La strage di Portella prevista dall’Unità

UN DOCUMENTO STRAORDINARIO DELL’ORGANO DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO PREANNUNCIA TRAMITE UN’INCHIESTA GIORNALISTICA LA STRAGE DI PORTELLA DELLA GINESTRA AD OPERA DEI GRUPPI EVERSIVI NEOFASCISTI

***

UN CONTRIBUTO PREZIOSO ALLA COMPRENSIONE DEI FATTI

A SESSANT’ANNI DA QUELL’EVENTO

*

PERCHE’ E’ STATA NASCOSTA LA VERITA’?

PERCHE’ NON SI E’ ANCORA FATTA LUCE?

PERCHE’ LA MAGISTRATURA SI OSTINA A NON RIAPRIRE  IL FASCICOLO DELLE INDAGINI?

Nel febbraio ’47 Riccardo Longone affronta sulle colonne dell’Unità, con articoli che, sotto forma di

1° maggio '48 a Portella della Ginestra

1° maggio'48 a Portella

inchiesta, hanno tutti un richiamo in prima pagina, il tema del neofascismo così come si rappresenta, vivo e vegeto, alla diretta osservazione dei suoi contemporanei. Per la loro lucidità, sono una delle pagine più consapevoli della storia di quel periodo. Una storia che non solo ha riscontri nella documentazione archivistica internazionale, riportata anche in questo blog, maanticipa alcuni dei fatti più tragici messi in opera dal terrorismo nero di quei mesi. L’articolo di fondo che Togliatti scrive per L’Unità cade a qualche giorno di distanza dalla strage di Portella della Ginestra ed ha come tema centrale l’ingerenza straniera. Il ministro guardasigilli collega soprattutto quel battesimo di fuoco della neonata Repubblica al venir meno delle condizioni di democrazia in Italia.

Facciamo seguire (con altro articolo rintracciabile tra le categorie previste nell’home page alla voce ‘documenti storici’)) i reportage di Alberto Jacoviello sull’attentato a Togliatti del 14 luglio ’48, per evidenziare una linea di continuità eversiva degli ambienti del neofascismo siciliano e italiano. Linea che in modo esplicito lo stesso Mussolini aveva avanzato nel suo ultimo discorso del 16 dicembre a Milano, a proposito di una sua lettura del separatismo.Quanto all’unità territoriale – aveva detto – io mi rifiuto, conoscendo la Sicilia e i fratelli siciliani, di prendere sul serio i cosiddetti conati separatistici di spregevoli mercenari del nemico. Può darsi che questo separatismo abbia un altro motivo: che i fratelli siciliani vogliano separarsi dall’Italia di Bonomi per ricongiungersi con l’Italia repubblicana”.Per il resto appare chiaro anche attraverso la stampa più avvertita che i gerarchi si stavano preparando, anche dopo il crollo di Mussolini e della Repubblica di Salò, a rifinanziare la campagna di riconquista della penisola attraverso il ricorso sia ai fondi argentini di cui abbiamo parlato in altra sede, sia anche attraverso prelievi diretti dalla Banca d’Italia da parte di autorevoli personalità del vecchio regime, quali furono Farinacci, Buffarini Guidi e il ministro della Finanza fascista, Giampietro Pellegrini. Quest’ultimo alla vigilia del 25 aprile si presenta con una scorta della Muti alla sede della Banca d’Italia di Milanoe si fa pagare un miliardo di lire in contanti. Analogamente avevano pensato ad accantonare tesori il Farinacci, di cui parla nei “Pensieri pontini e sardi” lo stesso Mussolini, quando dice che gli erano stati trovati in casa 80 chilogrammi d’oro e il Buffarini Guidi che aveva nascosto il suo tesoro “nel mare di Livorno”. E’ interessante notare che a prendere il posto di Buffarini Guidi, come ministro dell’Interno della Repubblica di Salò, sarà proprio Paolo Zerbino<!–[if !supportFootnotes]–>[1]<!–[endif]–> al quale il 10 aprile ’45 si rivolge Roberto Farinacci avvertendo l’imminenza del crollo definitivo e chiedendogli protezione per la sua famiglia. Di Zerbino riportiamo un “Appunto per il duce”, datato Torino, 8 gennaio 1945. E’ un documento sulle forze del Cln viste dall’osservatorio dell’intelligence salotina. Interessanti appaiono poi gli scritti di Pietro Koch diretti a Mussolini e le connesse inchieste che l’apparato attiva contro lo stesso questore, capo dell’omonima “banda”. Sono la prova delle croniche avvisaglie di sgretolamento del regime a un livello sia periferico sia anche più generale, data la molteplicità dei soggetti coinvolti nell’affare. Qui, per meglio definire la situazione interna alla leadership della Rsi al momento del suo tracollo, riportiamo alcuni materiali significativi: il Memorandum che Koch indirizza a Mussolini nel novembre ’44, gli appunti per il duce del prefetto Ippoliti e del ministro Paolo Zerbino (novembre ’44 e gennaio ’45), una relazione sulle Sap (squadre di azione partigiana) del marzo ’45, indirizzata alla legione “Ettore Muti” capeggiata da Franco Colombo e la corrispondenza di Koch, Zerbino e Farinacci dei primi di aprile dello stesso anno.

