La mafia ringrazia

di

MICHELE COSTA

Michele Costa

Michele Costa


Le doglianze dell’onorevole Cascio, che lamenta il fatto che in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario nessuno abbia fatto riferimento alla legge recentemente approvata dall’Assemblea Regionale, mi impongono una replica.

In effetti la legge è “epocale” ma nel senso che chiude l’epoca in cui in tanti avevamo sperato che anche la politica avrebbe fatto la sua parte e che il sangue dei nostri morti non era stato versato invano.

In questa sede, mi limiterò a sottolinearne solo alcuni aspetti.

Negli anni ’80, per primo e nella quasi generale incomprensione a volte sfociante in aperto dissenso, Rocco Chinnici iniziò a parlare nelle scuole di mafia e di legalità. I più pensavano allora che parlare ai ragazzi di mafia fosse addirittura disdicevole.

Oggi nessuno più dubita che la mafia, per essere vinta, deve essere combattuta su più piani: quello della repressione affidato ai Magistrati e alla Polizia, quello socio-culturale affidato sopratutto alla scuola e quello politico affidato anche all’introduzione di un sistema di protezione e solidarietà nei confronti delle vittime della mafia.

La magistratura e le forze dell’ordine hanno compiuto il loro dovere, la società civile si é sentita coinvolta e la scuola, pur senza progetto globale e coordinamento, ha tentato di svolgere il proprio compito.

Alla verifica, i risultati non sono stati soddisfacenti: due ricerche, una effettuata nel 2003 su ragazzi delle medie ed una pochi mesi orsono su universitari, hanno dimostrato, purtroppo, che il fine non è stato raggiunto e che i ragazzi, lungi dall’acquisire la consapevolezza di cittadini, in larga misura “tifano” per il cattivo.

É chiaro che è necessario rivedere il sistema.

La nuova legge, non solo tratta alla stessa stregua i problemi della “foca monaca” e della mafia, ma prevede interventi a pioggia demandati all’Organo politico senza un progetto complessivo e senza alcuna verifica, perpetrando un sistema che ha già avuto un nefasto risultato.

Volendo alzare il livello d’intervento, si occupa di appalti e stabilisce che per quelli superiori ai 100.000 € l’aggiudicatario deve operare con un unico conto. Evidentemente, si è convinti che le tangenti vengano pagate con assegni e che il riciclaggio si faccia con i bonifici bancari.

Fu, all’epoca, di estrema rilevanza sociale e culturale la volontaria costituzione di parte civile del Comune di Palermo nel maxi-processo, ma oggi, a trent’anni di distanza, imporre per legge la costituzione di parte civile alla Regione Siciliana priva questo atto di qualsiasi valenza socio-culturale.

Riguardo all’utilizzazione dei beni confiscati alla mafia, omette di riparare ad una lacuna gravissima: nulla, infatti, prevede in ordine ai criteri in base ai quali i beni confiscati devono essere concessi e a chi. Tale concessione resta una graziosa elargizione del potente di turno ad amici e clienti.

Tra le agevolazioni previste per le vittime del racket vi è la precedenza nell’assegnazione in concessione di aree consortili. Immaginate il gioielliere o il salumiere a cui è stato distrutto il negozio, andarlo a ricostruire in un’area industriale?

Si raggiunge il culmine nelle norme del titolo terzo che potevano così sintetizzarsi: sono aboliti tutti i benefici economici a favore delle vittime della mafia.

L’avere previsto una serie di benefici identici a quelli erogati dallo Stato e, contestualmente, il divieto di cumulo, comporterà infatti soltanto un’inutile complicazione per chi avrà l’imprudenza di rivolgersi alla Regione Siciliana, tenuto conto del fatto che lo Stato ha già dimostrato di essere più veloce nel provvedere.

Con l’articolo 15, poi, si aggiunge uno sberleffo ad altro già fatto: si prevede la corresponsione dei benefici anche a coloro che non abbiano ottenuto una sentenza di condanna dei responsabili del fatto di cui sono vittime, dimenticando che analoga norma è inserita in una legge del 2004, anche quella promulgata con grande clamore, ma mai applicata, le cui domande di accesso sono state ignorate.

