (Catanzaro), scrittore, coniugato, abitante in via Porpora 19, Napoli, assieme alla sua famiglia. […] Il soggetto è stato arrestato dagli agenti del Centro per il controspionaggio (Sim) di Napoli, alle ore 21.30 del 10 marzo 1945, nella sua abitazione. […] Nel febbraio 1944, il soggetto incontra il principe Valerio Pignatelli (marito della marchesa De Seta, che possiede vaste tenute in Calabria), un noto sostenitore dell’ex Partito nazionale fascista. […] Secondo il soggetto, appare necessario non abbandonare a se stessi gli ex militanti del Pnf, con l’obiettivo di arruolarli in un ‘Partito di unità nazionale’. Pignatelli replica di essere fortemente legato alla monarchia e invita il soggetto a ritornare. […] Il secondo incontro avviene due giorni dopo. […] Giorni dopo, in un terzo incontro, Pignatelli comunica al soggetto che il progetto deve essere sviluppato dal punto di vista dell’azione e, visti i tempi, non della propaganda. […] Verso la metà di maggio 1944, il soggetto viene a sapere dell’arresto di Pignatelli. […] Nell’agosto del 1944, il soggetto incontra a casa di Guido Bolognesi [un neofascista napoletano] Ludovico Moroni, fiorentino e ardente fascista. Era stato appena rimpatriato da Algeri, dove era stato internato dagli Alleati in un campo di concentramento britannico. Era stato fatto prigioniero in Sicilia, perché prefetto fascista della città di Ragusa. Alessandro Pavolini, il segretario del Pfr, è il padrino del figlio di Moroni. […] In settembre, in piazza Amedeo, il soggetto incontra l’avvocato neofascista Antonio Picenna e fa la conoscenza di un amico dell’avvocato, Bartolo Gallitto. […] Gallitto afferma di far parte della Decima Mas, di aver combattuto ad Anzio e di essere in contatto con i fascisti repubblicani al nord attraverso una serie di amici residenti a Roma. […] I due discutono della possibilità di creare in Campania una forte organizzazione fascista. Gallitto comunica al soggetto che, per tale obiettivo, sarebbero presto arrivate seicentomila lire. Il soggetto, allora, rivela di essere in grado di offrire una vasta organizzazione fascista a sud di Napoli. […] Giorni dopo, Gallitto presenta al soggetto Gino Locatelli, milite della Decima Mas. Viene quindi discusso il viaggio di Locatelli al nord e il suo ritorno a Napoli tramite lancio di paracadute. […] Il soggetto incontra poi Moroni, che aveva conosciuto mesi prima a casa di Bolognesi. Il soggetto comunica a Moroni che un agente sarebbe presto partito per la Rsi per riferire direttamente a Pavolini sulla situazione politica nel meridione e gli chiede il permesso di riferire al segretario del Pfr che egli [Moroni] si trova a Napoli e che è pronto ad eseguire i suoi ordini [di Pavolini]. Moroni sarebbe stato presentato come ‘Immatricolatore fiorentino’, il nome di copertura che Pavolini gli aveva affibbiato ai tempi dello squadrismo fiorentino degli anni Venti. Inoltre, il soggetto suggerisce di comunicare a Pavolini che egli [il soggetto] sta portando avanti l’attività politica avviata dal principe Pignatelli. D’ora in avanti, nelle comunicazioni, il Pignatelli sarebbe diventato il ‘principe colonnello’ [l’organizzazione politica che Ioele intende creare nel sud è il “Partito di unità nazionale”, nome che rimanda al movimento neofascista “Schieramento nazionale” che, a partire dal 1946, sarà molto attivo nel meridione. I suoi leader saranno Pino Romualdi a Roma, Moroni e Bolognesi a Napoli, Polvani a Palermo]. […] All’inizio di febbraio 1945, il soggetto incontra nuovamente Locatelli in via Kerbaker 138 [cfr. l’interrogatorio di Locatelli Gino: è l’abitazione del neofascista Alfredo Fiore]. […] Locatelli comunica al soggetto che, a giorni, sarebbe giunto dal nord il comandante Lo Cascio della Decima Mas, con finanziamenti ed istruzioni per il soggetto. […] In seguito, Moroni comunica al soggetto di essere in procinto di recarsi a Firenze, sua città natale. […] Ludovico Moroni: ex prefetto fascista di Ragusa (Sicilia), ospite di Bolognesi Guido. Elemento violento e di idee mussoliniane. […] A Napoli, i neofascisti sono divisi in sezioni, e le sezioni in gruppi di tre o quattro elementi. […] Commento del capo del Centro per il controspionaggio di Napoli (maggiore dei carabinieri Camillo Pecorella): il soggetto è intelligente e colto. […] Dinanzi alle evidenti prove del suo coinvolgimento nel movimento neofascista meridionale, il soggetto ha deciso di confessare. […] Il soggetto è colpevole di essere stato in contatto con gli agenti nemici Gallitto Bartolo e Locatelli Luigi e con il principe Valerio Pignatelli, arrestato nella primavera del 1944, elemento in attesa di giudizio per aver tentato di costituire il Partito fascista repubblicano nell’Italia liberata. […] Senza alcun dubbio, il soggetto ha svolto numerose attività in favore del nemico. […] Suggeriamo quindi che il soggetto sia processato da una corte militare. […]”.

g) Titolo: Sidari Pasquale, agente nemico, 12 maggio 1945.

“[…] In relazione ai suoi contatti con gli agenti nemici Locatelli Luigi, Magistrelli Dante, Console Giuseppe e Console Giovanni, il soggetto ha rilasciato le seguenti dichiarazioni: […] A Palermo, verso il 14 dicembre 1944, il soggetto incontra un vecchio compagno d’armi, Console Giovanni. Il Console gli confida che il loro amico Magistrelli Dante si trova a Partinico, sua [del Console] città natale, e che anche suo fratello, Console Giuseppe, si trova a Palermo. Il soggetto replica di trovarsi a Palermo in compagnia di Tarroni Giovanni e che sarebbe lieto di incontrare Console Giuseppe. Il giorno dopo, i due fratelli Console incontrano il soggetto presso il teatro Finocchiaro, in via Roma. Il colloquio dura a lungo [il dato è interessante: per la prima volta, il Sidari confessa che vi è un secondo, lungo incontro tra lui e i fratelli Console a Palermo]. I Console raccontano al soggetto che in Sicilia opera una banda capeggiata da un certo Giuliani, che la banda è ben armata e che conta anche numerosi disertori tedeschi. La popolazione locale ha una buona opinione della banda e le fornisce ogni possibile aiuto. I Console raccontano inoltre che, subito dopo il Natale 1944, Magistrelli e Console Giovanni si sarebbero recati al nord per riferire al comando della Decima Mas sulle attività della banda Giuliani. A detta del soggetto, i tre erano in missione in Sicilia [in effetti, dagli interrogatori del Magistrelli e dei Console, risulta che verso il 12 gennaio 1945, il Magistrelli e Console Giovanni si recano a Napoli e, in febbraio, a Roma, per poi tornare a Partinico, dove sono arrestati a metà marzo]. […] Il soggetto ha aggiunto di non aver mai avuto contatti con la banda Giuliani. […] Il 16 dicembre, assieme al Tarroni, il soggetto lascia Palermo. […] Nel febbraio del 1945, il soggetto è a Napoli. Qui incontra lo zio del tenente Gallitto Bartolo e chiede notizie di Locatelli Luigi. […] Verso il 10 febbraio, il soggetto si incontra con il Locatelli presso il ristorante Pizzicato, in via del Rettifilo. I due conversano a lungo sulle missioni a loro assegnate. […] Il soggetto racconta al Locatelli che Dante Magistrelli e i fratelli Giovanni e Giuseppe Console sono in missione nell’Italia liberata, che il Magistrelli e Giovanni Console si sarebbero presto recati al nord e che in Sicilia opera la banda Giuliani, che è ben armata e conta tra le sue fila numerosi tedeschi. A questo punto, il soggetto comunica al Locatelli l’indirizzo dei fratelli Console (corso dei Mille 128, Partinico), nel caso il Locatelli intenda continuare la sua missione in Sicilia. Il soggetto nega di aver detto al Locatelli che Console Giuseppe lo avrebbe messo in contatto con la banda Giuliani. […] Informato dell’intenzione del soggetto di recarsi a nord, il Locatelli gli chiede di riferire al comando della Decima Mas le seguenti informazioni su Napoli: occorrono operatori radio, esplosivi e denaro; sono in corso contatti con un certo ‘Enotrio’; l’alloggio per l’operatore radio è pronto; verrà presto diffuso un giornale clandestino. […] Il soggetto, assieme a Tarroni Giovanni, è stato arrestato il 2 marzo 1945 nei pressi di Pistoia. […] Il soggetto nega di aver inviato al nord informazioni sulla banda Giuliani o su Locatelli. […]”.

