Kappler: Roma-Berlino

Kappler dopo la cattura

Kappler dopo la cattura

Archivio Casarrubea (Partinico) 

I documenti che alleghiamo  si riferiscono all’estate-autunno del 1943, quando Roma era ancora occupata dai nazisti ed Herbert Kappler e i suoi uomini informavano Berlino sulla situazione italiana. I servizi di intelligence inglesi intercettavano i cablogrammi e li spedivano in tempo reale a Roma e a Washington. I documenti che riportiamo riguardano in estrema sintesi i seguenti temi: la situazione militare sullo scacchiere europeo; i rapporti col Vaticano, i preparativi e l’esecuzione  operativa della liberazione di Mussolini al Gran Sasso.

Contengono anche elementi di riferimento alla situazione del mondo operaio, alla società italiana in generale e alle mosse del governo di Pietro Badoglio.

***


L’Italia del ’43 nei telegrammi nazisti

(Roma- Berlino, luglio-novembre)

National Archives, Kew Gardens, Surrey, Gran Bretagna

A cura di Mario J. Cereghino

(2007)

Da Berlino a Roma,

31 luglio 1943,

ore 7.52

Tramite tutte le fonti attualmente a disposizione, vi preghiamo ancora una volta di inviarci una valutazione politica sui membri dell’attuale governo [Badoglio]. […].

F.to: Hammer.

Da Roma a Berlino,

31 luglio 1943,

ore 16.46.

Urgente. Non vi è alcun divieto agli spostamenti. Malgrado le dimostrazioni comuniste nell’Italia settentrionale, soprattutto a Milano, non si registrano disordini o scioperi. Grazie all’azione ferrea del governo, la situazione è ancora sotto controllo. Da Milano giunge notizia che gli agitatori comunisti fomentano gli scioperi. I lavoratori sono incitati contro la Germania e i Savoia.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

2 agosto 1943,

ore 10.02.

All’attenzione di Hoettl. Dollman desidera informarLa che il contatto con la cerchia del generale Ambrosio è stato stabilito esclusivamente grazie a Testa, una vecchia conoscenza di Buffarini. L’obiettivo è quello di soddisfare con urgenza il desiderio espresso da Ambrosio di avviare una trattativa di natura militare con noi. Abbiamo naturalmente evitato un contatto diretto con il generale, limitandoci a misurare la temperatura morale [degli italiani]. Potrebbe trattarsi di una manovra diversiva, con l’obiettivo di guadagnare tempo e portare avanti un piano differente, ideato dallo Stato Maggiore [italiano]. Dollman chiede istruzioni: il contatto con Testa va interrotto?

Da Roma a Berlino,

2 agosto 1943,

ore 10.22.

Tuttavia, Dollman desidera sottolineare che, persino secondo gli italiani, ciò equivarrebbe a rompere le più elementari regole della lealtà e della decenza. Inoltre, occorre ridurre al minimo i contatti anche con Ciano e con Bottai, il suo complice criminale. Al momento, Ciano è un fuorilegge odiato e disprezzato proprio in quegli ambienti di cui ha tentato di guadagnarsi i favori con il suo comportamento da Giuda. Ormai conta poco, come Bottai. Grandi, che ha giocato un ruolo di gran lunga più importante nella preparazione del tradimento ai danni del Duce, ha avuto almeno l’accortezza di assicurarsi una certa posizione seguendo alcuni punti cardinali: il papa, l’Inghilterra, la pace. […].

Da Roma a Berlino,

2 agosto 1943,

ore 14.57.

All’attenzione del comandante delle Ss, urgente. Tramite Pagnozzi (che è in contatto con una fonte affidabile all’interno dell’Arma dei carabinieri), Dollman ha appreso che il Duce si trova dall’altro ieri nell’isola di Ponza, tra Gaeta e Napoli. Informerò immediatamente il generale Student.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

3 agosto 1943,

ore 6.48.

Gli ordini impartiti a Pozzi perché il Duce fosse dichiarato malato di mente provenivano direttamente dalla casa regnante, cioè dal re. I motivi non sono chiari. Si presume che il monarca intenda proteggere il Duce sia contro la richiesta di estradizione [avanzata dagli Alleati], sia contro le conseguenze che potrebbero scaturire dalla commissione speciale istituita oggi. Ma tale protezione è rivolta anche ai ladroni di Stato e alla persona stessa del re. Il rapporto è stato redatto dall’agente 75/7. Fonte: Boggiano Pico.

F.to: Hass.

Da Roma a Berlino,

3 agosto 1943,

ore 8.13.

[…] La classe media vede in Badoglio una roccaforte contro il comunismo. […].

Da Roma a Berlino,

3 agosto 1943,

ore 8.41.

L’ex comandante della Gil, Sellani, riferisce che il trasmettitore radio “Italo Balbo” è segretamente operativo in provincia di Ferrara. E’ mal equipaggiato e le sue emissioni si ascoltano male in tutta Italia. Tuttavia, sembra produrre un effetto positivo tra i fascisti. In tal modo, possiamo prevenire inutili azioni individuali e predisporre un nucleo operativo centralizzato. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

4 agosto 1943,

ore 11.18.

Secondo Kesserling e Richthofen, dobbiamo cercare in tutti i modi di collaborare con Badoglio. Affermando di essere d’accordo con lui, guadagneremo tempo in attesa dei rinforzi di truppe di cui abbiamo una necessità urgente. E ciò nell’eventualità che le intenzioni di Badoglio finiscano per rivelarsi insincere. Tuttavia, Kesserling non è d’accordo con i piani del comandante delle Ss perché, ad esempio, l’azione di Student [per la liberazione di Mussolini] abbia immediatamente luogo. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

6 agosto 1943,

ore 6.40.

Secondo Pelosi, il morale delle forze armate è generalmente buono. Badoglio gode della fiducia degli ufficiali. Ha giocato a suo favore il fatto che, da quando è diventato capo del governo, non si sono verificati disastri militari di rilievo. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

6 agosto 1943,

ore 6.51.

Il segretario di Venturi, Pelosi, ha dichiarato ad un nostro informatore attendibile che, in rapporto al pericolo del comunismo, la situazione a Milano è tornata normale. Al momento, egli non vede un rischio immediato di sollevazione bolscevica. Ma ciò potrebbe accadere se gli angloamericani bombardassero le grandi città dell’Italia settentrionale. In relazione all’atteggiamento generale nei confronti dei tedeschi, […] stiamo diventando sempre più impopolari tra i settori più poveri della popolazione.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino.

6 agosto 1943,

ore 7.29

Il presidente della Confederazione degli industriali, Luciano Gottardi, ha rilasciato alcune dichiarazioni ad un nostro confidente, in rapporto al nuovo governo. Badoglio è un generale di vecchio stampo, tutto d’un pezzo. Gode della fiducia degli ufficiali e delle classi colte ma anche di quelli che hanno un’ideologia opposta alla sua. Un fascista è soprattutto, e anzitutto, un patriota. Al momento, la cosa più importante è la salvezza dell’Italia. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

6 agosto 1943,

ore 8.35.

Un colonnello del quartier generale di Badoglio ha confidato ad un nostro informatore che, al momento, due tendenze si contrappongono all’interno del comando delle forze armate. Un piccolo gruppo, assieme a Badoglio e al re, è favorevole alla continuazione della guerra. Un gruppo più ampio vorrebbe invece costringere il re ad abdicare in favore al principe di Piemonte che, dallo sbarco inglese, ritiene di essere in grado di firmare una pace separata. […] Influenzato da questi settori, il re ha già affrontato con il principe il tema della successione, che ha però opposto un rifiuto ostinato. Un rigetto è arrivato anche dal duca d’Aosta. Tuttavia, in caso di fallimento di ogni iniziativa, egli acconsentirebbe ad assumere la reggenza al posto del figlio del principe di Piemonte. […] Il colonnello suddetto teme che l’abdicazione del re possa avvenire mediante l’uso della forza.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

6 agosto 1943,

ore 18.38.

Ciano si trova in Vaticano, dove gode del diritto di ospitalità da quando si è dimesso da ambasciatore. Da ieri, Edda Ciano non è più soggetta a restrizioni da parte della polizia. Al momento, si trova ancora in Roma.

F.to: Kappler

Da Roma a Berlino,

6 agosto 1943,

ore 18.42

Donna Rachele Mussolini non si trova a Ponza, come riferisce Dollman, ma a Rocca delle Camminate, nei pressi di Forlì.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

6 agosto 1943,

ore 19.39.

[…] Secondo informazioni provenienti dal Vaticano, i negoziati [per la firma dell’armistizio] sono progrediti a tal punto che la capitolazione dell’Italia potrebbe avvenire, al massimo, entro quaranta giorni.

F.to. Kappler.

Da Roma a Berlino,

8 agosto 1943,

ore 6.19.

Il 5 agosto, i cinema di Roma hanno esibito gli eventi del 26 luglio. Le scene strappavano grandi applausi, tranne quelle in cui appariva il re. Badoglio era accolto con favore. Gli applausi più calorosi erano riservati agli ufficiali e ai soldati.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

8 agosto 1943,

ore 6.40.

Si registra una maggiore attività di guerriglia a Trieste e a Fiume. I partigiani ricevono appoggio e rinforzi dai settori della popolazione che simpatizzano con i comunisti.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

8 agosto 1943,

ore 6.46.

[…] Fino ad oggi, non vi sono indicazioni che il maresciallo Badoglio non sia intenzionato a continuare la guerra a fianco della Germania.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

8 agosto 1943,

ore 6.57.

[…] Fino a questo momento, le forze armate [italiane] sono state infettate dal bolscevismo solo in forma leggera.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

8 agosto 1943,

ore 7.35.

[…] Tutti i questori riferiscono al ministero dell’Interno che la situazione [italiana] è assolutamente tranquilla. Inoltre, i rapporti forniti giornalmente da Hass risultano onnicomprensivi e straordinariamente seri. […].

F.to: Kappler.

Da Berlino a Roma,

9 agosto 1943,

ore 7.34.

[…] Sull’arresto di Mussolini, il comandante delle Ss esige un rapporto obiettivo da Agnesino [sic] o da Stracca. Non è da escludere che Bagnara abbia già inviato un resoconto completo sul tema o una comunicazione diretta. […].

Da Roma a Berlino,

9 agosto 1943,

ore 12.45.

Ieri notte, aerei nemici hanno lanciato volantini su Firenze per esortare la popolazione a porre fine alla guerra e ad espellere il governo Badoglio.

