Togliatti e l’intelligence Usa

Palmiro Togliatti

Palmiro Togliatti

1° agosto 1947

(Le seguenti informazioni vanno considerate di attendibilità A in quanto provengono da fiduciario ben versato nelle questioni organizzative interne del Pci e personalmente, seppur saltuariamente, a diretto contatto con P. Togliatti).

I)- Palmiro Togliatti è nato la domenica delle Palme 26 marzo 1893: di qui trae il suo nome di battesimo. Il padre, Antonio, era un modesto impiegato dello Stato che si era specializzato nella funzione di “economo” presso i convitti nazionali e ha continuato a peregrinare di città in città.

Nel 1911 era applicato al Convitto Nazionale Vittorio Emanuele 2° di Sassari (Sardegna). Togliatti aveva allora 18 anni e concorse ad una borsa di studio della fondazione “Carlo Alberto” riservata ai giovani originari delle antiche province sarde. Nel concorso riuscì primo Lionello Venturi (il critico d’arte), Togliatti fu secondo, terzo fu Augusto Ristagni ( il grecista) e sesto, infine, Antonio Gramsci che in quell’occasione si legò di amicizia con Togliatti. Infatti due anni dopo (1933) Gramsci e Togliatti si trasferirono assieme a Torino, dove poi Togliatti si laureò in giurisprudenza. La tesi di laurea fu condotta sul protezionismo doganale. La tesina sulle “tavole” del diritto ebraico.

Conseguita la laurea Togliatti si inscrisse al terzo corso di filosofia sempre a Torino e  aderì alla sezione torinese del partito socialista. Chi introdusse Togliatti nelle file del socialismo fu Angelo Tasca (quel Tasca che poi finì acceso fascista e repubblichino).

Nel 1914, scoppiata la guerra, venne chiamato alle armi e fu assegnato ad un corso allievi ufficiali di complemento. Dimesso dal corso per miopia, venne assegnato alla sanità militare. Venne smobilitato nel 1918 e divenne redattore del “Grido del popolo” (diretto da Giuseppe Romita), poi redattore giudiziario dell’”Avanti” e quindi dello “Ordine Nuovo”. Nel 1921 si trasferì a Roma come direttore del “Il Comunista” (che si stampava quasi clandestinamente in via della Guardiola). Rita Montagnana si trovava a Roma anche lei e dirigeva il “La Compagna”.

Nei giorni della “marcia su Roma” fu catturato da squadristi che lo misero al muro per fucilarlo. Si salvò e fu curato ed assistito appunto da Rita Montagnana, con la quale si sposò due anni dopo (1924) quando Togliatti uscì di prigione e divenne fondatore e direttore dell’ “Unità”.

Nel 1925 ebbe un figlio cui mise il nome di Aldo. Venne nuovamente arrestato (1926) e quindi amnistiato. Sfuggito per caso alla grande retata del 1927, emigrò dapprima in Francia (1928) e quindi in Russia (1930). Nella retata restarono invece presi Bibolotto, Marchioro, Terracini, Gramsci e Scoccimarro. A quell’epoca la figura di Togliatti era piuttosto scialba e viveva del riflesso del pensiero di Gramsci.

Da questo momento non si hanno più notizie di lui, fino a quando ricompare a Napoli (1944) sotto il nome di Ercole Ercoli. Precedentemente aveva usato i seguenti pseudonimi: Empedocle, Palmo Palmi, che dimostrano come egli tenga al suo nome di battesimo. Lo pseudonimo di Mario Correnti è stato pochissimo usato.

A Mosca lo seguirono il figlio (Aldo) e la moglie. Il figlio venne messo in un collegio, assieme ai figli di Ruggero Grieco e di Pastore. Quando il padre rientrò in Italia, il figlio rimase in Russia per completare gli studi. Non è vero che egli fosse tenuto come ostaggio dai russi per garantirsi della sincerità di azione del padre: una simile supposizione è ridicola.

Togliatti strinse allora maggiore amicizia con Grieco e con Pastore (e più tardi con Longo), ma i rapporti fra Grieco e Togliatti non furono mai eccellenti. Grieco aveva la forma mentis del militare e del combattente ed in cuor suo disprezzava (e disprezza tuttora) il Togliatti “molle”, buon parlatore, ricco di idee, ma scarsamente aggressivo.

