Sequestro Moro: le teste di cuoio inglesi

Aldo Moro

Aldo Moro

Il 16 marzo 1978, alle ore 9.45, con un telegramma riservato, l’ambasciatore britannico a Roma Campbell  avvisa Londra che Moro è stato rapito, poco più di un’ora prima. Si stava recando in macchina alla Camera dei Deputati dove, quella stessa mattina, sarebbe nato il primo governo della storia della Repubblica a partecipazione indiretta del Pci. Ossia la celebre “non sfiducia”, un primo importante passo verso la realizzazione dell’idea  del compromesso storico tra comunisti e cattolici. E’ quanto emerge da questo e da altri documenti da noi ritrovati negli archivi nazionali di Kew Gardens. Carte rese pubbliche qualche mese fa.

Nell’attacco al presidente, avvenuto in via Fani, con una tecnica chirurgica da commando militare molto simile a quella utilizzata dalla Delta Force statunitense, questi strani brigatisti, armati di mitragliette Skorpion, riescono in trenta secondi ad uccidere i cinque membri della scorta e a sequestrare, illeso, lo statista pugliese.

Il telegramma ha una qualche espressione sibillina. Non afferma, ad esempio, in modo categorico che la responsabilità di quell’operazione è delle Brigate rosse, come faranno tutti i media italiani da quel minuto in poi, ma utilizza l’espressione “le cosiddette  Br”, uscita forse freudianamente dalla mente di Campbell.

Che questa tragedia durata 55 giorni abbia come protagoniste le Br, è fuori discussione. Ma la domanda che forse Campbell si pone fin dall’inizio è: – chi manovra i terroristi? E soprattutto, da chi sono infiltrati?

*

Il governo italiano e tutte le forze politiche democratiche entrano in uno stato di smarrimento e confusione. A mobilitarsi è soprattutto il ministero dell’Interno presieduto dall’onorevole Francesco Cossiga. Migliaia di posti di blocco di polizia e carabinieri vengono allestiti a tamburo battente da Bolzano a Trapani, senza alcun piano strategico.

Ma quello stesso giorno Campbell scrive:

Francesco Cossiga

Francesco Cossiga

“Squillante, capo di gabinetto di Cossiga, parlando su istruzioni di quest’ultimo, ha telefonato a Mcmillan (primo segretario d’ambasciata) nella tarda serata del 16 marzo. Voleva assicurarsi che il governo di Sua Maestà fosse in grado di fornire assistenza tecnica (basata sulla nostra esperienza nell’Ulster) in relazione al rapimento del signor Moro. In questa fase – precisa Campbell – Squillante ha escluso ogni richiesta di assistenza paramilitare”. E aggiunge:

“In considerazione del messaggio del primo ministro [Jim Callaghan, laburista] contenuto nel telegramma n. 60 del Ministero degli Esteri britannico e delle nostre precedenti offerte di aiuto a Cossiga, Mcmillan ha affermato di non intravedere difficoltà di sorta. Tuttavia, in linea di principio, sarei lieto – conclude Campbell – di potermi impegnare il prima possibile con il signor Cossiga”.

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Il 17 marzo, di buon mattino, Squillante convoca Macmillan al Viminale per un colloquio segretissimo con l’ammiraglio Celio, responsabile dei Corpi speciali italiani. Scrive Campbell:

“Celio ha affermato che gli italiani ci sarebbero grati se potessimo fornire immediatamente (cioè oggi) un istruttore delle Sas, [Special Air Service, i commandos inglesi] con particolare esperienza nell’affrontare uno stato di assedio (ossia, nel caso fosse localizzato il nascondiglio di Moro e dei suoi rapitori). Inoltre, gli itaniani hanno richiesto una ventina di  bombe [stamp bombs], del tipo cioè utilizzato a Mogadiscio”.

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Il riferimento alla capitale della Somalia non è casuale. Qualche mese prima le teste di cuoio della Repubblica federale tedesca, hanno liberato con un colpo di mano i passeggeri di un volo Lufthansa sequestrato dalla Raf  (Frazione dell’armata rossa), il gruppo terroristico più pericoloso in Europa. I commandos tedeschi, prima del blitz, hanno fatto saltare i portelloni dell’aereo  con le stamp bombs.

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Leonard James Callaghan, primo ministro britannico

Leonard James Callaghan, primo ministro britannico

Che fretta hanno Cossiga, Celio e Squillante di convocare ad appena ventiquattro ore dal rapimento, i diplomatici di una potenza straniera? E’ evidente che Cossiga si fida più degli inglesi che dei suoi connazionali e colleghi di partito. In ogni modo anche le pietre sanno che Moro o si salva subito o mai più. I più accorti sono certi inoltre che l’operazione da mettere in campo è di estrema difficoltà e richiede competenze da apparati militari inesistenti in Italia. Corpi abituati ad operare in stato di guerra. E’ pensabile che una mobilitazione di forze speciali di tale livello non sia fondata su informazioni sicure.? Moro è forse prigioniero all’interno di un bunker inaccessibile? E’ rinchiuso dentro una struttura a sua volta inclusa in un‘area militare off limits?

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L’ammiraglio Celio ha talmente fretta che propone a Macmillan di “inviare immediatamente un aereo italiano a Londra per prelevare l’istruttore e il materiale esplosivo”.

