Pionieri della democrazia

Giuseppe Casarrubea senior (1899-1947)

Giuseppe Casarrubea senior (1899-1947)

Si è svolta ieri la commemorazione del 62° anniversario della strage di Partinico, avvenuta il 22 giugno 1947, quando un commandos di terroristi assaltava la locale Camera del Lavoro, sede anche del Partito comunista italiano, sezione “Antonio Gramsci”.

Persero allora la vita i dirigenti sindacali Giuseppe Casarrubea e Vincenzo Lo Iacono, entrambi artigiani.

La manifestazione, voluta dalla Camera del Lavoro provinciale, su iniziativa dei dirigenti Pino Gagliano e Totò Bono, ha rappresentato la naturale continuazione della celebrazione di un fatto che ha avuto un grande rilievo nella storia del movimento operaio e contadino non solo della Sicilia, ma dell’intera Italia. Dopo quei fatti, infatti, il sindacato nazionale dichiarò uno sciopero nazionale e le fabbriche si fermarono in tutta Italia per rivendicare democrazia e sviluppo contro il fascismo e quanti volevano impedire il cammino della nuova Italia repubblicana.

La matrice terroristica dell’attentato fu sottolineata anche dal quotidiano “L’Unità” del 24 e 25 giugno 1947. Il primo riportava, infatti, in prima pagina, il titolo “Sanguinose aggressioni fasciste in Sicilia” e un articolo di fondo di Pietro Ingrao sulle “Forze del disordine”,  il secondo la proclamazione di uno sciopero generale nazionale della Cgil per mezz’ora.

"L'Unità", 25 giugno 1947

"L'Unità", 25 giugno 1947

L’Assemblea Costituente, appresa la notizia dell’attentato, interruppe i propri lavori ed espresse la sua condanna contro i mandanti e gli assassini. Anche il ministro dell’Interno Mario Scelba, pur se ufficialmente su posizioni depistanti che indicavano nel “fantasma” del bandito Giuliano (come ebbe a dire Scoccimarro in quei giorni su “L’Unità”) la pista su cui indagare, informava De Gasperi sulla natura terroristica degli attentati del 22 giugno e il capo del governo si rivolgeva con un documento riservato al governo siciliano, da poco costituitosi in barba alla vittoria del Blocco del popolo del 20 aprile 1947, parlando apertamente di “minaccia terroristica” (v. il doc. integralmente riportato in basso).

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I partecipanti si sono dati appuntamento nei locali della Cgil di via Roma e poi si sono recati in corteo sul luogo della strage per deporvi una corona di alloro.

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Qui ha preso la parola il segretario provinciale del sindacato, Maurizio Calà, che ha ricordato quel tragico evento, quando in una stessa notte furono presi di mira, con bombe a mano e mitra, le sedi sindacali e politiche di sinistra di Borgetto, Partinico, San Giuseppe Jato, Cinisi, Carini, Monreale, San Cipirello, causando due morti e una decina di feriti, alcuni dei quali, rimasti invalidi per tutta la vita, come Leonardo Addamo. Fu proprio grazie a Leonardo Addamo che si riuscì a individuare uno degli autori, anche se non l’ideatore, di quella strage: Gaspare Ofria, capomafia locale, alle dipendenze del massone Ignazio Soresi, proprietario di un terreno di centinaia di ettari a Costamanna, rivendicati in assegnazione dai contadini in sciopero in virtù della legge di riforma agraria varata dal ministro dell’Agricoltura Fausto Gullo (1944).

Partinico. La sede del Pci dopo l'assalto

Partinico. La sede del Pci-Cgil dopo l'assalto

Dopo l’aggressione, e nonostante fosse ferito, l’Addamo estrasse la sua rivoltella di cui era legittimamente in possesso, e per difendere se stesso e i suoi compagni, sparò un colpo contro gli aggressori. Fu colpito, appunto, Gaspare Ofria. Questi, nel rapporto delle forze dell’ordine sui fatti, fu fatto passare come vittima  dell’assalto contro la sede sindacale e del Pci. Errore, questo, che sarà mantenuto anche da qualche storico di sinistra che evidentemente non ha neanche studiato le carte.