Per alquanto tempo fu alloggiato all’Hotel Lux di Mosca, assieme alla moglie. Poi venne assorbito direttamente nel “Komintern” e venne a contatto con Malenkow. I suoi rapporti con Dimitroff sono stati scarsi. La padronanza della lingua russa è soltanto discreta (mentre Pastore e Grieco la parlano quasi senza accento).

Togliatti non è un intollerante: suo figlio Aldo non è inscritto del Partito comunista e non nasconde il suo sollievo per essere rientrato dalla Russia. Non era inscritto egualmente al partito un fratello di Togliatti che era ingegnere e che morì a Napoli circa nel 1938. Non è iscritto al partito l’altro fratello di nome Giuseppe, nato ad Orbassano (Torino) nel 1891 che in atti insegna matematica pura presso la Università di Genova, preside della Facoltà di matematica, titolare di geometria analitica e descrittiva e di geometria superiore. Nel 1930 era a Zurigo dove insegnava al Politecnico, ha vinto il premio Stein, è liberale, e venne arrestato e quindi rilasciato dai tedeschi nel 1945. La famiglia della moglie (israelita) ebbe invece a subire gravissime persecuzioni e fu distrutta.

Benché sia difficile cogliere con sicurezza la caratteristica fondamentale del suo carattere, è ben certo che Togliatti è un uomo di buona fede, che crede in quello che dice, e che fa quello che gli sembra giusto di fare per tradurre le parole in fatti. Di sua iniziativa rifugge dalla violenza.

Egli parte, nelle sue iniziative, su una base di raziocinio, ma quasi sempre durante lo sviluppo, l’idea fondamentale viene largamente modificata dal suo impulso e dalla sua soggettività. Parte a sangue freddo e arriva a sangue ribollente. Il momento più opportuno per attaccarlo e neutralizzarlo è appunto quando nella sua azione si verifica una specie di”salto” fra il raziocinio iniziale e l’impulso finale. Questo punto debole è stato avvertito da De Gasperi il quale già un paio di volte lo ha preso in “contro-tempo”. (La prima volta è stato a proposito del viaggio di Belgrado e dell’incontro con Tito – un’altra volta sta verificandosi ora a proposito della posizione comunista nei confronti della ratifica del trattato di pace).

E’ parsimonioso delle sue forze fisiche ed intellettuali. E’ un buon amministratore. Non è simulatore, ma piuttosto dissimulatore. Non è ambizioso, ma orgoglioso. Qualche volta la sua fede ha l’aspetto del fanatismo. Ha una grande vitalità fisica, è resistente al lavoro, alla fatica. Non soffre di esaurimenti né somatici né nervosi.

E’ appassionato di sport in genere, ed è un tifoso del gioco di calcio. Le sue simpatie vanno alla “Juventus” di Torino, ma tale simpatia dissimula perché sa che a Torino le simpatie operaie vanno piuttosto al “Torino” che è più popolare. E’ sostenitore del “sistema” piuttosto che del “metodo”. Questi particolari vengono raccolti solo perché confermano la forma mentis di Togliatti quale è sopra descritta.

A Roma abitava in due camere d’affitto a Piazza Navona. Poi si è trasferito nella villa di Federzoni (sopra piazza del Popolo, fra la principessa Clotilde e via Ferdinando di Savoia) e ne occupa il primo piano. Il secondo piano è occupato da Celeste Negarville. Non ha domestici, ma solo una coppia di vecchi compagni che vengono per i lavori pesanti. L’appartamento è sommariamente e disordinatamente arredato.

Legge quasi solo libri di politica (comprese le opere di Croce). Di letteratura non ha competenza tanto che si fece propagandista di un comico libretto “Le memorie di un Barbiere” (E.G.I.T.I. Torino, 1946) che fece arrivare a 600,000 copie di tiratura, in 28 edizioni fatte in ben 17 lingue.

Al partito lavora in una piccola stanza (m.4×6) su un tavolinetto che reca inserita una radio ricevente di straordinaria sensibilità (riceve tutte le stazioni, su tutte le lunghezze ed in qualsiasi condizione). Intende perfettamente il tedesco e l’inglese. Parla bene il russo ed il francese.

Si fa costantemente scortare da “Armandino” (nn.) che è un vecchio gappista buon tiratore di pistola. La scorta gli è stata imposta anche dall’ “esecutivo” del partito. “Armandino” è quello che andò con Togliatti a Belgrado e lo riportò a Roma su una automobile “Ardea” verniciata di blu che egli usa abitualmente ed alla quale è assai affezionato.

