Qui si “magnifica il porco”

inceneritore biologico

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A Chiaramonte Gulfi, in provincia di Ragusa, c’era una volta, e non so se c’è ancora, una trattoria dove si cucinava il porco in tutte le salse. La specialità era indicata nel cartello che si trovava apposto in evidenza all’ingresso: “Qui si magnifica il porco”. L’ottima gastronomia che vi si praticava  derivava al proprietario  da antiche tradizioni culinarie che avevano bene tradotto il detto siciliano, di certa agiata borghesia, che con un maiale una famiglia poteva camparci per qualche tempo. Era una ricchezza.  Si sfatava anche la vecchia credenza che il maiale era destinato ad ambienti sudici e inquinanti e che la sua carne non era per nulla da preferire a quella del vitello.

Oggi le situazioni sono cambiate perchè i maiali crescono im ambienti salubri  mentre si sono ridotti a vivere come suini quanti, loro malgrado, si trovano in mezzo alle sporcizie. E cioè gli uomini. Le circostanze e i fatti sono ormai arcinoti.

I nuovi comportamenti sociali inducono a consumare. Un atto naturale fino a qualche tempo fa, ma oggi, come aveva previsto con lungimiranza impressionante, già nei primi anni Settanta, Pier Paolo Pasolini, fuori da ogni razionalità e per giunta pericoloso.

Siamo arrivati, infatti, a un punto di non ritorno. Una sorta di buco nero del consumismo. Gli aspetti del fenomeno sono innumerevoli. Vanno da questioni di carattere culturale a fatti legati alla psicologia della vita di massa, dai comportamenti del potere, a quelli dei singoli. A tutti i livelli. Quando ci alziamo dal letto, quando facciamo le nostre cose, quando dormiamo, se riusciamo a dormire.

Gli effetti del consumo sono i rifiuti.

Il trend pauroso e infestante, dilagante, di tale produzione, che con eufemismo si chiama “urbana”,  è l’espressione più diretta di una società dei consumi in contraddizione con se stessa, col mondo degli uomini e con la natura. Lo sviluppo si è invertito e i fenomeni di degenerazione generale appaiono sempre più inarrestabili, minacciosi. C’è voluto l’esercito per risolvere il problema a Napoli e quanto prima le forze armate dovranno intervenire per sanare la contraddizione tra le decisioni del potere che può e la massa degli utenti che non può ma che con i suoi comportamenti è la causa secondaria, effettuale di ciò che accade. Le popolazioni infatti non sono educate a questo problema imprevisto e forse, tra qualche anno, dovranno abituarsi ad attraversare file di rifiuti per seguire il tragitto casa-lavoro e viceversa. L’alternativa è che i territori siano invasi da discariche, da termovalorizzatori, da depositi con percolati che inquinano le falde acquifere, da depuratori che non depurano nulla ma diventano pannicelli caldi per mettere a posto la coscienza degli industriali che inquinano fiumi, mari, aria, terra.

Nei tempi ormai lontani in cui i proprietari di miniere di zolfo dovevano bruciare a cielo aperto la preziosa materia prima, i “Magistrati di salute pubblica” di nomina spagnola, imponevano una serie interminabile di regole. Evitavano  che le popolazioni fossero afflitte dai fumi maleodoranti delle centrali di fusione. Le autorità assumevano non raramente le difese dei cittadini e ascoltavano le loro petizioni al governo. Così i centri di fusione dovevano sorgere nelle vallate e i fumi inquinanti dovevano scaricarsi nelle depressioni a valle dei monti, per impedire che risalissero all’altezza dei centri urbani. Ma oggi il diritto si è capovolto e la legislazione è prima di tutto la sistematizzazione delle regole del potere di chi può. Il diritto è del più forte e il torto del più debole. La crisi globale del pianeta è prima di tutto lo scardinamento delle vecchie regole; lo strapotere delle logiche dei pescecani, il modello alfabetico degli egoismi in base al quale si sono composti i linguaggi odierni della distorsione generale dello sviluppo equilibrato, armonico.

Eliminare i problemi che ne derivano significa porre in essere un rimedio più pericoloso della causa che li ha generati. Prendiamo ad esempio i termovalorizzatori. Sono escogitati per distruggere le montagne di rifiuti che le città producono, ma provocano più danni alla salute degli stessi rifiuti. Si tratta infatti di veri e propri inceneritori che riducono i rifiuti a cenere, ma producono anche una certa quantità di diossina che viene liberata nell’aria. Inoltre non fanno parte di un ciclo virtuoso, ma chiudono con una certa forza artificiosa e innaturale il problema. I termovalorizzatori perpetuano cioè la filosofia della distruzione ambientale giustificandone la ciclicità diabolica e perversa.

mappa-inquinamento-europa-universita-di-catania

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Ben altro sarebbe il rimedio se si intervenisse con i mezzi educativi con cui è necessario procedere. La differenziazione dei rifiuti già alla fonte, cioè nelle case; la riutilizzazione di quanto è biodegradabile; la consegna periodica di quanto non lo è con la diversificazione dei rifiuti. A ciò bisogna aggiungere che occorrerebbe incentivare con agevolazioni e minori tasse i virtuosi e penalizzare i recalcitranti, gli ostinati che pensano di poter fare il bello e il cattivo tempo con la loro incuria e il loro menefreghismo. Per tutto questo occorrerebbe lavorare molto con gli insegnanti e con le famiglie. Non esistono strade alternative che non partano dalla responsabilità individuale e dalle politiche sagge dello sviluppo ecocompatibile. Prima di tutto occorre cambiare gli stili di vita delle persone, il loro modo di fare, da quando si alzano a quando vanno a dormire.

