Lucky Luciano e la mattanza

Lucky Luciano

Lucky Luciano

Per gentile concessione della Casa Editrice Bompiani, pubblichiamo alcune pagine sul ruolo di Lucky Luciano in Sicilia tra il 1946 e il 22 giugno 1947. (Giuseppe Casarrubea- Mario J. Cereghino, Lupara nera, Milano, Bompiani, luglio 2009, pp. 498, euro 16,00).

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Nel primo pomeriggio del 29 aprile 1947 un treno speciale scortato da cinque carabinieri, parte da Genova con destinazione Palermo. Ha un passeggero d’eccezione a bordo. Si chiama Lucky Luciano.

Il suo arrivo è preceduto da un altro evento importante. La seconda domenica di aprile, il 13, i capi mafia della Sicilia si riuniscono in una sala riservata di una trattoria di via Ruggero Settimo, a Palermo.  Il summit coincide col giorno successivo all’arrivo di Luciano a Genova. I boss hanno deciso di fondersi in un’unica e potente associazione. Hanno già scelto il loro papa, un capo supremo al quale giurare totale obbedienza: Charles “Lucky” Luciano, appunto. In vista ci sono scelte urgenti e non rinviabili e non tutti i patriarchi sono unanimi nel valutare le cose.

La notizia del suo arrivo da Cuba  nella città ligure è diffusa dai giornali già ai primi di aprile, ma la sua prima informale investitura risale al suo soggiorno in Italia nel ’46. Allora, Luciano “aveva stretto amicizia con i più grossi esponenti della mafia palermitana, e di quella di Catania, Trapani, Enna, Siracusa”. E’ sotto la gestione di questo nuovo organismo, la “Cosa nostra” italiana, inesistente in precedenza, che sono decise la mattanza dei sindacalisti comunisti e socialisti a partire dagli ultimi mesi del ’46, l’assassinio di Miraglia, le stragi del ’47.

Le azioni di Luciano nel ‘47, dal momento del suo arrivo a Palermo a quello della sua partenza, si spiegano con i fatti che accadono in quelle settimane. La presenza di “Lucky” è ritenuta imprescindibile dall’intelligence Usa, Angleton in testa, per appianare le divergenze che potrebbero svilupparsi tra i vari capifamiglia dell’isola nell’attuazione del golpe antidemocratico previsto nel caso il referendum del 2 giugno ’46 non vada per il verso desiderato.

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Il secondo trimestre di quest’anno si chiude, al contrario,  con la svolta decisiva dei risultati elettorali di quel giorno. Comunisti e socialisti raggiungono la maggioranza relativa dei voti alla Costituente. Molti ritengono che la sconfitta del fascismo e la vittoria della Repubblica, possano significare il primo passo dei comunisti per la conquista del potere e per la “sovietizzazione” dell’Italia. Non è azzardata, quindi, la lettura di un grande giornalista di quegli anni (L’Europeo) come Lodovico Tuccu: per bloccare questo pericolo, molti ritengono che occorra cambiare musica e maestro. Le vecchie mafie meridionali non sono all’altezza dei nuovi compiti, nonostante le disponibilità di molti boss. Ci vuole qualcuno in grado di tenere il polso della situazione, di garantire la pax mafiosa, di controllare la mattanza  contro i dirigenti della sinistra, da più parti invocata. Quando, nel giugno ’47, Poletti arriva in Italia, gli ordini che escono dai palazzi stranieri e nostrani sono ormai ultimativi. E le mafie locali sanno già da un anno come comportarsi. E’ un clima che Tommaso Besozzi, giornalista de L’Europeo,  ben rappresenta in un articolo di rara lucidità qualche settimana dopo l’arrivo di Poletti. L’articolo si intitola : “Seguite la Dodge rossa” uscito sul numero del 6 luglio 1947.

