Il dio di Babilonia

di Giuseppe Casarrubea

berlusconiLa vicenda di Berlusconi può essere paragonata a quella che toccò all’imperatrice di Babilonia, Semiramide, tanti anni fa. Non per il triste destino di questa bella donna alla quale il potere aveva guastato i sensi, quanto per il fatto che finì miseramente la sua vita uccisa dal figlio, cresciuto ed educato all’insegna del potere della madre. I segnali di sgretolamento dell’impero della strafottenza della classe al potere in Italia, di cui il nostro premier è il simbolo materiale e la summa universale, continuano, già da tempo, a farsi sentire.

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La Corte Costituzionale ha bocciato il lodo Arcano. Non sono passati che pochi minuti dalla comunicazione della notizia che, apriti cielo, si è scatenata la guerra aperta del Pdl, capeggiato da Berlusconi, e composto da tutta l’orchestrina di accompagnamento dei cantori del coro. Un coro sacro, benedettino che mi richiama alla mente quello della mia adolescenza quando, studiando proprio in un monastero benedettino, la domenica  i monaci intonavano i canti gregoriani. E ,come accade a tutte le esibizioni musicali, non ci possono essere note stonate. Altrimenti gli altri cantori, delusi e sconcertati, ti guardano con la faccia di quelli che ti chiedono checi stai a fare tra di loro.  Sono perciò attori che recitano bene la loro parte. Hanno tutti la stessa faccia e, a guardarli bene, dicono tutti delle cose che si vede chiaramente neanche loro condividono. Ma devono recitare. Il copione è scritto e la scena è aperta. A sipari chiusi solo loro sanno quello che combinano. Si spiega anche così la tracotanza del premier analoga a quella  dell’imperatrice di Babilonia che trasformò il suo Paese in luogo reale e simbolo della confusione universale.

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Semiramide (Christian Kohler, 1852)

Semiramide (Christian Kohler, 1852)

Vuole Semiramide/Berlusconi modificare la Costituzione? Se ne assuma le responsabilità e accetti le prevedibili conseguenze. Ma sappia che essa costò una guerra contro il fascismo e non fu data agli italiani per benevola concessione. Si occupi d’altro invece e, visto che Babilonia era diventata “la grande meretrice”, si dedichi, per i fatti suoi, alla licenziosità dei suoi costumi, che quelli degli italiani non sono ancora così corrotti. Lo seguirà soltanto la buonanima di Dante, dall’alto del paradiso dove certamente si trova. Lo rivisiterà nel V canto dell’Inferno, sentirà nell’aria lamenti e pene e lo rivedrà inalterato riscrivendo di “lei” che

“A vizio di lussuria fu sì rotta,
che libito fé licito in sua legge,
per tòrre il biasmo in che era condotta”.

Per il momento l’imperatrice ha come bersaglio più vicino, tanto per cambiare, quelle quattro teste calde che ancora esistono nel nostro Paese e che si autoconfinano in una indefinibile “minoranza di sinistra”. Una minoranza straordinariamente forte tanto da impossessarsi, chissà per quali vie traverse, di importanti posti di comando e da tendere tranelli alla divina persona dell’intoccabile Semiramide. A questa figura si sono ispirati musicisti e pittori, scrittori e intellettuali. Ma mai nessuno ai nostri giorni s’è accorto che quella specie di dio ce l’avevamo noi in Italia, non già nocchiero di una nave travolta dalla tempesta, ma egli stesso fonte di tuoni e fulmini in un paese che avrebbe bisogno di essere meno alluvionato e più tranquillo.

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Il problema, dunque, non sono le facce di bronzo che hanno i vassalli della mitologica donna di Stato, ma l’affronto che a questa donna fanno i profani che  sconoscono i misteri della metafisica, e s’attaccano alle cose personali e terrene. Ora anche il mito ci viene incontro per capire.

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Semiramide

Semiramide

Semiramide/Berlusconi, infatti,  figlia della dea Derceto e del siriano Caistro, sposò il re assiro Schanschi-Adad V. Dopo che questi passò a miglior vita, governò gli assiri in sostituzione di Adadnirari III, il figlio ancora minorenne. Sperava di governare a lungo, ma quando il figlio divenne adulto la scacciò dal trono e la uccise. Naturalmente noi auguriamo lunga vita a Berlusconi come uomo. Ma come politico dovrebbe capire che, alla sua corte, c’è già pronto chi gli vuole fare le scarpe di cemento, assumendo il potere e rappresentando tutti gli italiani, le loro leggi e i loro ordinamenti, cent’anni di salute che abbia Napolitano, il nostro attempato e sempre fresco di testa, presidente della Repubblica.

