Il paradiso perduto di Robert Capa

Robert Capa

Ricorre, tra qualche giorno, l’anniversario della tragica morte di uno dei più grandi fotoreporter del ‘900: Endre Friedman, meglio conosciuto come Robert Capa. Nativo di Budapest (22 ottobre 1913)  aveva appena 41 anni quando saltò in aria su una mina  antiuomo. In Indocina, il 25 maggio 1954.

Per ricordarlo e dargli i giusti riconoscimenti l’Ungheria gli dedica una mostra, frutto dell’acquisto da parte del governo ungherese di una grande collezione delle sue fotografie che saranno esposte dal 2 luglio al 16 ottobre al Museo Ludwig, nel palazzo delle arti. Ripercorrerla significherà attraversare il primo Novecento alla moviola, attraverso i suoi momenti più emblematici, considerato che l’attività produttiva di questo grande artista copre i periodi più tragici e significativi del secolo passato: l’ascesa al potere del fascismo in Europa, la persecuzione degli ebrei, la seconda guerra mondiale, la guerra cino-giapponese, lo sbarco alleato in Sicilia e il D-day in Normandia. Perciò la biografia  di Capa può essere indicativa di un filo conduttore che lega assieme la storia dei singoli con quella dei popoli, all’insegna della libertà, dell’indipendenza, della lotta per la pace, contro ogni azione di violenza. Mai la storia del mondo ha avuto un riflesso così diretto e tragico nella biografia di una persona. Capa la riflette per intero col suo carico di violenza, subita, osservata, resa crudamente reale. Ma anche con la sua laicità e con il suo fermo attaccamento alla vita e ai valori di una società libera e giusta.

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sbarco degli inglesi (bombardamento tedesco) a Gela (foto di R. Capa)
sbarco degli inglesi (bombardamento tedesco) a Gela (foto di R. Capa)

Per quanto paradossale possa sembrare egli è perciò attraversato dal continuo rincorrersi di due aspetti sempre presenti nella sua professione di fotoreporter, specchio di un mondo in ebollizione: l’amore e la vita. Perchè Capa fu fotoreporter di ben cinque guerre per essere testimone dell’inferno che esse hanno rappresentato nella vita dei popoli.

Esiliato dall’Ungheria nel 1931 per aver partecipato ad attività studentesche di sinistra, si reca a Vienna, e poi a Praga. Infine si trasferisce a Berlino dove si iscrive, in autunno, al corso di giornalismo della Deutsche Hochschule fur Politik.  Nel 1933, al momento dell’ascesa al potere d Hitler, fugge da Berlino e ritorna a Budapest. Emigra a Parigi a causa dell’antisemitismo. Nella città francese incontra Gerda Taro, una profuga tedesca, e se ne innamora, a tal punto che vuole sposarla. Viene inviato in Spagna per una serie di servizi fotogiornalistici su interessamento di Simon Guttmann.

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Dopo aver preso, nel 1934, il nome di Robert Capa, nel 1936-’37 è, dunque, fotografo corrispondente della guerra civile spagnola. Nell’estate  ’37,  Gerda da Parigi va a fotografare la battaglia di Brunete a ovest di Madrid. Fa una fine analoga a quella che alcuni anni dopo farà anche Capa. Muore schiacciata da un carro armato spagnolo.  Capa ne resterà segnato per sempre.

Nel 1938 documenta la guerra cino-giapponese. Nel 1941 è fotoreporter della rivista “Life” divenendo quindi fotografo della seconda guerra mondiale in Europa.

Ingrid Bergman
Ingrid Bergman

Il 6 giugno 1944 è l’unico testimone a Omaha Beach, piccola spiaggia della Normandia, a documentare i sanguinosi fatti di quel luogo dove morirono più di 4.000 soldati. Capa fotografa anche la liberazione di Parigi, e l’ingresso degli Alleati a Lipsia, a Norimberga e a Berlino.

Terminato il conflitto mondiale, diventa cittadino americano. In Europa intanto ha conosciuto la famosa attrice svedese Ingrid Bergman che per lui è disposta a lasciare il marito. Trascorre qualche tempo a Hollywood, ma inseguìto da false accuse di comunismo, il governo degli Stati Uniti gli ritira il passaporto per alcuni mesi impedendogli di viaggiare per lavorare.

Il 25 maggio 1954, segue per “Life” le operazioni militari del Viet Minh, in Indocina. Il veicolo su cui viaggia si ferma per una sosta. Capa scende, si allontana per scattare delle foto, ma salta in aria su una mina antiuomo.

Un destino tragico fa di Capa una delle prime testimonianze giornalistiche di impegno civile per il diritto all’informazione. Una voce solitaria come molte altre che lo hanno preceduto e seguito nel secolo passato. Una voce “free lance”, ma con una carica di energia e vitalità che fanno di questo professionista un simbolo di ottimismo e di libertà. Sia pure nella tragedia.

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La collezione di Budapest raccoglie circa 500 immagini che hanno reso famoso Capa in tutto il mondo. Molte altre sono scatti realizzati durante i suoi viaggi più o meno privati: ritratti di John Steinbeck, Gary Cooper, Ingrid Bergman, Pablo Picasso, Ernest Hemingway, suo amico personale, ecc.  Ma la maggior parte della collezione comprende foto che documentano le cinque guerre a cui Capa partecipò in qualità di fotoreporter. Professione che esercitò spesso in maniera volontaria, interessato com’era a documentare la violenza come uno dei mali dell’uomo.

461 fotografie della collezione acquistata dallo Stato ungherese sono scattate prima della seconda guerra mondiale. Le più importanti si legano al primo vero reportage sulla guerra civile spagnola. È  proprio in Andalusia che è scattata la celebre foto del «Miliziano colpito a morte. Fronte di Cordoba 1936» (nota anche come «La caduta del soldato»), lo scatto forse più famoso di Capa.

266 immagini raccontano la seconda guerra mondiale. Troviamo Capa nel pieno svolgimento dell’inferno della guerra: in Gran Bretagna, in Nord Africa, in Sicilia, ad Anzio.

Della collezione di Budapest fanno parte anche 154 scatti che riprendono la nascita dello Stato d’Israele e la guerra dell’Indocina: il 14 maggio 1948, infatti, Robert Capa fotografa la cerimonia di dichiarazione dello Stato d’Israele ma anche l’inizio della guerra fra Israele e alcuni Stati arabi limitrofi. Un nodo cruciale come un obiettivo diretto verso un futuro problematico, e ancora oggi tragicamente aperto. Come tutti gli altri scatti di allora.

Per approfondimenti: Robert Capa, «Leggermente fuori fuoco», testo e fotografie di Robert Capa, tr. it. P. Berengo Gardin, Contrasto 2008 (titolo originale: «Slightly out of focus», pubblicato nel 1947).

Giuseppe Casarrubea

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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