Ultimo rilievo, ma forse il più importante, riguarda la parte in cui si dispone che la Regione Siciliana venga “tirata fuori” da qualsiasi intervento a supporto delle parti civili costituite in giudizio.

Premesso che i “picciotti” di mafia incappati nelle maglie della giustizia qualche volta hanno mezzi economici più che sufficienti per garantirsi la difesa, possono contare sulla organizzazione criminale di cui fanno parte; nella peggiore delle ipotesi possono fare ricorso al gratuito patrocinio che, come è giusto che sia, garantisce ai non abbienti una idonea assistenza legale assicurata dallo Stato.

La parte civile si trova, invece, a dover affrontare processi decennali facendo esclusivo affidamento sulle proprie risorse economiche e, solo se il processo si conclude positivamente, può sperare in una liquidazione operata dal Giudice che è spesso assolutamente inadeguata.

Di contro, l’impegno della difesa delle parti civili è spesso particolarmente gravoso: nei processi di mafia accade spesso che la linea della pubblica accusa, giustamente mirante esclusivamente alla condanna dell’imputato, si ponga in contrasto o, quantomeno, tenda a ignorare la posizione della vittima del reato.

La difesa della parte civile dovrà, quindi, fare accertare e sottolineare il ruolo e la posizione della vittima e ciò a volte (si pensi ad esempio a tutti i casi in cui emergono responsabilità istituzionali che ragion di Patria consigliano di far dimenticare) in contrapposizione con la medesima pubblica accusa.

Sulla base di queste considerazioni apparve giusto che la Regione si facesse carico di contribuire per la parte di spese legali eccedenti la liquidazione del Giudice. La nuova legge ha cancellato tale integrazione lasciandone il carico alla parte privata.

Per concludere va detto che gli Uffici dell’Assessorato Regionale ben sanno che al riguardo erano state autorevolmente proposte possibili soluzioni che tutelassero le vittime evitando abusi e disparità di trattamento.

Il commento di Costa al nuovo testo di legge:


LEGGE REG. SIC. N.20/2008

**************************

TITOLO I

Disposizioni per la legalità e il contrasto alla criminalità organizzata

Art.1
Laboratori della legalità.

1. La Regione, al fine di contribuire alla promozione civica degli studenti, supporta le istituzioni scolastiche primarie (quarte e quinte classi) e secondarie di primo grado attraverso appositi finanziamenti finalizzati all’attivazione di laboratori di studio e approfondimento dei valori della legalità, dell’etica pubblica e dell’educazione civica, con particolare riguardo al rispetto del decoro urbano e alla tutela del patrimonio architettonico, artistico e monumentale dei comuni. Tali laboratori possono essere realizzati anche in rete con il coinvolgimento di istituzioni pubbliche e private, associazioni, fondazioni. Gli stessi inoltre possono avvalersi delle testimonianze orali e scritte di personalità che si siano distinte nella lotta al crimine nonché dei documenti ufficiali che siano particolarmente significativi nell’ambito della lotta alla mafia.

2. L’Assessore regionale per i beni culturali ed ambientali e per la pubblica istruzione è autorizzato ad erogare, entro il 31 ottobre di ogni anno, agli istituti scolastici che ne facciano richiesta, fino a 5 migliaia di euro per l’istituzione dei laboratori di cui al comma 1.

3. Gli istituti scolastici hanno l’obbligo di rendicontare le somme percepite entro il 31 maggio di ogni anno. In caso di mancata o insufficiente rendicontazione l’istituto è escluso dai finanziamenti per i tre anni successivi.

4. L’Assessore regionale per i beni culturali ed ambientali e per la pubblica istruzione, con proprio decreto, sentito il direttore dell’ufficio scolastico regionale, disciplina le modalità di rendicontazione dei fondi erogati e quelle di svolgimento dei laboratori di cui al comma 1.

5. Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata, a decorrere dall’esercizio finanziario 2009, la spesa annua di 1.000 migliaia di euro.

6. Gli oneri discendenti dal comma 5, valutati in 1.000 migliaia di euro per ciascuno degli esercizi finanziari 2009 e 2010, trovano riscontro nel bilancio pluriennale della Regione, UPB 4.2.1.5.2, accantonamento 1001.

commento

L’educazione in genere dei giovani è attività altamente professionale che impone che sia espletata da professionisti con idonea preparazione, sulla base di un progetto che sia anche il risultato della verifica dei risultati raggiunti in precedenza.