F.to: Kappler

Da Roma a Berlino,

9 agosto 1943,

ore 13.50

De Gennaro ha riferito all’agente 75/24 che il principe di Piemonte non è per niente soddisfatto del corso degli eventi. Anche il re e Badoglio sono preoccupati per il destino della monarchia. Dal 6 agosto, gli ufficiali fedeli al re sono stati sistemati negli edifici prossimi a villa Savoia. Inoltre, sono attualmente in corso lavori per rafforzare le difese del parco circostante.

Da Roma a Berlino,

9 agosto 1943,

ore 14.49.

Tassinari è ancora in libertà e ieri sera è arrivato a Roma. Ha ringraziato il comandante delle Ss per tutte le agevolazioni di cui ha goduto tramite Dollman. Tassinari ha sostenuto una discussione con il Duce [prima del 25 luglio], su richiesta di quest’ultimo. A Dollman, Tassinari ha raccontato che l’esito della conversazione è stato totalmente negativo, a causa della cruda esposizione del Duce sulla tragica situazione italiana. Negli ultimi mesi, Tassinari è stato costretto a giudicare la personalità di Mussolini in una luce sempre più sfavorevole. Tuttavia, l’ultimo colloquio gli ha fatto perdere tutte le speranze che la situazione italiana potesse essere salvata dal Duce.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

9 agosto 1943,

ore 15.30.

Oggi, Tassinari ha incontrato Dollman. Per costringere il re ad abdicare in favore del principe di Piemonte o di suo nipote, Badoglio dovrebbe assicurarsi l’appoggio dell’esercito e formare un governo di unità nazionale guidato da personalità fasciste non compromesse. A queste condizioni, Tassinari è disponibile ad assumersi ogni responsabilità.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

9 agosto 1943,

ore 15.51.

Per arrivare a questa soluzione, che egli considera l’unica in grado di salvare l’Italia dal caos, occorre che la Germania eserciti una fortissima pressione su Badoglio perché si arrivi ad un governo sul modello suddetto. Secondo Tassinari, Badoglio non è onesto né da un punto di vista politico né finanziario. Tuttavia, la sua collaborazione è indispensabile in rapporto all’esercito. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

9 agosto 1943,

ore 16.32.

Secondo Tassinari, nell’eventualità che Badoglio respinga le richieste della Germania, l’Italia dovrebbe essere immediatamente occupata dalle truppe tedesche. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

10 agosto 1943,

ore 6.51.

Si dice che il Pci stia organizzando un’offensiva propagandistica per raggiungere i seguenti obiettivi, non appena le priorità militari diventeranno meno pressanti: abolizione della monarchia, presa del potere, alleanza militare con gli angloamericani e con i russi contro la Germania. Il Pci teme l’occupazione dell’Italia da parte della Germania.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

10 agosto 1943,

ore 13.19.

Sono in aumento i fascisti che chiedono di poter combattere nell’esercito tedesco. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

10 agosto 1943,

ore 15.28.

[…] La direzione del Pci ha ordinato la costituzione di comitati di azione, già funzionanti a Milano, Torino e Genova. Vi partecipano tutte le formazioni della sinistra. […] Il Pci intende così compensare la sua debolezza numerica. Al momento, la parola d’ordine è di non opporsi al governo Badoglio.

Da Roma a Berlino,

10 agosto 1943,

ore 17.08.

Nella giornata di ieri, l’ammiraglio Thaon de Revel ha confidato alla signora Salerno […] di essere preoccupato per l’eventuale collaborazione del Pci [al governo Badoglio].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

10 agosto 1943,

ore 17.13

Giorni fa, Guariglia ha fornito la seguente risposta ad una signora che gli chiedeva perché non era ancora stata conclusa una pace separata [con gli Alleati]: “Se avessimo voluto firmare la pace, lo avremmo fatto un minuto dopo il giuramento del nuovo governo. Ora, però, sarebbe impossibile. L’Inghilterra ha dimostrato scarsa accortezza nel proporci condizioni inaccettabili”. La frase è stata riferita dalla signora Salerno.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

10 agosto 1943,

ore 17.30.

Il Duce si trova sicuramente a Ponza, malgrado circolino voci in senso contrario.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

10 agosto 1943,

ore 18.57.

Si apprende da una fonte confidenziale della polizia che Stracca e Agnesina [sic] sono stati arrestati il 2 agosto perché progettavano di liberare il Duce mentre transitava da Gaeta, sulla via di Ponza. Si dice che una delle cento guardie [personali del Duce] li abbia traditi.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

11 agosto 1943,

ore 9.03.

Un monsignore del Vaticano ha incontrato ieri Del Re (che egli conosce come fascista) per comunicargli la seguente informazione: l’ambasciatore inglese in Vaticano è stato informato che il Duce si trova nell’isola di Ponza. […].

Da Berlino a Roma,

11 agosto 1943,

ore 14.00.

Da due fonti differenti (una è quella di padre Leiber), apprendiamo che il Vaticano teme seriamente l’occupazione di Roma da parte delle truppe germaniche. […] Sul tema, corre voce che il Vaticano abbia sondato gli Alleati per valutarne le eventuali reazioni. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

12 agosto 1943,

ore 5.30.

Secondo la polizia italiana, continuano gli scioperi a singhiozzo nelle fabbriche dell’Italia settentrionale. Gli operai chiedono l’allontanamento dei direttori, dei capi squadra e degli operai considerati fascisti.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

13 agosto 1943,

ore 6.23.

Dal 25 luglio, l’atteggiamento del Vaticano è stato improntato alla più assoluta passività. Il governo Badoglio è descritto come un regime di transizione. Abbiamo appurato che il papa è sempre più spaventato dal bolscevismo (fonte: conte Beltrametti). Per contro, secondo altri rapporti, un gruppo di cardinali si sforza di convincerlo che un’Europa comunista è preferibile ad un’Europa dominata dal nazismo.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

13 agosto 1943,

ore 6.32.

Oggetto: Emittente radio clandestina “Italo Balbo”. Le ragioni avanzate dai fascisti per allestire un’emittente radio segreta sono le seguenti: 1) Dal 25 luglio, il movimento fascista non ha una guida; 2) l’arresto in massa dei principali dirigenti rende impossibile la formazione di un partito clandestino; 3) i militanti del Pnf credono ancora nell’ideale fascista; 4) l’unica speranza è che la Germania non venga loro meno, nell’interesse stesso dei futuri sviluppi bellici; 5) al momento, i partiti di sinistra possono contare su materiali di propaganda di ogni genere (solo i fascisti ne sono esclusi).

Da Roma a Berlino,

13 agosto 1943,

ore 16.51.

Il bombardamento più violento è stato sferrato contro il quartiere Tiburtino, un rione popolare di Roma. Alcuni aerei alleati si sono abbassati per mitragliare la folla.[…].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

14 agosto 1943,

ore 6.51.

Ancora una volta, l’attacco aereo su Roma è stato diretto soprattutto contro i magazzini ferroviari, che si trovano in mezzo ai quartieri popolari della città, e contro un aerodromo alle porte della città. Gli edifici occupati dalla popolazione più povera, nei pressi della linea ferroviaria, sono stati nuovamente devastati. Sono stati bombardati anche due ospedali, una scuola e un monastero. […] Il papa è rimasto in Vaticano fino alla fine dell’incursione e non si è recato in città, come era avvenuto durante l’ultimo attacco.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

14 agosto 1943,

ore 7.25.

Ha destato impressione l’opera di soccorso prestata da numerosi preti cattolici. Nella basilica di San Giovanni in Laterano, la folla ha scambiato uno dei sacerdoti per il papa. A gran voce, molti dei presenti gli hanno chiesto di prodigarsi per mettere fine alla guerra e riportare la pace. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

14 agosto 1943,

ore7.34.

L’attacco aereo ha rafforzato l’atteggiamento antigermanico delle masse. Tuttavia, la popolazione ha apprezzato l’opera di soccorso messa in atto dai tedeschi subito dopo il raid, che si è rivelato straordinariamente fiacco e mal organizzato. Gli aerei nemici si trovavano a 2500 metri di altezza. Vari quartieri della città sono rimasti senza elettricità e acqua. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

14 agosto 1943,

ore 17.01.

Il Duce è stato evacuato da Ponza il 12 agosto. Stiamo indagando in ogni direzione per scoprire dove si trovi attualmente. Le nostri fonti sono i commissariati di polizia, Piscitelli e Dollman.

F.to Kappler.

Da Roma a Berlino,

14 agosto 1943,

ore 17.05.

Negli ultimi anni, d’estate, la principessa di Piemonte ha sempre soggiornato assieme ai figli in varie tenute della Valle d’Aosta, nei pressi di Torino. Ora, potrebbe trovarsi nel castello di Sarre (Aosta). In proposito, stiamo compiendo ulteriori verifiche.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

15 agosto 1943,

ore 13.05.

Grandi abita ancora presso la residenza ufficiale del parlamento, in Roma. Di conseguenza, non trovano alcun riscontro le voci sui suoi viaggi a Londra e a Lisbona.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

15 agosto 1943,

ore 13.11.

Secondo il principe Ruspoli, il Duce sarebbe stato tradotto all’isola di Caprera, non lontano dalla Sardegna.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

15 agosto 1943,

ore 13.24.

Il generale Student è in attesa delle comunicazioni radio sul luogo di detenzione del Duce, per poi trasmetterle al comandante delle Ss. […].

Da Roma a Berlino,

15 agosto 1943,

ore 13.39.

A Milano, durante l’ultimo bombardamento aereo, sono stati lanciati dei volantini che incitavano i lavoratori a scioperare. Il giorno dopo, si sono verificati degli scioperi alla Pirelli e alla Breda. Le autorità militari hanno preso una serie di misure severe e hanno sparato sugli scioperanti. Il lavoro è ripreso il giorno seguente.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

15 agosto 1943,

ore 14.57.

L’agente 35/7 ha appreso che il Duce sarebbe stato tradotto all’isola della Maddalena. […].

Da Roma a Berlino,

15 agosto 1943,

ore 17.09.

Il 12 agosto, Druwen ha trasmesso le seguenti informazioni. Si conferma che, il 31 luglio, il governo [Badoglio] ha inviato una serie di proposte al Vaticano. Tra queste, la richiesta del nemico di dichiarare Roma città aperta. Dal momento che il governo non ha ancora ricevuto una risposta, in breve proclamerà Roma città aperta, in qualità di centro mondiale del cattolicesimo. Il governo assumerà tutte le misure necessarie, secondo i canoni del diritto internazionale.

