L’ Italia vista dal Sis (1946)

manifesto per il referendum del 2 giugno 1946

manifesto per il referendum del 2 giugno 1946

Strettamente confidenziale

N°. 4

appunti sulla

S I T U A Z I O N E  P O L I T I C A

I T A L I A N A

al 15 M a g g i o 1946

a seguito delle precedenti relazioni all’argomento:

n°. 1 – 30 gennaio 1945

n°. 2 – 15 dicembre 1945

n°. 3 – 15 marzo 1946

N°. 4 – 15 maggio 1946

I risultati ufficiali delle elezioni amministrative che si sono svolte nel primo turno ( 5 domeniche elettorali antecedenti alle elezioni politiche) in 5.638 comuni (circa la metà dei comuni d’Italia) sono i seguenti:

Nel considerare i dati di cui sopra, si deve però tener presente che si sono avute le elezioni a Milano ma in nessuno dei grandi centri meridionali (°), e che le sinistre hanno sfruttato in campo elettorale vari elementi tutti in loro favore, come la presenza di loro esponenti ai Ministeri chiave per le elezioni (Interni, Giustizia, Costituente, Trasporti) ed il controllo delle Camere del lavoro e della Confederazione Generale del lavoro.

(°) = E’ stato volutamente limitato l’esperimento delle elezioni amministrative al grande centro cittadino nordico di Milano. Ove era previsto un successo dei partiti di sinistra, per influire psicologicamente sull’opinione pubblica; mentre si è evitato di indire le elezioni in un grosso capoluogo del mezzogiorno (Napoli o Palermo ad esempio) come sarebbe stato giusto, onde evitare che una vittoria delle destre monarchiche in quei centri urbani potesse orientare l’opinione del Paese nelle imminenti votazioni per la Costituente e la forma istituzionale.

Le elezioni hanno avuto solo apparentemente uno svolgimento regolare.

La preparazione infatti non sempre è stata corretta: a Milano, per esempio, oltre 100.000 cittadini dei quartieri del centro non hanno avuto il certificato elettorale, mentre ai comitati di fabbrica degli stabilimenti della periferia erano distribuiti blocchi di certificati elettorali in bianco per la distribuzione ai compagni che non avevano ricevuto il loro.

In altri comuni è stato fatto figurare il voto di morti, assenti, carcerati, o le liste elettorali non erano complete alla vigilia delle elezioni.

Spesso è stata impedita ai partiti non di sinistra qualunque forma di propaganda: oltre agli episodi più conosciuti, come quelli di Terni e di Piombino, dove è stato letteralmente impedito di parlare, in pubblici comizi organizzati dal loro partito, a Ministri liberali, in molte zone, specialmente rurali, dell’Umbria, della Toscana e della Lombardia oltre all’impedire i comizi, l’affissione di manifesti o la distribuzione di giornali, la popolazione è stata fortemente intimidita da minaccie di rappresaglie, effettuate da bande armate di pseudo partigiani di acceso colore di sinistra.

Ferruccio Pari del Partito d'Azione

I risultati delle prime elezioni amministrative hanno poi dimostrato la inconsistenza del Partito D’Azione, ormai svuotato di ogni contenuto organizzativo e di forza politica: il Partito d’Azione – come era stato segnalato nelle precedenti relazioni – è ridotto ad una ristretta equipe di dirigenti, senza seguito né di aderenti né di simpatizzanti, per giunta ancora spezzettata in frazioni, in lotta fra loro. I leaders di questo movimento politico insussistente, che detengono arbitrariamente e in assoluto contrasto con la irrisoria potenzialità del Partito, importanti posti nella vita pubblica del Paese, cercano di supplire con atteggiamenti giacobini e rivoluzionari e teoriche alleanze con l’estremismo di sinistra, alla propria impotenza e all’assenza di seguito e di prestigio popolare. In pratica, il Partito d’Azione è il Partito-Quisling del Partito Comunista Italiano, che se ne serve per mascherare la sua effettiva azione totalitaria.

Dopo le cinque giornate di elezioni amministrative, tutti i partiti e gli organi che ne dipendono sono tesi alla preparazione della campagna elettorale per le elezioni politiche.

Sfrondata da motivi polemici e da divisioni, dovute a cricche od ambizioni personali, la lotta elettorale si impernia su due soli motivi: pro o contro il marxismo, pro o contro la monarchia.

Secondo i dati ufficiali dei vari partiti, il totale degli iscritti ai partiti stessi è di circa 6 milioni; di questi gli iscritti ai partiti, che si sono pronunciati per la repubblica, più i due terzi degli iscritti alla Democrazia Cristiana filorepubblicani raggiungono circa i quattro milioni, mentre a due milioni possono calcolarsi gli iscritti ai partiti che si sono pronunciati per la Monarchia ed il rimanente terzo della D.C..

Altri sei milioni sono iscritti all’Azione Cattolica.

Rimangono quindi, dato che il corpo elettorale e di circa ventotto milioni, quattordici milioni di elettori fuori da qualsiasi organizzazione.

Nonostante quindi la clamorosa propaganda e la proclamata certezza di vittoria delle sinistre, il risultato delle elezioni politiche è tuttora molto incerto, perché non è possibile prevedere quale sarà l’orientamento definitivo della maggioranza dell’opinione pubblica.

Da molti sintomi il movimento verso destra, segnalato nelle precedenti relazioni, si è maggiormente accentuato nell’ultimissimo periodo.

Si ha notizia che, anche nel Nord, larghi strati di aderenti ai partiti di sinistra abbandonano le ideologie social-comuniste, facendo chiaramente capire di essere stanchi di una demagogia politica priva di precisi piani costruttivi.

Se il congresso del Partito Socialista a Firenze non ha concluso per una netta separazione tra socialisti e comunisti – principalmente per l’abilità manovriera di Nenni e il mancato accordo fra i suoi avversari – ha però chiaramente indicato che la grande maggioranza dei socialisti tende verso un socialismo moderato, che potrebbe anche non essere incompatibile con la Monarchia, analogamente al laburismo inglese. Sta di fatto che risulta che a Torino e a Milano, recentemente, numerosi socialisti si sono dichiarati decisi a votare per la Monarchia, nella convinzione che in una repubblica il socialismo sarebbe immediatamente sopraffatto dal comunismo.

E da notare però che questo movimento dei socialisti moderati, che fa capo a Saragat, SILONE, etc., ostile ad un asservimento al comunismo totalitario e pertanto antifusionista, ha spiccato carattere intellettuale, suscettibile cioè di essere compreso e seguito solo dalle frazioni più colte del Partito Socialista, mentre la demagogia degli estremisti ha più facile presa sulle masse socialiste.

Nelle masse democristiane il pronunciamento in favore della repubblica, adottato dal Congresso Nazionale, è stato aspramente criticato. Non si addiviene ad una scissione, unicamente per il fatto che l’Azione Cattolica (per quanto ufficialmente agnostica in materia istituzionale), ha fatto facilmente capire che appoggerà la Monarchia, ed i democristiani, di conseguenza, da buoni cattolici, tendono a seguire più le direttive di questa, al quale riconoscono l’autorità che le deriva dall’essere la pupilla diretta del Sommo Pontefice, che le direttive del loro partito politico, attribuendo al pronunciamento repubblicano di esso il valore esclusivo di una mossa politica, atta ad avallare l’azione effettuata dai suoi dirigenti nei comitati di Liberazione.