L’educazione alla legalità è attività particolarmente delicata e la passata esperienza ha dimostrato che interventi saltuari, non coordinati e non verificati hanno ottenuto risultati nefasti.

La norma in oggetto non tiene in alcun conto della passata esperienza e ripropone uno schema (testimonianze) e gestione da parte dei singoli Istituti che ha dimostrato i suoi limiti.

Gli interventi a pioggia previsti ed affidati alla gestione dell’Organo Politico in luogo di quello di Gestione, poi, colorano negativamente tutta la previsione.

Art.2
Conto unico per gli appalti.

1. Per gli appalti di importo superiore a 100 migliaia di euro, i bandi di gara prevedono, pena la nullità del bando, l’obbligo per gli aggiudicatari di aprire un numero di conto corrente unico sul quale gli enti appaltanti fanno confluire tutte le somme relative all’appalto. L’aggiudicatario si avvale di tale conto corrente per tutte le operazioni relative all’appalto, compresi i pagamenti delle retribuzioni al personale da effettuarsi esclusivamente a mezzo di bonifico bancario. Il mancato rispetto dell’obbligo di cui al presente comma comporta la risoluzione per inadempimento contrattuale.

2. I bandi di gara prevedono, pena la nullità degli stessi, la risoluzione del contratto nell’ipotesi in cui il legale rappresentante o uno dei dirigenti dell’impresa aggiudicataria siano rinviati a giudizio per favoreggiamento nell’ambito di procedimenti relativi a reati di criminalità organizzata.

3. Gli enti appaltanti verificano il rispetto degli obblighi di cui ai commi 1 e 2.

commento.

La norma è sostanzialmente comica, sembrerebbe dimostrare che il legislatore non è a conoscenza dei mille sistemi di doppia contabilità posti in essere dalle certe imprese né che la previsione di un conto unico non potrebbe impedire in alcun modo né il riciclaggio né tantomeno il pagamento di tangenti che certamente non vengono veicolati attraverso conti correnti.

Art.3
Istituzione delle zone franche per la legalità (ZFL).

1. Il Presidente della Regione, d’intesa con il Ministro dell’Interno, istituisce per ogni provincia una o più zone franche per la legalità (ZFL), per un territorio avente una popolazione residente non inferiore a cinquantamila abitanti.

2. In favore degli imprenditori che denunciano richieste estorsive o richieste provenienti dalla criminalità organizzata, tendenti a modificare il normale svolgimento dell’attività economica, cui sia seguita una richiesta di rinvio a giudizio, la Regione provvede, per cinque periodi di imposta decorrenti dalla suddetta richiesta, al rimborso dei seguenti oneri fiscali, dovuti sulla base delle dichiarazioni presentate, e contributivi connessi all’attività d’impresa:

a) imposte sui redditi;

b) contributi previdenziali;

c) imposta comunale sugli immobili.

3. Per i contributi previdenziali e l’imposta comunale sugli immobili, indicati rispettivamente alle lettere b) e c) del comma 2, è rimborsato quanto dovuto e versato.

4. Gli imprenditori che operano nel territorio della Regione, anche al di fuori delle zone franche per la legalità, che denunciano richieste estorsive o richieste provenienti dalla criminalità organizzata, tendenti a modificare il normale svolgimento dell’economica, cui sia seguita una richiesta di rinvio a giudizio, possono usufruire dei benefici di cui al comma 2.

5. Nelle more ovvero in caso di definizione negativa della procedura di cui all’articolo 88, paragrafi 2 e 3, del Trattato istitutivo della Comunità europea, le disposizioni di cui ai commi 2 e 3 si applicano nei limiti stabiliti per gli aiuti “de minimis”.

6. L’elargizione di cui alla legge 23 febbraio 1999, n. 44, è esente, secondo quanto previsto dall’articolo 9, comma 3, della medesima legge, dal pagamento dell’imposta regionale sulle attività produttive.

7. Per le finalità di cui al presente articolo è autorizzata, a decorrere dall’esercizio finanziario 2009 e per un quinquennio, la spesa annua, a destinazione vincolata, valutata in 100 migliaia di euro.

