Il maestro unico

Un esercito di ubbidienti

Un esercito di ubbidienti

Il maestro unico

Riaprono le scuole e, come spesso accade, i nuovi ministri, presi dall’ansia di distinguersi dai loro precedenti colleghi, ne inventano sempre di nuove. Una volta privilegiano quelle che chiamano riforme, un’altra l’età della formazione e dell’istruzione, questa volta è il turno dell’insegnante unico. Ci sono state annate invece in cui si procedeva con le vocali dell’alfabeto italiano. Ma comunque si presenta la faccia del nuovo ministro, possiamo dire che da qualche tempo a questa parte siamo andati sempre più indietro e in sordina anche i livelli di formazione sono scaduti.

Giovanni Gentile, teorico del maestro unico

(Nella foto: Giovanni Gentile, il teorico del maestro unico e autore della riforma del 1923)

La scuola italiana è ormai arrivata al punto di non facile ritorno nel quale avrebbe certamente avuto ragione delle sue affermazioni il precettore Pangloss nel Candido di Voltaire, se il suo ottimismo non fosse stato del tutto privo di senso e di prospettiva. Non siamo infatti nel migliore dei mondi possibili. Vi ricordate le tre “i” di Berlusconi, impresa, inglese e internet? Chi ha memoria e coscienza può prendere atto che di tutti i propositi ciclici non solo dell’ottimistico cavaliere, ma dei suoi seguaci, pure loro sempre sorridenti, non se ne è mai realizzato nessuno e paradossalmente le uniche riforme reali sono ancora quelle della legge Casati del 1859 o l’altra, successiva di oltre sessant’anni di Giovanni Gentile (1923). Premessa, quest’ultima, della riforma culturale e fascista voluta da Benito Mussolini, che pare tornato di moda almeno per i gagliardetti, i grembiulini tutti uguali e persino le divise che fanno di tanti uomini diversi un muro di soldatini appiattiti. La storia è lunga e bisogna in qualche modo interpretarla. Grazie a Dio ancora non ci sono i libri che ci dicono come dobbiamo fare e quali “sussidiari” obbligatori dobbiamo scegliere. E’ probabile però che arriveremo ai quadernetti neri con il motto della buonanima sul frontespizio.

Tenace sostenitore dell’insegnante unico Gentile concepì l’unicità dell’insegnamento. Diamogliene merito e non se ne parla più. Tanto più che questa volta sarebbe la volta buona. La nuova ministra, Mariastella Gelmini, ha infatti le caratteristiche della leader portatrice della mission aziendale. Il suo motto pare che sia sorridere sempre e fingere di andare avanti. Cioè di riformare l’ordinamento, introdurre elementi di novità, riportando però le cose indietro. Al tempo del riformatore Gentile, appunto. Senza offesa per il morto che aveva tuttavia una sua dignità, nonostante avesse aderito alla Repubblica di Salò. In questo percorso del gambero c’è una filosofia. Il postmoderno e l’era tecnologica c’entrano poco. C’è dell’altro.

La ministra Gelmini

La ministra Gelmini

La logica, premoderna, è quella di Luigi XIV: l’istituzione che coincide con la persona fisica del potere. L’autorità con il maestro, la verità con il verbo dogmatico della cattedra. Addio lavoro in équipe. Che sono i gruppi di ricerca? E che diavoleria è la ricerca? In un tempo in cui la memoria va rimossa e la ragione deve cadere nel suo torpore rigenerante dal tempo frenetico dell’isteria nazionale, occorre educare le masse a dormire. Ecco. L’insegnante unico è l’oppio dell’educazione. Guai a confrontarsi. Può darsi che di questo passo arriveremo anche al divieto della confabulazione nelle sale dei professori, la mattina prima delle cosiddette lezioni, o nelle ore di pausa. Uno spreco enorme il modello pluridisciplinare. Pericoloso. Non è vero che non ci sono più i soldi per mantenerlo. Non c’è la volontà politica perché la destra è tale in quanto deve ridurre tutto al livello dello Stato etico, lo Stato che pensa. Gli altri o ci stanno o se ne vanno.

