Il caso Pasquinelli

Maria Pasquinelli

Maria Pasquinelli

Siamo lieti di constatare che il nostro articolo “Le iene del neofascismo” che affronta il caso della fanatica neofascista Maria Pasquinelli, ancora in vita, sia stato ripreso dal quotidiano “Il Piccolo” di Trieste con un intervento dello storico Pietro Spirito, con un richiamo in prima pagina.

Lo riportiamo per intero in allegato per i lettori che volessero approndire il caso che allora, nel 1947,  fece scalpore.

Il caso Pasquinelli da ‘Il Piccolo’ 1

Il caso Pasquinelli da ‘Il Piccolo’2

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Informazioni su Giuseppe Casarrubea

Giuseppe Casarrubea (1946 - 2015), ricercatore storico. E' stato impegnato per anni in studi archivistici riguardanti soprattutto i servizi segreti italiani e stranieri. Ha pubblicato i risultati delle sue indagini con le case editrici Sellerio e Flaccovio di Palermo, Franco Angeli e Bompiani di Milano.
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17 risposte a Il caso Pasquinelli

  1. Italia ha detto:

    Maria Pasquinelli non è stata un personaggio politico di destra o di sinistra, era un’italiana che amava la Sua Patria e la Sua Istria.
    Perchè viene consideraa un’assassina quando i vari Garibaldi e Mazzini fruisconodi monumenti ed intitolazioni di luoghi pubblici pur essendo stati responsabili di stragi come quella di Bronte o di attentati con Vittime? In effetti, furono Patrioti nè più nè meno di Maria Pasquinelli.

    • casarrubea ha detto:

      Gentile Signora,
      mi consenta di dirle che c’è una notevole differenza tra Garibaldi e la Pasquinelli. Si tratta di un dato che forse lei non considera con la necessaria valutazione. Garibaldi era perfettamente autorizzato dalle autorità del suo tempo a compiere la missione dell’Unità d’Italia, di cui ricorre adesso il 150° anniversario. La Pasquinelli non aveva queste autorizzazioni, né tantomeno rappresentava un sentimento nazionale, bensì di un gruppo di fanatici terroristi che erano tutt’altra cosa dall’Italia e dagli italiani. Se si dovesse accertare sciaguratamente il principio che chiunque si senta investito di missioni speciali per una causa a suo parere giusta, possa fare quello che gli pare, saremmo nella devastazione più completa.

  2. UNA MEDAGLIA PER MARIA PASQUINELLI ha detto:

    UNA MEDAGLIA PER MARIA PASQUINELLI – EROINA DIMENTICATA

    Attenzione Casarrubea

    mi consenta, data la Sua sentita risposta, di elevare ancora di più Maria Pasquinelli, che ha fatto questo gesto patriottico mettendo a repentaglio la Sua giovane vita per la Sua Patria, soprattutto, come dice Lei, senza aiuto ed appoggio di nessuno.
    La Pasquinelli ha fatto questo gesto d’Onore interpretando il pensiero di tutti i polesani, tranne quei pochi che sono rimasti.
    Mi consenta di non essere d’accordo sul fatto di chiamare terroristi o fanatici coloro che amano la Patria, la Bandiera, l’Inno Nazionale e la Terra dove sono nati.
    Terroristi sono stati coloro che hanno innescato 28 bombe in una spiaggetta di Pola, a guerra finita, dilaniando bambini, nonne e mamme solo per avere Pola senza gli Italiani.

    * * *

    Subito dopo aver portato a termine il suo proposito la giovane donna si fa arrestare senza opporre resistenza, lasciando che fosse un biglietto – altre due lettere furono consegnate a uno sconosciuto che doveva spedirle: una per i Volontari Giuliani, l’altra per il Gruppo Esuli Istriani – a spiegare le ragioni del folle gesto:

