Il “grillo parlante”: Giovanni Spampinato

Giovanni Spampinato

Giovanni Spampinato

Le lettere che pubblichiamo furono scritte da Giovanni Spampinato ad Angela Fais lo stesso anno in cui il giovane giornalista fu assassinato e in cui avvenne la nota sciagura aerea di Montagnalonga, nella quale trovarono la morte la stessa Fais, Ignazio Alcamo, Antonio Fontanelli, Cestmir Vicpaleck, ed altre 110 persone. Sappiamo poco di questa catastrofe aerea entrata troppo presto nel dimenticatoio. Qui basta aggiungere alcuni elementi non secondari: Giovanni, ragazzo di appena venticinque anni che aveva deciso di fare il giornalista lavorando per il “L’Ora” di Palermo, è ucciso sei mesi dopo quell’incidente, il 28 ottobre 1972, mentre è al culmine di una sua personale indagine sulle collusioni tra alcuni personaggi in vista del ragusano e il sottobosco eversivo. Giovanni aveva scoperto un asse che legava la Sicilia (Siracusa) alla Grecia dei colonnelli. Sul “L’Ora” di Vittorio Nisticò dove si erano formati oltre a Spampinato anche altri due giornalisti morti in circostanze tragiche e misteriose  (Cosimo Cristina e Mauro De Mauro) aveva raccontato delle visite a Ragusa del latitante neofascista Stefano Delle Chiaie e di Vittorio Quintavalle, già della Decima Flottiglia Mas. Delle Chiaie era un elemento di spicco dell’eversione nera ed in questa veste era stato interrogato dalla polizia dopo un altro omicidio, avvenuto a Ragusa all’inizio del 1972 e legato alle indagini di Spampinato. Angela e Giovanni erano, di fatto, a conoscenza, della stessa verità; entrambi seguivano la pista del neofascismo che in quegli anni aveva prodotto il tentato golpe Borghese con le immaginabili implicazioni internazionali con la Grecia dei colonnelli. La pista eversiva sulla vicenda di Montagnalonga,  come le attività di Concutelli, furono sottolineate dal vicequestore di Trapani, Giuseppe Peri, nel suo rapporto giudiziario (traffici illeciti, sequestri di persona, rapine a banche, ecc., necessari al mantenimento della struttura neofascista che si era consolidata in quegli anni). In questo quadro riportiamo due lettere scritte da Spampinato ad Angela Fais che chiariscono  certamente il clima generale nel quale viveva la Sicilia in quegli anni. Le due lettere fanno parte del nostro Archivio.

N.B.: la prima porta in alto a sinistra la data, appena leggibile, del 28 febbraio 1972 e a sinistra il luogo , Ragusa, seguito dal 12. La seconda lettera  porta in alto a sinistra la scritta “Vittorio 55 anni tel. 27706 Roma” e, a destra, il luogo, Ragusa, seguito dalla data dell’11 marzo. Entrambe  sono documenti  utili alla comprensione del clima storico e politico-sociale presente in Sicilia (e in Italia) negli anni Settanta: dalla scomparsa di De Mauro all’uccisione di Peppino Impastato.