Il discorso non riguarda solo la scuola elementare, ma anche il tempo prolungato nelle scuole medie, e toccherà presto i corsi di formazione per adulti. A governare la società bastano pochi imbecilli con qualche idea pseudofilosofica in testa. L’operazione nel tempo prolungato della scuola media fu introdotta da quell’altra sorridente seriosa: l’ex ministra Letizia Moratti. Abolì praticamente il tempo a 36 e 40 ore e fece credere a buona parte degli italiani che lo ampliava. Questi sono i miracoli della destra. E chissà cosa ci toccherà vedere ancora nei prossimi anni!

Il fatto è che lo Stato etico-impresa vuole il controllo di tutte le sue aziende periferiche e degli uomini naturalmente. Lascia solo una falsa autonomia nella quale tutti continuano a fare più o meno quello che avevano sempre fatto, ma andando a ritroso senza accorgersene. Con l’ aggravante di pressioni normative, spesso contraddittorie con l’intero sistema delle conquiste ottenute a partire dagli anni ’70. Ecco lo Stato-macchina. Si autoprotegge come gabbia di Faraday.

la ministra e il suo staff

la ministra e il suo staff

Contro chi? Gli individui, la gente, i più deboli. Lo Stato diventa controllore assumendo un modello a raggera, di benthamiana memoria. L’idea è data dallo schema dinamico: controllare, valutare, graduare e punire. E siccome non è valutabile l’infelicità delle persone, l’alchimia consiste nell’accelerare sull’elemento contrattualmente più vulnerabile costretto a fare i conti da un lato con i processi valutativi, dall’altro con tutte le difficoltà del suo contesto. L’insegnante unico semplifica tutto. E il bambino di oggi può a buon diritto dire, come una volta, “-l’ha detto il maestro”. E il discorso è chiuso. (G.C.).


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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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4 risposte a Il maestro unico

  1. arwen_h ha detto:

    io sono favorevole al maestro unico, perche’ avere troppi maestri secondo me e’ dispersivo.
    e sarei favorevole al ridimensionamento dei contenuti della scuola elementare…
    cioe’… nei primi anni devono imparare BENE l’italiano, la grammatica, leggere, scrivere, far di conto, le basi di matematica, la logica, disegnare, fare sport.
    vanno educati allo studio, al metodo di studio, alla disciplina.
    basta… non serve altro. poi piano piano gli si possono introdurre le altre materie… ma nei primi anni trovo assurdo che siano necessari altri maestri per insegnare informatica, scienze ecc.. soprattutto informatica, dai a un bambino un computer in mano e dopo 3 giorni te lo insegna a te…

