Mussolini: Pensieri pontini e sardi


Mussolini dopo la liberazione da parte di un commando tedesco

Mussolini dopo la liberazione da parte di un commando tedesco

Il nostro archivio presenta ai lettori l’edizione integrale e inedita dei “Pensieri pontini e sardi” di Benito Mussolini. Li scrisse dopo il suo arresto, quando tutto precipitava verso la guerra civile. La versione che riportiamo é la trascrizione del testo rintracciato presso il National Archives di Kew Gardens (Surrey) da Mario J. Cereghino, nel 2007. Si tratta di un testo scritto da Mussolini su un blocco notes, all’indomani del suo arresto, il 25 luglio ’43, su ordine di Vittorio Emanuele III e di Badoglio. Proviene dalle collezioni del German Foreign Ministry. Il documento, recuperato dagli Inglesi dopo il crollo della Germania di Hitler, è scritto in italiano, consta di 28 pagine numerate dal n. 263706 al n. 263733 e proviene dal dossier “Duce- Dokumente”. La stesura originale è a matita, quasi a denotare il senso di assoluta precarietà e di solitudine in cui l’ex dittatore precipitò, dopo il suo trasferimento prima a Ponza, poi alla Maddalena, e in ultimo a Campo Imperatore sul Gran Sasso, dove fu liberato da un commando tedesco agli ordini di Skorzeny. L’atto temporale di stesura del documento copre il periodo forse più triste di Mussolini.

Per oltre 50 anni sono circolate soltanto versioni incomplete in lingua tedesca, tradotte, poi, in italiano. Subito dopo la liberazione di Mussolini al Gran Sasso le SS sequestrano gli effetti personali del duce e si ritrovano tra le mani il blocco per appunti manoscritto contenente i “Pensieri pontini e sardi”. Il blocco viene spedito a Berlino, fotografato pagina per pagina, trascritto in italiano con una macchina da scrivere e successivamente, tradotto in tedesco per Hitler. Il manoscritto non sarà mai restituito a Mussolini e rimarrà negli archivi del Reich fino al 1945. Alla fine della guerra finirà nei National Archives inglesi assieme a milioni di documenti del regime nazista. La copia dattiloscritta dei “Pensieri” è disponibile nel nostro archivio di Partinico.

*****

*

Es gibt in der Luft das erste

Vorgefühl des Winters

(C’è nell’aria qualcosa che prelude all’inverno)

(B.Mussolini)

*

Benito Mussolini

Pensieri pontini e sardi

1.

Tutto ciò che accade, deve accadere, perchè se non dovesse accadere non sarebbe accaduto.

2.

Gli animali sono superiori agli uomini in fatto di gratitudine forse perché hanno l’istinto e non la ragione.

3.

Pare che i dittatori non abbiano scelta – non possono perché devono cadere –. Però la loro è una caduta che non suscita l’ilarità anche quando non sono più temuti, continuano ad essere odiati o amati.

4.

Quello che chiamiamo “vita” non è che un quasi impercettibile “punto” fra due eternità, quella di prima e quella di dopo. – Confortante pensiero.

5.

Due libri mi hanno particolarmente interessato in questi ultimi tempi. La Vita di Gesù di S. Ricciotti e Giacomo Leopardi di Saponaro. Anche Leopardi è stato un po’ crocefisso.

6.

Secondo Delcroix la vita avrebbe dei cicli settennali, con avvenimenti determinanti. – 1907/1908 Espulsione dell’Austria – 1914/1915 Intervento – 1922 Marcia su Roma – 1929 Conciliazione fra Stato e Chiesa – 1936 Fondazione dell’Impero – 1943 Caduta – 1950 Già morto finalmente!

7.

I pensieri pontini sono finiti perché stanotte all’una sono stato svegliato con queste parole: “Pericolo imminente. Bisogna partire”. Mi sono vestito in fretta e furia, ho raccolto panni e carte e ho raggiunto l’incrociatore che attendeva. Sono salito e ho trovato l’ammiraglio Maugeri, il quale mi ha detto che la nuova meta era l’isola di Santa Maddalena in Sardegna.

Oggi il mio pensiero vola a Bruno. E’ il secondo anniversario della sua morte. Nelle circostanze in cui mi trovo, sento ancora più profonda la ferita. Caro Bruno! Ecco che la tua immagine mi è davanti, mentre scrivo queste parole nella nuova casa di esilio, nel secondo annuale della sua morte.

Il viaggio è durato dodici ore con un mare tempestoso. La villa dove mi hanno condotto apparteneva a un suddito inglese Febber ed è in una posizione dominante. E’ circondata da un grande parco di pini. Di fronte il mare, più oltre i monti scheggiati della Sardegna. Un anno fa circa, visitai la Maddalena, fra l’entusiasmo del popolo. Oggi arrivo clandestino. Chi sa, se oggi – qualcuno – si è ricordato di mio figlio e di quanto fece nella sua breve meravigliosa vita! Venti anni di lavoro sono stati cancellati in poche ore. Mi rifiuto di credere che non ci siano più fascisti in Italia. Forse più di prima. Ma quale amarezza nel constatare che ciò è stato provocato da fascisti e realizzato da gente che portava il distintivo. Il fascismo era un’uniziativa che aveva interessato il mondo e indicato nuove vie. Non è possibile che tutto sia crollato. Quando ripenso al lavoro, ai compiti, alle realtà, alle speranze di questi venti anni, mi domando – oggi – ho dunque sognato? Tutto fu una illusione? Tutto fu superficie e niente fondo?

8.

Al termine di questa prima giornata d’esilio alla Maddalena una profonda malinconia mi afferra. Sento che il mio Bruno è –ora – veramente morto!

9.

Di me e di queste mie vicende fra pochi anni sarà illanguidito il ricordo e dopo poco, cancellato.

10.

Dal 25 luglio a mezzogiorno, non ho più visto giornali.

E’ curioso che non senta questa mancanza, io lettore infaticabile di decine di giornali al giorno..

11.

Scherzi del destino: dal massimo del potere alla totale impotenza; dalle moltitudini acclamanti, alla solitudine assoluta.

12.

Sino dall’ottobre del ’42, io ho avuto crescente il presentimento della crisi che mi avrebbe travolto. La mia malattia vi ha avuto gran parte.

13.

In questi ultimi tempi, la richiesta di mie fotografie era molto diminuita e di altrettanto – se non più –era aumentata la mia riluttanza a firmarle. (Lo facevo nel pomeriggio di ogni domenica). Sentivo che un giorno queste fotografie sarebbero state o stracciate o nascoste. Dev’essere avvenuto in questi giorni in scala “totalitaria”. Dalle vetrine e nelle case. I meno coraggiosi l’hanno stracciata, i più coraggiosi nascosta in fondo a un mobile, così – in caso di sorpresa – da far intendere che vi fu dimenticata, per distrazione. Sic transit gloria mundi [la parola mundi è cancellata e sostituita con la parola effigiei].

14.

