“And now Moro”

Enrico Berlinguer

Enrico Berlinguer

All’inizio del 2009, il Foreign Office di Londra ha reso pubblici, cosa impensabile per un Paese democratico come l’Italia, diversi fascicoli sul Pci e il caso Moro.

Come dal buco di una serratura, gli inglesi spiano le mosse dei  cugini americani. Lo fanno ad altissimo livello: a Roma, a Washington e a Londra, nelle prime settimane del ’78. Scoprono che  l’amministrazione del presidente  Jimmy Carter, in carica da appena un anno, prende in seria considerazione l’ipotesi di mettere in campo un’operazione segreta (covert action) per  “frantumare il Pci” (split the Pci) ed eliminare in tal modo il pericolo che Enrico Berlinguer,  il segretario nazionale del maggior  partito di massa dell’Europa occidentale, entri a vele spiegate nel nuovo governo Andreotti che nascerà a marzo.

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Siamo alla resa dei conti. Dopo quasi un decennio di sangue costellato dalle bombe di piazza Fontana, Piazza della Loggia,  Italicus e da tentativi veri o presunti di colpi di  Stato neofascisti, qualcuno decide che occorre agire in maniera rapida e soprattutto efficace.

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I documenti di Kew Gardens, da noi trovati, parlano da soli e le azioni che seguono sono come  i fotogrammi di un film rivisto alla moviola prima della proiezione al pubblico.

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Jimmy Carter, presidente democratico Usa

Jimmy Carter, presidente democratico Usa

Richard Gardner, ambasciatore Usa in Italia, è convocato a Washington nei primi giorni del ’78. “Ha dipinto un quadro decisamente fosco” – scrive il ministro degli Esteri britannico, David Owen – e ora “il rischio di una partecipazione del Pci al governo è maggiore rispetto al passato”. Ma non è tutto. Gardner – continua il ministro- teme “che si verifichi una grave ricaduta dell’ordine pubblico”. In Italia è il momento più cupo degli anni di piombo, quando si contano a decine gli attentati  terroristici e gli omicidi delle organizzazioni paramilitari nere e rosse.

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L’11 gennaio ’78 l’ambasciatore americano a Londra, Brewster, confida agli inglesi che il Dipartimento di Stato “ha inviato una serie di istruzioni alle sue sedi diplomatiche, chiedendo di riferire le opinioni dei governi europei sull’attuale situazione italiana”. Ma Brewster sospetta che in  quella richiesta ci sia lo zampino del National Security Council (Nsc), il braccio armato e occulto della politica estera Usa nel mondo, dal 1948. E cioè dai tempi del presidente Harry Truman.

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Anche gli inglesi si occupano dell’affaire Italia e chiedono al Foreign Office di redigere un rapporto dettagliato sulla situazione. Eccone un brano:

“La posizione del Pci è ambivalente. In pubblico  ha ripetutamente chiesto un governo di emergenza nazionale, fedele all’idea del ‘Compromesso storico’. Tuttavia siamo convinti che, di fatto, i dirigenti comunisti non siano ansiosi di partecipare al governo. Essi temono sia le conseguenze interne sia quelle esterne di tale mossa in avanti. Preferiscono attendere che la situazione maturi lentamente, fino al punto in cui il loro ingresso nel governo si concretizzerà senza drammi. Le informazioni sulle attuali posizioni dei dirigenti del Pci provengono da fonti segrete”.

struttura del NSC

struttura del NSC

Il 12 gennaio ’78 Peter Jay, ambasciatore britannico a Washington, incontra  Zbigniew Brzezinski, consigliere per la Sicurezza nazionale di Carter. Brzezinski gli confessa che “l’amministrazione è sempre più preoccupata per il deteriorarsi della situazione italiana e sta valutano la possibilità di mettere in campo una qualche azione per aiutare Andreotti”. Gli americani, dice il consigliere di Carter, si trovano  dinanzi a un dilemma: non vogliono interferire negli affari italiani ma al contempo non vogliono apparire indifferenti  rispetto all’eventuale partecipazione del Pci al governo.

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Anche l’ambasciatore britannico a Roma, Alan Campbell, dice la sua in quelle ore:  “Penso che la preoccupazione americana sia esagerata. Al momento, non ritengo verosimile che elementi del Pci entrino nel governo italiano, sebbene esista la possibilità che il prossimo governo dipenda dai voti comunisti piuttosto che dalla loro astensione (come avviene ora)”. Insomma Campbell, con la sua abilità di navigato diplomatico, sottolinea l’indubbia egemonia politica e culturale dei comunisti di Berlinguer che contano ormai sul 34% dei voti degli italiani. La loro astensione tecnica, chiarisce Campbell, appartiene ormai al passato e i voti comunisti sono determinanti alla formazione dei successivi governi. Ecco perchè qualche giorno dopo, il 23 gennaio, Michael Pike, alto funzionario dell’ambasciata britannica a Washington, informa Londra, con un documento segreto, sul dibattito interno che si sviluppa in quei giorni tra i falchi e le colombe dell’amministrazione Carter.