  2. Antonio ha detto:

    Caro Professore, ho letto il suo articolo sul maestro unico e devo dire che, a grande linee, ne condivido il contenuto anche se alcuni punti mi lasciano alquanto perplesso.
    La questione è che lei, a mio modesto avviso, nella sua indulgenza, sembrerebbe (ripeto “sembrerebbe”, e con ciò rischia di essere frainteso da qualche ingenuo lettore) attribuire al governo in carica e ai suoi “illuminati” ministri, sia pure in modo indiretto e attraverso parallellismi un pò azzardati, delle “qualità minori” che credo, invece, non si possono neanche lontanamente attribuire loro. Mi riferisco a quell’ottimismo Panglossiano di cui parla nel suo articolo e alle pseudofilosofie a cui si ispirerebbero molti uomini che gestiscono la cosa pubblica e non. Per quanto corcerne i personaggi voltairiani, al di là del loro ottimismo, che sembra strutturarsi in loro come una tredicesima categoria kantiana dell’intelletto, almeno una cosa va certamente fatta salva: la loro buona fede. Questa “qualità minore” (minore solo perchè viviamo in un mondo in cui l’astuzia è spesso, ma non da tutti per fortuna, consideratà una qualità eccelsa e da coltivare con perizia) non sarebbe possibile attribuirla ai governanti e al loro seguito, nenche se ci trovassimo veramente “nel migliore dei mondi possibili” di Pangloss, e sono più che certo che lei questo lo sa benissimo, ma è anche bene esplicitarlo e chiarirlo per chi ancora ne dubitasse. L’ottimismo berlusconiano e della sua “gang”, come lei sa bene e come si legge perfettamente tra le righe, ma non troppo, del suo articolo, non è reale e autentico come quello di Candido e del suo istruttore, ma è semplicemente uno strumento ulteriore di quell’ampio armamentario della finzione “politica” che fa ampio ricorso a quelle abilità mistificatorie e suggestionanti con cui si “ipnotizzano” le masse. E’ vero, per certi versi, che la storia si ripete, ma è pure vero, sempre per certi versi, che “repetita non iuvant”.
    Fin qui ho scherzato, prendendo a pre-testo la sua citazione volteriana per scrivere questo testo. Ma adesso voglio passare ad un registro linguistico un pò più serio, perchè più seria e delicata è la questione che voglio porle.
    Considerata in un’ottica eslusivamente pedagogica, secondo lei, realmente l’idea del maestro unico è un anacronismo superato che non può in nessun modo portare a nulla di buono? E che l’azione didattico-pedagogica riesce meglio e da frutti migliori se “agita” da un team di insegnanti che fanno della multi-interdisciplinarità la loro verità ultima e definitiva? Onestamente non lo so. Quello che mi sento di ricordare a molti è che io stesso, lei, caro professore, e tanti, tantissimi altri proveniamo da quel mondo dell’istruzione scolastica elementare che ruotava attorno alla figura del maestro unico. Siamo forse, noi tutti che proveniamo da quel mondo, da rottamare e possiamo con certezza scevoliana affermare, rischiando la nostra mano (forse sarebbe più appropriato dire “la testa” dei nostri figli), che il metodo pedagogico che si avvale della pluralità degli insegnanti sia sempre il migliore, se non addirittura l’unico veramente valido. Chi dice, poi, che l’insegnante unico non possa produrre i suoi interventi educativi in un’ottica pluri-interdisciplinare E le chiedo a questo punto: come mai la scuola media italiana, dove per ogni classe c’è uno stuolo di docenti, non ha mai raggiunto lo stesso standard europeo conquistato, per contro, dalla scuola elementare italaina.
    Forse la verità, come diceva il “maestro di color che sanno”, sta un tantino più lontano dagli opposti estremismi.
    Parlando di scuola, di insegnanti e di alunni, come lei mi ha ampiamente sottolineanto di persona in un nostro “occasionale” e recentissimo incontro, non dovremmo mai dimenticare che parliamo di esseri umani, di persone e non di prodotti o cose. Allora ciò che fa la differenza non è certamente la quantità. Non è l’insegnante uno o trino che può fare la differenza, bensì quell’insieme di qualità squisitamente umane che rende veramenti unici e irripetibili ciascuno di noi. Per conto mio posso solo raccontarle i miei ricordi di quando io frequentavo le elementari al tempo della “maestra unica” (paradossalmente però in cinque anni ho avuto cinque maestre “uniche”, una per ciascun anno) e di come spesso mi tornano in mente, in particolare, due di queste insegnanti. Di loro non ricordo assolutamente cosa mi hanno didatticamente trasmesso, non ricordo cioè le cosiddette nozioni disciplinari; ciò che ancora, invece, ricordo con una vividezza da fare invidia alle migliori fotocamere digitali della nostra era ipertecnologica, è il loro sorriso, la loro umana comprensione, il loro sostegno discreto ma molto presente quando era necessario, il senso gioioso e insieme serio del nostro “essere nel mondo”, l’amore per lo studio, il valore dell’onesta e della sincerità. Una cosa sola, forse, posso loro rimproverare, l’avermi indirettamente rappresentato e descritto il mondo con colori un pò troppo brillanti e vivaci, non proprio realistici; chissà, forse anche loro soffrivano un pò della sindrome che affligeva Candido e il suo maestro: un eccessivo e non proprio realistico ottimismo verso la vita e il mondo. Beate loro!