La tendenza monarchica in seno al Partito Democristiano è stata rinforzata da due discorsi di Sua Santità ai dirigenti dell’Azione Cattolica ed alle trentamila donne cattoliche di Roma, in cui il Santo Padre, nonostante la sua necessaria riservatezza, ha nondimeno chiaramente lasciato intendere i pericoli di una soluzione repubblicana.

Di questo stato d’animo si è reso conto De Gasperi che, nel comizio tenuto l’undici c.m. alla basilica di Massenzio, ha dato una forte sterzata verso destra ed ha chiaramente espresso il dubbio che la soluzione repubblicana sia la migliore.

Altre forze laiche, rappresentative di una certa parte dell’opinione pubblica, svolgono azione politica, sia pure sotterranea, atta ad influire sugli elettori: così ad esempio mentre la Massoneria Italiana cosìdetta di Palazzo Giustiniani è per due terzi di tendenza repubblicana ( in ossequio alle tradizioni mazziniani) almeno nei dirigenti; la Massoneria già nota come quella di Palazzo Gesù ( ora via Della Mercede) ha più democraticamente accolto i voti della grande maggioranza dei fratelli sparsi nelle Loggie d’Italia e si è decisamente schierata dalla parte monarchica.

Le azioni di piazza sono praticamente in atto da poco meno di due settimane.

Ai RR.CC. ed al Ministero degli Interni sono giunte segnalazioni di episodi avvenuti in vari centri dell’Italia meridionale ed insulare, dove oratori di sinistra sono stati zittiti e fatti tacere in pubblico comizio dal popolo, che li ha respinti con grida inneggianti alla Dinastia e all’Istituto monarchico. Sintomatico fra l’altro, l’episodio di un cinematografo popolare di Napoli, ove l’apparizione del Ministro TOGLIATTI in un cinegiornale ha provocato lunghi e reiterati fischi e grida ostili.

Le dimostrazioni avvenute a Roma per la Monarchia, nonostante siano state minimizzate dalle sinistre che – disponendo delle agenzie e dei più grandi organi di informazioni hanno potuto cercare di diminuirne gli echi – hanno veramente sorpreso per l’entusiasmo e per la grande partecipazione di popolo. Particolarmente impressionati ne sono stati i partiti di sinistra che hanno intensificato in tutti i modi la loro azione ed hanno immediatamente organizzato dei comizi repubblicani.

L’Opinione pubblica però, è stata colpita dal diverso carattere delle manifestazioni. Mentre quelle monarchiche erano spontanee, di persone cioè entusiaste ed evidentemente organizzate, quelle repubblicane avevano tutti gli aspetti di quelle famose organizzate con cartolina rossa dalle federazioni fasciste.

Le manifestazioni sono state infatti palesemente organizzate con affissioni di manifesti, altoparlanti etc. da tutti i partiti di sinistra e dalla C.G.I.L.. – quest’ultima – nonostante lo scopo squisitamente politico dei comizi – ha ordinato la sospensione del lavoro e tutti i capi ufficio ed i comitati di fabbrica hanno imposto la partecipazione ai comizi dei dipendenti.

Si sono notati nei cortei, dietro le selve di bandiere rosse – tra le quali appena timidamente solo qualche bandiera democristiana – dei manifestanti che camminavano leggendo il giornale con l’aria seccata di persone costrette a fare un “servizio” noioso.

Molti dei partecipanti alla manifestazione repubblicana di Roma provenivano dalla provincia ed anche da più lontano: sono stati contati oltre duecento automezzi con rimorchio carichi di dimostranti, che sono giunti dalle varie provincie, dove l’organizzazione socialcomunista è più efficiente, in seguito agli ordini emanati dalla direzione del partito la sera del nove, quando è stata conosciuta la notizia dell’abdicazione del Re.

Si ritiene che l’abdicazione di S.M. abbia notevolmente rafforzato l’Istituto Monarchico dato che molti italiani – specie militari, reduci, combattenti – favorevoli in linea di principio alla Monarchia erano contrari a Vittorio Emanuele, accusato di non aver impedito l’alleanza e la guerra, non voluta dal popolo, e di essere stato un correo di Mussolini.

Altro fattore apertamente in favore della destra viene proclamato, negli ambienti politici predetti, il risultato del referendum francese. In proposito, anzi, risulta che ordini sarebbero stati emanati dalle direzioni dei partiti Socialista e Comunista per ridurre al minimo la sensazione sfavorevole alle sinistre, suscitata in Italia da tale notizia, affermando che il gesto francese deve considerarsi non come anti-comunista, ma unicamente come anti-governativo. Ossia un gesto di sfiducia verso gli uomini e non verso le idee che essi professano. Altri ordini sarebbero stati impartiti per ottenere una maggiore adesione tra comunisti e socialisti, facendo intendere che se tale adesione, se tale azione in comune non sarà effettuata, i due partiti potrebbero trovarsi a dover ripetere i medesimi errori commessi in Francia e dar quindi alla destra la possibilità di riprendersi e rafforzare le proprie posizioni.

Questo rapido spostamento verso destra dell’opinione pubblica ha sorpreso e disorientato le sinistre che, mentre tendono a diminuire il valore e la portata di questi innegabili sintomi e riaffermano clamorosamente, in ogni occasione, la certezza della loro vittoria al referendum popolare, cominciano a prendere in seria considerazione la probabilità di una vittoria monarchica. E’ stata pertanto intensificata in tutti i settori l’azione e la propaganda, puntando principalmente sul problema istituzionale, secondo la tattica indicata dallo stesso Lenin nella sua nota “parola d’ordine” che “solo nella repubblica potrà trionfare il comunismo”.

Socialisti, repubblicani ed azionisti inconsciamente sono completamente al rimorchio dell’organizzato Partito Comunista.

L’intensificata offensiva dei partiti di sinistra, oltre che con le campagne di stampa, principalmente basate su motivi allarmistici e scandalistici, si attua ostentatamente attraverso gli organi pubblici e statali, di cui le sinistre, in due anni di governo dei C.L.N., sono riuscite ad ottenere il controllo ed il monopolio.

L’azione dei partiti di sinistra ( comunista, socialista, d’azione) vanno svolgendo attraverso gli organi statali, di cui hanno il controllo a mezzo dei ministeri affidati a uomini politici di sinistra, allo scopo di influire in senso partigiano sulle prossime elezioni per il referendum e la costituente, non può non lasciare scettici sulla effettiva legittimità e veridicità di un responso popolare, effettuato in condizioni di deficiente libertà di opinione.

In pratica, ai circoli vicini alle sfere governative, si sottolinea come – a differenza degli uomini politici di destra meno scaltriti e in genere meno spregiudicati – gli uomini di governo di parte sinistra non esitano a mobilitare i più delicati strumenti della macchina statale, allo scopo premeditato di servirsene ai fini elettorali in senso fazioso.

Alcuni provvedimenti – parte palesi, parte emanati riservatamente – sono decisamente diretti a produrre una influenza favorevole sotto il profilo elettorale soltanto per i partiti di sinistra e per la corrente repubblicana.