II)- A seguito delle direttive concordate nel “Congresso di Organizzazione” del partito (Firenze), la struttura e l’articolazione centrale è stata sensibilmente modificata. Anche le denominazioni che avevano le vecchie ”sezioni” (direzioni generali) hanno subìto dei cambiamenti.

Le “sezioni” hanno conservato le funzioni di vere e proprie direzioni generali. A ciascuna di esse è preposto uno dei membri del comitato centrale esecutivo del partito (alias “centrale”, alias “esecutivo”). Soltanto Togliatti non è investito di questa funzione. Le “sezioni” si trovano poi riprodotte in proporzione ridotta nei quadri periferici (“federazione regionale” oppure “federazione provinciale”). Fin qui la federazione regionale, istituita a seguito del congresso e con obiettivi di coordinamento e di controllo, non ha dato buoni risultati perché appare una superfetazione. E’ probabile che essa venga abolita e che le federazioni provinciali vengano articolate direttamente sulla “centrale” come era fino agli inizi del 1947.

<p class=”MsoNormal” style=”text-align:justify;margin:0 22.9pt .0001pt 18pt;”Al centro si incontrano le seguenti “sezioni”:

-sezione organizzativa;

-sezione amministrativa;

-sezione sportiva;

-sezione giovanile;

-sezione femminile;

-sezione sindacale;

-sezione elettorale;

-sezione editoriale;

-sezione culturale

-sezione agitazione e propaganda (in breve: “agit-prop”);

-sezione militare;

-sezione agraria;

-sezione Enti locali;

-sezione organismi di massa;

-segreteria del gruppo parlamentare;

-ufficio quadri.

La riorganizzazione si è resa necessaria per l’incremento degli iscritti al partito che ( è noto) era di 1,900,000 circa nel 1946, è attualmente di 2,300,000 circa senza tener conto di 500,000 iscritti al FdG e all’Udi, e che si calcola di portare a 2,500,000 entro il 1947 ed a 3,000,000 con la campagna finale per le elezioni politiche che il partito lascerà differire senza contrasti alla primavera/estate del 1948.

Il congresso nazionale (a differenza di quanto fanno gli altri partiti) si tiene ogni due anni. Il prossimo avrà luogo nel dicembre 1947 ed avrà carattere di rassegna di forze: sarà preceduto da alcuni congressini regionali.

Molte delle sezioni portano nel loro nome l’obiettivo che si prefiggono. Ma alcune debbono essere meglio individuate:

a) la sezione Enti locali è quella che governa l’azione del partito nelle amministrazioni comunali;

b) la sezione Enti di massa cura l’attività politica sindacale, ma la parte organizzativa e propriamente salariale è invece di competenza della sezione sindacale;

c) la sezione militare non ha niente a che vedere con le formazioni paramilitari (profanamente dette “apparato”) ma ha invece compiti di propaganda fra i militari dell’Esercito, della Marina e dell’Aviazione nazionali. L’azione verso le forze armate alleate stanziate in Italia è invece di competenza dell’”Ufficio Quadri”;

L’”Ufficio Quadri” (ex SIP) è l’organo informativo e controinformativo del partito che cura l’organizzazione armata offensiva e difensiva, informa e difende il partito, controlla la condotta dei suoi esponenti, nomina, promuove e trasferisce i funzionari;

-La sezione Agitazione e Propaganda a proposito della quale si deve dire questo che segue: è principio fondamentale dell’azione “komintern” che una rivoluzione è impossibile senza disporre di una massa fortemente politicizzata. La propaganda “politicizza la massa” e la agitazione mette in moto la massa “politicizzata”.

Cardini fondamentale sono questi (che derivano direttamente da Lenin):

“l’agitatore è colui che mette una sola idea in molte teste”;

“il propagandista è colui che mette molte idee in una oppure ‘più teste”.

(le due citazioni sono testuali)

Il propagandista deve generalizzare gli argomenti evitando di spingere i politicizzati alla conquista di immediati obiettivi. Questo è compito dell’agitatore quando sarà il momento (cioè quando gli verrà ordinato).