Pio La Torre commemora il 20° anniversario della strage di Partinico (1967)

Pio La Torre commemora il 20° anniversario della strage di Partinico. Alla sua sinistra, in ordine: S.Termine, V.Lo Monaco. L'ultimo: G.Casarrubea j. (1967)

A conclusione del suo discorso Calà ha comunicato ai presenti che il sindacato provinciale avanzerà la proposta di intitolare ai due martiri la piazza, attualmente non intitolata a nessuno, ubicata nelle vicinanze della piazza Duomo (ex arena Lo Baido), visto che non c’è traccia alcuna dei due caduti nella toponomastica locale.

Vincenzo Lo Iacono

Vincenzo Lo Iacono

Gli assalti del 22 giugno rappresentarono la diretta prosecuzione della strage di Portella della Ginestra, come dimostrarono i giudici di Viterbo che unificarono le indagini giudiziarie relative ai due gravi fatti e li esaminarono come unico episodio di una stessa manovra stragista.

Questa aveva avuto inizio con la strage di Alia, quando era stata assaltata con mitra e bombe a mano, la sede della Federterra di questo comune del palermitano (settembre 1946), con la stessa tecnica dell’assalto a Partinico. Era proseguita, quindi con l’assassinio di Nicolò Azoti (Baucina) e Accursio Miraglia (Sciacca), gli assalti alle sedi di sinistra in Calabria, ad opera dei Fasci di azione rivoluzionaria (Far, 19 giugno 1947), per concludersi, appunto, con la strage, ad opera degli stessi terroristi, del 22 giugno.

Nessun amministratore comunale di Partinico ha preso parte alla manifestazione.

Per leggere il verbale dell’interrogatorio di Leonardo Addamo, dopo la strage, clicca qui sotto:

interrogatorio di Leonardo Addamo, pagina 1

interrogatorio di Leonardo Addamo, pagina 2

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A una migliore comprensione dei fatti del 22 giugno e dei giochi di potere che si erano messi in atto, già dal precedente mese di ottobre, per escludere la sinistra dal governo, basti mettere a confronto i seguenti due documenti, il primo dell’8 ottobre 1946 e il secondo del 23 giugno del ’47. In quest’ultimo si può cogliere bene il perverso gioco del governo De Gasperi: a meno di 24 ore dalla strage di Partinico, viene indicatoa come responsabile dei fatti, la banda Giuliano. Sulla testa del bandito viene posta una taglia di tre milioni di lire. Inolttre si fa riferimento a una riunione indetta da Scelba con la partecipazione anche di quelli che erano stati i responsabili dell’eversione neofascista in Italia, a cominciare dall’ex segretario nazionale del PNF, Augusto Turati, come risulta dal documento del ’46 del Foreign Office inglese (Archivi di Kew Gardens) citato  che riportiamo.

8 ottobre 1946

8 ottobre 1946

Ecco la traduzione del documento, classificato: segretissimo e spedito dal Foreign Office (Western Department) a Halford; Dipartimento dei Servizi di Sicurezza; MI5; F. O. R. D.

Collocazione: Na/Uk, Kv 3/266, Fascist and estreme right wing activities in Italy (1946 – 1949).

“Titolo: Un gruppo neofascista in Roma: coinvolti ufficiali americani

Data: 8 ottobre 1946

La seguente informazione ci è stata riferita da [nome cancellato] con un telegramma [da Roma] datato 5 ottobre.

Corre voce che in Roma sia attivo un centro neofascista al quale, secondo alcuni rapporti, aderiscono degli ufficiali americani. Tra i nomi menzionati vi è quello del capitano Corso (intelligence statunitense nella capitale).

Le informazioni che risultano dalle indagini sono le seguenti.

Un gruppo neofascista è attivo in Roma. I suoi membri più influenti sono:

a.colonnello Agrifoglio, ex capo del Sim;

b.Augusto Turati, ex segretario del Pnf;

c.Izielo [sic] Corso, sottosegretario agli Interni;

d.Leone Santoro, Ufficio politico del ministero dell’Interno;

e.Luigi Ferrari, capo della Polizia (Roma);

f.I fratelli Michele e Salvatore Scalera, elementi un tempo in stretti rapporti con Mussolini e Ciano. Avrebbero finanziato il movimento dell’Uomo Qualunque nelle sue prime fasi;

g.Giuseppe e Filippo Naldi, elementi che nel febbraio di quest’anno hanno preso contatto con l’ambasciata britannica, per conto dell’estrema destra, con l’obiettivo di rinviare le elezioni [dell’Assemblea Costituente].