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Poche ore dopo, la richiesta italiana viene accolta. La notizia è data da Morland,  addetto militare della Marina e dell’Aviazione dell’ambasciata di Sua Maestà, a Roma. Quella stessa notte del 17 marzo, gli inglesi inviano due istruttori e venti cariche esplosive (stun grenades). Il via libera viene dai ministeri britannici della Difesa e dell’Interno e dal premier Jim Callaghan in persona.

*

Perchè l’operazione fallisce? Chi impedisce l’ attuazione del blitz? Questa è la vera questione. Tutto il resto, fino al ritrovamento del cadavere dello statista in via Caetani, non sarà altro che una colossale e snervante messa in scena.

Giuseppe Casarrubea e Mario J. Cereghino

Tutti i documenti cui si fa riferimento in questo articolo si trovano presso il nostro Archivio.

Per vedere un filmato della BBC sullo Special Air Service britannico, clicca qui sotto.

lo Special Air Service britannico

Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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3 risposte a Sequestro Moro: le teste di cuoio inglesi

  1. Elio Chimenti ha detto:

    Le due domande finali mi sembrano dettate dalla solita cultura del sospetto a qualsiasi costo.
    L’attivazione del ministro e dei suoi collaboratori, intenti a prepararsi a ogni evenienza (sarebbe ben strano che ad appena 24 ore sapessero già tutto!), diventa l’occasione addirittura per chiedersi “perchè l’operazione fallisce” e “chi impedisce il blitz”! Quale “operazione” e quale “blitz”?
    Non è lo stesso Campbell a dire “nel caso fosse localizzato il nascondiglio di Moro”?

    • casarrubea ha detto:

      Egr. dott. Chimenti,
      La ringrazio per il Suo intervento che pone questioni di fondo in merito non solo all’articolo sul sequestro Moro, ma anche sulle procedure della ricerca scientifica. Credo che senza domande non ci sia un inizio nelle cose che continuerebbero a restare tali in eterno. In molte realtà del nostro Paese, in modo gattopardesco, succede proprio questo fenomeno. Cioè che le cose procedono nelle maniere consuete e se per caso qualcuno si interroga sul perchè ci siano eventi che vanno a finire in malo modo, diventa una specie di affetto da allucinazioni, un individuo anomalo. A queste due domande ne aggiungerei un’altra che deriva dagli incartamenti dei processi, da indagini storiche e persino giornalistiche di grande livello, che dimostrano che dietro l’operazione del sequestro Moro ci fossero, a parte le cosiddette Brigate rosse, certamente infiltrate dai Servizi (vedi Mario Moretti), l’ intelligence Usa, Gelli in persona e la banda della Magliana, oltre a oscuri personaggi dello Stato e della Dc.
      Le domande da porsi quindi sono molte e capisco bene che a non farsele si guadagna in tempo e salute. Mi stupisce però che un ex segretario politico della Dc, neghi il diritto alla verità e persino l’evidenza delle cose scritte agli atti. La fonte che noi usiamo è il Foreign Office, una fonte politica di prima grandezza. Ma a parte questo dato che non è secondario, tutti ci ricordiamo, a meno che non siamo già diventati dementi anzi tempo, che le forze dell’ordine che procedevano alla ispezione delle case e dei luoghi a Roma e nei dintorni, bussavano alle porte degli appartamenti per ispezionarli, come una polizia da operetta. Quando dovevano fare un blitz, le vedevamo impegnate ad aprire gli usci con un bel calcio, nei casi più gravi. In via Gradoli, addirittura, suonarono e, siccome non rispondeva nessuno se ne andarono altrove. Pernon parlare delle farsedel Lago della duchessa e di depistaggi vari.
      *
      Ora la domanda legittima che ci si pone, ed è doveroso porsela, è: a cosa servivano una ventina di bombe del tipo di quelle usate a Mogadiscio per fare saltare i portelloni di un aereo o un ambiente blindato, nel caso specifico del sequestro Moro? Perchè fare intervenire i commandos del Sasbritannico a 24 ore dal sequestro? Cossiga lo chiese con evidente insistenza e fretta ai britannici, tramite l’ammiraglio Celio.
      E’ logico ipotizzare – e non farlo è una grave omissione anche in termini giudiziari – che precise informazioni avessero indotto qualche autorità dello Stato che teneva veramente alla vita e alla liberazione di Moro, a intervenire con urgenza perliberare con un blitz tecnicamente perfetto l’onorevole Moro? La presenza dei corpi speciali dello Special Air Service inglese, depone per l’ipotesi di uno scontro paramilitare di alto profilo. E cioè: a tenere sequestrato Moro non erano, come ci hanno fatto credere per molti anni, dei barbuti ex sessantottini con i libretti rossi di Mao in mano, ma erano invece professionisti della guerra addestrati ad azioni di commando come quella di via Fani del 16 marzo ’78. Sull’identità certa di questi soggetti in divisa nessuno potrebbe mattere la mano sul fuoco. Tante sono, in sede processuale, le contraddizioni.
      Quindi caro Chimenti, non abbiamo nessun preconcetto e nessun astio precostituito. Moro appartiene alla cultura di tutti. Ma è ben strano che proprio tu che allora eri segretario politico della Dc, o forse già senatore, non ti ponga nessun problema. Alla faccia del nuovo PD che sta per nascere e per il quale riceviamo sempre la tua gradita corrispondenza.

  2. fabio ha detto:

    chiede:il perchè del fallimento del bliz?chi e cosa l’ha fatto falire ?qualcosa ci deve essere sui documenti desecretati inglesi.. visionati.

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