La Confederazione del Lavoro, tra i cui dirigenti la frazione democristiana ha abdicato remissivamente ad ogni azione di controllo, anziché svolgere la normale attività sindacale, che dovrebbe essere apolitica, ha mobilitato i suoi organi periferici, a scopo di propaganda repubblicana e sinistroide, indicando la repubblica come prima meta della lotta classista.

Il recente preordinato inasprimento delle polemiche su i contratti di lavoro, in discussione perifericamente, ha lo scopo evidente di creare nella classe operaia delle astiosità verso la classe padronale. Inoltre la Confederazione si serve dell’arma dello sciopero esclusivamente per scopi politici ed elettorali in funzione sinistroide, e della sua organizzazione capillare per l’esecuzione degli ordini di scuderia dei partiti di sinistra, particolarmente nelle zone dove detti partiti sono in minoranza. Questo è stato clamorosamente dimostrato nell’organizzazione della manifestazione antimonarchica, indetta precipitosamente dalle sinistre l’undici maggio a Roma, per tentare di neutralizzare l’ondata di entusiasmo suscitata dall’avvento al trono del nuovo Re.

Continua tuttora il monopolio delle trasmissioni radiofoniche nazionali da parte dei gruppi di sinistra. Anche se la RAI è stata costretta a concedere delle trasmissioni ad altri partiti, queste sono state limitate a brevissime note, cui si contrappongono ostentatamente diffuse trasmissioni a carattere repubblicano e specialmente tutta la intonazione dei notiziari e delle trasmissioni di informazioni nonché il voluto silenzio su episodi e manifestazioni non favorevoli alle sinistre.

Nella formazione del Gabinetto De Gasperi le sinistre riuscirono a strappare il Dicastero degli Interni che sino allora il Presidente del Consiglio si era riservato.

Il Ministero degli Interni, che nell’organizzazione dello Stato Italiano rappresenta il Ministero chiave della vita pubblica acquista, nel periodo elettorale, una importanza decisiva.

Il Ministro, socialista Romita, ha praticamente asservito l’amministrazione degli Interni, particolarmente sotto il profilo elettorale, agli interessi delle sinistre.

Una serie di provvedimenti sono evidentemente stati attuati al solo scopo di favorire il successo della tendenza repubblicana e delle sinistre, tra cui la sostituzione, alla vigilia delle elezioni, di questori e prefetti, disorganizzando così l’Amministrazione dello Stato perifericamente a beneficio dei partiti organizzati. Le sostituzioni sono state fatte in particolare con il criterio di eliminare uomini ritenuti fedeli alle tradizioni monarchiche, rimpiazzandoli con individui di fiducia o legati ai partiti.

Sono stati adottati su larghissima scala – su precise direttive del Ministro, in seguito a segnalazioni del Partito comunista – provvedimenti per togliere dalla circolazione, in vista delle elezioni, elementi che si ritengono ostili alle sinistre – i fermati, in genere, non sono passibili di nessuna imputazione e dovrebbero essere rilasciati dopo il normale interrogatorio, che viene invece procrastinato sine die. Si è notato che la recrudescenza di questi arresti arbitrari ha avuto inizio il 15 maggio, allo scopo di poterli trattenere fino al limite massimo dei venti giorni previsti dai regolamenti di polizia e di impedire quindi la votazione il 02 giugno a queste persone.

Questi provvedimenti, già in atto più o meno clamorosamente e via via inaspritisi, sono abilmente fiancheggiati da una campagna di stampa nei giornali di sinistra, tendente a “gonfiare” artificiosamente il problema dei cosiddetti neofascisti e creare un’atmosfera di terrore, non solo negli ex aderenti al partito fascista ( che erano ben cinque milioni ) e nei loro familiari, ma anche in quei ceti medi, naturalmente timidi e perciò propensi ad astenersi dal voto, piuttosto che rischiare di essere sottoposti a vessazioni o soltanto di dover, sia pure involontariamente, partecipare a tafferugli. D’altra parte, questa campagna di stampa dà buon gioco al Ministro socialista dell’Interno per giustificare ulteriori provvedimenti di polizia.

Il recente episodio della rivolta nel carcere di S. Vittore a Milano ha rivelato ( e perfino la stampa se ne è fatta eco) come tra i detenuti vi fossero persone trattenute in carcere senza motivazione fin dal 25 aprile dell’anno scorso.

La stampa non di sinistra di tutta Italia ha esaurientemente denunciato una serie di episodi dimostranti le irregolarità compiute dagli organi del Ministero degli Interni durante le elezioni amministrative e nella preparazione delle elezioni politiche.

Questo gravissimo stato di cose è stato perfino denunziato in Consiglio dei Ministri, il 15 maggio, dai Ministri liberali e indipendenti, che hanno segnalato, tra l’altro, per esempio, come nella sola città di Roma oltre 150.000 elettori non hanno ancora ricevuto il certificato , come in molte città, ad esempio a Roma per il fattorini dell’ATAC iscritti al P.C.I. ed a Torino, elettori palesemente di sinistra hanno avuto doppi certificati; come la R. Marina, nonostante la tempestiva creazione di appositi uffici per ogni Comando, su 42.000 richieste di certificati, a tutt’oggi non è riuscita ad ottenerne che 20.000.

Il Ministro dei Trasporti, nei piani per gli eventuali incrementi delle comunicazioni a scopo elettorale, per il 2 giugno, ha particolarmente favorito le regioni in cui le masse sono notoriamente di sinistra a scapito di altre regioni – per esempio quelle meridionali – dove sussiste l’ipotesi di una maggioranza monarchica.

Romita

Romita

Parallelamente il Ministro della Giustizia, che dalla nomina di Togliatti svolge una insistente ed acuta azione intimidatrice nei confronti della magistratura, ha in questi giorni disposto la riesumazione e l’acceleramento dei procedimenti penali contro ex fascisti e di tutti quei processi più atti ad agire sull’opinione pubblica, sia per intimidire elementi ex fascisti o già filo-fascisti, sia per eccitare vieppiù le masse popolari ad evidente scopo elettorale.

Informatori negli ambienti di sinistra e particolarmente nelle federazioni provinciali comuniste, hanno recentemente segnalato notizie circa un colpo di stato delle sinistre.

Le segnalazioni, provenienti da varie fonti nelle varie provincie in linea di massima concordano. Esse non sono suffragate da documenti che comprovino la loro autenticità e fanno sorgere il dubbio che, se pure sono trasmesse in buona fede data l’attendibilità e la serietà delle fonti, siano originate ad arte da elementi provocatori o dagli stessi partiti di sinistra, per smascherare le forze loro avverse ed avere il pretesto di scendere in piazza armati a difesa del Governo legale.

Dato, però, che sia gli Alleati che i RR.CC. hanno ormai raccolto prove esaurienti degli armamenti e delle organizzazioni militari dei comunisti e il numero sempre crescente di elementi, specie stranieri, che attualmente sono in circolazione con scopi non determinati, si ritiene che la possibilità di un movimento armato di sinistra deve essere molto seriamente considerata e prevista.

Non tutte le segnalazioni concordano sulla contemporaneità del movimento in tutta Italia: secondo alcuni potrebbe avvenire solamente nell’Italia del nord sino alla Linea Gotica, mentre a Roma avverrebbero solo dei moti per neutralizzare l’azione del Governo.

Riassumendo le notizie più concrete l’azione che il Partito Comunista si prefiggerebbe di svolgere, durante il periodo elettorale, sarebbe divisa in due fasi operative.

