Napoli: il “genius loci”

Il principe Antonio De Curtis

Il principe Antonio De Curtis

Quello che sono gli italiani lo sanno solo gli italiani. Ma è interessante che ancora nell’anno caldo 1968 i diplomatici del Consolato britannico a Napoli, descrivano gli abitanti della città, e cioè i napoletani veraci, con l’atteggiamento dell’entomologo. L’osservatore è L.R.D. Jasper, console della legazione britannica nella città partenopea. Le sue valutazioni provocano sconcerto. Racconta ad esempio che i napoletani non sono cambiati affatto dalla fine dell’800, quando il console dell’epoca, Eustace Neville-Rolfe scrive un libro pubblicato a Londra nel 1897, intitolato “Napoli negli anni ‘90”. L’autore si lascia andare a considerazioni incredibili: “Verrà un giorno in cui il napoletano saprà redigere una lettera, mantenere una promessa, avere un certo riguardo per la verità e un rispetto minimo per i sentimenti del prossimo”. Neville-Rolfe è convinto, da buon positivista, che tutto ciò potrebbe accadere grazie alla benedizione dello sviluppo industriale e dell’immissione di capitali stranieri. Caduti i Borboni, insomma, i napoletani sembrano essere regrediti all’età della pietra. Anche il loro temperamento all’epoca in cui scrive Jasper sembra essere rimasto immutato: i partenopei sono indifferenti all’ambizione e all’accumulazione di capitali, si dedicano ai piaceri, non si curano del passaggio del tempo, anche se sono dotati di una genialità affascinante. Assieme al fatto che coltiva un consumato interesse per l’intrigo, il napoletano, afferma Jasper, è diverso da ogni essere umano da lui incontrato in tutta Europa.

Ora per un inglese che, al contrario, ritiene che il tempo sia denaro, la condizione di vita dei partenopei, il loro modus vivendi, appare inspiegabile. Assume i contorni di un mistero. Tutto mediterraneo. Nel paragrafo “Il temperamento napoletano” Jasper cita l’illustre storico Gino Doria, autore di un libro fondamentale: “Napoli storia di una capitale”, e fa risalire i caratteri napoletani ai greci, agli spagnoli e alle popolazioni preromane della Campania. La città, aggiunge, ha sempre destato l’interesse degli uomini di cultura di Francia, Germania e Gran Bretagna. Ad esempio, di Keats, Kipling, Dickens e lo stesso Churchill. Ma tutti questi personaggi non hanno contribuito, secondo lui, a far meglio comprendere cosa sono veramente i napoletani, il loro “genius loci”. E neanche i ben trenta consoli  che si sono succeduti nella città per oltre tre secoli, afferma, hanno fatto di meglio. Si sono sempre limitati a raccontare le vicende della loro colonia a Napoli, oppure a mettere in risalto i difetti del popolino.

Ancora alla fine degli anni ’60 Jasper riscontra nell’Homo neapolitanus un intenso cinismo e un cronico sospetto per qualunque elemento di novità. Il napoletano è “disperatamente infelice lontano dalla sua terra”, profondamente anticlericale e non religioso, molto più superstizioso e attento ai riti di tutti gli altri cattolici. Per Jasper San Gennaro e il Vesuvio dominano la città. Dovunque  si trovi il napoletano crede  nel malocchio. Ma per fortuna egli ha sempre un “suo” santo privato a disposizione. E’ profondamente conservatore (“Si stava meglio sotto i Borboni” è l’espressione più vulgata, a più di cent’anni dalla spedizione dei Mille), e si aspetta sempre benefici materiali dall’Italia settentrionale. Sebbene nutra uno smisurato amore per la cultura e le arti, che, ad esempio, Londra e Vienna si sognano, e sebbene goda di “una vita privata molto intensa”, si può dire, conclude il diplomatico, che egli sia molto “filisteo”, ovvero un conservatore con vistosi tratti di grossolanità.

In definitiva, da buon inglese con la puzza al naso, Jasper ritiene, nel 1968, che la città non sia entrata ancora nel XX secolo. Evidentemente non capisce che proprio quelli che egli reputa come limiti dei partenopei sono in realtà il vero “Oro di Napoli”, come nel celebre capolavoro cinematografico interpretato da Totò e da Vittorio De Sica.

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Rapporto su Napoli e la sua gente  inviato dal Consolato britannico di Napoli all’Ambasciata britannica di Roma, da R. L. D. Jasper, in data 16 gennaio 1968. Si trova alla coll. FCO 33/335 (Kew Gardens)

Per leggere il documento in originale clicca qui sotto:

NAPOLI E LA SUA GENTE

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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