L’etica papale di Pio XII


di Giuseppe Casarrubea e Mario José Cereghino

Pius XII in preghiera

Pius XII in preghiera

La Repubblica del 10 maggio 2009 riporta un lungo articolo di Marco Politi, intitolato “Pio XII e le spie di Hitler”, e un’intervista di Simonetta Fiori allo storico Giovanni Miccoli.

Abbiamo apprezzato i due articoli e il taglio dato da Politi al suo pezzo, in cui afferma, ad esempio, che “fa impressione seguire nella documentazione del Terzo Reich le tracce dell’ostilità di fondo di Pacelli al regime nazista”, o la “sua avversione al nazismo”. E’ corretto, da parte del giornalista, mettere in rilievo i dissidi tra la Santa Sede e il regime hitleriano intercorsi a partire dal 1933.

Tuttavia, riteniamo che i documenti del ministero degli Esteri tedesco, ritrovati dall’Archivio “G. Casarrubea” a Kew Gardens, in Gran Bretagna, carte che coprono il periodo che va dal 1939 al ‘43, offrano anche chiari elementi di valutazione sui reali orientamenti di Eugenio Pacelli in rapporto alla Germania hitleriana. Il dibattito storiografico rimane aperto. Su questo punto non vi è alcun dubbio.

Ci piace evidenziare che l’insieme della documentazione acquisita, proveniente da diplomatici o da spie, ha una sua coerenza di fondo e segue lo sviluppo degli eventi bellici in maniera sempre più preoccupata. Cosa che avverrà anche nel dopoguerra, come ci raccontano le migliaia di carte dell’intelligence angloamericana che il nostro volume Lupara nera (Milano, Bompiani, in uscita nel prossimo mese di giugno) espone ampiamente.

Pacelli, e ciò è inequivocabile, considera il nazifascismo una soluzione reale contro il comunismo che avanza da Est con le truppe dell’Armata Rossa di Stalin. La Germania nazista, insomma, è “la roccaforte contro il bolscevismo”. Per questo, il principe romano si trova sempre a suo agio al cospetto di personalità del mondo germanico, e parla in maniera franca e spontanea. Le sue parole, le sue vedute strategiche, la sua visione del mondo sul piano geopolitico risultano, anche a distanza di quasi settant’anni, decisamente sconcertanti. Ecco una breve summa delle sue affermazioni:

Al diplomatico americano Tittman dice: “Gli Stati Uniti dovrebbero comprendere la posizione del Vaticano. Il conflitto russo-tedesco sta per cominciare. Il Vaticano farà di tutto per accelerare lo scoppio della guerra e per convincere Hitler [ad agire], con la promessa di un sostegno morale. La Germania dovrebbe sconfiggere la Russia, ma si indebolirebbe a tal punto che, nei suoi confronti, si potrebbe procedere [da parte di Usa, GB e Urss] in maniera totalmente diversa” (Ministero degli Esteri tedesco, Berlino: Rapporto sulle attività del papa, 12 luglio 1941).

“Il papa ha affermato che occorre cercare un accordo di base con la Germania, e ciò nell’eventualità che l’Inghilterra e l’America lascino mano libera alla Germania sul fronte russo. Il papa ha aggiunto che l’occidente è fortemente minacciato dal bolscevismo e dall’estremo oriente. di conseguenza, e’ necessario che il conflitto abbia termine” (Informativa inviata da Picot, ministero degli Esteri, Berlino, all’ambasciata tedesca presso la Santa Sede, Roma, 10 dicembre 1942).

“Il papa è turbato dai successi militari dei russi e dalla possibilità di un crollo della Germania, che aprirebbe la strada al bolscevismo in Europa. […] Il papa è angosciato innanzitutto dalla minaccia bolscevica” (Informativa spedita dall’ufficio esteri tedesco di Bruxelles, von Bargen, al ministero degli Esteri, Berlino, 23 febbraio 1943).

“Situazione generale. Il tema mi ha fornito l’occasione di mettere in opportuna evidenza l’impegno tedesco contro il bolscevismo. Il papa mi ha parlato delle sue  esperienze con i comunisti a Monaco,  nel 1919. Egli ha condannato la formula della “resa incondizionata” avanzata [nei confronti della Germania] dai nostri nemici [Usa, Gb e Urss]. Egli ha parimenti rilevato che, al momento, non vi è alcun segnale concreto in grado di condurre alla pace. Io ho replicato che questa è anche la convinzione del nostro governo. Il colloquio, che è durato mezz’ora, è stato sostenuto dal papa in maniera apparentemente pacata, ma il suo fervore spirituale si è infiammato quando è stata affrontata la questione della lotta contro il bolscevismo, riconoscendo che,  su questo tema, gli interessi sono comuni [alla Santa Sede e alla Germania]” (Informativa inviata da von Weiszaecker, ambasciatore tedesco presso la Santa Sede, Roma, al ministero degli Esteri, Berlino, 5 luglio 1943)