In un documento Sis del 25 maggio 1947 (titolo: Dichiarazioni dei nominati Gazzotti Adriano e Tommassetti Ettore, detenuti nelle carceri di Sulmona), il Tommassetti dichiara al questore di Roma Saverio Pòlito: “[…] Durante l’occupazione [tedesca] ero ingaggiato come militare nel battaglione Barbarigo [della Decima Mas], che ha combattuto sul fronte di Nettuno assieme alle forze germaniche. Dopo la Liberazione sono venuto a conoscenza di un movimento neofascista che tramava un colpo di Stato, che aveva sede a Roma ed era collegato con la Sicilia. Ciò mi consta perché fui ingaggiato come autista dal comando di tale movimento, ed ero alle dirette dipendenze del capitano di artiglieria De Prazza. Nel novembre del 1944, in auto, accompagnai il De Prazza in Sicilia ove egli si recava per fare della propaganda, come posso attestare perché ero incaricato di spedire telegrammi diretti in diversi paesi e città della Sicilia e con i quali il De Prazza mandava a chiamare varie persone. […]”.

Da un documento Oss dell’8 febbraio 1945, apprendiamo che: “[…] Nel giugno 1944, Otto Ragen, alias maggiore Begus, fu richiamato in Germania e, in luglio, inviato a dirigere una nuova scuola di sabotaggio dell’Sd [lo Sicherheitsdienst, lo spionaggio del partito nazista] a villa Grezzana di Campalto, nei pressi di Verona. Riteniamo sia il capo dell’ Sd in Italia. Riteniamo inoltre che stia costituendo una Quinta colonna nell’Italia settentrionale e che invii sabotatori nell’Italia liberata. […]”.

In un documento dei servizi segreti italiani del 6 gennaio 1945, intitolato Rapporto sul mese di dicembre 1944, il capitano dei carabinieri e capo centro del Sim a Palermo, Vincenzo Di Dio, annota che “[…] Giuseppe Sapienza, di Giuseppe e di Purpura Caterina, nato a Montelepre (Palermo) il 19 aprile 1918, arrivato in missione nell’Italia liberata, è stato identificato come un agente sabotatore nemico [appartenente, cioè, ai servizi segreti della Rsi]. […]”. In un rapporto segreto intitolato Agenti nemici (25 novembre 1944), il colonnello Hill Dillon scrive: “[…] I seguenti agenti nemici potrebbero essere inviati (o, forse, si trovano già) nell’Italia liberata per missioni di sabotaggio: […] Sapienza Giuseppe. Destinato a Palermo. Dovrebbe unirsi ad un gruppo di sabotatori già operante sul territorio e mettersi ai loro ordini. Addestrato a Campalto. […]”. Il “gruppo di sabotatori già operante sul territorio” è forse il commando di Magistrelli e dei fratelli Giovanni e Giuseppe Console, a Partinico dall’estate 1944? Da una scheda Oss del 29 ottobre 1944 intitolata Agenti nemici, veniamo a sapere che un certo Giuseppe Sapienza, 26 anni, si trova presso un campo di addestramento tedesco a Villa Grezzana di Campalto (Verona) per frequentare un corso speciale di addestramento alle tecniche di sabotaggio militare. Vi partecipano 29 militi scelti, in gran parte della Decima Mas. Hill Dillon segnala che i suddetti “[…] potrebbero essere utilizzati come agenti sabotatori clandestini [contro gli Alleati]. […]”. Vale notare che della banda Giuliano fa parte un altro Giuseppe Sapienza, inteso “Scarpe sciolte”, classe 1927 [cfr. Come nasce la repubblica, cit., p. 204, nota n. 97]. I nomi dei 29 uomini in addestramento a Campalto sono i seguenti: Italo Argo (22 anni, Firenze, Decima Mas), Corrado Balest (23 anni, Genova, Decima Mas), Benini (31 anni, Ferrara, Decima Mas), Ceccarone (22 anni, Decima Mas), Michele Cervo (28 anni, Firenze), Corradi (23 anni), Ugo Defanis (22 anni, Ancona, Decima Mas), Francesco Dionisio (21 anni, Firenze, Decima Mas), Remo Iacozzilli (26 anni), Benito Menegatti (22 anni, Ferrara, Decima Mas), Miotto (30 anni, Udine, Decima Mas), Negrisoli (22 anni, Bergamo, Decima Mas), Luciano Oppo (23 anni, Venezia, Decima Mas), Luigi Pessino (22 anni, Genova, Decima Mas), Prete (30 anni), Ravasio (25 anni, Milano, Decima Mas), Ricciuti (22 anni, Ancona, Decima Mas), Rigoni (24 anni, Verona, Decima Mas), Giovanni Roca (26 anni, Bari), Rossi (22 anni), Ruggero (22 anni), Ruggero Rumi (22 anni, Pola, Decima Mas), Giuseppe Sapienza (26 anni, Palermo, Decima Mas), Giorgio Sciamanna (25 anni, Bergamo, Decima Mas), Bruno Sciascia (22 anni, Decima Mas, Firenze), Nicola Terracciano (24 anni), Tino Tini (30 anni), Giuseppe Varaldo (23 anni, Decima Mas, Biella), Luigi Verlengia (22 anni, Decima Mas, Torino). È infine da rilevare che il già citato Salvatore Ferreri, inteso Fra Diavolo, era solito utilizzare lo pseudonimo di Salvo Rossi (la sua falsa carta di identità è agli atti del processo di Viterbo). L’età del Rossi nella suddetta lista – 22 anni – corrisponde a quella del Ferreri (classe 1923). In un documento del 12 novembre 1944 (in cui compare nuovamente il nome di Giuseppe Sapienza), l’Oss descrive l’aspetto fisico del Rossi: “[…] Italiano, 22 anni, altezza 1 metro e 60, peso 70 chili, corporatura normale, carnagione scura, volto ovale, sabotatore della Decima Mas. […]”. Il ritratto fisico tracciato dai servizi americani corrisponde a quello di Salvatore Ferreri. Infine, da un rapporto Oss del 25 gennaio 1945, apprendiamo che: “[…] Utilizzando i canali dell’Sd e per conto del Pfr, gli agenti nemici Aristide Fabbi e Adolfo Magistrelli sono stati inviati nell’Italia liberata [nell’autunno 1944] per entrare in contatto con un certo Rossi, leader di un gruppo di guerriglieri fascisti a Firenze. […] La missione del Rossi consisteva nell’organizzare attività sovversive contro gli Alleati. […] Non siamo in possesso di dettagli sul suddetto elemento, ma riteniamo che ‘Rossi’ sia un nome di copertura. […]”. Il Rossi della Decima Mas in addestramento a Campalto, il Rossi “leader di un gruppo di guerriglieri fascisti a Firenze”, il Fra’ Diavolo “capo di una banda di fascisti operante nella zona di monte Esperia, sita a circa 40 chilometri al sud di Roma” e lo “scugnizzo” (vedi paragrafi precedenti) sono la stessa persona? Salvatore Ferreri soggiorna a Firenze tra l’estate del 1946 e il marzo del 1947.

