La “casa/fortezza” dei Ramo

di

GIUSEPPE CASARRUBEA

ruderi del palazzo Ramo prima del restauro

ruderi del palazzo Ramo prima del restauro

Uno dei pochi complessi monumentali di Partinico, risalente ai nuclei di parrocchiani insediatisi nella seconda metà del secolo XVI attorno alla  chiesa di Maria SS. Annunziata, futura chiesa madre, è il palazzo della famiglia nobile dei Ramo. Sorge in un contesto lontano da questo insediamento originario, leggermente al di sopra dello scenario della piana, sulla linea di confine con il territorio di Borgetto. Questa lontananza ne fa un oggetto architettonico unico, diverso dalle “terre fortificate” del circondario, sorte lungo il corso dei secoli e ancora presenti per tutto il ‘600, come nuclei abitativi autonomi prima ancora della nascita della stessa parrocchia (1573) e per qualche secolo ancora, dopo questa data.

In questo periodo Partinico è una sterminata area boschiva. Ci vivono soltanto alcune famiglie di immigrati. Sono uomini e donne provenienti in gran parte da Alcamo, Monreale, Carini, e da parecchi comuni della Sicilia, trasferitisi al seguito di bandi di assegnazione in enfiteusi di porzioni di bosco da parte degli abati cistercensi legittimi proprietari (5487 salme, secondo il Villabianca). Gruppi sparuti di perseguitati dalla giustizia, per lo più inseguiti da bandi di cattura prodotti da leggi feudali, vi trovavano rifugio e sostentamento. Da tempi immemorabili.

Il Palazzo Ramo oggi. Prospetto Nord

Da questa estensione di bosco però gli abati, espressione dell’aristocrazia ecclesiastica, non erano riusciti in precedenza a trarre utili e significative rendite. Ebbero perciò una grande idea e la misero a frutto gradualmente: la concessione di porzioni di terreno boschivo ad aristocratici laici e gabelloti, capaci di pagare annualmente un canone da stipulare secondo un particolare contratto: l’enfiteusi “a quarta generatione aut nominatione”. Cioè un contratto tra proprietari e concessionari della durata di circa un secolo. L’originario bosco, a partire dal secolo XV, fu quindi lentamente ma inesorabilmente spezzettato e a trarne vantaggio furono soprattutto  aristocratici e gabelloti di Palermo. Veri e propri imprenditori ai quali si chiedeva di trasformare i terreni boschivi in terreni adibiti all’inizio alla coltura della cannamela a livello estensivo. Sforzo, questo,  sostenuto fino a quando lo zucchero americano non entrò a fare la concorrenza a quello prodotto nell’isola.

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Il palazzo dei nobili Ramo

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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2 risposte a La “casa/fortezza” dei Ramo

  1. Salvo Vitale ha detto:

    Caro Giuseppe, come al solito sei insuperabile nel ricostruire la vicenda storica di Palazzo Ramo. Mi incuriosisce solo, ma non ho alcuna conoscenza, la sua evoluzione nei secoli successivi, sino a diventare un lazzaretto. Ne sai qualcosa?

  2. casarrubea ha detto:

    Certamente fu un luogo di segregazione per ammalati incurabili durante le ondate di epidemia dell’Ottocento e del Nocecento, quando questo bene architettonico fu alienato come proprietá dei Ramo.Non ho fatto ricerche in merito e posso sbagliare. Tuttavia é assai probabile che abbia funzionato come quarantena durante il colera del 1836 e poi durante le altre epidemie di febbre petecchiale e di peste, fino ala famigerata ‘spagnola’ dei primi anni del 9oo.
    Si potrebbero fare degli studi sulle carte degli ospedali pubblici di Palermo e soprattutto presso gli archivi del Fatebenefratelli.

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