Quando Montini vedeva rosso

Paolo VI

Paolo VI

La Rai si ostina da anni a dipingere molti personaggi del XX secolo in maniera agiografica e poco critica. Lo ha fatto, ad esempio, qualche anno fa con l’orrenda fiction su un improbabile Alcide De Gasperi, interpretato dall’attore Fabrizio Gifuni. Ma non contenta la televisione di Stato si accinge a propinarci un mega film televisivo che sarà trasmesso in due parti domenica  30 novembre e lunedì   1° dicembre. Non conosciamo il contenuto dello sceneggiato, ma siamo sicuri che eviterà accuratamente di affrontare il ruolo centrale svolto da Montini nella lotta contro i comunisti in Italia nel dopoguerra.

Il documento che presentiamo, da noi rintracciato al Nara di College Park nel Maryland nel 2004, ci mostra un futuro Paolo VI che vede rosso ovunque, che teme la presa del potere del Pci al Nord, nonché l’invasione russo-jugoslava al confine orientale. Fobie senza alcun fondamento come gli fa giustamente notare il diplomatico statunitense Parsons nell’inedita veste di interprete della realtà italiana come effettivamente si presentava: un Paese stremato dalla seconda guerra mondiale e dalla fame.

Insomma tra i due che conversano in una delle sontuose stanze del palazzo apostolico, Montini è il falco infastidito dagli scioperi degli operai delle fabbriche e dei contadini alle prese con la fame di terra e la sete di libertà, Parsons invece è la colomba che capisce le difficoltà dell’emergenza postbellica e non vede complotti bolscevichi dietro ogni angolo. Insomma la storia, anche quella recente, non finisce mai di sorprenderci. In barba alle leggende su un papa, Paolo VI, che nel 1968 si sussurrava fosse addirittura “comunista”.

G.C e M.J.C

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SEGRETO

DESTINATARIO: Segretario di Stato (Washington)

MITTENTE: J. G. Parsons (Santa Sede, Roma)

TITOLO: L’attuale situazione italiana. Verbale di conversazione tra Sua Eccellenza Monsignor Montini, segretario di Stato della Santa Sede, e il signor Parsons (n. 29). (Cfr. Nara, reg. 59, s. 1068, b. 15, f. Memoranda of Conversation ,1947, M.T.)

16 – 17 settembre 1947

Monsignor Montini mi ha convocato presso il suo ufficio, la sera di martedì, per comunicarmi che il Papa è rimasto turbato dai recenti rapporti sulla situazione nell’Italia settentrionale. Di conseguenza, il Papa ha chiesto a monsignor Montini di sondare le nostre impressioni al riguardo. Secondo una serie di resoconti ricevuti in Vaticano da fonti considerate attendibili, i comunisti hanno ricevuto nuove istruzioni da Mosca con l’obiettivo di provocare la caduta del Governo De Gasperi con ogni mezzo, ricorrendo anche alla forza. I rapporti indicano che l’attuale ondata di scioperi altro non è che il primo passo dello sviluppo di una fase rivoluzionaria, mentre altre informative si riferiscono allo spostamento di circa 500.000 soldati jugoslavi, guidati da ufficiali russi, verso il confine orientale italiano. Infine, alcuni dispacci illustrano l’ostruzione (di scarse proporzioni ma apparentemente deliberata) dei movimenti delle unità dell’esercito italiano nell’Italia settentrionale.

Ho replicato a monsignor Montini che, anzitutto, sarebbe mio desiderio incontrarmi con l’ambasciatore Dunn, in modo da poter fornire alla Santa Sede la miglior valutazione possibile, e la più aggiornata, sulla situazione in atto. […] Tuttavia, ho informato Montini che l’addetto alle questioni sindacali della nostra ambasciata in Italia era appena tornato a Roma dal Nord. A suo dire, i motivi economici e politici che stavano dietro agli attuali scioperi erano genuini. Inoltre, per quanto riguarda i piani comunisti per la presa del potere, ho comunicato a Montini che mi risultava difficile pensare che i comunisti desiderassero scegliere questo particolare momento.

