Pio XII e la democrazia


Pio XII

Pio XII

Il comunicato Ansa del 18 ottobre sui documenti che abbiamo pubblicato unitamente all’Ansa, ha in qualche modo provocato uno scossone che era già nei conti. Gli storici David Bidussa ed Emma Fattorini scrivono che nel rapporto di Pio XII con i nazisti prevalse una certa strategia e aggiungono che i nostri documenti non modificano il dibattito storiografico su Pio XII, ma confermano la prevalenza dell’aspetto diplomatico nell’agire politico del pontefice in quegli anni. Questo il giudizio dei due storici. Il primo – responsabile della Biblioteca della Fondazione Feltrinelli – scrive: “nell’analizzare l’operato del papa, deve prevalere il punto di vista politico. Visto che non sono rintracciabili atti pubblici teologici sulla questione sul tappeto, come peraltro le carte di Cereghino e Casarrubea indicano. Quindi il vaglio è quello politico e non della teologia o della missione del papa”. “In genere però,  continua lo storico, si tende a configurare la storia del comportamento di Eugenio Pacelli, e non dico Pio XII, come una figura dirimente nel rapporto tra Chiesa ed Ebraismo. La realtà – aggiunge Bidussa – è che invece Pio XII, e questa volta lo chiamo così, fu un personaggio politico”. Ma è proprio questo il punto. Nell’azione della Chiesa la scelta fu soprattutto politica, fortemente sbilanciata sul fronte antialleato, come per altro l’atteggiamento antisovietico del papa dimostra. Si tratta di una “lungimiranza” che anticipa, anche rispetto ai piani bellici del nazifascismo, le ostilità politiche contro il blocco sovietico, gettando le basi di una politica antidemocratica, tutta interna all’Italia, che avrà nefasti sviluppi nei decenni successivi anche in Europa. A cominciare dalla Francia, dalla Grecia e dalla stessa Italia. Non invano Bidussa scrive che “ciò che si capisce dai documenti di Cereghino e Casarrubea è che tra il ’43 e il ’44 lo sguardo di Pio XII cambiò: si volse agli equilibri del dopoguerra e a come renderli più favorevoli”. Per questo motivo anch’io personalmente ritengo che ” Pio XII va letto non per la sua missione umanitaria, ma per i fatti politico-diplomatici” e che “i risultati della loro efficacia non furono molto autorevoli. O meglio [furono] talmente delicati che nessuno se ne accorse”. Ho l’impressione invece che furono molto scoperti tanto da produrre le conseguenze che si registrarono sia rispetto alle deportazioni, quasi ignorate, sia rispetto alle sorti della nascente Democrazia cristiana sottoposta al ricatto filomonarchico della politica della Santa Sede. Ricatto tanto pesante da rasentare la minaccia della costituzione di un nuovo partito cattolico antagonista del partito di De Gasperi. “I documenti di Cereghino e Casarrubea – aggiunge Emma Fattorini – non rivelano nulla di nuovo. Pio XII privilegia una posizione politico-diplomatica che riteneva più efficace. Questo non vuol dire che non abbia ispirato o anche imposto alla curia romana e al clero l’aiuto agli ebrei romani durante l’occupazione”. Quello che è in gioco – sottolinea – “non è la bontà del pontefice, ma quanto fosse giusta la sua posizione”.  “Pio XII  – spiega- non fu doppio, si mise in gioco veramente con i tedeschi, partecipò al dolore e alle difficoltà del popolo romano. Tuttavia non riuscì a tradurre questo slancio, questa profonda aderenza alla realtà tragica di quel periodo, in agire politico suo. In una parola non seppe tradurre questa dimensione spirituale in una risposta politica”. Il che, se non vado errato, è l’opposto di quello che dice Bidussa.

Il fatto è che la posizione della Chiesa durante la seconda guerra mondiale è ancora da studiare. Molto possono contribuire gli archivi degli Alleati, visto che non sono consultabili quelli del Vaticano. Certo è comunque che presso il Vaticano durante quel periodo si tramarono mille oscuri progetti e furono portati a esiti negativi per la nostra democrazia, gli sforzi compiuti da quanti col loro sangue avevano dato vita alla lotta di Liberazione gettando le basi dello Stato democratico. Ben altre sarebbero state le sorti del popolo italiano se, almeno fino alla fine del 1946, non fosse stata mantenuta salda l’unità delle forze antifasciste, attaccata proprio dalla Santa Sede, come lo stesso esilio di Luigi Sturzo sta a dimostrare. (Giuseppe Casarrubea)

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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2 risposte a Pio XII e la democrazia

  1. Angelo ha detto:

    Ma questo personaggio dovrebbe venite proclamato santo??
    ma santo di quale Dio??
    Credo che Dio nn abbia apprezzato il suo operato e che, sia pure nel suo amore infinito, nn abbia amato il suo atteggiamento.
    Santo vuo dire separato, appartato per Dio: non credo papa Pacelli lo sia stato separato era un politico molto attaccato al mondo ed al momento storico in cui viveva. Perchè non ha usato lo stesso interesse che ha avuto ad appoggiare la Dc, con gli ebrei che venivano massacrati dai tedeschi?

  2. Filippo ha detto:

    Se fanno santo questo, anche il Berluska ha qualche chances!

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