  3. Gabriella Modica ha detto:

    Sa che le dico, Professore?
    Nonostante condivida ogni parola della sua riflessione, io non ho alcuna paura del maestro unico.
    Non ho paura perchè sono convinta del fatto che il grosso del merito o della colpa della resa di uno studente stia nell’ impegno dei genitori, e non solo della scuola.
    Spesso gli insegnanti si trovano demotivati perchè non possono avere un confronto soddisfacente con i genitori.
    Spesso, professore, quella fra insegnanti e genitori non è una collaborazione per un bene comune. Spesso il maestro o i maestri sono dei capri espiatorii per quei genitori che hanno tante comprensibili o futili sofferenze, e non hanno la capacità di capire che la scuola spesso è un elemento di aiuto, più che di disastro.
    E poi, detto in soldoni, credo che i primi a doversi ricordare come si studia e che valore ha lo studio, sono proprio i genitori.
    Il guaio è che giustifichiamo troppo spesso chi il tempo non ha per far studiare i figli, lasciando sempre più spesso che a prendersi la colpa sia la scuola. La scuola è un’ entità di cui i genitori fanno parte integrante. Non posso dar la colpa alla scuola che non funziona se sono io il primo a non ricordare più come si fa una divisione o com’ è fatto geograficamente il globo terrestre. E’ che continuiamo a separare i ruoli. Non è così che dovrebbe essere. Varcata la soglia della scuola, io non perdo il mio ruolo. Io sono sempre la madre di mia figlia, e quel che lei fa e anche quel che non fa a scuola sono pur sempre, mi passi il termine, cavoli di cui devo prendere atto.
    Se mia figlia non fa i compiti non posso dare la colpa alle maestre e buonanotte. Se un figlio non fa i compiti e persino se li fa benissimo, c’ è un perchè. Che può essere più o meno importante in entrambi i casi.
    Bisogna reclamare_ e ovviamente qui parlo per i genitori e anche per la maggiorparte degli studenti_, con cognizione di causa.
    E forse, il più delle volte, reclamare è solo una perdita di tempo.
    Io non mi sento di giustificare chi, con la scusa del lavoro, poi impiega il poco tempo che resta per pulire casa o per guardare la tv, piuttosto che stare fisicamente con i figli, osservarli, contenerli, insegnare loro a crescere.
    Si dice che la scuola deve dare l’ esempio.
    Ma forse dovrebbe per prima cosa darlo ai genitori. E sì che in Sicilia c’ è molta meno sottocultura, per così dire, di quel che si immagina. Ma forse, la Coscienza è ancora un pò indietro perchè fa sempre a botte con l’ ansia di essere al passo coi tempi. Come se ciò necessariamente voglia dire evolvere.
    Eppure l’ atto fisico del tenere un libro in mano, del documentarsi, del gioire della scoperta, del dare dignità ad ogni disciplina, è cosa che i giovani sperimentano difficilmente in famiglia.
    Ogni creatura si forma dalla più tenera età per emulazione. Anche quello del tenere un libro in mano, dell’ andare in libreria, o a teatro, del condividere con un genitore la meraviglia della vita e delle cose, come gli stessi dubbi della vita, ciò che rende ogni disciplina entusiasmante, dovrebbe essere il vero punto d’ unione fra i genitori e i figli .

    Questa riforma è un chiaro segno del fatto che siamo un paese che per qualche motivo è destinato all’ autodistruzione.
    Molto probabilmente la conseguenza al maestro unico sarà quella di ritrovarsi uno stuolo di personaggi che hanno un unico modello di riferimento: il maestro elementare vecchio stampo che per forza o per piacere terrorizzerà i poveri alunni malcapitati.
    Ma il motivo di ciò è ovvio.
    La buona direttrice del circolo didattico Peppino Impastato dice in un impeccabile dialetto che è ovvio che su quattro maestre una è più portata per la matematica, una per le lettere, una per l’ inglese e una per la religione.
    Uno solo difficilmente è portato per tutte queste materie contemporaneamente. Dovrebbe essere uno spirito illuminato.
    Tutto questo, unito alla responsabilità di, facciamo, 15 alunni, crea tensione, crea nervosismo. In una parola crea disastri.
    Neanche un genitore ce la fa.
    Qualche mese fa ho partecipato ad un corso per i genitori, alla Scuola elementare De Amicis.
    La mia impressione: sono rimasta disgustata.
    Ovviamente, non da chi teneva il corso.
    Ma dalla cattiva educazione, dal baccano, dalla evidente strizza mascherata dietro stupide risatine e malcelato disinteresse, di 15 mamme. Ciò che avremmo potuto ottenere se avessimo compreso l’ importanza dell’ opportunità che ci si dava, discutendo con uno psicoterapeuta e una psicopedagogista, sarebbe stato molto di più di quel che in fin dei conti abbiamo fatto.
    E’ vero. Ormai da troppi anni siamo governati da un gruppo di deficenti cui sembra non riusciamo in alcun modo a dire di no.
    E tutto suona nell’ insieme come il violentatore che ti ipnotizza e ti fa quel che vuole senza che tu possa dir nulla.
    E tanto altro.
    La saluto caramente.
    Gabriella Modica

