Lettera di Mussolini sullo sbarco alleato

Un contadino siciliano dà informazioni a un soldato americano. Foto di Robert Capa

Un contadino siciliano dà informazioni a un soldato americano. Foto di Robert Capa

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Filmato sullo sbarco alleato in Sicilia

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BENITO MUSSOLINI

La situazione italiana dopo lo sbarco angloamericano[1]

14 luglio 1943

A quattro giorni di distanza dallo sbarco nemico in Sicilia, considero la situazione sommamente delicata, inquietante, ma non ancora del tutto compromessa. Si tratta di fare un primo “punto” della situazione e stabilire che cosa si deve e vuol fare. La situazione è inquietante:

a) perché dopo lo sbarco, la penetrazione in profondità è avvenuta con un ritmo più che veloce;

b) perché il nemico dispone di una schiacciante superiorità aerea;

c) perché dispone di truppe addestrate e specializzate (paracadutisti, aliantisti);

d) perché ha quasi incontrastato il dominio del mare;

e) perché i suoi Stati Maggiori dimostrano decisione ed elasticità nel condurre la campagna.

Prima di decidere il da farsi, è assolutamente necessario – per valutare uomini e cose – di conoscere quanto è accaduto. E’ assolutamente necessario perché tutte le informazioni del nemico (il quale dice la verità quando vince) e persino passi ufficiali dell’alleato impongono un riesame di quanto è accaduto nelle prime giornate.

1° – Le divisioni costiere hanno resistito il tempo necessario – hanno dato cioè quello che si riteneva dovessero dare?

2° – La seconda linea, quella dei cosiddetti capisaldi, ha resistito o è stata troppo rapidamente sommersa?

Il nemico accusa perdite del tutto insignificanti, mentre ben 10 mila prigionieri sono già caduti nelle sue mani.

3° – Si può sapere che cosa è accaduto a Siracusa, dove il nemico ha trovato intatte le attrezzature del porto e ad Augusta, dove non fu organizzata alcuna resistenza degna di questo nome e si ebbe l’inganno noto di una rioccupazione di una base che non era stata occupata dal nemico?

4° – La manovra delle tre divisioni Goering, Livorno, Napoli, fu condotta con la decisione indispensabile e con non meno indispensabile coordinamento? Che cosa è accaduto della Napoli e della Livorno?

5° – Dato che la direzione dell’attacco – logica – è lo stretto, si è predisposta una qualsiasi difesa del medesimo?

6° – Dato che la “penetrazione” è ormai avvenuta, ci sono mezzi e volontà per costituire almeno un “fronte” siciliano verso il Tirreno, così come fu in altre epoche contemplato e studiato?

7° – Le due divisioni superstiti Assiotta e Aosta hanno ancora un compito verso ovest e sono in grado di assolverlo?

8° – Si è fatto o si vuol fare qualche cosa per reprimere il caos militare, che si sta aggiungendo al caos civile determinato dai bombardamenti in tutta l’isola?

9° – Nel caso previsto e prevedibile di uno sbarco e penetrazione, esiste un piano?

10° – La irregolarità e la miseria dei collegamenti, ha dato luogo a notizie false che hanno determinato una profonda depressione nel paese.

11° – Lo scadimento della disciplina formale e sostanziale delle truppe continua, con manifestazioni sempre più gravi, che rivelano la tendenza alla “capitolazione”.

Concludendo la situazione può ancora essere dominata purché ci siano, oltre i mezzi, un piano, la volontà e la capacità di applicarle.

Il piano non può essere sinteticamente che questo:

a)-resistere a qualunque costo a terra;

b)-ostacolare i rifornimenti del nemico coll’impiego massiccio delle nostre forze di mare e di cielo.


[1] Cfr. Nu/Uk ai segni Gfm 36 / 8. Il Comando Supremo. Il Duce. Situazione. Dattiloscritto di Mussolini fotocopiato dagli Inglesi dalla pag. n. 000390 alla pag. n. 000393.

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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