De Gasperi beato

Alcide De Gasperi

Alcide De Gasperi

La politica nazionale ha raggiunto un tale punto di degrado che persino Benedetto XVI, per trovare qualche via percorribile da additare ai numerosi parlamentari e uomini di governo che ci amministrano, ma che si sono smarriti nei sentieri della perdizione eterna, ha sentito il bisogno di ripescare dalla polvere della storia un modello per lui proponibile: la figura di Alcide De Gasperi che guidò l’Italia negli anni in cui si usciva dalle rovine della guerra e si avviava la ricostruzione politica, economica e sociale del nostro Paese.

Con più esplicita e puntuale chiarezza La Stampa di Torino del 21 giugno attribuisce al papa l’invito espresso ai politici ad essere”puliti” come lo statista trentino che avrebbe indicato la strada da percorrere, coniugando etica e politica, cristianesimo e impegno  di governo della cosa pubblica. Non si capisce perchè tale proposta da parte di qualche postulatore di cause di beatificazione non sia mai stata fatta nei confronti del più combattivo sacerdote Luigi Sturzo che, per la difesa antifascista delle sue idee, fu costretto a un lungo esilio nella lontana terra americana di Jacksonville. E, caduto il fascismo, non solo fu mantenuto in esilio fino al 1946, dal Vaticano che  lo detestava, ma questa condanna rappresentò la precisa volontà di Pio XII, di non averlo tra i piedi a interferire sulle influenze esercitate da Pacelli proprio su un uomo malleabile e docile come De Gasperi, sempre prono nei confronti della Santa Sede e sempre disponibile a fingere di ignorare le trame che si tessevano dentro il suo governo contro l’avanzata dello schieramento antifascista in Italia. Quello che aveva fatto la resistenza contro il nazifascismo, per una democrazia laica e pluralista.

Sul Corriere della Sera dello stesso giorno leggiamo un articolo di Bruno Bartoloni dal quale apprendiamo che Benedetto XVI, nel suo panegirico sul servo di Dio Alcide De Gasperi, fa supporre un rilancio del processo di beatificazione dell’illustre uomo di Stato il cui nome rimarrà per sempre legato alla vittoria centrista del 18 aprile 1948. Non entriamo nel merito delle ragioni di questa vittoria, e nemmeno dei motivi che spinsero i primi governi De Gasperi a rinviare di continuo le elezioni politiche che si sarebbero dovute tenere già nel ’46 all’indomani del referendum istituzionale del 2 giugno. La cosa certa è De Gasperi accettò il diktat di Truman di rinviare le elezioni; di mettere fuori dal suo governo la componente di sinistra che aveva dato un contributo determinante alla lotta contro il nazifascismo, e di subire la volontà imposta dagli Usa di fare dell’Italia un Paese a democrazia controllata e limitata.

A parte i documentati incontri che perdurante l’attività del suo governo si ebbero tra forze neofasciste, esponenti dei servizi segreti, alti vertici della polizia e rappresentanti del governo americano, per unificare il blocco nazionale antidemocratico (vedi il post, in questo blog,  ‘Pionieri della democrazia’, i l doc. del Foreign Office britannico dell’8 ottobre 1946), resta il dato che dovrebbe risultare improponibile che  un papa scelga il modello di uomo politico da additare come esempio ai suoi contemporanei. Ratzinger si rivolge – dice La Stampa – ai governanti, e cioè a Berlusconi. Forse vuole ricordargli l’impegno che il cavaliere assunse al congresso di Forza Italia (18 aprile 1998), quando quest’altro possibile “santo”  manifestò l’intento di raccogliere l’eredità di De Gasperi autoinvestendosi della rappresentanza del popolo del 18 aprile, e riconoscendosi negli stessi valori del 1948 (l’anticomunismo).

Alla proposta di fare santo lo statista trentino, gli altoatesini sono andati su tutte le furie. Anche loro non hanno tutti i torti. Perchè – dicono- non si può fare santo uno che ha impedito l’autodeterminazione del Sud – Tirolo. Ma se la causa di beatificazione di Pio XII è stata rinviata per le giuste proteste degli ambienti ebraici, quella di De Gasperi dovrebbe essere cancellata non solo per le ragioni delle minoranze etniche in Italia, ma anche e soprattutto perchè non ci pare proponibile che venga proposto come santo uno che non amò affatto il suo popolo, non ne raccolse le vocazioni unitarie antifasciste, e che si mise contro quella parte degli italiani che avendo combattuto contro i nazifascisti, furono poi da lui stesso traditi con un’azione che ha avuto conseguenze disastrose sotto il profilo della democrazia dei decenni successivi. Appunto: fino a Berlusconi. (G.C.)

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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