Partinico: la testa del pesce

Salvo Lo Biundo

Salvo Lo Biundo

Partinico ha avuto podestà e commissari, raramente normali amministrazioni comunali.  Infatti qui il tasso delle crisi amministrative è stato sempre alto e, anche ai tempi della “balena bianca”, bastava che un capocordata desse un ordine o entrasse in disgrazia, per determinare uno squilibrio nel governo della cosa pubblica locale.

Purtroppo non esistono misuratori di tensioni civili che ci possano dare l’indice del legame di chi governa con la sua gente. Tuttavia, a giudicare da certi parametri e fatti concreti, la giunta capeggiata dall’attuale sindaco Salvo Lo Biundo occupa i primi posti in una immaginaria graduatoria per lontananza dalla nozione di futuro sostenibile. E naturalmente con lui la costellazione degli assessori. Tutto lascia intravedere una continuità che è storica e fatale, inquadrabile in ambito sociologico. Cioè dentro una questione che studiosi di fenomeni sociali hanno più possibilità di definire di quante ne abbia io.

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Una storia di lungo periodo che arriva ai nostri giorni. Vi si impegnò Danilo Dolci già negli anni ’50 e ’60. Non a caso. Qualcosa di anomalo nella società locale, a quei tempi, dovette già riscontrarla il sociologo triestino che, per primo, dopo la nascita della Repubblica democratica, affrontò il fenomeno mafioso e il suo intreccio col mondo delle istituzioni e del potere. Quando Giovanni Falcone aveva ancora i pantaloni corti, Dolci scoprì l’esistenza di un particolare modo di essere della mafia, che, diceva, non è solo quella che spara alle persone ma è, almeno nella Sicilia occidentale, quell’organizzazione che vive su una sorta di rendita parassitaria prodotta dalle strutture, diremmo oggi, di scambio. Una sorta di economia di baratto costituita dall’antico “do ut des”. In questa ricerca Dolci fu quello che Ferrarotti non riuscì ad essere, cioè un intellettuale militante sul fronte dei movimenti di massa, forse per l’eccessiva saggezza accademica e l’altrettanta lontananza di fatto dai problemi della quotidianità.

Danilo Dolci (seminario al Borgo)

Danilo Dolci (seminario al Borgo)

Non pare però che Dolci abbia insegnato qualcosa a molti vecchi e nuovi amministratori. Non gli hanno intitolato una piazza, una via, e se a quasi tutti i giovani parlate del sociologo venuto da Milano, mitteleuropeo e sloveno di nascita (Sesana,  nei pressi di Trieste), antifascista di antica razza, dicono che forse era un tizio vissuto all’epoca di Garibaldi. Per molti amanti delle poltrone la diga Poma sul fiume Jato, costruita grazie alle battaglie condotte alla fine degli anni ’50 da questo intellettuale innovatore,  fu realizzata da Nino Bixio per dare una risposta ai contadini affamati di terra e assetati di libertà. Anche per questo motivo, oggi è profondamente mutata la gestione della distribuzione dell’acqua di questo invaso, con l’estromissione  del vecchio consorzio fatto da produttori agricoli, che periodicamente eleggevano il loro presidente. Esempio, questo, di una gestione democratica delle acque che oggi non esiste più. Dunque da questo punto di vista siamo andati indietro.

Forse, quasi nessuno degli attuali amministratori comunali sa che, proprio qui a Partinico, Dolci scoprì il sistema clientelare-mafioso, trattandone ampiamente in diversi suoi scritti, ad esempio in “Chi gioca solo” (Torino, Einaudi, 1966)  dove una figura importante è quella del partinicese Frank Coppola.

Schemi disegnati da Danilo Dolci (a dx gruppo democratico, a sx gruppo clientelare)

Schemi disegnati da Danilo Dolci (a sx gruppo democratico, a dx gruppo clientelare)

Gli amministratori, vecchi e nuovi, in buona o cattiva fede che siano, probabilmente non sanno neanche che un intellettuale di spicco, anch’egli partinicese, al quale i suoi concittadini hanno intitolato addirittura un liceo, il compianto e illustre Santi Savarino, in qualità di candidato al Senato della Repubblica per le elezioni politiche del 1958, frequentava  – come dice un documento segreto americano del luglio 1959 – un pezzo da Novanta come Salvatore Lucania, in arte Lucky Luciano.

