Gemelli d’Italia

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Alleanza Nazionale tiene il suo ultimo congresso. Non è la fine di un lungo percorso storico, ma una sorta di tappa, la conclusione di un primo processo che deve ancora continuare e che si può solo ora intravedere dove potrà andare a parare. Fatto di mille esperienze, di innumerevoli tentativi, di ricerca di alleanze durate decenni. Un travaglio, apparentemente silente, della destra illiberale per raggiungere una nuova forma, un nuovo abito che gli consenta di governare l’Italia. E in un Paese dalle facili rimozioni, dove è normale dimenticare, anche l’osceno, è possibile che accada tutto ciò che sta accadendo. Anche il peggio sarà possibile.

Tappe brevi, e atti concreti ma significativi, hanno caratterizzato questo cammino svoltosi lungo un’identità che è iniziata con la figura di Almirante ed è finita, tra grandi commozioni, con la stessa faccia: quella del fondatore del Movimento sociale italiano. Un fascista per antonomasia, il segretario politico che scelse Fini come suo erede, ma che fondò anche un partito che accolse al suo interno le componenti armate eversive della destra, i capi della Decima Flottiglia Mas e dei Nuotatori paracadutisti, le formazioni della “Nembo”, i “Vendicatori” e i fedelissimi di molti gerarchi, gruppuscoli vari e i “camerati” usciti dalla Repubblica di Salò, legittimati alcuni anni fa da Luciano Violante e da altri lungimiranti esponenti della sinistra italiana. Alla stessa stregua di coloro che avevano lottato nella guerra di Liberazione dell’Italia dalla tragedia del nazifascismo.

Questa destra non è il risultato della stupidità politica della sinistra, ma qualcosa di peggio, di più strutturato nel tessuto istituzionale e sociale degli italiani. Fini non smentì Almirante se è vero che un anno prima del congresso di Fiuggi, svoltosi nel 1995, affermò che Mussolini era stato “il più grande statista” italiano del XX secolo. Un peccato di gola, questo, che il futuro segretario di Alleanza Nazionale potè permettersi in un anno di grande cambiamento politico del suo partito. Il salto dall’Msi ad An. L’inizio di una mutazione genetica, in cui molti ambiti del passato cominciavano ad essere clamorosamente rivisitati in senso critico ed autocritico: le leggi razziali del 1938, la negazione dell’identità della destra con i valori dell’antifascismo, e via via fino al viaggio di Fini in Israele ( 2003) e alla sua visita nei campi di sterminio nazisti.

Quella di Fini non è la destra tradizionalista e paludosa di Francesco Storace (2007), ma una destra retoricamente modernista, le cui contraddizioni non si manifestano in una rilettura politica del passato, ma nella costruzione degli aspetti di un habitus meramente formale e non mentale o culturale della storia. Un’operazione di maquillage esclusivamente politico, utile a una prospettiva di potere. In questo senso  An è un partito che poggia su un vuoto finto, come su una dimensione senza radici poggia Forza Italia, il partito di Berlusconi. Due realtà che si incrociano e si fondono nel comune spazio del vuoto della politica un tempo sostanziata dall’esperienza storica, animata dal cimento delle battaglie per i grandi valori, quelli che hanno fondato la Repubblica, l’antifascismo, la democrazia, i partiti, l’organizzazione del mondo del lavoro.

Questo terreno comune è il luogo fertile della fusione nel “Partito delle libertà” che sta per  nascere tra due realtà, apparentemente lontane tra di loro, ma in realtà molto vicine. Entrambe condividono, infatti, la rimozione, ed hanno un vuoto da riempire. Così come hanno un comune antagonista con cui fare i conti: il leghismo, l’altro elemento della disgregazione nazionale. Ma il potere mette tutti d’accordo: una prima volta nel 1994, sia pure per un brevissimo momento; una seconda volta nel 2001 col secondo governo Berlusconi, seguito da terzo.  E una quarta volta in questa nuova fase, la più tragica di tutte. Azzerate dal 2005 le correnti interne di An, Fini può ora procedere all’unificazione con i forzisti. Così mentre a sinistra e al centro nascono e crescono partitini e correnti che fanno capo a tragicomiche figure di un equipaggio da ventimila leghe sotto i mari, a destra si corre dritti verso un ulteriore balzo in avanti. Non per la crescita degli italiani ma di quanti presumono di rappresentarli.

A proposito, qualcuno ha capito cosa voglia dire lo slogan del “partito degli italiani”, sotto i cui auspici si è tenuto l’ultimo congresso di An? Noi abbiamo capito che è lo slogan del nuovo partito della confluenza del post-fascismo nel berlusconismo. O meglio, il parto dei due nuovi “gemelli” (La Russa) frutto di una gravidanza di quindici anni. Non si sa se biovulare o monovulare. Ma quelli che non aderiscono a questo partito, che sono? Saranno messi al bando come stranieri? Perderanno il diritto di cittadinanza italiana? Non saranno più “fratelli d’Italia”?  (Giuseppe Casarrubea)

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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