F.to: Hass.

Da Roma a Berlino,

15 agosto 1943,

ore 17.30.

Vi è il pericolo che Fiume rimanga tagliata fuori [dall’Italia]. I partigiani minacciano la città da tre lati. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

15 agosto 1943,

ore 17.44.

Secondo un’informazione trasmessa a Dollman dal principe Ruspoli, negli ultimi giorni il principe e la principessa di Piemonte hanno soggiornato al Quirinale. I loro figli risultano assenti. Tuttavia, ci risulta impossibile determinare in anticipo gli spostamenti di Umberto, che ha l’abitudine di mettersi in viaggio senza alcun preavviso per ispezionare le truppe.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

17 agosto 1943,

ore 15.48.

La liberazione dei prigionieri politici è violentemente criticata dall’aristocrazia, […] che è terrorizzata dal comunismo.

F.to: Hass.

Da Roma a Berlino,

17 agosto 1943,

ore 16.09.

Secondo una fonte attendibile della polizia, il ministro dell’Interno Ricci ha ordinato di mettere immediatamente in libertà tutti i comunisti e i socialisti ancora in prigione, senza eccezione alcuna. L’ordine è stato confermato in seguito ad un colloquio tra Badoglio e Senise. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

17 agosto 1943,

ore 16.47.

Oggi, il Sim ha ordinato la seguente indagine conoscitiva: “Quali potrebbero essere le reazioni della Germania nel caso l’Italia passasse dalla parte dell’Inghilterra?”. La risposta deve assolutamente arrivare prima della fine della giornata (fonte: un ufficiale dei servizi di sicurezza della Marina).

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

17 agosto 1943,

ore 17.51.

In seguito alla dichiarazione di Roma città aperta, a Milano si è svolta un’imponente dimostrazione antigermanica.

F.to: Hass

Da Roma a Berlino,

19 agosto 1943,

ore 00.35.

[…] Assieme ai figli, il conte e la contessa Ciano si trovano attualmente nella loro residenza (l’indirizzo è noto al comandante delle Ss). Hanno libertà di movimento ma sono sottoposti a sorveglianza.

F.to: Kappler

Da Roma a Berlino,

19 agosto 1943,

ore 00.51.

Dollman chiede istruzioni urgenti al comandante delle Ss in rapporto al seguente tema. Egli si permette di osservare che, fino a questo momento, non è stato possibile chiarire l’atteggiamento della contessa Ciano nei confronti di suo padre. Tuttavia, tutto indica che si è schierata a fianco del marito da quando è tornata a Roma assieme ai figli, subito dopo la caduta del Duce. La contessa ha chiesto di incontrare Dollman entro le ore 14.00 di oggi. […].

F.to. Kappler.

Da Roma a Berlino,

20 agosto 1943,

ore 12.46.

Secondo informazioni attendibili (ottenute da Pagnozzi), questa mattina il Duce si trovava ancora nell’isola della Maddalena.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

21 agosto 1943,

ore 13.57.

La contessa Ciano ha posto l’accento sull’atteggiamento “necessariamente” proditorio adottato dal nuovo governo [Badoglio] nei confronti della Germania. Un governo che, a sua volta, ha preso il potere mediante un atto di alto tradimento. Tuttavia, la pressione esercitata dalle truppe tedesche (soprattutto le Ss) impedisce a Badoglio di essere coerente fino in fondo. La contessa ha poi segnalato il crescente pericolo del comunismo, che potrebbe collocare il governo in una situazione imbarazzante. Sul tema del tradimento, ha poi espresso un’opinione personale: ella si considera una figura essenzialmente transitoria. Tuttavia, si sente in dovere di metterci in guardia dalla principessa di Piemonte.

F.to: Dollman.

Da Roma a Berlino,

21 agosto 1943,

ore 15.51.

Senise ha comunicato a Dollman la seguente informazione: Badoglio desidera incontrarlo (alla presenza di Senise) con l’obiettivo di trasmettere al comandante delle Ss tutte le ipotesi possibili [sull’uscita dell’Italia dalla guerra]. L’incontro è stato fissato per lunedì sera.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

21 agosto 1943,

ore 17.16.

Nella giornata di oggi, il segretario di Stato del Vaticano ha ricevuto l’ambasciatore britannico e gli incaricati d’affari di Stati Uniti e Italia. Pochi giorni fa, è stata la volta dell’ambasciatore polacco. Seguirà un rapporto sui risultati di questi incontri.

F.to: Hass.

Da Roma a Berlino,

22 agosto 1943,

ore 1.37.

Il ministro degli Esteri del Reich è interessato alle attività di Chierici, che è fuggito il 27 luglio portandosi via i fondi segreti del capo della polizia italiana (compresi quelli di luglio, agosto e settembre). […].

Da Berlino a Roma,

22 agosto 1943,

ore 8.39.

Per ordine del comandante delle Ss, in nessuna circostanza deve svolgersi un incontro tra Dollman e Badoglio. […].

F.to: Hoettl.

Da Roma a Berlino,

24 agosto 1943,

ore 18.27.

Bismarck mi ha ufficialmente informato di essere stato convocato alle ore 12.00 da Guariglia, che gli ha rivelato con aria molto grave di avere le prove dell’intenzione tedesca di sferrare un colpo di Stato, con l’obiettivo di rimettere al potere il governo fascista. […] Abbiamo effettivamente ricevuto informazioni (non confermate), secondo le quali il Sim è in possesso di prove sui piani golpisti della Germania.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

28 agosto 1943,

ore 13.36.

Il generale Presti (Pai) ritiene che Badoglio rimarrà al potere per pochi giorni ancora. Con ogni probabilità, il suo successore sarà Orlando.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

28 agosto 1943,

ore 21.21.

L’assassinio di Muti ha minato le speranze [fasciste] di sostegno alla Germania. Continuano ad essere congedati o trasferiti gli ufficiali della Milizia che si sono distinti per il servizio prestato alla causa fascista. In sintonia con la mentalità italiana, la dissoluzione della Milizia ha provocato nei gruppi clandestini fascisti uno stato di smarrimento profondo.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

29 agosto 1943,

ore 18.45.

Secondo Pomilio, ex direttore dell’Istituto culturale fascista, il Duce è stato tradotto dall’isola della Maddalena a villa Pantano, a sud del lago Trasimeno. L’informazione proviene da un ufficiale della sua scorta. Ho già ordinato una verifica. Anche altri rapporti confermano che la partenza dalla Maddalena è avvenuta il 27 agosto.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

29 agosto 1943,

ore 19.02.

Badoglio teme che il primo settembre possano verificarsi scioperi e dimostrazioni contro il governo e la continuazione della guerra. Sono già stati stampati, e inviati alle varie prefetture, i manifesti che annunciano la proclamazione dello stato d’assedio.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

29 agosto 1943,

ore 20.37.

Numerosi rapporti (che non siamo in grado di verificare) riferiscono una voce molto diffusa: gli inglesi sbarcheranno nei pressi di Roma ai primi di settembre. Le truppe italiane opporranno una resistenza simbolica. Tutti si augurano la rapida conquista di Roma e la fine della guerra.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

29 agosto 1943,

ore 20.54.

Di recente, Maglione e Montini non si sono allontanati da Roma. Questa informazione smentisce i rapporti secondo i quali Grandi si troverebbe in compagnia del segretario di Stato. Il ministero degli Esteri [italiano] ha confermato la partenza di Grandi per la Spagna o il Portogallo. Al momento, ci risulta impossibile verificare dove si trovi e, soprattutto, lo stato delle negoziazioni [con gli Alleati per la firma dell’armistizio].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

29 agosto 1943,

ore 21.11.

Il colonnello Bitocco ha comunicato ad un giornalista di sua conoscenza le seguenti considerazioni di Ambrosio. Il generale prevede uno sbarco alleato sugli stretti [del Mar Nero] o l’entrata in guerra della Turchia. Ciò forzerebbe la Germania a ritirare le sue divisioni dall’Italia. A quel punto, giacché il collasso italiano ha già costretto i tedeschi a mantenere nella penisola le loro truppe migliori, l’Italia si schiererebbe contro la Germania sulla linea delle Alpi. In tal modo, Ambrosio spera di ottenere una serie di vantaggi politici nelle trattative [per la firma dell’armistizio con gli angloamericani]. Fonte: agente 75/19.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

29 agosto1943,

ore 21.30.

Dopo essersi assicurato che a quell’ora la casa non era sorvegliata, Hass (che è praticamente sconosciuto alle autorità italiane) si è incontrato con Scorza. Hass si è presentato come emissario dell’ambasciata tedesca. Scorza ha espresso il desiderio di trasferirsi in Germania. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

30 agosto 1943,

ore 18.42

[…] I carabinieri sono presenti nei capoluoghi di provincia. Sono impiegati come gendarmeria e, a causa delle abnormi circostanze verificatesi, obbediscono esclusivamente a ordini militari. Tuttavia, dal nostro punto di vista, non sono da considerare affidabili.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

30 agosto 1943,

ore 18.52.

A causa di un allarme aereo, un ufficiale dell’esercito italiano ha perso il treno ed è stato da noi interrogato. Abbiamo così appreso che, oggi a mezzogiorno, il ministero della Marina ha spedito a Taranto (città che è già stata evacuata dalle truppe tedesche) varie casse contenenti documenti segreti.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

30 agosto 1943,

ore 19.04.

Il Corriere della Sera è stato l’unico quotidiano a pubblicare la notizia dell’espatrio (per via aerea) della famiglia Ciano. Dal momento che un comunicato ufficiale sarà divulgato nelle prossime 24 ore, la notizia è stata censurata dagli altri giornali. Negli ambienti della stampa estera, corre voce che Ciano si trovi ad Innsbruck.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

30 agosto 1943,

ore 19.12.

Si registra una forte concentrazione di navi nei pressi di Malta. Da oggi a mezzogiorno, a causa dei continui bombardamenti alleati, le linee ferroviarie che si diramano da Roma verso il nord risultano interrotte. Di conseguenza, acquistano una attendibilità crescente i rapporti di ieri su un attacco imminente contro Roma. Tenendo sempre in conto gli sviluppi politici interni, la mia impressione è che il governo Badoglio concluderà una pace separata [con gli angloamericani] nei prossimi dieci giorni. In alternativa, potrebbe verificarsi un cambio di linea politica in rapporto alla politica estera dell’Italia.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

31 agosto 1943,

ore 12.56.