  4. Antonio (bis) ha detto:

    (Lettera dell’amica M. ad Antonio)

    Ho letto gli articoli e ti ringrazio per avermeli consigliati. …..A governare la società bastano pochi imbecilli con qualche idea pseudofilosofica in testa….
    Anche se a volte mi chiedo se la vera idiota sono io che sono a casa e loro li’ a governare e a guadagnare un casino di soldi. Fanno i tagli , certo , ma per non essere costretti loro a tagliarsi gli stipendi da nababbi ! Il tuo intervento mi e’ piaciuto anche se e’ veramente ambiguo , non e’ ben definito il limite del sarcasmo. Il primo signore che ha scritto 1 arhen –h sara’ uno senza figli e lontano dalla scuola anni luce. Cristina ha 4 insegnanti , due meravigliose , due terribili , non didatticamente parlando , ma umanamente. Se disgraziatamente un bambino dovesse avere ogni giorno , per cinque ore , per cinque anni consecutivi , un’insegnante depressa, penso che non sarebbe bello dover sopportare. Ne’ per il bambino , ne’ per la famiglia , che a quel che ne dica l’altro tale che e’ intervenuto , io noto che tutte le famiglie che io conosco , collaborano con gli insegnanti , per il bene e l’istruzione dei nostri figli. E’ vero come dici tu , che noi siamo cresciuti con la maestra unica e siamo incolumi , ma e’ pur vero che ai nostri tempi c’era la maestra unica nel paese, il medico unico , l’architetto unico e il ragioniere unico del paese! Oggi per fortuna possiamo arricchirci di tante persone diverse tra loro. Ho spiegato a mia figlia, che la classe , le insegnanti , le amiche della palestra , sono varie come e’ varia la popolazione del mondo. C’e’ chi e’ positivo e chi negativo , ci sono gli egoisti e gli altruisti , i generosi e gli avari , gli antipatici e i simpatici….e’ importante riprodurre la societa’ mista con tante tipologie di personalita’ che stanno a contatto con i nostri bambini. Mi vengono i brividi quando penso a forse fra cent’anni, quando si potra’ fare tutto via pc , istruzione compresa e i rapporti umani saranno solo via web.
    Lasciamo che i nostri figli possano avere piu’ figure di riferimento. Ma come? Si parla della ricchezza delle famiglie allargate, delle adozioni per single , dei dico , dei matrimoni misti….e allora dobbiamo tornare indietro nel tempo , i nostri genitori ci sceglievano pure il marito , le donne si scopavano solo quello che gli metteva l’anello al dito ma per gli uomini esistevano i bordelli!…piuttosto cerchiamo di capire che il mondo cambia e cambiano le esigenze. Facciamo sposare i preti , facciamo fare messa alle suore , diamo una famiglia ai bambini che aspettano di essere adottati , ma non torniamo indietro nel tempo .
    Grazie Antonio , sicuramente andro’ a curiosare piu’ spesso nel sito di questo signore. Ora ti abbraccio e ti ricordo il bene che ti voglio

    (Risposta di Antonio all’amica M.)

