Capa: obiettivo sulla storia

Ludwig Museum Budapest 016

Ingresso al Ludwig Muzeum Budapest

Al Palazzo delle Arti di Budapest è ancora esposta e lo sarà fino all’11 ottobre, una mostra fotografica di alcune centinaia di foto, tra le migliaia recuperate dalla Repubblica ungherese, di uno dei più grandi fotoreporter del XX secolo: Endre Friedmann, in arte Robert Capa.

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Nato a Budapest il 22 ottobre 1913, quest’autorità nel mondo della fotografia, continua a suscitare interesse e curiosità nonostante siano trascorsi oltre cinquant’anni dalla sua tragica morte, avvenuta mentre in Indocina, con alcuni soldati americani, si accingeva ad attraversare un campo minato. Aveva quarantuno anni e la sua carriera era in continua ascesa visto che in anni molto difficili era riuscito a passare dalla gavetta alla notorietà internazionale. Le sue foto, infatti, avevano fatto il giro di tutto il mondo e alcune erano diventate simbolo di riscatto da ogni servitù, da ogni guerra.

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Ludwig Museum Budapest 028Non gli si farebbe un buon servizio, dunque, se la sua vicenda non fosse collocata a stretto contatto con i tempi e gli ideali che volle esprimere e con le battaglie e le guerre che anch’egli volle combattere per difendere il diritto di tutti ad una vita degna di essere vissuta, libera da ogni condizionamento. Nella sua formazione alcuni incontri e la stessa storia gli furono da stimolo. Ebbe, tanto per cominciare, come prima guida il pittore Lajos Kassak, capo di un gruppo dedicato al socialismo e all’arte d’avanguardia. Un gruppo con una propria rivista in cui non mancavano fotografi riformatori americani come Jacob Riis e Lewis W. Hine. Il mondo dell’immigrazione, la povertà, il lavoro minorile e gli orrori delle guerre erano il loro campo di interessi.

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Ludwig Museum Budapest 024Nel 1931 Endre trova lavoro presso un’importante agenzia fotografica di Berlino, il cui direttore, Simon Guttmann, mette sul campo i giovani talenti che vogliono farsi strada. Così Endre è spedito a Copenhagen per fotografare il rivoluzionario russo in esilio, Leon Trotsky. Sembra un’impresa impossibile, data la condizione di semiclandestinità dell’oppositore numero uno di Stalin. Ma Endre, grazie anche alle sue conoscenze e alle sue simpatie per Trotsky, riesce nell’impresa e fotografa il grande rivoluzionario mentre tiene delle lezioni agli studenti danesi. Per Bandi, così é anche chiamato Endre, la proposta già allettante, si risolve in un grande successo. Quando Hitler nel 1933 prende il potere in Germania, Endre si reca per prima a Vienna e poi da qui ottiene il permesso di ritornare in Ungheria. Vi rimane per poco perché, dopo una stagione, parte per Parigi dove spera di trovare successo come fotoreporter. Trova invece fame, povertà, xenofobia, mitigate solo dagli amici degli artisti delle comunità tedesca e ungherese e dai rifugiati europei in Montparnasse.

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Nel ’34 incontra Andrè Kertész, un ungherese di quarant’anni che si puó considerare uno dei pionieri nell’uso della 35mm Leica e che ha raggiunto la fama come fotografo. A Parigi, Endre francesizza il suo nome chiamandosi André e fa amicizia con due altri fotografi: David Szymin, un intellettuale, rifugiato polacco, detto “Chim”, ed Henri Cartier-Bresson, nato da ricchi genitori francesi. Tre amici che passano le loro ore presso i caffè di Montparnasse a discutere di politica e di fotografia. E’ un gruppo di lavoro, un laboratorio di ricerca. Ciascuno impara dall’altro.

Gerda Taro e Robert Capa

Gerda Taro e Robert Capa

Ma l’incontro più importante di André, che ne segnerà per sempre la vita, è quello che egli fa con Gerda Pohorylle che ha lasciato la sua casa di Lipsia e si é recata anche lei a Parigi. I due pensano alla loro vita professionale e la leggono in modo critico. Così concordano che la fotografia può essere un importante contributo alla causa antifascista. I due in breve tempo decidono di assumere un proprio nome d’arte: André quello di Robert Capa e la Gerda, quello di Gerda Taro, il nome di una giovane pittrice giapponese, che vive a Parigi (Taro Okamoto).