Il film “Sant’Elena, piccola isola” fu seguito da tutti noi a V.T. con un’attenzione accorata. Così finì un grandissimo uomo; perché un uomo di gran lunga minore non potrebbe avere una sorte simile o quasi?

15.

Dopo quindici giorni, non so ancora che cosa “sono” o piuttosto che cosa sono diventato.

16.

Secondo l’ammiraglio Maugeri di Gela non ci sono a La Maddalena che venti giorni all’anno senza vento.

Oggi 10 agosto 1945 è uno di questi. Mare che sembra una tavola, alberi immobili.

17.

Talete ringraziava gli dei di averlo fatto nascere: uomo e non bestia, maschio e non femmina, greco e non barbaro.

18.

Quando una piramide politica speciale crolla, le conseguenze si fanno sentire sino alla base. Sorge un piccolo problema anche per i bambini che portavano le racchette del tennis.

19.

Il sole stenta alquanto stamani a filtrare attraverso una grigia cortina di nubi, che sale da oriente. Il mare è plumbeo. Es gibt in der Luft das erste Vorgefühl des Winters.[1] Il mio piantone ha infatti sentenziato: Agosto,capo d’inverno. Egli si chiama Felice Nunzio ed è della provincia di Roma. I piantoni di Ponza si chiamavano Tirella (?)[2] (Frosinone). Tizzoni (Rieti). Minuzie della storia. E ricordiamo anche i due agenti che mi piantonarono il primo giorno del mio arrivo a Ponza: Piagio (?)[3] di Caserta, e Gentile di Siracusa. Ricordare anche Bruni di Teramo e Vizzini di Palermo che han voluto un mio autografo!

La dittatura é un istituto tipicamente umano (repubblica). Quelle che si chiamano dittature nel mondo moderno, sono dittature a tipo indiretto collettivo e pare che la loro durata non possa superare il ventennio.

Assistiamo, però, ad una eccezione: la dittatura del bolscevismo sul proletariato.

21.

Stanotte le sentinelle hanno fatto fuoco contro “rumori sospetti”.

Stamani 12 agosto alle 8, attacco aereo e fuoco delle batterie.

Non ho visto che due caccia nostri che filavano verso l’isola. Il tutto è durato tre o quattro minuti.

22.

Un uomo che deve essere stato più di ogni altro sorpreso dagli avvenimenti deve essere l’Ambasciatore del Giappone, che ricevetti alle ore 13 del 25 luglio.

23.

Le zanzare: l’altoparlante della notte. Ce ne sono troppe qui! Anche gli uomini (carabinieri e agenti) che compongono il mio presidio, devono avere molti interrogativi in testa: quest’uomo cos’è?

24.

[manca][4]

25.

Scoppiata la guerra nel giugno del 1940 il primo rifugio di V.T. (Villa Torlonia) fu ricavato da alcune grotte – cantina nei pressi del teatro. Lo si riteneva abbastanza sicuro. Ma poi i competenti, visitandolo, dichiararono che era una trappola. Si passò a rinforzare le cantine dell’edificio della villa. Ma dopo i bombardamenti di Torino e Milano, Genova dell’ottobre 1942, si disse che occorreva fare un rifugio alla “prova”, cioè capace di resistere alle bombe anche di massimo peso. Della costruzione si incaricò il maggiore ingegnere Barisella: preventivo 240000 lire. Durata dei lavori tre mesi. Inizio: dicembre 1942. Accadde, come sempre a Roma, che il luogo prescelto – vicino alla villa – era vuoto e le fondazioni da farsi ad una profondità doppia del previsto. I lavori divennero più complessi e più lunga la loro durata. E’ curioso che mano a mano che i lavori si avviavano al compimento (fine luglio) la mia antipatia per il rifugio aumentava e non soltanto per la spesa oramai raddoppiata ma per qualche cosa di oscuro che sentivo in me. Sentivo, cioè, che una volta finito, quel rifugio sarebbe stato completamente inutile. Che non l’avremmo mai utilizzato. Infatti! Bisogna ascoltare la voce del sub-cosciente !

26.

E’ la prima volta dal ’40, che il Bollettino Italiano parla dell’attività del nemico – sul fronte terrestre – senza accennare minimamente alla nostra. Si può interpretare ciò come una preparazione a comunicare che oramai in Sicilia siamo all’ultima ora.

27.

Un partito sciolto, cioè proibito, diventa per molti italiani interessante. Ci provano gusto ad essere fascisti quando con ciò si è “sovversivi”. Reazioni (ragioni?)[5] psicologiche curiose eppure spiegabili.

28.

Ricevuto una seconda lettera da Rachele che non sa più nulla di Vittorio. Il tenente Faiola (?)[6] che lo conosce sin da ragazzo, dice che non gli può essere accaduto nulla di ingrato.

29.

Nel Partito, accanto allo scorie, c’era il fin fine dei combattenti di tutte le guerre.

Tutti sono automaticamente tramutati in oppositori del Governo.

30.

Stamani le novità sono rappresentate dalla partenza del Colonnello Merli(?)[7], del Tenente Di Lorenzo e di altri 30 Allievi Carabinieri.

31.

E’ curioso che in questi ultimi tempi mi ero stancato di lavorare nella grande sala di P.V. (Palazzo Venezia). Avevo già deciso di trasferirmi al ministero della Marina o un altro ambiente più piccolo di P.V. che avevo scelto alla estremità, sotto il timone(?)[8], vicino al monumento. Progetti procrastinati dalla mia infermità.

32.

I primi giorni di una nuova esistenza – nel mio caso prigionia – sono veramente interminabili. Poi si riempiono di piccole cose e incominciano a trascorrere.

33.

Oggi 13 agosto, una strana inquietudine mi ha afferrato e mi tiene. Qualche altra ingrata novità? Infatti alle 17 mi viene consegnato il bollettino che annuncia, insieme con quelli di Torino e Milano, il secondo bombardamento di Roma.

Il mito della città “papale” e perciò risparmiata, è crollato. Cosi pure l’altra leggenda che Roma veniva bombardata perchè sede del Fascismo.

34.

Le cose sono andate cosi liscie come si vuol dare ad intendere? Com’è possibile che un capitano avviatore come Vittorio non riesca a dare notizie di sè, dopo ventun giorni dal”cambio della guardia”?

35.

Gli argomenti di conversazione tra me e i miei vari interlocutori si esauriscono e tra poco vigerà la regola della “trappa” – Silentium.

36.

Non mi sono mai interessato ai giochi delle parole incrociate,

alle sciarade, ai giochi enigmistici: oggi in mancanza di libri, avrei modo di ammazzare il tempo, come si dice, prima che il tempo ammazzi me. Qui tutto tende a normalizzarsi, nel senso della durata.

37.

L’ispettore dì P.S. (Pubblica Sicurezza) Polito, oggi Capo della Polizia Militare e quindi col grado di generale di Brigata, è venuto stamani, 14 agosto, qui per una ispezione e gli ho chiesto di venire a vedermi. E’ venuto infatti, insieme con l’ammiraglio Brivonesi (?)[9] che ha assistito al colloquio. Ecco quanto ha detto 1’Ispettore Polito.