    « Seguendo l’esempio dei 600.000 Caduti nella guerra di redenzione 1915-18, sensibili come siamo all’appello di Oberdan, cui si aggiungono le invocazioni strazianti di migliaia di Giuliani infoibati dagli Jugoslavi, dal settembre 1943 a tutt’oggi, solo perché rei d’italianità, a Pola irrorata dal sangue di Sauro, capitale dell’Istria martire, riconfermo l’indissolubilità del vincolo che lega la Madre-Patria alle italianissime terre di Zara, di Fiume, della Venezia Giulia, eroici nostri baluardi contro il panslavismo minacciante tutta la civiltà occidentale. Mi ribello con il proposito fermo di colpire a morte chi ha la sventura di rappresentarli – ai Quattro Grandi, i quali, alla Conferenza di Parigi, in oltraggio ai sensi di giustizia, di umanità e di saggezza politica, hanno deciso di strappare una volta ancora dal grembo materno le terre più sacre all’Italia, condannandole o agli esperimenti di una novella Danzica o – con la più fredda consapevolezza, che è correità – al giogo jugoslavo, oggi sinonimo per le nostre genti, indomabilmente italiane, di morte in foiba, di deportazione, di esilio ».

    • casarrubea ha detto:

      Caro signore,
      se lo Stato italiano dovesse decidere di premiare con medaglie d’oro o d’argento quanti hanno deciso di attentare alla vita del prossimo, chiunque esso sia, credo che saremmo ancora in piena guerra civile. La storia è storia e quei capitoli si sono chiusi, grazie a Dio, per sempre, con il consenso internazionale. Grazie a Dio.

  3. MARIA PASQUINELLI GRANDE PATRIOTA ha detto:

    Il Signore del post del 22 maggio dicendo che l’Eroina Maria Pasquinelli non interpretava il sentimento Nazionale non sa che l’Istria faceva parte dell’Italia, per cui tutti gli Italiani che amavano la Patria appoggiavano moralmente gli Istriani; lei li chiama terroristi e fanatici, noi li chiamiamo solo con un termine nobile, forse per Lei fuori moda, PATRIOTI ed EROI.

  4. UNA DONNA UNICA ha detto:

    MARIA PASQUINELLI http://atelierdiscrittura.splinder.com/post/19015523

    Stefano Zecchi è il primo che ha scritto con tratto umano il dramma di una donna unica. Aver lasciato parlare i fatti senza debordare sul romanzo, a mio avviso, è stato doppiamente ben fatto: ha avuto il coraggio di passare con grande afflato di verità su fatti che da oltre mezzosecolo sono nascosti o strumentalizzati. E poi aver rispettato il lungo riserbo di Maria, eroina col suo dramma personale nella vasta tragedia di un popolo tormentato fino alla cacciata dalle proprie case, dai propri campi, dai propri cimiteri, dalla propria storia e dalla propria identità. Questo piccolo grande libro che meriterebbe aperta e più dichiarata diffusione è il segno di uno scrittore e di un uomo per cui l’estetica non è solo forma ma solida sostanza.

    • casarrubea ha detto:

      Stanno emergendo altri documenti sul caso Pasquinelli che non ci sonsegnano una patriota come lei la descrive. Il nostro archivio spera di portarli presto alla luce. Tanti auguri e cordialità.

  5. PASQUINELLI EROINA ha detto:

    NON MI SEMBRA CHE SIANO STAI PROCESSATI E NEPPURE CONDANNATI COLORO CHE HANNO ASSASSINATO MUSSOLINI SENZA PROCESSO.
    LA GIUSTIZIA NON HA COLORE
    IL GESTO DELLA PASQUINELLI E’ SOLO DI UNA PERSONA CHE AMAVA L’ITALIA – LA SUA POLA – LA SUA BANDIERA A SCAPITO DELLA SUA GIOVANE VITA – QUESTO E’ PATRIOTTISMO PURO.

    • casarrubea ha detto:

      Egr. signore,
      non so chi lei sia, visto che non si presenta, ma voglio sperare nella sua buona fede. Le segnalo sull’argomento un articolo di Ugo Spirito uscito sul Piccolo di Trieste, qualche settimana fa. Inoltre torno a ribadire quanto segue: Angleton sfrutta bene l’odio che gli uomini di Borghese nutrono nei confronti degli inglesi. Tra il ’40 e il ’43 le azioni della Decima si concentrano infatti contro obiettivi inglesi nel Mediterraneo, in Egitto, Malta e Gibilterra. In Italia, i Servizi inglesi stanno creando non poche grane a Angleton e soci. Nell’estate ’46, gli 007 di Sua Maestà raccolgono le prove che gli Usa hanno fatto i patti con i neofascisti di Salò per scatenare il terrorismo contro il Pci, con l’obiettivo di realizzare un colpo di Stato. La conferma arriva da Londra (Foreign Office) e da altre fonti dell’Intelligence. Tra queste, un neofascista siciliano delle Sam catturato a Trieste, Mario Cocchiara, che decide di “cantare”.