Ora, le cose sono due. O era pazzo Dolci nel leggere la realtà di Partinico, o sono pazzi gli  attuali amministratori del Comune che presumono di governare un paese con la cultura del campanile. A dir poco. E’ vero che ogni popolo ha la classe dirigente che si merita. Ma io, che sono un cocciuto, cerco una spiegazione logica a questa follia pubblica. Cioè, lo scegliersi degli amministratori  che vanno bene per feste da ballo, concertini folk, veglioni e pagliacciate varie, ma non certamente per governare un  paese complesso e difficile come Partinico.  I pazzi negano di essere tali e, se per caso scoprissero il malvagio inganno della natura, cesserebbero di essere i benvoluti da Erasmo da Rotterdam che addirittura li elogiò come categoria prediletta, o dal barone  filantropo Pietro Pisani, l’inventore dell’ergoterapia, che agli inizi dell’800 fece costruire per loro una specie di paradiso terrestre per farli guarire.

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Ma veniamo all’assillo che mi tormenta. Chi sono questi amministratori che dicono di governare la città?

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Antonello Antinoro

Antonello Antinoro

Per dare una risposta occorre sapere che in linea generale ogni cosa nasce dopo una incubazione o gestazione, a seconda che si tratti di una patologia o di un atto procreativo. E Partinico non fa eccezione alla regola.

Dobbiamo perciò fissare un punto d’inizio, il Sacro Graal  della politica nostrana.  Ma in tale titanica ricerca, degna di un Parsifal, si rischia di smarrirsi nella notte dei tempi. Tuttavia guardando verso un orizzonte più ravvicinato, un tenue e lontano lampeggiare come un faro nella notte  si intravede.  Sono due eroici combattenti della politica isolana, baldi e coraggiosi, figure misteriosofiche del sicilianismo più marcato: Totò Cuffaro e  Antonello Antinoro. Il padre putativo, per mandato divino, della giunta Lo Biundo è forse quest’ultima figura artusiana? Non lo sappiamo. Siamo invece a conoscenza del fatto che la giunta Lo Biundo è preceduta da due eventi conseguenti come in un diagramma di flusso: la crisi della giunta Motisi e la nomina a commissario  di Saverio Bonura. Il crollo di Motisi si deve al vecchio consiglio comunale che preferì a un sindaco di centrosinistra eletto dal popolo, un commissario; la nomina del secondo si deve invece al presidente  pro tempore della Regione siciliana, Totò Cuffaro. O meglio all’Assessorato regionale degli Enti locali da lui dipendente.

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Il circuito Regione-comuni è stato sempre molto fluido. Non siamo in grado di stabilire se la mossa di Cuffaro sia la diretta conseguenza delle esigenze squisitamente politiche del vecchio consiglio comunale. Oppure se, al contrario, la crisi  abbia avuto inizio  per motivi superiori e impenetrabili, che travalicano l’immaginazione di noi comuni mortali.

Sta di fatto, comunque, che nella campagna elettorale comunale della primavera 2008, il commissario Bonura compie un atto importante: assegna la villa espropriata a Francesco Lo Iacono, alias “Sigaretta”, tuttora nelle patrie galere per associazione mafiosa, all’Associazione “Gatto Silvestro”. E’ una villa che si trova tra i comuni di Partinico e Borgetto, in contrada Albachiara. Ma “Gatto Silvestro” non sviluppa nessuna iniziativa sociale per valorizzare il bene patrimoniale passato dalla mafia al Comune. A differenza di quanto accade nei comuni di Corleone, Alcamo, Trapani e molti altri in cui il pubblico amministratore è attento a valorizzare i beni confiscati.

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Bonura è un commissario attivo. Non sta fermo un minuto. Nel dicembre 2007 “Gatto Silvestro” realizza una manifestazione e Bonura, da quello che si sa, la finanzia. Fa molte altre ordinarie cose, il commissario.