“Ho accompagnato Donna Rachele alla Rocca. Il viaggio in auto si è svolto senza incidenti. Alla Rocca erano già Romano e Anna. Di Vittorio non so nulla. Era a disposizione di Casero (?)[10] e dal 26 luglio ha preso una licenza. Quanto alla promessa di Badoglio, per voi, non è stato possibile realizzarla, poiché telegrammi concordi del Prefetto, del Questore, del Comandante di Zona facevano prevedere gravi disordini se foste andato alla Rocca. Andato sul posto, tutti mi hanno dato conferma dì ciò.

“Voi dovete sapere che il capovolgimento della situazione è totale. Non solo non si vedono più distintivi in Italia, ma tutti i fascisti si sono più che dispersi, “vaporizzati”. Le manifestazioni dì odio contro di voi non si contano. Io stesso ho visto un vostro busto in un cesso pubblico di Ancona. A Milano il “Popolo d’Italia” è stato assalito dalla folla. Il personale si è asserragliato. Vito si è difeso, ma non ho saputo altro.

“Si sono fatti molti arresti, ma i capi del Fascismo sono quasi tutti liberi, non escluso il molto odiato Starace. Il Conte Ciano fu visto il 26 in uniforme di ufficiale.

Penso si sia recato a [puntini di reticenza]. Grandi, Bottai e gli altri sono scomparsi dalla circolazione.

“Quanto alla guerra il paese ne desidera la fine, pur rendendosi conto che si trova in un vicolo cieco. Esso è oramai indifferente davanti all’ipotesi della sconfitta e considera una vittoria l’essersi liberato dal Fascismo e di poter respirare libero nuovamente.

“Tutta la vostra costruzione è crollata: vi basti dire che capo degli operai è oggi Bruno Buozzi.

“I prefetti sono stati quasi tutti sostituiti da prefetti già a riposo”.

“I bombardamenti di questi ultimi giorni sono stati gravissimi, e in particolare quello di Milano che – salvo il Duomo – ha demolito il centro della città.

“Non meno grave il bombardamento di Roma, che ha bersagliato i quartieri già colpiti dalla prima incursione. Il Papa è nuovamente uscito dal Vaticano”.

“Non meno gravi sono gli effetti dei bombardamenti sulle città tedesche. Le vittime si cifrano a decine di migliaia.

“Conquistata tutta la Sicilia, gli inglesi effettueranno uno sbarco nel mezzogiorno d’Italia. Tutti i porti della Sicilia sono pieni di navi e di mezzi di sbarco.

Un’altra operazione di sbarco sta preparandosi in Siria, con obiettivo il Dodecanneso. Sembra che non sarà intrapreso nulla contro la Sardegna e la Grecia”.

“Anche sui fronti terrestri le cose vanno male per i tedeschi. La superiorità aerea degli anglo-sassoni è schiacciante. Contro centinaia di apparecchi che arrivano, la vostra caccia schiera un numero irrisorio di velivoli.

“Evidentemente, gli inglesi attraverso i bombardamenti terroristici, vogliono arrivare a determinare la totale paralisi morale e materiale del popolo e quindi alla resa a discrezione.

“Questa guerra più che dalle forze armate è sostenuta dalla popolazione civile, vecchi, donne e bambini e ciò spiega la stanchezza generale e l’odio contro i responsabili della guerra”.

L’Ammiraglio Brivonesi (?) è qua e là intervenuto per sottolineare che la rapidità con cui il Fascismo si è sciolto, sarebbe apparsa impossibile qualche giorno prima

quantunque fossero evidenti i segni dell’usura. Il Generale Polito mi ha consigliato di stare tranquillo mi ha domandato come mi trovavo prima e adesso

e ha soggiunto che calmate le passioni sarebbe stato possibile un più equo giudizio, poiché “nessuno può negare che voi vi proponevate di rendere grande e prospero il paese”. E ancora “Nessuno vi informava? Che hanno fatto quelli che vi circondavano?”

Circa la posta l’ammiraglio ha detto che non poteva che essere molto irregolare, data la situazione e mi ha detto anche, che quando lo avessi desiderato, sarebbe venuto da me.

Il colloquio è durato circa un’ora e mezzo.

Pur sfumato del “colore” che i funzionari di P.S. amano dare ai loro rapporti, a due conclusioni posso arrivare:

1) che il mio sistema è crollato;

2) che la mia caduta è definitiva.

Sarei veramente ingenuo se mi meravigliassi delle manifestazioni della folla.

A parte gli avversari che hanno atteso nell’ombra per venti anni; a parte i colpiti, i delusi ecc., la folla – dal tempo dei tempi – è pronta a mandare in frantumi gli idoli di ieri, salvo magari a pentirsene domani.

Ma non é il mio caso. Il sangue, la voce infallibile del sangue mi dice che il mio astro é tramontato per sempre.

38.

Calma di ferragosto: il mare non ha un brivido, l’aria un soffio. Tutto sembra fermo sotto il sole. Anche il mio destino.

39.

Nel pomeriggio è venuto a visitarmi il tenente colonnello Medico dell’Ospedale Militare di …………..dott. Mendini, medico condotto di………..(Verona). Uomo simpatico, dotto, un veneto nel miglior senso della parola, un veneto, cioè un appartenente di quella che ho sempre considerato la migliore fra lo genti d’Italia.

Mi ha ordinato diverse medicine, fra cui:

iniezioni di………….e vitamine C. Simpatol (gocce), cartine dì carbonato-bismuto.

Gli ho domandato: Vale ancora la pena? Egli mi ha risposto:

Come medico e come uomo, dico di sì.

La stessa domanda io rivolsi mesi fa al professor Frugoni, il quale mi diede la stessa risposta. I fatti mi hanno dato ragione. Forse, non valeva la pena.

40.

Quando un uomo crolla col suo sistema, la caduta è definitiva, specie se l’uomo ha oltre sessant’anni.

41.

Dio mi é testimone degli sforzi disperati e angosciosi, dico disperati e angosciosi da me fatti per salvare la pace nel fatale agosto del 1939.

Gli sforzi fallirono.

Ciò si deve in parti quasi uguali agli inglesi e ai tedeschi. Agli inglesi per la garanzia data alla Polonia, ai tedeschi che avendo pronta una macchina militare potente, non resistettero alla tentazione di metterla in movimento.

42.

Oggi, 16 agosto, ho ricevuto per la prima volta la “Radio Navi” del 14 agosto con notizie da Berlino, da Tangeri, Lisbona, Madrid, Istambul, Stoccolma.

43.

Il crollo del Regime è in relazione di causa a effetto colle vicende militari. E’ chiaro che se il 10 luglio gli anglo-sassoni avessero subito sulla rada di Gela una “Dieppe” in grande stile, oggi non sarei in quest’ isola.

44.

