“Mala aria”

 

 

Non stiamo parlando degli elenchi in mano ai generali golpisti. Sulla loro compilazione ormai certi settori deviati dello Stato hanno acquisito un’ampia competenza. O dei mafiosi latitanti. Su di loro, pur se si hanno gli indirizzi personali e degli “amici degli amici”, si applica sempre il beneficio della libertà di movimento. Di fatto, nonostante i successi ottenuti per un gran numero di lazzaroni, essi sono destinati a restare praticamente liberi a tempo indeterminato. Non si tratta neppure di delinquenti alle prese col malaffare e col crimine organizzato, con “Cosa Nostra” o l’intralazzo. Stiamo parlando di gente perbene, di intellettuali che un tempo Gramsci (scusate il riferimento obsoleto), avrebbe definito intellettuali di massa. E’ il popolo che gravita attorno ai blog, ai siti web, alla comunicazione ‘orizzontale’: il futuro che sommergerà, da qui a dieci anni – dicono le previsioni – il mondo della carta stampata, i monopolisti dell’informazione mass-mediale di tipo tradizionale. I proprietari della carta stampata hanno da sempre costituito un potere speciale, una sorta di “stay behind” della pubblica opinione. Chi è stato democratico si è comportato di conseguenza, chi non lo è stato si è comportato da pescecane.

 

 

Ora arrivano le prime avvisaglie di ciò che succederà sul piano della comunicazione virtuale e informatica. Se non vuoi proprio dipendere da nessuno compri uno spazio e lo gestisci secondo la tua cultura e intelligenza. Se pensi di potere dipendere da qualcuno che ti concede di essere ospitato perché la tua parola possa manifestarsi, lo fai dentro i limiti dello spazio che ti viene concesso. Basta pagare. Le parole infatti non si misurano più con la giustezza dei righi, col corpo delle lettere, col lessico dei pesanti vocabolari che devi tenere sulla scrivania. Pagine e volumi si chiameranno in altro modo. Le parole si misurano in chilobyte (KB), in megabyte (MB) e in Gigabyte (GB). Come se fossero unità di misura celesti, che derivano dall’etere sempre più misterioso, come l’universo. E fin qui nulla di male. Anzi, tutto sembra grazia di Dio.

 

 


 

Il fatto è, però, che le avvisaglie dei fantasmi suscitati da tanta grazia sono pesanti e colpiscono a fondo in modo mortale e barbarico. Peggio che ai tempi in cui ancora la stampa non era stata inventata. Quando i baroni nei loro territori facevano sentire il loro potere, la loro pericolosa autorità, capace di decidere della vita e della morte di ogni singola persona, ciascuno provava il senso dello schiacciamento e alla fine si sentiva ben poca cosa rispetto a quel potere che aveva la forza di farlo scomparire. Coniavano moneta, stabilivano il jus primae noctis, imponevano tasse e taglieggiamenti vari, tenevano la popolazione sotto un dominio ferreo. La summa di tutti questi limiti imposti dalla cultura della violenza, fu (nessuno se la prenda a male) il nazismo e, prima ancora, il nostrano fascismo che fece dell’informazione il supremo comandamento del divieto. Tutto era vietato e persino che la comunicazione potesse avvenire attraverso un dialogo di piazza tra due persone che magari parlavano di cosa stavano preparando a pranzo le loro mogli.

 

Tutto questo ha a che fare direttamente con la Carta Costituzionale e, specialmente con l’articolo 21, che avremmo dovuto imparare a scuola materna e prima ancora quando eravamo lattanti al seno delle nostre madri. Perché non è da escludere che con la carta stampata vadano al macero anche i principi irrinunciabili della nostra Costituzione, e quegli altri che, con la lotta di Liberazione dal nazifascismo, costituirono il fondamento della nostra società civile, del nostro Stato e della nostra esistenza. Nessuno di noi oggi sarebbe quello che è senza questi valori. E tutti, chi più chi meno, avremmo dovuto assimilarli. Purtroppo non è così. Ma noi che parliamo alla gente per ricordare cose che hanno a che face col buon senso oltre che con i valori che andrebbero assimilati, dobbiamo spiegarle queste cose. Altrimenti succede che le verità si capovolgono e chi ha potere può dire col Sommo poeta che “libido fé licito in sua legge”. Bisogna quindi muoversi e compatti contro i nuovi mostri che partono all’attacco delle libertà. L’art. 21 della Costituzione non è un’opinione ma un principio irrinunciabile in qualsiasi democrazia. A meno che non ci troviamo già in regime talebano, komeinista, totalitario di destra  (ma il discorso varrebbe anche per la sinistra), senza che ce ne siamo accorti.