 

Per il resto la persistenza dei gruppi neofascisti non può altrimenti spiegarsi, ben al di là dalla data del 25 aprile ’45, che mediante un evidente consenso alla loro esistenza da parte del governo statunitense per conto del quale si registra una missione speciale in Italia di Charles Poletti nel giugno ‘47, con lo scopo di unificare l’arcipelago delle formazioni neofasciste e monarchiche per un colpo di stato.<!–[if !supportFootnotes]–>[2]<!–[endif]–>

L’inchiesta di Longone esce sull’Unità dal 13 al 21 febbraio ’47 in sei puntate. L’ultima parte Rito fascista al Collegio De Merode è anonima. Esce il 30 aprile, e deve attribuirsi probabilmente allo stesso Longone. Gli articoli di Jacoviello vanno dal 24 luglio al 1 agosto ’48.

 

All’indomani della Liberazione, migliaia di reduci della Rsi iniziano a riorganizzarsi per contrastare la “minaccia bolscevica”. Sono appoggiati segretamente dall’intelligence angloamericana che controlla in modo capillare le mosse di Togliatti e del Pci. In questo tentativo ancheil Sis e il Sim (Servizio informazioni militari/Cc), svolgono un loro ruolo. La presa del potere da parte dei “rossi” e un conflitto armato tra Usa e Urss appaiono inevitabili. Le aree nevralgiche sono sostanzialmente tre: quella pugliese, per il timore delle influenze albanesi nella nostra penisola; quella siciliana per la notevole effervescenza del movimento contadino sospinto dalle leggi nazionali di riforma agraria (1944-’46); il confine nord-orientale da dove si teme un’invasione sovietica o quanto meno delle truppe titine. E’ questa l’area ritenuta più a rischio di sfondamento da parte di improbabili colpi di mano dell’Urss. L’Italia è sotto il saldo controllo alleato. Il suo comando militare redige una serie di piani per l’attacco alla Jugoslavia del maresciallo Tito: è l’ “Operazione Kipper”.<!–[if !supportFootnotes]–>[3]<!–[endif]–> Dalle carte si evince l’ipotesi che la rete spionistica impiantata dai nazisti durante la loro occupazione dell’Italia continui a operare con una propria autonomia finanziaria anche dopo la progressiva ritirata dei tedeschi, come dimostrano i casi di Marco Fossa e Max Magnani di cui parlano le carte Sis, o le affermazioni di Giuseppe Caccini, alias “Tempesta”, uno degli artefici della brigata “Osoppo”. Queste ora attestano gli intrecci che si erano allora attivati tra azioni di sabotaggio e reti terroristiche aventi come scopo la collaborazione tra formazioni nere e spionaggio alleato per debellare la crescita democratica dell’Italia. Circostanza, questa per altro rilevabile dalle biografie di personaggi come Nino Buttazzoni, alias “Ingegner Cattarini”, braccio destro di Junio Valerio Borghese e capo dei Nuotatori Paracadutisti della Rsi (Marina).