8. Gli oneri di cui al comma 7, pari a 100 migliaia di euro per ciascuno degli esercizi finanziari 2009 e 2010, trovano riscontro nel bilancio pluriennale della Regione 2008-2010, UPB 4.2.1.5.2, accantonamento 1001.

Commento.

La norma potrebbe essere oggettivamente utile ma le modalità di attribuzione dei benefici non possono che lasciare perplessi in quanto affidati ad un semplice atto di parte che potrebbe magari essere il frutto di un errore di valutazione se non peggio.

Art.4
Costituzione di parte civile della Regione.

1. È fatto obbligo alla Regione di costituirsi parte civile in tutti i processi di mafia per fatti verificatisi nel proprio territorio.

commento.

La previsione per legge dell’obbligo di costituzione di parte civile della Regione toglie a questo atto qualsivoglia valenza politica e lo riduce ad un mero rito con l’unico risultato di depauperare senza pratica utilità il Fondo di rotazione per la Costituzione di parte civile.


TITOLO II

Agevolazioni per la fruizione sociale dei beni confiscati alla mafia

Art.5
Fondo di rotazione.

1. Per la riutilizzazione e la fruizione sociale dei beni confiscati alla mafia e assegnati ai comuni ai sensi della legge 31 maggio 1965, n. 575 e successive modifiche ed integrazioni, anche se da questi dati in gestione a consorzi di comuni, il 15 per cento delle risorse a valere sul fondo istituito ai sensi dell’articolo 43 della legge regionale 26 marzo 2002, n. 2 e successive modifiche ed integrazioni, è destinato per la progettazione tecnica delle opere necessarie ad adeguare tali beni agli obiettivi sociali o produttivi da perseguire.

2. Il fondo è alimentato con le somme che i comuni provvedono a rimborsare all’atto dell’erogazione del finanziamento degli interventi e delle opere, qualora questo comprenda anche le spese di progettazione.

3. Indipendentemente dal finanziamento degli interventi e delle opere, i comuni sono comunque tenuti, entro novanta giorni dalla consegna dei lavori, a versare al fondo di rotazione di cui al presente articolo le somme anticipate dalla Regione.


commento.

Il fondo in questa norma previsto è finalizzato esclusivamente alla progettazione degli interventi da eseguire.

Considerato che la progettazione è certamente la parte meno rilevante rispetto all’intera operazione di ristrutturazione è prevedibile che la norma sarà utilizzata per affidare incarichi di lavori che non saranno mai eseguiti.

Va detto infine che non si capisce perché gli Enti affidatali dei beni non vengano obbligati ad utilizzare i propri Uffici.

Art.6
Concorso della Regione al pagamento degli interessi.

1. La Regione concorre, nella misura del 50 per cento, al pagamento degli interessi a carico dei comuni per i prestiti contratti per il finanziamento degli interventi e delle opere di cui all’articolo 5.

2. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzato, a decorrere dall’esercizio finanziario 2009, il limite decennale di impegno di 100 migliaia di euro. La relativa spesa trova riscontro nel bilancio pluriennale della Regione, UPB 4.2.2.8.2, accantonamento 2001.

commento.

La norma appare oggettivamente equivoca in quanto l’intervento non si capisce se è destinato esclusivamente al costo dei progetti o anche all’esecuzione dei lavori.

L’impegno di solo 100.000 € induce a ritenere che si tratti esclusivamente dei costi di progettazione.

Art.7
Concessione di fidejussioni.

1. Al fine di favorire la migliore utilizzazione dei beni confiscati, alle cooperative sociali, alle associazioni onlus, alle comunità di recupero, alle cooperative dei lavoratori dipendenti dell’impresa confiscata e ai comuni sono accordate fidejussioni prestate dalla Regione a copertura fino al 75 per cento dei prestiti di esercizio a tasso agevolato e dei mutui richiesti dalle cooperative per le attività di progettazione e la realizzazione delle opere di adattamento.

2. Per le finalità di cui al comma 1 è autorizzata, per gli esercizi finanziari 2009 e 2010, la spesa annua di 50 migliaia di euro, da iscrivere nell’UPB 4.2.1.5.4, capitolo 214102. Il relativo onere trova riscontro nel bilancio pluriennale della Regione, UPB 4.2.1.5.2, accantonamento 1001.