“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Ci sono dubbi su questa espressione? Nessuno. Ma tutti sappiamo quanto sia difficile esercitare questo diritto. Il problema è semmai il contrario. Nel senso che il legislatore, il governo (!), la magistratura dovrebbero verificare com’è possibile che non tutti i cittadini hanno realmente questo potere. Perché è difficile che ciascuno possa accedere ai mezzi di comunicazione di massa, se non passa da un vaglio selettivo rigido. Vi è dunque una violenza sistemica e strutturata dentro lo stesso Stato che non tende a rimuovere gli ostacoli che impediscono l’esercizio di un diritto fondamentale, quello di espressione, a prescindere dalla qualità di essa, sotto il profilo dei contenuti, o stilistico, o quant’altro. Ci troviamo quindi di fronte a un diritto di massa negato e a uno Stato, nelle sue varie articolazioni, che non fa niente per riconsegnare questo diritto al cittadino.

Altro punto dell’art. 21 recita: “La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Pare che non sia così. Poveri noi! Perché ormai sappiamo come si siano sviluppati gli attacchi contro quei bravi giornalisti che, in possesso di una notizia o di un documento importante, lo rendono pubblico per l’informazione dei cittadini. Sentono che informare è il loro mestiere. Vi immaginate un giornalista che in possesso di una notizia sconvolgente non la divulghi per il timore di dare fastidio a qualcuno? E’ vero che non tutte le notizie sono sempre fondate, ma quando la serietà professionale delle persone è tale da non correre rischi circa gli effetti delle doverose conoscenze, è innegabile che queste vanno date. Altrimenti chiunque corre il rischio di vedersi messa la mordacchia per cose che si possono dire o no, a seconda delle convenienze altrui. L’unico prerequisito è la serietà e il senso della responsabilità. Succede invece che in Italia non sono ormai pochi i casi di giornalisti che proprio per dare informazioni sulle cose che sanno non solo hanno messa la mordacchia, ma vengono trascinati in tribunale e persino condannati. Bisognerebbe al contrario fargli un monumento come pionieri dell’informazione e sperare che un domani ce ne siano molti disposti a battersi per la verità e perché gli altri, le nuove generazioni, sappiano. Tanto non si può nascondere il sole col colabrodo!

 

Dunque il problema non riguarda i giornalisti soltanto ma anche il potere di cui si ammantano certi tribunali i cui limiti sono fissati per Costituzione: si può procedere al “sequestro” di un articolo, di una testata e via dicendo solo in caso di delitto. Ma quale delitto può commettere un giornalista (o uno storico) se fanno onestamente il loro mestiere? E pure in caso di delitto manifesto, dice l’art. 21, devono ricorrere i termini di urgenza per procedere al sequestro della stampa periodica. Il che può ricorrere per atti contrari al buon costume, o per fatti assolutamente gravi legati alla moralità o a condotte assai discutibili.

Dunque, curatori di blog, siti web, commensali dei banchetti delle chat e delle newsletter e via dicendo, il nemico ci osserva. Dice di farlo in nome della sicurezza e per la difesa della democrazia. In giro ci sono lupi rapaci, violentatori, terroristi (solo islamici), gente che ci potrebbe fare saltare in aria. Il nostro angelo custode deve vigilare per terra e per i cieli. Deve partire dai cieli per arrivare persino dentro le nostre scrivanie e dirci se stiamo sbagliando. Se ci toglie la visibilità lo fa per il nostro bene, non per un astio personale. Stiamo allegri e dormiamo sonni tranquilli. Il nemico viene sempre dall’esterno. Abbiamo poco da temere. Superman o Batman sono con noi. (G.C.)

 

 


Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
Questa voce è stata pubblicata in Società e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

Una risposta a “Mala aria”

  1. angela ha detto:

    Contando che siano apprezzati i necessari complimenti, mi permetto un semplice commento per dimostrare il mio apprezzamento per il magnifico vostro progetto. Auguri!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...