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Ma l’attivismo riguarda soprattutto la realtà politica locale, in grande fermento. Si formano varie liste che sostengono il candidato Lo Biundo. In una di queste  c’è il presidente di “Gatto Silvestro”.  E’ una combinazione fortuita? La circostanza ricorre anche per l’Associazione Carabinieri in congedo, collegata a “Gatto Silvestro” per l’assegnazione di un altro bene immobiliare di provenienza mafiosa sito in via Fermi  a Partinico. Si ripete ancora con l’altra “forza” elettorale a sostegno del sindaco: l’Associazione Nazionale mutilati di guerra, o qualcosa del genere. Non si sa se della Grande Guerra del 1915-’18 o della seconda guerra mondiale.  Certamente non saranno, almeno si spera, i veterani garibaldini che sbarcarono a Marsala  nel lontano 1860. Questa sacra congregazione di benefattori antimafia si aggiudica la gara sotto l’amministrazione Lo Biundo. Esclusi di fatto tutti gli altri concorrenti: l’Associazione ‘Non solo Portella onlus’ ,  l’Osservatorio sulla legalità ‘La Franca’ e Legambiente.

Gatto Silvestro

Gatto Silvestro

Quest’ultima ottiene un punteggio pari allo zero, mentre ‘Non solo Portella’ e L’Osservatorio ‘La Franca’ sono esclusi in partenza. Al contrario “Gatto Silvestro” e company ottengono subito 40 punti su 60. Un fatto, questo, veramente strano. L’inerzia dimostrata da ‘Gatto Silvestro’ nella gestione del bene in contrada Albachiara doveva mettere in guardia il presidente della commissione di valutazione e indurlo ad accertare come erano stati gestiti in precedenza i beni confiscati.

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Di mezzo, forse, ci sono cose che ci sfuggono. Ma questa è una nostra debolezza. E sia pure. Ma una cosa è certa. I partinicesi hanno sempre tributato grandi onori ai loro santi, a cominciare da San Leonardo, patrono dei carcerati, poi scalzato in graduatoria dalla Madonna del Ponte. Tant’è che alcuni di loro, pur se emigrati in America già in tempi lontani, sotto il fascismo,  si sono sempre adoperati per contribuire  alla costruzione persino di congregazioni e santuari. Se ne trova traccia presso il santuario della Madonna del Ponte, meta di pellegrinaggi annuali, dove si poteva leggere una volta, e non sappiamo se si può farlo ancora oggi, una lapide muraria dove un mafioso di spicco immortalava il suo nome per avere contribuito alla costruzione del sacro edificio.

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Ma questi patroni e protettori della sfera sacra  del cattolicesimo nostrano, sono ben poca cosa rispetto ai santi ancora viventi a Palermo, in Sicilia, e naturalmente anche a Partinico.  Ce ne sono alcuni che arrivano come una vera grazia di Dio, altri che sono angeli custodi di qualcuno, ma antagonisti politici di qualche altro. E si sa, quando c’è di mezzo la politica,  le cose purtroppo non sono mai tranquille.

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Antonello Antinoro (Udc), ex assessore regionale,  è un santo di nicchia. Ha a Partinico il suo pupillo in Lo Biundo. Candidatosi alle elezioni europee “Sant’Antonello”, come ormai lo chiamano, ha avuto ben 2370 voti di preferenza. Qualcuno pensa che ci sia una strana coincidenza matematica sugli abbinamenti dei voti di preferenza e che qualche assessore locale possa avere attivato la sua consorteria. Bastava assistere durante lo spoglio elettorale alla solita litania dei nomi che si ripetevano.   Sono voti piovuti  a caso dal cielo o sono frutto di qualcos’altro?  Come mai in qualche caso spuntavano nomi e cognomi di candidati mai visti nè sentiti a Partinico e nel circondario? Sant’ Antonello, intanto ha preso  il volo per Bruxelles. Resta il fatto che  a Partinico è stato il primo degli eletti tra tutti i candidati alle europee di quest’anno, col doppio dei voti di preferenza ottenuti per il Popolo delle libertà dallo stesso Berlusconi. Come si dice dalle nostre parti, ” “Ci sunnu santi chi suranu e santi chi nun suranu” .

(Giuseppe Casarrubea)

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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