Come sempre, si vorrà anche nella mia vicenda “cercare la donna”. Ora le donne non hanno mai avuto la minima influenza sulla mia politica. E’ forse stato male. Le donne talvolta vedono attraverso la loro sensibilità più lontano degli uomini.

45.

Crispi e quel fenomeno complesso che fu allora chiamato “crispismo” caddero sotto la disfatta di Adua e Felice Cavallotti diventò popolarissimo. Anche allora il popolo repentinamente cambiò e si ebbero 4 anni drammatici conclusi a fine secolo nel parco di Monza.

46.

Si passa dal massimo dell’esaltazione al massimo dell’esecrazione. Delle tre anime di Platone, le folle posseggono le due prime: la vegetativa e la sensitiva; manca la superiore, l’intellettiva. Non ho difficoltà a credere che milioni d’italiani che ieri mi esaltarono, oggi mi esecrano e maledicono il giorno in cui nacqui e il paese che mi vide nascere e tutta la mia razza forse nei morti, certamente nei vivi.

47.

Un giorno un papa – vicario di Dio in terra – mi chiamò “l’uomo della Provvidenza”. Era l’epoca felice.

48.

Se gli uomini rimanessero sempre meglio sugli altari finirebbero per ritenersi superuomini, o esseri divini: la caduta nella polvere lì riconduce all’umanità, e anzi a quella umanità che può chiamarsi ” elementare”.

49.

Via via che l’atmosfera si appesantiva mi venivano consigliate misure di carattere interno. La più radicale di esse fu quella del febbraio quando cambiai tutti i ministri meno due. Ne venne fuori un ministero meno omogeneo dei precedenti e quindi più debole. In esso il disfattismo era rappresentato dal Cini, il quale prevedeva che l’Italia non avrebbe potuto resistere oltre giugno. L’effetto del cambiamento fu di breve durata.

Altri palliativi di carattere interno, come la nomina di altri ministri ai ministeri da me detenuti, come il passaggio di talune questioni ad altri organi ecc. avrebbero avuto realizzazione dopo un successo militare, dopo quella che io invocavo “una giornata di sole” e che non è ancora venuta.

Il popolo attendeva questo e poneva in seconda linea anche il pure grave problema alimentare.

Anche l’avvento di Scorza suscitò qualche interesse al principio, ma poi gli avvenimenti lo scavalcarono. Così il discorso del 5 maggio – troppo lungo e a sfondo grigio – fu annullato nei suoi effetti dalla perdita della Tunisia.

Altre misure di carattere disciplinare, moralizzatore, organizzativo passavano inosservate o quasi.

L’effetto dell’ultimo discorso del 18 luglio, alla radio, fu annullato dall’immediato bombardamento di Roma.

Il popolo che aspettava almeno un fermo all’avanzata nemica non si appagava più coi “punti” che lo Scorza emanava a ripetizione. Negli stessi ambienti fascisti, cominciava a penetrare qualche dubbio circa le direttive dello Scorza ed io stesso cominciavo a dubitare della sua lealtà. Una giornata di vittoria in terra, in cielo, in mare avrebbe ristabilito la situazione. Lo dimostrò l’entusiasmo dei giorno 10 e 11 luglio quando si sparse la voce che lo sbarco era fallito. Voce che trovò conferma nel famoso e nefasto “bollettino” del giorno 12, terribilmente smentito il giorno 13 dal “bollettino” che annunciava la perdita di Siracusa e di Augusta.

Da quel giorno ebbe inizio l’atto quinto del dramma. Accuse e contraccuse avvelenarono l’atmosfera. Si parlò di tradimento di ammiragli prima per Pantelleria, poi per Augusta. I “dodici” che dovevano andare a parlare nei capoluoghi di regione, furono a loro volta scavalcati dalla disfatta. Convocati dallo Scorza si riunirono presso il Partito a esaminare il da farsi, poi vennero quasi tutti da me, ed ebbe luogo uno scambio di vedute, che non poteva avere nessuna conseguenza pratica all’infuori della mia decisione di convocare il Gran Consiglio. I giorni di venerdì e sabato furono utilizzati per stilare l’ordine del giorno, raccogliere le firme e preparare l’attacco, anzi la manovra. Tre o quattro sapevano quel che volevano e dove sarebbero arrivati. Gli altri non ci capivano nulla o quasi e non pensavano che con quell’ordine del giorno l’esistenza del regime era in gioco.

50.

Di tutti i regimi cosiddetti “totalitari” sorti dopo il 1918, quello turco sembra il più solido: vi è un solo partito, quello del popolo, di cui è capo il Presidente della Repubblica.

51.

Può darsi che qualche commendatore straniero, abbia sottolineato la volubilità in fatto di convinzioni politiche del popolo italiano.

52.

Nuovo pomeriggio – 16 agosto – di grave inquietudine. Ho il sangue in fermento.

53.

Penso oggi a tre uomini che pur venuti dal nazionalismo, tanto lume di dottrina, tanto fervore di fede, tanta realtà di leggi diedero al Fascismo: Alfredo….. , Enrico Corradini, Forges Davanzati.

54.

Saranno stati rispettati i “sacrari” delle Case del Fascio? Si ricorderanno ancora uomini che sono morti per il Fascismo come Costantino Marino, Oscar Fellini, Walter Vamini, …….. Pisani e in numeri altri?

52.[11]

Ci fu “congiura” contro di me? Si, altrimenti non si spiegherebbe il biglietto che il Maresciallo Badoglio mi mandò nella notte del 25-26 a mezzo del generale Ferone e nel quale si parlava di un “serio complotto contro la mia persona”.

53.

E’ dal 23 ottobre del 1942 che la fortuna mi ha voltato decisamente le spalle.

La celebrazione del ventennale fu turbata dai bombardamenti e dall’offensiva nemica in Libia: così rientrò un mio discorso, per il quale all’Adriano s’erano fatti grandi preparativi. Il discorso del 2 dicembre alla Camera fu seguito dagli eventi disgraziati della Libia. Il 5 maggio, ultima adunata di P.V. – affermo che rientreremo in Africa e si stava perdendo in Tunisia l’ultimo lembo di quella terra.. Il 10 luglio passo in rivista la Divisione M e il quel giorno il nemico sbarca in Sicilia. Il primo bombardamento di Roma avvenne proprio mentre mi trovavo a Feltre, a convegno col Führer. Risparmio l’elencazione degli altri contrattempi minori, tipici dei voltafaccia della fortuna. Tuttavia, pensavo che andarmene sarebbe stato un atto di pusillanimità. Ho sperato fino all’ultimo di afferrare l’unico – si dice – capello che la fortuna porta sul cranio, ma non ci sono riuscito. Ho sperato il 10, 11, 12, 13 luglio, poi ho visto che ogni tentativo era vano.

54.

I miei incontri nel Veneto con Hitler sono stati seguiti nelle due volte da avvenimenti ingrati.

55.

17 agosto. Il mare sembra un lago alpino. Una enorme monotonia pesa su tutto.

-Il passato veramente ci appartiene. Male e bene, gioia e dolore, il passato è nostro e secondo la teologia cristiana nemmeno Iddio può revocare quello che è stato.