“Ieri, un diplomatico che intrattiene frequenti rapporti con il Vaticano mi ha assicurato che il papa giudica severamente tutti i piani che mirano ad indebolire il Reich. Un vescovo della Curia mi ha confidato che, secondo il papa, per il futuro della Chiesa cattolica è assolutamente necessario un Reich tedesco forte. Da una trascrizione attendibile di un colloquio sostenuto da un pubblicista politico italiano con il papa, apprendo che questi, ad una domanda sul popolo tedesco, ha così risposto: “E’ un grande popolo. Nella lotta contro il bolscevismo, ha versato il suo sangue non solo a beneficio dei suoi alleati [Italia, Giappone, Bulgaria, Romania, Ungheria, Spagna] ma anche dei suoi attuali nemici [Usa e Gb]. Io non posso pensare che il fronte russo finisca per essere travolto” (Informativa inviata da von Weiszaecker, ambasciatore tedesco presso la Santa Sede, Roma, al ministero degli Esteri, Berlino, 3  settembre 1943).

“Il papa è dell’opinione che, per il momento, non sia possibile intraprendere colloqui di pace. Su questo punto, ora, la politica papale non vede altro sostegno contro il bolscevismo che non sia quello tedesco” (Informativa inviata da von Weiszaecker, ambasciatore tedesco presso la Santa Sede, Roma, al ministero degli Esteri, Berlino, 8 ottobre 1943).

“Il papa si augura che i nazisti mantengano le posizioni militari sul fronte russo e spera che la pace arrivi il prima possibile. In caso contrario, il comunismo sarà l’unico vincitore in grado di emergere dalla devastazione bellica. Egli sogna l’unione delle antiche nazioni civilizzate dell’Occidente per isolare il bolscevismo a Oriente. Così come fece papa Innocenzo XI, che unificò il continente [l’Europa] contro i musulmani e liberò Budapest e Vienna” (Informativa dell’Oss diretta al Presidente Roosevelt, 13 dicembre 1943).

“Il papa ha rilevato che la situazione – in specie nell’Italia del Sud – scivola sempre più a sinistra. […] Ecco le sue testuali parole: “Noi siamo molto preoccupati perché risulta evidente che l’influenza della massoneria prende sempre più corpo nella nuova situazione venutasi a creare nell’Italia meridionale. Siamo turbati anche perché il comunismo si sviluppa in maniera allarmante in tutta l’Italia, e purtroppo anche a Roma. In tal senso, abbiamo ricevuto informazioni molto inquietanti dal Sud ma anche dalle città industriali dell’Italia settentrionale (Bologna, Milano, Torino e Genova). Noi temiamo il peggio, nel caso in cui la Germania sia costretta a sgomberare il campo [a ritirarsi dall’Italia]” (Rapporto inviato da Ernst Kaltenbrunner, capo della Sipo e dell’Sd, Berlino,  a Joachim von Ribbentrop, ministro degli Esteri, Berlino, 16 dicembre 1943).

Ora, non ci pare proprio che dalla documentazione sopra riportata risulti in modo inoppugnabile l’equidistanza di Pacelli in rapporto agli Alleati e alle potenze dell’Asse. Così come certamente è sbagliato definirlo il “papa di Hitler”.

Politi scrive che Pacelli “non vuol far prendere alla Santa Sede posizione per una delle parti in guerra”; e poi che “l’intenzione di mantenersi al di sopra delle parti nel conflitto mondiale tra nazismo e Alleati, finirà per diventare l’handicap maggiore di Pio XII”.

Ma è proprio questo che rende i documenti segreti della diplomazia tedesca di estremo interesse. I nazisti riferiscono puntigliosamente le parole di Pacelli, pronunciate nelle segrete stanze del Palazzo apostolico. Sono sempre di sostegno alla Germania di Hitler per la sua funzione vitale di baluardo contro la barbarie “bolscevica”. Un fantasma che per il Vaticano e per l’intera aristocrazia italiana si fa reale dopo l’8 settembre 1943.

Pacelli si augura che il Terzo Reich sconfigga l’Urss e il comunismo su scala planetaria e in maniera definitiva, ma sui crimini nazisti – come l’eutanasia e la sterilizzazione – ritiene che, “a certe condizioni e nell’eventualità di una manifesta necessità da parte del nazionalsocialismo, vi sia ancora la possibilità di giungere ad un rapporto leale con il Reich e con il nazionalsocialismo”, secondo quanto riferito da Kaltenbrunner nel dicembre ’43.

A quanto pare, l’etica e la pietas,  ridotte a merce di scambio, non sono per Pacelli questioni prioritarie.

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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