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Pci sotto la pioggia

Pci sotto la pioggia

Il presidente, a detta di Pike, mette subito le mani avanti. Sottolinea che non ha alcuna intenzione di riesumare i metodi di Kissinger   che era solito “interferire” nelle questioni di altri Paesi. Come ad esempio nel caso drammatico del Cile, dove un’operazione occulta guidata dalla Cia ha abbattuto il governo democratico  di Salvador Alliende nel 1973. Ciò fornirebbe al Pci – dice Carter – un’arma da usare contro la Dc e gli stessi Usa. Sono quindi analizzate diverse opzioni, come ad esempio l’idea di “mettere in campo un’operazione segreta per frantumare il Pci”. Attorno a un tavolo a Washington si siedono, nella più assoluta segretezza, molti protagonisti dell’era Carter. Ci sono l’ambasciatore Gardner, il ministro degli Esteri Cyrus Vance, il suo collaboratore George Vest, Brzezinski e lo staff dell’Nsc, guidato da Bob Hunter.  Solo Vance e Vest si allineano alle vedute di Carter. Si oppongono a soluzioni estreme e la spuntano.  Sono le colombe, le teste più equilibrate. Il piano è scartato. Niente operazioni segrete contro il Pci. Il Dipartimento di Stato si limita ad emettere un comunicato in cui si sostiene che “non vi è alcun cambiamento nell’atteggiamento dell’amministrazione Carter nei confronti dei partiti comunisti del’Europa occidentale, compreso il Pci, sebbene i recenti sviluppi italiani abbiano aumentato il livello delle nostre preoccupazioni.”

National Security Council

National Security Council

Se tutto sembra appianato, cosa accade veramente? L’Nsc rimane alla finestra? E  ad Hunter non vengono in testa altre idee per impedire l’avanzata dei comunisti in Italia? E’ proprio da escludere che i falchi che gravitano dentro e attorno all’Nsc non abbiano escogitato una mossa da biliardo come la carambola?  Sta di fatto che due mesi dopo quelle frenetiche nottate passate a litigare attorno a un tavolo, un commando di presunti brigatisti rapisce Moro in via Fani e massacra la sua scorta. Le sorti del Pci iniziano a mutare. L’Italia non sarà mai più come prima.

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La diffidenza verso Moro, in ogni modo, è di antica data. L’ambasciatore britannico John Ward scrive nel novembre 1963, alla vigilia della nascita del primo governo di centro sinistra: “Non posso dire di essere rimasto colpito da Moro. Mi chiedo se saprà essere il nuovo leader di cui l’Italia ha un bisogno così urgente”.

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Dieci anni dopo, nel novembre 1974, l’ambasciatore di Sua Maestà a Roma, Guy Millard , si lascia andare a commenti antologici sulla figura del politico pugliese:

“Moro è intensamente latino e italiano ma  è l’esatto opposto del meridionale ardente, elementi che un anglosassone fatica a comprendere. Dà l’impressione di essere sempre ammalato. Lo fa di proposito? Tuttavia, gode di una ‘cagionevole salute di ferro’. E’ un uomo molto religioso e va a messa ogni giorno. Si dice che la sua fede cattolica gli abbia insegnato che non c’è da aspettarsi niente di buono dalla vita terrena. Per quanto sia una convinzione rispettabile, non è un buon presupposto per l’azione politica e potrebbe spiegare l’immobilismo e la fiacchezza che lo caratterizzano. Il suo metodo consiste nel rimandare sistematicamente le cose. Inoltre, è dotato di una straordinaria capacità di parlare in pubblico per ore e ore senza dire niente. In Italia, non è un dono da sottovalutare.  La sua è una personalità monacale, orientata più alle parole che ai fatti”.

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Ma i fatti che conosciamo ci dicono l’esatto contrario.

Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino

Per leggere il testo originale del documento di Michael Pike (23 gennaio 1978), clicca qui sotto:

Rapporto di Michael Pike, 23 gennaio 1978

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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4 risposte a “And now Moro”

  1. Sergio Flamigni ha detto:

    Carissimi,
    “mettere in campo un’operazione segreta per frantumare il Pci”. penso fosse nel piani del NSC già dai tempi di Kissinger, piani fatti propri dai Brzezinsky, nuovo consigliere alla sicurezza. Appare evidente che “l’operazione Moro” sia stata parte integrante di quei piani.
    Comunque mi sono copiato il rapporto di Michael Pike per il mio Archivio e vi ringrazio.
    Buon lavoro.

  2. Marcello Botrugno ha detto:

    A me non appare affatto evidente “che “l’operazione Moro” sia stata parte integrante di quei piani” come dice Flamigni.

    Se alla fine, come si dice nell’articolo, “Il piano è scartato. Niente operazioni segrete contro il Pci. Il Dipartimento di Stato si limita ad emettere un comunicato”.

    Mi sembra invece evidente che via Fani tornò utile agli USA e che potettero fare pressioni sul governo italiano per far finire la vicenda come conveniva a loro.

    Comuqneu credo si faccia sempre molta confusione tra “compromesso storico” e “solidarietà nazionale” che non erano la stessa cosa. Moro non puntava al compromesso storico e quindi il suo governo non delineava una visione strategia quanto di tattica per uscire dalla situazione di crisi attraverso ad un governo di solidarietà nazionale. E questo gli USA lo sapevano bene. Magari a non piacere in Moro erano altri aspetti come l’apertura agli arabi, il lodo, e la politica petrolifera…

  3. Francesco Mollame ha detto:

    Report assai interessante. Condivido, la storia recente d’Italia ebbe un punto di svolta con l’assassinio di Aldo Moro. E mentre si dovrebbero fare ancora gli italiani, la storia prosegue. Resta un popolo che non riesce ad unirsi, prigioniero del suo passato e di nefaste ed attuali ideologiche insormontabili diatribe. “Si è quel che si è”. Destino ineludibile ed inesorabile.

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