3. Nei bandi previsti dalle misure e dai programmi di finanziamento, sia regionali che comunitari, la Regione assegna alle cooperative, alle associazioni onlus, alle comunità di recupero ed ai comuni, assegnatari di beni confiscati, un punteggio specifico per i progetti che prevedono il riutilizzo a fini sociali di tali beni.

Commento artt. 7 e 9.

Forse sono le uniche norme di tutta la Legge per le quali potrebbe esprimersi un giudizio positivo ove e se la Legge prevedesse anche delle procedure di evidenzia pubblica per l’assegnazione dei beni confiscati dalla mafia.

La suddetta considerazione vale anche per l’art. 9 in relazione al quale va detto che non si comprendono le ragioni della modifica del I comma dell’art. 18 Legge Reg. Sic. n. 11 del 21/09/09.

Art.8
Semplificazione delle procedure.

1. Per l’istruttoria e l’espletamento delle pratiche amministrative relative alle misure di cui agli articoli 5, 6 e 7, è assicurata celerità di trattamento secondo i criteri delle conferenze di servizi indette per la pronta assunzione delle decisioni necessarie.

commento.

Disposizione di buona volontà ma assolutamente declamatoria sulla base della passata esperienza.

Art.9
Misure in favore delle società cooperative che gestiscono patrimoni confiscati.

1. All’articolo 11 della legge regionale 21 settembre 2005, n. 11 è aggiunto il seguente comma:

“2-bis. Nel caso di società cooperative che gestiscono patrimoni confiscati per reati legati alla criminalità organizzata di stampo mafioso, il contributo regionale è pari all’80 per cento del tasso applicato al finanziamento da agevolare, fermo restando che la base di calcolo non può essere superiore al tasso di riferimento, fissato dalla Commissione europea, vigente alla data di stipula del finanziamento stesso, maggiorato di tre punti, anche quando il tasso di interesse praticato dagli istituti di credito sia più elevato.”.

2. L’articolo 18 della legge regionale 21 settembre 2005, n. 11, è sostituito dal seguente:

commento

vedi sub art.7

“Art. 18.

Aiuti de minimis alle imprese attive nei settori dell’agricoltura e della pesca.

1. L’amministrazione regionale è autorizzata a concedere, sotto forma di garanzia e di contributo in conto interessi, aiuti de minimis per operazioni di credito agrario, compresi i crediti di conduzione, e per ogni altra operazione creditizia diversa da quelle di cui agli articoli 16 e 17, sotto qualsiasi forma tecnica e a prescindere dalla durata del finanziamento, nel rispetto dei limiti e delle condizioni previste dal Regolamento CE n. 1998/2006 per le imprese attive nel settore della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, dal Regolamento CE n. 875/2007 per le imprese attive nel settore della pesca e dal Regolamento CE n. 1535/2007 per le imprese attive nel settore della produzione dei prodotti agricoli.”.

3. All’articolo 22 della legge regionale 21 settembre 2005, n. 11, è aggiunto il seguente comma:

“3-bis. Al fine di agevolare l’accesso al credito alle società cooperative che gestiscono patrimoni confiscati per reati legati alla criminalità organizzata di stampo mafioso è istituita apposita riserva ammontante a 400 migliaia di euro a valere sulle disponibilità dell’UPB 4.3.2.6.2 (di cui 250 migliaia di euro dal capitolo 616804 e 150 migliaia di euro dal capitolo 616811) del bilancio della Regione, a decorrere dall’esercizio finanziario 2008, da destinare alle società cooperative di cui al presente comma aderenti ai confidi riconosciuti ai sensi della presente legge. La quota delle risorse discendenti dalle residue disponibilità non utilizzate su tale riserva è impiegata per le finalità di cui all’articolo 3, comma 1.”.

Art.10
Criteri di precedenza nell’assegnazione in concessione di aree consortili, artigianali o di infrastrutture.