In un documento Oss del 14 agosto 1945 (titolo: Capitano Aniceto Del Massa), leggiamo: “[…] Alessandro Pavolini [il segretario del Partito fascista repubblicano] era favorevole alla creazione di bande armate fasciste nell’Italia liberata, simili alle bande partigiane che operavano nella Rsi per conto degli Alleati. […] Il gruppo ‘Bruno Mussolini’ era il più attivo in Sicilia ed aveva il suo quartier generale a Palermo. Era al comando di un certo Liscitra e dal suo vice, Figari o Fegari. Inoltre, vi era un collegamento tra questo gruppo e i separatisti di Andrea Finocchiaro Aprile. […] Nel dicembre 1944 Pucci presentò a Del Massa [Puccio Pucci e Del Massa sono i capi dei servizi segreti della Rsi] il capitano Brentano, reclutatore tedesco del Kommando 190 e ufficiale di collegamento tra il Prf e l’esercito tedesco [si tratta di August Ludwig, alias Bertram o Brentano, vice del maggiore Begus nella Rsi]. Brentano gli parlò di un ambizioso progetto che prevedeva l’invio di 30 agenti italiani per una missione speciale in Sicilia. Tutti gli agenti erano stati addestrati ad azioni di sabotaggio. […] Ogni agente doveva essere provvisto di 1 milione di lire, finanziamento a cui provvidero equamente sia i tedeschi che i fascisti. I tedeschi avrebbero pensato al trasporto degli agenti. […]”. I 29 sabotatori del campo di addestramento di Campalto (cfr. paragrafo precedente) sono gli stessi “30 agenti” da inviare in Sicilia su suggerimento del capitano Brentano? I già nominati uomini al comando di Rodolfo Ceccacci (i fratelli Console, Sidari, Tarroni, Magistrelli, Sapienza) si affiancano allo schema di sabotaggio e di spionaggio organizzato dai tedeschi in Sicilia nell’autunno – inverno del 1944?

Nel volume di Felice Chilanti Da Montelepre a Viterbo (Roma, Croce editore, 1952, dedicato alla storia di Salvatore Giuliano), il bandito Frank Mannino afferma (p. 141): “[…] La squadra [di Terranova] si è praticamente formata nell’esercito dell’Evis. Il primo comandante che conobbi era un ex sergente di Marina, tal Ferrari. Poi fu Ferrari a comunicarci che Giuliano era il comandante dell’Evis. […]”. Da un documento Oss intitolato Movimento giovani italiani repubblicani (Mgir), una organizzazione ultrafascista della Rsi con base a Milano e a Firenze, apprendiamo che “[…] Il tenente Domenico Ferrari, ex ufficiale della Decima Mas, mantiene i collegamenti tra l’Mgir e i servizi di intelligenza germanici. […]”. Il rapporto aggiunge che, nell’ottobre 1944, il tenente Ferrari si reca a Verona per incontrarsi con il maggiore Begus. Il documento cita più volte uno dei principali dirigenti del movimento, Gino Stefani (classe 1920), e vari ufficiali della Decima Mas che vi aderiscono: tra questi, Nino Buttazzoni e Armando Zarotti. Infine, vari rapporti Oss del gennaio – febbraio 1945 riferiscono che il capitano Brentano e il tenente Ferrari lavorano assieme al reclutamento di agenti da inviare nei territori controllati dagli Alleati.

Da un documento Oss del 5 gennaio 1945 apprendiamo che un agente dell’Mgir agli ordini del tenente Ferrari, il milite della Decima Mas Eugenio Cesario, è catturato dagli Alleati nel novembre 1944 mentre tenta di attraversare la Linea Gotica in compagnia del monaco benedettino Giuseppe Cornelio Biondi. Cesario lavora per i servizi segreti germanici del maggiore Begus.

Da alcuni rapporti Oss del 1945 apprendiamo che anche padre Biondi è un agente al servizio del maggiore Begus. I due si incontrano per la prima volta a Verona nell’ottobre 1944. Nella seconda metà degli anni Quaranta, a Monreale, ad avere rapporti con padre Biondi è Gaspare Pisciotta: lo afferma lo stesso bandito in un documento desecretato dalla Commissione Parlamentare Antimafia nel 1998 (cfr. la lettera di Fausto Cohen, direttore del quotidiano Paese Sera, al leader comunista Girolamo Li Causi, luglio 1954, Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul fenomeno della mafia, pubblicazione degli atti riferibili alla strage di Portella della Ginestra, PG, parte prima, documento XXIII, n. 6, 1998, pp. 355 – 358).

In un rapporto del 12 aprile 1945 (titolo: Note sul controspionaggio in Italia), l’agente del Cic Arthur Blom scrive: “[…] Squadra per i sabotaggi: composta da 60 elementi, era al comando del direttorio del Prf e rispondeva direttamente ai centri locali delle Brigate nere e ad uno speciale centro per il sabotaggio con sede a Firenze. Quest’ultimo aveva il compito di coordinare le squadre di sabotaggio in tutto il territorio dell’Italia liberata. Gli obiettivi erano di natura prettamente militare. Il centro di Firenze era coordinato da 10 uomini, tutti provenienti dagli Np della Decima Flottiglia Mas. La nostra fonte ha aggiunto che, nel dicembre 1944, i suddetti elementi erano già in piena fase di addestramento. […] Il personale delle Brigate nere per il sabotaggio era selezionato da una lista di nomi inviata a Pavolini dal principe Borghese. I corsi di addestramento al sabotaggio erano promossi dal Pfr utilizzando istruttori tedeschi in Italia [Begus e Brentano?]. […] Le squadre speciali delle Brigate nere percepivano 30.000 lire al mese. Come forma di ulteriore incentivo, erano inoltre disponibili premi in denaro per missioni speciali, premi che variavano dalle 30.000 alle 300.000 lire. Il centro politico di Roma disponeva di 20 milioni di lire, mentre quello di Firenze (sabotaggio) di 5 milioni di lire. […]”.

Da un documento Oss del 1945 (titolo: Organizzazione segreta fascista), apprendiamo che: “[…] L’organizzazione Pucci – Del Massa consiste di numerosi gruppi di agenti. Alcuni si occupano dell’attività antipartigiana, mentre altri dello spionaggio politico nell’Italia liberata. Inoltre, vi sono piani per costituire bande armate [Salvatore Giuliano?] da utilizzare contro gli Alleati. I collegamenti con l’Sd sono mantenuti tramite l’ufficiale tedesco Segner. Il totale degli agenti è di circa 200 elementi. […]”.