Nella prima fase, da oggi al 2 giugno, si dovrebbe dare l’impressione di una osservanza dell’ordine e della legalità – per evitare interventi e controlli degli Alleati – salvo piccoli incidenti sporadici e periferici, artatamente provocati, allo scopo di dare l’impressione dell’esistenza di una reazione armata e provocatrice delle destre.

Il 2 giugno avrebbe inizio la seconda fase rivolta ad impadronirsi con la violenza dei poteri dello Stato, con la stessa tecnica insurrezionale usata dai sovietici bolscevici in Russia per abbattere, nell’ottobre 1917, il Governo Kerenski.

Le sinistre avrebbero intenzione di organizzare per la sera delle elezioni cortei di popolo che – indipendentemente dal risultato delle elezioni e dalla possibilità che questi fossero già conosciuti – propagherebbero rumorosamente la notizia della vittoria delle sinistre e domanderebbero l’immediata proclamazione della repubblica.

Verrebbe immediatamente proclamato lo sciopero generale e si procederebbe all’occupazione delle fabbriche e anche delle terre, nelle zone dove la situazione evolvesse più favorevolmente.

Nello stesso tempo formazioni armate di partigiani procederebbero all’occupazione dei punti nevralgici delle città (stazioni ferroviarie, stazioni radio, telefoni e telegrafi, prefetture e questure, comandi militari, nodi stradali più importanti) disponendo un vero e proprio stato d’assedio per il controllo della situazione.

Si conta sulla non opposizione delle forze armate, dove le cellule esistenti lavorano attivamente per persuadere i militari a rifiutarsi di essere impiegati in servizio di ordine pubblico; sulla neutralità benevola delle forze di polizia, dove sono stati immessi molti partigiani che sono stati trasferiti anche nelle zone centro-meridionali (in particolare per Roma si conta sui battaglioni della Scuola di Polizia, formati da partigiani provenienti dalle bande social-comuniste, fatti venire a Roma dal Ministro Romita); ed infine sulla incertezza dei carabinieri, cui non arriverebbero tempestivamente ordini precisi e che sarebbero trattenuti dal prendere iniziative dal timore di non essere sostenuti dagli Alleati e dal Governo e di una effettiva vittoria delle sinistre.

Contemporaneamente, speciali formazioni particolarmente preparate, con il pretesto di procedere immediatamente alla epurazione di tutti i fascisti, che non sono stati epurati, provvederebbero alla eliminazione violenta o all’arresto di tutte le persone ritenute ostili al comunismo e pericolose perché in posizioni tali da poter organizzare una eventuale reazione.

Con i membri della Famiglia Reale, gli ex gerarchi fascisti – sfuggiti agli eccidi dell’aprile del 1945 e successivamente assolti dalle Corti di Assise – i principali proprietari terrieri ed i capi delle industrie, la cui eliminazione verrebbe attribuita al furore popolare, verrebbero soppressi o posti in condizioni di non opporsi, i dirigenti dei servizi e reparti di Polizia e speciali, ufficiali generali, capi di Corpo, direttori Generali dei Ministeri delle Forze Armate e degli Interni, capi delle organizzazioni e dei partiti di destra e delle bande e delle formazioni della Democrazia Cristiana, nonché alcuni ufficiali e funzionari Alleati che sono stati individuati come ostili alle sinistre.

Non appena attuato il colpo di stato, sarebbe prevista una energica “azione epurativa” degli organi e delle comunità ecclesiastiche ed in particolare del Vaticano, indiziato come la roccaforte della reazione.

L’apparato clandestino del P.C., cui particolarmente sarebbero devoluti gli incarichi più riservati come gli eccidi ed i prelevamenti, risulterebbe avere la centrale a Roma presso la Direzione del Partito, la centrale per l’Alta Italia in località non precisata (probabilmente a Vergato) nelle vicinanze di Bologna e nove centri regionali principali.

Sarebbe composta di 25 gruppi armati, comandati da un elemento italiano, affiancato da un emissario sovietico: dei gruppi fanno parte partigiani comunisti, particolarmente distintisi nelle organizzazioni militari partigiane, e cittadini jugoslavi, francesi e slavi provenienti dalle scuole di sabotaggio e guerriglia del Comintern.

I capi italiani dell’organizzazione sarebbero: Longo (Gallo), Moscatelli, Barontini e Grieco.

Larghi strati dell’opinione pubblica italiana, sulla scorta delle recenti esperienze delle elezioni amministrative e diffidenti per le oramai palesi manovre del Partito Comunista tendenti a preordinare ad ogni costo la conquista violenta del potere da parte di una minoranza – che in realtà trova seguito solo fra un esiguo gruppo di masse popolari ipnotizzate da facili slogan retorici e da grossolani artifici demagogici – notoriamente vassalla dell’imperialismo russo, sono scettici non solo sulla possibilità di una pacifica attesa dei risultati delle prossime elezioni, ma, sulla scorta di elementi di fatto oramai di dominio pubblico, non possono che a priori ritenere fondatamente inficiato il valore reale di una consultazione popolare, non solo condotta e preordinata con metodi antidemocratici, ma alla quale sono tenuti assenti larghi strati del popolo, dai prigionieri ed internati tuttora fuori della patria a quanti – e per effetto delle contingenze belliche, vale a dire i giuliani, gli atesini, gli italiani delle colonie e gli emigrati, e per brogli effettuati dal prepotere delle sinistre – non possono liberamente esprimere la propria opinione.

196/2^ Sezione – Sit./”CD” S E G R E T O

lì 31 marzo 1946

SITUAZIONE POLITICA E ATTIVITA’ DEI PARTITI IN ITALIA

( da fonti confidenziali attendibili e stralci stampa nazionale)

(31 marzo 1946 )

S O M M A R I O :

 

PARTITO COMUNISTA ITALIANO

PARTITO SOCIALISTA ITALIANO

PARTITO D’AZIONE

PARTITO LIBERALE ITALIANO

DEMOCRAZIA CRISTIANA

DEMOCRAZIA DEL LAVORO

OPPOSIZIONI DI SINISTRA (REPUBBLICANI )

OPPOSIZIONI DI DESTRA

MOVIMENTI SEPARATISTI ( SICILIA – VALLE D’AOSTA )

ATTIVITA’ DI FASCISTI

 

R E L A Z I O N E

PARTITO COMUNISTA ITALIANO

Le direttive d’azione del P.C.I. non hanno subito varianti dai punti fissati nella precedente relazione, né potevano averne poiché il P.C.I. ha già superato lo scoglio del Congresso Nazionale, che attende ancora gli altri maggiori partiti, e poiché, non essendovi urto di tendenze e conflitto di personalità, tutto l’”apparato” e tutti i dirigenti del P.C.I. possono dedicarsi con grande larghezza di mezzi alla preparazione elettorale.

Centinaia di dischi con parole di TOGLIATTI, LONGO ed altri sono stati ordinati in questi giorni alla Ditta “Radiocentrale” in ROMA; contengono brani di discorsi pronunciati dalla viva voce dei massimi esponenti comunisti, e sono destinati alla diffusione negli ultimi giorni precedenti le elezioni, poiché contengono incitamenti al voto per le forze proletarie, per la Repubblica, per la pace, con insistenza su quelli che sono le parole d’ordine del P.C.I.: unità dei lavoratori; opposizione alla politica delle avventure nazionalistiche e alla guerra; repubblica democratica progressiva; indipendenza del paese; fine dei privilegi delle classi ricche.