La fluidità dei circuiti che intercorrono all’interno del mondo della destra eversiva che si impianta all’indomani del colpo di Stato del 25 luglio 1943, ma soprattutto in conseguenza della nascita della Rsi, dopo un’iniziale frammentazione delle forze in campo, appare evidente e in progressiva organizzazione fino agli esiti della preparazione di un colpo di stato deciso anche sotto la spinta dei risultati del referendum del 2 giugno ’46, e poi proseguito nelle sue fasi operative nel ‘47 in vista del temuto pericolo rosso. Il momento cruciale è la strage di Portella della Ginestra (1° maggio 1947), che avrebbe dovuto funzionare da esca per il tentativo reazionario e la messa fuori legge del Pci. Che il clima fosse da guerra civile è attestato dalla stampa coeva. L’Unità del 22 maggio ’47 scrive: “Novara, 2000 armati neofascisti a Torino guidati dal capitano “H”, dirigente dell’intelligence service. I neofascisti Pierino Giacobbe (1918) ed Ettore Carrera (1924) acquistano armi per ‘agire contro il Pci e scatenare la guerra civile’”. L’informativa è del Sis di Novara che se ne occupa il 16 maggio.

Secondo fonti Sis, attività antidemocratiche si svolgono, oltre che a Genova e a Milano anche a Napoli e Palermo. Tutti hanno dei circuiti ben precisi. Si noti quello delle relazioni parentali nell’alta aristocrazia: Cesare Ruggeri Laderchi (30.8.1896, ramo ‘Pio di Savoia/linea Galasso’) è il cugino del re”. Questi nel 1922 sposa Margherita, sorella di Bianca Pio di Savoia, sua cognata. Bianca e Margherita sono figlie del principe Manfredo Pio di Savoia (1866-1948). Laderchi è quindi un cugino acquisito di Umberto II. Si fa chiamare ‘Bastiano’ e assieme a Resio e al generale Infante, fa la spola tra Roma e Lisbona per tenere i contatti tra l’ex re ed Angleton, la mente diabolica del controspionaggio americano in Italia.

Alcuni compaiono sulla scena per ragioni di ufficio, altri perché interessati a oscuri progetti di natura eversiva. Sarebbero stati comunque molti i luoghi da sottoporre a una doverosa vigilanza da parte del nuovo Stato democratico e antifascista.

E’ l’estensione del carattere magmatico di questa presenza collettiva a determinare, nei suoi meandri più virulenti, l’insorgenza di Portella.

 

“Qualcosa di grosso” si sta preparando fin dall’inizio del ‘47: da piu’ parti, si invoca il “bagno di sangue” che portera’ all’insurrezione comunista e alla conseguente repressione violenta di un governo che non dovrà avere più al suo interno né comunisti né socialisti. Tutto quello che accade ha componenti interne, nazionali, dettate dalle diverse forme della politica e della guerra non ortodossa, e componenti sovrastrutturali esterne. Si tenga conto che l’Italia si trova ancora con un territorio invaso dalle truppe angloamericane e che operazioni di tipo ‘politico’ di una particolare gravità non si sarebbero potute verificare senza l’esplicito e diretto consenso di Washington.

Il piano strategico è affidato all’Upa (Unione patriottica anticomunista). Suo obiettivo dovrà essere una dittatura di uno o due anni che serva ad assicurare l’avvenuta transizione dai governi di Unità nazionale a quelli orientati sul modello delle democrazie occidentali.

Per quanto appaiano spesso con caratteri autonomi, in quanto eredità di una storia di regime e sintesi di realtà diversificate,tuttavia i Far sono di fatto il braccio armato dell’Upa (Unione patriottica anticomunista), un’organizzazione clandestina della quale fanno parte anche alcune alte autorità dell’Arma. L’Upa prende ordini dal Sim (Pisani) e dal battaglione 808°. Tutti fanno capoad Angleton e quindi agli Usa, e tutti sono in costante contatto con il Vaticano, l’aristocrazia nera e i monarchici di Umberto II. Le strade che da Roma portano a Lisbona sono in quell’anno di piombo e di grave svolta poltica nazionale le più trafficate e le più oscure di tutta l’Europa.

Per Romualdi lavorano, tra Calabria e Sicilia, Walter Argentino (Ex banda Koch e Sid), alias Walter Di Franco o ‘Franco’; Serafino Ferrero (ex CC. e Gnr), un certo ‘Martina’, noto capo della banda Giuliano; Selene Corbellini (ex Koch), Salvatore Ferreri, alias ‘Lo scugnizzo di Palermo’, altrimenti detto ‘Il Vendicatore’, ‘Fra Diavolo’, ‘Totò u palermitanu’ (con esperienze pregresse nella zona di Esperia di influenza di Tommaso David); lo stesso Salvatore Giuliano e alcuni uomini della sua banda (ex Decima Mas), influenzata se non proprio agli ordini di Ferreri.