Numerosi ufficiali americani di origine italiana (tra costoro, il capitano Corso sopra menzionato) sono attivamente legati a questo gruppo.

Per qualche tempo, il capitano Corso ha intrattenuto stretti rapporti con Agrifoglio tramite Bolaffio (ufficiale di collegamento italiano). In tal modo, Corso informava Agrifoglio sulle attività dell’intelligence e della polizia delle Forze alleate.

Al momento, i servizi di sicurezza statunitensi mantengono sotto osservazione il capitano Corso: una volta concluse le indagini, informeranno Washington.

L’ambasciatore britannico [in Italia] è già stato messo al corrente delle notizie suddtte e riferirà al Foreign Office sulla base delle informazioni fornite da [nome cancellato]”.

Si spiegano quindi bene i comportamenti di De Gasperi e di Scelba rispetto ai fatti del 22 giugno, a partire da quelli verificatisi dall’autunno precedente in Sicilia.

Ed ecco il radiogramma urgentissimo della Presidenza del Consiglio dei ministri, del 23 giugno 1947, delle ore 22,55. Non erano ancora passate 24 ore dall’attentato di Partinico:

Presidenza del Consiglio dei Ministri. Ufficio Stampa. Via Radio. Nota urgentissima di De Gasperi al governo della Sicilia sui fatti di Partinico:

22 giugno 47 Ministero Interno

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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7 risposte a Pionieri della democrazia

  1. Germano Bonora ha detto:

    La collusione di mafia e politica dominante è tutt’oggi dura a morire.
    Gli storici e la magistratura hanno il dovere di appurare e affermare la verità e la giustizia, dimodoché la brutta storia non abbia più a ripetersi.
    La Sicilia ha avuto dai primi anni cinquanta alla prematura dipartita, avvenuta il 30 dicembre del 1997, un campione dell’antimafia in Danilo Dolci, che, dopo le lotte nonviolente e le inchieste sulla condizione di sfruttamento politico-mafioso del ceto meno abbiente, ha dedicato gli ultimi decenni della sua vita al riscatto socila dei poveri cristi e alla necessità dell’EDUCARE, LEGGE DELLA VITA.
    Germano Bonora
    via Nitti, 69
    84043 AGROPOLI (SA)

  2. Orazio De Guilmi ha detto:

    L’impossibilità di partecipare alla manifestazione di commemorzione, perchè impegnato fuori dalla Sicilia, non mi esime dall’esprimere un vivo apprezzamento a quanti hanno organizzato e realizzato l’iniziativa, doverosa ed educativa, sopratutto in un periodo in cui rigurgiti fascisti destabilizzanti per la democrazia rischiano di far rivivere quei momenti dolorosi, ancora senza giustizia e verità.
    Assistiamo a vergognosi vizi privati del capo del governo che, attraverso un’informazione servile e strumentale, si vogliono far passare per virtù, così come accadeva durante il triste ventennio. Abbiamo il dovere di vigilare, conorere e comunicare.
    Grazie a Giuseppe Casarrubea per il suo costante impegno, perchè la storia, vera e documentata, diventi nutrimento di democrazia, legalità e dignità umana.

  3. LUIGI FICARRA ha detto:

    Caro Casarrubea, diffonderò fra i compagni di Padova quanto hai inviato per tener viva la memoria della strage del 22 giugno 1947 in cui venne assassinato anche tuo padre, dirigente del movimento dei lavoratori, comunista e combattente.
    Penso ti scriverò una lunga nota sul tema: “inizio della fine dell’egemonia mafiosa” ed anche sulle origini della mafia.
    Un abbraccio e grazie
    luigi ficarra

  4. tommaso Aiello ha detto:

    Carissimo Giuseppe,sono pienamente d’accordo e solidale con te.Vorrei aggiungere altre osservazioni,ma non posso in quanto ci siamo gà trasferiti in campagna,e quindi stamattina sono di passaggio.Fra qualche giorno spero di farmi sentire ancora.Bisognerebbe allargare all’altra sponda tutto questo lavoro,diversamente finisce che ci piangiamo addosso solo noi.Non demordere,Masetto Aiello.

  5. floreana ha detto:

    Grazie prof. Casarrubea, per queste pagine di memoria tanto presiose. Posso divulgarle?

  6. rosalba bellomare ha detto:

    grazie per avermi mandato questa pagina di storia del nostro Paese.

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