Il ministro italiano degli Esteri ha informato la nostra ambasciata che Grandi è fuggito in Portogallo, con l’aiuto delle autorità. Temeva un attentato dei fascisti. Grandi non si troverebbe in Spagna ma in un villaggio nei pressi di Oporto.

F.to: Kappler

Da Roma a Berlino,

1 settembre 1943,

ore 7.24.

Giorni fa, a Gaeta, numerosi soldati italiani hanno preso parte ai festeggiamenti organizzati dai comunisti per la liberazione di un gruppo di prigionieri politici.

F.to: Kappler

Da Roma a Berlino,

5 settembre 1943,

ore 22.00.

Grazie alle informazioni ottenute tramite una fonte della polizia in località Isola di Gran Sasso, abbiamo scoperto che, con ogni probabilità, il Duce si trova presso un albergo sito in quella montagna. Ho già inviato alcuni miei uomini perché effettuino un sopralluogo. Saranno di ritorno a Roma nel pomeriggio di martedì.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

6 settembre 1943,

ore 12.59.

Il direttore della centrale telefonica presso il quartier generale dell’Aeronautica[militare italiana], ha trasmesso al nostro confidente Del Re la seguente notizia. Alle ore 17.00 del 4 settembre si è svolta una conversazione telefonica tra il Comando supremo delle forze armate [italiane] e il comando dell’Aeronautica. Le proposte di pace italiane sono state sostanzialmente accolte dagli inglesi. Nel corso delle future trattative, si tenterà di rimuovere le obiezioni sollevate dagli americani. Vista l’importanza della questione, abbiamo subito cercato di metterci in contatto diretto con la fonte. Tuttavia, per paura, quest’ultima ha opposto un rifiuto a Del Re, che conferma l’informazione (avrebbe ascoltato personalmente la conversazione telefonica suddetta) e garantisce l’attendibilità della sua versione. Sebbene non sia possibile verificare la notizia, abbiamo comunque proceduto a esaminarla con attenzione. E’ stata infatti messa a confronto con altri rapporti sui presunti negoziati portati avanti dagli uomini di Badoglio [con gli Alleati]. Nell’insieme, l’informazione non sembra inverosimile.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

7 settembre 1943,

ore 19.27.

[…] Abbiamo concluso il sopralluogo sul versante sud del Gran Sasso. Vi confermiamo che il Duce si trova ancora presso l’albergo di Campo Imperatore.

F.to: Kappler.

Da Berlino a Roma,

8 settembre 1943,

ore 19.53.

Il comandante delle Ss ordina che nessun altro comando tedesco [in Italia] sia messo al corrente del luogo in cui si trova Mussolini.

F.to: Hammer.

Da Berlino a Roma,

8 settembre 1943,

ore 21.46.

Il comandante delle Ss concede totale libertà d’azione per la liberazione di Mussolini. […].

F.to: Schellenberg.

Da Roma a Berlino,

10 settembre 1943,

ore 11.25.

[…] Continuano le trattative per la resa dell’esercito italiano in Roma. Progredisce in maniera positiva l’attacco delle unità germaniche, che combattono in parte senza l’aiuto dell’artiglieria, contro due o tre divisioni italiane.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

10 settembre 1943,

ore 11.32

Nella giornata di ieri, due divisioni e mezzo [italiane] sono state disarmate. Altre unità più piccole si sono messe a disposizione della Germania. Al momento, anche i gruppi di italiani che combattevano a sud di Roma si sono arresi in forma incondizionata. L’occupazione di Roma e il disarmo delle forze italiane (che sono ancora forti e di gran lunga superiori alle nostre due divisioni) dipende in gran parte dall’andamento delle trattative nella giornata di oggi. In mancanza di ordini, marcerò su Roma con le mie truppe.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

10 settembre 1943,

ore 11.40.

L’operazione per la liberazione del Duce è stata rinviata. In seguito all’occupazione di Roma, Skorzeny (che oggi raggiungerà le truppe combattenti con i suoi uomini) dispone di un battaglione di paracadutisti. Le sue unità hanno partecipato con successo alle azioni militari di ieri.

Da Berlino a Roma,

10 settembre 1943,

ore 20.49.

Il Comando dei servizi di sicurezza ordina che la liberazione di Mussolini e di sua moglie sia eseguita con determinazione assoluta, con tutti i mezzi a disposizione e a qualsiasi condizione. Se necessario, possiamo assistervi da qui. […].

F.to: Hoettl.

Da Roma a Berlino,

11 settembre 1943,

ore 14.21.

[…] I generi alimentari sono scomparsi da due giorni. Tutti gli alberghi e i negozi sono chiusi. La popolazione non ha di che mangiare. Secondo rapporti non ancora confermati, gruppi armati di tendenza comunista hanno assassinato numerosi fascisti nel corso delle ultime notti. L’atteggiamento della popolazione è ostile alla Germania. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

12 settembre 1943,

ore 8.08.

Il re e Badoglio hanno abbandonato Roma da molti giorni e, secondo i rapporti ricevuti fino a questo momento, hanno probabilmente già raggiunto le truppe inglesi.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

12 settembre 1943,

ore 8.52.

Nella giornata di ieri, in Roma, si sono verificati numerosi arresti di membri della Milizia, probabilmente a causa del nostro appello affinché i fascisti si uniscano alle truppe tedesche. Inoltre, dopo aver saccheggiato varie armerie dell’esercito, la popolazione civile ha provocato una serie di gravi disordini. Le caserme della Milizia fascista sono state occupate dalla Ps, che è ben equipaggiata. […] Questo pomeriggio, eseguirò un’azione di commando contro Forte Boccea e altre carceri, […] con l’aiuto di un plotone di paracadutisti (a meno di non ricevere ordini in senso contrario, via radio). […].

F.to: Kappler.

Da Berlino a Roma,

12 settembre 1943,

ore 13.00.

Il compito primario della Sipo e dell’Sd consiste nel liberare il Duce. […].

F.to: Schellenberg.

Da Roma a Berlino,

12 settembre 1943,

ore 13.31.

Le personalità fasciste più importanti (e decisamente filotedesche) sono state liberate da un commando delle Ss. Non si registrano perdite. I fascisti si trovano presso la nostra ambasciata [in Roma]. Puntiamo alla formazione di un comitato d’azione fascista che, d’accordo con il governo germanico, getti le basi per la rifondazione del governo [fascista]. Tra i suoi compiti, vi sarà il mantenimento dell’ordine pubblico e la distribuzione di generi alimentari. Stiamo provvedendo all’esecuzione del primo punto.

F.to: Wuester.

Da Roma a Berlino,

12 settembre 1943,

ore 14.45.

Questa mattina alle ore 10.00, il commando di paracadutisti agli ordini di Skorzeny ha iniziato l’operazione sul Gran Sasso. Attendiamo ancora la conferma del buon esito dell’azione. Il commando deve tornare alla base solo nel caso il Duce sia nel frattempo arrivato in Germania.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

12 settembre 1943,

ore 18.11.

La liberazione di Mussolini è stata portata a termine con successo. La partenza per Vienna, dall’aeroporto di Pratica di Mare, è avvenuta alle ore 17.00. Siete pregati di convocare a Vienna i funzionari più importanti delle Ss e della polizia.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

12 settembre 1943,

ore 18.17.

Sono state liberate [in Roma] le seguenti personalità fasciste: […] Galbiati Enzo, Soddu Ubaldo, Freddi Luigi, […] Buffarini Guidi, […], Pollastrini Guglielmo, Manganiello Raffaele, Montagna Renzo. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

12 settembre 1943,

ore 21.48.

Il Fuehrer ha ordinato al generale Stahel di predisporre la difesa del Vaticano. Soldati tedeschi ne controlleranno gli ingressi. Tuttavia, non mi aspetto alcun risultato da questa iniziativa, dal momento che si può entrare in Vaticano […] attraverso la basilica e i musei (luoghi dove non è possibile eseguire controlli). […].

F.to: Kappler

Da Roma a Berlino,

15 settembre 1943,

ore 19.25.

Secondo informazioni ricevute dai fascisti, questa notte i comunisti dovrebbero scatenare una serie di disordini. Corre voce che le armi siano già state distribuite a una lista di nominativi preparata in precedenza. Con il pretesto di pagare i suoi funzionari, si dice che Roveda abbia già prelevato dalla Banca del Lavoro quattro milioni di lire perché siano distribuite ai comunisti. […] Dalle dichiarazioni (da prendere in seria considerazione) di due paracadutisti italiani, apprendiamo che sono in corso i preparativi per una azione militare a sorpresa contro le truppe di occupazione germaniche. […].

Da Roma a Berlino,

15 settembre 1943,

ore 20.12.

Riceviamo notizie allarmanti da varie fonti. Dopo l’annuncio della rifondazione del Partito fascista, si temono disordini in vari quartieri di Roma. In gran quantità, si stanno distribuendo volantini comunisti di contenuto sedizioso e violento contro la Germania. Il disarmo della popolazione civile ha finora prodotto un unico, chiaro risultato: soltanto i fascisti disciplinati hanno consegnato le armi. […]. E’ in corso la preparazione di un’azione militare a sorpresa contro le truppe di occupazione germaniche. […] In giornata, dopo l’annuncio delle prime disposizioni del Duce, un gruppo di vecchi fascisti ha espresso preoccupazione per le ripercussioni sul popolo italiano. Galbiati e i suoi uomini, assieme a Pagnozzi, trascorreranno la notte presso la nostra ambasciata.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

16 settembre 1943,

ore 10.39.

[…] In Vaticano, trova sempre più credito la voce che le truppe tedesche hanno predisposto un piano per sequestrare il papa.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

16 settembre 1943,

ore 10.45.

Il piano Ciano è stato eseguito secondo i tempi previsti e in modo tale da non far ricadere sulla Germania il benché minimo sospetto, anche se il trasporto dei suoi beni potrebbe svelare il segreto. Tuttavia, prima di eseguire gli ordini, mi sento in obbligo di sottolineare che sono sempre stato contrario all’operazione, per le conseguenze che questa avrà sull’atteggiamento di tutti gli italiani nei confronti della Germania.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

16 settembre 1943,

ore 10.47.

La principessa Mafalda si trova a Chieti. […] Occorre informare le unità tedesche nelle vicinanze. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

16 settembre 1943,

ore 19.27.

L’agente 178/50 ha confermato che il papa ha sostenuto una conversazione telefonica con Roosevelt. Con ogni probabilità, hanno discusso la questione dell’Italia in seguito all’armistizio. […].