      A sorpresa, viene fuori anche un traffico di cocaina tra l’Austria e il Nord Italia. Serve a finanziare le operazioni delle Sam. Il referente di Cocchiara nel Friuli Venezia Giulia è il capitano Huppert, un ufficiale italo-americano del Counter Intelligence Corps (Cic) che lavora per Angleton e Corso. Huppert, da Trieste, mantiene i contatti anche con Buttazzoni, clandestino a Roma.

      A fine ottobre 1946, un’altra azione clamorosa – l’uccisione del generale inglese Robert De Winton, comandante del Governo militare alleato a Pola, in Istria – salta all’ultimo minuto per un’improvvisa fuga di notizie all’interno della sede dell’Intelligence Usa, a Milano. A fermare l’azione è un ufficiale dei Servizi italiani, Toni Usmiani. Un ex membro dei Servizi segreti della Decima Mas, Maria Pasquinelli, aveva organizzato l’attentato per il 28 ottobre ‘46, anniversario della Marcia su Roma, assieme ad altri neofascisti delle Sam (l’attentato mortale avverrà poi il 10 febbraio ‘47). A Trieste, il referente della Pasquinelli è, guarda caso, il capitano Huppert (Cic).

      All’attentato di Pola avrebbe partecipato anche un non meglio identificato “Giuliano”. La scrittrice triestina Rosanna Giuricin, nel suo libro “La giustizia secondo Maria” (Del Bianco Editore, 2008) rivela: “Non era Maria che avrebbe dovuto sparare. Il compito era stato assegnato a Giuliano. Chi poi fosse Giuliano non si sa. La trattazione si ferma all’ipotesi secondo la quale all’ultimo momento, ‘Giuliano’, preso dagli scrupoli, avesse passato la pistola alla Pasquinelli.”

      Non è azzardata l’ipotesi che il Giuliano di cui si parla, sia proprio il “re di Montelepre”. Nel giugno ‘46, infatti, il controspionaggio italiano segnala la presenza a Trieste di “due militanti Evis provenienti da Catania: Tullio Di Mauro, nato a Trieste nel 1923, ed Enzo Finocchiaro, nato a Catania nel 1925”. Il cosiddetto Evis, dunque, è una copertura delle bande neofasciste armate delle Sam. A capirlo è anzitutto il Comando alleato di Roma che nel gennaio ‘45, durante i moti del “Non si parte” in Sicilia, scrive: “La responsabilità dei separatisti è pari allo zero. Con ogni probabilità, gli incidenti sono stati fomentati da elementi fascisti e da agenti della Rsi che hanno recentemente attraversato la linea del fronte [la linea Gotica].”

      Non è casuale che il Sim, nel dicembre ‘45, segnali la presenza del principe Borghese a Udine, in “uniforme americana”. L’ex capo della Decima Mas è in Friuli per contattare una banda di fascisti della Rsi guidati da Spollero, attiva sulle montagne di Remanzacco (Tarcento). E’ un’area, questa, vitale per le sorti del neofascismo italiano. A confermarlo ai Servizi inglesi è Cocchiara.

  6. MARIA PASQUINELLI - PATRIOTA ha detto:

    Maria Pasquinelli subito dimenticata dai democristiani e dai filotitoisti comunisti.
    Foibe, Pasquinelli, Vergarolla TUTTO NELL’OBLIO.

    “La stampa asservita al rinunciatarismo democristiano e al filotitoismo comunista, che aveva completamente dimenticato Maria Pasquinelli, maestra di scuola, già crocerossina in Africa, detenuta all’ergastolo a Pola dopo essere stata condannata da un tribunale britannico per avere ucciso, il 10 febbraio 1947, a Pola, il generale inglese Robin De Winton, in segno di protesta per la SVENDITA della Venezia Giulia avvenuta a Parigi. Per mesi e mesi il settimanale proseguì la sua campagna denunciando che gli slavi continuavano ad operare liberamente a Trieste, appoggiati e sostenuti dai comunisti locali, mentre dalle città e dai paesi della Zona B continuava l’esodo degli italiani, odiati, perseguitati e derubati di ogni loro avere: danaro, beni, case e terreni».