1. Dopo l’articolo 27 della legge regionale 4 gennaio 1984, n. 1, è aggiunto il seguente:

“Art. 27-bis

1. Gli imprenditori, i commercianti e gli artigiani, che abbiano subito danni ai beni immobili di pertinenza delle loro attività in conseguenza di attentati o azioni criminose messi in atto dalla mafia o dalla criminalità organizzata, hanno la precedenza nell’assegnazione in concessione a titolo gratuito di aree consortili, artigianali o di infrastrutture di cui alla presente legge.

2. La precedenza di cui al comma 1 si applica a condizione che gli immobili risultino danneggiati in maniera tale da compromettere il prosieguo dell’attività e che gli esercenti abbiano sporto dettagliata denuncia all’autorità giudiziaria.”.

commento.

Anche se appare improbabile che si possano verificare le necessarie condizioni di utilità (basti pensare ad una gioielleria distrutta da un attentato e che certamente non avrebbe ragione di trasferirsi nella zona industriale della relativa città), la norma potrebbe avere un senso.

Il tutto fermo restante la insufficienza della mero fatto senza l’accertamento definitivo delle sue cause.

Art.11
Commissione di controllo.

1. Relativamente all’utilizzo delle misure agevolative, previste dal presente titolo a beneficio dei soggetti indicati agli articoli 5, 6, 7 e 9, è istituita con decreto del Presidente della Regione una Commissione di controllo composta da professionisti esperti in materia, che a tal fine prestano la propria attività a titolo gratuito, avente quale compito la valutazione della congruità e della economicità delle istanze di accesso alle misure agevolative e la rispondenza alle finalità sociali, sorrette da principi di economicità, per le quali vengono richieste.

commento.

Prevedere una commissione di “professionisti esperti” in materia che si impegni “a titolo gratuito” in attività tanto complesse e delicate è una pia illusione ove si rinunzi ad esercitare “il pensar male”.

TITOLO III

Modifiche alla legge regionale 13 settembre 1999, n. 20 in materia di interventi contro la mafia e di misure di solidarietà in favore delle vittime della mafia e dei loro familiari

Art.12
Onorari avvocati di parte civile.

1. Alla lettera a) del comma 2 dell’articolo 9 della legge regionale 13 settembre 1999, n. 20, le parole “ritenuti congrui dal consiglio dell’ordine degli avvocati” sono sostituite dalle parole “liquidati in sentenza o, in mancanza, secondo i minimi tariffari”.

commento.

Questa è la disposizione che fa arretrare di almeno 10 anni la Legislazione Regionale a favore delle vittime della mafia.

Per comprendere a pieno la questione è necessario fare una premessa.

Quando viene ucciso un “picciotto” di mafia, il sodalizio criminale interviene a sostegno dei familiari sopravvissuti.

I “picciotti” di mafia incappati nelle maglie della Giustizia qualche volta hanno mezzi economici più che sufficienti per garantire la loro difesa tecnica; non sempre lo Stato è in grado di privarli di tutte le loro risorse.

Gli stessi, comunque, possono fare affidamento nell’aiuto della consorteria criminale di cui fanno parte.

Nella peggiore delle ipotesi possono fare ricorso al gratuito patrocinio che, come è giusto che sia, garantisce ai non abbienti o apparenti tali una idonea difesa tecnica.

Al pentito viene assicurata dallo Stato l’assistenza tecnica di cui è stato mai possibile accertare gli esatti criteri di determinazione.

La parte civile si trova, invece, a dover affrontare processi qualche volta decennali facendo esclusivo affidamento sulle proprie risorse economiche nella speranza di una liquidazione realistica e non meramente simbolica effettuata dal Giudice.

Basterebbero queste considerazioni per dimostrare la profonda ingiustizia di cui sono vittime le parti civili ma vi è di più.

Nei processi di mafia accade spesso che la linea della pubblica accusa, giustamente mirante esclusivamente alla condanna dell’imputato, si ponga in contrasto o quantomeno tenda a ignorare la posizione e la figura della vittima del reato.

Il ruolo della parte civile quindi risulta essenziale perché è finalizzato anche a fare accertare e sottolineare il ruolo e la posizione della vittima e ciò qualche volta (si pensi per esempio a tutti i casi in cui emergono responsabilità istituzionali che ragion di Patria consigliano di far dimenticare) in contrapposizione con la medesima accusa.