-Stento a credere che in casa Farinacci si siano trovati 8° kg. D’oro. In questi ultimi tempi io avevo accantonato Farinacci per il suo atteggiamento di padre nobile del Fascismo e per il suo ostentato catonismo.

Nel mese di giugno furono pronunciati due discorsi. Il 5 quello di Delcroix, il 24 quello di Gentile. Entrambi buonissimi, ma oramai inefficace davanti all’incalzare degli insuccessi militari. Eppure bastava un bollettino un po’ meno mediocre del solito per rialzare gli spiriti, ma questi bollettini erano sempre più rari.

-Il Comandante del distaccamento che mi “protegge” è il tenente Faiolo, laziale di Segni. Passato militare brillante, ferito gravemente a Tobruk, è stato testimone del trattamento inumano inflitto dagli inglesi ai nostri feriti e prigionieri e quindi odiatore di tutto ciò che è inglese. Egli conobbe nel 1935 in Eritrea Bruno e Vittorio, allora adolescenti, andati volontari. Il 24 agosto p. v. si compiono gli otto anni dal giorno in cui partivano dall’Africa. Il Maresciallo Badoglio gli elogiava e ……. Erano gli anni 1935-1936 gli anni “solari” nella storia dell’Italia e del Regime. Vale la pena di averli vissuti anche se oggi cenere e rovine ci circondano, anche se oggi, tutte le autorità di Roma sono incapaci di darmi notizie di mio figlio e di mio nipote.

56.

Come ho detto nel mio libro, la morte improvvisa di Bruno fu predilezione del destino: quanto avrebbe sofferto in questi giorni.

57.

Una voce mi dice: se tu fossi morto, non avresti lasciato P.V. e V.T. e la Rocca delle Camminate e i parenti e gli amici e tutto ciò che ti fu caro? La voce non tiene conto che ho lasciato tutto ciò, da vivo. Però è come se fossi morto: la eterna filosofia del “se”. Saranno stati rispettati i “sacrari” di coloro – e sono molti! – che morirono per il Fascismo?

58.

Verso le 17 di oggi 17 agosto è venuto –da me cercato– il parroco di La Maddalena, don ….. sardo – da dieci anni qui, circondato da unanime rispetto e come sacerdote e come italiano. Egli mi ha detto che aveva pensato a me e che l’altro giorno vistomi al terrazzo mi aveva fatto un cenno di saluto. Io gli ho accennato succintamente ai miei casi, e gli ho detto che le sue visite mi avrebbero aiutato a superare la grave crisi morale determinata dall’isolamento più che da tutto il resto. Egli mi ha risposto che si metteva a mia disposizione e che lo avrebbe fatto con la massima discrezione. “lasciate” egli ha detto “che vi parli sincero: non sempre siete stato grande nella fortuna, ora dovete essere grande nella sventura. Il mondo vi giudicherà più da quello che sarete d’ora in poi, che da quel che eravate fino a ieri. Dio che vede tutto vi osserva e sono sicuro che voi non farete nulla che possa ferire i principi religiosi cattolici ai quali vi richiamate, anche se altre sventure sopravvenissero. Gliel’ho promesso. Ritornerà giovedì nel pomeriggio. Ha detto anche “molti che furono da voi beneficati, lo dimenticarono; altri hanno oggi per voi ilo rispetto che si deve a un caduto e forse un secreto rammarico”.

59.

Il tenente Faiolo, reduce dal Commando Marina, ci dice che il Contrammiraglio Bona gli ha detto che alla Camera dei Comuni, Eden ha dichiarato che “la Libia non sarà più restituita all’Italia”, che la radio inglese accusa Badoglio di “seguire le orme di Mussolini” e che la stessa radio annuncia l’occupazione di Messina. E con questa penosa notizia si chiude la giornata del 17 agosto.

60.

Un mese fa vidi l’ultima volta a Riccone Romano, Anna, Guido, Adria. Giunsi alle 19. Tutti insieme ascoltammo il discorso Scorza. L’ultimo. Discorso buono nella sostanza, ma pronunciato con voce senza vibrazione, con un’infinità di accenti, quasi funerea.

61.

Fisso nelle linee che seguono l’atteggiamento di Dino Grandi, conte di Mordiano, dall’inizio del ’43 sino al luglio. Può interessare. Sino al febbraio, tale atteggiamento pareva chiaro. Dopo la crisi ministeriale, tale atteggiamento cominciò ad essere ambiguo. In taluni circoli lo si chiamava l’”attendista”. In altri, lo si definiva senz’altro “anglofilo”. Accusa, quest’ultima, ingiusta. In quel periodo di tempo, il Grandi era molto spesso assente da Roma e si tratteneva a Bologna, dove aveva comperato il Resto del Carlino. Col relativo complesso industriale valutato a parecchi milioni. Ai primi di marzo chiese di vedermi e mi pregò di fargli avere il Collare dell’Annunziata. Giustificava la sua richiesta col fatto di avere tenuto l’Ambasciata di Londra per molti anni e per il fatto di essere presidente della Camera. [12] Gli promisi che ne avrei parlato al Re, il che avvenne in uno dei due colloqui settimanali che il Re mi concedeva il lunedì e il giovedì. Il Re mi disse che la prima ragione addotta da Grandi non era giustificata, mentre lo era la seconda. Circa l’epoca il Re mi disse che tale concessione avrebbe potuto coincidere col giorno dell’Annunziata che cade il 25 marzo. Così avvenne. I giornali annunciavano il fatto, senza molti commenti. Il Presidente del Senato escluso da analoga concessione venne a trovarsi in una analoga posizione di diminuito prestigio. Ai primi d’aprile – il giorno esatto può vedersi dai fascicoli delle udienze accordate, fascicoli che facevo diligentemente conservare – rividi il Grandi, il quale mi ringraziò in termini enfatici e mi disse testualmente: “Prima di incontrarvi io ero un cronista del Carlino, un modesto giornalista. Tu mi hai creato. Io devo tutto a te. Tutto ciò che sono diventato nella vita, è opera tua. La mia devozione per te non ha limiti, perché –lasciamelo dire – ti voglio anche bene”.