Nuove informazioni si aggiungono alle precedenti circa il finanziamento della campagna elettorale comunista. Risulta che importanti versamenti sono stati fatti da industriali minacciati da questioni epurative; la FIAT, PER RAGGIUNGERE IL COMPROMESSO SUL Consiglio di gestione, avrebbe distolto alcune centinaia di milioni dalla apertura di credito avuta recentemente dal governo a saldo delle forniture belliche; forti somme sarebbero state date da PURICELLI, CINI, da impresari costruttori romani, da alcuni esponenti dell’industria tessile biellese.

Altra fonte di finanziamenti è una più complessa organizzazione che va estendendo le sue maglie nella pubblica amministrazione. Per intendere questo metodo di finanziamento del P.C.I., si deve anzitutto premettere un cenno sulla situazione amministrativa del personale dell’”apparato” comunista. Detto ” apparato ” equivale ai “quadri” dell’organizzazione, compresi gli uomini (e le donne) destinati dal partito a funzioni di pubblica responsabilità: da quelle di ministro e sottosegretario, a quelle di sindaco, di assessore, di commissario di aziende ed Enti, di direttore di giornale, di giornalista, ecc.. Tutti i comunisti destinati a funzioni pubbliche o di partito sono funzionari (cioè “attivisti”) del partito, comandati a prestare servizio in questo o quell’incarico, sia esso un posto in un comitato “Agit Prop” o un portafoglio ministeriale. Tutti gli attivisti destinati a varie funzioni debbono avere un unico tipo di trattamento e cioè: stipendio variabile dalle 9.000 alle 15.000 lire mensili, mensa gratuita nelle organizzazioni del partito, in alcuni casi abbastanza frequenti – alloggio, pure gratuito, procurato dal partito. In nessun caso gli stipendi globali potranno superare le 15.000 lire mensili: con questa limitazione si intende che, qualunque sia lo stipendio realmente percepito p. es. da parte dello Stato e da Enti pubblici, la differenza oltre le 15.000 lire mensili deve essere versata al partito.

Con questo sistema il P.C.I. – a prescindere da quelle sue ideologie cui dà pratica realizzazione, e da qualche introito che si procura – ottiene il risultato di avere un facile controllo sulla vita privata e sulle probità amministrative dei suoi uomini.

Grazie a questo sistema è quindi possibile realizzare certe forme di incremento delle finanze di Partito che, diversamente, si presterebbero a favorire grandi arricchimenti dei singoli.

Una di queste forme è quella della “taglia” sulla corruzione nelle pubbliche amministrazioni. Come per molte altre questioni, il P.C.I. sta raccogliendo grandi documentazioni sulla moralità e corruttibilità di pubblici funzionari non comunisti. Tali documentazioni dovrebbero servire per future nuove epurazioni di ben altra portata che quelle antifasciste: ma intanto consentono di tenere in pugno funzionari che si lasciano corrompere e obbligarli a consentire di dividere i loro illeciti proventi con elementi di fiducia del partito – spesso non ufficialmente iscritti – i quali versano al partito le somme così ricavate. Recente esempio: un elemento del Fronte della Gioventù non iscritto al P.C.I. sta in questi giorni incassando alcune centinaia di migliaia di lire su una fornitura di formaggi emiliani fatta da una grossa ditta della VALLE PADANA al Commissariato per l’Alimentazione. Tale somma, con molte altre simili, servirà alle spese elettorali del Partito.

Negli ambienti della Direzione del Partito vi è molto compiacimento per il comportamento del Partito nelle elezioni amministrative, e una grande quantità di commissioni sta studiando le riforme delle pubbliche amministrazioni per il caso di successi elettorali che diano il governo o un buon numero di dicasteri nelle mani dei comunisti. La commissione che si occupa delle FF.AA. è tenuta segreta, poiché comprende alcuni ufficiali generali e superiori più o meno segretamente aderenti al P.C.I.. La commissione è diretta dal consultore LONGO, e comprende TROMBADORI, ROSSI, VERCELLINO e molti altri. E’ in programma una nuova epurazione che, per le FF.AA., prevede la sospensione di tutti gli ufficiali in S.P.E., e la loro eventuale riassunzione e riconferma nel grado in base a liste di epurazione che sono in parte già pronte.

Il Fronte della Gioventù di ROMA è stato richiamato severamente dal Partito per la inefficienza dimostrata nel non saper disorganizzare e impedire (senza ricorso alla violenza) le manifestazioni studentesche per TRIESTE del 27 marzo. In tali manifestazioni, e massime nel corteo, il F. d. G. ha inviato in gran numero i suoi emissari, e il giovane BERLINGUER ha avuto speciale incarico di agire in questo settore.

In linea di politica generale, gli ambienti direttivi del Partito hanno l’ordine di preparare le loro masse a una vittoria della Democrazia Cristiana, e di agire con ogni mezzo per impedire il concentramento della D.C. con le forze di centro-destra.

Soprattutto il settore sindacale è il terreno su cui si intende agire per imporre alla D.C. un orientamento favorevole ai partiti “proletari” e solidale con essi. I comunisti fanno molto affidamento sul timore che hanno i dirigenti sindacali democristiani, massime GRANDI e QUARELLO, di essere estromessi dalla C.G.I.L. e obbligati a riprendere una organizzazione sindacale “bianca” da soli.

PARTITO SOCIALISTA ITALIANO

La preparazione socialista in vista del congresso è sempre attivissima, e quasi è pari per intensità, alla preparazione elettorale.

I più decisi risultati di tre settimane di elezioni amministrative sono:

– conferma dei risultati delle elezioni sindacali e aziendali. E cioè vitalità del P.S.I.U.P. superiore alle più ottimistiche previsioni; e vitalità autonoma, non priva di forti risentimenti periferici anticomunisti;

– abbandono quasi totale (e solo in parte conseguente ai risultati elettorali) della tendenza fusionista, e reazione degli ambienti periferici contro l’attuale direzione del Partito, facente capo a NENNI;

– orientamento a favore del P.S.I. di determinate correnti industriali (OLIVETTI – “MONTEGATINI” del Nord – “SNIA-VISCOSA”) e di ambienti che simpatizzano con l’idea di staccare il P.S.I. dal comunismo e di avviare il Paese su una concentrazione di governo social-democristiana, che sarebbe dotata di una forte maggioranza e garantirebbe quindi un governo stabile di coalizione medio-piccolo borghese e proletario;

– deciso interessamento socialista a problemi concreti dell’industria e del commercio in ALTA ITALIA, e aperte dichiarazioni socialiste a favore di una economia industriale protetta e programmata, del mantenimento conseguente del Consiglio Industriale ALTA ITALIA, cui è a capo il Prof. TREPELLONI, esponente e rappresentanti di interessi dell’industria tessile, già dirigente dell’Ente Nazionale Cotoniero e dell’Ente Nazionale del Tessile;

– più “platonico” e astratto interessamento socialista ai problemi del Mezzogiorno, confinati all’Istituto di Studi Socialisti”; interessamento che, in ogni modo, si rivolge al progetto di trasformare l’economia e la vita del Mezzogiorno sul modello della vita dell’ALTA ITALIA, cioè industrializzando il Mezzogiorno malgrado le note ostilità e difficoltà delle popolazioni meridionali a subire le industrializzazioni;

– affermazioni notevoli della tendenza di “iniziative socialista”, che si conquista la maggioranza ad ALESSANDRIA; a BOLOGNA; a PERUGIA; a RAVENNA; a ROVIGO.

