Il maestro “prevalente”


Il maestro “prevalente”. Come dire: ci siamo sbagliati, non volevamo parlare di maestro unico, visto che è successo un putiferio nelle strade e nelle scuole d’Italia. Così il governo, senza accorgersene, è caduto dalla padella nella brace. Il maestro unico rappresenta, infatti, che lo si voglia o no, la cancellazione di decenni di riforma e di innovazione. Con gli esiti di un modello che ci è stato invidiato in tutto il mondo. Ma al peggio non c’è mai fine e quello che sembrava un arretramento, si è trasformato in qualcosa di indecifrabile. Il maestro “prevalente” infatti non si sa esattamente cosa sia. Anche da un punto di vista pedagogico. Il che non è questione secondaria. Allo stato delle conoscenze delle mappe concettuali della nuova destra, è qualcosa di peggio di ciò che è stato (e continua ad essere sotto un profilo ideologico) il modello idealista del maestro che da sé impersona il verbo, la verità cattedratica, la conoscenza sedentaria legata al banco e alla parola. Qualcosa insomma che assomiglia molto a un brutto buco rattoppato. Un modo maldestro di rimediare a una caduta, anzi a un grave torto. Una ragazzata, visto che le persone serie prima di fare una cosa ci pensano sette volte. Solo che di mezzo ci sono bambini, c’è il migliore potenziale del nostro domani. E questo non può essere oggetto di scherzo o di errori.

Così a fronte di ministri che non sanno parlare in lingua italiana, e di ministri che sanno fare bene gli interessi dei paperon dei paperoni italiani si è presentata a noi un’ armata Brancaleone con la presunzione di salvare la reputazione di un Paese allo sbando, attraverso la cancellazione di decenni di conquiste sindacali, dell’autonomia scolastica, delle riforme introdotte nel sistema formativo già dagli anni ’70. Con un colpo di spugna siamo precipitati all’epoca in cui le lezioni cominciavano col saluto al duce, e i ragazzi avevano i quadernetti neri col motto del fondatore dell’impero.

Siamo passati dal maestro unico a quello “prevalente” senza che nessuno ci abbia spiegato in che cosa consista questa “prevalenza” e rispetto a che cosa la si esercita. Abbiamo una nuova figura professionale il cui profilo non esiste in nessuna norma, ed è difficile che se ne possa inventare qualcuna che serva a definirlo. Possiamo solo provare a immaginarlo: è una figura messe a disposizione di un certo numero di classi; ha un ruolo centrale rispetto ad altre figure destinate a completare il tempo scuola in una sorta di area opzionale pomeridiana, alla quale si può accedere per imparare l’inglese o altre discipline. Ma il maestro è sempre unico, insindacabile, dogmatico e indiscutibile. “Prevalente”. Vince lui, gli altri sono di serie B, attaccate al tempo “perduto”, alla marginalità, all’intrattenimento.

Siamo passati dalla scuola con tre “i” (inglese, impresa e internet) alla scuola delle tre “p”: prevalente, provvisorio e pierino. (G.C.)

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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2 risposte a Il maestro “prevalente”

  1. guido ha detto:

    ma ti sei mai chiesto quanto si spende x l’istruzione?…e i risultati?…quali sono? raccapriccianti !!!!,sai quanti corsi di laurea ci sono in italia?e sai quanti ce ne sono in europa?sai quanti iscritti ci sono di media in ogni facoltà?sai in che graduatoria siamo a li vello mondiale tra le università migliori?in 7 anni sai quanti sono stati i corsi di laurea?sempre negli ultimi 7 anni sai quanti concorsi sono stati banditi da ASSOCIATO e quanti ne sono stati promossi?e nel 99,3% dei casi sono stati promossi senza posti disponibili facendo aumentare i costi di 300 milioni di euro,sottoponendo i ragazzi ad un carico di ore di lezione triplo rispetto alla media europea x trovare giustificazione a corsi fatti solo x dare cattedre.Ora se sei in grado di darmi risposta a queste domande rimanendo sulla tua opinione vuol dire che fai parte solo di un movimento politico che va dove tira il vento,se le risposte non le hai vuol dire che parli solo x sentito dire,senza capire che nessuno verrà licenziato che nessun docente preparato sarà affiancato da uno la cui provenienza geneologica faccia capo a qualche rettore,insomma non andiamo sempre contro corrente cerchiamo di capirci qualcosa senza aggredire chi ci stà dall’altra parte solo xè è dall’altra parte,cmq le risposte sono queste:in italia abbiamo 5500 corsi in europa la metà,in media su 330 facoltà non si superano i 15 iscritti,tra le migliori università al mondo nessuna di quelle italiane è tra le prime 150,nel 2001 i corsi di laurea erano circa 2400 oggi 5500,i concorsi banditi negli ultimi 7 anni da associato sono stati circa 14.000 ma i promossi sono stati 26.000 e come ho detto prima nel 99% dei casi non serviva.Premetto non faccio parte di un movimento politico,non sono uno studente quei tempi li ho già trascorsi, ho 33 anni non ho figli quindi non parlo x nessun interesse,parlo xè ho cercato di capire cosa stava succedendo mi sono informato ho fatto due conti e sono arrivato a questo risultato…ma la cosa più importante che ho fatto e che ti consiglo di fare che prima di aprir bocca assicurati che il cervello sia collegato…….g.v.f.

  2. casarrubea ha detto:

    Caro Guido,
    capisco il suo nervosismo e la sua onesta volontà di vivere in un Paese in cui le cose, specie dal punto di vista dell’Università, funzionino bene. Concordo con lei su molti punti, ma il mio intervento sul ‘maestro prevalente’ non voleva essere una valutazione sul funzionamento dell’ Università italiana o della Scuola secondaria, anche se qui ci sono molte sacche di precariato e tanti giovani non hanno la possibilità di costruirsi un futuro.
    Dal punto di vista formativo il segmento che ha funzionato bene è stato quello della scuola elementare e mi pare una barbarie che il governo intervenga proprio nel ridefinire un modello che ci ha dato risultati apprezzati in tutto il mondo.
    Quanto al resto le confesso che non mi sono personalmente offeso quando qualcuno con qualche battuta ha preteso di avere sempre il cervello collegato (non si sa a che cosa), trattando l’interlocutore come un cretino o come quegli impiegati che per non essere infastiditi dal ‘pubblico cafone’ mettono alle spalle della loro scrivania quella scritta idiota da burocrati per ammonire l’utenza che non deve “rompere i coglioni”.
    Cordialmente e non se l’abbia a male
    Giuseppe Casarrubea

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