Da Roma a Berlino,

16 settembre 1943,

ore 19.36.

La notte romana è trascorsa tranquilla, probabilmente per la forte presenza della polizia e di mezzi blindati. […] Si sono uditi i soliti colpi di arma da fuoco ed esplosioni di bombe a mano. Si è verificato un unico incidente tra la Wehrmacht e alcuni franchi tiratori che sparavano da tetti e finestre, mentre si procedeva al sequestro di un deposito d’armi. Sono sette i delinquenti catturati.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

18 settembre 1943,

ore 8.27.

Una verifica incrociata con le informazioni in possesso di un gruppo di ufficiali del comando militare [tedesco] ha messo in luce il seguente piano: il congiungimento delle truppe angloamericane (che avanzano dalla Calabria) con le unità di stanza a Salerno sarà la premessa dell’avanzata vittoriosa del nemico su Roma. Le formazioni italiane hanno il compito segreto di sbarrare la strada alle truppe germaniche in Roma e dintorni. Per raggiungere l’obiettivo, le formazioni militari italiane, che si sono nascoste un po’ ovunque e non hanno ancora consegnato le armi, si uniranno alla divisione Piave (mascherata da corpo di polizia). Continueremo a mantenere i contatti per un breve periodo, allo scopo di ottenere i nominativi ed entrare in azione.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

18 settembre 1943,

ore 8.45.

L’annuncio della rifondazione del Partito fascista da parte di Mussolini ha destato scarsa impressione nella popolazione romana. Non si registrano dimostrazioni. La città appare calma e persino l’ingresso del nuovo segretario nella vecchia sede del partito non ha provocato incidenti. La popolazione è scettica e non si aspetta niente di buono da questo governo Quisling. Numerosi fascisti di provata fede ritengono che il rilancio degli ideali fascisti nella loro vecchia forma (in alcuni casi, addirittura con gli stessi uomini) costituisca un errore politico.

Da Roma a Berlino,

18 settembre 1943,

ore 12.46.

Corre voce che il Duce non sia in Germania ma morto. Si dice che la sua presunta liberazione non sia che uno stratagemma propagandistico tedesco. Le trasmissioni radio inglesi producono effetti catastrofici sul morale e sul comportamento [della popolazione]. Le radio ricetrasmittenti sono ormai ritenute un’assoluta necessità da molti italiani filotedeschi. Le calunnie diffuse dalla propaganda nemica – i tedeschi organizzerebbero saccheggi sistematici e userebbero violenza nei confronti delle donne – hanno provocato la chiusura di molti esercizi commerciali, soprattutto gioiellerie e negozi di orologi. Inoltre, molte famiglie vietano alle figlie di camminare da sole per strada. L’ordine alla popolazione di consegnare tutte le armi ha destato forte inquietudine tra i fascisti. Dal momento che i comunisti non hanno obbedito, i fascisti disarmati si sentono minacciati.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

18 settembre 1943,

ore 16.29.

Il generale dei carabinieri in Roma, Denti, ha ordinato a tutti i comandi dell’Arma di registrare con esattezza i movimenti delle truppe tedesche. Si tratta dell’ennesima prova dell’esistenza di nuovi piani proditori [nei confronti della Germania].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

19 settembre 1943,

ore 16.16.

Lo scorso 14 settembre, durante i colloqui tra Weizsaecker e Maglione, quest’ultimo ha negato le voci secondo le quali la Curia avrebbe giocato un ruolo nelle trattative per la firma dell’armistizio. Maglione e Montini si sono poi dilungati sui controlli esercitati sul corpo diplomatico accreditato presso il Vaticano. Secondo Weizsaecker, si conferma l’impressione che azioni di spionaggio hanno probabilmente avuto luogo in Roma e nel resto d’Italia, anche se non necessariamente in Vaticano.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

20 settembre 1943,

ore 9.46.

Il discorso del Duce è stato accolto con tranquillità dalla popolazione di Roma. Tuttavia, il fatto che non si siano verificate pubbliche dimostrazioni di dissenso non deve portarci a conclusioni ottimistiche in rapporto al morale. Come in passato, la gente è apatica e, soprattutto, preoccupata di soddisfare i bisogni materiali. L’opposizione al potere tedesco in Roma diventa sempre più palese. Gli amici della Germania segnalano il crescente odio dei carabinieri, che sono la fonte di quasi tutta l’animosità contro i tedeschi. La propaganda antigermanica, alimentata dalle trasmissioni radio del nemico, provoca spesso sparatorie nei pressi della nostra ambasciata. Le energiche misure da noi adottate, rinforzate da picchetti della polizia italiana attorno alla nostra legazione, hanno portato alla diminuzione dei colpi di arma da fuoco esplosi nel corso delle ultime notti. Le iniziative della polizia italiana si sono dimostrate assolutamente insufficienti, malgrado le direttive da me impartite con scadenza giornaliera. In ogni modo, le misure contro i saccheggiatori sono ora molto severe. Confido di poter presto trasmettere le prove di un piano per l’attacco alla guarnigione tedesca, con la partecipazione delle cosiddette forze di polizia italiane. […] Fino a quel momento, non perdo la speranza di poter presto ricevere i rinforzi che mi sono stati promessi.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

20 settembre 1943,

ore 11.06.

Grazie a due parà (di cui abbiamo riferito ieri), abbiamo appreso le seguenti informazioni. Alcune formazioni armate italiane intendono sferrare un attacco contro le truppe germaniche in Roma e dintorni, in collaborazione con alcune unità angloamericane. […] A tale scopo, gli alleati occuperanno l’aeroporto di Littoria mentre gli italiani manterranno occupati i tedeschi. […] L’operazione inizierà, al più tardi, tra 10 giorni. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

20 settembre 1943,

ore 11.14.

All’attenzione del comandante delle Ss (via Kaltenbrunner). […] Non vi è alcun segnale di disagio tra i miei uomini. Al contrario, abbiamo ricevuto i più calorosi complimenti. Alcuni combattenti hanno addirittura chiesto di entrare nelle Ss. Vi è del malcontento solo tra quegli ufficiali che si sono sempre opposti all’impresa [di liberare Mussolini al Gran Sasso] e, fino all’ultimo minuto, alla sua attuazione. […].

F.to: Skorzeny.

Da Roma a Berlino,

20 settembre 1943,

ore 12.45.

Il Vaticano ha assunto le seguenti misure precauzionali. I principali edifici non adiacenti tra di loro sono stati collegati via telefono, in modo da poter immediatamente riferire su qualsiasi incidente. Da oggi, nessuno (nemmeno il corpo dei funzionari) è autorizzato a entrare nella biblioteca vaticana senza permesso. I lasciapassare sono stati distribuiti alla fine della scorsa settimana. F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

21 settembre 1943,

ore 19.10.

Nell’Italia centrale sono aumentati i sabotaggi alle linee ferroviarie e ai ponti. Al momento, sono in fase di costituzione bande armate composte da guerriglieri. In Abruzzo, migliaia di prigionieri di guerra angloamericani sono in fuga. Alcuni si stanno armando. Le forze tedesche non sono in grado di applicare le necessarie contromisure. […] Al momento, i collegamenti ferroviari con Napoli sono interrotti. Il nemico domina lo spazio aereo sopra la città. Le isole del golfo sono in mani alleate. […] Oggi inizia la rimozione delle circa cento tonnellate d’oro appartenenti allo Stato italiano.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

23 settembre 1943,

ore 8.50.

A Sofia, la principessa Mafalda [di Savoia] ha partecipato ad un funerale. Al suo ritorno in Italia, […] ha preso alloggio presso un albergo di Chieti. Ha raggiunto Roma il 20 settembre. Nella mattinata dell’altro ieri, abbiamo fatto in modo che si recasse presso la nostra ambasciata, con il pretesto che doveva parlare al telefono con il principe di Hessen [suo marito]. Prima che potesse metterci piede, è stata arrestata e portata all’aeroporto. I suoi figli si trovavano in Vaticano. […] Un commissario della polizia italiana è stato testimone dell’arresto e si è poi incaricato di condurre i bambini fuori dal Vaticano.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

23 settembre 1943,

ore 16.44.

Domani, in compagnia di Wolff, volerò a Forlì per vegliare sul Duce durante il suo soggiorno a Rocca delle Camminate, in occasione della proclamazione del governo [della Rsi]. Domani giungerà anche una scorta composta da un capitano e da dieci uomini. Mi recherò anche a Merano per valutare la sede definitiva del governo di Mussolini (che dovrebbe essere proprio Merano). Nella giornata di sabato, sarò di ritorno a Forlì.

F.to: Harster.

Da Roma a Berlino,

23 settembre 1943,

ore 22.09.

Tra i documenti sequestrati presso il ministero dell’Interno, si trovano quelli (frequentemente citati) sulla vita privata del Duce e delle sorelle Petacci. Tuttavia, mancano le carte relative al principe di Piemonte. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

24 settembre 1943,

ore 19.38

Il 28 settembre prossimo, il corpo diplomatico di Madrid partirà in treno per la Spagna. Il Vaticano ha venduto una serie di visti spagnoli, argentini, portoghesi e messicani ad alcuni ebrei che intendono espatriare illegalmente a bordo di questo treno. Stiamo tentando di accertare l’identità dei suddetti giudei.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

26 settembre 1943,

ore 17.06.

Calvi non è stato arrestato ma inviato nell’Italia settentrionale con un treno speciale, sotto scorta militare. Senise, Rosa, Maraffa e altri sono stati già spediti al nord, a disposizione del comandante delle Ss. […] Dopo l’arresto di Senise, ho chiesto a Leto di assumere temporaneamente il comando della Ps. L’altro ieri, dopo aver messo mano agli archivi dell’Ovra, ho provveduto al sequestro delle carte di nostro interesse, con la collaborazione di Leto. […] Su mio suggerimento, il generale Presti (Pai) è stato nominato capo della polizia di Roma. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

28 settembre 1943,

ore 9.51.

Il discorso del maresciallo Graziani è stato accolto meglio di quello pronunciato dal Duce. Il maresciallo è più popolare di Badoglio. Non è considerato uno stratega ma un leader e un uomo d’azione. […] Non trovano conferma le voci secondo le quali sarebbe stato forzato dei tedeschi ad assumere il dicastero della Guerra. […] Inoltre, ha destato profonda impressione il fatto che un uomo di ottima reputazione come lui abbia assunto un atteggiamento inequivocabile nei confronti del fascismo e della Germania. […] Persino gli squadristi sono rimasti colpiti dal tono appassionato e risoluto del maresciallo. […] Gli spiriti deboli sono rimasti scossi. […] Il linguaggio militare è più efficace degli slogan fascisti. Il discorso è stato ideato e scritto da Rahn e da me, ed è stato poi approvato parola per parola da Graziani.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

29 settembre 1943,

ore 9.28.