Era sincero? In quel momento lo credetti. Io gli diedi atto dei suoi meriti come ambasciatore, come ministro degli esteri, come fascista e tornò a Bologna. Lo rividi il 5 maggio a P. Venezia dopo il discorso Scorza all’Adriano. Egli era semplicemente raggiante. “Duce che magnifico discorso! Ci siamo ritrovati tutti! Siamo tornati nella vecchia atmosfera. Abbiamo imboccato la buona strada, ecc.” E tornò a Bologna. Le accuse di “attendismo” ripresero. Alla fine di giugno fu presente a Ferrara alla commemorazione di Balbo tenuta dallo Scorza. Lo Scorza, al ritorno, mi disse che Grandi non aveva voluto salire sul palcoscenico e che durante tutta la giornata aveva tenuto un contegno più che riservato, distante (durante il suo soggiorno a Londra, il Grandi aveva diffamato atrocemente il Balbo anche dal punto di vista del coraggio personale). Siamo al luglio Nella settimana che va dall’11 al 18, Scorza scelse dodici uomini eminenti del Regime che avrebbero dovuto parlare in diversi capoluoghi d’Italia. Tra i prescelti c’era Grandi. Egli telegrafò al partito, chiedendo di essere dispensato di tale incarico. Scorza gli reiterò l’invito a mezzo del Federale. Ma il Federale telegrafò che Grandi rifiutava categoricamente di parlare. Lo Scorza voleva prendere provvedimenti disciplinari a carico di Grandi. Lo sconsigliai invitandolo a non creare un “caso” Grandi, dato il momento. E poiché in una delle missive a Scorza il Grandi aveva accennato alla necessità dell’ “unione sacra”, io chiamai il Grandi per domandargli di aule “unione sacra” intendeva parlare, cioè se intendeva risuscitare i vecchi partiti e relativi capi. Lo escluse. Mi disse che intendeva l’unione sacra di tutti gli italiani, per togliere alla guerra il carattere di “partito”. “E’ tempo, egli mi disse, che si smetta di dire che questa è la guerra di Mussolini, questa è la guerra di tutti. E’ tempo che la Corona esca dall’ombra. Il territorio nazionale è invaso e la Corona non parla. E’ imboscata. Deve assumersi le sue responsabilità. Questa è anche e soprattutto la guerra di Vittorio Emanuele III. Il Paese vuole che la Corona esca dalla sua prudente riserva e che la guerra acquisti perciò carattere “nazionale”.

Io gli obiettai che in tutte le guerre si formano due partiti: quelli che vogliono la guerra, gli altri che non la vogliono. Quella del 1915-’18 fu chiamata la guerra degli “interventisti”; quella di oggi dei “fascisti”. “Unioni sacre” fra elementi autentici[13] non sono possibili. I tentativi francesi lo dimostrano. Al di sopra dell’ “Unione sacra” in Francia, a un certo momento, sbucò Clemenceau. Il colloquio si svolse in forma cordiale, ma ebbi netta l’impressione che quest’uomo aveva già saltato il fosso. Era già dall’altra parte della baricata. Sera del 18 luglio, discorso Scorza. All’indomani Grandi, telegrafa da Bologna allo Scorza dicendogli: “Il tuo discorso è stato meraviglioso. Così parlavano i grandi uomini del Risorgimento, ecc. “.

62[14]

In un successivo colloquio, di cui in questo momento non riesco a fissare la data – ma sempre nei primi giorni della settimana 18-25 luglio, il Grandi mi diceva che “ anche lo Scorza lo aveva deluso e che non gli piaceva più”. Giovedì o venerdì, venne a scongiurarmi di convocare il Gran Consiglio, mentre ormai il “piano” era già determinato. Il Grandi voleva porre l’aut aut alla Corona coll’ultimo comma del suo ordine del giorno. O la Corona lo accettava e allora si assumeva la responsabilità della guerra o non lo accettava e allora documentava la sua carenza. Posta a questo bivio la Corona ha accettato il primo corno del dilemma, con quel che ne è seguito e nel quale non voglio ora fare considerazioni. Il Grandi affermò in Gran Consiglio che tale ordine del giorno poteva rimanere riservato: Ma alla mattina, tutta Roma lo conosceva e tutta Roma sentiva che qualche cosa di grosso era imminente.

Giacchè manifesto il passato degli uomini che mi furono vicini, parlo anche di Bottai. Come soldato, valoroso; come scrittore velleitario. Tutta la sua creazione rimane allo stato di “feto”, gli manca il forcipe del talento. Come politico, inquieto ed altrettanto velleitario. Si dice che sia sanguemisto. Più che un volto, la sua è una maschera. Sguardo spesso sfuggente. Non puro fino in fondo al bicchiere. Arricchito? Lo si è detto. Scarsamente popolare: all’adunata del vecchio Fascismo romano tenutosi il 21 aprile al “Quirino” fu fischiato o quasi. Partì dal ministero, dove aveva varato la “carta della scuola” sbattendo le porte. Dopo un mese si presentò a me e mi tenne questo discorso: “Non posso rimanere più oltre disoccupato. Ti propongo le seguenti soluzioni: o il posto di Bevione all’Istituto Nazionale delle Assicurazioni o quello di Giordani all’Iri o magari, temporaneamente, in un’Ambasciata.

Gli risposi: “Non ti conviene andare al posto di Bevione che egli ha diritto di tenere fino a metà giugno. Si direbbe che ti sei sistemato, seduto in una nicchia tranquilla con 200.000 lire all’anno. Sei più indicato come ex- ministro delle corporazioni all’Iri. Ma a parte che il Giordani non ha manifestato alcuna intenzione di dimettersi, anche lì si maneggiano troppi miliardi. Preferisco vedere se è possibile darti un’Ambasciata, quella di Berlino, ad esempio, dove l’Alfieri è alquanto consumato(?)”.

Ne convenne. Trascorso un paio di mesi, il Bottai tornò da me e mi disse che aveva studiato un’altra soluzione e cioè – data la fine imminente della legislatura – la Presidenza della Camera. Gli risposi che di tutte queste era la soluzione da me preferita, purchè vi fosse l’assenso di Grandi.

Di lì a poco Bottai tornò con una letterina di Grandi, nella quale egli si diceva felice che a suo successore fosse stato scelto Bottai. Il seguito è noto.

63.

Non ho avuto “amici” nella mia vita e più volte mi sono domandato se ciò fosse un bene o un male. Oggi rispondo che era un “bene”. Oggi molta gente è così dispensata dal “compatirmi”, cioè dal “patire con me”.

64.

Chissà se al Museo della Guerra di Milano sono ancora esposti e rispettati i cimeli di Bruno!

65.

Domenica mattina, 25 luglio, Bastianini mi telefonò per dirmi che Göering mi spediva questo telegramma che un maggiore dei CC mi portò a Ponza. Lo traduco per la documentazione. “Duce, dopo che le circostanze esterne non mi hanno permesso di recarvi personalmente, come avevo prospettato, i miei auguri, vi saluto in questa guisa in occasione del vostro compleanno con un rispetto profondamente sentito. Mosso dal sentimento di una sincera amicizia e incondizionata fedeltà è per me uno speciale bisogno ringraziarvi per l’ospitalità che tante volte mi avete gentilmente riservato nel passato e per le prove di una immutabile amicizia. Per il nuovo periodo di vita, mia moglie ed io vi trasmettiamo i nostri cordiali auguri per il vostro personale benessere.

“Malgrado le due prove e i gravi eventi di questo tempo, possa la forza e la personalità di V.E. anche nell’avvenire operare per il bene dei combattenti delle nazioni europee. Come segno manifesto del mio rispettoso ricordo vi faccio consegnare un busto di Federico il Grande. Con duraturo cameratismo, con rispetto dal profondo cuore e fedeltà incondizionata resto di V. E. devoto, Göering, maresciallo dell’Impero del Grande Reich Tedesco.