In un documento del Sim del 9 gennaio 1945 (titolo: Organizzazione e metodi dei servizi segreti germanici in Italia), il maggiore dei carabinieri Cesare Faccio annota: “[…] Verona, sede principale della rete di radiocomunicazioni: quartier generale della Sipo (Sicherheitspolizei) e dell’Sd (Sicherheitsdienst, il controspionaggio del partito nazista). Roma: è in contatto con l’emittente radio di Verona (la radio si trova presso l’ambasciata tedesca in Vaticano). Sicilia: Palermo, Catania, Enna e Agrigento sono in contatto radio con la sede Sd di Verona. […] Le stazioni radio in Sicilia mantengono i contatti tra di loro tramite corrieri. […] L’attività è aumentata alla vigilia dei disordini siciliani del dicembre 1944. […] Lo sbarco di agenti da sottomarini tedeschi e il lancio con paracadute di informatori e operatori radio hanno l’obiettivo di confondere il controspionaggio alleato, potenziare l’attività dello spionaggio nazifascista e assicurare la sostituzione degli agenti (in caso di loro cattura). In Sicilia, l’attività dell’Sd ha un forte carattere politico: mira ad attivare una rete permanente di informatori (l’attività è iniziata all’indomani dello sbarco nell’isola) ed a paracadutare agenti ed equipaggiamenti. Contatti: circoli fascisti, dissidenti o separatisti. […] In Italia, il quartier generale dell’Sd si trova a Verona. […]”.

Da un rapporto dell’808° battaglione per il controspionaggio (Sim) del febbraio 1945 (titolo: Rapporto situazione al mese di gennaio 1945), apprendiamo che: “[…] Si sono verificati aviolanci in tutto il territorio dell’Italia liberata. […] Pertanto, si può confermare che tutto il territorio liberato presenti interesse per l’attività informativa nemica, con prevalenza per le zone di Roma, Sicilia e costa adriatica, cioè per quelle zone che, allo stato attuale, presentano un terreno più fertile per la propaganda e per i conseguenti disordini. Agenti impiegati: nella maggioranza dei casi, si tratta di elementi nati ed aventi famiglia o interessi nell’Italia liberata. Per gli informatori e sabotatori lasciati sul posto ciò appare naturale, trattandosi di missioni che richiedono la conoscenza dei luoghi o delle persone che debbono contribuire al felice compimento della missione. […] Tra gli agenti catturati, tre avevano un compito più complesso, come la presa di contatto con elementi sul posto e la scelta di uomini atti per la formazione di bande armate [Salvatore Giuliano?] che sarebbero state, in seguito, rifornite di mezzi e materiali con successivi aviolanci. […] Gli apparecchi radiotrasmittenti sono stati lanciati o a parte con apposito paracadute collegato a mezzo di funicella con l’altro, o affidati alla stessa persona con uno zaino. Il fatto che quasi tutti gli agenti nemici arrestati sono stati forniti di apparecchi radiotrasmittenti, può far supporre che le stazioni clandestine esistenti in territorio liberato non siano ritenute più sufficienti per le necessità del traffico. Ciò confermerebbe quanto già detto, e cioè che una volta assicurato il collegamento, sarebbero stati impartiti, a mezzo radio, ulteriori ordini per successive missioni. […]”.

In un rapporto Oss dell’11 aprile del 1945 (cfr. il volume Come nasce la repubblica, cit., p. 72, nota n. 64), leggiamo: “[…] Ufficiali e soldati della Decima Mas sono inviati nell’Italia liberata per missioni di spionaggio. Partono dalla Liguria a bordo di piccoli sottomarini e raggiungono prevalentemente il nord della Toscana e Firenze. […]”.

Da un documento Oss del 23 aprile 1945 (titolo: Organizzazione, metodi e attività dei servizi di informazione tedeschi e italiani), apprendiamo che “[…] Lo Sicherheitsdienst opera specialmente in Sicilia, a mezzo dell’ambiente fascista e delle manifestazioni di dissidenti o separatisti. […]”.

In un rapporto dei servizi segreti italiani intitolato Separatismo siciliano (data: 16 febbraio 1946; p. 182 del volume Come nasce la repubblica, cit.), leggiamo: “[…] È ormai constatato che forze di ‘fuorilegge’ non siciliani confluiscono in Sicilia, come affluirebbero in qualsiasi luogo ove vi fosse da combattere: si tratta di elementi per lo più ex – fascisti repubblicani, giovani, perfettamente addestrati alla guerra, che l’antifascismo perseguita e che trovano in Sicilia rifugio, cibo e arruolamento. […]”.

Da un rapporto dei servizi segreti statunitensi del 10 aprile 1946 (Il movimento neofascista, p. 80 del volume Come nasce la repubblica, cit.), apprendiamo che l’ex capo degli Np della Decima Mas, Nino Buttazzoni, diventa nella primavera del 1946 un confidente di James Jesus Angleton, capo dell’X – 2, il controspionaggio alleato in Italia tra il 1944 e il 1947. Nel corposo documento, Buttazzoni si sofferma sulle attività eversive del neofascismo italiano e, in particolare, del Fronte antibolscevico. Il Fronte è attivo anche in Sicilia, con sede in via dell’Orologio a Palermo. Le gravi responsabilità eversive di tale organizzazione – secondo il giornalista Felice Chilanti, direttamente finanziata dai servizi segreti statunitensi e dalla mafia – si evincono da tre episodi ben precisi: sono ritrovati nei locali del Fronte gli stessi manifestini a stampa lanciati durante gli assalti delle Camere del Lavoro di Carini e Partinico (22 giugno 1947); le manifestazioni popolari spontanee, successive agli assalti, vedono la folla irrompere nei locali del Fronte a Palermo, a dimostrazione che le masse individuano lo stesso come l’artefice degli eccidi; alcuni quotidiani, nel valutare la natura politica di quelle stragi, fanno esplicito riferimento alle responsabilità dirette dei gruppi paramilitari neofascisti in Sicilia (cfr. l’articolo di Pietro Ingrao, pubblicato su l’Unità del 24 giugno 1947, titolo: Le forze del disordine). Da rilevare infine che, in un volume pubblicato nel 2002 (Solo per la bandiera, Milano, Mursia, pp. 121 – 126), Buttazzoni scrive di aver iniziato a collaborare con Angleton e con i servizi segreti americani nella primavera del 1946, con l’obiettivo esplicito di combattere il comunismo nell’ambito di una struttura paramilitare clandestina. A mediare tra i due troviamo l’ammiraglio Agostino Calosi, capo del Sis. Nel libro, Buttazzoni afferma inoltre di aver ripreso i contatti con numerosi Np dell’Italia meridionale.

Da un documento Sis del 12 ottobre 1946 (titolo: Attività monarchica), apprendiamo che “[…] Il movimento clandestino monarchico è diretto dal colonnello Luterchi [Laderchi] e da Callegarini, entrambi del comando generale dell’Arma, già in servizio presso la Real casa, dall’ammiraglio Maugeri, capo del servizio informativo della Marina, e da un cugino del Re, che si fa chiamare Bastiano e che, unitamente al colonnello Carlo Resio, già del servizio informativo della Marina, compie spesso viaggi a Lisbona e si tiene in contatto con i neofascisti monarchici e con la frazione monarchica dell’Uomo qualunque. […] Il movimento ha provveduto a distribuire agli aderenti armi, già in dotazione ai comandi dei carabinieri, e prepara una rivolta armata nel paese. […] Attività clandestina monarchica si svolgerebbe a Napoli, Genova, Milano, Sardegna e in Sicilia. […]”. Da numerosi documenti dell’Oss, apprendiamo che Carlo Resio collabora attivamente con l’X – 2 di James Angleton, a Roma, negli anni 1944 – 1947. Assieme ad Angleton, Resio partecipa inoltre alla liberazione di Junio Valerio Borghese a Milano, nel maggio del 1945.