Dopo la strage di Portella l’attesa insurrezione bolscevica non avviene. Grazie a Togliatti e Li Causi il fronte golpista entra in crisi e si divide sulla strategia da seguire. L’Upa assume una posizione di attesa di natura istituzionale, i Far decidono di” accelerare i tempi” e nella seconda metà di giugno decidono di agire da soli dichiarando in tal modo la loro contrapposizione alle ‘colombe’ dominanti. Cioè la componente che pensava di stare dietro le quinte a controllare o indurre scelte di tipo istituzionale in senso anticomunista.

Vi sono poi innumerevoli partiti schierati tutti contro il Cln: il Movimento monarchico dell’Italia liberata, il Partito agrario italiano presieduto da Pietro Astuni Messineo, il Partito monarchico democratico di largo del Pallaro, di cui fa parte Vincenzo Malleo; l’Unione monarchica italiana di Alfredo Misuri e Luigi Benedettini. Misuri è a contatto con la Corbellini e Benedettini è quello stesso che incontra nel maggio ’46 Caterina Bianca, alias Kitti. C’è anche Garase con loro, in contatto a sua volta con Cannamela. Nello stesso mese arriva a Roma lo “scugnizzo” di Palermo, la fantomatica figura che corrisponde, per i suoi caratteri, al “Vendicatore”, alias “Totò u palermitanu”, alias ‘Fra Diavolo. Cioè Ferreri, la cui squadra troviamo tra i roccioni di Portella della Ginestra, prima e durante l’ormai nota strage di Portella. Kitti, stando ad alcune testimonianze, è probabilmente la fidanzata di Ferreri. Si noti come queste presenze che arrivano al ’47, abbiano subito un lungo percorso di addestramento eversivo. A Palermo, dal ’44 ci sono Giuliano (Vega) e(Decima Mas), Cannamela, Magistrelli e i fratelli Console (fino al marzo 1945), Gaspare Pisciotta della Pai (Polizia dell’Africa italiana, cioè Gnr), Tarroni e Sidari (Decima), Ferrari (Mgir). Ma si osservi anche come il Sapienza, nel suo interrogatorio, si guardi bene dall’affermare di essersi recato in Sicilia (cfr ‘Storia segreta della Sicilia’ e ‘Tango connection’  editi da Bompiani).

(Giuseppe Casarrubea)

Per leggere il testo integrale di Riccardo Longone su ‘L’Unità’ clicca qui sotto

riccardo-longone2

per leggere l’articolo sul “Rito fascista al collegio De Merode”, sul capitano del servizio segreto del Sim, Russo, e sull’Unione patriottica anticomunista, clicca qui sotto

corso-e-upa-pdf1



 


<!–[if !supportFootnotes]–>[1]<!–[endif]–> Sottosegretario agli Interni della Rsi dal 7 maggio 1944 al 12 febbraio 1945, sarà ministro degli Internifino alla fucilazione. Il suo nome, come sappiamo, faceva parte della lista dei sedici giustiziati scelti dal col. Valerio dopo i fatti di Dongo e l’arresto di Mussolini.

<!–[if !supportFootnotes]–>[2]<!–[endif]–> Cfr. G.Casarrubea-M.J.Cereghino, Tango connection, l’oro nazista , l’America latina e la guerra al comunismo in Italia, Milano, Bompiani, 2007, p. 119 e n.

<!–[if !supportFootnotes]–>[3]<!–[endif]–> I documenti trattati sono relativi alle seguentifonti: Nara/Oss e ACS/Sis, National Archives/War Office e Foreign Office, 1944-1947.

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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Una risposta a La strage di Portella prevista dall’Unità

  1. Immacolata Mandaro ha detto:

    Salve, mi chiamo Imma sono una ragazza di 16 anni che vive a Ravello, in costiera amalfitana, con la scuola ci stiamo preparando alla giornata della legalità “adottando” una vittima di mafia. volevo chiederle se aveva qualche documento su Placido Rizzotto e se poteva aiutarmi.
    Grazie Imma.

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