Questo telegramma mi ha convinto ancora più che G. è un amico dell’Italia. Mi avevano autorizzato a rispondere, ma non l’ho fatto, non volendo consegnare una risposta necessariamente banale, a un così toccante e quasi fraterno telegramma.

66.

Albini: mio errore e delusione! Brutto nel volto e nell’anima! Sapeva tutto e non mi ha detto nulla!

67.

La mia figura giuridica sarebbe questa? Ex-capo del governo protetto per sottrarlo al furore del popolo.

68.

18 agosto (1937 o ’38) vola da Romaa Pantelleria e ritorno.

69.

E’ difficile esagerare la gravità del trauma psichico da cui deve essere stata colpita nella notte del 25 luglio la Gioventù organizzata nella „GIL”. Il trauma deve essere stato forte soprattutto nelle Accademnie maschile della Farnesina, femminile di Orvieto, nei collegi pre-marinari, pre-militari, pre-aeronautici di Brindisi, Venezia, Forlì, Bolzano. Collegi perfetti per organizzazione, disciplina, rendimento. Questa gioventù che era stata ammirata in quasi tutte le nazioni d’Europa, che aveva compiuto le crociere del Mediterraneo, che aveva dato saggi ginnici e sportivi indimenticabili, quella gioventù che nella divisione „Giovani fascisti” aveva dato da Ben el Gobi al Mareth prove superbe di eroismo, meritava di essere trattata con maggiore riguardo. Questa gioventù che ha subito questo improvviso tranello, dove andrà domani? Verso sinistra, verso le idee più estreme, oppure delusa e sfiduciata non crederà più a nulla e a nessuno.

70.

E’ tornato dal Continente un maresciallo, tale Daini di Ciociaria e ho scambiato con lui quattro parole. E’ un uomo schietto, di modeste facoltà mentali, per cui le sue parole hanno un certo sapore. „Si nota”, egli ha detto, „una ripresa del movimento sovversivo. Il popolo è sconfortato e non desidera che una cosa: finire la guerra a qualunque costo. I villaggi del Lazio sono pieni di gente sfollata da Roma”.

71.

Fra gli umili che mi hanno servito ne voglio ricordare due: Rodolfi e Navarra. Il primo per vent’anni ha cavalcato accanto a me tutte le mattine o quasi. E’ stato il mio maestro di scherma e di equitazione. Scrupoloso, disinteressato, fedele nel vero senso della parola. Gli avranno fatto delle miserie?

Navarra è stato il capo dei miei uscieri da vent’anni. Educato, discreto, rispettoso, anche lui disinteressato. Una parola di elogio va detta anche per il mio autista Boratto che ha rischiato la pelle con me negli attentati e salvo un cane ucciso a Montefrosinone non ha mai avuto il minimo incidente di macchina, pur essendo portato a correre velocemente.[15]

72.

E, dopo gli uomini, perchè non dovrei ricordare gli animali? Anch’essi sono stati nella mia vita. Sono i nomi dei cavalli Ruzowich (?), Ziburoff (?), Ned, Thiene (?), Fron (?) (cavallo regalatomi da Dollfuss). E i cani Carlot (brutto ma intelligentissimo), Bar, il cane di Bruno. Esso stette alcuni giorni accovacciato davanti alla stanza di Riccione, dov’erano le cose di Bruno. Fedeltà di una bestia!

73.

19 agosto

Se così può chiamarsi la mia settimana di passione comincia esattamente un mese fa col mio incontro col Führer a Feltre. Tale incontro era stato progettato di una durata di quattro giorni, come il precedente di Salisburgo ed era stata scelta Feltre per ragioni di sicurezza e di prossimità alla frontiera. La data era rimasta imprecisata, senonchè gli avvenimenti di Sicilia la fecero anticipare al 19 luglio e ne fissarono la durata a un giorno solo: troppo poco per procedere a un esame esauriente della situazione generale e particolare. La burocrazia mantenne ferma la sede di Feltre, mentre il convegno avrebbe potuto svolgersi benissimo alla Prefettura di Treviso, guadagnando quattro ore di tempo. La burocrazia è incapace di questa ginnastica mentale. Partito in volo da Riccione il 19 mattina alle 7, giunsi regolarmente sul campo di Treviso alle 8,30. V’era il solito schieramento di ufficiali e soldati di aviazione, abbastanza grigi. Di lì a poco atterrarono alcuni apparecchi tedeschi che portarono ufficiali del seguito del Führer fra i quali il mareciallo Keitel. Alle 9 in punto atterrò il Führer. Passò in rassegna i reparti e ci dirigemmo alla stazione. Prendemmo il treno, che dopo un’ora circa, ci scaricò in una stazione prima di Feltre. Lì prendemmo l’auto per la villa scelta a sede pel convegno, la villa del senatore Gaggia, una villa labirinto di sale e salette, che ha lasciato in me un ricordo di incubo. Giungemmo dopo un’altra ora di strada in macchina aperta sotto un sole cocente e non scambiai col Führer che poche parole di circostanza.

Il convegno ebbe inizio alle ore 12. Erano presenti Keitel, il generale Warlimont e altri ufficiali tedeschi, oltre all’ambasciatore Mackensen. Di italiani c’era il generale Ambrosio, con un suo traduttore, Bastianini, Alfieri.

Il Führer cominciò a parlare e continuò per due ore. Le sue parole furono stenografate e il testo integrale del discorso è agli atti del ministero degli Esteri.

Aveva appena incominciato a parlare, che il mio segretario entrò nella sala e mi consegnò una telefonata da Roma che diceva: „Dalle ore 11 Roma è sottoposta a intenso bombardamento aereo”.

Comunicai la notizia al Führer e agli astanti. Questa notizia creò un’atmosfera pesante di tragedia. Tale atmosfera si appesantì ancor più con ulteriori comunicazioni telefoniche nelle quali veniva segnalata la ecezionale durata dell’incursione, il numero degli apparecchi e i primi gravi danni fra cui: l’Università e la chiesa di San Lorenzo.

Terminata l’esposizione del Führer, ebbi un primo scambio di vedute a quattr’occhi. Egli mi disse due cose importanti: la prima che la campagna sottomarina sarebbe stata ripresa con altri mezzi e che alla fine agosto la flotta aerea della rappresaglia avrebbe cominciato ad agire su Londra, la quale in una settimana sarebbe stata rasa al suolo. Io gli dissi, fra l’altro, che nell’attesa della rappresaglia bisognava ad ogni costo (hier fehlt wahrscheinlich das wart) „assicurare” la difesa antiaerea dell’Italia. Fui di nuovo chiamato per ulteriori notizie e intanto si fece l’ora della partenza. Fu solo nell’ora trascorsa in treno che feci chiaramente intendere quanto segue e cioè che l’Italia reggeva – ora – l’intero peso di due imperi come la Gran Bretagna e gli Stati Uniti; che sotto tale peso si faceva vicino il pericolo di rimanere schiacciata; che il bombardamento delle città non soltanto scuoteva il morale delle popolazioni, ma danneggiava gravemente la produzione bellica e disorganizzava il complesso della vita sociale; e ancora una volta gli dissi che la campagna africana avrebbe avuto esito diverso, se ci fosse stata non la superiorità, ma almeno una parità con l’aviazione nemica. Gli dissi inoltre che la tensione degli animi all’interno del paese, era ormai alta e pericolosa.