Nel fascicolo HP 68 intitolato Partito fascista repubblicano (busta 39 del fondo Sis, conservato presso l’Archivio centrale dello Stato, Roma), numerosi documenti segnalano l’attività di un certo Francesco Garase (Catania, 1908), noto come “Franco”, un ex prigioniero di guerra che nella primavera – estate del 1947 opera come emissario della banda Giuliano presso i gruppi paramilitari neofascisti di Firenze, Arezzo e Roma (Fasci di azione rivoluzionaria, Fronte antibolscevico italiano, Partito fusionista italiano, Arditi, ecc.). Nella capitale, il Garase frequenta vari esponenti del neofascismo romano. Tra questi, Ambrosini, Di Franco, Puccioni e Buttazzoni.

Nel già citato saggio di Giannuli, a p. 51, leggiamo: “[…] 25 giugno 1947. […] La banda Giuliano è da ritenersi, fin dall’epoca delle nostre prime segnalazioni, a completa disposizione delle formazioni nere. Il nucleo romano della banda Giuliano era comandato fino a 15 giorni fa da un certo ‘Franco’ e da un maresciallo della Gnr, che si trovano attualmente a Cosenza. Partirono da Roma improvvisamente ‘per ordine superiore’, e in Sicilia, dopo una breve permanenza a Napoli, hanno scritto al Fronte dando ‘ottime notizie sulla situazione locale’. […] Con la loro ultima, annunciavano ‘cose grandi in vista e molto prossime’ e richiedevano la presenza a Palermo di 8 uomini completamente sconosciuti in Sicilia. […]”.

In un lungo articolo pubblicato nell’edizione palermitana del quotidiano la Repubblica (data: 16 novembre 2003; titolo: Giuliano aveva un capo), il sottoscritto Giuseppe Casarrubea evidenzia il fermo da parte delle forze dell’ordine di 11 “continentali” a Montelepre nel luglio – agosto del 1947, tutti di giovanissima età. Leggiamo: “[…] Un gruppo di settentrionali composto da Giancarlo Celestini, 20 anni da Milano, Enzo Forniz, 18 anni da Pordenone e Bruno Trucco, un ragazzo di Genova, ebbero a entrare nella banda. A quale appello avevano risposto? Tra il 10 luglio e il 14 agosto del 1947 furono fermati sulle montagne di Montelepre 11 misteriosi individui nativi di Cava dei Tirreni (Francesco Lambiase e Vincenzo di Donato); Sicaminò, in provincia di Messina (Francesco Minuti); Taranto (Cosimo Vozza, Pietro Capozza, Cataldo Sorrentino, Santo Balestra); Cagliari (Carlo De Santis); Vicenza (Gaetano Dalconte ed Edoardo Affollati); Ragusa (Giuseppe Ferma). […]”. Tolti De Santis (come vedremo più avanti, il probabile capo del commando), Minuti e Ferma (entrambi siciliani), restano 8 uomini provenienti da Cava dei Tirreni, Taranto e Vicenza. Si tratta degli 8 elementi “completamente sconosciuti in Sicilia” a cui si accenna nel paragrafo precedente?

Nel documento Sis intitolato Reparto speciale di polizia dott. Pietro Koch, leggiamo: “[…] Elenco nominativo dei componenti: […] De Santis Carlo, Firenze 1926. […]”. Dal rapporto, apprendiamo inoltre che Carlo De Santis passa alla banda del dott. Mario Finizio in data 25 settembre 1944. Su quest’ultimo, nel documento Sis intitolato “Centro informativo politico” (busta 3, fascicolo non indicato), leggiamo: “[…] dott. Mario Finizio, dirigente della sezione maschile, è coadiuvato dalla moglie dirigente la sezione femminile. Scopo ufficiale: operazioni di carattere finanziario alle dipendenze delle Ss germaniche. Il Cip è stato costituito il 23 settembre 1944 dall’ex ministro degli Interni Buffarini Guidi, col capo della polizia, il prefetto Bassi, ed il questore Bettini. Sede in Milano: via Fatebenefratelli 14. […]”. Da un altro documento Sis, busta 44, fascicolo LP 39 (titolo: Movimento neofascista e costituzione banda armata, a firma Ciro Verdiani; data: 26 giugno 1946), apprendiamo che un certo De Santis (nome di battaglia: “Marco”) fa parte di una banda armata anticomunista composta da circa 200 elementi, agli ordini di Giuseppe Caccini (nome di battaglia: “Tempesta”), un ex comandante della brigata Osoppo. Il Caccini frequenta elementi monarchico – fascisti siciliani e il principe Flavio Borghese, a Catania. Il Carlo De Santis della banda Koch, il De Santis (“Marco”) agli ordini di Caccini e il Carlo De Santis fermato a Montelepre nell’estate del 1947 (cfr. paragrafo precedente) sono la stessa persona?

Nel suddetto elenco degli appartenenti alla Banda Koch, troviamo anche “[…] Di Franco Giuseppe, oppure Walter Franco, alias Argentino Francesco fu Matteo, ufficio investigativo ex Sid, Catania 1916. […]”. Anche Giuseppe Di Franco entra nella banda Finizio. Il già visto Di Franco in contatto con il neofascista Francesco Garase e il Di Franco della banda Koch sono la stessa persona?

Alcuni documenti Oss, Sis e un libro dello storico Massimiliano Griner (La banda Koch, Torino, Bollati Boringhieri, 2000) si occupano del tristemente famoso reparto della polizia repubblichina. Al riguardo, riportiamo di seguito i punti più interessanti:

“[…] Elenco nominativo dei componenti: […] De Santis Renzo, alias ‘Polverone’, di Raffaello, Forte dei Marmi 1917; De Santis Carlo, Firenze 1926, dal 25 settembre 1944 passa alla banda dl dott. Mario Finizio; […] Di Franco Giuseppe, oppure Walter Franco, alias Argentino Francesco, fu Matteo, ufficio investigativo ex Sid, Catania 1916; […] Centro informativo politico (Cip), diretto dal dott. Mario Finizio, Napoli 1886. […]”. Fonte: Sis/Acs, titolo: Reparto speciale di Polizia Dott. Pietro Koch, data: manca, probabilmente del 1945).

“[…] Sette condanne a morte e 500 anni di reclusione sono stati decisi dalla Corte d’assise straordinaria di Milano a carico della banda Koch. Ecco i dettagli: […] De Santis Renzo: condannato a morte in contumacia; […] Argentino Giuseppe, alias “Walter”, condannato a morte in contumacia; […] De Santis Carlo, condannato a 22 anni di reclusione. […] Sebbene siano stati riconosciuti colpevoli, i seguenti imputati sono stati rilasciati a causa della recente amnistia [l’amnistia Togliatti del giugno 1946]: […] Corbellini Maria. […]”. Fonte: Oss, titolo: Il processo Koch, data: 31 agosto 1946.