Grandissima si rileva quindi l’importanza di questa corrente che si presenta alla scena politica con pochi mezzi (ha un solo giornale settimanale, nessun quotidiano), fortemente combattuta da NENNI e dai suoi amici, ma con largo seguito. Il programma con cui “Iniziativa” vorrebbe prendere il comando nel partito socialista viene ufficialmente così sintetizzato:

– Animare il partito e fargli assumere finalmente una linea politica propria;

– prendere iniziativa in ogni campo;

– rafforzare i quadri del Partito;

– riaffermare l’unità d’azione della classe lavoratrice nella lotta per la ricostruzione socialista e la difesa dei diritti del paese (cioè contro le rivendicazioni jugoslave, austriache e francesi, o, almeno la maggior parte di esse);

– promuovere l’organizzazione internazionale socialista;

– riaffermare l’intransigenza ideale e tattica.

Nella contingenza, “Iniziativa” non transige nella sua ostilità diretta contro Pietro NENNI, anche se NENNI e per lui MORANDI accettano gran parte del programma di “Iniziativa”. Nel campo economico – massime in ALTA ITALIA – la attuale direzione del partito vuole impedire a “Iniziativa” di prendere il sopravvento, sopravanzandola con una realistica politica atta a procurarsi una salda base nelle masse operaie (circa 68% degli iscritti) e svolgendo una propaganda atta a tranquillizzare i ceti borghesi, la cui adesione al P.S.I. è minima (5% di impiegati e 1% di professionisti e intellettuali sulla totalità degli iscritti al P.S.I.)

PARTITO D’AZIONE

Minima è l’attività positiva del Partito d’Azione che permane in condizione di grave crisi. I risultati elettorali delle elezioni amministrative sono tali da scoraggiare sempre più i dirigenti del P. d’A. che, nelle prime tre domeniche delle elezioni, hanno conquistato soltanto 183 seggi consiglieri su un totale di 52.389. Il distacco di PARRI e LA MALFA ha tolto al F. d’A. forze intellettuali e finanziarie non sostituite, e l’autorità e l’attività del partito si spengono fra l’indifferenza generale. Il quotidiano romano del Partito vende alcune centinaia di copie, sette – ottocento, ed ha poche centinaia di abbonati (3 – 400 ) oltre ai vari uffici – stampa e ai molti omaggi. Il quotidiano torinese vive con gli appoggi che gli vengono da sovventori. Molto energica continua ad essere l’attività del nucleo che aspira alla fusione P.S.I.U.P..

PARTITO LIBERALE ITALIANO

Tendenze periferiche e giovanili del liberalismo italiano, fra cui l’attivissimo Armando ZANETTI, direttore del “giornale del Lunedì”, premono sulla direzione del Partito per il blocco delle forze democratico-liberale. Il blocco è ormai un fatto compiuto, che avrà certo influenza nelle elezioni politiche e potrà costituire una forza che si allineerà quarta dopo i tre partiti di massa e si prevede che potrà avere almeno un 10-15% dei seggi alla Costituente.

Il P.L.I. attende dal suo congresso la definizione del suo atteggiamento sulla questione istituzionale, ed è possibile che si pronunci per una soluzione monarchica. Dal punto di vista finanziario, la propaganda del quotidiano romano del partito per la raccolta di fondi vuole anche dimostrare che il partito liberale italiano non ha fondi e risorse segrete. Ma in realtà il denaro non manca. Il P.L.I. non dispone ancora di una organizzazione elettorale efficiente e non risulta avere adeguata preparazione per una campagna di propaganda rivolta alle masse in profondità. Gli uffici della centrale sono disordinati nei loro schedari e scarseggiano il materiale propagandistico, e non dispongono di personale sufficiente. Nelle riunioni dei dirigenti si parla molto, ma in esse mancano elementi tecnici esercitanti funzioni di concetto e d’ordine negli uffici del partito. Questo stato di cose produce negli ambienti dirigenti psicosi di sconfitta rispetto ai Partiti di massa. Fonti informative molto attendibili dichiarano apertamente che la mentalità di una gran parte dei dirigenti e degli iscritti è nettamente pessimista.

DEMOCRAZIA CRISTIANA

La Democrazia Cristiana ha avuto tali successi elettorali nelle prime giornate di elezioni amministrative, che ormai il Paese guarda ad essa come al probabile cardine della futura Costituente e del futuro Governo.

Le difficoltà interne del Partito, nella imminenza del suo Congresso Nazionale, sono ancora molte. Anche per la D.C. alla metà di aprile le situazioni dovranno essere chiarite, e cioè: dichiarazione sull’indirizzo circa la questione istituzionale; atteggiamento sulla politica sindacale; direttive generali rispetto allo schieramento politico proletario.

Sulla questione istituzionale, la D.C. continua a registrare voti di riunioni provinciali precongressuali che sono a grande maggioranza per la soluzione repubblicana. Continua, anche su questo punto, il grave contrasto fra l’indirizzo di parte della massa del Partito e le direttive del centro. Le forze più vicine alla Santa Sede e all’Azione Cattolica sono in complesso monarchiche, le altre repubblicane. Molte cifre di votazioni nei convegni provinciali non sono ancora note, ma si sa tuttavia che dove si è votato la soluzione repubblicana, la votazione ha dato a quest’ultima il 90% dei votanti; invece le maggioranze monarchiche ove ottenute, sono assai più modeste.

Sulla politica sindacale è assai forte la tendenza – anch’essa di periferia, in opposizione al centro – che sarebbe l’uscita dei sindacalisti cristiani della C.G.L.I., considerando che l’unione a tre in tale organismo si è rivelata vantaggiosa solo per i comunisti.

Nei rapporti con il P.C.I. si sono accentuate le asprezze e le difficoltà. Significativo è il fatto che la gioventù della D.C. ha stabilito di non aderire alla Federazione mondiale della gioventù democratica, perché detta Federazione è troppo controllata dai comunisti. TOGLIATTI E DE GASPERI hanno polemizzato pubblicamente in discorsi elettorali, e si prevede che tali polemiche si accentueranno.

L’attività della Direzione del Partito, oltre che del normale lavoro di preparazione elettorale, è assorbita dall’imminente Congresso Nazionale di aprile, nel quale avranno una grande parte SCELBA, PICCIONI, JACINI, GONELLA,GRONCHI, GRANDI. L’On. DE GASPERI sarà riconfermato Segretario del Partito, ma vi saranno molte opposizioni contro di lui a causa del malcontento di elementi appartenenti alle sinistre del Partito, che si raccolgono attorno a SCELBA, GRONCHI e QUARELLO. Ma la posizione di DE GASPERI è fortissima non solo perché è Presidente del Consiglio, ma anche perché esercita una funzione mediatrice rispetto alla destra della D.C., capeggiata da uomini come il Conte JACINI e altri. L’On. DE GASPERI è deciso a sfruttare la poca fiducia che il ceto medio del Paese ha per le formazioni politiche democratico-liberali di centro, centro-sinistra e di destra; egli tende a fare, dentro e fuori il suo Partito, da forza equilibratrice, sfruttando le antipatie che il socialismo si procura con la sua debolezza di fronte al comunismo, e quelle che i partiti democratici e liberali si procurano con i loro atteggiamenti definiti reazionari. SCELBA svolge attiva propaganda per l’orientamento repubblicano della D.C., ed è noto che ha grande seguito.