*

28 febbraio 1972

Ragusa, 12

Cara Angela,

ti do altri elementi su Quintavalle, elementi che ho raccolto stamattina. Sono convinto che vale la pena andare a fondo nella faccenda, perché il nostro uomo è pieno di contraddizioni, e se il suo passato è burrascoso, il suo presente è, quanto meno, poco limpido. Quello che ho scritto dall’inizio del caso Tumino (quando di Q. non si parlava) nella settimana passata, anche se frutto di illazioni, si è rivelato puntualmente esatto. Avevo scritto che dietro il caso Tumino, c’era qualcosa di molto grosso; e poi, parlando di Delle Chiaie e Quintavalle, ho messo in relazione la loro presenza con il delitto Tumino. Anche qui è venuta la conferma: Quintavalle è stato interrogato, e la sua abitazione ragusana perquisita. Ora lui si mostra preoccupato, e la moglie, poco prima che egli rientrasse a Roma mercoledì (è andato in macchina con uno scagnozzo di Cilia) gli ha telefonato che “c’erano altri guai sul giornale”. Ma andiamo con ordine. Si chiama Vittorio, a Roma abita in viale Carlo Felice, 6 (tel. 772807) e ha uno studio di pittore a Porta San Paolo. Qui è venuto poco prima di Natale, con la moglie e con il figlio Giulio Cesare di 16 anni (quello del tentativo di infiltrazione tra gli anarchici). E’ un tipo molto alto, 1 metro e 90. Da Natale si è allontanato solo per brevi periodi per fare delle scappate a Roma. La moglie e il figlio sono rientrati ai primi di gennaio nella capitale. Dell’altro figlio di cui è stata segnalata la presenza ( un giovane di circa 25 anni coi baffi) non ha mai fatto cenno alla famiglia che ha frequentato assiduamente (persone conosciute casualmente e assolutamente insospettabili). Invece telefonavano, lui e la moglie, giornalmente ad un altro figlio, Gaetano di 21 anni, studente universitario. Ora questo Gaetano sarebbe stato operato di emorroidi, e questo giustificherebbe una sua assenza più lunga del previsto (una settimana. Dice anche di avere due figlie femmine. Sostiene di essere laureato in pedagogia e di avere insegnato disegno e pittura a Roma, Firenze e Tokio (sic!). Dice di essere maestro di karatè. Dice di vivere della vendita dei suoi quadri e ha mostrato assegni di mezzo milione. Ma a volte è costretto a ricorrere a prestiti. Ho visto tre suoi quadri, paesaggi (tra l’altro una chiesa dove si sono svolti i funerali di un suo fratello, e lo studio di Porta San Paolo). Non sono opere d’arte, lo stile è un po’ da cartoline tipo Ottocento, ma mostrano una buona conoscenza della tecnica della prospettiva.

Emblema della Decima Flottiglia Mas

Emblema della Decima Flottiglia Mas

Non fa mistero di aver fatto parte della Decima Mas, anzi se ne vanta. Non ha mai fatto il nome di Borghese. Dice di essere stato in carcere (controllare se è stato condannato nel ’46 con Borghese, e per quali reati). Dice di essere nato a Torino, da famiglia vittoriese. Conosce Cilia da vecchia data e l’anno scorso gli ha fatto dono per la campagna elettorale di autoadesivi fluorescenti con la foto di Cilia. Che hanno appiccicato su tutte le insegne stradali. Diceva di essere venuto a Ragusa per costruire un albergo di 250 stanze, con piscina su un terreno dell’avv. Schembari, agrario e fascista. Ma nella zona non si possono realizzare insediamenti turistici, e al comune nessuno sa niente del progetto. Dice di avere litigato col figlio di questo Schembari, braccio destro di Cilia, tipo equivoco, perché quest’ultimo temeva che gli fregasse la moglie due mesi dopo il matrimonio, e questa vive a Gela). Dice che farà da padrino al nascituro figlio di Cilia (ma Cilia è separato dalla moglie). Dice anche che rimane a Ragusa perché gli stanno preparando una mostra di suoi quadri. Per la sera del delitto ha un alibi che regge: è stato in compagnia di persone insospettabili dal primo pomeriggio ininterrottamente fino alle 23, mentre il delitto sarebbe avvenuto tra le 19 e le 21. L’articolo su “L’Ora” di lunedì 6 lo ha mandato in bestia e si è mostrato, negli ultimi giorni, preoccupato. Dice che gira molto e che è un giorno qui e l’indomani in America. E’ sbruffone ma su certe cose si controlla. Non ha fatto cenno agli articoli, come non ha fatto il nome di Borghese. Questo quanto so fino a questo momento. Sto raccogliendo altre informazioni a Scicli e Vittoria. Penso che questo tizio sia implicato col traffico illecito di oggetti d’arte e pezzi archeologici, ma che abbia una funzione politica precisa nelle fila neofasciste.