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 André si ispira a due personaggi famosi del mondo cinematografico: Frank Capra, direttore di Hollywood che aveva avuto fama internazionale col film Platinum Blond (1931) e Robert Taylor che nel ’36 aveva il ruolo di amante nel famoso film con Greta Garbo, Camilla. Nella primavera del ’36 Capa è a Parigi e fotografa la parata del Fronte popolare, una grande coalizione di social comunisti e liberali per le elezioni di quell’anno. Con lo scoppio della guerra civile in Spagna, Capa fa armi e bagagli e in agosto parte per il fronte di guerra con la Taro. Si attuano così gli impegni di questi due artisti di dare un contributo alla causa degli uomini liberi, scegliendo il campo di battaglia della Resistenza contro i ribelli fascisti di Francisco Franco. Le sue foto hanno un successo enorme. Nel suo primo viaggio in Andalusia, fotografa il soldato repubblicano spagnolo nello stesso attimo in cui questi è colpito a morte. La foto diventa presto il simbolo di tutti i soldati lealisti repubblicani uccisi durante la guerra civile. Il merito di questo successo è dovuto anche al fatto che Capa, col suo nuovo nome, riesce bene a penetrare dentro i circuiti della lotta antifascista spagnola e internazionale, familiarizzando facilmente con la comunità spagnola e con i suoi amici che non hanno difficoltà a chiamarlo Roberto. Di fatto, col suo lavoro di fotografo, Capa é altrettanto partecipe della lotta antifascista di quanto non siano i volontari delle Brigate Internazionali che a novembre ’36 difendono Madrid dagli assalti dei fascisti ribelli. Con questo animo di partigiano-fotografo lo troviamo su diversi fronti in Spagna. In particolare, nella battaglia di Brunete, ad ovest di Madrid, perde la sua cara amica Gerda, schiacciata da un carro armato durante una confusa ritirata delle truppe, al termine delle operazioni militari (luglio 1937).

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Ad agosto Capa va a New York per trovare la madre e il fratello che in quell’anno sono emigrati in America e qui negozia un contratto con la rivista Life. Con lo scoppio della seconda guerra mondiale si stabilizza a New York, volendo sfuggire alle persecuzioni che il governo francese attua contro i militanti e i simpatizzanti di sinistra. E’, quindi, inviato speciale in Messico in occasione delle elezioni presidenziali in questo Paese, e successivamente è accreditato come fotografo di guerra nelle fila dell’Esercito Usa.

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Vissuto al seguito delle più grandi tragedie del secolo scorso, Capa ha dedicato tutta la sua vita, a documentare la sofferenza umana, la guerra come realtà maligna e oscura che lo imprigiona come un ineffabile destino. Ci lascia una ricca documentazione di immagini che coprono un periodo storico tra i più tragici del XX secolo. A lui si devono gli scatti più noti che hanno fatto il giro del mondo: lo sbarco in Sicilia degli Alleati, la gente in festa per le strade dei paesi siciliani, i contadini che a Troina, ai primi di agosto del ’43, indicano ai militari amici le vie percorse dai nazifascisti o che vanno incontro ai soldati Usa arrendendosi pur essendo civili; l’arrivo delle truppe americane a Napoli o in altre parti d’Italia. O, come abbiamo visto, la guerra civile in Spagna, nel 1935-1936, lo sbarco in Normandia nel ’44, la guerra nell’Estremo Oriente. Alla sua memoria, la sua città natale, ha voluto ora dedicare le immagini più significative della sua vita e del suo impegno per la democrazia. Lui, uomo libero che incontra altri uomini liberi: Pablo Picasso, Ernest Hemingway, i suoi amici meno conosciuti, che abbiamo voluto ricordare in questo breve riquadro. Di questa libertà è testimone Budapest.

Il ponte Szechenyi visto di notte

Il ponte Szechenyi visto di notte

Te ne accorgi se per caso attraversi angoli della cittá che sembrano dimenticati, col loro fascino decadente di un mondo passato, fatto di vita antica, di gente legata allo scorrere del Danubio nella memoria perduta dei tempi.

In Bem rakpart, ad esempio, la lunga banchina dell’antico scalo che costeggia il corso d’acqua tra il ponte Szechenyi, e Vatthyany ter. Da qui osservi un pezzo della città e ne cogli il suo carattere unitario, tra Buda e Pest, unite nel 1849 da quel ponte che gli ungheresi chiamano anche Lanchid, il ponte delle Catene. Da qui vedi il Parlamento, il più bel Parlamento d’Europa, i palazzi che lo incoronano, il Castello asburgico, la statua della Libertà. E pensi a chi l’Europa l’ha fatta sulla sua pelle, lungo il corso dei secoli. (G.C.)

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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