DEMOCRAZIA DEL LAVORO

La D.d.L. ha assolto alla funzione di servire da base all’On. BONOMI per organizzare il blocco democratico-liberale. La maggiore difficoltà di tale blocco è proprio derivata dalla crisi interna della D.d.L. e dalla rivalità BONOMI-MOLE’, superata con una formula di compromesso derivante dal fatto che il Ministro della Pubblica Istruzione non aveva alcuna possibilità di staccarsi dall’On. BONOMI per aderire, con PARRI e LA MALFA, a un blocco elettorale repubblicano, data la decisione intransigente di PACCIARDI che esclude per il P.R.I. ogni alleanza elettorale. Pare d’altronde, che a decidere l’On. MOLE’ a restare nell’ambito demolaburista non sia stata estranea una netta intimazione di fonte massonica. I risultati delle prime giornate di elezioni amministrative hanno accresciuto l’autorità del gruppo del Partito Democratico del Lavoro rispetto al Partito Liberale, poiché sinora le forze dei partiti sono pressoché alla pari, contrariamente alle previsioni che facevano ritenere il P.L.I. di gran lunga il più forte.

La D.d.L. dimostra di avere un certo seguito nelle regioni del Mezzogiorno; e, nelle lunghe trattative condotte con molta abilità e pazienza dall’On. BONOMI, è risultato che le differenze dottrinali fra i gruppi che costituiscono il blocco elettorale ORLANDO-NITTI-CROCE-BONOMI-ZANIBONI non sono così gravi da impedire una seria unità d’intenti. Assai riservato è l’atteggiamento circa la questione istituzionale, per quanto è possibile finisca con il prevalere in seno al blocco una soluzione monarchica con la formula BROSIO (Corona al Principe di NAPOLI con una Reggenza Civile che potrebbe includere anche la Principessa Maria di Piemonte, escludendo però i Reali Principi cui, secondo lo Statuto Albertino, sarebbe spettata la eventuale Reggenza Dinastica).

Intanto l’alleanza demoliberale ha cominciato a divenire operante in Consiglio dei Ministri, facendo escludere la assegnazione dei simboli per il “referendum” istituzionale sfavorevole alla causa monarchica, cioè facendo scegliere all’elettore fra l’ITALIA e la Corona.

Con la nuova sistemazione, l’ITALIA non sarà più esclusivo simbolo di nessuno delle due soluzioni, ma sarà presente in ambedue i simboli.

OPPOSIZIONI DI SINISTRA (REPUBBLICANI)

La decisione del P.R.I. di non accettare alleanze elettorali è una manovra per obbligare PARRI e LA MALFA ad abbondare la loro frazione democratica-repubblicana autonoma e ad entrare nel P.R.I., e per evitare che altre possibili future formazioni repubblicane imitino il movimento della D.R. nel non voler entrare nel Partito Repubblicano.

La mossa di PACCIARDI implica anche una notevole mancanza di fiducia nelle forze della D.R. e di altri eventuali frazioni che si staccassero da altri partiti. Tuttavia è notevole che FERRUCCIO PARRI dispone di notevoli appoggi a MILANO, ove è riuscito ad assicurarsi finanziamenti dal dott.MATTIOLI della Banca Commerciale Italiana, dal Consorzio Nazionale Industrie elettriche (“CONIEL”) e da altri gruppi. L’ing. BANTI del CONIEL è uno dei più forti sostenitori del gruppo PARRI.

Pure a questo gruppo a MILANO si attribuisce la denunzia per “atti rilevanti” dei fratelli CRESPI, in quanto essendo stato prosciolto in Alta Corte il Senatore Mario CRESPI, il “Corriere di Informazione” avrebbe potuto tornare in piena proprietà della famiglia CRESPI e ne sarebbero stati estromessi gli amici di PARRI: M. BORSA e BAVER.

OPPOSIZIONE DI DESTRA

L’ U.Q. , che ha rivelato nelle elezioni amministrative la esagerazione delle conclamate cifre che facevano di questo partito una organizzazione di milioni di aderenti, si trova nuovamente ridotto a una funzione di avanguardia scandalistica di opposizione, funzione più giornalistica che politica, assolta con molta efficacia per alcuni mesi nel recente passato. La manovra dei giornali qualunquisti, cui non partecipano i giornali del Partito Democratico Italiano, consiste nel sottoporre nuovamente la compagine del Governo di C.L.N. a una intensa campagna diretta a ottenerne l’allargamento prima delle elezioni. Gli attacchi a TOGLIATTI e ai socialisti mirano precisamente a questo scopo, e GIANNINI costituisce così la punta avanzata di una manovra il cui scopo è quello di spingere il Gabinetto alle dimissioni per variarne la composizione, eliminarne gli azionisti e fare posto a elementi nuovi (NITTI o suoi aderenti) in una diversa coalizione; cercando inoltre di togliere ai socialisti i due portafogli che sono preposti alle elezioni, cioè Interni (ROMITA) e costituente (NENNI), nonché mutare il titolare del Ministero della Giustizia (TOGLIATTI). La campagna di GIANNINI probabilmente si svilupperà con ulteriori polemiche e attacchi personali. Anche l’organo del Partito Liberale non ha risparmiato alcuni accenni alle questioni su cui “Il Buonsenso” sta attaccando, cioè, p. es. quella dei fondi destinati alla lotta partigiana.Peraltro GIANNINI sembra aver raccolto, a questo proposito, prova che possono colpire anche uomini del P.L.I. in quanto il Consultore SOGNO, contro cui GIANNINI ha particolare rancore personale, potrà essere esplicitamente invitato dal “Buonsenso” che ha raccolto documentazioni in proposito, a spiegare l’origine delle somme ingenti di cui dispone per le sue due case editrici, la sua rivista e il quotidiano (“Il Corriere Lombardo”) di cui è direttore e comproprietario. E’ noto che l’organizzazione “FRANCHI” che SOGNO comandava in ALTA ITALIA disponeva di grandi somme, e pagava i suoi gregari mille lire al giorno, e i suoi ufficiali duemila, e inquadrava circa 2500 partigiani fra MILANO, TORINO, GENOVA; cosicché costava, in fase operativa, circa 3 milioni al giorno per il solo personale. Se GIANNINI non ha ancora attaccato su questo punto è perché non desidera per ora peggiorare ulteriormente i suoi rapporti con i Liberali.

Mentre GIANNINI attacca con metodo scandalistico il Partito Democratico Italiano sviluppa la sua manovra, forse tardiva, di cercare di accattivarsi simpatie nel campo cattolico per raccogliere fra i malcontenti e i fuorusciti della D.C. e conciliare con autorevoli apporti di energie alla causa monarchica fra quanti, nel campo cattolico, vedono nella repubblica uno slittamento verso la politica demagogica, l’anticlericalismo, il divorzio e la socializzazione.