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Besozzi scrive delle frequentazioni della banda Giuliano con la fattoria dello Zucco della principessa Ganci di Montelepre, della decisione della mafia di attaccare i comunisti e delle accuse dirette da molti a Lucky Luciano di essere “l’organizzatore delle spedizioni punitive”. L’auto del boss, giunta in Italia a  bordo di un piroscafo americano, una Dodge rossa carrozzata a torpedo e targata N.Y. 3243, è vista la sera delle stragi del 22 giugno ’47, nei pressi delle sedi degli attentati. Scrive Besozzi: “Il giorno dell’attentato di Carini, due ore prima della sparatoria, Lucky e ‘U longu’ [l’autista di Luciano] sarebbero stati visti assieme ad otto giovanotti eleganti: ed i pochi testimoni dell’aggressione parlano, appunto, di una macchina rossa, che potrebbe benissimo essere la Dodge, e di otto persone giovani, ben vestite. Era una grande automobile rossa anche quella a bordo della quale partirono tre raffiche di mitra contro la sede comunista di San Giuseppe Jato”. Sfuggono al giornalista altre strane coincidenze. La mattina della strage di Portella, un “camioncino” rosso staziona nella galleria sottostante al pianoro della Ginestra. Da questo mezzo scendono alcune persone armate di mitra. Non è un’invenzione campata in aria. E’ il Giornale di Sicilia del 2 maggio ’47 a darne notizia. Anche a Partinico, la sera del 22 giugno ’47, alcune persone in stato di euforia e armate di mitra sono viste su un “camioncino” rosso che attraversa il corso dei Mille e apre il fuoco all’altezza della sezione comunista. A Cinisi, dove un attentato contro la sede del Pci quella stessa notte è compiuto con un ordigno esplosivo, sono gli stessi carabinieri ad individuare la presenza di una Dodge rossa in fuga dopo l’esplosione. Troppe coincidenze per sostenere che il caso si prenda beffa di tutti e persino della verità storica. A partire da Portella, la musica cambia veramente. E anche il direttore d’orchestra. Inizia una mattanza, come quella che Besozzi ci racconta nel suo articolo.

Lucky Luciano arriva a Palermo

Lucky Luciano arriva a Palermo

Lo scenario è il golfo di Castellammare, tra Palermo e Trapani. A maggio, i tonni a grandi branchi passano al largo e allora bisogna convogliarli nella trappola e sbrigarsi a uncinarli con gli arpioni. Ci vuole una mano esperta perché tutta l’operazione riesca al meglio. Senza intralci di sorta. Una mattanza mal condotta può provocare gravi perdite al proprietario della tonnara: le reti squassate, la chiusura del suo stabilimento, capitali in fumo. Figura centrale della mattanza è il rais, al quale ubbidiscono ciecamente alcune decine di uomini. L’abilità del rais è straordinaria, altrimenti non potrebbe fare questo mestiere. Con uno scandaglio rudimentale sente ciò che accade nel mare, la quantità e la grandezza dei tonni in arrivo; avverte le vibrazioni e sa se i tonni sono già nella rete o no. Se ne sta solitario su una piccola barca e dirige tutto. Attorno a lui barche più grandi e urla, confusione. Ma è lui che con calma dà l’ordine della mattanza.  Dalla fine del ’46, dice Besozzi, si sono registrati in Sicilia molti atti di brigantaggio ma  – conclude – si sente adesso un’altra mano.