Al contrario, oggi, a milioni di tonnellate di spazzatura, si aggiungono la depredazione delle risorse energetiche, i pericoli del nucleare, l’inquinamento dell’aria, i rischi del lavoro in ambienti nocivi, l’esposizione diretta delle popolazioni alle molteplici fonti dei loro malanni.

Insomma tutto dimostra che il cosiddetto sviluppo della civiltà ha portato l’uomo alla sua autodistruzione. Quel che è più tragico è che tutto procede come prima, con piccoli passi, calcolati in percentuali irrisorie, per raggiungere risultati di controtendenza nel corso di alcuni decenni. Così, siccome il ritmo della cosiddetta civiltà corre più veloce dei pochi rimedi che si intravedono, andiamo a ritroso come il gambero. Forse siamo arrivati troppo tardi al limite ultimo, al traguardo e le cose ci precipiteranno addosso come questa crisi globale senza precedenti, senza diagnosi precoce e con rimedi che saranno, bene che vada, terapie di lungo periodo. Ora il fatto è che i cittadini sono chiamati a pagare comunque per i rifiuti solidi urbani, ma nessun comune è chiamato a rispondere, anche penalmente,  se la legge non è rispettata.

Quanti comuni rispettano la legge Ronchi provvedendo a tutte le operazioni che questa richiede? Ad esempio, la protezione dell’ambiente, lo smaltimento senza pericoli per la salute dei cittadini, il reimpiego e il riciclaggio, l’introduzione di tecnologie pulite, la raccolta differenziata casa per casa con una attività educativa preventiva, lo studio “del ciclo di vita dei prodotti”, incentivi per le famiglie che provvedono alla differenziazione della raccolta, ecc.

Lo sfascio ha dunque a monte l’inadeguatezza dei gruppi dirigenti delle amministrazioni locali. Ma non è questa la sola causa. La complessità va rintracciata nei simboli della nuova condizione dell’umanità che produce e consuma a svantaggio di quell’altra che non produce e non consuma. I simboli della “civiltà” dei consumi sono nuovi linguaggi della comunicazione, luoghi di culto della religione pagana del consumo, senza Dio e senza santi.

ipermercato

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I supermercati parlano al corpo, all’orecchio, al palato, alla vista, al tatto, all’odorato.  Sono sparite le vecchie botteghe di un tempo. Oggi si ingoia tutto. E’ questione di propaganda. Lasciata a tonnellate nelle cassette postali da ragazzi con zainetti che percepiscono un centesino a foglio. Gli effetti della musica e delle luci faranno il resto nei gabbioni per galline dalle uova d’oro. Dentro questi gabbioni infernali anche la comunicazione è saltata. Non hai più con chi parlare. Non hai più la tua vecchia bottega di fiducia e il suo proprietario che garantiva per te. Oggi nessuno garantisce per niente, perchè persino le scadenze sono contraffatte.

I clienti si classificano a carrelli. Un buon cliente ha carrelli grandi per spese settimanali e mensili. La sua fatica di andare a fare ogni giorno la spesa è irragionevole. Meno movimento e più freezer. Il principio è evitare il dispendio di energia muscolare. Si provvede una volta e per un medio periodo al trionfo dello stomaco, la parte suina che c’è in noi.

Nelle nostre case c’è tutto. Tutto quanto produce inquinamento e immondizia. La disintossicazione da assenza di cibo è sconosciuta,  non la si tollera neanche per mezza giornata.  E’ la gloria del cibo a comandare. A montagne. L’educazione è impartita dai supermercati, non dalle politiche comunali e dalle Scuole. Dobbiamo ringraziare Iddio quando dietro queste “città mercato”, luoghi di perdizione e perduti, non ci sono, come accade in vari paesi europei e naturalmente anche in Sicilia, grossi mafiosi, appaltatori di mafia. Sono loro i nuovi mediatori culturali. Meriterebbero premi speciali di riconoscimento per avere inventato nuovi linguaggi; la semiologia ignota fino a qualche decennio fa delle nuove forme di comunicazione. La nuova cultura lo esige. I costosi depliant illustrati a colori ci invitano a comprare a prezzi imbattibili pesce e patate, salsicciotti e formaggi, salumi e pizze, mozzarelle e prosciutti, stracchini e scamozze. Formaggi di ogni tipo a tocchi piccoli e grandi, affettati di ogni genere e latte, talvolta scaduti e riciclati. Burro e yogurt di quello che se non “ci vai” entro quindici giorni ti rimborsano. Una volta bisognava farla ogni mattina, possibilmente a orari regolari. Oggi, a quanto pare, i tempi di attesa si sono allungati. Non c’è tempo. Devi correre. Si tesorizza anche tutto quello che può essere utile alla completa intossicazione del corpo. Le città del mondo occidentale si ridurranno a porcili senza i porci.