“[…] Argentino Francesco, 1921 – 1997, nato a San Lorenzo (RC), perito agrario, latitante, condannato a morte in contumacia; […] Corbellini Maria Silene, 1906 – ?, casalinga, latitante, amnistiata (esce nel 1946); […] De Santis Carlo, 1926 – ?, presente in aula, condannato a 22 anni di reclusione, esce nel 1951; […] De Santis Renzo, 1917 – 1998, attore generico, latitante, condannato a morte in contumacia, esce nel 1956. […]”. Fonte: Griner, p. 339.

“[…] Argentino Francesco (San Lorenzo 1921 – Reggio Calabria 1997). Ventitreenne, perito agrario, informatore del reparto Koch dopo aver fatto parte dell’ufficio ‘S’ del Sid (Servizio informazioni difesa nella Rsi), e infiltrato nel Partito d’Azione per poterne tradire gli esponenti. Diventa in un secondo momento il capo dell’ufficio investigativo del reparto. Una scheda informativa così lo descrive: ‘Calabrese, basso di statura, colorito bruno, sopracciglie folte e unite, sguardo fermo, lineamenti duri, occhi verdi’. A Roma, dove opera con lo pseudonimo di Walter Di Franco, il 28 aprile 1944 partecipa ad un rastrellamento in via Aosta, durante il quale rimangono uccise tre persone. […] Latitante al processo di Corte d’assise straordinaria, viene condannato in contumacia alla pena di morte, condanna che nel 1948 viene commutata in ergastolo. […] Non è noto se sia mai stato catturato. […] Negli anni Sessanta, fonti interne del Pd’A lo danno mercenario in Congo. […]”. Fonte: Griner, p. 342.

“[…] Corbellini Maria Silene, alias Zini Rosalba, alias Zini Lina (Piacenza 1906 – ?). Casalinga, 38 anni, già informatrice dell’Ovra e delatrice dell’Upi del comando Gnr di Piacenza e, in seguito, a Cremona. Entra a far parte del reparto Koch il 2 settembre 1944. […] È latitante durante il processo di Cas, che non procede contro i reati ascrittigli in quanto nel frattempo è intervenuta l’amnistia Togliatti. […]”. Fonte: Griner, p. 349.

“[…] De Santis Carlo (Firenze 1926, vivente). Fratello minore di Renzo, aderisce ancora diciassettenne al Pfr il 16 settembre 1943 e, in forza alla sesta compagnia dei paracadutisti della ‘Nembo’ alle operazioni militari a Cassino e a Nettuno, ottenendo la decorazione della Croce di Ferro germanica. Dopo la liberazione di Roma, sale al nord e aderisce al battaglione ‘Barbarigo’, la fanteria della Decima Mas. Il 12 agosto 1944, mentre è in atto la cosiddetta ‘Marcia contro la Vandea’, prende parte a un rastrellamento nel corso del quale, in località Ceresole Reale, sul monte Orco, Pavolini viene ferito seriamente. De Santis porta sulle spalle il segretario del Pfr per un tratto di strada. La Cas lo condanna a 22 anni e 8 mesi, di cui 7 anni condonati. Nel 1950 gli viene concessa la libertà condizionale, revocata nel 1954 perché condannato per altri reati (rapine) dalla Cas di Firenze. Nel 1955 la Cas di appello di Milano gli sconta la pena residua.[…]”. Fonte: Griner, pp. 349 – 350.

“[…] De Santis Renzo, detto ‘Polverone’ (Forte dei Marmi 1917 – Palermo 1998). Ventisette anni, già condannato per truffa nel 1936 e per furto nel 1938, attore generico di Cinecittà, sotto le armi combatte in Spagna e in Africa settentrionale. […] Iscritto al Pfr dal 16 settembre 1943. Dopo aver operato al servizio del controspionaggio tedesco, a Roma si unisce alla Koch nel gennaio 1944. […] Latitante, la Cas straordinaria lo condanna a morte, mai eseguita. […]”. Fonte: Griner, p. 350.

Nel già citato documento Sis redatto da Verdiani, in data 26 giugno 1946, leggiamo inoltre: “[…] Caccini ha aggiunto che, poiché la situazione si delineava grave [per l’imminente referendum del 2 giugno 1946], e constatando che elementi contrari alla monarchia avrebbero reagito qualora l’esito del referendum fosse stato a questa favorevole, decise di condurre a Roma gli uomini della sua ex brigata per difendere eventualmente gli interessi del popolo e la legalità delle elezioni. […] Entro il giorno 10 di maggio arrivarono nella Capitale, alla spicciolata, i suoi uomini in numero di 221, i quali nelle rispettive valigie tenevano nascosta la divisa militare degli alpini. […]. Portarono a Roma 4 fucili mitragliatori, uno marca Brem e gli altri 3 n. 37 di fabbricazione italiana, molti mitra Steen, mitra Parabellum, pistole automatiche e bombe a mano. […]”. Nel già citato volume Solo per la bandiera, a p. 122, Buttazzoni annota: “[…] È in questo periodo [agli inizi del 1946] che nasce l’Eca, l’Esercito clandestino anticomunista. Possiamo contare su un nucleo ristretto di gente decisa e ben addestrata. Un esponente militare vuole valutare visivamente la consistenza di questo gruppo. Al Pincio facciamo una prova. Viene mandato un osservatore che non conosco [Caccini?]. Io sono seduto su una panchina e davanti a me faccio sfilare tutti gli aderenti con un segno di riconoscimento. Alla fine sono 212. Sono momenti in cui, per molti, repubblica significa comunismo e la nostra scelta non ha incertezze. Abbiamo a disposizione armi e depositi al completo. […]”. Tra la ex brigata Osoppo e la ex Decima Mas si delinea nel 1946 un patto sotterraneo per combattere il comunismo, con la benedizione dei servizi segreti statunitensi? Da rilevare che i contatti tra le due formazioni iniziano a svilupparsi clandestinamente già nell’autunno del 1944, nel tentativo di arginare l’avanzata dei partigiani comunisti jugoslavi e italiani sul confine orientale italiano.

Nel fascicolo del Sis intitolato Complotti e attentati contro responsabili del Pci, i servizi segreti italiani segnalano le attività neofasciste di una certa Selene Corbellini (Piacenza, 1906) nell’ambito delle Squadre d’azione Mussolini (Sam). Si parla della preparazione di un attentato a Palmiro Togliatti ad opera dei gruppi del clandestinismo fascista, da attuarsi nell’autunno del 1947. Nel già citato saggio di Giannuli, a p. 56, leggiamo inoltre: “[…] 2 agosto 1947. […] Da Palermo viene segnalata la presenza in quella città di Selene Corbellini, ricercata, già della ‘Banda Koch’, detta anche ‘Lucia’ o ‘Maria Teresa’. È giunta in Sicilia munita di lettere di vivo accredito dell’On. Misuri e del capitano Pietro Arnaud, La suddetta lavorerebbe in Sicilia per conto del Comitato anticomunista di Torino, di cui si spaccia per rappresentante per l’Italia centrale e meridionale, che cerca collegamenti con le formazioni del sud. Si tratta di un elemento pericoloso. Ai ‘camerati’ di Palermo dichiarava appena giunta di dover stabilire contatti diretti col noto Martina, capo della banda Giuliano. […]”. Riconosciuta colpevole dai giudici che processano la banda Koch, Selene Corbellini (latitante) usufruisce dell’amnistia Togliatti (giugno 1946).