Egli mi disse che la crisi italiana era una crisi di direzione e quindi di uomini, che avrebbe mandato altri rinforzi aerei e nuove divisioni per la difesa della penisola. Dichiarò che la difesa dell’Italia era anche un supremo interesse della Germania. Il tono dei discorsi fu sempre molto amichevole e ci separammo nel modo più cameratesco. Quindi l’aeroplano del Führer partì. Accompagnando Keitel al suo apparecchio gli dissi: „Mandate presto quanto ci occorre. Pensate che siamo tutti e due sullo stesso vascello”. Alle 18 circa decollai anch’io facendo rotta direttamente su Roma. Giunto all’altezza del Soratte, mentre riducevo la velocità, vidi una grande densa nube che offuscava l’orizzonte. Era il fumo degli incendi della stazione del Littorio che sorvolai di lì a pochi minuti. Centinaia di vagoni bruciavano, le offisine distrutte, il campo impossibile. Lo stesso spettacolo al deposito locomotive e al quartiere San Lorenzo. I danni apparivano immensi. Scesi all’aeroporto di centocelle. C’era il prefetto e qualcun altro. Dirigendomi a villa Torlonia rimontai una immensa fiumana di gente che a piedi e con ogni veicolo si dirigeva verso la campagna. La città aveva un aspetto buio. Le fontanelle erano circondate da una folla, perchè le condutture dell’acqua erano interrotte. Alla sera da villa Torlonia si vedeva ancora il cielo illuminato dagli incendi. Roma aveva avuto una terribile giornata di ferro e di fuoco, che aveva dissipato ogni illusione e creato uno stato d’animo pieno di incongnite. Nei giorni successivi mi recai a visitare alcuni dei luoghi più colpiti e precisamente la stazione e l’aeroporto del Littorio, il Campo di Ciampino, la Città universitaria, ma ordinai che non se ne oparlasse sui giornali. Intanto i nemici del regime avevano diffuso per tutta Roma, che a Feltre non si era concluso nulla, che la Germania ci piantava in asso e che dopo la Sicilia gli Inglesi sarebbero sbarcati indisturbati o quasi sul Lido di Roma. Tutto ciò aumentava una tensione nervosa già prossima al grado di rottura. Lo stesso stato d’animo regnava a Corte e ne ebbi conferma nel mio penultimo colloquio col Re. L’Ultimo fu quello di villa Savoia, la domenica 25.

74.

Il molto atteso ammiraglio Brivonesi, tornato stamani 19 da Roma, ha rotto il mio isolamento portandomi una lettera di mia moglie in data 13 agosto, nella quale mi dice che anch’essa ptraticamente è isolata, che non ha telefono e che vive in continuo allarme, non so se aereo o di altra natura. Poi una grande cassa contenente le opere complete di Nietzsche, stupendamente rilegate. Si tratta di ventiquattro volumi che il Führer mi manda per il mio compleanno a mezzo del maresciallo Kesselring. Poi in una lettera l’ammiraglio Brivonesi mi comunica, a mezzo del tenente Faiola, che Vittorio è riparato all’estero ed è stato dichiarato disertore, la qual cosa mi dispiace immensamente; che Vito è alla Rocca, ma non ha potuto andare a Mercato Saraceno, il che potrebbe significare che in Romagna l’autorità del nuovo governo è dubbia e cheil Popolo d’Italia a Milano non esce più, o che è stato distrutto; che carte personali e libri che erano a Palazzo Venezia, mi saranno consegnati. Circa la mia posizione personale niente di nuovo.

75.

Qui finisce il primo quaderno dei ”Prensieri pontini e sardi”, ore 15 del giorno 20 agosto 1943.


[1] C’è nell’aria qualcosa che prelude all’inverno.

[2] Il punto interrogativo è anche nel documento.

[3] Il punto interrogativo è anche nel documento.

[4] Il documento presenta un salto dal n. 23 al n. 25, senza che si riscontrino cancellature. Si tratta probabilmente di un errore materiale nella trascrizione.

[5] Il punto interrogativo è anche nel documento.

[6] Il punto interrogativo è anche nel documento.

[7] Il punto interrogativo è anche nel documento.

[8] Il punto interrogativo è anche nel documento. La parola timone è cancellata con un tratto di penna.

[9]Il punto interrogativo è anche nel documento.

[10] Il punto interrogativo è anche nel documento.

[11] La numerazione progressiva da questo punto sembra tornare indietro, per un errore di numerazione. Nel testo trascritto dai tedeschi si legge, dopo il punto 54, un ritorno al punto 52, ed entro parentesi tonda quanto segue: “ Der Verf. hat hier einen Numerierungsfehler begangen “.

[12] Dino Grandi, conte di Mordano ( e non Moriano come nella trascrizione tedesca), fu ministro degli Esteri dal 1929 al ’32 e ambasciatore a Londra dal 1932 al ’39. Ministro della Giustizia dal ’39 al ’43 è dal ’42 presidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni. Sfugge al plotone di esecuzione di Verona, riparando in Portogallo. Nel 1947 è processato e assolto da ogni accusa. Muore a 93 anni, nel 1988.

[13] La parola dattiloscritta, seguita da un punto interrogativo è “antichi”, cancellata con un solo tratto di penna e corretta a mano

[14] L’inserimento del numero progressivo è nostro. Nel testo il punto è segnato da un’ interriga più spaziata delle precedenti. Si tratta probabilmente di numero saltato da parte del materiale trascrittore tedesco del testo manoscritto.

[15] Ercole Boratto è autore di un Diario sul duce acquisito, tramite la fonte Dusty dall’X-2 di Roma (20 febbraio 1946) guidato da J.J.Angleton e da noi rintracciato al Nara con la collocazione rg. 226, e.108A, b. 266.

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
Questa voce è stata pubblicata in DOCUMENTI STORICI e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

3 risposte a Mussolini: Pensieri pontini e sardi

  1. Gabriella Fontana ha detto:

    A quanto il seguito cioe’: Pensieri del gran sasso d’Italia apparsi sul settimanale Tempo illustrato, a cura di Duilio Susmel, del 22-29 febbraio 7-14 marzo 1964.
    Spero al piu’ presto.
    Saluti Gariella Fontana

  2. Pingback: Benito Mussolini. Pensieri Pontini e Sardi | IL RIDOTTO DELLA MEMORIA

  3. Pingback: Benito Mussolini. Pensieri Pontini e Sardi | ASSOCIAZIONE CULTURALE "HISTORIA ITALICA"

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...