Pio XII e il Terzo Reich

“IL PAPA HA INFINE AFFRONTATO IL TEMA DEL PERICOLO BOLSCEVICO SU SCALA MONDIALE, LASCIANDO INTENDERE CHE, FINO A QUESTO MOMENTO, SOLTANTO IL NAZIONALSOCIALISMO HA RAPPRESENTATO UNA ROCCAFORTE CONTRO IL BOLSCEVISMO”

Kaltenbrunner a von Ribbentrop, Berlino 16 dicembre 1943

Pio XII

Pio XII

di

Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino

La storia è fatta di scontri, guerre più o meno dichiarate, combattute con le armi convenzionali o con quelle, spesso più insidiose e meno esplicite, della cultura, della psicologia e dell’ideologia. Questo vale per i singoli e per le masse, per le regioni di un Paese e per gli Stati in generale.

Per scoprirne le dinamiche che li scatenano, gli storici e i ricercatori privilegiano fonti archivistiche  che raccolgono la grande produzione di materiali, atti più o meno ufficiali, dati di ogni genere che i vincitori riescono a recuperare o a produrre in virtù della loro vittoria. E’ meno frequente l’utilizzo delle fonti provenienti dal campo dei vinti. Non ne ha interesse nessuno sia perchè si ritiene che debbano prevalere le ragioni del più forte, sia perchè gli stessi vinti sono spesso afflitti da una seconda e non meno grave sconfitta: quella di non lasciare traccia della loro memoria, o dal bisogno di nascondere il loro passato o gli effetti nefasti dei tempi del loro dominio.

Non così è accaduto nell’immensa produzione di atti che la Germania nazista accumulò nelle sue relazioni con papa Pio XII e col Vaticano, negli anni Trenta e in buona parte del decennio successivo.

Alcuni documenti tedeschi tra il 1939 e il 1943, recentemente rintracciati presso i National Archives di Kew Gardens, in Gran Bretagna, lasciano intravedere non solo gli atteggiamenti di Pacelli e delle alte gerarchie del Terzo Reich, ma la funzione, complessa e politicamente rilevante, della Santa Sede durante la seconda guerra mondiale.

Si delinea una nuova geografia del mondo a seguito della dichiarazione di guerra, unilaterale e quasi personale, da parte di Mussolini (1940) nei confronti di Londra e Parigi.

Pacelli, scrivono i tedeschi il 3 marzo 1939, “è sempre stato molto amico della Germania ed è nota la sua ottima conoscenza della lingua tedesca. Tuttavia, la sua difesa di una politica ecclesiastica ortodossa lo ha ripetutamente portato a scontrarsi con il nazionalsocialismo in rapporto alle questioni di principio”. Ma, chiariscono, “divenuto papa si è ripetutamente sforzato di scendere a compromessi, manifestando il desiderio di stabilire relazioni amichevoli con la nostra ambasciata”.  Lo definiscono “uomo dotato, molto attivo, di capacità molto superiori alla media e di grande esperienza politica”. Le sue qualità principali sono l’“adattamento” e il “compromesso”. Il suo punto debole, l’insofferenza “agli attacchi della stampa e alle vignette satiriche”.

In piena guerra mondiale, dice un altro documento del 24 giugno 1941, l’invasione tedesca della Russia non meraviglia il Vaticano. Anzi, “l’allargamento della guerra” all’Urss di Stalin “avrebbe contribuito in maniera determinante a chiarire il nuovo assetto in Europa”. La preoccupazione dei palazzi apostolici è infatti “che il bolscevismo emerga come potenza europea e che, anzi, rimanga incolume a livello planetario fino alla fine del conflitto”. La sconfitta della Russia avrebbe ridimensionato l’influenza bolscevica nel mondo. Con grande sollievo del Vaticano, naturalmente, che getta così le fondamenta di quella che sarà la strategia della guerra ideologica e culturale contro i futuri Paesi del blocco comunista.