In un documento Sis del 10 giugno 1947 (busta 44, fascicolo LP 39, titolo: Movimento anticomunista), leggiamo: “[…] È tornata [a Roma] dalla sua missione da Torino la Corbellini. […] Ha visitato colà le sedi camuffate, i depositi di armi e il comando superiore, dove si è tenuta una riunione ristretta di capi giunti da tutta Italia in presenza di due ufficiali americani. […]”.

Anche il giornalista de l’Unità Vincenzo Vasile cita gli importanti documenti rinvenuti dallo storico Aldo Sabino Giannuli nel 1997 (cfr. il volume Salvatore Giuliano, bandito a stelle e a strisce, Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2004; capitolo: “La banda Giuliano è mai esistita?”, pp. 303 – 326).

Sulle probabili connessioni tra i gruppi paramilitari neofascisti e l’attentato al leader del Pci Palmiro Togliatti (14 luglio 1948), va rilevato che, in data 3 luglio 1951, al processo di Viterbo per la strage di Portella della Ginestra, si presenta un testimone, tal Corrado Guastella. Rinchiuso per un certo periodo nello stesso carcere in cui è detenuto l’attentatore di Togliatti, Antonio Pallante (classe 1924), Guastella dichiara di aver intercettato la corrispondenza di quest’ultimo e di aver scoperto che Pallante intrattiene rapporti epistolari con un ex capitano della Decima Mas, Matteo Guglielmo Ferro, e direttamente con la banda di Salvatore Giuliano. Da un documento pubblicato nell’antologia Come nasce la repubblica, cit., p. 19, (titolo: Organizzazione segreta della Decima Mas; data: 11 giugno 1945), veniamo a sapere che, nella primavera del 1945, nella Rsi, “[…] gli apparecchi radio a valigia venivano preparati a Crema da un certo Ferro […]”. Si tratta del medesimo Ferro in contatto con Pallante tre anni dopo, nel 1948? Infine, dal già citato volume di Aldo Bertucci, apprendiamo che un certo Ferro, membro degli Np della Decima Mas, fugge assieme ad altri suoi commilitoni dal campo di detenzione alleato di Taranto nella primavera del 1946 (testimonianza del sergente allievo ufficiale Giacomo Cossu, p. 228).

Da un rapporto segreto Usa intitolato Il movimento fascista clandestino del 30 gennaio 1946 (cfr. il volume Come nasce la repubblica, cit., p. 72), a firma James Angleton, apprendiamo che Fortunato Polvani – ex federale di Firenze durante la Rsi, stretto collaboratore di Alessandro Pavolini e di Pino Romualdi ed esponente di spicco del fascismo clandestino – si trova a Palermo dall’estate – autunno del 1945 per dirigere il Centro nazionale fascista (clandestino) di Palermo. Da rilevare che, secondo un documento Oss del 12 ottobre 1944, Polvani aveva sostenuto con forza le attività spionistiche e paramilitari del già citato Mgir a Firenze (autunno 1943 – estate 1944). Nel 1946, Polvani ritorna clandestinamente a Firenze e, nel 1948, emigra in Brasile. Successivamente, in Argentina, entra in contatto con Gaio Gradenigo (classe 1913), ex – capitano della Guardia nazionale repubblicana (Gnr), ex capo ufficio stampa delle Brigate nere di Pavolini e attivo rappresentante dei gruppi neofascisti italiani (e dell’Msi fino agli anni Ottanta) nel Cono sud latinoamericano.

In un documento del 13 maggio 1946 intitolato Il Fronte Nazionale (cfr. il volume Come nasce la repubblica, cit., p. 87, nota n. 80), l’anonimo redattore segnala che “[…] Romualdi Carlo, ingegnere, è un collaboratore di Polvani. Dal momento che Polvani è rimasto in Sicilia per un lungo periodo, Romualdi mantiene i contatti tra la Sicilia, Roma e l’Italia settentrionale. […]”. Il Romualdi in questione è parente di Pino, ex – vice segretario del Partito fascista repubblicano e, nel periodo in questione, molto attivo nell’organizzare i neofascisti nei ranghi dei Fasci di azione rivoluzionaria (Far)? In ogni caso, il rapporto sottolinea anche che Pino Romualdi collabora con il Fronte nazionale e che “[…] lo ‘Schieramento Nazionale’ ha ventimila aderenti nella provincia di Milano e trentamila a Roma. […] Il movimento è forte in Emilia, Veneto e Piemonte […]”; mentre a pagina 2 (punto 3) leggiamo che “[…] il Fronte è in contatto con un’organizzazione di Napoli apertamente fascista (capeggiata da Calogero e Moroni). Il suo quartier generale è nelle vicinanze della stazione radio della città. Ha collegamenti in Puglia, Calabria e Sicilia. Il movimento è particolarmente forte in Sicilia, dove progetta di stampare pamphlet e direttive per poi spedirli nell’Italia del nord. È estremamente nazionalista ed è probabile che mantenga legami con i monarchici. Tenta inoltre di reclutare gli ex prigionieri di guerra per promuovere la sua politica anticomunista. […]”.

Un rapporto dei servizi segreti Usa del 20 febbraio 1946 (cfr. il volume Come nasce la repubblica, cit., p. 206, nota 98, titolo del documento: Attività del bandito Giuliano in Sicilia) segnala al punto 1 (paragrafo 3) che “[…] Vi sarebbero numerosi gruppi di neofascisti a Palermo e a Catania. Al momento, la loro attività sembra confinata alla distribuzione di materiali di propaganda. Inoltre, elementi neofascisti provenienti dal nord Italia sono stati inviati in Sicilia per organizzare i suddetti gruppi. Sono stati rinvenuti volantini con i nomi delle organizzazioni Sam (Squadre d’azione mussoliniane) e Spsfe (Società patriottica siciliana fascista dell’Etna). Benchè tali attività non costituiscano al momento una minaccia diretta alla sicurezza degli Alleati, non è da escludere che gli elementi neofascisti partecipino con l’Evis ad attacchi contro la polizia e le forze armate italiane. […]”. Sull’Evis, in data 30 aprile 1946, l’agente JK 23 annota che “[…] I reparti operativi, le cosiddette ‘brigate’, sono costituite da un massimo di 50 o 60 uomini, divisi in squadre di 5 o 6 elementi, e ciò allo scopo di sfuggire più facilmente all’individuazione e avere maggiore libertà di movimento nell’attuazione di sabotaggi o rapine. […]”. È interessante rilevare che le “brigate” e le “squadre” dell’Evis ricordano da vicino i commandos del battaglione Vega della Decima Mas, costituiti nella Rsi alla fine del 1944 e formati in gran parte dai militi degli Np agli ordini di Buttazzoni e Ceccacci.