I tempi sono cambiati, come il rais di Castellammare. Dal settembre ’46  all’aprile ’47, una serie di personaggi dell’eversione nera e della mafia compiono strani viaggi in America Latina. Lucky Luciano è uno di loro. Poi trascorre tre mesi a Cuba. Anche il massone Giuseppe Cambareri, corriere tra l’Argentina del generale Peron (al potere dall’ottobre ’45) e i gruppi neofascisti italiani, fa la spola con l’Italia. Eusebio Zappaterreni, prete fascista, si mette a viaggiare anche lui sulle rotte transoceaniche. Tullio Abelli, dei Far, va in Agentina tra dicembre ’46 e gennaio ’47. Personaggi del genere sarebbero passati sotto silenzio come semplici turisti se, come nel caso degli ultimi tre, non avessero avuto rapporti diretti con l’Internazionale nera a Buenos Aires. La vicenda di Lucky Luciano è significativa. Non si tratta solo di uno dei più grandi trafficanti di droga e del più rinomato mafioso siculo-americano. E’ anche un fondamentale anello di congiunzione tra Italia politica e Italia criminale. E’ un superboss in grado di unificare le varie mafie locali per trasformale in qualcosa di più moderno e aggressivo.

Il quadro politico internazionale sta mutando a gran velocità. La sera del 18 ottobre ‘47, ad Atene, sono sequestrati tutti i quotidiani e i periodici comunisti. Reparti di polizia occupano la sede del quotidiano del mattino Rizospastis e di altri quotidiani e settimanali di sinistra, accatastando per le strade il materiale che si trova nelle redazioni. Un decreto legge, approvato il giorno prima dal governo, sopprime la libertà di stampa. Sessanta comunisti sono condannati a morte da un tribunale militare a Salonicco. In Francia, gli Usa adottano una maggiore cautela. In un colloquio col primo ministro Ramadier, il presidente della Commissione senatoriale per gli stanziamenti americani all’Europa, Styles Bridges, dichiara che la “velocita’” degli aiuti americani alla Francia “dipende dal modo in cui il governo francese sa arginare il movimento comunista”. Gli americani desiderano che gli aiuti servano al raggiungimento dei loro scopi e pertanto chiedono che Ramadier formi un governo senza i comunisti.  Richiesta prontamente esaudita. In Italia, siamo alla crisi del terzo governo De Gasperi (maggio ’47).

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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3 risposte a Lucky Luciano e la mattanza

  1. I Care ha detto:

    Gentilissimo signor Casarrubea, sono un’insegnante di storia presso un liceo scientifico siciliano, e già da qualche tempo ho deciso di dedicare una parte del mio insegnamento alla storia degli anni ’43-’47 e alla conoscenza della terribile cancrena che è la mafia. Ho dei blog (http://storiadopostoria.blogspot.com/
    http://storiadopostoria.blog.kataweb.it/il_mio_weblog/2009/07/19/che-cose-la-mafia/
    http://fermicorsoa.blog.excite.it/)
    attraverso i quali cerco di estendere il mio lavoro didattico al di là dei muri della scuola. Sono una sua lettrice, e da poco ho iniziato a leggere “Lupara nera”.
    Le auguro buon lavoro

  2. casarrubea ha detto:

    La ringrazio per la stima che ripone in me e che ricambio sinceramente. Apprezzo il lavoro che Lei svolge e lo reputo, come quello di tutti gli insegnanti, alla base di una vera coscienza delle future generazioni. E’ importante che i ragazzi apprendano direttamente dai documenti e possano inoltre avere a disposizione materiali su cui riflettere, discutere, lavorare in gruppo o da soli. Con i suoi blog possiamo attivare una comunicazione circolare mediante facebook, costruendo reti di lavoro e “taggando” , così dicono gli utenti di fb, i post più interessanti.
    La ringrazio per quello che fa.
    Cordialmente
    Giuseppe Casarrubea

  3. Bruno Tomasich ha detto:

    Interessante Lucky Luciano, come il Conte Sforza, vennero dall’America come poté rientrare dalla Russia Togliatti, dopo la vittoria di anglo americani e russi e la sconfitta italiana. Dalla Russia comunista non tornarono i comunisti italiani Antonio Pirz con la moglie Clara e i figli Carlo eBruno, Ernani Civalleri, Lino Manservigi, Arturo Canzi, Ubaldo Della Balda, Guido Garzera etc etc.

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