  7. POLA ha detto:

    Per Maria Pasquinelli, insegnante italiana a Pola, la decisione degli Alleati di cedere alla Jugoslavia di Tito, assieme a tutta l’Istria, anche il capoluogo, azzerando ogni residua speranza, fu assolutamente inaccettabile. Il 10 febbraio 1947, giorno del “diktat”, in preda allo sconforto, ma consapevole di sacrificare la propria vita, uccise il Gen. Robert De Winton, comandante della piazzaforte di Pola e simbolo di chi aveva calpestato legittime attese e buon diritto degli italiani, che non a caso avrebbero scelto plebiscitariamente di esodare. Una Corte inglese la condannò a morte con sentenza commutata in ergastolo, e seguita dopo 17 anni da una grazia non richiesta: la Patria avrebbe dovuto adeguatamente onorarla, ma così non è stato. Oggi, la novantasettenne Maria vive ancora vicino a Bergamo, dimenticata da tutti.

  8. Esuli da Pola ha detto:

    I vari Giuliano, Giuricin, etc. sono tutte chiacchiere non supportate da nulla.
    L’unica cosa vera è che la Pasquinelli era pronta a pagare con la vita il suo nobile gesto per la sua nobile terra, ed ha pagato ugualmente tutta la vita rimanendo nel silenzio e non volendo parlare con nessuno neppure con persone a lei care, compagni della scuola mistica fascista a cui Lei era molto legata e che non ha mai rinneagato.
    Non siamo abituati a questo tipo di persone che non amano la visibilità e soprattutto che amano la Patria più della vita.
    Non ha importanza la firma per mettersi in mostra, ha importanza raccontare la verità.

    Atti del processo:
    Una sola volta l’aula fu fatta sgombrare dal presidente Chapman. Accadde quando il difensore avv. Giannini, invitato dal presidente ad adeguarsi alla procedura seguita dalla Corte alleata, rispose:
    « Prima di ogni altra cosa, signor presidente, io mi considero un italiano che difende un’italiana »
    Nell’aula il pubblico applaudì e si udirono grida “Viva l’Italia”. Fu allora che l’aula venne fatta sgombrare.
    Esuli

    • casarrubea ha detto:

      Le assicuro che della Pasquinelli sono più le cose che non sappiamo che quelle che sappiamo. Purtroppo la storia è fatta più delle cose invisibili e sommerse che di quelle che affiorano dalle cronache. Rispetto, comunque, il Suo punto di vista.

  9. "Diritto del fascista" ha detto:

    PASQUINELLI: A diciassette anni mi sono diplomata insegnante elementare.Per dieci anni mi dedicai all’insegnamento con passione, amando profondamente i bambini.Contemporaneamente frequentai l’Università e mi laureai in pedagogia. Nel 1933, spontaneamente, mi iscrissi al Partito Fascista, al quale restai iscritta fino al 25 luglio 1943.Credetti nel Fascismo, l’amai, perché attraverso il Fascismo pensavo si potesse raggiungere la grandezza dell’Italia. Appartenni alla Scuola di mistica fascista, dal 1939 al 25 luglio 1943. Mi attrasse ad essa questo suo insegnamento: «L’unico diritto del fascista è quello di compiere per primo il sacrificio e il dovere».

    • casarrubea ha detto:

      Ho rispetto per il Suo credo. Ma guardi che molte persone, che non sono mai state fasciste e che non lo saranno mai hanno come obiettivo il sacrificio e il proprio dovere. Ne sono piene le cronache. Si tratta di valori che prescindono dall’appartenenza politica e che spesso non hanno a che fare con nessuna politica, ma con la propria sensibilità di uomini e donne e con la propria coscienza.

  10. Gherardo Maffei ha detto:

    Senta egregio ptrofessore la faziosità degli antifascisti non conosce nè limiti nè pudore.Allora le rammento la medaglia al valore militare data alla partigiana gappista Carla Capponi, una degli eroi di via Rasella, che nel dopo guerra venne eletta nelle fila del PCI in parlamento per meriti…stragisti!Mi risparmi la replica che si trattò di una operazione di guerra, anche quella di Pasquinelli lo fu! Due pesi e due misure come al solito. Le segnalo che nel secondo articolo dedicato alla Pasquinelli le ho inviato una mia nota polemica, spero che la pubblicherà assieme a questa . Comunque , divergenze politiche a parte, mi complimento per l’indiscutibile opera meritoria che lei in sede storica va facendo.

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