I letti di Budapest

 

Se sei italiano è inutile che pensi di dormire sonni tranquilli in Ungheria. Puoi andare in qualsiasi parte del mondo e troverai una spiegazione logica al modo di dormire del genere umano. Ma in questo Paese originale e fantasioso no. Ti conviene portarti lenzuola e materassi dal tuo Paese, con relativo corredo di cuscini e coperte. Perché, gli ungheresi hanno strane abitudini, che solo pochi altri popoli condividono.

Sconoscono soprattutto i letti matrimoniali che noi pensiamo come un frutto della creatività umana, una specie di altare degli amplessi, di simbolo dell’intimità delle alcove dell’Occidente. Un altro pianeta rispetto all’egoistico esercizio del dormire. E’ questa una diversità visibile, quanto a usanze, tra le innumerevoli cose che gli ungheresi condividono con gli italiani, storia e uomini che l’hanno fatta compresi. Primo fra tutti Kossuth Lajos che affrontò la guerra per l’indipendenza dall’Austria e la grande rivoluzione del 1848.

Ora i nostri connazionali devono prendere atto che gli Ungheresi, quanto a letti matrimoniali, e a qualche altro prodotto ad uso corporale, andrebbero alfabetizzati ab origine. Perché se si parla di cose apparentemente banali come le lenzuola e le coperte, questi nostri amici europei hanno in mente una realtà che noi non immaginiamo neppure. Hanno nella testa una specie di calcolatrice che divide per due le cose.

Ora l’argomento può sembrare irrilevante, ma è la spia di come procede la fantasia e il calcolo mentale di questi nostri vicini di casa con i quali dovremo fare prima o dopo i conti. Ad esempio noi parliamo di lenzuola e già ce li immaginiamo: profumati, ampi, capaci di accogliere grandi materassi e di riannodarsi al di sotto del loro peso perché non fuoriescano la notte dal loro giusto posto. Ne sentiamo la freschezza sulla pelle sia di sotto sia anche di sopra. Immaginiamo che in inverno ci avvolgano con la loro delicatezza e il loro tepore, rendendo i nostri sogni più rosei ed evitandoci gli incubi della notte. Loro non possono provare tutto questo. Sì, lo so, è una privazione di cui pagano le spese solo loro e la cosa non ci potrebbe riguardare più di tanto. Ma il fatto è che, quando noi parliamo di questo bene prezioso ed economico, loro intendono il lenzuolino miserevole e inodore che serve a coprire uno dei due sfortunati ospiti di quel prezioso arredo che chiamiamo letto; pensano anzi al sandwich, a due lenzuolini con dentro la loro mezza coperta. Così, per avere l’idea del letto matrimoniale moltiplicano per due questa solitaria imbastitura da single o da cameretta di ospedale. Non sappiamo se per arrivare a concepire il letto debbano fare la moltiplicazione per due, partendo dal lettino, o se invece partendo, diciamo così, dalla torta si ritagliano la parte che si devono mangiare loro. Tutti soletti nella loro misera metà di letto.

La questione ha dei risvolti non indifferenti con ricadute sul piano comportamentale. La tua compagna, o il tuo compagno magiaro, infatti, non si accontentano di starsene infilati dentro un letto italiano, tranquilli e appagati da ampie lenzuola profumate.  Appena coricati vengono presi da una specie di claustrofobia da letto, e cominciano a recalcitrare con i piedi e non ne vogliono sapere per niente di lasciare in pace lenzuola e coperte. Il primo gesto istintivo e meccanico che compiono è quello di fare saltare l’ordine costituito. Entrano in uno stato di anarchia incorreggibile e si mettono a tirare calci da tutte le parti. E dài ora e dài dopo, riducono quel luogo sacro che è, appunto il letto, in una specie di pagliaio. Può mai essere un essere umano più irrequieto e sovversivo di così? E invece sapete cosa risponde un ungherese all’obiezione che questo è un modo barbarico di stare a letto? Che i barbari siamo noi!

  (Giuseppe Casarrubea)

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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2 risposte a I letti di Budapest

  1. Alex Baldi ha detto:

    Ciao carissimo Giuseppe. Non sappiamo quanti anni hai ma deve essere la prima volta che esci dall’Italia. Probabilmente se eri uscito altre volte avresti scoperto che +- solo noi Italiani adoperiamo i nostri lenzuoli. +- in tutta Europa trovami un’altra nazione che abbia le stesse nostre usanze sia di letti che di lenzuola senza citare gli Ungheresi come sempio.
    Un saluto da Budapest…..
    Alex
    .
    PS. La lingua Ungherese (in riferimento di altro articolo) deriva dall’Ungaro/Finnico e gli Ungheresi lo sanno benissimo.

    • casarrubea ha detto:

      Caro Alex,
      neanch’io so quanti anni hai. Capisco che hai girato molto il mondo e che avrai visto le lenzuola di molte popolazioni sia civilizzate sia anche meno legate alla nostra cultura occidentale. Confesso di non avere la tua esperienza e sono felice che tu, come altra gente, avete avuto la possibilitá di fare molte esperienze. Veramente bravo. Ma posso assicurarti che, per conoscenza compiuta, non credo ti debba interessare se da me o da altri, in Spagna, Francia, Gran Bretagna, Svezia e Portogallo i letti matrimoniali sono come quelli italiani. Non so quale “nazionalitá di letto” tu difendi. Ma io mi riferisco, a parte le conoscenze dirette o di amici, solo ai letti ungheresi, e so che parlando con i magiari di nascita e di adozione del problema, abbastanza delicato, essi sono molto suscettibili e saltano subito in aria appena si accenna all’assurdo dei loro talami nuziali. Non so perché te la sei presa tanto e perché a Budapest, da dove dici di scrivere, il dormire nel tuo cantuccio ti aggrada tanto.
      GC

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