La tecnica oratoria sia di propaganda che di agitazione è rigidamente modellata su quella sovietica. Infatti è stato osservato in Russia che il gesto oratorio diretto dall’alto verso il basso (martellante) è più efficace del gesto vario e retorico. Questa tecnica si osserva specialmente in Ingrao, in Pastore ed in Di Vittorio. Solo a Togliatti (“il migliore”) è consentita una relativa libertà di gesticolazione.

L’agitatore e il propagandista, dunque, non possono coesistere nella stessa persona fisica. Ma lo schema oratorio è comune: adattare lo schema del ragionamento al probabile livello mentale degli ascoltatori, ma ciò fatto – non divagare per nessun motivo- ripetersi fino alla noia, non solo fino alla noia dell’ascoltatore ma fino alla noia dell’oratore. (Quando è il momento della noia si è arrivati generalmente al momento della comprensione da parte dell’ascoltatore).

I funzionari del partito non possono cumulare stipendi. I loro assegni sono press’a poco quelli dei dipendenti dello Stato italiano. Quando ci sia cumulo, l’eccedenza deve essere riversata al partito (Togliatti ha uno stipendio di circa 60,000 lire mensili e versa al partito l’eccedenza). Questa è la vera forza del partito.

Non è vero che la sede del partito (Roma, via Botteghe Oscure, 13) sia costata 300 milioni. Li valeva quando venne ultimata, ed oggi vale circa mezzo miliardo di lire. Ma si tratta semplicemente di un abile affare fatto da Togliatti con il concorso del comunista ing. Marzi Marchesi.

L’area e lo scantinato sono costati 35,000,000 di lire. I lavori di adattamento, costruzione e completamento sono costati 115,000,000 di lire. Il costo totale è dunque di 150 milioni di lire. L’ing. Marzi Marchesi poteva fare un affare personale (magari con i fratelli Scalera o con il comm. Cidonio). L’ha fatto invece per il suo partito ed è stato compensato con la inclusione nella lista elettorale di Roma (ora è deputato).

La vita dei prominenti del partito è strettamente controllata. Ma la vita che conducono i cosiddetti “professionisti” è certamente povera ed austera: questo vale per Togliatti, Secchia, Grieco, Li Causi, Di Vittorio, Pastore, Terracini e gli altri più vicini al centro.

Togliatti beve due litri di vino al giorno ed è un gagliardo mangiatore di bistecche. Ma incassa il vino con assoluta indifferenza (a preferenza piemontese e poi toscano, o romano se non ha di meglio) Solo una volta perse il controllo di sè stesso. Era l’inverno del ’45-’46 e Parri tenne una delle sue solite interminabili e sconclusionate riunioni di consiglio durante la quale fece servire panini imbottiti e vino in fiaschi e preso a “consumo” da una trattoria vicina. Quasi tutti erano astemi e solo Togliatti beveva. Alla fine della riunione era leggermente brillo e cominciò a tener circolo facendo delle allusioni precise “ad una possibile dittatura del proletariato”. Il giorno dopo si prese da Grieco una secca diffida a trattare in pubblico argomenti proibiti dalla sezione Agitazione e propaganda (che appunto dal Grieco era diretta).p>

Non è vero (dice l’osservatore) che nel partito ci siano segni di crisi. E’ vero che il contrasto personale fra Grieco e Togliatti si è piuttosto acuito e che Grieco nella recente riunione dell’ “esecutivo” (2 luglio 1947) ha violentemente attaccato Terracini e Togliatti (troppo “molli”) e Moscatelli (“un bue con la faccia di toro”). Togliatti è stato anche inutilmente attaccato sul tema “donne”. Togliatti non ha amori né amorazzi che lo rendano suscettibile di attacchi o di ricatti. Ha una marcata simpatia affettiva per una giovane deputatessa (Pci) di Reggio Emilia che egli protegge e porta avanti, ma nulla più. E questa pare la sola linea di frattura che potrebbe essere sfruttata con qualche sia pur ridotta probabilità di successo una volta che egli non fosse più il numero uno del partito. Ma fino ad allora egli è inattaccabile come assolutamente inattaccabili sono Secchia, Grieco e Pastore.

P.S.: oltre ai parenti già accennati, Togliatti ha una sorella, la professoressa Tina Togliatti che ha insegnato magistero a Mondovì e che abita attualmente a Torino. Anche costei non si interessa di politica.

Nota: Cfr. Nara, rg. 226,s.174,b. 161, f. 1193. Il titolo è una nostra sintesi.

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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