Dopo aver sostenuto un colloquio con l’ambasciatore Dunn nella mattinata di mercoledì, sono tornato da Montini quello stesso pomeriggio. In risposta alla sua domanda iniziale (“Notizie buone o cattive?”), ho subito replicato: “Entrambe”. In rapporto agli scioperi, non siamo convinti che si tratti del primo passo di un tentativo rivoluzionario per la presa del potere o per isolare l’Italia settentrionale. Gli ho quindi consegnato un riassunto del telegramma n. 2734, spedito a Washington dalla nostra ambasciata di Roma in data 12 settembre 1947, aggiungendo che questa era l’unica stagione in cui uno sciopero dei lavoratori agricoli non aveva alcun senso. Per altro, non riteniamo che essi possano permettere che il raccolto del riso sia danneggiato; oppure, che i comunisti osino promuovere uno sciopero così impopolare. A questo punto, Montini ha commentato che lo sciopero, se andasse avanti per molto tempo, potrebbe danneggiare i comunisti; ed ha aggiunto che, finora, le mie notizie erano buone.

Per quanto riguarda i movimenti di truppe, ho detto a Montini che i rapporti dell’intelligence sul tema si contano a dozzine. Tuttavia, non si riscontrano particolari movimenti (a cui Montini aveva accennato) e non vi è alcuna conferma che possa scoppiare nell’immediato una crisi provocata da queste truppe. Gli ho quindi elencato i passi che stiamo assumendo per monitorare la situazione italiana.

In relazione alle informative secondo le quali i comunisti hanno ricevuto nuovi ordini per la presa del potere con ogni mezzo, noi riscontriamo che in Francia e in Italia, per un lungo periodo di tempo, sono effettivamente circolate voci in tal senso. In sintesi, se l’avessero voluto, i comunisti sarebbero stati in grado di andare al potere. Dobbiamo quindi chiederci perché non l’hanno fatto. Le risposte sono almeno tre:

1) come si legge sulla rivista Foreign Affairs, i comunisti non hanno un calendario operativo. La loro dottrina, infatti, li rassicura sul fatto che i governi non comunisti cadranno in ogni modo. Per questo motivo, la loro propaganda è aggressiva mentre le loro mosse strategiche si richiamano alla cautela;

2) al momento, i comunisti sembrano temere la “seconda fase”, ovvero il pericolo di una guerra causata da un’aggressione aperta;

3) ed ecco le notizie cattive: i comunisti non solo sono convinti che il Piano Marshall fallirà, ma prevedono anche che l’Italia affronterà presto una crisi del dollaro dovuta all’inconvertibilità della sterlina britannica. In altre parole, i comunisti devono solo rimanere immobili e aspettare che l’Italia cada tra le loro braccia (ho illustrato a Montini quest’ultimo punto utilizzando alcuni dei ragionamenti contenuti nel telegramma n. 2772, spedito da Roma a Washington in data 16 settembre 1947).

A questo punto, Montini ha nuovamente affrontato la questione degli scioperi. A suo dire, sono le astensioni dal lavoro che impediscono all’Italia di aiutare se stessa e inducono gli Stati Uniti a non sostenerla. E sono proprio questi i fattori che spingono l’Italia tra le braccia dei comunisti. […].

Siamo poi passati a discutere brevemente la questione dei partiti minori e la tendenza di molti italiani a ritenere che si possa essere “comunisti italiani” o “comunisti cristiani”. Una gran parte, inoltre, è convinta di essere in grado di liberarsi dei “comunisti di Mosca” al momento opportuno. Dalle affermazioni di Montini, è risultato chiaro che egli (come noi) considera queste idee assolutamente false. La Chiesa cattolica utilizza tutta la sua influenza per persuadere i partiti minori che lo scontro in atto non è tra le varie convinzioni politiche, bensì tra il comunismo e la civiltà occidentale. […].

Per leggere il documento originale clicca qui sotto:

montini-16-sett-47

Per leggere il comunicato ANSA  del 28 novembre ’08 clicca qui sotto:

visualizza_new.html_821354421.html

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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