I sentimenti [degli italiani] nei confronti dei tedeschi si stanno deteriorando. In seguito alle voci crescenti di saccheggi e sequestri, vi è ovunque apprensione (se non proprio panico) per le distruzioni e gli arresti compiuti. Alle persone incarcerate non è permesso di congedarsi dalle loro famiglie. L’apprensione è aumentata a causa delle misure adottate contro gli ebrei, [persone] che riscuotono le simpatie [deiromani]. Persiste la convinzione che Roma sarà presto evacuata dai tedeschi. Un nostro ritiro avrebbe l’effetto di distruggere totalmente la fiducia nella vittoria tedesca. Tale convinzione si è diffusa persino tra i nostri confidenti, soprattutto dopo che il nemico ha distribuito volantini che li diffidavano dal collaborare con i tedeschi e li minacciavano di scatenare rappresaglie contro le loro famiglie. Prevale un atteggiamento di disgusto e orrore. Considerato l’odio crescente [nei nostri confronti], è possibile che sorgano difficoltà serie per tutti i tedeschi.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

30 settembre 1943,

ore 8.56.

Il discorso del Duce del 28 settembre ha sollevato meno interesse di quello pronunciato da Graziani. La maggioranza della popolazione è apatica. Soltanto la classe media colta mostra una certa simpatia. I dirigenti del partito [fascista] affermano che la gente inizia nuovamente a parlare di fascismo. Nelle alte sfere, il discorso è stato accolto quasi senza commenti. In generale, il Duce è totalmente impopolare. Si dice che dovrebbe lasciare il posto a un uomo più giovane e non compromesso con il passato. Si parla del Fuehrer con ammirazione e invidia, anche se il destino della Germania è ormai dato per segnato.

Da Roma a Berlino,

1 ottobre 1943,

ore 16.24.

Un ambasciatore presso il Vaticano ci comunica la seguente informazione. Gli ambienti ufficiali della Santa sede non sono rigidamente antigermanici. Sono spaventati dal comunismo e non desiderano un’Europa declassata e dominata dagli angloamericani. Se, con tutte le cautele, si suggerisse al papa di trasferirsi nel Liechtenstein, egli potrebbe assentire.

F.to: Sandberger.

Da Roma a Berlino,

3 ottobre 1943,

ore 20.36.

Si registrano varie reazioni al discorso del maresciallo Graziani. E’ probabile che gli ufficiali presenti ne siano rimasti colpiti ma la maggioranza è contraria alla creazione di un nuovo esercito. Il motivo? Il fascismo è screditato. Gli ufficiali amano la monarchia e rigettano la repubblica. I sentimenti e il giuramento di fedeltà li legano al re. A loro dire, le soluzioni possono arrivare soltanto da un capo di Stato, non da un primo ministro. La classe intellettuale è scettica. Dubita che il nuovo esercito [della Rsi] sia in grado di combattere sotto la bandiera italiana. Il discorso ha forse infiammato i giovani ma ormai è troppo tardi. La propaganda inglese soffia sull’odio antitedesco e ottiene ottimi risultati. Le ovazioni verificatesi durante la deposizione di una corona d’alloro erano dovute alla distribuzione previa di denaro [tra la folla]. Gli italiani (operai e classe media) sembrano entusiasti, almeno per il momento. Il prestigio di Graziani ha avuto il suo effetto, al pari del rigetto di tutto ciò che è tedesco. I comunisti ritengono che egli sia la persona giusta, ma le sue decisioni sono determinate dalla nobiltà e dalle grandi imprese. Il maresciallo lavora solo per i ricchi. In generale, c’è un gran desiderio di pace. Ma tutto appare inutile, dal momento che gli inglesi avanzano già verso Formia. Negli ambienti del Partito fascista, si registrano entusiasmo e persino simpatia per la Germania. Graziani ha toccato il cuore del popolo affermando che il prestigio perduto (a causa del tradimento) si può riscattare con la fedeltà all’Asse. […] Sono stati accolti positivamente i passaggi sulle democrazie pluto – giudaiche (i veri nemici) e sulla prospettiva di un’offensiva militare in grado di respingere il nemico fino alle coste dell’Africa settentrionale. Il discorso ha risvegliato una qualche speranza. Uomini della tempra del maresciallo, infatti, agiscono soltanto per il bene della Patria.

Da Roma a Berlino,

4 ottobre 1943,

ore 18.29.

[…] Le due azioni di perlustrazione del Gran Sasso sono state compiute da Koheler e da Priebke, sotto mentite spoglie e in compagnia di miei confidenti. Solo durante il terzo sopralluogo, con l’obiettivo di garantirsi una copertura, Koheler è stato accompagnato dal medico personale del generale Student. I rapporti sugli spostamenti del Duce dopo la partenza dalla Maddalena (in specie, il racconto dell’atterraggio nei pressi del lago di Bracciano e del suo soggiorno al Gran Sasso) provengono esclusivamente da fonti spionistiche da me controllate.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

4 ottobre 1943,

ore 18.46

Ieri mattina, la popolazione è rimasta impressionata da una parata di truppe tedesche che sembravano dirigersi verso sud. Il morale era alto e l’equipaggiamento buono. In generale, la popolazione prova una gioia maliziosa per la sconfitta germanica. Il ritiro delle truppe tedesche [da Napoli] verso il nord è diventato evidente fin da ieri. L’avanzata angloamericana è vista con esultanza dalle masse, che confidano in un miglioramento della situazione alimentare e persino delle condizioni generali di vita. Prevale la convinzione che le truppe germaniche siano responsabili della catastrofica situazione alimentare, a causa delle requisizioni. Si ritiene che i britannici risolveranno la situazione in un baleno. Corre voce che la liberazione dell’Italia dai tedeschi arriverà presto alle frontiere settentrionali. Dopo il ritiro della Wermacht, gli italiani sono convinti che si libereranno presto dei fascisti, sui quali pende una cupa minaccia. Tuttavia, c’è il presentimento che i soldati tedeschi si daranno a furti e saccheggi e che distruggeranno le installazioni militari. Tutti credono ciecamente alla propaganda inglese, che provoca un’ostilità crescente nei confronti dei nostri combattenti.

Da Roma a Berlino,

5 ottobre 1943,

ore 8.12.

I beni personali del Duce sono partiti ieri da Roma [per la Germania] a bordo di un treno speciale, per essere consegnati a Wolff (Ss). […] I vagoni sono sigillati.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

5 ottobre 1943,

ore 11.11.

La retata dei giudei [romani] è stata fissata per il 7 ottobre. […].

F.to: Kappler

Da Roma a Berlino,

6 ottobre1943,

ore 13.30

All’attenzione del ministro degli Esteri. Il colonnello Kappler ha ricevuto da Berlino l’ordine di arrestare gli ottomila ebrei residenti in Roma e di trasferirli nell’Italia settentrionale, dove dovranno essere liquidati. Il generale Stahel, comandante della piazza di Roma, mi comunica che egli eseguirà il suddetto ordine se ciò corrisponde ai desideri del ministro degli Esteri del Reich. Tuttavia, ritengo che sarebbe preferibile assegnare gli ebrei al lavoro coatto, come è già avvenuto a Tunisi. Assieme a Kappler, invierò una proposta in tal senso al maresciallo Kesserling. Chiedo istruzioni al riguardo.

F.to: Moellhausen.

Da Roma a Berlino,

6 ottobre 1943,

ore 20.22

Wolffha inviato in Italia Dannecker con l’ordine di catturare con azioni fulminee tutti gli ebrei [italiani] e di spedirli in Germania. A Napoli, a causa della condotta della città e della conseguente situazione di incertezza, non è stato possibile procedere. A Roma, si sono già conclusi i preparativi dell’operazione. […].

Da Roma a Berlino,

6 ottobre 1943,

ore 21.00.

Il disarmo dell’Arma dei carabinieri, da me proposto, inizierà questa notte tramite la Pai. L’ordine proviene dal maresciallo Graziani, ministro della Guerra [della Rsi] ed è stato autorizzato dal maresciallo Kesselring. […].

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

7 ottobre 1943,

ore 22.05

All’attenzione di Hoettl. In generale, la popolazione si comporta in maniera apatica dinanzi al disarmo dei carabinieri. Alcuni militi sono stati allertati e, dopo aver scambiato le armi in loro possesso con abiti civili, si sono eclissati nei dintorni di Roma. E’ ormai noto che i carabinieri saranno deportati in Germania. Di conseguenza, temendo di essere arrestati, gli operai più giovani abbandonano i posti di lavoro e corrono a nascondersi. Il proletariato teme che, eliminati i carabinieri, i tedeschi scatenino un’ondata di saccheggi. La classe intellettuale comprende che il disarmo dell’Arma è un’operazione militare necessaria. I rapporti tra italiani e tedeschi sono sempre più tesi.

Da Berlino a Roma,

8 ottobre 1943,

ore 19.33.

Si richiedono informazioni sulla condotta degli angloamericani nell’Italia occupata. […] In specie, sul comportamento delle truppe verso la popolazione italiana, soprattutto nei confronti delle donne. […].

F.to: Hoettl.

Da Rastenburg (quartier generale del Fuehrer)

a Berlino (ministero degli Esteri),

9 ottobre 1943.

Il ministro degli Esteri chiede di inviare all’ambasciatore Rahn e al console Moellhausen la seguente comunicazione: per ordine del Fuehrer, gli ottomila ebrei abitanti in Roma devono essere condotti a Mauthausen (sul Danubio) come prigionieri. Il ministro prega di istruire Rahn e Moellhausen perché non si intromettano in nessun modo nella questione e affidino tutta l’operazione alle Ss.

F.to: Sonnleithner.

Da Berlino a Roma,

9 ottobre 1943.

Oggetto: Ebrei in Roma. Messaggio personale al console Moellhausen (Roma). In base agli ordini del Fuehrer, gli ottomila giudei abitanti in Roma devono essere inviati a Mauthausen come prigionieri. Il ministro degli Esteri La prega di non occuparsi in alcun modo della questione e di affidare il tutto alle Ss. Si prega di avvertire l’ambasciatore Rahn.