In un articolo pubblicato dal sito internet www.amicifolgore.com in data 26 novembre 2003 (titolo: La storia della Rsi in Sicilia), il giornalista Andrea Lodato scrive: “[…] Decapitato dagli arresti degli Alleati, il Mui [Movimento unitario italiano] continuò la sua azione dal campo di prigionia di Padula, da dove i prigionieri uscirono tra la fine del 1945 e il 1946. […] Ma si può dire che a quel filone fascista intransigente è legata, anche a Catania, la nascita dei Fasci di azione rivoluzionaria (Far). Fondati a Roma da Pino Romualdi, furono importati nel capoluogo etneo da Nino Platania, che aveva combattuto in Africa Orientale, in Spagna e a El Alamein, con la Folgore. Un fascista repubblicano a tutti gli effetti, che ingaggiò presto personaggi come Girolamo ‘Momo’ Rallo, Nino La Russa, Rosario Costa, Cesare Laurenti, Guglielmo Zarbà, Vito Cusimano e quell’Agatino Giammona, che della Rsi era stato Guardia Nazionale. Anche molti di questi passarono, all’inizio della loro carriera politica, dal carcere. Ma nel frattempo, il 23 febbraio 1947, nasceva a Catania il Movimento sociale italiano (Msi) […]”. Il nome di Pino Romualdi ricorre ancora una volta nelle turbolente vicende siciliane dell’immediato dopoguerra. Nel volume Come nasce la repubblica, cit., leggiamo (a p. 72, nota n. 64): “[…] L’afflusso a Catania di fascisti romani e fiorentini è un dato confermato anche da altre fonti Oss. Dal 1944, nella città siciliana è molto attiva una organizzazione neofascista al comando del principe Flavio Borghese, fratello maggiore del comandante della Decima Mas. In una nota del 28 novembre 1944, l’agente Scamporino segnala che ‘[…] il leader del Mui (Movimento unitario italiano), il principe Flavio Borghese, condivide con il Partito unionista (monarchico) l’opposizione al separatismo ma non si pronuncia sulla questione monarchica. Sospettiamo che il Mui sia un movimento fascista molto diffuso tra gli studenti. Il suo quartier generale si trova presso la casa di Angelo Maccarone, un fascista convinto e proprietario di una sartoria in cui venivano confezionate uniformi del regime. I suoi aderenti utilizzano il linguaggio e i metodi tipici dei fascisti. Molti studenti che militavano nel movimento sono stati arrestati. Due di questi avevano anche tentato di attraversare il fiume Volturno per unirsi ai fascisti repubblicani’. […]”.

Dal volume di Daniele Lembo Taranto: fate saltare quel ponte, Pavia, Ma. Ro., 2002, apprendiamo (p. 101) che “[…] In Sicilia, a Catania e a Palermo, disordini e tumulti fecero da sfondo all’apertura dell’anno accademico [1943 – 1944]. All’indirizzo di quella parte del corpo docente più servile verso gli occupanti furono lanciati cocenti insulti. Gli stessi studenti siciliani diedero vita al Mui, che ufficialmente era un partito in contrapposizione ai movimenti separatisti, ma dietro la facciata di copertura si occupava di svolgere attività clandestine fasciste. Molti giovani siciliani furono incarcerati nei campi di concentramento di Padula e Terni […]. Altri movimenti si ebbero a Barletta e a Taranto. Il gruppo di Taranto [con cui prendono contatto gli Np Ceccacci e Bertucci fin dall’autunno del 1943], il capo del quale fu poi internato nel campo di concentramento di Terni, fu processato per collaborazionismo. […]”. Vale infine notare che, da Taranto, provengono ben 4 degli 11 uomini fermati a Montelepre nell’estate del 1947.

Secondo Francesco Fatica (cfr. Italia tricolore per la III Repubblica, n. 1, 30 gennaio 1995), “[…] Il personaggio più brillante del movimento resistenzialista [della Rsi] del sud fu certamente un principe ultracinquantenne [Valerio Pignatelli], originario di Chieti. […] Questi seppe radunare attorno a sè tutte le vibranti energie patriottiche presenti nel sud Italia. Il principe operò in un primo tempo in Calabria, da dove si trasferì in Campania al fine di realizzare un contatto tra i gruppi calabri e quelli partenopei. Nel capoluogo campano prese contatti anche con un gruppo di patrioti provenienti da Castellamare di Stabia, città che, tra l’altro, era stata obiettivo di una missione a carattere propagandistico ed informativo da parte di una pattuglia di Np. […]”. Tra il 1945 e il 1947, Pignatelli (assieme a Buttazzoni) è in contatto con Junio Valerio Borghese, detenuto nel penitenziario di Procida. Inoltre, da Cava dei Tirreni (Campania) provengono alcuni degli uomini fermati dalle forze dell’ordine a Montelepre nell’estate del 1947 (cfr. l’articolo del sottoscritto Casarrubea del 16 novembre 2003, cit.).

Tra le armi in dotazione alla Decima Mas nel periodo 1943 – 1945, figurano il fucile mitragliatore Breda mod. 30, cal. 6,5; il mitra automatico Beretta mod. 38, cal. 9; il moschetto mod. 1891/38, cal. 6,5 (cfr. il volume di Raffaele La Serra, Il battaglione guastatori alpini Valanga della Decima Mas, Monfalcone, 2001, pp. 185 – 187). Secondo i giudici del processo di Viterbo, tra le armi utilizzate dalla banda di Salvatore Giuliano a Portella della Ginestra, vi sono il fucile mitragliatore Breda mod. 30 (cal. 6,5) e il moschetto mod. 1891/38 (cal. 6,5). Il mitra Beretta mod. 38 (cal. 9) è invece utilizzato da Salvatore Ferreri e dai fratelli Giuseppe e Fedele Pianello. È infine da rilevare che, tra le armi dei commandos della Decima Mas citate da La Serra, troviamo anche la bomba a mano Srcm mod. 35, lo stesso tipo di ordigno utilizzato per gli assalti alle Camere del lavoro nella provincia di Palermo (22 giugno 1947).

A proposito del generale dei carabinieri Ugo Luca, responsabile della cattura e dell’uccisione del bandito Giuliano nel luglio del 1950, scrive l’opuscolo del Pci La verità sul bandito Giuliano (Roma, supplemento al n. 24 del periodico Propaganda, 1949): “[…] Il colonnello Luca è un ex appartenente al Sim, quel Servizio informazioni militari che, ufficialmente disciolto all’indomani della sconfitta militare fascista, pur nondimeno ha continuato nell’ombra ad intessere le sue trame equivoche ed antinazionali. Strumento indispensabile della diplomazia segreta del fascismo, della monarchia e dello Stato Maggiore militare, esso ha sulla coscienza la preparazione di tutti gli intrighi internazionali che precedettero le guerre di aggressione fasciste alla Spagna, all’Albania, alla Grecia. Specializzatosi nel corso dell’ultima guerra nel doppio gioco a favore dei gruppi più reazionari anglosassoni, esso [il Sim] ha messo oggi tutti i suoi più compromessi elementi al servizio dichiarato dell’imperialismo americano. […] Se il governo della Dc ha creduto opportuno inviare in Sicilia quest’uomo, notoriamente legato attraverso il Sim agli agenti di Roatta, l’unica conclusione possibile è che la Dc abbia anche in questo caso agito come rappresentante di interessi stranieri in Italia, di interessi antinazionali, della volontà americana di disporre di una porzione del nostro territorio nazionale completamente e senza doverne rendere conto a nessuno. […]”. Nel documento statunitense Principali risultati ottenuti dalla sezione italiana del Secret intelligence (Si), 12 gennaio 1945, contenuto nel volume Come nasce la repubblica, p. 285, nota n. 64), leggiamo: “[…] Secondo il generale Carboni, quest’ultimo [il generale Ugo Luca] sarebbe stato personalmente incaricato da Mussolini di recarsi in Turchia, nel maggio del 1943, per avviare trattative segrete con la Russia sovietica, con l’obiettivo di concludere una pace separata dalla Germania e sganciare l’Italia dal fronte orientale […]”. In data 6 settembre 1945, l’Oss segnala inoltre che “[…] il colonnello è sempre stato molto vicino a Mussolini e al regime fascista. […]”.

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
Questa voce è stata pubblicata in SAGGI e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...