In genere però si lamenta la incapacità e la debolezza della propaganda monarchica, condotta con certa abilità ma non sempre tempestivamente dai giornali del P.D.I., mentre altri Enti e organi che dovrebbero agire in questo senso non mostrano né abilità né prontezza, né attitudine.

Fra l’altro si nota che non vengono svolti con sufficiente ampiezza alcuni motivi che potrebbero avere molta efficacia poiché tutt’altro che irreali: come quello che la Repubblica potrebbe voler dire ripresa delle persecuzioni epurative; disagio assai grave per l’ITALIA meridionale e insulare sottoposta a una supremazia più assoluta che mai dall’ALTA ITALIA; politica di netto carattere anticlericale, ecc.

In molti ambienti, anche fra quelli che si dovrebbero ritenere i più fedeli alla Casa regnante, si comincia a diffondere una parola d’ordine ispirata dai circoli repubblicani e abbozzata nella nota intervista del Conte SFORZA: “meglio un Governo forte e autorevole in una repubblica moderata che una monarchia debole e senza prestigio”. La neutralità e la imparzialità delle manifestazioni della Reale Corte e del Luogotenente se appaiono un esempio di correttezza e di stile, sono da molti interpretate come segno di debolezza e di preventiva rassegnazione alla sconfitta in una causa che potrebbe invece avere molti elementi di successo. Molti ambienti si orienterebbero più fermamente verso la soluzione monarchica se la propaganda fosse più energica, fiduciosa, efficace; cioè affidata a mani esperte e ad elementi attivi.

Si nota che il libro di P. SILVA “Io difendo la Monarchia” ha avuto un significativo successo: ma si tratta di un libro, cioè di manifestazione ad azione limitata e ritardata, mentre alcune delle sue tesi più convincenti dovrebbero essere diffuse con mezzi più semplici e accessibili, moltiplicando, con tutti i mezzi possibili, la diffusione delle idee che consigliano la soluzione monarchico-parlamentare.

MOVIMENTI SEPARATISTI (SICILIA – VALLE D’AOSTA)

In SICILIA il movimento separatista si va attenuando e si orienta su una soluzione autonomista del tipo di quella concessa alla VALLE d’AOSTA e che per diversi segni appare ambita anche dalla SARDEGNA. Con la accettazione di tale soluzione sarebbero chiaramente soddisfatte le varie aspirazioni e cadrebbero tutti i motivi di recriminazione che hanno dato un contenuto ideale al movimento separatista, che perderebbe quindi ogni importanza politica e militare e già va riducendosi ad un problema di ordine pubblico di limitata proporzione.

Assai più grave diviene invece la situazione della Valle D’Aosta. La soluzione autonomista aveva creato molti malcontenti, tanto fra l’ala estrema (ridottissima) dei vari separatisti francofili, quanto fra i “benpensanti” valligiani, che videro subito il danno ed i pericoli della autonomia; quanto infine, fra i non valligiani residenti in Valle. Tali correnti di malcontento hanno trovato esca per incendiarsi nelle insufficienze, negli errori e nelle discordie del governo della Valle, in seno al quale sono gravi rivalità personali a cominciare da quella fra l’autoritario Presidente Prof. Federico Chabod, e l’ambizioso e intrigante Vice Presidente AVV. CAVERI. Il Prof. CHABOD si era poi illuso di poter governare la Valle distribuendo il suo tempo fra AOSTA-MILANO (ove è titolare di una cattedra e condirettore di un Ente editoriale) e ROMA (ove, fra l’altro, aspira ad essere trasferito come titolare di cattedra universitaria).

Le sue frequenti assenze hanno indignato molti in AOSTA ed il suo carattere aspro ed intransigente gli ha procurato molti nemici.

Inoltre il Prof. CHABOD appartiene al P.d’A. e la crisi di detto partito ha notevolmente diminuito il suo prestigio personale.

La sua condizione di funzionario e di dirigente di iniziative editoriali lo fanno considerare dai più intransigenti un elemento passato alla causa “italiana” estraneo ormai alla Valle; i meno intransigenti dicono che era meglio un Prefetto non valligiano, ma sempre sul posto e vigile ai problemi della Valle, che un Presidente sempre in viaggio e legato a interessi estranei alla Valle.

L’opposizione contro F. CHABOD è stata resa acuta e vivace dal disagio alimentare. Da molti mesi, si può dire da tutto l’anno, sin da subito dopo il passato raccolto, la Valle che non è produttrice di grano, soffre per la mancanza di cereali, di pane e di pasta.

La zona aostana era, sin dalla scorsa estate, l’unica regione d’ITALIA in cui fosse quasi impossibile trovare pane non razionato, e molto difficile avere vivande a base di pasta. La Valle è solo produttrice di carne, latte e suoi derivati, patate e miele.

Ma le patate ebbero un raccolto scarso. La produzione locale di avena è sempre stata insufficiente; né sufficiente quella del vino. Il governo della Valle ha messo grandi restrizioni alle poche esportazioni possibili della Valle, cioè legnami e formaggi, gravandole di dazi produttivi; e con questo, resi difficili gli scambi, ha seriamente danneggiata la situazione alimentare.

La propaganda francese ha avuto così buon gioco come non mai, ed anche i più ostili non solo al separatismo, ma anche alle autonomie, contribuiscono a creare un ambiente di sorda irritazione.

I centri di maggiore agitazione separatista sono quelli di fondo Valle (PONT ST. MARTIN – VERRES – ST. VINCENT – quest’ultimo ha forse il più attivo nucleo di separatisti – CHATILLON, e tutta la VAL TOURNANCHE). Particolare oggetto di odio sono coloro i quali vengono accusati di essere agenti “di ROMA” come il capitano degli alpini Remo CHABOD, cugino del Presidente della Valle, ed altri.

Di questo acuto stato di disagio hanno approfittato i dirigenti del “Comitato Valdostano” di PARIGI per provocare le recenti note e gravi manifestazioni.

D’Accordo con emissari di detto comitato giunti come prima dalla FRANCIA, il noto CAVERI – dirigente dell’Unione Valdostana – propose nel Consiglio della Valle di chiedere garanzie internazionali; al rifiuto di CHABOD si monta la manifestazione, che viene accuratamente cinematografata da agenti francesi. La documentazione cinematografica è stata immediatamente inviata in FRANCIA.

La situazione Valdostana ritorna, dopo tutto ciò, ad essere grave, ed è suscettibile di dolorose sorprese.

ATTIVITA’ DI FASCISTI

I fascisti della Capitale e dell’ALTA ITALIA vanno irrigidendosi in una posizione di intransigente fedeltà alla idealità fascista e rifiutano le trattative, in passato da essi provocate e cercate, con altri partiti. Tale atteggiamento è infatti dovuto alla convinzione della inutilità di ogni trattativa.

I fascisti stanno preparando a ROMA un settimanale clandestino, che avrà il titolo “S.I.” (“SIAMO ITALIANI”), è sarà diretto da Concetto PETTINATO. Pare che tale settimanale avrà la collaborazione di molti giornalisti già fascisti; che ora lavorano senza figurare in periodici vari. Un ambiente favorevole a quest’attività pare siano le redazioni romane del “CORRIERE LOMBARDO”, della “GAZZETTA D’ITALIA”, e del “COMMERCIO”.

_____________

N O T A : Le notizie contenute nella presente relazione vanno accolte “con riserva”sino all’avvenuta conferma ottenuta da altre fonti.

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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