Va detto inoltre che negli anni 80 fu estremamente importante il fatto che l’Amministrazione Comunale di Palermo si costituisse parte civile nel cosiddetto maxi processo per chiedere che venisse affermato il principio secondo cui i delitti di mafia colpiscono tutto il consorzio sociale e non solo la vittima.

Nel prosieguo però tale valenza delle costituzioni di parti civili sia da parte delle pubbliche Amministrazioni che da varie associazioni, ha perduto l’originaria rilevanza e, di fatto, ha depauperato inutilmente il fondo delle parti civili.

Per concludere infine va sottolineato che la norma in oggetto è oggettivamente inutile stante che negli stessi termini provvede già lo Stato.

Ragion per cui nella sostanza il suo vero e unico effetto è quello di avere cancellato un’integrazione alla previsione della legge nazionale che rendeva effettivo il rimborso delle spese legali.

Per inciso va detto che gli Uffici dell’Assessorato Regionale ben sanno che al riguardo erano possibili soluzioni che, nel rispetto della suddetta esigenza di integrazione, avrebbero evitato abusi e disparità di trattamento.

Art.13
Ufficio per la solidarietà alle vittime del crimine organizzato e della criminalità mafiosa.

1. L’articolo 7 della legge regionale 13 settembre 1999, n. 20, è sostituito dal seguente:

“Art. 7

Ufficio per la solidarietà alle vittime del crimine organizzato e della criminalità mafiosa.

1. Le procedure amministrative derivanti dall’applicazione della presente legge sono attribuite all’ufficio per la solidarietà alle vittime del crimine organizzato e della criminalità mafiosa, istituito presso il dipartimento della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie locali dell’Assessorato regionale della famiglia, delle politiche sociali e delle autonomie locali.

2. L’ufficio di cui al comma 1 acquisisce le attestazioni dell’autorità competente in ordine all’accertamento dell’autenticità delle denunce e della documentazione prodotta per l’ottenimento dei benefici medesimi, con particolare riferimento alla circostanza che la vittima non abbia concorso nel fatto delittuoso ovvero in reati con questo connessi ai sensi dell’articolo 12 del codice di procedura penale.

3. L’ufficio di cui al comma 1 esprime, altresì, pareri sul possesso da parte dei richiedenti dei requisiti per l’assunzione presso le altre pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 4.”.

commento.

È norma organizzativa di poco interesse.

Art.14
Divieto di cumulo dei benefici.

1. L’articolo 8 della legge regionale 13 settembre 1999, n. 20, è sostituito dal seguente:

“Art. 8.

Divieto di cumulo dei benefici.

1. I benefici economici contemplati dalla presente legge, ove non diversamente stabilito, non sono cumulabili con identiche provvidenze previste da altre pubbliche amministrazioni sulla scorta delle medesime circostanze.

2. I soggetti beneficiari della presente legge, siano essi vittime o familiari, devono essere del tutto estranei ad ambienti criminali e malavitosi.

3. Nel caso in cui la legislazione statale preveda elargizioni di benefici per le medesime fattispecie, l’avente diritto è tenuto a presentare previamente istanza all’Amministrazione statale e la Regione può intervenire soltanto a titolo di anticipazione.

4. Il rimborso delle somme eventualmente anticipate dalla Regione avviene secondo modalità stabilite da apposita convenzione stipulata con le amministrazioni interessate.

5. In caso di concorso di benefici economici in ragione delle medesime circostanze da parte di comuni o province siciliani, i soggetti interessati che optino per l’elargizione di miglior favore, perdono il diritto ad ogni altra provvidenza economica prevista dalla Regione o dagli enti locali. Qualora i soggetti interessati abbiano già avuto corrisposte da parte degli enti locali elargizioni di importo inferiore rispetto a quelle previste dalla Regione, tali somme sono detratte dall’intervento regionale.”.

commento.

La previsione di una anticipazione dei benefici comunque previsti dalla normativa statale all’atto pratico è inutile stante che per esperienza comune le Amministrazioni statali hanno dimostrato di essere più celeri di quelle Regionali.

Art.15
Applicazione dei benefici.

1. Il comma 1 dell’articolo 20 della legge regionale 13 settembre 1999, n. 20, è sostituito dai seguenti:

“1. I benefici previsti dagli articoli 2, 3, 4, 6 e 9 si applicano a domanda degli interessati.

