Il prezzo della verità

Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano

Da un pò di tempo a questa parte, molte autorità politiche e istituzionali sono prese da una spiegabile fregola di liquidare la storia in virtù di un’ansia prima inesistente: la pacificazione degli italiani.  Il buonismo rispetto a ciò che essi hanno vissuto dall’una o dall’altra parte  ne è l’effetto  più appariscente. Tra le prime voci, bontà sua, si ricorda quella dell’ex presidente della Camera dei deputati Luciano Violante, con le sue straordinarie attenzioni per i “ragazzi di Salò”.  Fu seguito dal napoletano “scurdammoce ‘o passato” di Fini e di molti altri ex missini. Così arriviamo oggi, a quella che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,  ha proclamato come affondamento dell’ “ideologia del doppio Stato”. Continuando di questo passo , e già si intravedono i primi gravi segnali, possiamo prevedere dove andremo a parare.

*

L’occasione, dopo quarant’anni dai fatti, è data – non pare per iniziativa e idea delle parti –  dall’abbraccio della vedova dell’anarchico Giuseppe Pinelli e della vedova del commissario Luigi Calabresi. Il primo morto dopo un volo dalla finestra degli uffici della polizia che lo stava interrogando, il secondo, ucciso da qualcuno che forse non aveva tollerato quella morte tragica e misteriosa. Comunque pagò il conto per tutti Adriano Sofri, allora leader di Lotta continua.

Collocandosi al di fuori e al di sopra delle parti, è facile capire la dottrina sottesa alle nuove condotte politiche.

Oscar Luigi Scalfaro

Oscar Luigi Scalfaro

Vogliono andare verso un nuovo futuro, in cui gli italiani si sentano finalmente popolo maturo e pacificato. E questo non solo è giusto ma è anche bene che accada. Ad una condizione però. Che nessuno pensi di farla franca mescolando le carte o giocando con le antiche armi dell’ipocrisia e della mistificazione.  O, peggio ancora, di contropiede. Pericoli che saltano in mente, leggendo l’impietoso quanto superficiale articolo di Pierluigi Battista sul Corriere della Sera dell’11 maggio. Il pezzo si intitola “E il Quirinale affondò l’ideologia del ‘doppio Stato’”. Che sia il Presidemte della Repubblica a intervenire per i suoi fini istituzionali e per i suoi doveri nei confronti della Nazione è un conto. Che questo atteggiamento autorizzi chicchessia  a sbaraccare la storia e cioè i fatti realmente accaduti, con aggressioni ingiustificate verso quanti, a sinistra,  si sono sforzati di capire gli innumerevoli misteri che hanno sempre condizionato la storia del nostro Paese, è cosa ben diversa.

Non vorrei che stando dalla parte delle vittime, e affaticati sulla via della ricerca della verità, quanti si sono adoperati  imboccando le vie utili alla conoscenza di ciò che è realmente accaduto nel nostro Paese, subendo talvolta processi, estenuanti fatiche e solitudine, debbano pure tollerare l’offesa dei soliti sputasentenze. Il loro modo sbrigativo  più diffuso è negare persino l’evidenza dei fatti mettendo tutti nel mazzo: storici, giornalisti, politologi, memorialisti, rei di avere trovato nella “formula” del “doppio Stato”, la chiave universale per svelare ogni segreto.

Battista, confortato dalle parole del Capo dello Stato, parte all’attacco, e dà col suo giornale la stura contro gli untori in mala fede che hanno individuato l’infezione nello stesso Stato, come se essi fossero da additare come il nuovo pericolo per la serenità degli animi. Nel mazzo ci sono tutti: da Tranfaglia a Paul Ginsborg, da Sergio Flamini a Giuseppe De Lutiis, da Aldo Sabino Giannuli ai fratelli Cipriani, da Giovanni Fasanella a Sandro Provvisionato e persino a Carlo Lucarelli, che non occupandosi di storia ma di trhiller è anche lui colpevole di seguire l’andazzo dietrologico. Per il momento tutti da bocciare. L’esaminatore naturalmente è lui, Pierluigi Battista.

Così, senza volerlo, siamo a un nuovo ostracismo, diverso e meno leale di quello dell’antica Grecia. Meno istituzionale, fatto di carta stampata e immagini, condizionamenti della pubblica opinione, falsità o punti di vista personali fatti passare come sentenze contro i turbatori dell’ordine, del quieto vivere. Purchè lor signori facciano sempre i propri comodi.

Perciò mi torna meno antipatica di prima, ora che i grandi valori da difendere sono la libertà di espressione, la Costituzione italiana e il diritto della ricerca e del doveroso rispetto della verità, la figura di Oscar Luigi Scalfaro che ci ammonisce. “Ci sono degli angoli bui, sui quali non c’è stata chiarezza? Li si pulisca. Non mi meraviglierei, poi, se da questo chiarimento uscissero personaggi anche dello Stato che si sono comportati male […] se tutto non è messo in chiaro non si può pensare a un’autentica riconciliazione. Fare luce sulla verità è un atto di giustizia verso i cittadini. La verità ha un prezzo, ma ognuno deve pagarlo” (intervista di Marzio Breda a Oscar Luigi Scalfaro, Corriere della Sera, 11 maggio 2009, pag. 13). (G.C.)

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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