F.to:Von Thadden.

Da Roma a Berlino,

9 ottobre 1943,

ore 18.24.

Il quotidiano comunista L’Unità, organo ufficiale del Pci, non è stampato in Italia ma all’estero, con un sistema a rotative. L’informazione proviene dalla polizia italiana.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

9 ottobre 1943,

ore 21.43.

Su istruzioni delle più alte autorità, nell’eventualità di un nostro ritiro da Roma, sono stati messi a punto i preparativi per distruggere le infrastrutture vitali della città. La propaganda nemica ha già affrontato l’argomento. Tra la popolazione l’inquietudine è forte. I nostri servizi segreti hanno già individuato un’organizzazione composta da ufficiali, avvocati e da altri – una sorta di forza di difesa civile – con il compito di impedire le distruzioni all’ultimo minuto. Abbiamo già infiltrato i nostri uomini in questa banda. Il ripulisti inizierà al momento opportuno, di concerto con il comandante militare e la corte marziale.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino.

10 ottobre 1943,

ore 12.54

Secondo un rapporto dell’ufficio politico del Partito [fascista], Morini – un individuo che al momento si maschera da commesso viaggiatore, manager della ditta Satea di Alessandria (un’impresa ebraica al cento per cento) – ha ricevuto dal comando tedesco di Alessandria il permesso di viaggiare in tutto il territorio italiano, un’autorizzazione che egli utilizza per aiutare gli elementi ebraici a fuggire in Svizzera. In tal modo, Morini ha già condotto oltre confine (nei pressi di Como) i seguenti giudei: Emanuele Vitale, con moglie e figlia; Beppino Vitale; Mosè Vitale; David Vitale (con moglie ariana) e altri loro familiari. La Satea appartiene a Bertollo, Lesna e Boggio (Biella), industriali che godono del sostegno di Badoglio.

F.to: Kappler.

Da Berlino a Roma,

10 ottobre 1943,

ore 19.31.

Con l’autorizzazione delle più alte autorità, la contessa Edda Ciano è partita per Roma il 26 settembre a bordo di un treno della Wehrmacht. Doveva soggiornare a Roma per circa una settimana. Tuttavia, al momento, ignoriamo dove si trovi. Sappiamo solo che è partita per Bologna con un lasciapassare personale. […].

Da Berlino a Roma,

11 ottobre 1943,

ore 19.02.

All’attenzione di Kappler. Nell’interesse dell’attuale situazione politica e, in generale, della sicurezza in Italia, gli ebrei [italiani] devono essere immediatamente e totalmente eliminati. Rinviare l’espulsione dei suddetti giudei al completamento delle operazioni di disarmo dell’Arma dei carabinieri e dell’esercito italiano, è un’ipotesi che non può essere presa in considerazione, così come quella di destinarli al lavoro coatto sotto la direzione delle autorità italiane, una possibilità che finirebbe per rivelarsi poco utile. Prolungare l’attesa significa permettere ai giudei – che sono indubbiamente al corrente delle misure previste per la loro deportazione – di nascondersi nelle case degli italiani filoebraici e di scomparire del tutto. L’Italia è stata istruita a eseguire gli ordini del comandante delle Ss, ovvero a procedere con gli arresti dei giudei senza ulteriori ritardi.

F.to: Kaltenbrunner.

Da Roma a Berlino,

11 ottobre 1943,

ore 23.24.

Edda Ciano parte domani per incontrare suo padre, dopo aver soggiornato in Roma per sistemare alcune questioni domestiche. Una lettera indirizzata al marito [in Germania] è stata inviata da Roma qualche tempo fa. Ha chiesto inoltre di comunicare al conte Ciano il seguente messaggio: “Sto bene. Sono rimasta a Roma per qualche giorno. Parto domani per vedere papà. Ti ho già scritto due lettere. I bagagli sono già stati spediti. Il tuo guardaroba sta partendo in tre casse. Baci. Spero di vederti presto. Edda”.

F.to: Kappler.

Da Berlino a Roma,

12 ottobre 1943,

ore 19.26.

[…] Il ministero degli Esteri italiano ha distrutto una serie di documenti confidenziali prima che noi occupassimo Roma. Tuttavia, con una operazione speciale, sono riuscito a mettere le mani su altre carte di carattere politico e ad inviarle al nostro ministero degli Esteri (tramite l’ambasciata in Roma).

F.to: Kappler

Da Roma a Berlino,

15 ottobre 1943,

ore 19.45.

La dichiarazione di guerra del governo Badoglio [contro la Germania] ha sollevato scarso interesse tra i settori popolari. Ne ha dato annuncio soprattutto la stampa. I gruppi antifascisti guidati dai comunisti la interpretano come il via libera ad ogni sorta di violenze contro i tedeschi. Le classi colte condannano in modo netto questa mossa del re e di Badoglio. Pur di salvare la monarchia, gettano infatti il popolo italiano in uno stato di miseria ancor più profondo. Si teme lo scoppio di una guerra civile. La popolazione prevede che i tedeschi attueranno misure sempre più drastiche come, ad esempio, la chiamata alle armi di ogni uomo in grado di usare un fucile. Inoltre, le truppe germaniche potrebbero mutare il loro atteggiamento nei confronti degli italiani. L’incertezza è accresciuta dal fatto che il Duce tace e non appare in pubblico. In tal modo, vengono meno le ultime speranze nel nuovo governo [della Rsi]. In generale, la situazione rafforza la propaganda antifascista.

Da Roma a Berlino,

16 ottobre 1943,

ore 20.55.

All’attenzione del Comandante dei servizi di sicurezza (Italia). La direzione del Partito fascista chiede che si proceda con urgenza all’arresto del presidente e del direttore della Fiat, a Torino. E’ probabile che con questa mossa riusciremo a guadagnarci la fiducia degli operai della fabbrica. Infatti, all’indomani del 25 luglio, i consigli di fabbrica (comunisti) sono nati per la prima volta proprio alla Fiat. Per anni, Agnelli e Valletta sono stati i rappresentanti del capitalismo internazionale. Suggerisco di entrare in contatto con il federale di Torino.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

16 ottobre 1943,

ore 22.08.

L’azione contro i giudei è iniziata e si è conclusa in giornata, nel migliore deimodi possibili e secondo i piani prestabiliti. Sono state impiegate tutte le forze a disposizione (Sipo e Orpo). A causa della sua inaffidabilità, non è stato possibile utilizzare la polizia italiana, che ha partecipato soltanto agli arresti individuali (avvenuti in rapida successione) nei ventisei quartieri in cui si è svolta l’operazione. Non è stato possibile circondare interi isolati, sia per lo status di “città aperta” di cui gode Roma, sia per il numero insufficiente della polizia germanica (365 uomini in tutto). Malgrado ciò, nel corso dell’azione, 1259 persone sono state arrestate nelle case degli ebrei e condotte qui, al punto di raccolta della scuola militare. L’operazionesi è svolta dalle ore 5.30 alle ore 14.00. Il numero dei giudei detenuti è di 1002. Sono stati rilasciati gli elementi di sangue misto, gli stranieri (tra questi, un cittadino vaticano), le famiglie composte da coppie miste (incluse quelle in cui uno dei coniugi è giudeo), i domestici e gli inquilini ariani. La deportazione [degli ebrei romani] è prevista per il 18 ottobre, alle ore 9.00, sotto la scorta di 30 uomini dell’Orpo. In maniera inequivocabile, il comportamento della popolazione italiana è stato di resistenza passiva, ma in molti casi si è trasformato in assistenza attiva [verso gli ebrei]. In un caso, ad esempio, la polizia si è trovata, ad una porta d’ingresso, dinanzi a un fascista in camicia nera munito di documento d’identità. Era entrato nella casa ebrea un’ora prima e sosteneva che l’abitazione era di sua proprietà. […]. La maggior parte della popolazione non si è fatta vedere durante l’azione. Si è fatta avanti solo una folla sguaiata che ha cercato di tenere lontani i poliziotti dai giudei, in alcuni casi con le armi in pugno. […].

Dal Quirinale (Roma) a Berlino,

16 ottobre 1943,

ore 22.30.

Il vescovo Hudal, rettore del Pontificio istituto germanico in Roma, ha scritto poco fa una lettera al comandante [militare] della città, Stahel, nella quale tra l’altro afferma: “Ho il dovere di metterLa al corrente di un caso molto urgente. Mi ha appena comunicato un’alta fonte vaticana, vicina al santo padre, che stamane si è dato inizio agli arresti degli ebrei di cittadinanza italiana. Nell’interesse dei buoni rapporti finora intercorsi tra lo Stato vaticano e il comando militare tedesco – che è da attribuire in primo luogo all’ampia visione politica e alla bontà d’animo di Vostra Eccellenza, che in futuro rimarrà negli annali della storia di Roma – io la prego vivamente di ordinare che questi arresti siano immediatamente sospesi in Roma e dintorni. In caso contrario, temo che il papa prenderà pubblicamente posizione contro un evento che potrebbe diventare un’arma nelle mani di chi promuove la propaganda contro noi tedeschi”.

F.to: Gumpert.

Dal Vaticano (Roma) a Berlino,

17 ottobre 1943,

ore 9.35.

Confermo che si è verificata la reazione del Vaticano in rapporto alla deportazione degli ebrei da Roma. La curia è particolarmente colpita dal fatto che la vicenda si sia svolta, per così dire, sotto le finestre del papa. […] Al contempo, all’estero, la propaganda nemica fa leva su questi avvenimenti per creare malumori tra la curia e noi.

F.to: Weizsaecker.

Da Roma a Berlino,

17 ottobre 1943,

ore 21.27.

In seguito all’azione contro gli ebrei, la popolazione è eccitata e furibonda [nei nostri confronti]. La simpatia [nei confronti degli ebrei] è il sentimento più evidente tra le classi povere, soprattutto perché gli arresti hanno riguardato anche donne e bambini. La diffusione delle voci alimenta in maniera artificiale questo affetto. Cresce l’indignazione, soprattutto contro la polizia tedesca. I fascisti, intanto, si rammaricano che il problema ebraico non sia stato risolto dal regime. […].

Da Roma a Berlino,

19 ottobre 1943,

ore 21.00.