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Maurizio Gasparri

Maurizio Gasparri

Del resto il mal sottile che coglie il premier non riguarda le sue condizioni di salute, nè il suo temperamento. Il fatto è che l’aria non tira più per lui, e che il figlio minorenne della nostra Semiramide è da tempo che si traveste e si trasforma, ricorrendo a tutti gli interventi chirurgici di cui l’artificio del trucco, proprio dell’essere femminile, dispone. Il potere fa questi miracoli, trasforma e, direbbe Foucault, deforma a sua immagine e somiglianza. Per cui l’Adadnirari III,  reincarnatosi per la legge della metempsicosi, ha fatto il miracolo di cambiar pelle e cervello. E’ ora il più democratico di tutti gli italiani: vuole rispettare la Costituzione, ama di cuore gli immigrati e se potesse mettersi a fare pubbliche elemosine per dimostrare la sua filantropia, lo farebbe volentieri. Ma gli manca il tempo. E nessuno a sinistra gli fa ricordare cos’era. Ma dite voi: può un lupo diventare pecora? Per molti del Pd che lo applaudono pare di sì. Beati loro.

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Il problema comunque resta perchè una minoranza che, grazie a Dio mette in discussione il padreterno, c’è. E’ fatta di un buon numero di irriverenti magistrati che essendo sovversivi e ‘comunisti’ hanno da tempo dato la stura al cavaliere, sventandone gli altarini.

Seguono ora gli undici membri della Corte costituzionale che hanno dichiarato illegittimo il lodo Arcano. Tutti comunisti di vecchio stampo, naturalmente, lupi (loro sì) travestiti da pecore.

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Unici animali mansueti del gregge italico sono invece i rappresentanti della maggioranza che governa il Paese, alla quale evidentemente non piacciono i bastian contrari.

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L’obiezione del premier e del seguito dei pappagalli di Euforione, o cornacchie che siano, è che non si può essere ostacolati, nello svolgimento di un ruolo assegnato dalla volontà popolare, dai fastidi che i processi comportano. Perchè, se un capo di governo deve governare, come fa contemporaneamente a passare gran parte del suo tempo in tribunale? Detto da lui che ha la fedina penale pulita, l’interrogativo pone problemi di coscienza. Ha ragione. Ma il comune mortale che è stato abituato a credere che “tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, come fa a credergli?

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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4 risposte a Il dio di Babilonia

  1. Franco Paparatti ha detto:

    Bravo Giuseppe,

    ti ho letto con interesse e condivido la tua bella analisi;
    non visito spesso i blog, ma quello tuo mi permette di mantenere un legame con la Sicilia democratica che non si rassegna e si batte, nonostante tutto.
    Un abbraccio da Franco Paparatti

  2. Francesca Scoleri ha detto:

    Molto molto carino questo accostamento….Berlusconi è “drogato” di potere ma noi…dobbiamo smettere di essere “drogati” dalla sua presenza,continua,costante,opprimente !

    • casarrubea ha detto:

      Grazie per il tuo contributo. Hai ragione nel sostenere che la presenza di Berlusconi dentro le nostre teste è “continua, costante, opprimente”. E’ vero. Può diventare una malattia, un incubo. Ma lo spazio che si prende il nostro premier non glielo diamo noi. E’ tanto ingombrante che sta lasciando fuori tutto, persino la dignità che il nostro Paese aveva un tempo. Penso veramente che se lo lasciassimo nel dimeticatoio e facessimo finta di non averlo più tra i piedi, correremmo rischi ancora più seri di quelli che corriamo e che non sono pochi e banali.

  3. serenella santini ha detto:

    Mi è piaciuto molto l’ articolo condivido tutto ma soprattutto sono d’ accordo con chi pensa che non dbbiamo abituarci a Berlusconi, non dobbiamo subirlo come un’influenza ,
    anzi, come una qualunque malattia
    si può curare

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