Le beatitudini di padre Gumpel


Pio XII

Pio XII

Padre Peter Gumpel, il postulatore della causa di beatificazione di Pio XII, deve essere un tipo davvero originale perché pare che per lui il “Pastore Angelico” debba essere santo a tutti i costi, prima ancora che faccia miracoli, se già non li fece quando Roma nel settembre del ’43 fu occupata dai tedeschi. La sua memoria dei fatti è infatti circostanziata e rigorosa a tal punto che dopo ben 65 anni è sicuro di quello che accadde nelle lunghe settimane che precedettero i colloqui tra il futuro beato e l’inviato speciale inglese al Vaticano Sir D’Arcy Osborne di cui ha parlato la stampa nazionale in questi giorni.

Trattandosi di santi, i postulatori risentono anche loro degli effluvi divini e può darsi che vedremo il battagliero padre immortalato nel nuovo museo di Yad Vashem a Gerusalemme, eretto in memoria dell’Olocausto. Peter Gumpel non mente. Non si inventa le cose. Avrà letto le carte del Vaticano inaccessibili a chiunque, tranne che a pochi prediletti di Benedetto XVI e avrà notato che per miracolo le date dei documenti degli archivi nazionali americani e inglesi per una volontà diabolica sono state posticipate. Ecco il nuovo miracolo: i documenti di due Stati che hanno fatto la storia mondiale del XX secolo non corrispondono con quelli che lui riscontra negli oscuri e impenetrabili archivi del Vaticano. Se il pio postulatore ci potesse per una eccezione alla regola mostrare la foto del documento non miracolato, datato  come sostiene -14 ottobre  ’43  forse molte persone si sentirebbero più sollevate, specialmente i familiari degli oltre mille deportati nei campi di sterminio nazisti, il 16 ottobre ’43, proprio due giorni prima che Pio XII, incurante di quanto era accaduto nella Roma dilaniata dallo strazio e dal dolore, riceveva l’inviato speciale della Gran Bretagna trattenendolo per un’ora. L’incontro è così rilevante che per un paio di settimane dovette parlarsene a Londra e alla fine il ministro degli esteri britannico Anthony Eden decise di inviarlo all’ambasciatore britannico negli Usa, Visconte di Halifax con un telegramma spedito alle ore 18,58 del 2 novembre 1943 (numero 7449). Il documento, rintracciato da Mario J Cereghino, segreto fino a qualche anno fa, è facilmente riscontrabile negli archivi nazionali di Kew Gardens (Londra) alla collocazione cab. 122/866, Papa Pio XII. Il documento, è inequivocabile e la serietà e l’estremo scrupolo di Cereghino sono tali da rasentare la meticolosità certosina. Dunque padre Gampel ha poco o nulla da aggiungere a quello che il documento in questione denuncia in modo chiaro:

1) il telegramma spedito il 2 novembre all’ambasciatore britannico a Washington è esattamente il telegramma spedito dalla Santa Sede il 18 ottobre 43, due giorni dopo la retata degli ebrei ad opera dei nazisti. Si comunica a Londra che nonostante tutto quello che era successo a Roma il papa era di “buon umore” ed aveva un “atteggiamento sereno in rapporto alla situazione”;

2) asseriva inoltre di non avere elementi per lamentarsi del generale Von Stahel e della polizia tedesca che fino a quel momento avevano rispettato la neutralità.

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Non una parola di condanna delle retate compiute due giorni prima dai nazisti. Non un atto d’accusa. Tutto depone per un giudizio, quanto meno di equidistanza, tra tedeschi e Alleati da parte del papa. L’atteggiamento del pontefice appare agli occhi del suo interlocutore tanto inaccettabile che questi è costretto a scrivere: “ […] l’Urbe è alla mercè dei tedeschi che sistematicamente la privano di tutti i rifornimenti e della manodopera, che arrestano ufficiali italiani, giovani e carabinieri e che applicano metodi spietati nella persecuzione degli ebrei. Roma soffre il destino di tutte le città occupate dai tedeschi e gli italiani stanno apprendendo la natura del Nuovo Ordine per il quale hanno combattuto. […] Egli ha replicato, che in tal senso e fino a questo momento, i tedeschi si sono sempre comportati correttamente”. Ma la comunicazione a Londra dice ben altro e parla in modo esplicito di persecuzione degli ebrei. Ciò significa per chi ha orecchie per sentire che la repressione degli ebrei era in corso da tempo e che il papa non poteva restare apparentemente distaccato rispetto a quanto stava accadendo probabilmente  da settembre, dai giorni successivoi all’occupazione tedesca della capitale.

Nel documento, pure segreto, del 13 dicembre è l’Oss di Washington a scrivere al Presidente degli Usa e al Counter Intelligence Corps (Cic) sugli eventi in Vaticano. Il documento è stato rintracciato sempre dal nostro Cereghino a College Park, nel Maryland in Usa ed ha la collocazione: Record Group 226, Entry 210, Box 440, Boston Series, n. 10. Sono riferite le opinioni dell’ambasciatore tedesco presso il Vaticano sulla situazione nella Santa Sede a quella data. Vi si dice, tra l’altro, che il papa si augura che i nazisti mantengano le posizioni militari sul fronte russo perché in “caso contrario, il comunismo sarà l’unico vincitore in grado di emergere dalla devastazione bellica. Egli sogna – si aggiunge – l’unione delle antiche Nazioni civilizzate dell’Occidente per isolare il bolscevismo a Oriente. Così come fece Papa Innocenzo XI, che unificò il continente [l’Europa] contro i Musulmani e liberò Budapest e Vienna”. Rispetto agli Alleati che appaiono in questa posizione drastica non allineati, è evidente che il Vaticano, con Pio XII anticipa la strategia del contenimento del comunismo, di cui è elemento centrale, fino al punto che la rete spionistica della Santa Sede si intreccerà in modo decisivo, nei mesi successivi, con l’intelligence germanica coordinata a Roma da Herbert Kappler.  Non sappiamo se a padre Gampel tutte queste cose risultano inesistenti o indifferenti. (G. C. e M.J.C.))

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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