Il rappresentante della Croce rossa americana presso il Vaticano, monsignor O’Flaherty (irlandese), che è amico dell’inviato Osborne, ha confidato ad un informatore attendibile la seguente notizia: oltre alle quattro o cinque divisioni italiane di stanza in Sardegna, ve ne sono anche due statunitensi. Dal momento che i russi si oppongono ad uno sbarco degli Alleati nei Balcani, questi sono costretti ad avanzare sul fronte italiano. Secondo O’Flaherty, sarebbe imminente uno sbarco angloamericano (con truppe provenienti dalla Sardegna) tra Livorno e Civitavecchia.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

21 ottobre 1943,

ore 12.46.

Al momento, un unico treno merci ha lasciato Roma (il 18 ottobre). Trasporta 1007 ebrei. La scorta è composta da 20 uomini.

F.to: Dannecker.

Da Roma a Berlino,

21 ottobre 1943,

ore 21.42

Grazie ad un ufficiale italiano che è riuscito ad attraversare le linee (proveniva da Napoli), siamo stati informati che la popolazione della città ha ricevuto l’ordine di non sbarrare la porta di casa. In tal modo, le autorità angloamericane sono in grado esercitare un controllo costante sugli stabili.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

22 ottobre 1943,

ore 22.56.

[…] Gli angloamericani ritengono che le truppe di Badoglio saranno di scarso aiuto e guardano al nuovo alleato con assoluta freddezza. Quando Vittorio Emanuele è giunto al comando alleato, vari ufficiali americani si sono rifiutati di salutarlo. Un ufficiale ha addirittura tenuto le mani in tasca. Negli ambienti militari angloamericani, il disprezzo per il re e Badoglio è tangibile.

F.to: Kappler.

Da Berlino a Roma,

23 ottobre 1943,

ore 12.42.

[…] Sto ricevendo considerevoli somme di denaro e desidero consegnarne una parte ai subordinati di Grienke (deceduto). Inoltre, vorrei essere informato a quali subordinati dei parà, o a quali parà feriti, dovrebbe essere consegnata una parte del denaro. La prego di comunicarmi l’elenco dei feriti e dei morti durante l’azione [per la liberazione di Mussolini al Gran Sasso]. Ho bisogno di queste informazioni per redigere un rapporto.

F.to: Skorzeny.

Da Roma a Berlino,

26 ottobre 1943,

ore 7.26.

“Comitato centrale d’azione per la liberazione nazionale” è il nome esatto dell’organizzazione da me classificata in precedenza come “Comitato di unità nazionale”. Si tratta di una organizzazione di partiti antifascisti che spazia dai settori antimonarchici del Partito liberale al Pci. Il principale obiettivo di questo comitato consiste nell’incitare la popolazione italiana contro la Wehrmacht, creando le maggiori difficoltà possibili al ritiro delle truppe tedesche da Roma e da altre città. La sua propaganda è al contempo antimonarchica e antifascista. La questione monarchica è stata congelata in attesa della conclusione dei negoziati tra Badoglio e Sforza. Il Comitato controlla quasi tutti i quotidiani clandestini di Roma (sono circa 16). Sono stampati meglio di quelli legalmente in circolazione. Stiamo ampliando i nostri contatti informativi.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

26 ottobre 1943,

ore 8.02.

Il console generale [della Milizia fascista] Ferrata ha ricevuto da Buffarini la seguente versione della sua conversazione con Edda Ciano: “Mio marito aveva tutte le ragioni per liberarsi da quei porci di tedeschi, mentre quel rammollito di mio padre pensava ancora di poter tenere loro testa”. All’udire queste parole, il ministro dell’Interno [della Rsi] ha immediatamente messo alla porta la figlia del Duce.

F.to: Kappler.

Da Roma a Berlino,

26 ottobre 1943,

ore 18.19.

Sembra che, per un lungo periodo, il Vaticano abbia aiutato a fuggire un gran numero di ebrei. Cresce il timore che avvengano nuove azioni per la deportazione di operai e di manodopera. I comunisti intendono prendere misure per l’autodifesa dei lavoratori, una strategia che è già stata attuata dall’intelligence del nemico. La nostra propaganda risulta inadeguata. Di conseguenza, riteniamo urgente che gli italiani filotedeschi promuovano una campagna informativa nei confronti dellapopolazione.

Da Roma a Berlino,

27 ottobre 1943,

21.13.

La mossa per dichiarare Roma città aperta (e indipendente dal governo italiano) è da attribuire a italiani che, almeno, non sono contrari alla Germania ma nemmeno fascisti. Stiamo indagando per capire chi ne sia l’ispiratore. Il papa, che ha rifiutato la guida di questa città – stato, potrebbe tuttavia assicurare una forza di polizia come forma di supporto morale per garantire la sicurezza al momento della ritirata tedesca. Si dice che gli stati neutrali ne abbiano caldeggiato la nascita (ma ciò non sarebbe vero); che la Germania sia favorevole alla proposta; che il Duce e Kesserling siano d’accordo. L’ambasciata germanica presso il Vaticano ha ricevuto l’offerta. La questione è stata riferita a Berlino. Tuttavia, l’autorità competente in Roma è l’ambasciata tedesca.

F.to: Biel.

Da Roma a Berlino,

28 ottobre 1943.

Il papa non si è lasciato convincere a rilasciare alcuna dichiarazione pubblica contro la deportazione degli ebrei da Roma, sebbene – a quanto sembra – abbia subìto pressioni da più parti. Benché tale posizione possa essere utilizzata contro la sua persona da parte dei nostri oppositori e dei circoli protestanti nei paesi anglosassoni (per fini propagandistici contro il cattolicesimo), anche in questa delicata questione egli si è prodigato per non compromettere i rapporti con il governo del Reich e le autorità germaniche in Roma. […].

F.to: Weizsaecker.

Da Roma a Berlino,

29 ottobre 1943,

ore 8.56.

Negli ultimi giorni, gli ebrei hanno avanzato ripetute offerte a persone note a questo ufficio, con l’obiettivo di riportare in Italia i loro parenti in cambio di oro. Inoltre, durante un colloquio avvenuto oggi, il capo della polizia mi ha accennato alla vicenda di una donna che ha offerto fino a tre chilogrammi d’oro per il ritorno del marito. Trasmetto queste informazioni per motivi precauzionali e Vi sarei grato se fosse possibile ricevere istruzioni al riguardo. In generale, le offerte ammontano a tre o quattro chilogrammi d’oro.

F.to: Priebke.

Da Roma a Berlino,

30 ottobre 1943,

ore 21.06.

Le celebrazioni del 28 ottobre non hanno avuto ripercussioni. Le bandiere [italiane] sono state esposte nei taxi e nei tram, sebbene senza i gagliardetti [del fascismo]. I lavoratori hanno ricevuto paga doppia ma molti negozi sono rimasti aperti e il clima era da giorno feriale. Le celebrazioni interne al Partito [fascista repubblicano] hanno coinvolto quattromila militanti entusiasti. Tuttavia, la mancanza di disciplina le ha trasformate in un carnevale incompatibile con la gravità della situazione. Gli squadristi hanno spiegato che gli idealisti sentivano di dover lasciarsi un po’ andare, a cuore aperto. I partecipanti erano soprattutto funzionari di vario rango. Non si sono visti uomini d’affari, intellettuali o lavoratori. Gli oppositori non hanno creato problemi. Nel corso della manifestazione, si sono registrati forti applausi per la pena di morte nei confronti di Ciano. I sentimenti verso il Duce e la Germania sono positivi. I funzionari di partito sono soddisfatti e attendono una svolta favorevole degli eventi. Malgrado i programmi radiofonici, non si registrano risultati concreti. Il fascismo è oggetto di derisione. La fiducia nei fascisti è intaccata dalla loro mancanza di disciplina. Molte chiacchiere e poca azione. In serata, il discorso di Pavolini è andato al cuore delle questioni ma senza effetti duraturi.

F.to: Priebke.

Da Roma a Berlino,

3 novembre 1943,

ore 7.26.

Su istruzioni di Wolff, il carico di tessuti appartenenti agli ebrei [romani], da me confiscato, doveva essere consegnato a Bolzano. Dal momento che attualmente vige il divieto di trasportarli, non siamo in grado di procedere. Una data probabile potrebbe essere il 20 novembre. Per poter pagare i nostri funzionari, sono quindi intenzionato a mettere in vendita una parte del carico. Si richiede il vostro assenso. Al momento, procediamo con la vendita dei titoli del tesoro sequestrati agli ebrei. Segue rapporto definitivo.

F.to: Priebke.

Da Roma a Berlino,

21 novembre 1943,

ore 12.44.

La questione della necessità (o della possibilità) di rilevare dai loro incarichi Buffarini e Tamburini e di procedere al loro arresto nel caso i suddetti decidano di fuggire in Svizzera, il tutto inteso come una possibile misura di prevenzione, è stata ampiamente discussa da Wolff, da Dollman e da me, soppesando tutte le eventuali implicazioni politiche. Risultato: la decisione su possibili misure esecutive sarà assunta da me tramite una parola in codice, a seconda dell’andamento delle attuali negoziazioni con il Duce sulla futura organizzazione della polizia. Andranno messi in conto anche la diminuzione di poteri del ministero degli Interni e la possibile abolizione della carica di capo della polizia, tramite l’accorpamento della Milizia, della polizia e dell’Arma dei carabinieri agli ordini di Ricci. Se non dovesse materializzarsi un pericolo acuto, infiltrerò un mio agente nella cerchia dei più stretti collaboratori di Buffarini, perché riferisca in maniera tempestiva ogni segnale di possibili viaggi. I visti dall’Italia alla Svizzera saranno validi, per persone che non siano di nazionalità germanica, solo se controfirmati da Wolff. Sarà inoltre necessario effettuare accurati controlli, con le dovute cautele politiche, anche dopo il ritorno di Pagnozzi a Roma, anche se questi dovranno essere limitati (visto il carattere delicato della faccenda). Ho sempre sostenuto che Buffarini fosse un maiale. Inoltre, ho ripetutamente affermato che gli italiani onesti e di principio non avrebbero mai collaborato ad un governo fascista. Tuttavia, se un governo di tal fatta dovesse nascere, sarebbe inevitabile accettarne tutte le conseguenze. Se Buffarini (la cui lealtà personale nei confronti di Mussolini è fuori discussione) intende realmente fuggire in Svizzera, ciò significa che, a suo parere, il governo fascista e il Duce, in qualità di capo del governo, avranno vita breve. E’ un’idea condivisa anche da un agente dei servizi di sicurezza dello stesso Buffarini.

F.to: Kappler.

Partinico (PA), Archivio Casarrubea, 23 ottobre 2008.


Informazioni su casarrubea

Ricercatore storico. E' impegnato da anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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