1-bis. In assenza di apposite sentenze che abbiano individuato gli autori del delitto, al riconoscimento dello status di vittima innocente della mafia o della criminalità organizzata provvede la commissione consultiva istituita ai sensi dell’articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 28 luglio 1999, n. 510, secondo le modalità di cui al comma 1-ter.

1-ter. Il Presidente della Regione è autorizzato a stipulare un protocollo d’intesa con il Ministro dell’Interno affinché la commissione di cui al comma 1-bis possa esprimersi sulle istanze inoltrate per ottenere i benefici della presente legge.”.

2. Al comma 2 dell’articolo 20 della legge regionale 13 settembre 1999, n. 20, le parole “nel periodo compreso tra il 1944 ed il 1960” sono sostituite dalle parole “nel periodo compreso tra il 1944 ed il 1966”.

3. Nel titolo dell’elenco allegato alla legge regionale 13 settembre 1999, n. 20 le parole “nel periodo compreso tra il 1944 e il 1960” sono sostituite con le parole “nel periodo compreso tra il 1944 e il 1966” ed al medesimo elenco sono aggiunti i seguenti nominativi: Giuseppe Scalia, Cattolica Eraclea (AG), 18 novembre 1945; Carmelo Battaglia, Tusa (ME), 24 marzo 1966.

4. Per le finalità di cui ai commi 2 e 3 è autorizzata la spesa di 78 migliaia di euro per l’esercizio finanziario 2008 cui si provvede mediante corrispondente riduzione della U.P.B. 4.2.1.5.2, capitolo 215704, accantonamento 1002, per l’esercizio finanziario medesimo.

commento.

La norma muove da un’evidente errore.

Lo status di vittima innocente della mafia può essere attribuito, in forza della normativa statale, anche in difetto di sentenza che abbia individuato e condannato gli autori del crimine.

Non si vedono pertanto le ragioni dell’intervento della Commissione Consultiva in detta norma prevista.

Se, poi, con detta norma si sarebbe inteso estendere i benefici anche ai superstiti delle vittime di reati mafiosi per i quali non si è formato alcun giudicato, vorremmo ricordare che l’Assemblea regionale tale previsione aveva già previsto con la legge n. 4 del 2004, legge alla quale l’Amministrazione non ha dato illegittimamente esecuzione

TITOLO IV

Norme finali

Art.16
Qualificazione di imprese.

1. I soggetti privati che per la realizzazione di opere di edilizia civile, impianti sportivi, ricreativi, strutture di ricettività turistica siano destinatari di qualsiasi forma di finanziamento o sovvenzione pubblica in conto interessi o in conto capitale per un valore superiore a 100.000 euro, sono tenuti ad affidare la esecuzione dei lavori ad imprese in regola con le norme sulla qualificazione e certificazione antimafia ed in possesso dei requisiti per le attestazioni rilasciate dalle Società Organismi di Attestazione (SOA).

commento.

La previsione già esiste nel nostro Ordinamento

Art.17
Esclusione dal godimento di benefici.

1. L’imprenditore che a seguito di sentenza penale di condanna passata in giudicato sia dichiarato colpevole per il reato di cui all’articolo 367 codice penale, commesso al fine di godere di benefici a qualunque titolo concessi, compresi quelli di cui all3, comma 2, lettere a), b) e c) della presente legge, è escluso per cinque anni dall’accesso a qualunque forma di beneficio, non solo di carattere economico, previsto dalla Regione o da altro ente pubblico regionale o locale.

commento.

Non si comprende per quale ragione l’Imprenditore che magari ha ottenuto benefici in base al solo fatto di aver esporto una denunzia debba essere sanzionato soltanto per l’ipotesi di cui all’art. 367 C. P. e solo dopo che la relativa sentenza sia passata in giudicato senza perdere, peraltro, i benefici già ottenuti.

Un elemento di riflessione:

cosa avviene nell’ipotesi in cui un Imprenditore denunzi e faccia condannare qualcuno per estorsione e poi risulti che era un riciclatore di capitali mafiosi ?

Art.18
Entrata in vigore.

1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Regione siciliana.

2. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.

Advertisements

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
Questa voce è stata pubblicata in ARTICOLI, Società, tribunali e atti vari e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...