Ciao, ciao, Giovanni Spampinato

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Un brano significativo della lettera alla Fais

Un brano significativo della lettera alla Fais

Spampinato scrive: “Cara Angela, torniamo al lavoro. Forse mi sono buttato troppo a corpo morto in questa faccenda, e può essere rischioso, perchè, è come camminare su un campo minato. Però credo che ne valga la pena, perchè qualcosa sotto c’è, e di non poco conto. E allora tanto vale andare a fondo, per evitare di essere presi alla sprovvista”.

Ragusa, 11 marzo [1972]

Cara Angela,

eccoci a noi. Ti dico subito di cosa ho bisogno e così poi possiamo passare ad altro. Compagni di Siracusa mi hanno fatto notare che il Quintavalle che è qui a Ragusa era forse implicato nel crack finanziario di Valerio Borghese. Ora penso che per voi a Roma non dovrebbe essere difficile avere sue notizie. Lui ha affermato che nella capitale faceva il professore di disegno o pittura in un istituto artistico (è riuscito a “’mpicari” qualche quadro anche qui). Ha un paio di figli, o forse più. Mi hanno detto di svolgere indagini qui e a Vittoria, perché forse è nativo delle nostre parti (lui afferma di essere marchigiano, forse di Ancona). Se so altre notizie (dati anagrafici, ecc.) ti telefono senza dare troppo nell’orecchio. Qui a Ragusa e Siracusa, i fascisti sono irritati e preoccupati. Cilia ha fatto cenno a una querela che suoi camerati avrebbero intenzione di fare perché ho detto che sono vicini ai trafficanti di droga. Una querela l’ha presentata il giudice Campria, per il caso Tumino (perché ho scritto che il figlio di un magistrato era sotto torchio). Come vedi va tutto bene. Con Giacomo si lavora alla perfezione, certo resta sempre il problema economico, il lavoro mi assorbe molto e rende poco. Ieri Nino G. mi ha accennato alla possibilità di una mia utilizzazione a Catania, sempre come collaboratore. Dovremmo parlarne con più precisione. Certo che, in un modo o nell’altro, debbo trovare una sistemazione che mi consenta un minimo di indipendenza economica. E questo, stando a Ragusa, non credo sia possibile. Tra l’altro, ho la ragazza che studia a Roma, e il fatto di vederci solo nelle feste crea problemi. Comunque, non so proprio cosa farò. In questi ultimi tempi, grazie al continuo impegno, sono piuttosto su di morale, ma a volte per lunghi periodi mi sento intrappolato e non vedo prospettive.

Ti scrivo queste cose anche perché tu mi hai spinto a farlo. E, dato che ci sono, ti chiedo un consiglio: secondo te cosa mi conviene fare, stare a Ragusa, andare a Catania o venire a Roma? Ma a Roma non saprei proprio cosa fare. Tu che dici?

Cara Angela, torniamo al lavoro. Forse mi sono buttato troppo a corpo morto su questa faccenda e può essere rischioso, perché è come camminare su un campo minato. Però credo che ne valga la pena perchè qualcosa sotto c’è e di non poco conto. E allora, tanto vale andare a fondo, per evitare di essere presi alla sprovvista.

A Roma come ti trovi? L’ultima volta che ci siamo visti a Palermo eri molto contenta di questo trasferimento. Contaci pure, se vengo a Roma ci sentiamo e ci vediamo e potremo parlare un po’. Dovrei iscrivermi all’albo, ma nessuno ancora mi ha saputo dire esattamente cosa debbo fare.

Per leggere le due lettere autografe in formato PDF clicca qui sotto:

due lettere di Giovanni Spampinato ad Angela Fais

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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