L’invito al consumo non viene formulato una volta all’anno, ma più volte al giorno da parte dei supermercati. Se ne contano a decine. Apri la cassetta della posta e non hai da fare altro che accatastare montagne di materiale illustrativo.  Nessuno paga per questa spazzatura che finisce ad aumentare le tonnellate di immondizia che paghiamo tutti i cittadini . Sempre diversi: tutti in concorrenza tra di loro. I postini si lamentano. Non hanno più dove infilare le lettere.

In effetti sono i linguaggi del corpo che oggi prevalgono su quelli della mente e l’esibizione comunicativa si snoda lungo un calendario pagano che ha ormai sostituito quello ecclesiastico fatto di santi e vergini, madonne e apostoli. Le celebrazioni gastronomiche cominciano a ottobre e finiscono a capodanno, poi intervengono quelle che seguono il carnevale, prima che la quaresima celebri le virtù dei piatti primaverili, delle primizie che puoi trovare tutto l’anno: dai pomodori invernali alle fave e ai piselli. Così puoi avere anche carciofi fuori stagione, spinaci e gelati, pesce e vitellini, agnelli prepasquali e leccornie di tutti i tipi. Alla faccia della quaresima.

Puoi avere sempre oli e legumi, paste e pastine, riso e risotti pronti, pelati e farine, vini e vinelli, biscotti, liquori e biscottini per quanto ti aggrada., e come sempre, ai prezzi più stracciati. E, in ultimo, per pulire tutto (pentole e padelle, tegami e tegamini, ogni tipo di prodotto), detersivi di tutti i generi, persino di quelli che con una goccia ci fai una montagna di piatti e pentole. Buoni anche per il forno e la cucina, per la lavastoviglie e la cappa.

Fai la spesa, raccogli i punti. Più compri più ti sarà dato. A suo tempo perchè i regali, oggetti dal valore quasi nullo, ci mettono un pò di tempo per arrivare. Ma la promessa del premio finale ti invoglia, ti educa a consumare.

Il calendario conta. Una ciclicità di oggetti pagani venerati ritornano a seconda delle stagioni. Dopo il carnevale c’è la festa della mamma. Poi c’è quella del papà. Seguono pasqua e pasquetta, contornati da pellegrinaggi e arrosti alla carbonella. La carne si specializza e da vitello diventa “crasto” o rigorosamente castrato. E via di seguito fino a chiudere il cerchio con sfincioni e pizzette, arancine e uova di cioccolato, baci incartati con profezie o motti a sorpresa, e colombe, pasticci e pasticcini, torte e fuochi d’artificio dietro ogni nuovo supermercato che si inaugura.

Il trionfo del corpo e degli oggetti del desiderio  è un tripudio di fuochi d’artificio e di colori esplosivi.  Con dannazione dei postini. Ma nessuno protesta. Nessuno chiede ai proprietari dei supermercati di pagare una quota per l’immondezzaio a cui riducono i centri abitati dove i cittadini hanno l’abbaglio dei sogni negli occhi apparentemente aperti. Lor signori, i proprietari degli ipermercati, possono inquinare e non pagare. Essere inopportuni e di intralcio ai comuni mortali che hanno diritto a essere lasciati in pace anche da esagerate tasse che nessuno sa con quale criterio si pagano.

In questa follia c’è un paese che in Italia ha un primato assoluto.  Partinico. Qui le bollette d’acqua e di rifiuti urbani, più  eufemisticamente noti come Tarsu,  si pagano per lustri interi e per alcune migliaia di euro.  Famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese, devono pagare tra acqua e immondizia dieci anni di tasse. A nessuno che arrivino tasse regolari, a scadenze annuali e magari rateizzabili. No, qui si va per quinquenni  che si sommano e si specializzano. Se non paghi ci sono i pignoramenti, gli avvocati, i giudici di pace e quant’altro.  E per gli  amministratori inadempienti che non provvedono alla raccolta differenziata dei rifiuti, e lasciano i paesi in balia dei nuovi vandali del consumismo?

A loro non bada nessuno. Perchè, è chiaro, la gente che pensa con lo stomaco  non può che avere una classe dirigente che parla con qualcosa che assomiglia a ques’organo,  anche se ha un’altra funzione e d è collocata anatomicamente altrove. C’è in tutto questo, forse, l’antico bisogno della fame secolare. L’urgenza di tesorizzare il cibo, di mettere al sicuro il corpo. Per un certo verso è come se fossimo tutti sempre sotto gli effetti di una guerra, sotto bombardamento. Infatti tesorizzare accumulando prodotti di consumo è come resistere all’emergenza. Questa è almeno la componente inconscia più ragionevole. Il resto è follia.

(Giuseppe Casarrubea)

Per leggere il testo della legge Ronchi in formato PDF clicca qui sotto:

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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