Partinico e “l’urlo” di Munch

L'urlo di Edward Munch Oslo Munchmuseet, 1893

L'urlo di Edvard Munch, Oslo Munchmuseet, 1893

Verso la fine dell’Ottocento, quando la Sicilia era in fermento e a calmarne i bollori rivoluzionari e socialisti Francesco Crispi fu costretto a inviare l’Esercito e a reprimere nel sangue le manifestazioni popolari, un pittore norvegese che forse nulla sapeva della Sicilia, dipinse uno dei quadri più famosi di tutti i tempi. Non aveva a che fare con la nostra bella isola ma in qualche modo la includeva nella  generale condizione dello spirito moderno, caratterizzato dalla paura, dall’incertezza del futuro, dallo sgomento e da manifestazioni varie di violenza.

Il pittore era Edvard Munch e l’opera doveva passare alla storia, come una delle più emblematiche del nostro tempo. Si intitola: “L’urlo” e segna l’angoscia che attraversa il mondo sul finire di quel secolo e quasi agli inizi del successivo. Rappresentando  la condizione esistenziale di solitudine e di smarrimento anche dei nostri giorni. Una premonizione tra la fine di una civiltà, quella contadina, e il decollo dello sviluppo industriale.

Non vorrei esagerare, nè nobilitare una piccola realtà siciliana, periferica e marginale come Partinico, attribuendole involontariamente un qualche lontano riferimento. Ma più ci penso più mi convinco che se Partinico dovesse essere rappresentato da un’opera d’arte, questa non potrebbe avere uno stile naif, o la freschezza rassicurante delle grandi opere rinascimentali o dell’espressionismo a noi più vicino. Non so come qualcuno possa occuparsene artisticamente. Non certo per amore.

Niente infatti sembra attraversare la condizione esistenziale di chi vive il clima angosciante di questo paese. Tranne un indescrivibile vuoto. Un buco, un vortice. Qui dentro siamo nati e cresciuti. E resistiamo. Con le armi che ci sono proprie. Il coraggio della tenacia e della sofferenza.  Perchè questo è un paese del quale è facile elencare le poche cose buone che ci sono e le molteplici negative che ne fanno ciò che è. Fino al punto che allo stesso modo di come Sciascia ha inventato il concetto spirituale di “sicilitudine” (di fatto ripreso dal mio amico Crescenzio Cane), bisognerebbe legittimamente e doverosamente parlare di una sottocategoria dell’animo umano che si può definire quando ricorrono certi caratteri, quelli appunto del partinicoto. E qui, non si scandalizzino i soliti falsi perbenisti o gli ipercritici di turno, quelli che dicono sempre nelle campagne elettorali di “amare Partinico”, salvo poi a non rendersi conto che ne sono i carnefici, gli affossatori , gli incompetenti di turno che ne bloccano lo sviluppo.

L’immagine che allora mi viene in mente e che sento spiritualmente più vicina è l’urlo di Munch. L’urlo è antropologicamente strutturato nella nostra comunità. Qui la gente non comunica, urla. Urlano i professori in classe; gli alunni a scuola;  i ragazzi nelle strade e le madri nelle loro case, quando chiamano i loro figli. Urlano quelli che devono semplicemente dire qualcosa. Anche dentro quattro pareti. Urlano quelli che, se si devono dire qualcosa, non si avvicinano, ma gridano quello che pensano anche a distanze ragguardevoli. Un proverbio locale, che è tutto un programma, dice: “Cu grira cchiù assai havi raggiuni” (Ha ragione chi grida di più). Di questa caratteristica comportamentale si accorse subito Danilo Dolci, quando nel 1952 giunse a Partinico.  Dolci per primo avvertì questo elemento. Il suo orecchio era abituato ad altra musica. Era un architetto triestino che, non si sa come, aveva deciso di abitare dalle nostre parti. Non era un tipo comune e più che il premio Nobel per la pace (al quale fu ricorrentemente proposto) avrebbe meritato una causa di beatificazione in vita. E’ vero che da buon continentale fu poco sedentario e passò gran parte della sua vita girando per il mondo. Ma quando si trovò ad abitare dalle nostre parti, dimostrò una pazienza tutta singolare. O magari, per ovviare al problema dell’eccessiva confusione, scoprì che gli giovava alzarsi di buon mattino, quando la gente ancora dorme e i ragazzi, specialmente, sono alle prese con i sogni. Insegnò molte cose a questa gente, ma la popolazione, soprattutto gli amministratori, non lo riconobbero. Così i suoi cinquant’anni passati dalle nostre parti furono spesi con un notevole carico di fatica e la sua esperienza, per quanto lunga oltre mezzo secolo, passò quasi inosservata. A parte la cronaca, naturalmente. Ancora oggi non c’è strada o piazza o busto che lo ricordi.  Così il macinino che è Partinico è stato ben collaudato, e nonostante sia passato  un tempo interminabile dai suoi primi insegnamenti  sulla comunicazione e sui “disturbi” della comunicazione, la gente ancora continua a mettere la “televisione ” ad alto volume, a rintronarsi il cervello dentro le scatolette metalliche delle proprie macchine, a gridare per dire qualunque cosa, a essere completamente chiusa a una scuola del silenzio e della comunicazione creativa. Perchè il silenzio è il nulla da queste parti. Non ha voce, non è una condizione dello spirito.

Dolci è sconosciuto a scuola come sono sconosciuti, ignorati ed estranei i suoi più insigni concittadini: il Di Bartolomeo e Stefano Marino,  i medici Azzolini e Sebastiano La Franca, i sindacalisti Michelangelo Salvia e Vincenzo Lo Iacono, mio padre e altri che per primi furono uccisi dalla mafia per le loro idee e per la loro militanza politica quando lottare per la democrazia era un rischio.

Tutto questo è riconducibile, forse, a un fenomeno, che non è di natura educativa, ma patologica. E questa patologia si chiama sordità. Solo che sordo non è chi non ci sente ma chi non vuole sentire. O non sa, e non può più , ascoltare  la coscienza che ha smarrito. (Giuseppe Casarrubea).

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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Una risposta a Partinico e “l’urlo” di Munch

  1. pier paolo raffa ha detto:

    Salve, dia un’occhiata a queste pagine web da me preparate a proposito del Bandito Giuliano. saluti.

    http://p-p-r.blogspot.com/2008/02/prossimamentenext-issue.html

    http://p-p-r.blogspot.com/2008/02/prossimamentenext-issue_11.html

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