    Amica mia, hai perfettamente ragione quando dici che il mio intervento sul blog è piuttosto ambiguo, ma questo è il risultato di una precisa e voluta scelta da parte mia perché credo che il problema stesso, così come viene comunemente posto (maestro unico vs maestri triplici) è ambiguo e mal posto. Inoltre ti tira a forza (limitando indirettamente la tua libertà di scelta), verso uno schieramento o l’altro (cosa piuttosto difficile da fare soprattutto quando si ha la consapevolezza che il vero problema di una riforma scolastica è costituito da ben altro che dall’antinomia maestro unico versus maestri plurimi).
    Io nel mio articolo ponevo il problema esclusivamente sul piano logico-astratto: la presenza di tre insegnanti non è “automaticamente e necessariamente” garanzia di un miglior intervento educativo (si pensi per esempio alla spessissima mancanza di collaborazione tra i docenti del team, se non addirittura quando gli stessi insegnanti sono in lotta-competizione tra di loro; ai malumori, alle ripicche che si fanno reciprocamente e alle non poche strumentalizzazione degli alunni per colpire una collega o un collega, per invidia o per pura e semplice cattiveria: in questo forse dovrebbero essere gli stessi insegnanti ad essere educati e formati). Ciò che al massimo garantisce la presenza di un team di insegnanti, come ovvia conseguenza, è un pluralismo di interventi, ma il pluralismo che è un presupposto buono e sacrosanto in linea di principio, non si traduce sempre e comunque in una altrettanta buona azione educativa (ne so qualcosa avendo vissuto e lavorato per ben 12 anni all’interno della scuola primaria.) Tuttavia il pluralismo è sempre e comunque positivo (sopratutto quando c’è il rischio reale di incappare nella dittatura di un docente incompetente e ignorante). Io sarei molto propenso al maestro “unico” per aiutare un alunno a diventare altrettanto “unico”: in altri termine l’ideale sarebbe il vecchio precettore dell’antichità classica, ma so che è un modello estremamente elitario e per nulla confacente ad un società democratica che predica l’istruzione delle masse (istruzione questa, si badi bene, necessaria e fondamentale, ma inevitabilmente pur sempre un’istruzione massificata e spesso impersonale). Al massimo, torno a dire, una riforma dovrebbe basarsi su un vasto e articolato progetto educativo scaturente da una ricerca altrettanto seria e approfondita su questo campo. Cosa che nessun governo ha mai formalmente promosso o realizzato negli ultimi 70 anni, forse perché la principale motivazione non è mai stata l’educazione-formazione, ma spesso solo il meschino problema di far “quadrare il bilancio” economico.
    Una vera riforma educativa nell’ambito della scuola primaria, a mio avviso, dovrebbe ormai tenere in debita considerazione non solo l’apprendimento di conoscenze e l’acquisizione di competenze formalizzate, ma sopratutto un’autentica e reale educazione delle emozioni e dell’affettività del bambino, in stretta relazione-collaborazione con il mondo familiare in cui il bambino vive. Perché, diciamocelo chiaramente, è vana ogni azione educativa quando questa è vanificata da quei comportamenti e quegli insegnamenti genitoriali che la sconfermano e la negano, contrapponendosi ad essa attraverso la forza emotivo-affettiva del legame genitori-figli.
    A tal proposito sarebbe stato, credo, molto più utile parlare non di maestro unico, bensì di due insegnanti nella stessa classe, con formazione e competenze diverse: uno per l’acquisizione di apprendimenti e competenze formalizzate, l’altro, in compresenza col primo e con funzione più squisitamente psico-pedagogica, per operare sul piano delle emozioni e delle relazioni che tanto spesso bloccano il normale sviluppo cognitivo-emozionale del bambino e a cui tanto poco l’insegnante tradizionale è capace di far fronte. Il problema della scuola oggi non è l’istruzione in senso stretto, bensì quell’educazione dell’uomo e del cittadino cui la scuola stessa dovrebbe contribuire a formare e che sovente rimane un puro e semplice ideale regolativo. Perché? Semplice, occorrerebbe un nuovo concetto di scuola, di insegnamento, di educazione-formazione, una re-definizione e un arricchimento della professionalità docente e, conseguentemente, una nuova formazione del suo personale. Tutto questo presuppone non una riforma, ma tante molte riforme la prima delle quali dovrebbe essere una riforma culturale della società nel suo complesso.

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