Le trame di Castellano


Ritratto del generale che firmò il trattato di Cassibile con gli americani

Tutte le trame di Castellano l’ uomo che voleva rifare l’ Italia

Dalla congiura contro il regime fascista al piano per un partito di proprietari terrieri capace di combattere il comunismo Disegnò i presupposti della nascita del Fronte democratico di don Calò Vizzini. I servizi segreti Usa lo bollarono come interessato a diventare il plenipotenziario del governo Badoglio.

I Servizi segreti americani lo giudicavano un «cervello da bambino», uno con poco sale in zucca e grande potere. Giuseppe Castellano fu in realtà un personaggio tutt’ altro che carente sul piano dell’ intelligenza. Ebbe semmai il limite di rappresentare l’ immagine di un’ Italia ancora inesistente. Perché non poteva essere considerata esistente l’ Italia di quel regime agonizzante, già in disfacimento irreparabile nel 1942. Perciò sia lui che molti suoi amici si erano dati da fare, immaginando magari una sorta di fascismo senza Mussolini o una nuova patria legata a nuove fedi tutte da inventare. Così Castellano, uomo di fiducia del generale Vittorio Ambrosio, cominciò a tessere la tela. All’ inizio del ‘ 43, tramando con Galeazzo Ciano, genero di Mussolini, fece sostituire Ugo Cavallero, capo di Stato Maggiore dell’ Esercito, con Ambrosio e puntò dritto alla caduta del regime. Poi mise mano alle congiure. Non ebbe difficoltà a trovare gli uomini giusti. Nel Partito fascista, Dino Grandi e Ciano calzavano a pennello: anglofilo e forse massone il primo, aveva cominciato la sua fronda contro il duce già alla fine del ‘ 42; aristocratico antitedesco il secondo. Ciano aveva rotto con Mussolini dimettendosi da ministro degli Esteri ed era diventato ambasciatore italiano in Vaticano. Pot eva contare poi su Casa Savoia, dal re in persona alla principessa Maria Josè e Badoglio, numero 33 della Massoneria italiana. Cosa lega tutti questi signori? Per dare una risposta e capire il senso del breve percorso che conduce dal 25 luglio all’ armistizio di Cassibile, sottoscritto da Castellano, è necessario considerare certi antecedenti. L’ Italia nel ‘ 42 era un paese allo sbando e qualcuno responsabilmente si sentì in dovere di pensare al presente guardando al futuro. Iniziò allora la storia ipogea del 25 luglio: non un fatto interno al fascismo morto, ma un processo vivo che da questo cadavere doveva far nascere una nuova Italia, inedita nelle sue forme politiche. L’ alleanza sotterranea collegava Papa Pacelli e il cardinale Giovanni Battista Montini a Myron Taylor (ambasciatore Usa presso il Vaticano fin dal ‘ 39). I loro referenti naturali in America erano don Luigi Sturzo da un lato e William Donovan ed Earl Brennan dall’ altro, cioè i capi dell’ Office of Strategic Services a livello mondiale. F u il cattolicesimo, in quello sfascio, a interpretare i destini della nuova Italia. Non nel senso che non ci fossero le altre forze, ma in quello più preciso che solo quelle legate a quel mondo e ai suoi intrecci con l’ occidentalismo, furono capaci di fondare l’ Italia dei decenni successivi. E Castellano fu uno strumento determinante di questa dinamica. Tanto che le sue trattative con gli angloamericani cominciarono prima a Madrid con l’ ambasciatore inglese Hoare e poi a Lisbona con i generali Smith e Strong, rispettivamente dell’ Esercito americano e inglese. In un documento del 10 dicembre ‘ 43, Vincent Scamporino, giovane capo dei servizi segreti americani in Sicilia scriveva a Brennan (Washington) che Castellano era «preoccupato per l’ influenza britannica sul movimento separatista» e che i capimafia «sapevano quello che facevano a proposito dei britannici». Il giovanotto, dal suo osservatorio segreto, riferiva, inoltre, per evitare malintesi, che il generale aveva «buoni contatti» con quei signori co l cappello dall’ aria tranquilla. Erano quasi la personificazione della pax sociale che ci voleva nel gran tumulto di allora. Castellano sapeva soprattutto che se l’ Italia doveva essere salvata dal comunismo, era necessario che i grandi proprietari terrieri si organizzassero «dietro le quinte per influenzare i contadini». «I proprietari – scriveva – devono finanziare la nascita di un partito in Sicilia e poi portarlo al resto d’ Italia. Tale formazione dovrà mantenere la monarchia e allearsi alla Chiesa. L’ organizzazione del partito verrà affidata al clero. L’ obiettivo principale di questo partito sarà quello di opporre la classe contadina del Sud al Nord industrializzato, dove il comunismo italiano è nato». Sono i presupposti della nascita, nel 1944, del Fronte Democratico dell’ Ordine in Sicilia (Fdos), il cui rappresentante politico in Sicilia fu don Calò Vizzini, capomafia di Villalba.

A buon motivo, quindi, un rapporto dell’ Oss del 5 settembre 1945, traccerà un rapido quadro del nostro generale: «Castellano è un uomo di scarsa cultura e dalla dubbia morale. I suoi negoziati per l’ armistizio hanno ritardato l’ esito positivo della guerra, causando la rovina dell’ Italia e provocando un danno di incalcolabili proporzioni agli Alleati». E ancora: «Castellano era fortemente legato al prefetto fascista di Roma, Temistocle Testa. Nel condurre i negoziati per l’ armistizio, una cosa sola aveva in mente il generale: diventare il plenipotenziario italiano per essere libero di mettere in opera importanti operazioni finanziarie con Testa». Insomma, chi cominciava a ricostruire l’ Italia fondava una nuova scuola di etica politica. Di fatto, abbastanza attuale (G.C.).

Pubblicato su: REPUBBLICA in data: 7/9/2003 a pagina: 8 nella sezione: PALERMO

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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Una risposta a Le trame di Castellano

  1. Signore, In Vincolise la famiglia Scorza sta organizzando i festeggiamenti per il centenario della nascita della chiesa valdese. Penso che nel 1911 mio nonno, Giuseppe Scorza è andato in Calabria con due fratelli e ha creato la comunity. Avete qualche informazione o qualsiasi documento in cui è scritto questa cosa?
    Grazie in anticipo per qualsiasi aiuto si può fornire con questo o qualsiasi informazioni storiche sulla famiglia Scorza.

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