In quegli stessi giorni, un confidente nazista in ottimi rapporti col Vaticano riferisce che Tittman, rappresentante dell’ambasciatore straordinario statunitense presso la Santa Sede, sostiene una serie di colloqui con Pio XII. Si lamenta con il pontefice del fatto che il Vaticano “si comporta in modo eccessivamente tollerante nei confronti dei dittatori”. Parla di una notevole somma di denaro erogata dagli Usa alla Santa Sede, per alleviare la sua crisi finanziaria. Il denaro è fatto passare come “obolo dei cattolici americani”, ma si tratta  di “un fondo segreto del presidente Roosevelt”. L’informativa così prosegue: “Tittman ha fatto riferimento a questi finanziamenti americani con il piglio del banchiere che chiede conto ai suoi debitori. Nonostante i toni straordinariamente forti,  il papa ha risposto con pacatezza: il denaro americano è stato utilizzato soprattutto per allestire una rete di confidenti in vari  Paesi. Gli Stati Uniti dovrebbero comprendere la posizione del Vaticano. Il conflitto russo-tedesco sta per cominciare. Il Vaticano farà di tutto per accelerare lo scoppio della guerra e per convincere Hitler [ad agire], con la promessa di un sostegno morale. La Germania dovrebbe sconfiggere la Russia, ma si indebolirebbe a tal punto che, nei suoi confronti, si potrebbe procedere [da parte degli Alleati] in maniera totalmente diversa”.

I nazisti si occupano anche della personalità, e dello stato di salute di Pio XII, nel rapporto “Il Vaticano in guerra”. Il 29 settembre 1942 definiscono Pacelli “un papa diplomatico”. E aggiungono: “Nel corso di tutta la sua carriera, l’esponente dei Pacelli – una famiglia patrizia romana – si è occupato più di politica e di diplomazia che non della cura delle anime e della liturgia. Gli avvenimenti e la sua preparazione ne hanno fatto il diplomatico vaticano per eccellenza. La disinvoltura nell’esprimersi, il fascino e l’ipocrisia tipica dell’ aristocratico romano sono precocemente apparsi nella personalità di Pacelli, assieme ad una straordinaria razionalità e ad uno spiccato senso per gli obiettivi politici”. Aggiungono poi che la segreteria di Stato e la diplomazia vaticane sono dovute a Pacelli. E’ lui che “domina le regole del gioco”.  Nel “suo diplomatico disincanto”, tende al “nepotismo in misura assai maggiore dei suoi predecessori nella storia recente della Chiesa”.

Pio XII, inoltre, “patrizio romano – mondano e iperintellettuale – ha un’ inclinazione per niente timida nei confronti della realtà tedesca, verso la quale manifesta una sorta di odio-amore”. A lui, scrivono i nazisti, “viene fortemente rimproverata l’aperta protezione riservata ai membri della sua famiglia”. Una sua creatura è Maglione, “un cardinale vanesio e passivo”. Tra gli elementi di maggior spicco della sua personalità vanno considerati ancora l’“affidabilità, precisione, talento organizzativo”. E concludono: “La Germania, che egli ha imparato a conoscere durante il periodo della nunziatura a Monaco e a Berlino, è il suo antico amore”.

Non stupisce che Alberto Stabile scriva il 9 maggio 2009 su “Repubblica” che in Israele “certi ambienti nazionalistici e ultraortodossi siano contrari alla missione papale. […] Il passato giovanile di papa Ratzinger, che militò nella gioventù hitleriana e la sua difesa di Pio XII, accusato di aver mantenuto un colpevole silenzio verso lo sterminio degli ebrei, […] sono i molti spunti” di uno “scontento serpeggiante”.

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Per un quadro più completo delle opinioni naziste su Eugenio Pacelli, dal 1939 al 1943, si rimanda ai documenti allegati in Pdf e ai post presenti in questo blog su Pio XII, resi noti dal 18 al 25 ottobre 2008:

Pio XII e la democrazia

Pio XII e i nazisti

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Si rimanda inoltre alle molte pagine sul ruolo ipogeo della Santa Sede nella crisi italiana dal 1943 al 1947, nel nostro volume “Lupara nera. La guerra segreta alla democrazia in Italia”, Milano, Bompiani, in uscita nel mese di giugno di quest’anno.

Per leggere i documenti in originale e in traduzione clicca qui sotto:

Pio XII Doc in tedesco pdf

Pio XII e il nazismo: traduzioni

Pio XII doc. nov-dic 1943 (ulteriori)

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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